Šuppiluliuma I

sovrano ittita
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Šuppiluliuma I
Re ittita
In carica 1350 a.C. circa –
1322 a.C. circa
Predecessore Tudhaliya il Giovane
Erede Arnuwanda II
Successore Arnuwanda II
Nascita 1375 a.C. circa
Morte Hattusa, 1322 a.C.
Padre Tudhaliya III
Madre Daduhepa
Consorte Henti
Malnigal
Figli Arnuwanda II
Sharri Kušuh/Piyassili
Telipinu
Zannanza
Mursili II

Šuppiluliuma I[1] (1375 a.C. ca. – 1322 a.C.), chiamato anche col meno noto nome hurrita di Tašmi-Šharri, è stato uno dei più grandi monarchi della storia degli ittiti, regnando nella seconda metà del XIV secolo a.C..

Figlio della Regina Regnante Daduhepa e di Tudhaliya III (anche se recentemente, basandosi su riletture dei testi, qualche studioso ha speculato che potesse essere solamente il genero della coppia reale, adottato dopo il suo matrimonio con Henti, figlia naturale dei regnanti secondo tale ipotesi)[2] succedette a suo fratello maggiore Tudhaliya il Giovane, da poco asceso al trono, eliminandolo in modo cruento attorno al 1350 a.C.. Morì nel 1322 a.C. per un'epidemia di peste contratta in terra di Canaan[3], dopo aver trasformato il regno ereditato in impero.

La Giovinezza: generale in campo di Tudhaliya III - La campagna ArzawaModifica

 
Carro ittita, tratto da un rilievo egiziano

Nonostante non fosse il tuhkanti del padre, questi gli affidò il ruolo di capo delle guardie reali (gal mesedi) e le funzioni di comandante in campo delle milizie ittite; non solo: sono giunti a noi due sigilli dove egli porta il titolo di "Re", databili al periodo di regno del padre che probabilmente, come fanno notare Bawanypeck e De Martino[4], rimandano ad un forte governatorato da parte di Suppiluliuma su ampie zone dell'impero, circostanza che rende ancora piu labile il supposto status di genero di Tudhaliya III piuttosto che di figlio naturale.

Il regno ittita a metà del 14^ secolo viveva un momento difficilissimo: quasi annullato dall'avanzata dilagante degli Arzawa di Tarhuna-Radu da Ovest[5], i possedimenti ittiti erano stati ridotti all'osso, all'interno del nucleo originario di questo popolo delimitato dal fiume Marassantiya (odierno Kızılırmak), mentre le Terre Basse ittite al di là di quello, la piana a Sud dell'attuale Konya, erano state conquistate dagli Arzawa (1370-1360 ca.), che ormai si erano sostituiti agli Ittiti come prima potenza anatolica.

A Nord invece le incursioni devastanti dei Kaska e degli Azzi-Hayasa erano divenute occupazione: un'ampia porzione delle Terre Alte, tra le quali anche la capitale Ḫattuša, era stata persa a vantaggio di questi popoli tribali.

Ma raccolte le forza nella città di Samuha, Tudhaliya III affidò al figlio Šuppiluliuma l'incarico della riconquista; che puntualmente avvenne. Con una serie di attacchi il futuro sovrano scacciò i Kaska dai territori Ittiti, riconquisto' Hattusa e successivamente invase le terre degli Azzi-Hayasa, affrontando la battaglia decisiva a Kummaha dove sconfisse e sottomise le forze radunatesi attorno al leader Karanni. Reso questo popolo vassallo ittita, Šuppiluliuma pose sul trono un altro leader tribale, Hukkana, a cui venne data in sposa una principessa ittita a suggello dell'alleanza[6].

