Stornello

forma estemporanea di poesia popolare cantata, tipica dell’Italia centromeridionale, d’argomento amoroso o satirico, formata da quinari (di solito con un’invocazione a un fiore) e da due endecasillabi di cui il secondo rima con il verso d’apertura
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il politico italiano, vedi Salvatore Stornello.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il canto lirico popolare monostrofico tipico della Romagna, vedi Stornella.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando un tipo di uccello passeriforme, vedi Storno.

Lo stornello (da non confondersi con la stornella romagnola) è un tipo di poesia generalmente improvvisata, molto semplice, d'argomento amoroso o satirico, affine alla filastrocca. Lo stornello è tipico dell'Italia centrale, in particolare Toscana, Lazio e Marche, successivamente si è diffuso anche nell'Italia meridionale.

Secondo alcuni storici della letteratura e della musica, il termine stornello deriverebbe dall'uso di cantare a storno e a rimbalzo di voce da un luogo a un altro.[1]

StrutturaModifica

Questo tipo di componimento è costituito da un numero imprecisato di strofe dalla struttura molto semplice. Ogni strofa è solitamente composta da tre versi:

  • il primo verso è un quinario, e generalmente contiene l'invocazione a un fiore;
  • gli altri due sono endecasillabi, di cui il primo è in consonanza e il secondo in rima col verso d'apertura.

In genere questo tipo di componimento viene cantato o accompagnato da musica.

Un esempio tipico di stornello "con fiore" è presente nella Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni:

«Fior di giaggiolo, Gli angeli belli stanno a mille in cielo, Ma bello come lui ce n'è uno solo.»

(Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, Cavalleria rusticana)

Stornelli romaniModifica

Gli stornelli romaneschi, nati dall'improvvisazione e dall'estro di un momento, traggono la loro forza dall'autenticità e dalla genuinità di un intero popolo. Brevi e immediati, cantati dalle popolane come “sfottò” da balcone a balcone, o drammaticamente interpretati dai carcerati di Regina Coeli, venivano ripresi e tramandati da cantori di strada, da carrettieri o venditori, per le vie di Roma e dei paesi vicini. Un aspetto pittoresco e popolare della vita quotidiana, legato alla passione per il divertimento, la battuta e la tavola. Ecco allora, se il vino “fa cantà”, nascere, in occasione di un'allegra gita “fuori porta”, “'Na gita a li castelli”, o in occasione di una serata passata tra amici in una fraschetta, l'“Osteria dell'Appia Antica”.

Gli stornelli a dispetto sono una forma, tipicamente romana, di insultarsi a vicenda e la base del gioco è quella di attendere la fine della strofa senza reagire per poi restituire la cortesia consci di poter terminare l'attacco.

Stornelli della Grecìa salentinaModifica

Noti sono anche gli stornelli salentini, a contrasto (cioè in veste di sfottò) o amorosi. In particolare, sono caratteristici gli stornelli in lingua grika, cantati nell'antica lingua grecofona della Grecìa Salentina.

NoteModifica

  1. ^ Virgilio Savona e Straniero, Canzoni italiane, vol. 1, Fabbri Editori, 1994, pp. 145-150.

Voci correlateModifica

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