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1leftarrow blue.svgVoce principale: Astrologia.

Illustrazione da un manoscritto alchemico del 1687 che raffigura la Terra in posizione geocentrica tra il Sole e la Luna

Le credenze riguardanti la storia dell'astrologia, con le sue corrispondenze tra osservazioni della volta celeste (in specifico il cielo notturno) ed eventi terrestri, hanno influenzato variegati aspetti del passato (ma ben anche del presente) dell'essere umano; attraverso le sue visioni del mondo, un particolareggiato linguaggio nonché molti altri elementi della vita sociale e della cultura.

Tra i popoli indoeuropei l'astrologia è stata datata fin dal III millennio a.C., con le sue radici nei sistemi di calcolo calendariali utilizzati per prevedere i cambiamenti stagionali e conseguentemente per interpretare i cicli celesti come segni della comunicazione del divino all'uomo[1].

Fino al XVII secolo l'astrologia veniva considera secondo la tradizione una delle maggiori forme di erudizione, ed essa ha contribuito a guidare il primo sviluppo della storia dell'astronomia. È stata comunemente accettata sia negli ambienti culturali che politici, mentre alcuni dei suoi concetti fondamentali sono stati utilizzati anche in altre tipologie di studio tradizionale come l'alchimia, la medicina ed in seguito la storia della meteorologia[2].

Alla fine del XVII secolo, venendo sempre più ad emergere concettualizzazioni prettamente scientifiche nel campo dell'astronomia come ad esempio l'eliocentrismo, questi hanno irrimediabilmente minato a base teorica astrologica la quale ha poco dopo perduto la propria posizione accademica. Nel corso del XX secolo si è guadagnata una maggior popolarità tra i suoi consumatori anche e soprattutto attraverso l'influenza dei normali prodotti mediatici di massa, uno su tutti l'oroscopo pubblicato nei quotidiani[3].

Indice

OriginiModifica

L'astrologia, nel suo senso più ampio, è la ricerca di un significato umano-terreno presente in cielo; si cerca allora di capire il comportamento umano in generale, ma anche nel suo specifico, attraverso l'influenza su esso dei pianeti e di altri corpi celesti. Si è sostenuto che sia sorto come uno studio non appena gli esseri umani iniziarono a fare dei tentativi coscienti di misurare, registrare e prevedere i cambiamenti stagionali con riferimento ai cicli astronomici[4].

 
La tavoletta di Venere di Ammi-Saduqa

La prova iniziale di tali pratiche appare come delle marcature su ossa e disegnata sulle pareti delle caverne, il che dimostra che i cicli delle fasi lunari venivano annotati fin dal 23-25 mila a.C.; il primo passo verso una registrazione dell'influenza della luna sul corso delle maree e sui fiumi, oltre che verso l'organizzazione di un calendario comune[5]. Con la comparsa dell'agricoltura, durante la cosiddetta rivoluzione neolitica, nuove esigenze si sono via via manifestate, aumentando nel contempo anche la conoscenza riguardante le costellazioni le cui apparizioni nel cielo con il passare delle stagioni permettevano di fare certi collegamenti: il sorgere di un particolare gruppo di stelle era ad esempio indice dell'avvicinarsi delle inondazioni annuali o di una variazione dell attività stagionali[6].

A partire dal III millennio a.C., con la diffusione della civiltà, si era altresì sviluppata anche una sofisticata consapevolezza dei cicli terrestri e si ritiene che gli uomini abbiano consapevolmente orientato i propri edifici templari con il preciso intento di creare un allineamento con i moti eliaci delle stelle[7]. Vi sono prove sparse che suggeriscono il fatto che i più antichi riferimenti astrologici conosciuti sono copie di testi realizzati durante questo periodo; due di essi, tratti dalla Tavoletta di Venere di Ammi-Saduqa (compilata a Babilonia attorno al 1700 a.C.) sono considerati come esser stati prodotti durante il regno di Sargon di Akkad (2334-2279 a.C.)[8].

Un altro, con un uso precoce dell'astrologia elettiva, viene attribuita al regno del sovrano del popolo dei Sumeri Gudea di Lagash (circa 2144-2124 a.C.). Una sezione di tal documento illustra di come gli déi abbiano rivelato a lui solo in sogno la disposizione - e quindi il momento più favorevole - delle costellazioni adatta per la costruzione di un tempio[9].

Purtuttavia sussistono dubbi sulla questione riguardante il fatto se queste indicazioni fossero state effettivamente registrate nel momento, o più semplicemente attribuite ad antichi sovrani dai posteri. La più antica testimonianza indiscussa dell'uso dell'astrologia come un sistema integrato di conoscenza è quindi attribuita alle annotazioni che emergono da quella definita col nome di età neo-sumerica (1950-1651 a.C.).

Mondo anticoModifica

Quello babilonese è stato il primo sistema organizzato di astrologia, che sorse nel II millennio a.C.[10]; si ipotizza prò che una qualche forma di studio astrologico possa altresì essere sorta tra i sumeri durante il periodo di Uruk nel III millennio a.C., ma i riferimenti isolati ad antichi presagi celesti datati a questo periodo non sono considerati elementi di prova sufficienti a dimostrare una teoria integrata dell'astrologia per quanto riguarda quel popolo[11].