Purtroppo di questo sovrano straordinario le "Gesta" sono giunte fino a noi in modo molto frammentario; sappiamo comunque che in qualche momento tra la fine del regno del padre e l'inizio del proprio (probabilmente a cavallo dei due), Šuppiluliuma affrontò la questione Arzawa. Secondo il resoconto che da suo figlio Muršili II, fu lo stesso Šuppiluliuma a chiedere al padre di poter guidare l'esercito nella guerra contro gli Arzawa: gli scontri nelle Terre Basse devono essere stati ripetuti e cruenti, ma alla fine l'esercito Ittita riuscì a riconquistare i territori perduti due decenni prima. D'altra parte abbiamo notizie, sempre in questo periodo, di un rifiuto da parte di un leader Arzawa chiamato Anzapahhaddu[7] di restituire dei latitanti sfuggiti alla giustizia di Šuppiluliuma; come risposta gli Ittiti invieranno il generale Himuili per una spedizione punitiva, ma riporteranno un'umiliante sconfitta; a risolvere la questione sarà ancora una volta Šuppiluliuma, che guidando le truppe in prima persona, sbaraglierà l'esercito arzawa, riaffermando l'autorità Ittita nell'area.

Il passo successivo di inviare il generale Hanutti a riconquistare la città di Lalanda per farne la propria base operativa, sarà il segnale della trasformazione in guerra di conquista di quella che inizialmente era una guerra di liberazione[8]. Šuppiluliuma si spingerà in territorio Arzawa (invadendo per prima la città di Hapalla) per poi ridurre in vassallaggio l'intera area: lo scontro finale, pare di intuire da un frammento della "Gesta", avverrà a Puranda dove il leader Arzawa Uhha-Ziti verrà sconfitto e sottomesso dal sovrano Ittita[9].

Con ogni probabilità si deve proprio a Šuppiluliuma I la suddivisione della nazione Arzawa in più stati componenti (che ricalca un po' il Dna confederato dell'area, ove tale schema politico esisteva da secoli) verosimilmente attuata nei primi anni di regno (1345-1340 ca.), per esercitarvi un più semplice controllo: così il territorio attorno alla capitale Apasa costituirà il regno cosiddetto di Arzawa Minor, mentre il resto dell'area verrà suddiviso nei regni di Mira[10], della Terra del fiume Seha ed appunto di Hapalla, oltre al già esistente regno di Wilusa, associato al mondo Arzawa ma da esso sempre un po' defilato.

Sul trono di Hatti per regicidioModifica

Alla morte del padre sale al trono il fratellastro Tudhaliya, erede designato, ma Šuppiluliuma, forte del prestigio di cui oramai gode e dell'appoggio della nobiltà e dell'esercito, accetta la subalternità solo per pochi mesi; non è chiaro il modo (scontro armato o congiura), ma è certo che abbia rimosso dal trono il fratello[11] in modo cruento e definitivo. Infatti l'ipotesi avanzata in passato da alcuni studiosi di una destituzione pacifica è oggi sconfessata dalla traduzione di una preghiera del figlio Muršili II che parla chiaramente di "sangue di Tudhaliya il Giovane", di "omicidio" e di "responsabilità di mio padre"[12]

Asceso al trono si prefisse il chiaro obiettivo di conquistare il regno Urrita del Mitanni, ricchissimo e principale rivale degli Ittiti nel Vicino Oriente; il pretesto per avviare le ostilità ed avvicinarsi al cuore del Mitanni lo forniscono due stati vassalli di questo regno, Armatana ed Issuwa, che negli anni precedenti hanno occupato e saccheggiato il territorio di Kizzuwadna vassallo storico ittita; Šuppiluliuma attraversa quindi l'Eufrate ben consapevole che un'invasione del paese di Issuwa porterà probabilmente ad una guerra con il Mitanni, sperando forse che le lotte per il potere tra Tushratta ed Artatama che dilaniano questo stato gli possano spianare la strada.

