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1leftarrow blue.svgVoce principale: Accadia.

Veduta del rione Fossi, il nucleo originario di Accadia

La storia di Accadia descrive le vicende storiche relative al comune di Accadia, in provincia di Foggia. In effetti per molti decenni, nel periodo compreso fra il 1861 e il 1927, Accadia ha fatto parte della provincia di Avellino[1]. Questi passaggi testimoniano uno dei caratteri di questo territorio vale a dire l'essere sempre stato terra di confine: conteso, distrutto, difeso[2].

Anche la storia di Accadia, come quella degli altri comuni del Subappennino Dauno, parte tra il II ed il I millennio a.C. con i Dardani, per seguire, dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, con la dominazione bizantina, ed infine con varie genti e culture. Nei dintorni di Accadia vi sono rovine di epoca romana, ma è dubbia la sua identificazione con il centro di Accua o Acuca, città degli Sanniti Irpini. Secondo la tradizione, qui sorgeva un tempio dedicato ad Eca o Acca Dea, da cui si sarebbe originato il toponimo Accadia. La cittadina venne espugnata nel 214 a.C. dal console Marcello e distrutta nell'88 a.C. da Silla. Nel 1462 resistette fermamente all'assedio di Ferdinando II d'Aragona, re di Napoli e Sicilia. Fu feudo dei Caracciolo-Dal Balzo e infine dei Recco e dei Dentice. Fu danneggiata dai terremoti del 1456, del 1930 e, seppur lievemente, del 1980.[3]

Indice

Insediamenti preistoriciModifica

 
Antica carta geografica che rappresenta il territorio dei Dardani

Il popolamento del territorio di Accadia è molto antico, e questo è testimoniato soprattutto dal ritrovamento di caverne e di fossi lungo la pendice orientale della collina su cui, attualmente, sorge l'abitato. Queste furono adibite a rifugio di piccole comunità umane sin dall'epoca preistorica[4].

Con l'arrivo dei Dardani[5] e delle altre popolazioni indoeuropee, la collina fu adibita ad area sacrale con un tempio in onore di Eca, l'Acca Dea, venerata sotto forma di pietra sacra.

Intorno al tempio iniziarono a sorgere le prime abitazioni, che via via crebbero di numero, poiché l'attuale Rione Fossi, cinto di rupi e con una sola via d'accesso, era infatti già munito di difese naturali e quindi la zona era sicura, ma anche strategica. Esso fu pertanto prescelto dagli abitanti del circondario alla ricerca di un luogo facilmente difendibile in un periodo nel quale non erano rare le orde di invasori che, a turno, sciamavano attraverso la valle beneventana in cerca di nuove terre da saccheggiare.

Periodo romano e Alto MedioevoModifica

 
Impero Bizantino sotto Giustiniano I

Durante l'impero romano l'area fu interessata dai commerci che si sviluppavano lungo la trafficata rete viaria dell'Appennino, tra Roma e l'Apulia. Ne è testimonianza il ritrovamento dei resti di una taverna romana. L'area, durante questo periodo, fu anche soggetta ad un intenso sfruttamento agricolo.

Dopo le invasioni barbariche, Accadia rientrò nella sfera di influenza del castello di Sant'Agata di Puglia, che in seguito divenne un gastaldato longobardo. La progressiva cristianizzazione della zona vide molte comunità religiose stabilirsi nella zona. Esse determinarono lo sviluppo dell'allevamento e di un florido artigianato.

La buona posizione naturale e strategica indusse i bizantini a cingere di mura il luogo già di per sé sicuro e a creare un castello ben difeso, che sarebbe rimasto in piedi sino al 1462.

