Storia del Perù

Fasi storiche peruviane

1leftarrow blue.svgVoce principale: Perù.

La storia del Perù si riferisce al territorio corrispondente all'incirca all'attuale Perù nelle varie fasi storiche.

Periodo preceramicoModifica

La scoperta di fossili umani nelle americhe è abbastanza recente; quelli più antichi, scoperti in Brasile nel 1986, sono datati a 32.000 anni fa e riguardano solo l'Homo sapiens sapiens senza alcun riscontro di resti di altri ominidi nel nuovo continente.

Dagli studi fatti risulta che i primi abitanti del Perù fossero cacciatori nomadi con una scarsa vita di relazione comunitaria. Perlopiù vivevano nelle grotte, come in quella di Pikimachay nella regione di Ayacucho,[1][2] dove sono stati ritrovati resti umani risalenti a 14.000 anni fa. Da graffiti, come quelli di Lauricocha (vicino a Huánuco) e di Toquepala (presso Tacna) e fossili ritrovati è risultato che gli animali cacciati erano la tigre dai denti a sciabola, il bradipo gigante o il mastodonte, oggi estinti; inoltre il cervo, il guanaco, la vigogna e il lama.

I primi abitanti peruviani, fino al 4.000 a.C. circa, sapevano accendere il fuoco, indossavano pelli di animali, ricavando utensili ed armi rudimentali da ossa e da pietre. Dopo questa data si hanno i primi segni dell'introduzione di una rudimentale l'agricoltura e l'addomesticamento degli animali (alpaca, lama e porcellino d'India). Lungo la costa sorsero alcuni insediamenti, con la popolazione dedita all'agricoltura e alla pesca. Dagli scavi archeologici si è appreso che la pesca veniva praticata con reti o ami di osso, talvolta su zattere, mentre i raccoglitori sulla riva cercavano granchi e altri crostacei, ricci di mare e uova di uccelli; venivano cacciate anche le otarie. L'agricoltura, invece, si basava su cotone, fagioli, peperoncini, zucche e, verso il 1400 a.C., si iniziò a coltivare il mais.

Gli antichi peruviani dedicavano molto tempo per la costruzione di edifici sedi di cerimonie religiose. L'esempio più antico rimasto (datato intorno al 4000 a.C.) è una piattaforma sollevata affacciata sull'oceano Pacifico nella valle di Supe, nei pressi di Barranca, che era usata come luogo di sepoltura. Dello stesso periodo è la zona archeologica di Kotosh vicino a Huánuco,[3][4] che suscita ancora numerosi interrogativi tra gli archeologi; si tratta delle più antiche rovine rinvenute sugli altopiani peruviani.

Nel 2011 in un sito presso il lago Titicacaè stato rinvenuto un collare di oro e turchese (datato intorno al 2000 a.C.) che rimane a tutt'oggi il più antico manufatto metallico del Sudamerica[senza fonte].

Dal 2000 al 1000 a.C.Modifica

Grazie agli scavi effettuati nella valle di Virú e nell'area di Guañape (a 50 km a sud di Trujillo) si sono potute avere notizie riguardo alla vita della popolazione tra il 2000 e il 1000 a.C. Si hanno i primi riferimenti della lavorazione della ceramica, ma si segnalano anche notevoli progressi per quel che riguarda la pesca, la tessitura e l'agricoltura (verso la fine di questo periodo iniziano le coltivazioni sui terrazzamenti dell'altopiano con l'introduzione dell'irrigazione). Dello stesso periodo sono i grandi templi scoperti nella valle del fiume Rímac, sopra Lima, e in altre località della costa.

L'orizzonte Chavín (1000 a.C.-300 a.C.)Modifica

Chavín de Huantar è uno dei luoghi più importanti, dal punto di vista religioso, politico e commerciale; localizzato a più di 3.000 metri di altezza sulla Cordillera Blanca (40 km a est di Huaraz), ha dato origine alla civiltà Chavín. Il particolare che contraddistingueva questa popolazione era il mito e il culto del felino antropomorfo (un essere con caratteristiche proprie del giaguaro, dell'uomo, dell'uccello, e del serpente).

