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Storia di Piacenza

AntichitàModifica

 
Il fegato etrusco. Vedi Fegato di Piacenza

Popolata sin dall'antichità, il territorio abitato in origine da stirpi liguri venne conquistato prima dagli Etruschi e poi dai Celti.

La città fu fondata dai romani sulle rive del fiume Po nel 218 a.C., probabilmente su un preesistente insediamento celtico, sul confine tra i territori delle due federazioni degli Insubri e dei Boii sconfitte in precedenza dai Romani. Nello stesso anno nacque la colonia gemella di Cremona. I romani preferirono costruire il castrum su un pianoro alluvionale più alto di 4-5 metri rispetto al territorio circostante aumentando in tal modo la capacità difensiva dell'insediamento. Essendo la zona popolata dai Celti, entrambe le città nacquero come avamposto per consolidare le conquiste in territorio gallico e per tenere a bada le genti celtiche.

Sia Piacenza che Cremona vennero fondate come colonie latine e furono inviati 6.000 coloni latini, specialmente selezionati fra i cavalieri romani. La scelta fu dovuta particolarmente all'incombente minaccia di una seconda guerra punica con Annibale che, alla guida dell'esercito cartaginese, aveva appena vinto la battaglia del Ticino e si preparava alla conquista di queste zone. Dopo aver espugnato Casteggio, Annibale vinse anche la battaglia della Trebbia nel corso della quale caddero circa 20.000 soldati romani. Placentia seppe resistere: il territorio paludoso fu bonificato, la produzione di grano, orzo e miglio fu incrementata, si iniziò anche la tessitura della lana, quindi divenne un importante municipio romano con un attivo porto lungo il fiume Po durante la Repubblica e l'Impero. Il fiume e la via Emilia, che la congiungeva con Ariminum o Rimini, già allora caratterizzavano la vocazione logistica della città. Lo schema viario romano con "cardo" e "decumano" è ancora ben visibile nel centro storico. Uno storico dell'epoca testimonia inoltre dell'esistenza di un anfiteatro "che volge verso il Po" di cui purtroppo non è rimasto nulla. La sua ubicazione sarebbe, secondo lo storico, nella zona dell'attuale Via Campo della Fiera. Essendo città di frontiera, subisce vari saccheggi e distruzioni, ma sempre si risolleva e durante l'epoca di Augusto era una città rinomata. Procopio la definisce "Urbs Aemiliae Princeps", Cornelio Tacito la descrive come "colonia potente per forze e per ricchezze" e secondo Strabone era, insieme alla vicina Cremona, una delle città più celebri della Pianura padana.

In era cristiana i cittadini di Placentia costruiscono piccoli sacelli dedicati ai martiri del luogo, tra cui Antonino. Centurione romano della legione Tebea, cristianizzò la popolazione della zona all'inizio del IV secolo e fu martirizzato sotto Diocleziano. Divenne patrono della città che lo onorò con la costruzione di una basilica che porta il suo nome.

Nel 476 d.C., proprio a Piacenza si concluse il ciclo storico dell'Impero Romano d'Occidente con l'uccisione del generale Flavio Oreste e la successiva deposizione dell'ultimo imperatore, Romolo Augusto, ad opera del re degli Eruli Odoacre.

MedioevoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ducato di Piacenza.

Caduto l'Impero Romano, la città fu saccheggiata e ricostruita in seguito alle invasioni barbariche. Si ritrovò al centro della guerra tra i Goti e le truppe dell'Impero Romano d'Oriente. Le sorti cittadine si risollevarono quando divenne sede comitale longobarda e vi fu stabilita la sede di un ducato longobardo.

Grande importanza ebbe nel 614 la fondazione dell'abbazia di San Colombano a Bobbio, attivissimo centro di evangelizzazione e di rinascita agricola sotto la protezione del Papa, che a partire dal vasto feudo reale ed imperiale monastico diede impulso all'agricoltura con il recupero di aree incolte o abbandonate, le bonifiche e le migliorie agronomiche con il recupero e la diffusione di vigneti (fra cui l'antico Gutturnium[1]), castagneti, oliveti, mulini e frantoi. I monaci diedero, inoltre, un notevole apporto alimentare grazie agli allevamenti ed alla conservazione degli alimenti, proteine e grassi, come olio, burro, formaggi, salumi, grazie a sale e spezie; inoltre si adoperarono per la riapertura delle vie commerciali e delle vie del sale ed il commercio dalla pianura lungo il Po e il Ticino e verso la marittima ligure con conscambi di merci varie come olio, sale, spezie, legname, carne, ecc.