Dal Basso Medioevo al SettecentoModifica

Durante l'occupazione normanna dell'Italia Meridionale, l'organizzazione sociale di Accadia era molto semplice e le dimensioni dell'abitato modeste. Solo in epoca angioina, infatti, il borgo venne infeudato da Adam de Burges (barone di Trevico), dato che il territorio di Accadia era estremamente redditizio sul piano economico. Nel XV secolo, Accadia era abitata da contadini che coltivavano piccoli appezzamenti di terreno di proprietà del duca locale. Successivamente Accadia divenne di proprietà di Bertrando dal Balzo, quindi di Giovanni Scotto, ed ancora alla famiglia Zuncolo, fino ad arrivare alla Baronia di Trevico. Dopo i tanti avvicendamenti Accadia venne data in dote a Margherita Recco, la quale si unì in matrimonio con il conte Carlo Venato Dentice, appartenente ad una nobile famiglia napoletana. Un momento molto importante per la storia di Accadia si ebbe poi nel 1694 quando il locale duca, appartenente alla famiglia dei Recco, promosse la realizzazione di una Cappella sul Monte Crispignano e donò il bassorilievo marmoreo raffigurante la Madonna col Bambino. Così si concretizzò per gli accadiesi il desiderio di venerare degnamente l'amata Madonna del Carmine[6]. Alla morte di Margherita Recco (1701) il ducato di Accadia passò al suo ultimo titolare il marchese Roberto Dentice.

L'assedio di AccadiaModifica

(LA)

«Aquadiam fortem coepit rex fortior urbem Andegavos pellens viribus eximiis»

(IT)

«La forte città di Accadia fu presa da un re più forte, che ne scacciò gli Angioini nonostante le loro eccellenti milizie»

(Iscrizione dell'epigrafe sulla torre dell'orologio che ricorda l'assedio degli Aragonesi nel 1462)

Nell'ambito della contesa tra Angioini ed Aragonesi per la conquista del regno di Napoli, il sovrano aragonese, Ferrante I d'Aragona, il 21 luglio del 1462 strinse d'assedio la cittadina. Nonostante la coraggiosa resistenza dei cittadini, che difesero con tutte le loro forze Accadia per ben 19 giorni, Ferrante I d'Aragona riuscì a conquistarla e le diede fuoco. Tale evento, con una fedele riproduzione di Accadia dell'epoca, è raffigurato in due pannelli nella bronzea porta conservata nel Maschio Angioino di Napoli[7] e ogni anno l'evento viene commemorato con un corteo storico in abiti d'epoca. L'assedio di Accadia, insieme alla sconfitta di Giovanni D'Angiò nella battaglia di Troia (19 agosto 1462), rappresenta un evento fondamentale per il futuro assetto politico e geografico dell'Italia meridionale[8].

Successivamente il paese subì una fase di forte declino per l'incuria dei padroni e per le continue vessazioni del fisco e assunse i caratteri tipici di una comunità ristretta con un'economia chiusa dominata da poche famiglie di proprietari terrieri. Dal punto di vista urbanistico, dopo la distruzione del 1462 e con il crescere della popolazione, il paese iniziò ad estendersi verso le aree limitrofe.

Età modernaModifica

 
Piazza dell'Orologio all'inizio del Novecento.

Ottocento e NovecentoModifica

Dopo l'unità d'Italia il comune di Accadia venne aggregato alla provincia di Avellino, della quale avrebbe fatto parte fino al 1927 quando ritornò alla provincia di Foggia insieme ad Orsara di Puglia (all'epoca Orsara Dauno-Irpina)[1].

La fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento costituirono un periodo di relativo benessere economico, dovuto soprattutto alla fioritura della locale agricoltura, ma l'epidemia di colera del 1910 e l'intensificarsi dell'emigrazione oltreoceano determinarono successivamente l'arretramento delle condizioni economiche del comune. Nel 1921 ad Accadia venne istituita la locale Camera del Lavoro, che pochi anni dopo venne sciolta dai fascisti[9].

 
Piazza dell'Orologio dopo il terremoto del 1930.