Salinar e Paracas (300 a.C.-100)Modifica

Intorno al 300 a.C., senza nessun motivo apparente, inizia il declino dello stile Chavín, al quale seguono cinque secoli percorsi da diverse culture locali; le più note sono quella di Salinar nella valle di Chicama vicino a Trujillo e quella della necropoli di Paracas a sud di Lima.

Nazca e Moche (100-700)Modifica

Lo sviluppo tecnologico di ceramica, lavorazione dei metalli e tessitura fu raggiunto tra il 100 e il 700 d.C., durante quello che un tempo veniva chiamato il periodo classico o fiorente. In particolare sono note due civiltà dell'epoca, per l'eccezionalità dei loro prodotti: i Moche, che abitavano intorno a Trujillo e producevano ceramiche facendo uso di stampi, e i Nazca, i cui insediamenti sono stati ritrovati lungo la costa meridionale e a cui si deve l'introduzione di tecniche policrome. Entrambe le popolazioni erano solite raffigurare scene della loro vita quotidiana con disegni complessi ma dettagliati. I Moche costruivano grandi tumuli sormontate da piattaforme (piramidi), come i Templi del Sole e della Luna, eretti vicino a Trujillo e a Sipán nei pressi di Chiclayo. I Nazca si dedicavano alla creazione nel deserto di giganteschi disegni, conosciuti come Linee di Nazca, create rimuovendo la parte superficiale del terreno, creando così un contrasto di colore, visibile solo da una posizione elevata.

Huari (500-1100)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Huari.

Fra il VI e il XIII secolo fiorì la civiltà Huari (in grafia quechua: Wari). La capitale dell'Impero Huari era situata vicino alla moderna città di Ayacucho. Questa città era il centro di una civiltà che copriva molti degli altopiani e delle coste del moderno Perù. Dapprima estese il suo territorio fino ad includere la città di Pachacamac, anche se sembra che questa sia rimasta pressoché autonoma. In seguito espansero il loro territorio tanto da inglobare molte delle terre della civiltà dei Mochica. La civiltà Huari fu contemporanea a quella fiorita a Tiahuanaco, nell'attuale Bolivia, e ne condivideva molti caratteri.

L'impero Huari dal punto di vista architettonico stabiliva centri amministrativi distinti in molte delle sue province. In quest'epoca si sviluppa il terrazzamento dei campi. Gli Huari avevano inoltre un complesso ed esteso sistema stradale.

Regno di Chimor (900-1470)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chimor.

Fra l'850 ed il 1470 circa, ovvero nel periodo Tardo Intermedio, il più grande regno peruviano fu quello di Chimor, organizzazione politica del popolo dei Chimú. Chan Chan era la capitale di questo Stato.

I Chimú si svilupparono a partire dai sopravvissuti della cultura Moche. Sembra che le prime vallate si siano unite di propria volontà, ma che la civiltà Lambayeque sia stata invece conquistata con la forza. Furono influenzati significativamente anche dai Cajamarca e dagli Huari.

Chimor fu l'ultimo regno ad avere qualche possibilità di fermare l'avanzata Inca. Ma la conquista Inca fu fatta partire nel 1470 da Túpac Yupanqui, che sconfisse l'imperatore locale Minchancaman, discendente di Tacaynamo, e fu completata da Huayna Cápac quando salì al trono nel 1493.

Impero Inca (1250 - 1548)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Impero Inca, Tahuantinsuyo e Inca.

L'invasione spagnola (1520-1534)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Colonizzazione europea delle Americhe, Conquistadores, Colonialismo spagnolo, Spagna imperialista e Conquista dell'impero Inca.

Gli spagnoli avevano conquistato progressivamente i Caraibi e le regioni occupate dagli Aztechi (Messico) e dai Maya (America centrale), iniziando quindi l'esplorazione dell'America meridionale. Già nel 1515 a Panama, presso gli spagnoli, non si parlava d'altro di una terra ricca d'oro.