Preventivamente si è assicurato la neutralità dei potenti babilonesi con un matrimonio assai mal digerito dalla sua famiglia: ha infatti ripudiato ed esiliato la Regina Regnante Henti (probabilmente ad Ahhiyawa[13]), madre dei suoi cinque figli, per sposare la principessa babilonese Malnigal, figlia di Burnaburiash II, che diviene Regina con il nome ittita di Tawananna; inoltre ha mantenuto rapporti cordiali con il faraone Akhenaton, alleato storico di Mitanni, sperando che gli Egizi così non interferiscano. Entrambe le mosse hanno successo, ma, forse contro le attese del sovrano Ittita, lo scontro che avviene oltre l'Eufrate segna la vittoria di Tushratta sulle truppe Ittite: la vittoria è di piccole proporzioni, ma viene enfatizzata dal sovrano mitanno.

Le Guerre Siriane: il regno diviene imperoModifica

 
L'impero Ittita nel momento di massima espansione, sotto il governo di Šuppiluliuma I (1350–1322 a.C.)

L'umiliazione patita non fa cambiare tuttavia i progetti di Šuppiluliuma: sposa la causa di Artatama e lo riconosce come re di Mitanni, e con questo pretesto, un paio di anni più tardi, passa di nuovo l'Eufrate, invade Issuwa e poi punta a Sud in territorio mitanno, fino ad attaccare e conquistare la capitale Washukanni, senza che Tushratta riesca ad opporre una vera resistenza. Poi non si ferma: attraversa di nuovo l'Eufrate e attacca ad uno ad uno i ricchissimi principati siriani vassalli mitanni. Aleppo, Niya, Arahtu, Nuhashshi, Ugarit, Amurru cadono uno dopo l'altro sotto il controllo Ittita; Šuppiluliuma ne deporta le famiglie regnanti ad Hattusa e le sostituisce con suoi vassalli; si ferma davanti a Kadesh, punto di contatto tra il suo impero e quello egizio. Resta escluso solo Carchemish, che resta in area di influenza di quel che resta del Mitanni. Dopo pochi anni di regno, alla fine della prima guerra siriana, Šuppiluliuma ha trasformato un regno prossimo alla sparizione in un impero (1340-1335 ca.)[14].

In capo ad alcuni anni il re Ittita, approfittando anche del periodo di crisi egiziano in seguito alla chiusura dell'esperienza amarniana di Akhenaton, lanciò una seconda offensiva, con il chiaro intento di chiudere i conti una volta per tutte con il Mitanni e Tushratta: con una serie di attacchi che devono aver abbracciato un periodo di circa sei anni[15] Šuppiluliuma conquistò totalmente i territori del Mitanni, rendendolo vassallo e collocando Shattiwaza sul trono; riuscì finalmente a sottomettere inoltre il fiero principato di Carchemish, sottraendo anche Kadesh al controllo egizio, nonostante un timido tentativo del nuovo faraone Tutankhamon di riconquistare la città. Al termine della seconda guerra siriana (1330 ca.), l'impero Ittita era il più esteso del mondo.

La famiglia del sovranoModifica

Sono stati rinvenuti sigilli che associano Šuppiluliuma[16] a tre diverse regine: sua madre Daduhepa, che quindi sopravvisse al marito Tudhaliya III, Henti e Tawananna identificata come la principessa babilonese Malnigal, figlia del re Burnaburiash; sappiamo che Henti era già sua moglie prima che Šuppiluliuma ascendesse al trono ed evidentemente alla morte della suocera (all'incirca nel 1340-35)[17] divenne appunto Regina Regnante.

La quantità di sigilli giunti sino a noi che associano il nome del re a quello di Tawananna rispetto al suo[18] è decisamente maggiore, e tuttavia in molti dei sigilli che riportano il suo nome Tawananna non è indicata con l'appellativo di Grande Regina, il che testimonia che Šuppiluliuma l'avesse sposata non come moglie principale ma quale sposa secondaria, mentre era Henti a ricoprire il ruolo di Regina Regnante[19].

In sostanza le due mogli coesistettero, episodio peraltro consueto per gli harem ittiti.

