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Sūra

ripartizione testuale in cui è diviso il Corano
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Una sūra del Corano

Nel Corano, la sūra (in arabo: سورة‎ 'sura'[1][2], impropriamente 'capitolo'; pl. سور suwar) è ognuna delle 114 ripartizioni del Libro; ogni sūra, a sua volta, si divide in āyāt ('segni', 'miracoli') o versetti.

Le suwar non seguono un ordine cronologico (la data di rivelazione), ma sono disposte – all'incirca – secondo un ordine di lunghezza decrescente (tolta la sūra iniziale, L'Aprente, di soli sette versetti); la seconda sūra, al-Baqara, con i suoi 286 versetti è quella più lunga; fra le più corte (di soli tre versetti) se ne includono tre: le suwar CIII (Al-`Asr), CVIII (al-Kawthar) e CX (al-Nasr: l'ultima a essere stata rivelata a Maometto)[3].

Indice

Storia ed interpretazioneModifica

Il libro del Corano, in un buon numero di suwar, si presenta come venuto da Dio (Allah), nelle suwar 3,4.7; 4,82; 6, 114.115-157; 7,2; 18, 1; 20,2-4; 21,50; 29, 46-49; 32, 2. In alcuni passi il sacro testo viene presentato come Madre del Libro, cioè il prototipo del Corano, che è già presso Allah, quasi una sorta di Parola Eterna proveniente da Allah, definito Unico (suwar 13,39; 43,4; 56,77-78), parlando di come il Nome fosse già presente in altri testi, citando l'Antico Testamento e il Nuovo Testamento (suwar 10, 37; 12,111; 16,44).

Il testo non appare rivelato da Dio, ma consegnato direttamente al profeta Maometto, da chiarire il fatto che per ispirazione non si riconosce nell'Islam l'autore umano, né si riduce il testo sacro a un'opera letteraria, legata al genio dell'autore umano, o a un artista poeta, ma Maometto, il sigillo dei profeti, lo ha ricevuto e trasmesso mediante la recitazione orale dall'Alto, e un processo di memorizzazione costante. Per questo per i musulmani, il Corano è il "Libro" per eccellenza, composto di versetti sapienti e chiari[4], e fu rivelato a Maometto per mezzo dell'Arcangelo Gabriele (suwar 2, 97; 26, 210-211; 53, 4-12). Per il suo carattere sacro, non è possibile per l'uomo cambiare alcuna parola del testo stesso; esso svolge un ruolo fondamentale nella conoscenza di Dio, nella pratica del culto e nell'atteggiamento pratico del fedele musulmano. Infatti il Corano non è solo "luce e libro chiarissimo" (suwar 5,15; 11, 1; 12, 1; 15, 1; 26,2), ma è anche il criterio del Bene e del Male (suwar 3,4; 25, 1), e la guida di Dio (suwar 7, 2013; 39, 23).

Le Suwar: le Medine e le MeccaneModifica

Aprendo il testo sacro, ci si accorge che esse sono sparse in ordine decrescente, dall'Aprente (piuttosto breve, recitante solo la formula Nel nome di Allah il Clemente, il Misericordioso), alla più lungo, ossia La Giovenca (sura II), sino all'ultima, di appena poche righe di lunghezza. Questo sistema di catalogazione, è forse stato favorito dal fatto che le suwar lunghe sono le più difficili da ricordare a memoria, e che quindi occorreva trascriverle e recitarle da subito.

Gli studiosi hanno trovato invece utile la divisione cronologica, distinguendo tra suwar "meccane" e "medinesi", e oggi la critica occidentale riprende le più diverse teorie per il raggruppamento delle suwar. In linea generale, si tende a seguire questa suddivisione cronologica, le suwar rivelate alla Mecca dall'inizio della missione del Profeta (610 d.C.) fino all'Egira del 622, età del pellegrinaggio dalla Mecca a Medina, ossia le suwar rivelate negli ultimi dieci anni di vita di Maometto, sino al 632 d.C. Ci sono tuttavia altre classificazioni:

  • Suwar del primo periodo alla Mecca (610-14)ː sono una ventina, le più brevi, e presentano versetti sincopati, ritmati, che invitano alla penitenza, annunciano il castigo e il Giorno del Giudizio, e proclamano l'unità e l'unicità con Dio. Oltre a descrivere i tormenti per l'Inferno, sono narrate anche le delizie per chi vivrà nel Paradiso.
  • Suwar del secondo periodo meccano (615-16)ː insistono sull'ora della Resurrezione e del Giudizio, accentuano la polemica coi miscredenti. La sura 27, denominata "Le formiche" (Al-Naml) dopo una breve introduzione che riafferma l'autenticità del Corano, e la ripartizione delle storie dei personaggi e dei profeti antichi, biblici e leggendari, ripropone il tema del Giudizio Finale (vv.59-93), afferma il carattere imprevedibile dell'ora del Giudizio, e descrive la bestia dell'Apocalisse.
  • Suwar del terzo periodo meccano (617-20), sviluppano il tema dell'unità-unicità-onnipotenza di Allah, offrendo precisazioni circa la preghiera rituale, la decima, le interdizioni alimentari. Ritorna anche il tema dell'accusa verso i miscredenti, per esempio la sura 42 (La consultazione), dopo aver riproposto nella prima parte il concetto fondamentale di fede coranica, si sofferma sull'ora del Giudizio, sulla bontà e la giustizia Divina, sulla condotta dei credenti e sulla punizione dei miscredenti.

Le "suwar medinesi" hanno un tono molto diverso dalle altre, in esse prevale l'aspetto giuridico, normativo, legislativo, nonché questioni rituali e amministrative per il fedele musulmano. Ad esempio il caso della dichiarazione dell'Illiceità, dalla sura 66 (Interdizione - Al Tahîm). I primi 5 versetti di questa sura riprendono il caso di un intrigo nell'harem del Profeta. Il personaggio chiave è una delle mogli di Maometto, Hafsa bint Umar, la quale entrando nella propria stanza, trovò Maometto insieme a un'altra ragazza di origini copte, donatagli dal governatore d'Egitto. La giovane era Maria, Hafsa protestò, e Maometto le giurò di non avere più legami con quella ragazza, anche se il Profeta si fece promettere di non parlarne con le altre mogli. L'harem seppe ben presto del fatto, sicché Maometto minacciò Hafsa di divorzio, introducendo questa pratica come legittima nell'ambito della tranquillità generale dell'harem, fra le donne del Profeta.