Con la dominazione dei Franchi (dal IX secolo) si ha una consistente rinascita. Importanza sempre maggiore ebbe intorno all'anno Mille, quando si registrò anche una crescita demografica ed economica, essendo posta lungo la Via Francigena che portava in città numerosi pellegrini e mercanti.

Con l'affermazione dell'Sacro Romano Impero periodo feudale, sorgono nuove classi sociali, tra le quali un intraprendente ceto mercantile e artigianale, ma anche feudatari rurali che si uniscono al governo della città.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Contea di Piacenza.

Il primo re dei Franchi, Carlo Magno, instaurò le contee in Italia sul modello dei Franchi. Il primo conte registrato di Piacenza e l'unica nota dal regno di Carlo Magno, è stato nominato Aroinus[2].

Il 3 giugno 870, Ludovico II concesse alla regina Engelberga il monastero di San Pietro nella contea di Piacenza insieme a sette manieri per sostenere il convento di San Sisto, che aveva da poco fondato all'interno delle mura di Piacenza. Nell'874 Ludovico estese il suo controllo dell'acquedotto di sistema nella contea, nonché il diritto di alcuni materiali da costruzione e di un canale.[3]

L'antica e ricca abbazia di Bobbio era limitrofa alla contea di Piacenza e alcuni suoi abati erano spesso in conflitto con i conti, il cui confine territoriale non coincideva con i ben più ampi territori feudali soggetti al monastero bobbiese ed inseriti per la parte piacentina nel grande Feudo monastico di Bobbio per donazione regia ed imperiale. Nel 929, un grande processo si svolse a Pavia a diversi nobili piacentini accusati di usurpare le terre di Bobbio. Il conte Raginerio e suo fratello vescovo Guido, sono stati tra questi, così come il futuro conte, Gandolfo.[4]

 
Marche del Regno d'Italia

Nell'891 Guido II di Spoleto, imperatore (891-894) e re di Italia (889-894) istituì a Milano la marca di Lombardia e vi incluse i comitati di Parma, Piacenza, Reggio e Modena. Nel 950-951 il re Berengario II terminò la riorganizzazione del territorio del nord Italia, iniziata da Ugo di Provenza costituendo la Marca Obertenga[5]: la Marca di Milano o di Lombardia assieme alla Marca di Genova furono affidate a Oberto I, capostipite della casata degli Obertenghi, assieme ai comitati di Luni, Tortona, Milano, Genova, Pavia e Bobbio (feudo monastico imperiale) in modo diretto e Parma, Piacenza e Cremona con il ramo adalbertino-obertengo dei Pallavicino che furono direttamente anche conti di Piacenza con Adalberto II Pallavicino; con l'imperatore Ottone I si ebbe la fisionomia definitiva. In quella fase storica, tuttavia, si stava realizzando la trasformazione del potere comitale in quello politico episcopale.

Nel 997[6] il vescovo riceve dall'imperatore Ottone III i poteri comitali sulla città, comes civitatis, mentre nel contado gli Obertenghi, che hanno il titolo di marchese e conte palatino del Sacro Romano Impero, sono conti della contea, comes comitatus, dove la contea venne stabilito che iniziava a tre o quattro miglia al di fuori delle mura della città. Nasce così anche a Piacenza la figura del vescovo-conte. Simili ai contadi i territori non cittadini sulle colline e montagne piacentine appartenenti ai monasteri "regi"[7] che si formarono in epoca longobarda e carolingia con particolari esenzioni e diritti feudali, come l'Abbazia di Bobbio, il Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, il Monastero di Santa Brigida d'Irlanda di Piacenza, l'Abbazia dei santi Salvatore e Gallo di Val Tolla e il Monastero di San Sisto di Piacenza.

Nel 1095 papa Urbano II indice da Piacenza, dove era tornato in auge un sentimento filopapale, un'importante Concilio nel quale vengono lette le suppliche d'aiuto dell'imperatore di Costantinopoli contro gli "Infedeli". Il luogo di quest'evento è identificabile oggi in Piazza delle Crociate, in Via Campagna. Il Concilio di Piacenza fu seguito da quello di Clearmont, in Francia, da dove fu ufficialmente indetta la Prima Crociata cristiana contro gli infedeli che infestavano la Terra Santa.