Nel 1508 una nave mandata in ricognizione in Brasile era venuta a conoscenza che all'interno del paese viveva un ricco popolo con le armature coperte d'oro. Probabilmente questi portoghesi erano venuti in contatto con la tribù dei Cario (che occupavano la parte meridionale del Brasile) e che erano in rapporti commerciali con gli inca.

Nel 1526 Sebastiano Caboto (figlio del famoso navigatore), avendo sentito parlare delle favolose ricchezze del Pirù (o Birù come era allora anche chiamato) cominciò a risalire il Rio della Plata alla ricerca di oro e argento. Ma il suo viaggio fallì miseramente e dopo lunga permanenza nei pressi dell'odierna Santa Fe, fu obbligato a rientrare in Spagna.

Tra il 1521 ed il 1525 Alejo García risalì il fiume Paraguay e continuò via terra arrivando fino ai confini est dell'impero inca (dopo aver assoldato al proprio servizio anche indiani Guaranì). Fece delle razzie e ritornò con un ricco bottino. Ma il mito del El Dorado doveva spingere altri avventurieri. Nel 1535 Pedro de Mendoza risaliva il Rio della Plata alla ricerca di una terra ricchissima sopportando incredibili disavventure e fallimenti. In realtà cercava una terra già scoperta.

Il Perù venne visitato da Pascual de Andagoya nel 1522 e nel 1524 Francisco Pizarro ne raggiunse le coste in navigazione nell'Oceano Pacifico. In una seconda spedizione (1526-1528) si spinse nuovamente a sud fino a Río Santa e scoprì la prosperità delle popolazioni Inca che abitavano il territorio, riportandone oro, lama e alcuni indigeni.

Tornato in Spagna, Pizarro ottenne dal re Carlo I aiuti e la nomina a viceré e governatore delle terre che avesse conquistato, e intraprese nel 1530 una terza spedizione insieme a Diego de Almagro, muovendosi per mare da Panama con tre navi fino alle coste dell'Ecuador. Si spinse quindi via terra fino in Perù, dove giunse nel 1532 dopo aver superato con una faticosa marcia le Ande.

Il Perù era allora in preda ad una guerra civile tra il figlio prediletto del re Huayna Cápac, Atahualpa ed il fratellastro Huáscar. Atahualpa dopo una battaglia vinta contro il fratellastro si trovava a Cajamarca. Il 15 novembre 1532 Pizarro arrivò a Cajamarca. Il giorno dopo catturò con l'inganno l'ultimo imperatore, Atahualpa, che, nonostante la straordinaria quantità di oggetti d'oro provenienti da tutto l'impero offerti per il riscatto, rimase prigioniero. Egli venne ucciso nell'agosto del 1533. La capitale inca, Cuzco, venne distrutta nel successivo novembre e le popolazioni indigene vennero massacrate.

Il perché Atahualpa permise agli spagnoli di entrare nel suo territorio, senza opporre alcuna resistenza e perché cadde così facilmente è ancora un mistero. Ricordiamo come gli spagnoli fossero 162 e gli inca circa 500 volte di più (nella battaglia di Cajamarca) Tra le ipotesi: - l'impero era in crisi ed era diviso da una guerra civile, scoppiata dopo una terribile epidemia di vaiolo che era giunto in America centrale e sud America con gli spagnoli 30 anni prima. La stessa epidemia aveva praticamente distrutto la corte di Huayna Capac. - gli spagnoli erano dotati di cavalli che gli inca non conoscevano.
- gli spagnoli erano dotati di lance, spade e pugnali in acciaio, gli inca avevano solo bastoni, mazze ed asce fatte di pietra.
- l'effetto psicologico di solo 12 archibugi degli spagnoli può aver contribuito.
- Il fatto che gli spagnoli montassero dei cavalli, illuse gli Inca che fossero Dèi scesi dal cielo, e quindi amici.

Il Perù coloniale (1535 - 1800)Modifica

Nel 1535 la capitale della nuova colonia venne spostata da Cuzco, situata troppo all'interno, nella nuova città di Lima, fondata sul mare per favorire i collegamenti con la madrepatria spagnola.

Nel 1536, l'imperatore Manco Inca Yupanqui (conosciuto anche come Manco Cápac II), giunse quasi alla riconquista di Cuzco, ma fu in seguito sconfitto e ucciso a Vilcabamba, dove si era ritirato, nel 1544.[5]

Si aprirono contese anche tra gli stessi Diego de Almagro e Francisco Pizarro, entrambi morti assassinati (Almagro nel 1538 e Pizarro nel 1541). Nel 1542 venne ufficialmente istituito il vicereame del Perù, che ebbe come viceré prima Blasco Núñez Vela e quindi Pedro de la Gasca, i quali domarono le rivalità interne.

Il vicereame venne consolidato con i viceré Andrés Hurtado de Mendoza e Francisco de Toledo, ma la resistenza incaica contro gli occupanti venne definitivamente domata, tuttavia, solo con la sconfitta e uccisione di Túpac Amaru, nel 1572.

Nei secoli successivi la colonia si sviluppò in assenza di particolari conflitti e, mentre Cuzco decadeva, nonostante la presenza della scuola d'arte della Escuela Cuzqueña, Lima accresceva la propria prosperità, divenendo la città più importante della regione andina.

Nel 1781 gli indigeni, costretti al lavoro in miniera si ribellarono sotto la guida di José Gabriel Condorcanqui, che prese il nome di Túpac Amaru II, ma la rivolta venne soffocata con il massacro di oltre 80.000 indigeni.

L'indipendenza (1810-1824)Modifica

Il movimento indipendentista peruviano nacque dall'insurrezione dei proprietari terrieri ispano-americani guidati dall'argentino Josè de San Martìn e dal venezuelano Simón Bolívar. San Martìn, che aveva sconfitto i realisti cileni nella Battaglia di Chacabuco e che era sbarcato a Paracas nel 1819, guidò una forza di 4 200 uomini. La spedizione, che era sostenuta e finanziata dal Cile, comprendeva anche alcune navi da guerra.

 
Proclamazione di indipendenza a Lima

Il 28 luglio 1821 San Martìn proclamò a Lima l'indipendenza del Perù.[6][7] Tuttavia, la situazione rimaneva instabile e l'effettiva liberazione del Paese fu completata solo nel dicembre del 1824, quando il Generale Antonio José de Sucre sconfisse le truppe spagnole nella Battaglia di Ayacucho. Nonostante ciò, fu solo nel 1879 che la Spagna riconobbe l'indipendenza del Perù.

Storia della repubblicaModifica

Dopo l'indipendenza, il Perù e i suoi vicini si impegnarono in dispute territoriali intermittenti. Un tentativo di unire il Perù e la Bolivia fu fatto durante il periodo 1836–1839 dal presidente boliviano Andres de Santa Cruz quando nacque la Confederazione Perù-Bolivia. Una forte opposizione interna ha portato alla sua fine nella Guerra della Confederazione che si è intrecciata in un tentativo peruviano di annettere la Bolivia fatto da Agustín Gamarra che alla fine fallì e si trasformò in una lunga guerra.[8] Tra il 1857 e il 1860 una guerra contro l'Ecuador scoppiò per i territori contesi in Amazzonia. La vittoria peruviana nella guerra ha impedito agli ecuadoriani di insediarsi nella zona.[9]

DittatureModifica

Dall'inizio del XX secolo a oggi, in Perù si sono alternate diverse dittature: agli inizi degli anni settanta, il governo del generale Juan Velasco Alvarado - andato al potere nel 1968 con un colpo di Stato a spese del presidente Fernando Belaúnde Terry - nazionalizza le imprese petrolifere, valorizza la gestione delle risorse naturali e della pesca e procede a un'importante riforma agraria di matrice cooperativistica, con tanto di partecipazione dei lavoratori alla gestione aziendale. Nel 1975, però, Velasco viene destituito dal suo primo ministro, il generale Francisco Morales Bermúdez che dopo tre anni di transizione indice le elezioni per l'assemblea costituente, vinte dall'Alleanza Popolare Rivoluzionaria Americana (Apra) e dal Partito Popolare Cristiano che ottengono percentuali pressoché uguali e si spartiscono i seggi. Nel 1980 le elezioni presidenziali danno la vittoria all'ex presidente Belaunde,[10] il cui partito, l'Azione Popolare (Ap) boicotta le consultazioni per la Costituente e mette in pratica le ricette economiche del Fondo Monetario Internazionale.

Ritorno alla democrazia e all'era del terrorismo (1980-1990)Modifica

Durante gli anni '80, il Perù ha dovuto affrontare una forte crisi economica e sociale, a causa del mancato controllo della spesa fiscale, un considerevole debito estero e l'aumento dell'inflazione insieme al conflitto armato interno, accentuato dalla comparsa di gruppi terroristici di ispirazione comunista che cercavano di stabilire un nuovo Stato attraverso la lotta armata, come Sendero Luminoso prima e MRTA dopo.[11][12]

Viene inaugurato il secondo governo di Fernando Belaúnde Terry (1980-1985), i media espropriati dalla dittatura militare sono stati immediatamente restituiti ai loro proprietari.[13][14] Furono indette anche elezioni comunali, ripristinando così l'origine democratica dei governi locali. Nell'aspetto internazionale, ha affrontato il cosiddetto conflitto di False Paquisha con l'Ecuador e ha sostenuto l'Argentina durante la guerra delle Falkland.[15][16][17] Ma internamente ha dovuto affrontare gli effetti disastrosi del fenomeno El Niño,[18] l'emergere delle azioni dei suddetti gruppi terroristici Sendero Luminoso e MRTA e l'aggravarsi della crisi economica che ha causato un'ondata di scioperi e interruzioni del lavoro, che durò per tutto il decennio.[19]

Il Partito Aprista ha trionfato alle elezioni generali del 1985, il cui leader, Alan García Pérez,[20] divenne così il primo presidente aprista della storia (1985-1990),[21][22] contando su un massiccio sostegno popolare all'inizio del suo governo.[23][24] Tuttavia, non è stato nemmeno in grado di porre fine ai problemi economici del Paese: la crisi economica ha raggiunto il suo livello peggiore, con l'iperinflazione (un prodotto della massiccia emissione di valuta non sostenuta) e la carenza di cibo, in mezzo all'aumento dell'attività terroristica.[25][26]

Nel 1990 la situazione in Perù era quella di un paese in bancarotta economica, ignorato dagli investitori e con un livello di inflazione mai sperimentato prima dalla popolazione; e con uno Stato inefficiente che non poteva rispondere ai problemi del Paese. I principali candidati alla presidenza quell'anno furono lo scrittore Mario Vargas Llosa e Luis Alva Castro.[27][28] Tuttavia, a poche settimane dalle elezioni, è emersa una figura politica fino ad allora sconosciuta, Alberto Fujimori, che guidava un partito chiamato Cambio 90.[29][30] Nelle elezioni dell'8 aprile 1990, Fujimori arrivò al secondo posto dietro a Vargas Llosa, costringendo così a un secondo turno elettorale. Si tenne nel giugno 1990 e il suo risultato fu la vittoria di Fujimori con il 62% dei voti, contro il 38% ottenuto da Vargas Llosa.[31][32][33]

Il Fujimorato (1990-2000)Modifica

Il governo di Fujimori iniziò il 28 luglio 1990.[34][35] Nel 1991 Fujimori ha applicato delle riforme liberali nell'economia che hanno gettato le basi per la riduzione dell'inflazione e il rientro nel FMI.[36] Per far fronte alla crisi economica e all'iperinflazione, Fujimori ha applicato il cosiddetto fujishock, seguendo le linee guida del Fondo Monetario Internazionale.[37][38] Sotto l'aspetto politico, ha sviluppato un discorso contro i cosiddetti partiti politici "tradizionali", che ha accusato della grave situazione del paese.[39]