Gli studiosi hanno analizzato anche la datazione delle suwar, disponendole in ordine cronologico:

  • Primo periodo meccano: contestazione globale dell'ordine stabilito, rivendicazione della giustizia sociale contro i mercanti e i ricchi notabili della Mecca, che disprezzavano i poveri, gli orfani, gli emarginati. Segue ancora una denuncia del Profeta contro l'usura, l'agnosticismo, e una predicazione escatologica, con riferimenti alla Resurrezione. La sura 96 detta "Il grumo di sangue" è considerata dalla tradizione come la prima rivelata a Maometto (vv1-5), i versetti seguenti contengono la polemica contro il nemico, ossia il notabile meccano Abu'l-Hakam, soprannominato dai musulmani "Padre dell'ignoranza"; in seguito la sura afferma la bontà divina e la pervicacia umana. Di forte impegno per il profeta, è il secondo periodo.
  • Secondo periodo meccano: Maometto predica per il Paese il nuovo messaggio, i capitolo si presentano con versi in prosa ritmata, metafore e parabole orientaleggianti, invece le suwar del primo periodo sono brevi e con accenti nervosi e secchi della paratassi, come si può vedere nella differenza tra le due suwar 111 e 76:

«Periscano le mani di Abû Lahan, e perisca anche lui! A nulla gli gioveranno i suoi beni e i suoi guadagni. Arrostirà in un fuoco fiammeggiante insieme a sua moglie, portatrice di legna, una corda di fibre di palma attorno al collo!»

(Sura 111, 1-5)

«Ci fu mai nella vita di un uomo un solo istante, in cui Dio l'abbia dimenticato? In verità noi abbiamo creato l'uomo da una goccia di fluidi mescolati, per metterlo alla prova e l'abbiamo dotato di un udito e vista. Gli abbiamo indicato la retta via, sia egli riconoscente o ingrato- E per i miscredenti abbiamo preparato catene, gioghi e vampe di fuoco infernale.»

(Sura 76, 1-4)

La 111 si chiama "Le fibre di palma"me riceve il nome dal passo in cui è citato in tono denigratorio il nemico di Maometto, ossia suo zio, il cui vero nome non è "Padre della fiamma o dell'ignoranza" (Abû Lahab), bensì 'Abd al'Uzzâ. La sura 76 è detta "L'uomo o Il tempo", la prima parte descrive il castigo dei dannati e la felicità dei beati, la seconda insiste sul dovere della preghiera e riafferma il dominio assoluto di Dio.

 
Una pagina del Corano Blu, nel Museo di Brooklyn

Nella altre suwar di questo secondo periodo, Maometto racconta varie storie esemplari di profeti e di popoli increduli, che hanno patito i castighi per non averli accolti. Si riallaccia poi, a una preesistente tradizione biblica (ossia parlando di Abramo, Noè, Isacco, Giacobbe e altre profeti, poi anche dei personaggi dei Vangeli, di Zaccaria (Nuovo Testamento) e San Giovanni Battista), ricordano la figura di Gesù visto come Messia, e di Maryam (la Vergine Maria), per terminare la sura con la diatriba violenta, ossia che le storie dei profeti servono per giustificare l'operato di Maometto.

Sufficiente considerare la Sura 54 (La Luna) che si colloca tra la fine del primo periodo meccano e l'inizio del secondo, il grande prodigio della luna che si spacca, permettendo ai fedeli di considerare i segni di Dio del passato, come nel caso dei prodigi di Noè, di Lot e di Faraone e Mosè.

  • Terzo periodo meccano: la sequenza tematica ha i toni aspri, sono vere e proprie omelie con esordi edificanti, parentesi, esortazioni, perorazioni minacciose e accese, rimproveri, e si allarga il contenuto della predicazione.

Il termine "sûrâh"Modifica

Proverrebbe dal termine ebraico che significa "serie", dai vari versetti rivelati. La tradizione delle versioni del Testo vuole che ogni sura fosse stata contrassegnata da un titolo evocativo, tratto da una parola del contenuto che individua il suo punto saliente: la Sura 2 è detta "La giovenca o La vacca" in riferimento alla giovenca che Mosè ordinò agli ebrei di sacrificare (vv. 17-19), la Sura 3 è detta "La Famiglia di 'Imrân), perché nel v. 33 si estende sui casi di quella dinastia. La Sura 1 "Al-Fâtiha" (o l'Aprente) è il titolo dell'inizio del Testo. Per la recitazione ripetitiva della formula invocativa dell'Aprente, l'intero Corano è racchiuso nella Fâtiha, contenuta nella Basmala, ossia l'invocazione del nome di Dio, il "clemente e il misericordioso"; tutta la Basmala è contenuta nella lettera bâ, e ogni raccolta nel bâ è contenuta nel punto diacritico che serve per scriverlo.

 
Maometto e i suoi discepoli raffigurati in una miniatura del XVI secolo. Il Profeta è senza il velo sul volto

Alcune delle 114 suwar iniziano con lettere o gruppi di lettere, di cui i fedeli né gli orientalisti hanno saputo decifrarne il significato, spesso e volentieri simbolico. Ci sono poi 4 suwar che prendono il titolo da queste misteriose notazioni (le suwar 20,36,38 e 50). Ogni sura è divisa in versetti o segni (âyât): sono i segni con cui Allah da prova della sua esistenza e potenza. Il Corano per questo per i musulmani, è segno dell'onnipotenza divina; la divisione in versetti ha subito diverse variazioni, così la loro numerazione è variabile nelle diverse edizioni critiche

Il testo non obbedisce a una precisa cronologia lineare del racconto, fra la prima e l'ultima sura, ma le diverse suwar sono tra loro autonome, e ciascuna corrisponde a un preciso momento della Rivelazione, e rappresenta un elemento a sé stante. Non si può definire con certezza che il testo attuale sia perfettamente conforme a quello dell'epoca maomettana, la configurazione delle suwar è legata alla concezione che il Corano ha della scrittura. Inoltre i raccoglitori delle suwar hanno cercato di sistemare il materiale lì dove poteva esserci una continuità di fondo. Tuttavia non è sempre così, poiché nell'aggiungere le suwar a parti precedenti, o nell'integrare materiali in suwar già ordinate, non appare come può vedersi, un ordine logico. Resta difficile pronunciarsi sull'ampiezza delle suwar e sulle aggiunte, essendo i musulmani molto integralisti e intransigenti sulla composizione originaria del testo.

Il Corano inoltre obbedisce alla logica della narrazione mitica, fondata sull'idea dell'eterno ritorno, che ne rappresenta un paradigma essenziale. Nella Rivelazione, infatti, Dio ricorda spesso agli uomini che un giorno ritorneranno a Lui, in tal senso il racconto mitico non è alternativo alla storia, ma ne rappresenta un prolungamento. Il termine "sura" non è associabile a "capitolo", in quanto per il musulmano il primo termine significa "disposizione armonica di pietre", a differenza della classica suddivisione di un'opera letteraria.