 
Città facenti parte della prima e della seconda Lega Lombarda

Fu un importante Libero Comune (dal 1126) aderente alla Lega Lombarda e nell'XII secolo partecipò alla guerra contro il Barbarossa, scendendo in campo con gli altri comuni della Lega Lombarda nel 1176 (fra i quali vi era anche Bobbio) in occasione della battaglia di Legnano.

Non lontano dalla città, si tennero i placiti imperiali o diete a partire dagli inizi dell'XI secolo: nel 1154 e 1158 le due più importanti e solenni tra quelle convocate dall'imperatore Federico Barbarossa. Nella prima l'imperatore illustrò le direttive della propria politica italiana mettendo al bando le guerre tra i comuni lombardi e nella seconda si prefisse di restaurare l'autorità imperiale (che risultò inattuabile vista la strenua resistenza dei comuni). Esse si svolsero nei "pratae runcaliae" così come attestano i documenti antichi pubblicati nei Regesti, che era il luogo prossimo all'abbazia di San Pietro presso "Caput Trebiae" (Cotrebbia vecchia), in quello che poi sarebbe diventato territorio comunale di Calendasco. Dopo varie inondazioni del fiume Po, venne edificata Cotrebbia Nuova.

 
L'Italia nel 1499

Piacenza combatté con successo contro i comuni confinanti di Cremona, Pavia e Parma, riuscendo ad allargare i suoi domini al contado e strappando ai Malaspina e al vescovo di Bobbio il controllo delle vie commerciali per Genova, dove già erano insediati i primi banchieri piacentini. In questo secolo, nonostante le poco fruttuose lotte contro l'imperatore Federico II di Svevia, conquistò qualche caposaldo sulla sponda lombarda del Po.

Il 30 aprile del 1183 i plenipotenziari dell'Imperatore Federico Barbarossa e i delegati della Lega Lombarda si riunirono a Piacenza. Erano passati sei anni dalla battaglia di Legnano (1176), dalla clamorosa ed inaspettata sconfitta dell'Imperatore ad opera dei comuni che avevano giurato a Pontida nel 1167 fra i quali Piacenza e Bobbio. Nel pronao della basilica di Sant'Antonino i rappresentanti delle due parti firmarono il protocollo contenente i preliminari della pace che sarebbe stata ufficialmente sancita a Costanza lo stesso anno[8]. Nel monastero di Santa Brigida il 21 gennaio 1185 venne poi firmata la ratifica della pace di Costanza da parte dei delegati della Lega Lombarda[9].

Le attività mercantili e agricole assai fruttuose nei secoli XII e XIII, portarono ad un notevole arricchimento urbanistico della città. Dalla seconda metà del XIII secolo furono frequenti le lotte intestine per il potere e l'amministrazione e quindi si susseguirono alla guida del territorio di Piacenza e del circondario i Pallavicino signori di Piacenza fino a Oberto II Pallavicino (1250-1269), e poi furono signori di Piacenza Carlo I d'Angiò (1269-1285) e Alberto Scotti (o Scotto) eletto nel 1290 signore perpetuo della città che resse fino al 1304 e poi con interruzioni sino al 1313. Sotto quest'ultimo governante, mercante e banchiere che fu signore anche di Tortona e Novara e per breve tempo di Milano, nel 1313, quando fu assediato e vinto dal duca di Milano Galeazzo I Visconti che divenne anche signore di Piacenza (1313-1322), nel 1322 lasciò la signoria piacentina al figlio Azzone Visconti ed alla moglie Beatrice d'Este, ma nell'ottobre dello stesso anno furono cacciati dalla rivolta guelfa di Obizzo Landi (1322-1327) e l'occupazione papale da parte del legato pontificio il cardinale Bertrando del Poggetto (1327-1330) e del re Giovanni I di Boemia (1330-1336). Nel 1336, Pinalla Aliprandi, a capo di una parte dell'esercito di Azzone Visconti, devastò le terre intorno a Piacenza e partecipò all'assedio della città, che capitolò nelle mani dei Visconti e rimase in loro dominio fino al 1447.