Unica anomalia apparente, il fatto che una principessa figlia di un Gran Re, quale il sovrano babilonese era, avesse potuto accettare inizialmente un ruolo subalterno; come però hanno fatto opportunamente notare Elena Devecchi e Stefano De Martino, era consuetudine per questo popolo dare le proprie principesse in sposa ai faraoni egizi quali consorti secondarie, e lo stesso può ben essere accaduto per un re ittita[20].

Il primo atto ufficiale che riporta tale condizione per Tawananna è il terzo trattato di vassallaggio con Niqmaddu II, probabilmente attorno al 1330-1325[21], che coincide pertanto cronologicamente con l'uscita dalla scena politica di Henti.

Alcuni studiosi ritengono possa essere morta[22], ma una tavoletta ritrovata negli archivi reali Ittiti[23] getta una luce nuova sulla sua sorte. Infatti si parla di una non meglio precisata Regina che fu ripudiata, allontanata da corte ed esiliata nel paese Egeo di Ahhiyawa[24]; la parte giunta sino a noi non ne rivela il nome e alcuni studiosi suggeriscono che potrebbe trattarsi di un testo riferito alla Regina successiva Danuhepa messa sotto processo da Muwatalli II per profanazione[25]. La maggioranza tuttavia[26] ritiene che invece il testo faccia riferimento proprio al destino di Henti, che ritengono allontanata da corte da Šuppiluliuma per permettergli, forse per ragioni diplomatiche, di elevare al ruolo di Regina Regnante la principessa babilonese, sposata forse in concomitanza del suo attacco al potente regno di Mitanni, per il quale il favore o almeno la neutralità babilonese gli erano necessari.

Ironia della sorte anche Malnigal/Tawananna sarà successivamente processata e allontanata da corte da un sovrano ittita: Muršili II, figlio di Henti[27], con l'accusa di aver ucciso sua moglie Gassulawiya con la magia nera.

Se l'episodio citato negli archivi Ittiti si riferisce a Henti, questo deve essere avvenuto piuttosto tardi nel regno di Šuppiluliuma[28], dato il ragguardevole numero di sigilli ritrovati che associano il re a Tawananna senza l'appellativo di Regina, probabilmente attorno al 1330; comunque sia, considerando anche il periodo in cui suo marito regnò con la madre, Henti deve essere rimasta in carica all'ufficio di Regina per un periodo relativamente breve, forse meno di un decennio.

I figli di Šuppiluliuma e l'intero entourage familiare vedranno sempre di cattivo occhio Malnigal, considerata eccessivamente libertina e probabilmente ritenuta la causa dell'infelice sorte della madre, e la storia si concluderà appunto con il suo allontanamento da corte da parte di Mursili.

Una inattesa proposta matrimonialeModifica

 
Bastione della città di Hattusa, Turchia.

Proprio nell'ultimo anno della seconda guerra siriana, Šuppiluliuma riceve una missiva dal contenuto incredibile: chi gli scrive è una figura che gli annali ittiti chiamano "Dahamunzu[29]", regina d'Egitto, la quale lo informa che "mio marito (che i testi ittiti chiamano Nibhururiya) è morto improvvisamente e non ho figli, mentre, a quanto mi dicono, a te i figli non mancano. Se tu me ne inviassi uno, io lo farò Faraone dell'Egitto... Che io non debba sposare un mio suddito!"[30]

Šuppiluliuma non crede ai propri occhi: teme una trappola da parte del suo nemico più pericoloso contro il quale, intuisce, presto dovrà prendere le armi; eppure la proposta è troppo allettante: si potrebbe realizzare un impero unico di dimensioni mai viste. Il sovrano cede, con cautela, ed invia il ciambellano reale Hattusa-Ziti a verificare sul posto; in capo a pochi mesi questi ritorna e conferma: è tutto vero. Šuppiluliuma sceglie così il suo quarto figlio maschio, Zannanza, e lo spedisce con una scorta a Tebe (1328 ca); non arriverà mai a destinazione: una volta in territorio egiziano verrà ucciso in un'imboscata.