Traduzioni del CoranoModifica

Il Testo è stato fatto oggetto di numerose traduzioni da parte degli storici Tafsīr, e di esegeti musulmani sin dai primi tempi. Viene recitato mediante la melodia, la traduzione più che altro, per gli occidentali, servirebbe come strumento di analisi critica e comprensiva, benché il concetto stesso di traduzione venga rifiutato dal musulmano che accetta soltanto l'uso dell'arabo (Sura 26), perché stravolge la Parola divina.

In Italia la prima edizione ufficiale del Corano, anche se con errori, avvenne nel 1547 a Venezia per mano di Andrea Arrivabene, con l'aiuto del canonico Marco da Toledo, che aveva compilato una precedente traduzione nel 1213. Dato che la prima traduzione era ricca di manomissioni personali e interpretative, la nuova traduzione critica fu effettuata nel 1929 da Luigi Bonelli, fino ad arrivare a quella dello storico dell'islam Alessandro Bausani nel 1955, poi la traduzione del 1967 ad opera dell'orientalista Martino Mario Moreno per la Rizzoli.

 
Maoemetto e l'arcangelo Gabriele

Oggi una delle migliori traduzioni, per la sua estrema vicinanza al testo originario, è quella del 1994 di Hamza Roberto Piccardo, segretario dell'UCOII, con arricchimento di note esplicative. L'edizione è stata rimaneggiata nel 2012 con integrazioni di note, è stata riconosciuta da specialisti dell'Arabia Saudita come l'unica traduzione italiana approvata dell'originale "Nobile Corano". L'approvazione dell'opera di Piccardo è dovuta dal fatto che la traduzione verte più a sviscerare e riportare quanto più fedelmente possibile il messaggio Divino, piuttosto che concentrarsi sull'aspetto critico filologico dei precedenti orientalisti.

La seconda edizione italiana meglio conosciuta, anche se non riconosciuta e approvata dagli islamici, è la traduzione del Bausani del 1967 per la Rizzoli, che è più caratterizzata dall'accademismo di quei tempi. Una delle ultime traduzioni del Corano è del 2010, curata da Alberto Ventura, per l'Università di Venezia "Ca' Foscari".

VersettiModifica

Essi sono specificati nella Sura 3, definiti "chiari - solidi", cioè di significato ben preciso, ma anche "allegorici", pur essendo riconosciuti sacri, e ammettono più varianti e interpretazioni, anche se il loro significato deve vertere sempre e solo ad Allah. I versetti "espliciti" sono definiti chiari perché si prestano ad ambiguità o dubbi interpretativi, e derivano da uno dei 99 nomi di Allah (Il saggio - âl-hakîmu). Per i commentatori, questi versetti sono quelli che trattano di fondamenti dei riti, quelli che non implicano disparate interpretazioni, quelli che abrogano versetti precedenti, e quelli che sono la base esplicita della giurisprudenza islamica.

I versetti "oscuro-allegorici" presentano varie interpretazioni, relativi alle sigle iniziali, ai versetti abrogati, quelli apparentemente contraddittori, quelli con termini a doppia lettura. Nelle parabole raccontate, numerosi sono i riferimenti della Bibbia ebraica, e ai Vangeli cristiani, le suwar si dilungano in discorsi sui doveri morali e legali, esortazioni, e apparterrebbero al periodo tardo dall'anno della Prima Rivelazione, sicché gli studiosi hanno pensato che queste suwar si trattino solo di predicazioni e confutazioni delle opere sacre preesistenti, come appunto l'Antico e il Nuovo Testamento, benché la voce parlante è sempre quella di Allah mediante l'arcangelo Gabriele, e non di Gesù, come nei Vangeli.

Secondo l'interpretazione più rigida dei musulmani, il Corano non venne scritto da nessuno, l'originalità linguistica e letteraria ne rivela il carattere sovrannaturale, imposto mediante dettatura, dunque c'è un Corano celeste e nascosto, che diviene il modello o l'archetipo per la riproduzione in terra della stessa Rivelazione Celeste, dando vita, in termine filologico, al primo esemplare, da cui partiranno le varie famiglie dello stemma codicum interpretativo. Queste interpretazioni sono state dovute dal fatto che il testo era concepito da tramandarsi per forma orale mediante l'esecuzione melica, e solo successivamente avvenne la trascrizione.

Critica testualeModifica

Secondo la tradizione, Maometto dettava ai segretari le rivelazioni ricevute (da qui anche l'accusa di analfabetismo del Profeta), senza curarsi però della distribuzione di un testo unitario e omogeneo. Per questo il Corano restò affidato completamente alla memoria dei fedeli, da cui il nome stesso dell'opera Qur'ân (recitare ad alta voce). La tradizione considera il Testo completato già al tempo della morte del Profeta nel 632, Maometto avrebbe raccolto il materiale sparso nella comunità e dato uniformità al Testo, e fu compito dei successori realizzare il passaggio dalle collezioni al testo definitivo. La data della stesura letteraria oscilla al 650 d.C., sotto il califfato di 'Uthmân, quando avvenne la raccolta completa delle collezioni.

Forse la prima edizione fu avviata dai segretari del califfo Abu Bakr nel 833, in modo particolare da Zayd ibn Thâbit, l'edizione non fu promulgata per la morte del califfo nel 634, e in seguito al sorgere di varie divergenze tra il testo scritto e quelli originari recitati, 'Uthman incaricò Zayd di procedere con la stesura finale, e l'ausilio di altri segretari, sicché il testo riconosciuto ufficiale, è quello di questo califfo. Servì inizialmente come supporto alla memoria, data l'evoluzione in quel tempo della scrittura araba, poiché i segni consonantici si confondevano tra di loro, ed erano soltanto annotate le vocali lunghe, non le brevi, sicché questi problemi di morfologia non favorivano la recitazione unitaria del Testo.

Le recensioni discordanti, risultanti dall'insieme delle lezioni adottate da ciascuno dei vari capiscuola più autorevoli, determinarono una fissazione del canone o di riconoscimento dell'Opera, sicché si crearono due scuole, la lezione di 'Âsîm, morto nel 774 e quella di Nâfi', morto a Medina nel 785. La prima "recensione" si diffuse in Africa, prendendo il nome da Hafs, morto nell'805, il principale trasmettitore, e su di essa si è fatta l'edizione Fu'âd. Altrove invece prevale l'altra recensione di Nâfi', trasmessa da Warsh che morì nell'812. Nei secoli a seguire, col miglioramento dell'alfabeto arabo, vennero aggiunte le doppie, e distinte vocali brevi e lunghe,

Con la costituzione di queste due lezioni, si è formata una vera e propria scienza dell'abrogazione, che riguarda sia il Corano che la sunna. La sura dell'Ape (la 16), di origine meccana, sembra favorire un clima sereno e di dialogo coi "miscredenti" , invita a chiamare gli uomini alla via del Signore con saggezza e buone esortazioni e capacità retorica, mentre la sura del Pentimento (la 9), di origine medinese, invece invita i musulmani a combattere coloro che non credono in Allah e nel Giorno della Resurrezione, trovandosi in netto contrasto con la precedente. Per questo gli studiosi hanno pensato che la parte "medinese" del Corano può subire abrogazioni da parte del "meccano", e non viceversa, questo perché le suwar più antiche appunto le meccane, contengono il messaggio eterno rivolto da Allah agli uomini, mentre i capitoli del periodo medinese riprendono un messaggio contingente rivelato da Allah al Profeta, per la gestione della comunità.

Le suwar medinesi costituiscono il Corano dei credenti, di coloro che già appartengono alla comunità islamica, gli eredi di questo messaggio devono annunciare la fede islamica nella sua originalità, dato che i versetti antichi furono abrogati, cioè sospesi, in relazione alla legislazione che prendeva forma per il bene della comunità, per la sua formazione.

Elenco delle suwarModifica

Le trascrizioni in caratteri romani, i nomi in italiano e la ripartizione tradizionale sono quelli riportati dal Corano a cura di Hamza Roberto Piccardo[5]. In armonia con la suddivisione scelta, la sura LXXI (la n. 71 in ordine di tempo) è l'ultima a essere stata rivelata nel periodo precedente l'Egira (alla Mecca); la sura XIV (la n. 72), all'inverso, è la prima rivelata nel periodo seguente (a Medina).