I Visconti, Signori di Piacenza furono: Azzone Visconti (1336-1339), Luchino Visconti (1339-1349), Giovanni Visconti (1349-1354), Matteo II Visconti (1354-1355), Galeazzo II Visconti (1355-1378), Bernabò Visconti (1378-1385) e Gian Galeazzo Visconti (1385-1402). Il duca Gian Galeazzo riformò lo statuto cittadino e trasferì temporaneamente a Piacenza la sede dell'università di Pavia.

Subito dopo la morte del duca Gian Galeazzo Visconti, nel 1403 avvengono dei disordini nel ducato fra guelfi e ghibellini, le famiglie guelfe di Piacenza cacciarono gli Anguissola e Ottobuono de' Terzi, già divenuto signore di Parma, divento signore di Piacenza per conto della camera ducale milanese fino al 1406, quando Facino Cane occupò Piacenza diventandone signore fino al 1412, quando fu ripristinato il dominio ducale visconteo con il duca Filippo Maria Visconti (1412-1447). Passerà poi, dopo un terribile assedio che si concluse con la deportazione di migliaia di cittadini, agli Sforza cui resterà fino al 1499.

Le lotte per il potere in città, iniziate nel XIII secolo, lasciarono un'eredità di profonde divisioni interne anche durante il periodo visconteo-sforzesco e la prima età moderna, sia tra i ceti dominanti, sia tra la popolazione, dando luogo a una vivace dinamica di scontri di fazione tra le parti dei guelfi e ghibellini. Tra le maggiori famiglie guelfe piacentine sono da annoverare gli Scotti, i Fontana, i Malvicini, i Banduchi, i Fulgosi; tra i ghibellini i Landi e gli Anguissola[10].

Evo ModernoModifica

 
Italia. Cambiamenti territoriali (1495-1535)

Su una moneta del XVI secolo è impresso il motto: "Placentia floret" poiché la città stava nuovamente sbocciando grazie al lavoro delle campagne circostanti. Sempre nel corso del cinquecento vennero ricostruite le mura cittadine.

Nel cinquecento la signoria di Milano su Piacenza fu sostituita da un'alternanza di governi Francesi e Pontifici. Nel 1508 si formò la Lega di Cambrai che vedeva Luigi XII di Francia, papa Giulio II ed altri, alleati contro la Repubblica di Venezia, il tutto portò in più fasi alla guerra della Lega di Cambrai, durata dal 1508 al 1516.

Nel 1510 l'alleanza franco-pontificia si ruppe e Giulio II si alleò con Venezia contro la Francia, e nell'agosto dello stesso anno il pontefice alla testa delle sue truppe conquistò Modena, Reggio, Parma e Piacenza. Nella primavera del 1511 le truppe francesi ripresero le ostilità riconquistando velocemente le posizioni fino alla Romagna. La risposta del papa fu la Lega Santa che non cambiò le posizioni e si arrivò nel 1512 alla battaglia di Ravenna che determinò la sconfitta del pontefice ed il ritiro temporaneo delle truppe, mentre anche i francesi subendo molte perdite dovettero lasciare l'Italia. Nell'estate 1512 il papa si alleò con gli svizzeri e, mentre loro occupavano Milano, le truppo pontificie rioccuparono la Romagna e tutta l'Emilia fino a Piacenza; quindi gli svizzeri posero sul trono del Ducato di Milano Massimiliano Sforza, primogenito di Ludovico il Moro. La morte di Luigi XII, avvenuta il 1º gennaio 1515, portò Francesco I, nipote acquisito di Giulio II, al trono; rivendicato il titolo di duca di Milano, mosse immediatamente in Italia per reclamare i propri diritti contro gli Sforza e gli svizzeri. Il 13 settembre le truppe francesi attaccarono gli svizzeri nella battaglia di Marignano che determinò la vittoria francese, quindi Francesco I avanzò verso Milano conquistando la città il 4 ottobre e rimuovendo gli Sforza dal trono, nel mese di dicembre incontrò papa Leone X a Bologna, che consegnò Parma e Piacenza a Francesco I e Modena e Reggio al Duca di Ferrara, Modena e Reggio Il trattato di Noyon del 1516, chiuse la guerra della Lega di Cambrai e riconobbe le posizioni internazionali, mentre con il Concordato di Bologna il papa rinunciava a Parma e Piacenza.