 
Dettaglio della porta di Ishtar di Babilonia, conservato al Pergamonmuseum di Berlino

La storia dell'apprendimento della divinazione celeste è quindi generalmente convenuto come esser cominciato con i testi del tardo periodo della prima dinastia babilonese (1.800 a.C.), proseguendo poi attraverso il loro medio regno e nel corso del periodo di dominazione da parte degli assiri (1.200 a.C.)[12].

Con il XVI secolo a.C. il largo impiego dell'astrologia era per lo più basato sull'interpretazione dei presagi, ciò può essere evidenziato nella compilazione di un lavoro globale conosciuto come Enuma Anu Enlil; il suo contenuto consisteva in più di 70 tavolette in scrittura cuneiforme e comprendenti 7 mila presagi celesti. I testi di questo periodo si riferiscono anche all'esistenza di una tradizione orale consolidata, le cui origini e i relativi contenuti possono essere solo ipotizzati[13].

In questo lasso temporale l'astrologia babilonese era soprattutto d'intento mondano, volta e maggiormente interessata cioè alla previsione dei tempi più propizi agli atti umani e verso questioni di tipo politico; fino al VII secolo a.C. poi la comprensione della pratica astronomica era piuttosto rudimentale. Solamente a partire dal IV secolo a.C. i loro metodi matematici avevano progredito abbastanza per poter calcolare le posizioni planetarie future con ragionevole accuratezza; a quel punto ampie effemeridi cominciarono ad apparire[14].

L'astrologia babilonese si è sempre più sviluppata nel contesto della divinazione, una raccolta di 32 tavolette risalente a circa il 1.875 a.C. rappresentano i più antichi testi dettagliati noti di divinazione tra i babilonesi, e questi dimostrano lo stesso formato interpretativo di quello impiegato nelle analisi dei presagi celesti[15]. Nelle tavolette erano inscritti i risultati dello studio del fegato dell'animale sacrificato per l'occasione; le eventuali macchie e segni particolari ritrovati su di esso venivano interpretati come messaggi simbolici provenienti dagli Déi e diretti al sovrano.

I babilonesi credevano inoltre che le varie divinità si presentassero nelle immagini celesti dei pianeti e delle stelle con i quali erano stati associati. Presagi celesti negativi collegati ad un certo pianeta erano quindi veduti come segni d'insoddisfazione o ira del dio che quel dato pianeta rappresentava[16]. Le indicazioni ricavate dal presagio erano soddisfatte con i tentativi volti a placare il dio e rinvenire così una modalità gestibile con cui l'espressione del dio potesse essere realizzata senza per questo incorrere in un danno troppo elevato per il re e la sua nazione.

Un importante rapporto astronomico consegnato al re Esarhaddon riguardante un'eclissi lunare verificatasi nel mese di gennaio del 673 a.C. mostra come l'uso rituale di "re o eventi sostitutivi", combinati con una fede cieca nella magia e nei presagi in una prospettiva puramente meccanica; il punto di vista cioè che l'evento astrologico dovesse avere un qualche tipo di correlazione considerevole all'interno del mondo naturale: ... All'inizio dell'anno un diluvio verrà a rompere le dighe. Quando la Luna ha fatto l'eclissi, il re, mio signore, dovrebbe scrivere a me. Come sostituto per il re, voglio passare attraverso una diga, qui a Babilonia, nel bel mezzo della notte. Nessuno potrà sapere[17].

Ulla Koch-Westenholz, nel suo libro del 1995 "L'astrologia mesopotamica", sostiene che questa ambivalenza tra una visione del mondo teistica e al tempo stesso estremamente meccanicistica definisce il concetto babilonese di divinazione celeste come quella che, nonostante la sua pesante dipendenza dalla magia, rimane privo di implicazioni di punizioni mirate con lo scopo di vendetta, e così "condivide alcuni dei tratti che definiscono anche la scienza moderna: è oggettivo e privo di valore, opera secondo regole note, e i suoi dati sono considerati universalmente validi ed infine può essere consultata in tabulazioni scritte"[18].

Koch-Westenholz stabilisce anche la distinzione più importante tra l'antica astrologia babilonese e le altre discipline divinatorie, come è che il primo è stato originariamente esclusivamente occupato di astrologia mondana, essendo geograficamente orientata e specificamente applicato ai vari paesi, città e nazioni, e quasi del tutto interessato al benessere dello stato e del re come capo di governo del proprio popolo[19]. L'astrologia mondana è quindi conosciuta per essere uno dei più antichi rami dell'astrologia[20]. È stato solo con la progressiva comparsa dell'astrologia oroscopica, dal VI secolo a.C. in poi, che l'astrologia ha sviluppato le tecniche e la pratica di astrologia del tema natale[21][22].

Egitto ellenisticoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Astrologia egizia.

Nel 525 a.C. la terra d'Egitto venne conquistata dai Persiani, dando così vita al periodo tardo dell'Egitto, ed è quindi probabile che vi sia stata una certa influenza mesopotamica sull'astrologia egiziana. Argomentando a favore di questo lo storico Tamsyn Barton dà un esempio di quella che sembra essere l'influenza mesopotamica sullo zodiaco egizio con il quale vi era la condivisione di due segni zodiacali, quello della Bilancia (astrologia) e quello dello Scorpione (astrologia), come viene evidenziato nello zodiaco di Dendera risalente al I secolo a.C. (mentre nella versione greca la Bilancia era conosciuta come parte degli artigli dello Scorpione)[23].