Numero Nome Arabo Italiano Numero di versetti Luogo della rivelazione Cronologia
001 (I) al-Fātiḥa الفاتحة L'Aprente 7 Mecca 005
002 (II) al-Baqara البقرة La Giovenca 286 Medina 087
003 (III) al-ʿImrān آل عمران La famiglia di Imran 200 Medina 089
004 (IV) al-Nisāʾ النّساء Le Donne 176 Medina 092
005 (V) al-Māʾida المآئدة La Tavola Imbandita 120 Medina 112
006 (VI) al-Anʿām الانعام Il Bestiame 165 Mecca 055
007 (VII) al-Aʿrāf الأعراف I lembi o Il limbo 206 Mecca 039
008 (VIII) al-Anfāl الأنفال Il Bottino 75 Medina 088
009 (IX) al-Tawba التوبة Il Pentimento o la Disapprovazione 129 Medina 113
010 (X) Yūnus يونس Giona 109 Mecca 051
011 (XI) Hūd هود ... 123 Mecca 052
012 (XII) Yūsuf يوسف Giuseppe 111 Mecca 053
013 (XIII) al-Ra`d الرّعد Il Tuono 43 Medina 096
014 (XIV) Ibrāhīm إبراهيم Abramo 52 Medina 072
015 (XV) al-Hijr الحجر ... 99 Mecca 054
016 (XVI) al-Nahl النّحل Le Api 128 Mecca 070
017 (XVII) al-Isrāʾ الإسرا Il Viaggio Notturno 111 Mecca 050
018 (XVIII) al-Kahf الكهف La Caverna 110 Mecca 069
019 (XIX) Maryam مريم Maria 98 Mecca 044
020 (XX) Ṭā-Hā طه ... 135 Mecca 045
021 (XXI) al-Anbiyāʾ الأنبياء I Profeti 112 Medina 073
022 (XXII) al-Ḥajj الحجّ Il Pellegrinaggio 78 Medina 103
023 (XXIII) al-Muʾminūn المؤمنون I Credenti 118 Medina 074
024 (XXIV) al-Nūr النّور La Luce 64 Medina 102
025 (XXV) al-Furqān الفرقان Il Discrimine 77 Mecca 042
026 (XXVI) al-Shuʿarāʾ الشّعراء I Poeti 227 Mecca 047
027 (XXVII) al-Naml النّمل Le Formiche 93 Mecca 048
028 (XXVIII) al-Qiṣaṣ القصص Il Racconto 88 Mecca 049
029 (XXIX) al-ʿAnkabūt العنكبوت Il Ragno 69 Medina 085
030 (XXX) al-Rūm الرّوم I Romani 60 Medina 084
031 (XXXI) Luqmān لقمان ... 34 Mecca 057
032 (XXXII) al-Sajda السّجدة La Prosternazione 30 Medina 075
033 (XXXIII) Al-Ahzāb الْأحزاب I Coalizzati 73 Medina 090
034 (XXXIV) Sabā سبا ... 54 Mecca 058
035 (XXXV) Fāṭir فاطر Colui che dà origine 45 Mecca 043
036 (XXXVI) Yā-Sīn يس ... 83 Mecca 041
037 (XXXVII) al-Ṣāffāt الصّافات I Ranghi 182 Mecca 056
038 (XXXVIII) Ṣād ص ... 88 Mecca 038
039 (XXXIX) al-Zumar الزّمر I Gruppi 75 Mecca 059
040 (XL) al-Ghāfir غافر Il Perdonatore 85 Mecca 060
041 (XLI) Fussilat فصّلت "Esposti chiaramente" 54 Mecca 061
042 (XLII) al-Shūrā الشّورى La Consultazione 53 Mecca 062
043 (XLIII) al-Zukhruf الزّخرف Gli Ornamenti d'Oro 89 Mecca 063
044 (XLIV) alDukhān الدّخان Il Fumo 59 Mecca 064
045 (XLV) al-Jāthiya الجاثية La Genuflessa 37 Mecca 065
046 (XLVI) al-Aḥqāf الأحقاف ... 35 Mecca 066
047 (XLVII) Muḥammad محمّد ... 38 Medina 095
048 (XLVIII) al-Fatḥ الفتح La Vittoria 29 Medina 111
049 (XLIX) al-Ḥujarāt الحجرات Le Stanze Intime 18 Medina 106
050 (L) Qāf ق ... 45 Mecca 034
051 (LI) al-Dhāriyāt الذّاريات Quelle che spargono 60 Mecca 067
052 (LII) al-Ṭūr الطّور Il Monte 49 Medina 076
053 (LIII) al-Najm النّجْم La Stella 62 Mecca 023
054 (LIV) -Qamar القمر La Luna 55 Mecca 037
055 (LV) al-Raḥmān الرّحْمن Il Compassionevole 78 Medina 097
056 (LVI) al-Wāqiʿa الواقعة L'Evento 96 Mecca 046
057 (LVII) al-Ḥadīd الحديد Il Ferro 29 Medina 094
058 (LVIII) al-Mujādala المجادلة La Disputante 22 Medina 105
059 (LIX) al-Ḥashr الحشْر L'Esodo 24 Medina 101
060 (LX) al-Mumtahana الممتحنة L'Esaminata 13 Medina 091
061 (LXI) al-Ṣaff الصّفّ I Ranghi Serrati 14 Medina 109
062 (LXII) al-Jumuʿa الجمعة Il Venerdì 11 Medina 110
063 (LXIII) al-Munāfiqūn المنافقون Gli Ipocriti 11 Medina 104
064 (LXIV) al-Taghābun التّغابن Il Reciproco Inganno 18 Medina 108
065 (LXV) al-Ṭalāq الطّلاق Il Divorzio 12 Medina 099
066 (LXVI) al-Taḥrīm التّحريم L'Interdizione 12 Medina 107
067 (LXVII) al-Mulk الملك La Sovranità 30 Medina 077
068 (LXVIII) al-Qalam القلم Il Calamo 52 Mecca 002
069 (LXIX) al-Ḥāqqa الحآقّة L'Inevitabile 52 Medina 078
070 (LXX) al-Maʿārij المعارج Le vie dell'Ascesa 44 Medina 079
071 (LXXI) Nūḥ نوح Noè 28 Mecca 071
072 (LXXII) al-Jinn الجنّ I Demoni 28 Mecca 040
073 (LXXIII) Al-Muzzammil المزّمّل L'Avvolto 20 Mecca 003
074 (LXXIV) Al-Muddaththir المدّشّر L'Avvolto nel Mantello 56 Mecca 004
075 (LXXV) Al-Qiyāma القيامة La Resurrezione 40 Mecca 031
076 (LXXVI) Al-Insān الإٍنسان L'Uomo 31 Medina 098
077 (LXXVII) Al-Mursalāt المرسلت Le Inviate 50 Mecca 033
078 (LXXVIII) An-Nabā' النّبا L'Annuncio 40 Medina 080
079 (LXXIX) An-Nāzi`āt النّزعت Le Strappanti Violente 46 Medina 081
080 (LXXX) `Abasa عبس Si Accigliò 42 Mecca 024
081 (LXXXI) At-Takwīr التّكوير L'Oscuramento 29 Mecca 007
082 (LXXXII) Al-Infitār الانفطار Lo Squarciarsi 19 Medina 082
083 (LXXXIII) Al-Mutaffifīn المطفّفين I Frodatori 36 Medina 086
084 (LXXXIV) Al-Inshiqāq الانشقاق La Fenditura 25 Medina 083
085 (LXXXV) Al-Burūj البروج Le Costellazioni 22 Mecca 027
086 (LXXXVI) At-Tāriq الطّارق L'Astro Notturno 17 Mecca 036
087 (LXXXVII) Al-A`lā الأعلى L'Altissimo 19 Mecca 008
088 (LXXXVIII) Al-Ghāshiya الغاشية L'Avvolgente 26 Mecca 068
089 (LXXXIX) Al-Fajr الفجر L'Alba 30 Mecca 010
090 (XC) Al-Balad البلد La Contrada 20 Mecca 035
091 (XCI) Ash-Shams الشّمس Il Sole 15 Mecca 026
092 (XCII) Al-Layl الليل La Notte 21 Mecca 009
093 (XCIII) Ad-Duhā الضحى La Luce del Mattino 11 Mecca 011
094 (XCIV) Ash-Sharh الشرح L'Apertura 8 Mecca 012
095 (XCV) At-Tīn التين II Fico 8 Mecca 028
096 (XCVI) Al-`Alaq العلق L'Aderenza 19 Mecca 001
097 (XCVII) Al-Qadr القدر II Destino 5 Mecca 025
098 (XCVIII) Al-Bayyina البينة La Prova 8 Medina 100
099 (XCIX) Az-Zalzalah الزلزلة II Terremoto 8 Medina 093
100 (C) Al-`Ādiyāt العاديات Le Scalpitanti 11 Mecca 014
101 (CI) Al-Qāri`ah القارعة La Percotente 11 Mecca 030
102 (CII) At-Takāthur التكاثر II Rivaleggiare 8 Mecca 016
103 (CIII) Al-`Asr العصر II Tempo 3 Mecca 013
104 (CIV) Al-Humaza الهمزة II Diffamatore 9 Mecca 032
105 (CV) Al-Fīl الفيل L'Elefante 5 Mecca 019
106 (CVI) Quraysh قريش I Coreisciti 4 Mecca 029
107 (CVII) Al-Mā`ūn الماعون L'Utensile 7 Medina 017
108 (CVIII) Al-Kawthar الكوثر L'Abbondanza 3 Mecca 015
109 (CIX) Al-Kāfirūn الكافرون I Miscredenti 6 Mecca 018
110 (CX) An-Nasr النصر L'Ausilio 3 Medina 114
111 (CXI) Al-Masad المسد Le Fibre di Palma 5 Mecca 006
112 (CXII) Al-Ikhlāṣ الإخلاص II Puro Monoteismo 4 Mecca 022
113 (CXIII) Al-Falaq الفلق L'Alba Nascente 5 Mecca 020
114 (CXIV) An-Nās الناس Gli Uomini 6 Mecca 021

Contenuto delle SuwarModifica

Suwar 1 - 25Modifica

  • Sura 1 (l'Aprente): è molto breve, inizia con la rituale frase, presente anche nelle altre suwar all'inizio: "Bismillhri-r-Rahmàni-rRahìm (nel nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso). Il Corano si presenta come il Libro Sacro, la guida degli uomini, che costituisce un'opera fondamentale nella creazione, e inizia con il sacro nome di Allah, Misericordioso e Benevolo, al quale fanno ritorno le creature. La sura si differenzia dalle altre in quanto nelle altre Allah parla all'uomo mediante un discorso diretto e indiretto, nell'Aprente l'invocazione e la venerazione viene dall'uomo, ossia è un insegnamento agli uomini su come rivolgersi ad Allah. La tradizione vuole che lo stesso Maometto abbia dichiarato che questa formula di preghiera sia qualcosa di unico nella religione islamica per rivolgersi al Signore, dato che non è presente nemmeno nella Bibbia e nel Zabur, e sarebbe l'origine della prima virtù coranica, in cui Allah fa comprendere al fedele la Sua unicità e i Suoi attributi, insegnando ad amare e adorare soltanto Lui quale unico Dio.
 
