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Indice

Le origini e il MedioevoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chirurgia, anatomia e Chiesa cattolica nel Medioevo.
 
Locali dell' Hospitale della Commenda di San Giovanni di Pré a Genova.

Sulle vie dei pellegriniModifica

La diffusione degli ospedali in Occidente comincia nell'Alto Medioevo in ambito cristiano con l'obiettivo principale di facilitare l'avvento dei pellegrini a Roma (mentre l'attività ospedaliera nell'Impero romano d'Oriente è attestata anche precedentemente, sin dal VI secolo[1]). In questo contesto, il più antico ospedale d'Europa è probabilmente l'Ospedale di Santo Spirito in Sassia a Roma[2], le cui origini si possono indicare nell'VIII secolo, epoca della fondazione della Schola Saxonum nell'area di Borgo ad opera del sovrano sassone Ine del Wessex[3][4][5]: l'importanza nel Medioevo della vicinanza di una Schola (antesignana delle Università) ai centri di cura era la norma anche nel più circoscritto ambito laico, come nel caso della celebre Scuola medica salernitana, affermatasi qualche tempo più tardi, intorno al IX secolo. Alcune scuole chirurgiche medievali nacquero tuttavia lontano dalle Università, basandosi solo su pratiche empiriche: è il caso della Scuola chirurgica preciana dell'antica Abbazia di Sant'Eutizio. Comunque, tale contesto legato principalmente ai pellegrinaggi faceva degli Hospitali occidentali, ispirati dal principio di carità cristiana, generalmente delle strutture di ricovero in senso ampio[6], dove erano accolti tanto i viaggiatori sani che quelli malati bisognosi di assistenza medica: agli uni e gli altri veniva poi offerta anche la necessaria, per l'epoca, assistenza spirituale e religiosa. Con l'avvento dell'epoca delle Crociate in Terrasanta, tali strutture si ampliarono e videro il fiorire di diversi ordini religiosi che dell'"Ospitalità" fecero la loro attività principale[7]. La storiografia moderna ritiene generalmente (e, in particolare, gli autori Darrel W. Amundsen[8] e Walsh[9]) che il ruolo della Chiesa vada rivalutato da principale "nemico della medicina" (in particolare, della chirurgia) ad un ruolo più attivo nel promuovere la medicina ed a non ostacolare la chirurgia. Nel Concilio di Clermont-Ferrand del 1130 si proibì a tutto il clero la pratica della medicina a scopo di lucro; mentre nei concili regionali di Clermont (1130) e di Reims (1131), fu approvato un canone, in seguito interamente accolto anche nel concilio ecumenico Lateranense II (1139)[10], che vietava ai monaci di allontanarsi dai conventi, anche nelle attività di cura ospedaliera. Nella seconda parte del Medioevo, con lo sviluppo delle città tra il Mille e il 1200, a tali strutture religiose, spesso annesse ad un monastero e talvolta disposte proprio su grandi vie di comunicazione, terrestri (come sulla Via Francigena: un esempio è l'Ospedale della Precettoria di Sant'Antonio di Ranverso) o marittime (come nel caso della Commenda di San Giovanni di Pré a Genova, caso notevole in questo campo nel XII secolo[11]), si affiancarono anche strutture civili urbane[12].

Le pestilenze e i lazzarettiModifica

A seguito soprattutto della grande Pestilenza a metà del Trecento, nacque l'esigenza di aprire ulteriori strutture per l'isolamento degli appestati per prevenire il contagio tra la popolazione: i Lebbrosari. Per tali motivi, queste strutture sorsero tipicamente in aree extra-urbane. Il primo lazzaretto ad essere permanente in area europea sorse, tuttavia, solo un secolo più tardi: nel 1423 a Venezia[13], nel contesto della riforma ospedaliera del XV secolo. I lebbrosari decadranno nel corso del XVI secolo insieme alla scomparsa della lebbra: le stesse strutture saranno però spesso riconvertite per ospitare i malati si sifilide[14].

La riforma del XV secoloModifica

 
Lo Spedale degli Innocenti in piazza Santissima Annunziata a Firenze.