Gli storici identificano con largo consenso (anche se esiste una qualche minoranza contraria[31]) nella Dahamunzu dei testi ittiti Ankhesenamon, la vedova del giovane faraone Tutankhamon[32]; morto il marito senza eredi, infatti, ella fu costretta a sposare l'anziano visir Ay, che divenne così Faraone, sparendo poco dopo dal momento che non si hanno più sue notizie successive. Inoltre la coincidenza di date è quasi assoluta.

Šuppiluliuma è furibondo: chiede spiegazioni al nuovo faraone (sospettato principale dell'assassinio) il quale si professa innocente[33]; il re ittita non gli crede e scatena un'offensiva devastante nei protettorati egizi in Siria, con un esercito al comando del figlio e tuhkanti Arnuwanda II che invade i territori egizi con il probabile intento di scatenare una guerra totale[34]. Migliaia di prigionieri vengono deportati ad Ḫattuša, ed ironia della sorte, proprio questi prigionieri portaranno nel cuore del regno Ittita una terribile epidemia di peste, che si protrarrà per un ventennio.

Tra le vittime cadranno proprio Šuppiluliuma, che sappiamo dalle fonti morire circa sei anni dopo la conquista di Carchemish (quindi 1322 ca), e anche suo figlio Arnuwanda II che asceso al trono dopo suo padre regnerà per soli 18 mesi.

Due dei figli di Šuppiluliuma (avuti da Henti) saranno sovrani degli Ittiti: appunto il maggiore, Arnuwanda II, ed il minore che ascenderà al trono come Muršili II alla morte del fratello e risulterà come suo padre uno dei più grandi re di questo popolo.

Le fonti principali riguardanti questo sovrano sono il suo trattato con Shattiwaza (versione akkadica: KBo 1.3; KUB 3.17 - versione ittita HT 21 + KUB 8.80 + 219/w + KUB 23.50) e i testi delle "gesta" ovvero le cosiddette res gestae, redatti però dal figlio Muršili II (i rimandi sono numerosissimi, si riportano i principali: KBo 5.6; KBo 14.9; KUB 31.7; KBo 14.10; KBo 14.11; KBo 14.12; KUB 34.25).

