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Supplizio della ruota

Il supplizio

«Condotti al luogo del patibolo, le siano dal carnefice con una ruota ben ferrata spezzate ad uno ad uno tutte le ossa principali del corpo del cranio della testa in poi, poiché possino i loro corpi intessuti vivi fra i raggi di detta ruota, e poiché in essa fra quelli accerbi cruciati in pena della sua scelleratezza ad esempio de' simili mostri di crudeltà havranno vomitata quella anima infelice, che informava quel corpo scelerato, sia quell'infame cadavere come peste del mondo gettato nelle fiamme e ridotto in minima polvere che sparsa nell'acqua di un vicino viume, si disperda, non convenendo che qualsivoglia minima parte di lui habbia sepoltura in quella città o luogo, che havrà così empiamente tradito.»

(Dalla grida del 7 agosto 1630, contro gli untori, firmata da Antonio Ferrer (I Promessi Sposi))

Il supplizio della ruota era una forma di tortura e di pena capitale usata in Europa nel Medioevo e nei secoli seguenti.

Varianti nel metodo di esecuzioneModifica

Il condannato era legato per i polsi e le caviglie ad una grande ruota e con una mazza gli venivano rotte le ossa di braccia e gambe. Talvolta al condannato poteva venire dato il colpo di grazia sullo sterno oppure veniva lasciato vivo per ore esposto al pubblico prima di essere ucciso[1].

In altre circostanze la persona che aveva commesso il crimine era legata sulla ruota che veniva fatta girare per indurre nausea e vomito. Se la rotazione era veloce e prolungata il suppliziato poteva soffrire di disturbi circolatori. Questa forma di tortura raramente si rivelava mortale.

In alcuni casi sotto la ruota del supplizio venivano messe delle punte su cui gli arti del condannato, durante la rotazione, venivano lacerati, inducendo così la morte per dissanguamento.

Condannati al supplizio della ruotaModifica

Al supplizio della ruota era stata destinata santa Caterina d'Alessandria, ma, secondo la tradizione, lo strumento di tortura venne miracolosamente rotto, e a tale figura è legata la ruota nell'iconografia cristiana.[2]

Tra i condannati a questo supplizio si ricordano: Francesco Arcangeli, assassino di Johann Joachim Winckelmann; Guy Fawkes, implicato nella congiura delle polveri; Jasper Hanebuth nel 1653[3], assassino seriale tedesco - e, in epoca precedente, i presunti untori Gian Giacomo Mora, Guglielmo Piazza e ad altre persone accusate di aver diffuso la peste in Milano nell'anno 1630, la stessa epidemia che Alessandro Manzoni descrive ne I promessi sposi e in Storia della colonna infame; Jean Calas nel 1762, di cui Voltaire riporta l'affare nel suo celeberrimo Trattato sulla tolleranza, esponendo la vicenda per la sua eloquente crudeltà e ingiustizia. [4]

NoteModifica

  1. ^ Storia di Milano
  2. ^ CATHOLIC ENCYCLOPEDIA: St. Catherine of Alexandria, su newadvent.org.
  3. ^ Helmut Zimmermann, Jasper Hanebuth, in Stadtlexikon Hannover, p. 252.
  4. ^ Voltaire, Trattato sulla tolleranza.

BibliografiaModifica

  • Greenblatt, Miriam Rulers and Their Times: Peter the Great and Tsarist Russia, Benchmark Books, ISBN 0-7614-0914-9
  • Maria Teresa d'Austria: Constitutio Criminalis Theresiana. Riproduzione facs. dell'ed. 1769 pubblicata da J.T. Edlen von Trattnern, Vienna.
  • Manzoni Alessandro, Storia della colonna infame, 1840.

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