Lasciato alle spalle il passato periodo delle pestilenze della seconda metà del Trecento e ripreso lo sviluppo urbano all'arrivo del Rinascimento, si verificò una riforma nella rete ospedaliera (reformatione) nel corso del XV secolo: tale spinta di rinnovamento investì molte aree soprattutto del centro-nord Italia, in particolare in Lombardia e in Toscana, dove si inaugurarono diverse nuove strutture, in particolare lo Spedale degli Innocenti di Firenze, e con una spinta alla razionalizzazione delle attività ospedaliere, ad esempio nell'Ospedale Maggiore di Milano ad opera di Francesco Sforza. Tale riforma quattrocentesca fu motivata da emergenze sanitarie e sociali, come guerre e pestilenze, e, dopo l'Italia centro-settentrionale, fu poi seguita da altre aree europee in un secondo momento[15]. Questa riforma definisce più chiaramente l'accettazione degli ospedali dei soli infirmi, a loro volta distinti in "curabili" e "incurabili", con una maggiore razionalizzazione negli obiettivi delle cure mediche e una limitazione dell'elemento della cura spirituale e religiosa, pur rimanendo comunque presenti[7].

La rinascita ospedaliera nell'età della ControriformaModifica

 
Il cinquecentesco complesso degli Incurabili a Napoli.

La sifilideModifica

Nel Cinquecento, la penisola italiana venne fustigata da diverse emergenze sanitarie associate alle numerose guerre dell'epoca: il verificarsi di tali guerre, combinato allo spirito tridentino di una maggiore attenzione alle necessità della popolazione (non disgiunta da quella un maggiore controllo sociale degli effetti del dilagare della povertà) videro in Italia una grande rinascita dell'ospedalità[16]. In particolare, grande diffusione ebbero in tutta la penisola gli ospedali degli Incurabili[17] nati per combattere il dilagare della Sifilide, una nuova malattia per il continente Europeo, portata in Italia forse dalle truppe di Carlo VIII (e per questo motivo chiamata all'epoca anche "mal francese" o "morbo gallico"): il primo sorse a Genova, ma ben presto nacquero diverse strutture analoghe in tutta la penisola, comprese Roma (Arcispedale di San Giacomo degli Incurabili, dove in questo periodo Camillo de Lellis fondò l'ordine dei Chierici regolari Ministri degli Infermi) e Napoli (il grande Complesso degli Incurabili). L'Arcispedale romano divenne famoso in ambito europeo per la "cura dell'acqua di legno", volta a lenire le piaghe della sifilide secondo i dettami del medico contemporaneo Girolamo Fracastoro, pioniere della moderna patologia: tale cura era gratuita ed ebbe una tale diffusione che i pazienti accorrevano da tutta Europa, mentre i romani erano solo il 4% del totale[18]: tuttavia, proprio la pratica ospedaliera finì per riconoscere la scarsa efficacia e infine l'abbandono di tale cura a metà del Seicento.

Innovazioni mediche ospedaliereModifica

Come già accadde nel Medioevo tuttavia, permanevano strutture con vari usi, a volte misti della cura delle malattie e luoghi di assistenza in senso più ampio (includendo anche brefotrofi, eccetera): nel resto della penisola, inclusa Roma, mantennero inoltre la tradizionale impostazione caritatevole, pur intensificandosi l'attività chirurgica e medica grazie ai progressi scientifici dell'epoca. Un esempio di tali progressi scientifici nell'ambito prettamente ospedaliero italiano cinquecentesco è nell'opera di Bartolomeo Eustachi, pioniere dell'anatomia attivo all'Ospedale di Santa Maria della Consolazione a Roma. Ciascun ente di assistenza era tipicamente, come accadde fin dal Medioevo, associato ad un patrimonio fondiario ed immobiliare tale da garantirne l'indipendenza economica e dunque l'accesso alla popolazione.

Periodo napoleonicoModifica

Nel 1807, durante l'annessione dell'Italia all'Impero francese napoleonico, in cui si soppressero gli ordini religiosi (compresi quelli dediti ad attività ospedaliere), si crearono le Congregazioni di Carità. Tali istituzioni laiche continuarono la propria esistenza anche dopo la caduta di Napoleone, accanto alle ricostituite opere pie.

La RestaurazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del colera.

Il periodo della Restaurazione vide la ricostituzione degli ordini religiosi tradizionali, compresi quelli attivi nell'ospedalità nel periodo precedente. La penisola fu flagellata in particolare dall'epidemia di colera negli anni 1835-1836: da questo periodo, gli ospedali smisero di essere anche luogo di sepoltura, recependo l'uso francese dei cimiteri extraurbani. Iniziò inoltre l'uso della vaccinazione tra la popolazione: pioniere di questa pratica in Italia fu Luigi Sacco, che fu poi primario dell'ospedale maggiore di Milano, seguito da altri, come Giuseppe De Matthaeis, archiatra ponfiticio, eccetera.

Il periodo post-unitarioModifica

A seguito dell'Unità d'Italia, nel 1888 nasce a Roma la Direzione Generale della Sanità pubblica (che rimarrà attiva fino al 1945) con il regio decreto n. 4707 del 3 luglio 1887 inquadrata presso il Ministero dell'interno. Dopo poco tempo, fu emanata la legge n. 6972 del 17 luglio 1890 (detta a volte "Legge Crispi") che istituì le IPAB" (Istituti di Pubblica Assistenza e Beneficienza), stabilendo la differenza tra gli ospedali veri e propri e gli enti di assistenza di altro tipo (orfanotrofi, ospizi, ecc.)[19]. Se l'avvento della Rivoluzione industriale porta a diversi cambiamenti della società, compresa la migrazione dalle campagne alle città, continua l'opera di privati facoltosi, nobili delle famiglie tradizionali così come di borghesi legati alle nuove attività, nella fondazione e nel sostegno di opere di assistenza sociale e anche di ospitalità in senso stretto, accanto alle tradizionali attività ospedaliere di tipo religioso. In Piemonte molte attività vengono svolte dai "santi sociali"[20] (come Don Bosco, fondatore dell'ospedale Cottolengo), ma anche dai "santi laici" come la marchesa Giulia di Barolo. A Roma, dove la tradizione di ospitalità era la più antica e patrimonializzata grazie a numerosi lasciti e donazioni, con regio decreto nel 1896 si accentrò l'immenso patrimonio ospedaliero di tutti i diversi ospedali romani in un unico ente: il Pio Istituto di Santo Spirito e Ospedali Riuniti, che divenne così il più grande d'Europa.

Durante il FascismoModifica

Il Fascismo introdusse delle forme di assistenza specializzata a seconda di categorie di individui (ad esempio si crearono istituti per sordomuti, per giovani, per invalidi di guerra, ecc.): il primo istituto di questo tipo ad essere creato è l'Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell'Infanzia, istituito con legge 2277 del 10 dicembre 1925[21]. Nel 1937 con legge n. 847 del 3 giugno vennero soppresse le Congregazioni di Carità, rimpiazzate dagli Enti comunali di assistenza, divenuti così obbligatori in ogni comune.

Il dopoguerraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ministero della salute.

«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.»

(Costituzione della Repubblica italiana, articolo 32.)

Con la nascita della Repubblica Italiana, la nuova Costituzione del 1948 riporta nell'art. 32 la tutela della salute inteso come diritto inalienabile universale, cioè di tutti i cittadini, e allo stesso tempo di interesse della collettività: inoltre, vengono assicurate esplicitamente le cure gratuite agli indigenti.

La legge 13 marzo 1958, n. 296 - emanata durante il Governo Zoli - istituì per la prima volta in Italia il Ministero della sanità, scorporando finalmente l'ACIS (Alto Commissariato per Igiene e la Salute pubblica) dal Ministero dell'interno. Con la legge 12 febbraio 1968 n. 132 (la cosiddetta "legge Mariotti", dal nome del ministro Luigi Mariotti) fu riformato il sistema degli ospedali, fino ad allora per lo più gestiti da enti di assistenza e beneficenza, trasformandoli in enti pubblici ("enti ospedalieri") e disciplinandone l'organizzazione, la classificazione in categorie, le funzioni nell'ambito della programmazione nazionale e regionale ed il finanziamento.

La nascita del Servizio Sanitario NazionaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Servizio sanitario nazionale (Italia).

Il SSN viene istituito con legge italiana n. 833 del 23 dicembre 1978, entrata in vigore nel 1980. Con l'abolizione del precedente sistema mutualistico, il concetto di salute da bene universale e gratuito (e quindi diritto per l'autonomia) è progressivamente mutato in quello di bene necessario per l'equità verso i poveri (ovvero, una concessione), piuttosto che come un diritto universale rivolto a tutti quelli i presenti nella società.

La figura del Medico condotto viene sostituito dal medico di base.

Riforma del 2001: maggior ruolo delle regioniModifica

Nel 2001, la riforma del Titolo V della Costituzione prevede la delega alle Regioni dell'organizzazione dei servizi sanitari. In questo quadro, acquistano maggiore ruolo anche gli ospedali privati[22].