Manoscritto del XIII secolo del Corano
 
Una pagina di un'edizione del 1874
  • Sura 2 (la Giovenca): è la sura più lunga del Corano, dalla Sura 3 in poi infatti i versetti saranno sempre di numero inferiore, sino a raggiungere la numero 114, di solo poche righe. Questa consiste in 286 versetti, rivelata non in una sola volta al Profeta, ma discesa in maniera graduale a Medina dall'arcangelo Gabriele, per soddisfare le diverse necessità della società islamica. Data la lunghezza, la sura tratta di varie questioni inerenti alla fede, ai precetti religiosi, al culto, al comportamento civile per il fedele musulmano, e all'economia, avendo per tema centrale la giovenca Mosè. Il tipo di religione unica secondo il dettato di Dio è il monoteismo, il riconoscimento di un solo Signore; sono esposte questioni di teologia, l'osservazione e lo studio della Creazione, la Resurrezione, la storia dei profeti Abramo, Isacco, Giacobbe, e via dicendo sino a Mosè, la storia degli uccelli resuscitati, e quella di 'Uzair, uno dei figli di Israele. Insieme a ciò, la sura assume vari cambiamenti di tono, mostrandosi come una sorta di orazione, con rimandi e richiami, troncamenti del discorso eloquente per passare all'ammonimento e al rimprovero di Allah, contro i giudei, gli ipocriti e i miscredenti, nei loro intrighi contro la giusta causa di Maometto. Riaffermando l'unicità dell'Islam, la sura tratta della preghiera, del digiuno, della Jihad, del pellegrinaggio alla Mecca, il cambiamento della qiblah (direzione verso cui pregare), il matrimonio, il divorzio, il commercio, il debito, l'usura, i cibi proibiti, il gioco d'azzardo, il testamento.

Su questa sura il commentatore storico Tabarsì ricostruì la sua storia, in cui Maometto predilesse sempre questa sura, e in particolare il versetto 255 ('Ayatu-l-kursiyy). Inoltre i commentatori raccomandarono al fedele di imparare sia questa che la Sura 3, in modo da rimanere sempre protetti dalle tentazioni e dalle malignità, per arrivare in Paradiso. Malgrado le prime incongruenze con il pensiero occidentale riguardo le prescrizioni coniugali e della vita civile e sociale del fedele musulmano, questa sura prescrive l'obbligo di affrettare il matrimonio per le persone non sposate, onde evitare deviazioni sessuali e la dissolutezza, il precetto dell'hijàn, il divieto di sguardi lascivi, l'illiceità di accusare di adulterio il prossimo, la pena da infliggere agli adulteri.

  • Sura 3 (La famiglia di Imran): lunga 200 versetti, fu rivelata a Medina nel 9º anno dell'Egira, viene messa in relazione alla visita della delegazione di cristiani del Njran. I cristiani, guidati da un vescovo, furono ricevuti da Maometto nella moschea. Secondo la tradizione islamica, Imran sarebbe il padre di Maria, madre di Cristo, ossia per i cristiani e gli ebrei Gioacchino. La sura è la terza medinese, rivelata nel terzo anno dell'Egira, con un'eccezione per il versetto 61, che menziona Mubahala, e quindi potrebbe esser stata rivelata durante la visita della delegazione cristiana di Najrah, nel decimo anno dell'Egira. La sura si concentra sulla trasmissione della profezia dell'avvento del Messia mediante Mosè.
  • Sura 4 (le Donne): la donna ha un ruolo importante, in questa sura di 176 versetti, si dice nei vv. 3-4: "sposate allora due o tre o quattro tra le donne che vi piacciono; ma se temete di essere ingiusti, allora sia una sola. Ciò è più atto ad evitare di essere ingiusti. E date alle vostre spose la loro dote." Per quanto riguarda la donna, anche la donna può scegliere lei stessa un uomo, con la differenza di non poterne avere quattro insieme, soprattutto per quanto riguarda il concetto dell'amministrazione patrimoniale e della casa. La donna ha il diritto di ricevere parte dell'eredità, successivamente si passa alle prescrizioni da adottare in caso di tradimento o di azioni infami. Il marito che scopre l'adulterio può agire legalmente con la presenza di 5 testimoni. La dote data alla prima moglie, se un uomo vuole risposarsi, non deve richiederla in cambio per non offenderne l'onore. La sura si conclude con un elenco dei peggiori peccati che un uomo può commettere davanti ad Allah; oltre al rinnegarlo, anche la pratica dell'usura, la malversazione dei beni, la calunnia contro gli onesti, l'omicidio.

Nella sura viene specificato il ruolo chiave della donna nella casa, se è brava moglie e brava madre la famiglia è in armonia, altrimenti la negatività influisce su tutti, e si fa l'esempio della moglie del Profeta Khadija.

 
La Sura Al Ahqaf
  • Sura 5 (Tavola imbandita): risalente al periodo medinese, ossia l'ultima di questo periodo di Maometto, è una delle più dure contro chi non rispetta l'Islam o chi non è credente. I musulmani sono esortati ad obbedire ai comandi di Allah sul tema del cibo, dell'osservanza delle pratiche religiose, sulla morale sessuale. Le donne da sposare devono essere sì caste ma anche fedeli al Testo; alle donne musulmane è proibito sposare uomini infedeli. I versetti 12-26 ritornando alle punizioni di ebrei e cristiani, ricordano come nella Bibbia i figli di Israele ruppero il patto con Dio, ma devono essere perdonati in cambio della loro conversione. Il versetto 13 (quello della "spada"" contro gli infedeli) fu abrogato dagli ordini di muovere il jihad contro i miscredenti che arrivarono più tardi nell'opera di islamizzazione di Maometto. L'invettiva si sposta anche contro i cristiani, che hanno "dimenticato" una parte di ciò di cui erano stati ammoniti, dividendosi in correnti di pensiero e interpretazione dei comandi di Dio, ed enunciando il contrario della parola di Gesù per i loro meri interessi.

Dato che le fazioni ebree e cristiane sono in lotta, il Corano si propone come elemento mediatore, confutando e smantellando tutte le tesi false di questi, ossia parlando del fatto che Gesù non fu crocifisso, ma un suo sosia venne ucciso al suo posto (cosa sostenuta da alcune sette gnostiche, v. 157), così come chi crede in Cristo come Messia figlio di Maria sia un falsario, in quanto l'Islam considera Gesù solo come un profeta, e non direttamente il figlio di Dio. I versetti 27-34 ripetono la storia di Caino e Abele, con il monito di non uccidere per i musulmani, ma solo in caso di estrema necessità. I versetti 35-40 parlano del fuoco dell'inferno e prescrivono l'amputazione di una mano per il furto. Nei seguenti Allah consola Maometto per il rifiuto del nuovo credo da parte degli ebrei e cristiani; il Profeta è presentato come l'elemento che porta a concludere il Messaggio Divino già annunciato nella Bibbia, insieme di Scritture ritenute, nel XVII secolo, non ancora "corrotte" (v. 47). Nei versetti 52-60 si continua l'opera di denigrazione e maledizione degli ebrei, così come vengono messe a nudo le debolezze e le infamie dei cristiani, ricordando poi ai musulmani che l'agire Divino non è perfettamente deducibile e comprensibile sulla terra, in quanto il mondo divino è completamente avulso dagli ordini naturali e degli uomini della Terra.