Dopo l'occupazione da parte di Alessandro Magno nel 332 a.C. l'intero Egitto persiano passò sotto il dominio e l'influenza dell'ellenismo. La città di Alessandria d'Egitto venne fondata dal conquistatore macedone poco dopo e durante tutto il III e II secolo a.C. gli innumerevoli studiosi ivi residenti furono anche prolifici scrittori di astrologia; ed è proprio nell'Alessandria tolemaica l'astrologia babilonese si mescolò con la tradizione egizia dei Decani per creare l'astrologia oroscopica: questa comprendeva lo zodiaco babilonese col suo sistema di esaltazione (astrologia) dei pianeti, triplicità dei segni e l'importanza data alle eclissi. Insieme a tutto ciò incorporò anche il concetto egizio di dividere lo zodiaco in 36 decani di 10 gradi ciascuno, con l'accento posto sul decano crescente, il sistema greco di divinità planetarie, la sovranità dei segni e i quattro elementi[24].

I decani erano un sistema di misurazione del tempo secondo le costellazioni ed erano guidati da Sothis o Sirio. I moti dei decani nel cielo sono poi stati utilizzati per suddividere la notte in ore; il sorgere di una costellazione poco prima dell'alba (il suo sorgere o levata eliaca) veniva così considerata l'ultima ora prima del giorno: nel corso dell'anno ogni costellazione appariva appena prima dell'alba per dieci giorni. Quando divennero parte integrante dell'astrologia nell'età ellenistica, ogni decade venne associata con circa dieci gradi zodiacali; vari testi risalenti al II secolo a.C. pervenutici sono relativi alle posizioni dei pianeti nei segni zodiacali al momento del sorgere di alcuni decani, in particolare il succitato Sirio[25].

Particolarmente importante per lo sviluppo dell'astrologia oroscopica è stato l'astrologo e astronomo Claudio Tolomeo che visse proprio ad Alessandria d'Egitto; con la sua opera intitolata Tetrabiblos ha posto le basi della tradizione astrologica occidentale e, come fonte di riferimento durante i secoli seguenti, si dice che "ha goduto quasi dell'autorità di una bibbia per gli studiosi di astrologia per più di mille anni"[26]. Questo è stato inoltre uno dei primissimi testi astrologici fatti circolare nell'Europa medievale, dopo essere stato tradotto dall'arabo al latino da Platone Tiburtino in Spagna nel 1138[27].

Secondo Firmico Materno (IV secolo) il sistema dell'astrologia oroscopica risalirebbe ad un faraone egizio di nome Nekaub ed al suo sommo sacerdote Petosiris[28]. I testi dell'ermetismo (filosofia) sono stati anch'essi raccolti e conservati in questo stesso lasso di tempo e Clemente Alessandrino, scrivendo a riguardo dell'epoca dell'antica Roma, sottolinea il grado in cui gli astrologi si attendevano di aver la dovuta conoscenza dei testi nella sua descrizione dei riti sacri egizi: "Questo è principalmente dimostrato dal loro sacro cerimoniale. Per primo giunge il cantore, recante alcuni dei simboli della musica. Perché dicono che egli deve imparare due dei libri di Ermete Trismegisto, quelli in cui sono contenuti gli inni degli dei, in secondo luogo le regole previste per la vita del re. E dopo avanza l'astrologo, con un misuratore del tempo in mano, e una palma, i simboli dell'astrologia. Deve avere i libri astrologici di Ermete, che sono in numero di quattro, sempre in bocca."[29]

Grecia e RomaModifica

La conquista dell'Asia da parte di Alessandro Magno espose i Greci alle culture e alle idee cosmologiche siriane, babilonesi, persiane e dei popoli dell'Asia centrale. La lingua greca antica soppiantò lo scrittura cuneiforme come lingua internazionale della comunicazione e trasmissione intellettuale e parte di questo processo ha coinvolto anche gli scritti astrologici[30].

Intorno al 280 a.C. Berosso, un sacerdote del dio Marduk proveniente da Babilonia, si trasferì nell'isola greca di Cos con l'intento d'insegnare l'astrologia e la cultura babilonese agli antichi Greci; fatto questo che lo storico Nicholas Campion definisce come "l'energia innovativa" che in campo astrologico si trasferì verso ovest, in direzione del mondo ellenistico della Grecia e dell'Egitto[31].

Secondo Campion, l'astrologia che è arrivata dal mondo orientale si è caratterizzata per la sua complessità, con differenti forme emergenti. Con il I secolo a.C. esistevano due varietà di astrologia: una la quale richiedeva la lettura di oroscopi al fine di stabilire i dettagli precisi sul tempo non solo passato e presente, ma anche futuro; l'altra era invece teurgica la quale sottolineava la risalita dell'anima in direzione delle stelle. Anche se non si escludevano a vicenda, la prima dava le informazioni richieste sulla vita attuale, mentre la seconda si occupava più della trasformazione personale e qui l'astrologia serviva come forma di dialogo con il divino[32].

Come per molte altre cose, l'influenza greca ha svolto un ruolo fondamentale nella trasmissione della teoria astrologica all'antica Roma[33]; tuttavia i nostri primi riferimenti che dimostrano il suo arrivo a Roma rivela che l'influenza iniziale avuta è stata sugli ordini più bassi della società, con la preoccupazione mostrata nei confronti di un ricorso acritico alle idee dei babilonesi sull'osservazione delle stelle[34]. Tra i Greci e i Romani, la regione di Babilonia, nota anche come terra di Caldea è venuta così ad identificarsi con l'astrologia (la "saggezza caldea"), fino a diventare un sinonimo comune per indicare la divinazione attraverso l'utilizzo dei pianeti e delle stelle[35].