Usandolo come pretesto e nel mezzo di accuse di corruzione contro membri dei parenti presidenziali, il 5 aprile 1992 ha condotto un autogolpe con l'appoggio delle Forze Armate,[40][41] con il quale sciolse il Congresso, assunse poteri dittatoriali ed intervenne sulla magistratura. Successivamente è stata promulgata la Costituzione del 1993, la stessa attualmente in vigore.[42][43]

Il 12 settembre 1992 ,durante il suo governo, fu catturato il leader senderista Abimael Guzmán,[44][45] risultato del lavoro svolto dalla DIRCOTE (Dirección contra el terrorismo).[46][47] Inoltre, Fujimori applicò riforme nell'economia che gettarono le basi necessarie per la ripresa dell'economia peruviana malconcia e il suo successivo decollo.[48][36]

Godendo della popolarità per la sua vittoria sul terrorismo e per i suoi successi economici, Fujimori è stato rieletto presidente nel 1995, sconfiggendo alle elezioni generali la candidatura dell'ambasciatore Javier Pérez de Cuéllar,[49][50] senza la necessità di passare al secondo turno.[51][52] In questo secondo governo riuscì a portare a termine la delimitazione del confine settentrionale con la Repubblica dell'Ecuador, dopo il conflitto di Cenepa, secondo il Protocollo di Rio de Janeiro del 1942 e la Dichiarazione di pace di Itamaraty del 1995.[53] D'altra parte, ha affrontato la crisi degli ostaggi della residenza dell'ambasciatore giapponese, rilevata da un commando dell'MRTA, crisi che è stata superata nell'aprile 1997, quando in un'azione militare a sorpresa, 71 dei 72 ostaggi ancora detenuti sono stati rilasciati, tenuti prigionieri.

Tuttavia, l'autoritarismo e la rete di corruzione intessuta dal suo principale consigliere, Vladimiro Montesinos, capo del National Intelligence Service (SIN), hanno finito per minare il regime.[54][55] Già nel 1996 Fujimori iniziò manovre per legalizzare il suo potere e si candidò per la terza volta consecutiva alla presidenza nel 2000, nonostante la Costituzione del 1993 consentisse solo una seconda rielezione consecutiva.

Alle elezioni generali del 2000 Fujimori si presentò per la terza volta consecutiva come candidato alla presidenza, con il vantaggio che l'esercizio della presidenza lo portava, a scapito degli altri candidati. Nel primo turno del 9 aprile Fujimori ha ottenuto il 49,8% dei voti contro il 40,3% ottenuto dall'economista Alejandro Toledo. Per la maggioranza, queste elezioni sono state manipolate dal Palazzo del Governo e, per questo motivo, Toledo ha deciso di non andare al secondo turno, invitando la popolazione a votare in bianco.[56] Così, dopo elezioni contestate, Fujimori ha vinto un terzo mandato. L'opposizione, composta da vari partiti politici e organizzazioni civili di vario genere, ha cercato di impedire a Fujimori di prestare giuramento il 28 luglio 2000, ma non ha raggiunto il suo obiettivo.[57][58] Durante la protesta si è verificato un incendio in una sede del Banco de la Nación a Lima,[59] in cui sono morti sei dipendenti.[60][61]

Il consigliere Montesinos è fuggito dal paese, andando a Panama e infine in Venezuela,[62] dove sarebbe stato poi catturato e portato in Perù, dove da allora è in prigione.[63][64] Da parte sua Fujimori ha lasciato il Paese chiedendo il permesso per partecipare al vertice APEC in Brunei,[65][66] ma poi si è recato in Giappone, paese di cui era cittadino e dal quale ha rassegnato le dimissioni via fax.[67][68][69] L'allora Presidente del Congresso, Valentín Paniagua, fu nominato nuovo Presidente della Repubblica dopo le dimissioni dei due vicepresidenti, dando così inizio a un periodo di transizione.[70]