I versetti 67-69 esortano gli ebrei e cristiani a seguire alla lettera i precetti scritti nella Torah e nei Vangeli, con la ricompensa del Paradiso, in quanto rivelati da Allah proprio come il Corano, sino a ritornare alle punizioni che toccheranno ai miscredenti e ai rinnegatori del Signore, nel v. 73. Dal v. 80 in poi la sura è un elenco di prescrizioni da osservare per il fedele musulmano, con interesse per il giuramento da non infrangere, e sul non usare alcool o praticare il gioco d'azzardo, per poi tornare alla fine alla figura di Cristo visto come un ottimo Profeta di Allah, ma non da adorare come Suo Figlio, ma di Maryam (Maria Vergine).

  • Sura 6 (il Bestiame): risale all'ultimo anno di Maometto alla Mecca, prima dell'Egira, durante il 12simo anno della carriera profetica, quando arrivando a Medina, divenne il capo del nuovo movimento monoteista. I primi versetti riaffermano che i miscredenti hanno respinto la verità di Allah, e verranno dannati, l'unicità di Allah è riaffermata, e beati sono i Profeti che hanno ricevuto il Suo messaggio, riguardo l'arrivo di Maometto a Medina, con la sua simbolica peregrinazione. I peggiori crimini da commettere contro Dio sono la costituzione di sette che manipolano arbitrariamente il Suo messaggio per fini propri, crimini supremi in quanto i peccati dell'uomo contro l'uomo possono essere giudicati e sono commessi per qualche sua debolezza o per un motivo terreno, mentre il falsificare la volontà di Dio è un peccato commesso per puro amore del male. I versetti 33-73 riguardano la consolazione di Allah per Maometto riguardo il rifiuto degli increduli, che per loro stessa natura e caparbietà non vogliono credere ai prodigi evidenti, affermando di come nei secoli ha mandato messaggeri per il mondo, e di come molti si fossero rifiutati di creder loro.

Particolare riferimento positivo è rivolto verso Abramo, che (v.70) rifiutò il politeismo, riconoscendo le manchevolezze e l'inutilità delle religioni pagane per la salvezza eterna, da qui una nuova rassegna dei principali Profeti prescelti da Dio nella religione ebraica, ognuno dotato, a graduale ascensione, di una qualità in più da Allah, sino a raggiungere la perfezione assoluta in Maometto.

I versetti 91-103 contengono un'ennesima accusa contro gli ebrei, i quali non hanno rispettato le leggi di Mosè, ma anzi hanno trovato vari cavilli per aggirare particolari comandi venuti da Dio dopo la liberazione d'Egitto, ricordano un episodio di un ebreo di nome Malik bin Syf, canzonato da Maometto riguardo l'odio di Dio nella Torah per un "sapiente imponente". L'ebreo urlò che Allah non rivelò mai niente di che agli essere umani; tale parte fu censurata nel v. 91. Negli ultimi versetti, Allah raccomanda a Maometto di dissociarsi da altre false divinità che si attribuiscono meriti e posizioni di potere dell'Unico Dio, poiché è compito dei miscredenti deviare e modificare soltanto per fini malevoli il vero messaggio; in seguito si fanno prescrizioni sui cibi da mangiare, tra questi la carne di maiale e di cane, poi nel vv. 134-45 sono criticate alcune pratiche pagane come il sacrificio dei bambini e abitudini alimentare degli ebrei, da non seguire (146-47), arrivando all'appello conclusivo di Allah ai miscredenti (vv 151-53), raccomandando soprattutto di non uccidere per entrare nella nuova fede.

 
La Sura As-Saff
  • Sura 7 (i Lembi): Allah invita alla prosternazione verso di Lui, per abbracciare la vera fede, e viene ricordato l'esempio empio di Iblìsch (Lucifero), che non lo volle in quanto si ritenne migliore di Adamo, creato dalla creta, mentre lui dal fuoco, e che dunque venne dannato. La prima parte riguarda l'origine del mondo, e la creazione di Adamo ed Eva, e del peccato originale, quando vollero mangiare il frutto proibito nel Paradiso terrestre. Segue la genealogia corrotta irrevocabilmente dal Peccato originale, che non sa più riconoscere il messaggio di Allah per mezzo dei Profeti e per mezzo di Egli stesso, che lamenta la sua misera condizione. Ai miscredenti Allah raccomanda il castigo delle fiamme dell'Inferno per la loro risolutezza nel non sapere più riconoscere il Vero messaggio, mentre ai credenti, con una metafora del Giardino Celeste (il bene) e del Regno del Fuoco (il male), spetteranno solo beatitudini e la facoltà di adorare il Signore; e benché i due regni saranno in comunicazione, per i dannati non ci sarà possibilità di vedere alleviate le proprie sofferenza dal fuoco con l'acqua del Giardino. Gli esempi continuano con l'arrivo di Profeti illuminati, come Noè, che ebbe il compito di convincere gli uomini a seguirlo, per evitare il castigo divino e l'epurazione della razza "macchiata dal peccato" irreversibilmente, ma con scarso successo. Infatti due fratelli, 'Ad e Hud, salvatisi nell'Arca, tornarono agli uomini che si erano salvati dal Diluvio, per portare la buona novella, ma vennero tacciati di falsità, così come i loro discendenti, che vennero ripetutamente inviati da Allah in varie città per annunciare il messaggio, venendo respinti, ma anche i miscredenti subirono la punizione divina con eccidi e cataclismi; ulteriore esempio è quello di Mosè e del bastone tramutatosi in serpente davanti a Faraone per dimostrare la potenza divina, però venendo deriso e scacciato. Il racconto prosegue con le piaghe d'Egitto, con l'esodo dal regno di Faraone, sino all'adorazione di Mosè sul Sinai, dove ricevette i Comandamenti, mentre gli ebrei si scelsero un vitello d'oro come idolo.
  • Sura 8 (il Bottino): particolarmente importante, che fa riferimento alla vittoria della battaglia di Badr, quando la sura venne rivelata per intero. La battaglia scoppiò per le dispute tra i musulmani riguardo la spartizione del bottino di guerra, e la sura costituisce il "mandato divino" del Profeta come giustificazione nel rispondere al fuoco col fuoco, ossia del rispondere con la violenza alla violenza dei pagani e dei miscredenti. Si fa riferimento all'episodio della cattura dei prigionieri, della decisione di Maometto di voler rispettare alla lettera il comandamento di Allah di ucciderli, mentre altri suggerirono di commutare la pena in riscatto da far pagare ai parenti, cosa che avvenne. Allah rimproverò aspramente Maometto per aver permesso ciò, poiché il vero "bottino" consiste nel compimento del volere di Allah, e non nell'interpretazione dell'uomo del Suo comandamento, dato che, mostrando pietà in questo caso, avrebbe avuto difficoltà nel far assurgere l'Islam a religione prediletta contro i miscredenti.