Piacenza fu quindi governata dalla monarchia francese fino al 1521, poiché Francesco I con il possesso del Milanese, rivendicava anche il Piacentino di cui aveva fatto parte sotto le dominazioni delle due famiglie lombarde dei Visconti e degli Sforza.

Nel 1519 morì l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo lasciando la carica vacante; nonostante i tentativi di Francesco I di concorrere alla corona, Carlo d'Asburgo, nipote di Massimiliano fu eletto imperatore con il nome di Carlo V d'Asburgo arrivando a possedere le corona di Spagna, Austria, Sacro Romano Impero, Napoli, Sicilia e Sardegna, le Fiandre, buona parte dei Paesi Bassi e il Lussemburgo, generando una situazione di accerchiamento nei confronti della Francia.

La guerra d'Italia del 1521-1526 modificò la situazione, nella primavera del 1521 l'imperatore Carlo V strinse con il papa Leone X un'alleanza segreta per la cacciata dei francesi dall'Italia, e si diede inizio alle Operazioni in Val Vestino con il passaggio nella valle di circa 2.000 lanzichenecchi svizzeri e tedeschi al soldo di Carlo V provenienti dalla città di Trento e diretti verso il ducato di Milano. I lanzichenecchi parteciparono sotto le direttive della Chiesa alla conquista di Parma e Piacenza dopo l'assedio di Parma. Piacenza passò quindi allo Stato Pontificio sotto la reggenza di papa Leone X, rimanendoci per un breve periodo, in quanto nel 1545 divenne capitale del ducato di Piacenza e Parma sotto la famiglia Farnese.

La guerra per Milano proseguì con la sconfitta francese nella Battaglia di Vaprio d'Adda ed il ritorno degli Sforza con Francesco II Sforza nel ducato, la battaglia fu vinta dalle truppe di papa Leone X e dell'imperatore Carlo V, coalizzate ed aiutate dalla popolazione lombarda, che si sentiva vessata fortemente da un dominio considerato estraneo. La definitiva occupazione di Milano si ebbe nel 1522 dopo la battaglia della Bicocca e di Genova, la guerra poi si trascinò per altri tre anni terminando il 24 febbraio 1525, con la battaglia di Pavia, ove i francesi furono pesantemente sconfitti dagli imperiali e lo stesso re Francesco I di Francia catturato fu portato, umiliato, prigioniero in Spagna.

La guerra d'Italia finì quindi nel 1526 con il Trattato di Madrid, la pace di Cambrai e la successiva pace di Cateau-Cambrésis del 1559 porranno però definitivamente le basi della dominazione Asburgica sull'Italia, sia dal ramo spagnolo che austriaco, il Ducato di Parma e Piacenza e gli altri stati erano feudi del Sacro Romano Impero e come tali erano legati indirettamente agli Asburgo d'Austria che reggevano l'Impero. La Spagna poi esercitava pressione su questi stati controllando il più grande di tali feudi, ovvero Milano. Rimarranno indipendenti solo lo Stato Pontificio, la Repubblica di Venezia e il Ducato di Savoia.

Ducato di PiacenzaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ducato di Piacenza e Parma.
 
Mappa dell'Italia nel 1559, alla fine delle guerre del XVI secolo.

A fondare il ducato fu papa Paolo III e il primo duca fu suo figlio Pierluigi Farnese che volle fare di Piacenza la sua capitale e fece cominciare i lavori di costruzione di Palazzo Farnese che sarebbe diventata la sua base operativa. Questo resterà incompleto in quanto il Duca morirà due anni più tardi; infatti l'arrivo dei Farnese aveva allertato la nobiltà terriera dei dintorni che sentiva minacciata la propria supremazia. Si creò una congiura e Pierluigi Farnese venne pugnalato da un esponente della nobiltà piacentina, che era stato ricevuto amichevolmente a corte, e il suo cadavere fu scaraventato dai congiurati fuori dalla finestra, finendo nel sottostante fossato. Le fonti identificano l'assassino come il leader della famiglia Anguissola. Secondo le stesse fonti costui sarebbe anche tra l'altro l'ideatore del complotto. Si avvicendarono alla guida del Ducato altri sette duchi, tra i quali spiccano Ottavio (figlio di Pier Luigi e seppellito nella chiesa di San Sisto), Alessandro, Ranuccio. Ottavio, in seguito all'assassinio del padre, spostò per ovvie ragioni di sicurezza la capitale a Parma, cambiando di conseguenza la titolatura del ducato in Ducato di Parma e Piacenza, si impossessò di Borgo Val di Taro (PR) e dello Stato Pallavicino (territorio della pianura lungo il Po, al confine tra le attuali province di Piacenza e Parma), introdusse l'industria della seta e del velluto oltre a rinnovare i catasti. Alessandro, che aveva partecipato alla battaglia di Lepanto nel 1571, riconquistò le Fiandre.