Governo di Alejandro Toledo (2001-2006)Modifica

Per le elezioni generali del 2001, i principali candidati erano: Alejandro Toledo Manrique, l'ex presidente Alan García e Lourdes Flores. Toledo ha trionfato in quelle elezioni.[71]

 
Antauro Humala

Il 28 luglio 2001 Toledo ha prestato giuramento come Presidente della Repubblica, per il periodo 2001-2006.[72] In questo periodo iniziò la negoziazione di un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti,[73][74] che all'epoca non fu visto favorevolmente dai contadini del paese perché temevano che avrebbe un effetto negativo sulle loro economie. Alle conquiste macroeconomiche di Toledo va aggiunto a suo favore il rispetto dell'ordine costituzionale e di tutte le libertà, principalmente quella di stampa. Durante il suo periodo, invece, Alberto Fujimori è arrivato in Cile dal Giappone.[75][76] Avviate le procedure di estradizione per l'ex presidente, pesantemente accusato di violazioni dei diritti umani.[77] Tale estradizione si sarebbe finalmente concretizzata nel 2007.[78][79][80]

La protesta sociale più grave è stata la cosiddetta Arequipazo, avvenuta nella città di Arequipa nel giugno 2002,[81][82] che ha causato la caduta del primo gabinetto ministeriale di Toledo. C'è stata anche una rivolta a Puno,[83] dove una folla inferocita ha linciato il suo sindaco, nell'aprile 2004; e il cosiddetto Andahuaylazo,[84][85][86] che è stata una rivolta di etnocaceristi guidati dal maggiore dell'esercito peruviano Antauro Humala,[87][88] che ha catturato la stazione di polizia di Andahuaylas e ha causato la morte di quattro poliziotti nei primi giorni del 2005.[89][90]

Secondo governo di Alan Garcia (2006-2011)Modifica

Alan Garcia ha sconfitto Ollanta Humala alle elezioni generali del 2006.[91] Il secondo governo di Alan García è stato caratterizzato dal suo spiccato interesse a favorire gli investimenti esteri, dal desiderio di accelerare l'integrazione del Perù con i grandi mercati mondiali e di incoraggiare la comunità imprenditoriale a iniettare i propri capitali nel Paese. Tra gli altri accordi, è riuscita a finalizzare l'ALS con gli Stati Uniti e accordi simili con Cina, Thailandia,[92] Cile,[93] Canada,[94] Corea del Sud e Messico. D'altra parte, l'inflazione ha raggiunto il livello più basso degli ultimi decenni (2%), contrastando così con il primo governo García che si era concluso con la più grande iperinflazione della storia repubblicana. Anche le riserve internazionali hanno raggiunto un record storico ed è stata mantenuta una crescita sostenuta nel paese.

Un altro evento importante è stata la causa intentata dallo Stato peruviano davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'Aia per risolvere la controversia sulla delimitazione marittima tra Cile e Perù sulla sovranità di una zona marittima nell'Oceano Pacifico.[95][96] Il 16 gennaio 2009, l'ambasciatore peruviano Allan Wagner Tizón ha consegnato il ricorso alla sede della Corte.[97] La Corte, dopo aver analizzato le posizioni dei due paesi, si è pronunciata il 27 gennaio 2014. Grazie a questa decisione, il Perù ha recuperato 50.000 km² di mare.[98]

Tuttavia, il governo García ha dovuto sopportare, come il precedente di Toledo, proteste sociali in varie località, l'episodio più cupo è stato il cosiddetto massacro di Bagua,[99][100] il 5 giugno 2009, dove, uno scontro tra gli indigeni e le forze di sicurezza ha causato la morte di decine di persone, tra cui 23 poliziotti.[101][102] Un altro aspetto negativo è stato il cosiddetto scandalo Petrogate,[103][104] che consisteva nella diffusione di audio tra funzionari governativi che negoziavano la consegna di lotti di petrolio a una compagnia straniera.[105]