I terremotiModifica

Questo territorio - che pure conserva alcune tracce di insediamenti romani - ha dovuto spesso fare i conti con violenti terremoti. Notevoli sono stati soprattutto il terremoto del 1456, il sisma del 1930 e il terremoto dell'Irpinia del 1962. Il paese ha sempre saputo reagire dimostrando di voler valorizzare al meglio una parte consistente della propria realtà urbanistica e architettonica che rappresenta anche la "memoria storica" per l'intera comunità.

I terremoti del 1930 e del 1962 arrecarono ingenti danni all'abitato e ai monumenti, e avviarono il trasferimento della popolazione dal vecchio borgo denominato Rione Fossi verso il pianoro collinare ove sorge il moderno centro abitato. Accadia fu colpita invece solo lievemente dal terremoto dell'Irpinia del 1980[10].

NoteModifica

  1. ^ a b Storia del comune, su Elesh.
  2. ^ Daunia da favola Archiviato il 19 gennaio 2008 in Internet Archive.
  3. ^ Storia Accadia, su paesionline.it. URL consultato il 04-02-2008.
  4. ^ Marina Mazzei, L'oro della Daunia: storia delle scoperte archeologiche : la provincia di Foggia, Foggia, Provincia di Foggia, 2002.
  5. ^ Erminio Paoletta, L'avventura della statua di Accadia dall'arrivo dei Dardani alle sovrapposizioni bizantine, Accadia, 1987.
  6. ^ Informazioni Santuario Monte Crispignano Archiviato l'11 ottobre 2008 in Internet Archive.
  7. ^ Erminio Paoletta, Borgo ignoto : l'assedio di Accadia e le bronzea porta che lo raffigura a Castel Nuovo in Napoli, 1966.
  8. ^ Pietro Colletta, Storia del reame di Napoli, Napoli, 1969.
  9. ^ Concetta De Bellis, Novecento accadiese, Accadia, Comune di Accadia, 2007.
  10. ^ Informazioni storiche su Accadia accadia.net, su accadia.net. URL consultato il 04-02-2008.

BibliografiaModifica

  • Erminio Paoletta, Accadia e Acquatorta, dalla transumanza preistorica sotto gli auspici dell'Acca Idea alla rinascita di Accadia dopo l'assedio aragonese nel contesto dell'antica eptapoli subappenninica, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Capitanata ed del Comune di Accadia;
  • Erminio Paoletta, Storia, arte e latino nella bronzea porta di Castel Nuovo a Napoli : pannelli, vicende e luoghi (Teano, Troia, Accadia), ricognizione epigrafica; esame estetico, confronto fra storiografi dei tre stati coinvolti (Napoli, Roma, Milano) e appendice diplomatica, 1985;
  • Erminio Paoletta, L'avventura della statua di Accadia dall'arrivo dei Dardani alle sovrapposizioni bizantine, 1978;
  • Erminio Paoletta,Borgo ignoto : l'assedio di Accadia e le bronzea porta che lo raffigura a Castel Nuovo in Napoli, 1966;
  • Pietro Colletta, Storia del reame di Napoli, 1969;
  • Angelo Massafra, Problemi di storia delle campagne meridionali nell'età moderna e contemporanea, 1981;
  • Maria Stella Calò Mariani, Rosanna Bianco, Capitanata medievale, Foggia (Italy: Province) - 1998 - 240 pagine;
  • Angelo Massafra, Campagne e territorio nel Mezzogiorno fra Settecento e Ottocento, 1984
  • Consalvo Di Taranto, La Capitanata al tempo dei Normanni e degli Svevi, Foggia (Italy: Province) - 1994 - 165 pagine;
  • Katia Massara, Il popolo al confino la persecuzione fascista in Puglia La persecuzione ..., Ministero Beni Culturali, 1991, ISBN 8871250281
  • Concetta De Bellis, Novecento Accadiese, Aspetti di vita rurale nel borgo di Accadia, Accadia, Comune di Accadia, 2007.
  • Giovanni-Michel Del Franco. Accadia, vita e morte di un paese del Sud Italia. Le Chant des Hommes. 2000.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica