Sun Yang

nuotatore cinese
Sun Yang
Incheon AsianGames Swimming 34.jpg
Sun Yang nel 2014.
Nazionalità Cina Cina
Altezza 198 cm
Peso 89 kg
Nuoto Swimming pictogram.svg
Specialità Stile libero
Record
1500 m s.l. 14'31"02 Record mondiale (2012)
Carriera
Squadre di club
Zhejiang Swimming Team
Nazionale
2007- Cina Cina
Palmarès
Giochi olimpici 3 2 1
Mondiali 12 2 3
Mondiali in vasca corta 0 0 1
Giochi asiatici 9 5 0
Campionati asiatici 8 0 0
Per maggiori dettagli vedi qui
Statistiche aggiornate al 22 luglio 2019

Sun Yang[1] (孙杨S; Hangzhou, 1º dicembre 1991) è un nuotatore cinese, specializzato nelle medie e lunghe distanze dello stile libero. Ha vinto i 1500 m e i 400 m stile libero ai Giochi Olimpici di Londra nel 2012 e i 200 m stile libero in quelli di Rio de Janeiro nel 2016.

BiografiaModifica

Carriera sportivaModifica

Ai Giochi Olimpici casalinghi di Pechino del 2008 arriva ottavo nella finale dei 1500 stile libero, vinta dal tunisino Oussama Mellouli, seguito dall'australiano Grant Hackett e dal canadese Ryan Cochrane.

Nel 2009, ai Mondiali di Roma, ottiene il bronzo nei 1500 stile libero sempre dietro a Mellouli e a Cochrane.

Nel 2010, l'anno della consacrazione, ottiene due ori ai Giochi Asiatici, nei 1500 stile libero e nella staffetta 4x200 stile libero, e tre argenti, nei 200 m, 400 m e 800 m stile libero.

Nel 2011, ai Mondiali di nuoto di Shanghai, dopo aver ottenuto durante l'anno tutti i migliori crono dai 200 m ai 1500 m stile libero, viene battuto dal sudcoreano Park Tae-hwan nei 400 metri stile libero, ma vince negli 800 m stile libero battendo Ryan Cochrane e nei 1500 stile stabilendo il nuovo record del mondo, che durava da 10 anni, battendo sempre Cochrane. Vince, inoltre, un bronzo nella staffetta 4x200 stile libero dietro agli Stati Uniti e alla Francia.

Ai Giochi della XXX Olimpiade di Londra del 2012 vince due ori nei 400 m e nei 1500 m stile libero, migliorando ulteriormente il suo record del mondo di quasi 3 secondi, un argento ex-aquo nei 200 m stile libero con Park Tae-hwan, battuti entrambi dal francese Yannick Agnel, e un bronzo nella staffetta 4x200 ancora una volta dietro agli Stati Uniti e alla Francia.

Nel 2013 ai campionati mondiali di Barcellona conquista l'oro nei 400 metri stile, davanti al giapponese Kōsuke Hagino e all'americano Connor Jeager, negli 800 metri stile libero davanti allo statunitense Michael McBroom e al canadese Ryan Cochrane, e nei 1500 metri stile libero sopravanzando lo stesso Cochrane e l'italiano Gregorio Paltrinieri. A queste si aggiunge poi il bronzo nella staffetta 4x200 metri stile libero in cui, da ultimo frazionista, risale dalla quinta alla terza posizione con un incredibile crono lanciato di 1:43.16, recuperando quasi due secondi e mezzo a Takeshi Matsuda e più di due secondi a Jérémy Stravius.

Durante il mese di maggio del 2014, viene trovato positivo alla trimetazidina, sostanza stimolante proibita, e viene sospeso per tre mesi, fino al 17 agosto, dalla federazione di nuoto cinese, in modo da potersi presentare ai Giochi Asiatici.[2][3]

Nel 2015 ai campionati mondiali di Kazan' conquista l'oro nei 400 e negli 800 metri stile libero, e l'argento nei 200 metri stile libero rinunciando alla finale dei 1500 per un misterioso incidente avvenuto nel riscaldamento.