Il primo riferimento preciso all'uso dell'astrologia d'origine orientale in territorio romano ci viene dall'opera dell'oratore Marco Porcio Catone (detto "il Vecchio") il quale nel 160 a.C. compose un trattato avvertendo dei pericoli insiti nella consulenza che certi strati della popolazione richiedeva proprio all'astrologia dei Caldei e richiedendo a tal proposito una sorveglianza attiva[36].

Tra i maggiori astrologi del I secolo a.C. si annovera il poeta Manilio, autore degli Astronomica. Tra i detrattori, invece, il poeta romano del II secolo Giovenale, nel suo attacco satirico alle abitudini delle donne romane (nella sesta delle sue Satire), lamenta anche la forte e pervasiva influenza che avrebbe avuto su di loro la "scienza dei Caldei"; nonostante l'umile status sociale costoro detengono sulle donne un certo potere in quanto esse 'bevono ogni parola pronunciata dall'astrologo... al giorno d'oggi nessuno di loro viene più messo in catene", bensì è onorato e riverito.

Uno dei primi ad aver portato l'astrologia ermetica in terra romana fu Trasillo di Mende il quale operò come astrologo di corte per l'imperatore romano Tiberio; ma questi non sembra esser stato il primo a chiedere consulti agli astri[37] in quanto già il suo predecessore Augusto aveva usato l'astrologia come aiuto per legittimare i propri diritti imperiali quale diretto successore di Giulio Cesare[38].

Mondo islamicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Astrologia islamica.

L'astrologia venne ripresa con entusiasmo dagli studiosi islamici a seguito della caduta di Alessandria d'Egitto nelle mani degli invasori arabi nel corso del VII secolo e poi con la fondazione del Califfato abbaside nell'VIII secolo: il secondo califfo, Al Mansur (754-775), fondò la città di Baghdad per fungere da centro di apprendimento ed includendovi un punto di raccolta e traduzione noto come "Bayt al-Hikma" (Casa della Sapienza) il quale continuò a svilupparsi con i suoi eredi e finendo per dare un importante impulso per le traduzioni arabe-persiane dei testi astrologici ellenistici[39]

 
Carta celeste da un manoscritto illustrato di Zubdat-al Tawarikh (1583)

I primi traduttori, incluso Masha'allah ibn Athari (750-815) il quale contribuì ad eleggere il "tempo più propizio" per la fondazione di Baghdad[40], e Sahl ibn Bishr (786-845), i cui testi sono stati direttamente influenti sui successivi astrologi europei come Guido Bonatti nel XIII secolo e William Lilly nel XVII secolo[41]. La conoscenza dei testi arabi ha incominciato a divenire maggiormente importante in terra europea durante le Traduzioni nell'Occidente latino durante il XII secolo il cui effetto più prossimo fu quello di aiutare ad avviare il Rinascimento europeo.

Tra i nomi più importanti degli astrologi arabi, uno dei più influenti fu Abu Ma'shar al-Balkhi (Albumasar, 787-886) la cui opera "Introductorium in Astronomiam" in seguito divenne un trattato popolare in tutta l'Europa medievale[42]. Un altro autore molto ben conosciuto divenne il persiano Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārizmī (VIII-IX secolo, matematico, astronomo, geografo ed astrologo). Gli arabi aumentarono notevolmente la conoscenza dell'astronomia dell'epoca in occidente e molti dei nomi dati alle stelle comunemente noti al giorno d'oggi, come Aldebaran, Altair, Betelgeuse, Rigel e Vega conservano l'eredità della loro lingua d'origine.

Essi hanno inoltre sviluppato anche l'elenco dei "lotti" ellenistici nella misura in cui essi divennero universalmente noti come parti arabe, per cui si è spesso a torto sostenuto che gli astrologi arabi inventarono il loro utilizzo, mentre sono chiaramente noti per essere stati una delle caratteristiche maggiormente importanti dell'astrologia ellenistica.

Durante il progresso della scienza islamica alcune delle pratiche astrologiche vennero confutate su basi teologiche da astronomi come al-Farabi (870-950), Alhazen (965-1039) e Avicenna. Le loro critiche sostennero che i metodi degli astrologi erano congetturali piuttosto che empirici, oltre che ad essere in conflitto con il punto di vista ortodosso religioso degli ʿulamāʾ (gli studiosi dell'Islam), attraverso una qual suggestione che vorrebbe la volontà divina esser conosciuta con precisione e pertanto prevista in anticipo[43].

Tali confutazioni interessarono principalmente l'astrologia giudiziaria (come l'astrologia oraria) piuttosto che l'astrologia medica e mereologica, considerate queste ultime rami naturali e parte integrante delle scienze del tempo. Ad esempio la "confutazione contro l'astrologia" (Resāla fī ebṭāl aḥkām al-nojūm) di Avicenna argomenta contro la pratica astrologica pur sostenendo invece il principio dei pianeti nella loro qualità di agenti della causalità divina, tesi quindi ad esprimere il potere di Dio sopra la creazione intera. Avicenna ritenne che il movimento dei pianeti assume un'influenza deterministica sulla vita terrena, ma sostenne anche la propria contrarietà nei confronti della presunta capacità di determinare l'esatta influenza astrale[44]. In sostanza Avicenna non ha confutato il dogma essenziale dell'astrologia, ma ha bensì negato la nostra capacità di comprendere esattamente attraverso previsioni astrologiche, precise e fataliste, la volontà divina[45].