NoteModifica

  1. ^ Altra trascrizione possibile: Shuppiluliuma.
  2. ^ Per tale ipotesi, basata su una ipotetica traduzione del sigillo di Henti che reciterebbe "...figlia del Grande Re..." (o come ha tradotto Hawkins un più oscuro "..Gran Figlia del re") si veda B. Stavi: The genealogy of Suppiluliuma I, pag. 227-230; su questa linea di ipotesi tra gli altri De Martino e Forlanini. È possibile che Henti fosse una principessa di nascita, nulla indica però con buona probabilità che fosse ittita né che fosse figlia proprio di Tudhaliya III; e nulla d'altronde indica che non lo fosse lo stesso Šuppiluliuma. Groddeck dal canto suo, in un tentativo di traduzione della lista dei Re repertata come KUB 11.7 + KUB 36.122, ha avanzato l'ipotesi che Henti fosse la figlia di Manninni, fratello minore di Tudhaliya III, e quindi principessa (anche se, in tal caso, non figlia del re, ma "figlia del figlio" del re, Arnuwanda I) e cugina di Šuppiluliuma. Anche volendo seguire l'ipotesi prospettata dell'adozione di Šuppiluliuma da parte dei suoceri, resterebbe oscura la ragione, come ammette lo stesso Stavi in nota 31, per cui Tudhaliya, avendo già eredi maschi naturali, primo tra tutti Tudhaliya il Giovane nominato erede, dovesse adottare il genero senza che questi dovesse succedergli sul trono.
  3. ^ le datazioni per la storia del vicino oriente antico sono sempre datazioni di massima, dato che a causa delle difficoltà di seriazione assoluta, esistono a tutt'oggi diverse istanze cronologiche in diverse scuole
  4. ^ S. De Martino: New results and new questions on the reign of Suppiluliuma I; pag. 67.
  5. ^ D.Hawkins, British museum journal: The Arzawa letters in recent perspective.
  6. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag. 149-50
  7. ^ Secondo Freu ed altri studiosi potrebbe trattarsi del figlio del grande conquistatore Tarhuna-Radu, ma è solo un'ipotesi
  8. ^ Si veda il reperto catalogato con la sigla ufficiale CTH 40.vi.52.B, kub xix 22, 4-11 tradotto da H. Ten Cate
  9. ^ J.D.Hawkins: Tarkasnawa king of Mira. Pag.13-15
  10. ^ Oggi alcuni storici come la Heinhold-Kramer, Starke, lo stesso J.D.Hawkins (si veda il suo "Tarkasnawa king of Mira" Note 50-57-58-59), ritengono probabile che in realtà fino alla successiva rivolta del 1321 di Arzawa Minor, Mira non fosse uno stato indipendente, ma che fosse essa stessa parte di questo regno; secondo questa teoria, dopo la rivolta, il successore di Šuppiluliuma, Mursili II, avrebbe spostato la capitale del regno a Mira, appuntandovi come sovrano Mashuiluwa; negli annali Ittiti ci si riferirà a lui infatti come "il Signore di Arzawa"
  11. ^ Con larga probabilità i due erano figli di due madri diverse: certamente di Daduhepa, Regina Regnante in quel momento, Šuppiluliuma, probabilmente della prima moglie di Tudhaliya III, Satanduhepa, Tudhaliya il Giovane. Si veda Bryce, The kingdom of the Hittites pag.154 e Stavi, The genealogy of Suppiluliuma I pag. 229 e seg.
  12. ^ Mursili II, Orazione della prima piaga, 16-19. Traduz. Singer.
  13. ^ Beckman, Bryce, Cline: The Ahhiyawa texts. CTH 214.12.A.
  14. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag. 175-178
  15. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag. 155-159
  16. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.159
  17. ^ S. De Martino: The wives of Suppiluliuma I; pag. 69-70.
  18. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.159-160
  19. ^ S. De Martino: The wives of Suppiluliuma I; pag. 71-73.
  20. ^ S. De Martino: The wives of Suppiluliuma I; pag. 73.
  21. ^ Nome ufficiale del reperto RS 17.373
  22. ^ Tra questi Heinhold-Kramer e De Martino.
  23. ^ Nome ufficiale del reperto: KUB 14.2. Si veda Beckman, Bryce, Cline: The Ahhiyawa texts. Pag.158-161.
  24. ^ Entità ancora non chiaramente identificata; molti autori la ritengono Micene o una coalizione di stati micenei facenti capo magari proprio a questa città; (tra questi Beckman, Bryce, Cline: The Ahhiyawa texts. Pag.2-7. J. Latacz invece propone Tebe: Troy and Homer, pag 240 e seg.)
  25. ^ Houwink ten Cate ed Haas su questa linea.
  26. ^ Oltre ai già citati Bryce, Beckman e Cline anche Collins e Freu tra gli altri.
  27. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag.208-210
  28. ^ Freu: Les debuts du nouvel empire hittite; pag. 210.
  29. ^ Che in egiziano significa semplicemente "moglie del re", Ta hemet nesu; Federn (1960)
  30. ^ Suppiluliuma I, Gesta: p.94 framm. 28 a iii 11-15.
  31. ^ Helck e Parker ad esempio suggeriscono due differenti mogli di Akhenaton: Kiya e Meretaten.
  32. ^ Il prenomen di Tutankhamon è Nebkheperure, che reso in cuneiforme può facilmente corrispondere a Nibhururiya, anche se Parker afferma che lo stesso concetto possa applicarsi al prenomen di Akhenaton.
  33. ^ Si veda la tavoletta KUB XIX 20 (Nome ufficiale del reperto: CTH 154).
  34. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites. Pag. 178-185

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