Sotto Ranuccio I vennero promulgate le costituzioni e fu nominato il governatore. Tempi duri invece si ebbero sotto di Odoardo, quando su trentamila piacentini, seimila morirono di fame e tredicimila perirono colpiti dalla peste. Ci furono avanzate di soldati francesi nel territorio ducale che spadroneggiavano in città e nel contado; la popolazione era in preda a scorribande di banditi. Nel 1682 Ranuccio II annesse al proprio ducato il feudo di Bardi e Compiano comprati dai Doria. L'importante cardinale Giulio Alberoni divenne primo ministro spagnolo dopo aver favorito le nozze tra Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna e da questo momento la città e il resto del ducato andarono ai Borbone.

Dominio borbonicoModifica

Dal 1731 al 1859 vi fu il dominio borbonico, dapprima con i figli di Elisabetta Farnese Carlo I e Filippo I e poi con il figlio di quest'ultimo Ferdinando I. Nel corso del XVIII secolo, mancando in città la corte ducale, vennero edificati numerosi palazzi che le altrettanto famiglie nobili (come gli Scotti, i Landi e i Fogliani) costruirono per ostentare le proprie ricchezze ed il proprio potere. Nel 1746, durante la guerra di successione austriaca, la città fu teatro di una violenta battaglia tra le truppe austro-sarde e quelle franco-spagnole. Il ministro Du Tuillot fu ricordato per l'impulso riformista che permeò la sua attività politica.

Epoca napoleonica ed austriacaModifica

 
I francesi passano il Po a Piacenza il 7 maggio 1796, Giuseppe Pietro Bagetti

Nel 1802 la città fu annessa alla Repubblica francese di Napoleone che, con la coscrizione obbligatoria, inviò i giovani piacentini a combattere le battaglie di Russia, Spagna e Germania. Napoleone e le sue truppe saccheggiarono abbondantemente Piacenza, spogliandola di tantissime opere che tuttora sono esposte nei musei francesi. Il governo di Maria Luigia d'Austria (1814-1847) fu una sorta di regno illuminato per i piacentini di città e del contado che la ricordarono a lungo; la devozione a questo personaggio era tale che moltissime delle infanti che nacquero in questo periodo e in quello subito successivo presero il nome da lei, in segno di tributo. La duchessa bonificò ampi territori, fece costruire ponti lungo la Trebbia e il torrente Nure, avviò iniziative scolastiche ed artistiche.

L'unione con l'ItaliaModifica

Allontanate le truppe austriache dalla città tra la popolazione e le milizie croate (appartenenti all'esercito austriaco), con un plebiscito del 10 maggio 1858 Piacenza chiese l'annessione al nascente Regno d'Italia, allora ancora Regno di Sardegna (su 37.585 votanti, ben 37.089 vollero seguire le sorti del Piemonte e dei Savoia). Il 14 maggio una delegazione composta da illustri cittadini come Pietro Gioja, portava al re Vittorio Emanuele II, accampato nei pressi di Verona, i risultati del plebiscito. Il monarca proclamava così Piacenza Primogenita dell'Unità d'Italia, titolo -quello di "Primogenita d'Italia"- di cui la città ancora si vanta. Il massiccio arruolamento dei piacentini fra le truppe volontarie guidate da Giuseppe Garibaldi rappresentano la continuazione dell'impegno a favore dell'indipendenza. Il primo sindaco cittadino, una volta unificata l'Italia, fu Faustino Perletti (nato a Calendasco nel 1815 e morto a Firenze nel 1878) nominato con Regio decreto del 18 marzo 1860 del re Vittorio Emanuele; la prima seduta del consiglio comunale fu il 23 marzo 1860.

Il 3 giugno 1865 fu inaugurato il primo ponte ferroviario. Nel 1891 l'atto costitutivo della prima Camera del Lavoro italiana fu firmato proprio a Piacenza come tentativo di tutela dei lavoratori.