Medioevo e Rinascimento europeoModifica

 
Astrologi intenti a osservare le stelle, miniatura dal manoscritto De Proprietatibus Rerum (XV secolo)

Mentre l'astrologia in tutto l'Oriente fiorì in seguito al crollo del mondo romano antico, con influenze indiane, persiane ed islamiche che si compenetrano in un'opera di revisione intellettuale attraverso un attivo investimento nei progetti di traduzione, l'astrologia occidentale nello stesso periodo dell'alto Medioevo era divenuta «frammentaria e non sofisticata [...] in parte a causa della perdita dell'astronomia scientifico-filosofica greca ed in parte anche a causa delle condanne espresse dalla Chiesa».[46]

Verso la fine del X secolo, tuttavia, le traduzioni di opere arabe in latino iniziarono a fare la loro comparsa in territorio spagnolo, e nel corso del XII secolo la trasmissione d'ingenti lavori astrologici dall'Arabia verso l'Europa «acquisì grande impulso».[46] Re Alfonso X di Castiglia fu tra i primi a raccogliere quegli studi nelle sue Tavole alfonsine. Nella formazione universitaria dell'Europa medievale, inoltre, l'astronomia, che allora era un tutt'uno con l'astrologia, faceva parte integrante dell'insegnamento scolastico, essendo una delle sette arti liberali, in particolare del quadrivio, su cui si fondava il curriculum degli studiosi, generalmente membri del clero.

Persino all'interno della Chiesa vari suoi esponenti mostrarono aperture verso l'astrologia, fra tutti San Tommaso d'Aquino, il massimo teologo del Medioevo, che respingendo il fatalismo la considerò una scienza affine a quelle congetturali applicate alla materia, il cui studio avrebbe potuto consentire il dominio sugli astri stessi. Poiché l'influsso di questi non costringe necessariamente la volontà, altri la considerarono una sorta di «scienza sacra» di cui Dio si serve per interagire con l'uomo tramite i segnali delle stelle.

Entro il XIII secolo l'astrologia era diventata così una parte della pratica medica quotidiana in terra europea; i medici combinavano la medicina ippocratica dei quattro elementi e dei quattro umori (ereditata dal fisiologo romano Galeno) con gli studi delle stelle. Entro la fine del '500 poi in tutta Europa essi erano tenuti per legge a calcolare la posizione della Luna prima d'effettuare procedure mediche complesse, come operazioni chirurgiche o salassi[47].

Opere influenti del XIII secolo sono quelle del monaco britannico Giovanni Sacrobosco e dell'astrologo italiano Guido Bonatti; quest'ultimo servì i governi comunali di Firenze, Siena e Forlì ed agì come consulente di Federico II di Svevia. Il suo libro di testo astrologico intitolato Liber Astronomiae (Libro dell'Astronomia) e scritto attorno al 1277 aveva fama di essere «il più importante lavoro astrologico prodotto in latino nel XIII secolo».[48]

Il poeta fiorentino Dante Alighieri elogiò apertamente l'astrologia, citando spesso le costellazioni, e mostrando di conoscere il proprio segno zodiacale (i Gemelli). Egli la indicava come la più alta e ardua delle attività liberali umane, sia per la «nobilitade del suo subietto» che per «la sua certezza». Attribuiva agli astri una forte influenza sull'uomo, sulle stagioni e sul tempo, connotando le varie sfere celesti di significati ben specifici nel Paradiso della sua Divina Commedia. Nel Convivio, in particolare, equiparava l'astrologia alle caratteristiche di Saturno:

«lo cielo di Saturno hae due proprietadi per le quali si può comparare a l'Astrologia: l'una sì è la tardezza del suo movimento per li dodici segni, ché ventinove anni e più, secondo le scritture de li astrologi, vuole di tempo lo suo cerchio; l'altra sì è che sopra tutti li altri pianeti esso è alto.
E queste due proprietadi sono ne l'Astrologia: ché nel suo cerchio compiere, cioè ne lo apprendimento di quella, volge grandissimo spazio di tempo, sì per le sue [dimostrazioni], che sono più che d'alcuna de le sopra dette scienze, sì per la esperienza che a ben giudicare in essa si conviene. E ancora è altissima di tutte le altre, però che, sì come dice Aristotile nel cominciamento de l'Anima, la scienza è alta di nobilitade per la nobilitade del suo subietto e per la sua certezza; e questa più che alcuna de le sopra dette è nobile e alta per nobile e alto subietto, ch'è de lo movimento del cielo; e alta e nobile per la sua certezza, la quale è sanza ogni difetto, sì come quella che da perfettissimo e regolatissimo principio viene. E se difetto in lei si crede per alcuno, non è da la sua parte, ma, sì come dice Tolomeo, è per la negligenza nostra, e a quella si dee imputare.»