NoteModifica

  1. ^ Il Medioevo: Barbari, cristiani, musulmani, edited by Umberto Eco, EncycloMedia Publishers.
  2. ^ Mattoni, S., Scarnò, M., Valensise, M. R., Mongardini, M., & Bucci, R. (2012). From a Pope’s nightmare, a great public health institution: the Santo Spirito in Saxia Hospital, in Rome. Italian Journal of Public Health, 7(2).
  3. ^ S. Mattoni, M. Mongardini, M. Scarnò L’Arcispedale Santo Spirito in Saxia. L’assistenza sanitaria nel più grande spedale dell’Urbe, Aracne Editrice, Roma, 2011.
  4. ^ ASL Roma 1: Polo Museale Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia.
  5. ^ Champ, Judith F. The English pilgrimage to Rome: a dwelling for the soul. Gracewing Publishing, 2000.
  6. ^ Gazzini, Marina. "Ospedali nell’Italia medievale." Reti Medievali Rivista 13.1 (2012): 211-237.
  7. ^ a b Cosmacini, op.cit.
  8. ^ Medieval canon law on medical and surgical practice by the clergy, Bulletin of the History of Medicine, 52 (1978) 22-44. Articolo poi ripubblicato in Medicine, Society and Faith in the Ancient Medieval Worlds (1996), capitolo 8
  9. ^ Popes and Science, capitolo: "Papal Physicians"
  10. ^ Mansi, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, volume 21, 1130 Concilium Claromontanum, canon V; 1131 Concilium Remense, canon VI; 1139 Concilium Lateranense II, canon IX
  11. ^ Comba, Rinaldo, ed. Il monastero di Rifreddo e il monachesimo cistercense femminile nell'Italia occidentale (secoli XII-XIV): atti del convegno, Staffarda-Rifreddo, sabato 18 e domenica 19 maggio 1999. Vol. 22. Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 1999., pag. 264.
  12. ^ Christian Zendri, Marino Berengo, L’Europa delle città. Il volto della società urbana europea tra Medioevo ed Età moderna, Torino, Einaudi, 1999 (Biblioteca di cultura storica 224), XV-1040 p., 80.000 L/41, 32€." Laboratoire italien. Politique et société 2 (2001): 201-203.
  13. ^ Varanini, op.cit., pag. 151.
  14. ^ Augusto Ciuffetti, Difesa sociale: povertà, assistenza e controllo in Italia: XVI-XX secolo, Vol. 3. Morlacchi Editore, 2004.
  15. ^ Bianchi, Francesco, and Marek Słoń, Le riforme ospedaliere del Quattrocento in Italia e nell’Europa Centrale. Ricerche di storia sociale e religiosa 35 (2006): 7-45.
  16. ^ Vera Zamagni, ed. Povertà e innovazioni istituzionali in Italia: dal Medioevo ad oggi, Il Mulino, 2000.
  17. ^ Clark, Linda, and Carole Rawcliffe, eds. The Fifteenth Century XII: Society in an Age of Plague. Vol. 12. Boydell Press, 2013.
  18. ^ Enrico Fedele, L'Ospedale San Giacomo in Augusta tra storia, assistenza e cultura, in «Bollettino della scuola medica ospedaliera di Roma e della Regione Lazio», anno IV, numero 9, luglio/settembre 1998.
  19. ^ Stefano Lepre, Le difficoltà dell'assistenza: le opere pie in Italia fra '800 e '900, Bulzoni, 1988.
  20. ^ Sandra Cavallo, Charity and power in early modern Italy: benefactors and their motives in Turin, 1541-1789, Cambridge University Press, 1995.
  21. ^ Guiducci, Pier Luigi. Manuale di diritto sanitario. Vol. 23. FrancoAngeli, 1999.
  22. ^ Ettore Jorio, Diritto della sanità e dell'assistenza sociale, Vol. 38. Maggioli Editore, 2013: pag. 21.

BibliografiaModifica

  • Giorgio Cosmacini, Storia della medicina e della sanità in Italia: dalla peste nera ai giorni nostri, Gius. Laterza & Figli Spa, 2016.
  • Franco Della Peruta, Storia d’Italia, malattie e medicina, Annali 7, Torino, Giulio Einaudi Editori, 1984.
  • Marco Breschi, Lucia Pozzi (a cura di), Salute, malattia e sopravvivenza in Italia fra '800 e '900, Forum Edizioni, 2007.
  • Pietro Delcorno, Politiche di misericordia tra teoria e prassi, Il Mulino, 2018 - EAN 9788815273475.
  • Maura Piccialuti Caprioli, La carità come metodo di governo: istituzioni caritative a Roma dal pontificato di Innocenzo XII a quello di Benedetto XIV, G. Giappichelli, 1994.
  • Ole Peter Grell, Andrew Cunningham, Jon Arrizabalaga, eds. Health care and poor relief in Counter-Reformation Europe, Psychology Press, Routledge, London, 1999.
  • Gian Maria Varanini, Per la storia delle istituzioni ospedaliere nelle città della Terraferma veneta nel Quattrocento, Ospedali e città. L’Italia nel Centro-Nord, XIII-XVI secolo (1997): 107-155.

Voci correlateModifica