Nel 1923 il territorio comunale venne ampliato con l'aggregazione dei comuni limitrofi di Mortizza, San Lazzaro Alberoni e Sant'Antonio Trebbia[11].

Le due guerre mondiali interessarono la città e la provincia, vista anche la notevole partecipazione dei piacentini nell'esercito e nelle formazioni partigiane venutesi a creare successivamente all'armistizio dell'8 settembre.

Piacenza contemporaneaModifica

Durante la Seconda guerra mondiale la città fu pesantemente colpita dai bombardamenti aerei degli Alleati che fecero crollare anche l'importante ponte ferroviario sul Po, la stazione ferroviaria, l'ospedale e l'arsenale oltre a porzioni del centro storico. Fuori città, in collina e sull'Appennino, erano attivi diversi nuclei di partigiani che combattevano l'esercito tedesco.

Nella seconda metà del XIX secolo e nella prima del XX nuove iniziative imprenditoriali diedero un notevole impulso allo sviluppo economico ed industriale, ma anche alla modernizzazione delle aziende agricole. Per questa vocazione agricola e considerata anche la forte tradizione cristiana, l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano inaugurò in città la prima facoltà negli anni cinquanta, quella di Agraria, nel distaccamento piacentino dell'ateneo.

La posizione centrale, l'importante nodo ferroviario e il passaggio di due importanti autostrade, continuano a favorire lo sviluppo economico ed industriale di Piacenza e dei dintorni fino ai giorni nostri in cui si sta sviluppando e ampliando un polo logistico nella periferia cittadina.

Ottenuto negli ultimi anni il titolo di "città d'arte" (come i comuni di Bobbio, Cortemaggiore e Castell'Arquato), Piacenza ha visto aumentare la presenza turistica. Piacenza vede essere pure sul tratto padano della Via Francigena, importante via antica percorsa da Sigerico.

La città attualmente si distingue per l'impegno a favore dell'UNICEF.

Voci correlateModifica

NoteModifica

  1. ^ Storia del Gutturnio
  2. ^ (FR) François Bougard, "Entre Gandolfinigi et Obertenghi: les comtes de Plaisance aux Xe et XIe siècles", Mélanges de l'Ecole française de Rome: Moyen-Âge, 101,1 (1989), pp. 11–66.
  3. ^ (EN) Charles E. Odegaard, "The Empress Engelberge", Speculum, 26, 1 (1951), pp. 77–103, at p. 88.
  4. ^ (EN) Alexander O'Hara and Faye Taylor, "Aristocratic and Monastic Conflict in Tenth-Century Italy: The Case of Bobbio and the Miracula sancti Columbani", Viator, 44, 3 (2013), pp. 43–62.
  5. ^ Le Marche d'Italia sull'Enciclopedia Treccani
  6. ^ M.G.H. Diplomata Ottonis III n. 250 p.666
  7. ^ Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi, p. 120.
  8. ^ La pace di Costanza (1183). Un difficile equilibrio di poteri fra società italiana ed impero, Atti del convegno, Milano - Piacenza, 27-30 aprile 1983, Bologna 1984.
  9. ^ La chiesa di Santa Brigida di Piacenza sul portale Chieseitaliane.chiesacattolica.it della Cei
  10. ^ Roberto Bellosta, Le "squadre" in Consiglio: assemblee cittadine ed élite di governo urbana a Piacenza nella seconda metà del Quattrocento tra divisioni di parte e ingerenze ducali, in "Nuova Rivista Storica", LXXXVII (2003), pp. 1-54.
  11. ^ Regio Decreto 8 luglio 1923, n. 1729

BibliografiaModifica

  • Storia di Piacenza, 6 volumi, Piacenza 1980-2002
  • Pietro da Ripalta, Chronica placentina, nella trascrizione di Iacopo Mori, a cura di Mario Fillia e Claudia Binello, Piacenza 1995
  • AA.VV., Le antiche famiglie di Piacenza e i loro stemmi, Piacenza 1979
  • (FR) Pierre Racine, "Plaisance du Xe à la fin du XIIIe siècle. Essai d'histoire urbaine", Lille, 1977, 3 vol.
  • Armando Siboni, Le antiche Chiese, Monasteri e Ospedali della città di Piacenza, Piacenza 1986
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