(Dante Alighieri, Convivio, XIII)
 
Le sette sfere celesti osservate da Dante e Beatrice nel Paradiso, con le simbologie personificate dei rispettivi pianeti (miniatura di Giovanni di Paolo, 1440)

Le uniche accuse che egli rivolge ad alcuni astrologi, come Bonatti da lui inserito nell'VIII cerchio dell'Inferno, luogo in cui coloro che divinano il futuro son costretti ad avere la testa rovesciata all'indietro,[49] erano dovute non alla pratica in sè, ma al suo utilizzo fraudolento qualora si cercasse di nuocere al libero arbitrio umano («veramente de le magiche frode seppe il gioco»).[50]

Riprendendo la suddivisione armonica del sapere medievale in sette aree distinte, ciascuna rappresentata da un particolare pianeta e conosciute come le arti liberali, Dante le vedeva nella loro qualità di discipline in ordine crescente, così come lo sono i pianeti in ordine di velocità decrescente: la grammatica venne assegnata alla Luna, il corpo celeste più veloce in movimento, la dialettica a Mercurio, la retorica a Venere, l'aritmetica al Sole, la musica a Marte, la geometria a Giove e l'astrologia/astronomia al corpo in movimento più lento conosciuto allora, ovvero Saturno.[51]

 
Simbolismo astrologico del Sole, da una miniatura del codice De Sphaera attribuita a Cristoforo de Predis (1470)

Gli scrittori medioevali utilizzavano poi spesso il simbolismo astrologico nei loro temi letterari. La disputa tra quanti continuavano a condannare l'astrologia come retaggio del paganesimo, e coloro che invece distinguevano l'elemento superstizioso, limitativo del libero abitrio, dalla propensione a trattarne gli aspetti materiali e mutevoli come ad esempio la salute o i fenomeni atmosferici,[52] si protrasse a lungo. Tra le varie dottrine ebbe fortuna quella del congiunzionismo, sostenuto ad esempio dal cardinale Pierre d'Ailly, che interpretava la congiunzione dei pianeti superiori (Marte, Giove e Saturno) come portatrice di un significato epocale, simile a quello del 6 a.C. nel quale i Re Magi lessero l'annuncio della nascita di Gesù.[53]

In ambito neoplatonico si ci rifaceva alla differenza posta dal filosofo Plotino tra Provvidenza e Fato, ovvero tra gli esseri dotati di spirito, liberi di modificare il proprio destino, e gli enti fisici soggetti al determinismo degli eventi.

«Soggetto al destino vive soltanto quell'essere che è privo di anima: per lui quaggiù gli astri non sono soltanto segni, ma diventa egli stesso un frammento e dipende dal mondo di cui è parte.»

(Plotino, Enneadi, II, 3, 9)

L'umanista Marsilio Ficino, ad esempio, nella Disputatio contra iudicia astrologorum (1477) spiegava sulla base della dottrina plotiniana come le pratiche divinatorie andassero intese non come capacità degli astri di esercitare un influsso causale sugli eventi umani, bensì come una forma di consonanza tra questi e la posizione dei pianeti, i quali si limitano cioè a «descrivere» quel che accade.[54] Quella di Ficino è cioè una concezione basata sulla corrispondenza e interdipendenza di ogni parte dell'universo, da leggere e interpretare secondo l'esperienza psicologica dell'anima, alla quale viene attribuita la capacità oggettiva di tradurre il mondo in forma di simboli.[55] Non sempre tuttavia i filosofi accolsero rigorosamente la dottrina di Plotino, ammettendo una certa affinità fra l'anima e il suo tema natale, almeno ai fini di una sua collocazione in uno dei quattro temperamenti costituzionali, e riabilitando così anche l'astrologia oraria individuale.[53]

 
Affresco di Baldassarre Peruzzi che raffigura l'oroscopo di Agostino Chigi, in cui i pianeti e le costellazioni, rappresentati in sembianze mitologiche, fanno riferimento ad una precisa posizione astronomica (volta della Loggia di Galatea di Villa della Farnesina a Roma)[56]

Nel Rinascimento, pur con vari distinguo, si assistette a una generale riabilitazione dell'astrologia su basi ermetiche ed esoteriche, che vedevano una corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo, tra fenomeni celesti e terreni, nonché tra le strutture della mente umana e quelle reali dell'universo, in quanto generate dalla stessa intelligenza creatrice. Una tale fiducia si inseriva nella tipica ottica rinascimentale incentrata sull'agire pratico, propria di chi, guardando al futuro, non intende subire passivamente gli eventi, ma intervenire attivamente su di essi, prevedendo le circostanze in cui un'iniziativa aveva le maggiori possibilità di sucesso.[57]

In ambito ecclesiastico, ad esempio, Giulio II si fece predire dagli astrologi il giorno più opportuno per la sua elezione al soglio pontificio, mentre papa Leone X fece istituire una cattedra di astrologia alla Sapienza di Roma. Anche i papi Adriano VI e Paolo III tennero in grande considerazione gli oroscopi.[58]

Età modernaModifica

 
La nuova visione eliocenrica dell'universo in un'illustrazione di Andreas Cellarius (Harmonia Macrocosmica , 1661)

L'avvento della rivoluzione copernicana, che sosteneva l'eliocentricità del sistema solare, non alterò il linguaggio usato dagli astrologi, tra cui vi erano gli stessi Keplero o Galilei. Venne anzi formulato da Tycho Brahe un nuovo modello geocentrico completamente equivalente a quello eliocentrico, detto ticonico, basato sulle nuove scoperte astronomiche.

Nel frattempo, tuttavia, i dibattiti sull'astrologia in seno alla Chiesa portarono nel 1596 a una condanna definitiva di quella divinatoria con la sua iscrizione nell'Indice dei libri proibiti, mentre l'astrologia genetliaca, basata cioè sull'oroscopo individuale, veniva riconosciuta solo in forma congetturale secondo la linea interpretativa esposta da papa Sisto V nella bolla Coeli et terrae del 1586.