Nelle elezioni generali del 2011, l'ex comandante Ollanta Humala si è candidato per la seconda volta alla presidenza. Anche Keiko Fujimori e Pedro Pablo Kuczynski hanno presentato domanda. Infine, nelle elezioni del secondo turno tenutesi il 5 giugno 2011, Humala è stata la vincitrice con il 51,4%.[106]

Governo di Ollanta Humala (2011-2016)Modifica

L'inizio del governo di Ollanta Humala ha generato aspettative non solo in Perù, ma anche a livello internazionale, poiché si credeva che avrebbe posto fine al predominio della destra neoliberista nel suo paese e che si sarebbe alleata con i governi di sinistra del continente.[107] Ma la cosiddetta "Grande Trasformazione" che aveva annunciato nel suo programma di governo originale, che implicava un cambiamento nel modello economico, non è stata applicata, il che ha portato molti dei suoi membri del Congresso a lasciare il suo partito, accusandolo di tradimento.[108][109] Dei 47 membri del Congresso che componevano il suo seggio, ne rimasero 31 alla fine del suo governo. Inoltre aveva 7 gabinetti ministeriali. La moglie del presidente, Nadine Heredia, è stata coinvolta nel caso all'ordine del giorno, iniziando ad essere indagata per riciclaggio di denaro.[110]

Il primo e più grave conflitto sociale che Humala ha dovuto affrontare è stato causato dall'opposizione della popolazione al progetto Conga della compagnia mineraria Yanacocha (Cajamarca), che ha provocato diversi morti e costretto alla sospensione delle operazioni.[111][112] Qualcosa di simile è accaduto con il progetto Tía María (Moquegua).[113][114]

Tra i risultati conseguiti dal governo Humala c'è l'allocazione del PIL per il settore dell'istruzione dal 2,4% al 4%, la creazione del programma Beca 18,[115] la promulgazione della Legge sul Servizio Civile fondata sulla meritocrazia del dipendente pubblico,[116][117] fu fondato il Ministero dello Sviluppo e dell'Inclusione Sociale del Perù,[118] furono promossi grandi programmi sociali come Pension 65, Qali Warma e Cuna Más.[119][120][121]

BibliografiaModifica

NoteModifica

  1. ^ Pickimachay: Los primeros pobladores | Museo Nacional de Arqueología, Antropología e Historia del Perú, su mnaahp.cultura.pe. URL consultato il 2 luglio 2022.
  2. ^ (ES) Ayacucho: Inician proyecto de recuperación y puesta en valor de la Cueva de Pikimachay, su www.gob.pe. URL consultato il 2 luglio 2022.
  3. ^ Kotosh, su www.arqueologiadelperu.com.ar. URL consultato il 5 luglio 2022.
  4. ^ Historia del Perú, su educared.fundaciontelefonica.com.pe. URL consultato il 5 luglio 2022.
  5. ^ Manco Inca, su pueblosoriginarios.com. URL consultato il 29 giugno 2022.
  6. ^ (ES) Especial por Fiestas Patrias: Proclamación de la Independencia del Perú, su Municipalidad de Miraflores, 26 luglio 2020. URL consultato il 29 giugno 2022.
  7. ^ (ES) Diego Parra, Día de la Independencia de la República del Perú, su Convenio Andrés Bello. URL consultato il 29 giugno 2022.
  8. ^ David P. Werlich, Perù — una breve storia, Southern Illinois University Press, 1978, pp. /70 70–72, ISBN 0-8093-0830-4.
  9. ^ (ES) Guerra peruano - ecuatoriana 1858 - 1860, su iperu.org. URL consultato il 14 novembre 2016.
  10. ^ Fernando Belaunde Terry Segundo gobierno, su fernandobelaundeterry.com.pe. URL consultato il 5 luglio 2022.
  11. ^ https://www.usip.org/sites/default/files/file/resources/collections/commissions/Peru01-Report/Peru01-Report_Vol2.pdf
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