Nel 2016 ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro conquista l'oro nei 200 metri stile libero e l'argento nei 400 metri stile libero.

Ai Campionati mondiali di nuoto 2017 a Budapest conquista l'oro nei 200 metri (davanti a Townley Haas e Aleksandr Krasnykh) nei 400 metri stile libero (davanti a Mack Horton e a Gabriele Detti).

Il 4 settembre 2018, viene sottoposto ad un controllo antidoping a sorpresa presso la sua villa nella provincia di Zhejiang. Dopo i prelivi di sangue e urine, ordina alle proprie guardie del corpo di distruggere le fiale, che vengono quindi infrante a colpi di martello, impedendo l'esecuzione dei test.[4]

La FINA nel gennaio 2019 apre un'inchiesta, ma conclude per l'assoluzione dell'atleta per la mancata violazione delle norme antidoping.

L’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) successivamente ricorre al Tribunale Arbitrale dello Sport chiedendo di squalificare l'atleta, da due a otto anni.[4] Nel corso del giudizio, Sun Yang proclama di essere esente da responsabilità e lamenta che solo uno dei tre ispettori antidoping il giorno del controllo aveva con sé il tesserino identificativo e che pertanto poteva legittimamente rifiutare di sottoporsi all'esame.[5] Porta a testimoniare la madre ed il medico personale Ba Zhen (noto per essere stato squalificato un anno per doping tra il 2014 e il 2015).[4]

PalmarèsModifica

Londra 2012: oro nei 400m sl e nei 1500m sl, argento nei 200m sl e bronzo nella 4x200m sl.
Rio de Janeiro 2016: oro nei 200m sl e argento nei 400m sl.
Roma 2009: bronzo nei 1500m sl.
Shanghai 2011: oro negli 800m sl e nei 1500m sl, argento nei 400m sl e bronzo nella 4x200m sl.
Barcellona 2013: oro nei 400m sl, negli 800m sl e nei 1500m sl e bronzo nella 4x200m sl.
Kazan 2015: oro nei 400m sl e negli 800m sl e argento nei 200m sl.
Budapest 2017: oro nei 200m sl e nei 400m sl.
Gwangju 2019: oro nei 200m sl e nei 400m sl.
Hangzhou 2018: bronzo nella 4x200m sl.
Canton 2010: oro nei 1500m sl e nella 4x200m sl, argento nei 200m sl e nei 400m sl.
Incheon 2014: oro nei 400m sl, nei 1500m sl, nella 4x100m sl e argento nei 200m sl.
Giacarta 2018: oro nei 200m sl, nei 400m sl, negli 800m sl e nei 1500m sl, argento nella 4x100m sl e nella 4x200m sl.
Foshan 2009: oro nei 400m sl, nei 1500m sl e nella 4x200m sl.
Dubai 2012: oro nei 200m sl, nei 400m sl e nei 1500m sl.

NoteModifica

  1. ^ Nell'onomastica cinese il cognome precede il nome. "Sun" è il cognome.
  2. ^ Nuoto, doping : la Cina assolve Sun Yang. "Curava il cuore non barava", su gazzetta.it. URL consultato il 26 novembre 2014.
  3. ^ Sun Yang è il cattivo perfetto, su L'Ultimo Uomo, 26 luglio 2019. URL consultato il 17 novembre 2019.
  4. ^ a b c Sky Sport, Doping, processo Sun Yang | Sky Sport, su sport.sky.it. URL consultato il 17 novembre 2019.
  5. ^ Nuoto, Sun Yang respinge le accuse doping: "Ispettori senza documenti necessari", su Repubblica.it, 15 novembre 2019. URL consultato il 17 novembre 2019.

Voci correlateModifica

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