L'inizio della crisi moderna dell'astrologia fu dovuta però, più che a motivi religiosi, alla nascente scienza cartesiana e deterministica, che rifiutava tutto quanto non rientrasse nei propri canoni interpretativi. Ebbe luogo un progressivo ostracismo verso gli astrologi, che culminò nel 1666 quando Colbert in Francia vietò l'insegnamento della loro disciplina nell'Académie des Sciences. Nel 1682 vennero anche proibiti gli almanacchi astrologici.[53] La rivoluzione astronomica d'altro canto, unita alle esplorazioni geografiche nell'emisfero australe, permise di ampliare la conoscenza del cielo stellato, portando alla scoperta di nuove costellazioni da parte, tra gli altri, di Tycho Brahe, Johann Bayer, Johannes Hevelius, John Flamsteed, e di due nuovi pianeti (Urano e Nettuno).

Dopo la demonizzazione dell'astrologia da parte dell'illuminismo, essa riemerse in maniera piuttosto inaspettata verso la fine dell'Ottocento.[59] Anche in ambito cattolico, i moralisti Schmitt e Nordin hanno sostenuto come non sia sbagliato di per sé cercare di indagare i rapporti fra il mondo umano e quello celeste, purché si eviti il fatalismo.[58] Un'apertura di credito è venuta inoltre da Vittorio Messori:

«L'attuale prevalente atteggiamento cristiano – e cattolico in particolare – ci sembra qui troppo sbrigativo e sembra avere ereditato lo sprezzo e il rifiuto proprio di coloro che furono gli avversari della fede: i vecchi illuministi, razionalisti, positivisti. Quindi tutto nell'astrologia, sarebbe imbroglio, menzogna o, nei casi migliori, illusione. Tanto che non varrebbe neppure la pena di discuterne, lasciando simili cose ai superstiziosi e ingenui. Sul piano pastorale questa chiusura senza spiragli non sembra affatto positiva. L'attrazione che su molti cristiani esercitano certe religioni orientali, certe sette, certe proposte alla "New Age" è determinata anche dal rigido rifiuto "cattolico" attuale di tutto ciò che non rientri nel quadro di una "razionalità" che sembra talvolta sconfinare nel razionalismo, nato come anticristiano, di cui parlavamo sopra. Magistero e prassi ecclesiali sembrano talvolta non rendersi conto che l'incapacità della proposta cattolica di raggiungere oggi le masse deriva anche dal fatto che ci si sbaglia sui destinatari di quell'annuncio. Si crede, cioè, di rivolgersi ancora all'uomo "moderno" quello formato (o deformato) dall'Illuminismo, mentre in realtà è ormai l'uomo entrato nella "postmodernità" dove la Ragione, quella con la maiuscola, non è più la divinità davanti alla quale inchinarsi silenziosi e riverenti. […]
Se oggi in tutto l'Occidente ritornano in forze e trovano fortuna proposte giudicate per due secoli "irrazionali" come quelle astrologiche è inutile scandalizzarsi e lanciare anatemi, come si fa anche in un certo mondo cattolico. Proprio quel dovere, per il credente, di "scrutare i segni dei tempi" sottolineato dal Vaticano II deve portare alla riflessione: non ci sarebbe offerta se non ci fosse domanda, da parte di un così grande numero di nostri contemporanei.»

(Vittorio Messori, Davvero nell'astrologia tutto è imbroglio e illusione?, dalla rivista "Jesus", pag. 91, gennaio 2000)

IndiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Astrologia indiana.

CinaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Astrologia cinese.

MesoamericaModifica

NoteModifica

  1. ^ Koch-Westenholz, Foreword e p. 11.
  2. ^ Kassell-RalleyStars, spirits, signs: towards a history of astrology 1100–1800; pp.67–69.
  3. ^ Campion 2, pp. 259–263, per l'influenza e divulgazione dell'astrologia quotidiana; pp. 239–249, per l'associazione con le filosofie associate alla New Age.
  4. ^ Campion 1, pp. 1-3.
  5. ^ Marshack, p. 81ff.
  6. ^ Esiodo, VIII secolo a.C. circa). Il poema di Esiodo intitolato Le opere e i giorni dimostra come la levata eliaca e l'impostazione delle costellazioni sono stati utilizzati come guida calendariale di manifestazione nel campo agricolo, da cui sono stati elaborati previsioni astrologiche quotidiane, ad esempio: "Cinquanta giorni dopo il solstizio, quando la stagione del calore faticoso è venuto a una fine, è il momento giusto per andare a vela. Allora non ti rovinerai l'imbarcazione, né il mare distruggerà i marinai" (II. 663-677).
  7. ^ Kelley-Milone, p. 268.
  8. ^ Due testi che si riferiscono ai "presagi di Sargon" sono riportati in E. F. Weidner, ‘Historiches Material in der Babyonischen Omnia-Literatur’ Altorientalische Studien, ed. Bruno Meissner, (Leipzig, 1928-9), v. 231 and 236.
  9. ^ Tratto dal rotolo A del sovrano Gudea di Lagash, I 17 – VI 13. O. Kaiser, Texte aus der Umwelt des Alten Testaments, Bd. 2, 1-3. Gütersloh, 1986-1991. Citato anche in A. Falkenstein, ‘Wahrsagung in der sumerischen Überlieferung’, La divination en Mésopotamie ancienne et dans les régions voisines. Paris, 1966.
  10. ^ Holden, p. 1.
  11. ^ Rochberg, p. ix. Vedere anche Neugebauer, pp. 29-30.
  12. ^ Rochberg, p. X.
  13. ^ Baigent, p. 71.
  14. ^ Holden, p. 9.
  15. ^ Koch-Westenholz, p. 16.
  16. ^ Koch-Westenholz, p. 11.
  17. ^ Koch-Westenholz, p. 12, fonte: State Archives of Assyria 8 250.
  18. ^ Koch-Westenholz, p. 13.
  19. ^ Koch-Westenholz, p. 19.
  20. ^ Michael Baigent, From the Omens of Babylon: Astrology and Ancient Mesopotamia, Arkana, 1994.
  21. ^ Michael Baigent, Nicholas Campion and Charles Harvey, Mundane astrology, Thorsons, 1984.
  22. ^ Steven Vanden Broecke, The limits of influence: Pico, Louvain, and the crisis of Renaissance astrology, Brill, 2003, p. 185, ISBN 978-90-04-13169-9. URL consultato il 5 aprile 2012..
  23. ^ Barton, p. 24.
  24. ^ Holden, pp. 11-13.
  25. ^ Barton, p. 20.
  26. ^ Robbins, 'Introduction' p. xii.
  27. ^ Robbins; Thorndike.
  28. ^ Firmicus, (III.4) 'Proemium'.
  29. ^ Roberts, p. 488.
  30. ^ Campion 1, p. 173.
  31. ^ Campion 1, p. 84.
  32. ^ Campion 1, pp. 173-174.
  33. ^ Barton, p. 32.
  34. ^ Campion 1, pp. 227-228.
  35. ^ Parkers, p. 16.
  36. ^ Barton, p. 32-33. Vedere anche Campion 1, p. 228.
  37. ^ Barton, p. 43.
  38. ^ Barton, p. 63.
  39. ^ Houlding, capitolo 8: 'The medieval development of Hellenistic principles concerning aspectual applications and orbs'; pp.12-13.
  40. ^ Albiruni-chronology, Ch. VIII, ‘On the days of the Greek calendar’, re. 23 Tammûz; Sachau.
  41. ^ Houlding, capitolo 6: 'Historical sources and traditional approaches'; pp. 2-7.
  42. ^ Introduction to Astronomy, Containing the Eight Divided Books of Abu Ma'shar Abalachus, su World Digital Library, 1506. URL consultato il 16 luglio 2013.
  43. ^ Saliba, pp. 60, 67-69.
  44. ^ Belo, p. 228.
  45. ^ George Saliba,Avicenna: 'viii. Mathematics and Physical Sciences'. Encyclopaedia Iranica, Online Edition, 2011.
  46. ^ a b Nick Kanas, Star Maps: History, Artistry, and Cartography, p.79 (Springer, 2007).
  47. ^ British Library: Learning Bodies of Knowledge Medieval Astrology
  48. ^ James R. Lewis, The Astrology Book, Body, Mind & Spirit, 2003.
  49. ^ Inferno, VIII, 18
  50. ^ Guido Bonatti, su ladante.it.
  51. ^ Burckhardt.
  52. ^ Ugo di San Vittore, De erudictione docta, II, XI.
  53. ^ a b c Alfredo Cattabiani, Astrolabio, pp. 32-38, Milano, Mondadori, 2015.
  54. ^ Cesare Vasoli, Le filosofie del Rinascimento, pp. 214-216, Pearson Italia S.p.a., 2002.
  55. ^ James Hillman, Plotino, Ficino e Vico, precursori della psicologia junghiana (1973), trad. it. di Priscilla Artom. Analogamente Plotino aveva sostenuto che gli astri sono come delle lettere scritte nel cielo che se correttamente interpretate consentono di prevedere l'esito futuro degli eventi, ma non nel senso che lo "causano" (Enneadi, II, 3, 7; III, 1, 6).
  56. ^ G. Mori , Baldassarre Peruzzi, Oroscopo di Agostino Chigi, Loggia di Galatea, ne I luoghi di Raffaello a Roma, a cura di L. Cassanelli e S. Rossi, pp. 38-40, Multigrafica editrice, Roma 1983.
  57. ^ Ugo e Annamaria Perone, Giovanni Ferretti, Claudio Ciancio, Storia del pensiero filosofico, vol. II, pag. 78, Torino, SEI, 1975.
  58. ^ a b Don Marcello Stanzione, Rapporto tra Astrologia e Cristianesimo, San Giorgio a Cremano, Atti del Convegno su "Astrologia, Arte, Cultura tra Rinascimento e Barocco", 15 maggio 2004.
  59. ^ A. Cattabiani, Astrolabio, op. cit., pag. 30.

BibliografiaModifica

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Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  • (EN) Digital International Astrology Library, su cura.free.fr. URL consultato il 28 ottobre 2017. Repertorio di testi antichi sull'astrologia
  • (EN) Leandro Cantamessa Arpinati, Biblioastrology, su biblioastrology.com. URL consultato il 28 ottobre 2017. Bibliografia sull'astrologia dal 1465 al 1930
  • (EN) Marilynn Lawrence, Hellenistic Astrology, su Internet Encyclopedia of Philosophy. URL consultato il 28 ottobre 2017.