A proposito di questi, il v. 8 è molto crudo, e riguarda il volere di Allah di sterminarli sino all'ultimo, anche se la confessione di Maometto fatta a un suo amico, per il pentimento del bottino, smentisce l'iniziale idea del volere di Allah come incentrato solo nella sottomissione e nella distruzione. La battaglia e l'uccisione dei miscredenti riguardava la necessità di fare trionfare la verità sulla menzogna. Tuttavia questi versetti, spesso anche dagli stessi musulmani, sono travisati e interpretati a loro favore per arrogarsi il diritto di immunità dai delitti commessi nella "guerra santa". Soprattutto i vv. 15-16, quando Maometto esorta i fedeli alla guerra e allo sterminio dei miscredenti, per non incorrere nella collera di Allah e nei castighi dell'Inferno, sono stati molto criticati dagli occidentali.

Incalzato dai Quraysh ai tempi del suo soggiorno nella Mecca a produrre una prova del suo ufficio profetico, Maometto aveva promesso un doloroso castigo, e nella battaglia pare che dall'aperta confessione del profeta, furono proprio i musulmani incalzati dal Profeta stesso a dar battaglia contro l'esercito di Amr ibn Hisham. Allah istiga i musulmani, in tempo di guerra, a pensare soltanto al fine e al fatto di essere nell'assoluto diritto di compiere il volere di Dio, venendo esentati da colpe per ogni eccesso di violenza. In questi momenti anche la casa, i figli, la moglie, sono soltanto una tentazione terrena, che distolgono i fedeli dalla causa santa contro il nemico, poiché la ricompensa nel Paradiso, dopo la morte, saranno le famose 72 Vergini (come riportato nelle suwar 13, 44 e 56). Nei vv 36-38 sono descritte le azioni impure dei miscredenti, che dilapidano i loro beni, e nei seguenti Allah raccomanda ai musulmani di essere sempre pronti al jihad contro eventuali nemici, in merito ai grandi benefici che i fedeli ne trarranno. La sura fu rivelata dunque nel 624, dopo la battaglia, che rappresenta un punto di svolta nell'affermazione dell'Islam.

  • Sura 9 (il Pentimento): riguarda la disapprovazione di Allah verso i miscredenti, e verso coloro che credono in più dei. Anche questa sura è stata molto criticata dagli occidentali, per la presenza dal v.5 di nuove esortazioni di Allah verso i credenti, al trascorrimento dei Mesi Sacri del Pellegrinaggio, all'uccisione "ovunque si trovino e in ogni maniera" dei miscredenti, a meno che non si pentano o mostrino riconoscimento verso la vera religione. La giustificazione verso questa violenza è data dalle azioni turpi dei miscredenti contro la vera religione, e contro i musulmani, dimostrandosi così indegni dinanzi ad Allah. La giustificazione è data dal pericolo di attacchi imminenti da parte degli infedeli, e della estrema necessità di combatterli per preservare l'ordine stabilito dal nuovo Profeta Maometto, ricordando ancora una volta il fatto che sia ebrei che cristiani travisano le sacre leggi, imponendo i profeti come figli di Dio, ad esempio Gesù. Nel vv. 35-39, dopo aver spiegato la malignità dei sacerdoti, sia ebrei che cattolici, che volutamente male interpretano il volere del Signore, Allah esorta nuovamente i musulmani alla guerra santa. I versi seguenti contengono un discorso contro l'ipocrisia dei miscredenti, e un'esortazione ai fedeli a non credere loro in nessun modo. Tuttavia nel v 107 sono redarguiti anche i musulmani che eccederanno nella guerra santa, imponendo l'uso della moschea in luoghi sacri a Dio, come quelli ebrei o cristiani.
  • Sura 10 (Giona): profeta di Allah nell'VIII secolo a.C., ricevette l'ordine di andare a Ninive (Mosul) per annunciare l'imminente castigo di Allah nella città. Giona o Yûnus tentò di sfuggire all'ordine di Allah, imbarcandosi su una nave per la direzione opposta, ma fu sorpreso da una tempesta, e Giovan comprese di avere peccato, finendo divorato da un mostro marino, dove rimase tre giorni, meditando sulla sua azione, venendo poi rischiarato dalla luce di Dio e rigettato su una spiaggia. Partì per Ninive annunciando il castigo per i miscredenti, e la città prese a cuore le sue parole. Nella sura viene ribadita la veridicità del Corano e della Parola di Allah in ogni punto, contro i miscredenti e i mistificatori, il fatto che Gesù Figlio di Dio è un'invenzione, in quanto Allah stesso non ha mai dato informazioni in proposito, e si invitano i musulmani ad osservare i precetti di Noè e Mosè, ricordando l'episodio della schiavitù degli ebrei in Egitto. Allah si presentò a Faraone, per invitarlo a convertirsi e a riconoscerLo, ma ciò avvenne solo quando, alla separazione dei mari da parte di Mosè, essi si richiusero sull'esercito di Faraone.
  • Sura 11 (Hûd): dal nome di uno dei Profeti arabi, vengono riferiti episodi che videro Hud al pari di altri, protagonista di predicazioni che per volontà di Allah, non ebbero l'esito felice di convertire la gente. Insieme a loro vengono citati Noè, Abramo, Lot e Mosè, di cui vengono accennate le note storiche che li videro protagonisti, stabilendo quel vincolo tra le diverse dispensazioni profetiche, che tende a dimostrare come la rivelazione coranica tutte le comprenda e le riconosca.
 
La Sura Al Imran
  • Sura 12 (Giuseppe): altro profeta della Bibbia, riconosciuto dal Corano, è protagonista del messaggio della sura, rivelata interamente nel periodo meccano di Maometto. Diversamente dagli altri profeti, le cui vicende sono riprese nelle varie suwar, quella di Giuseppe riguarda solo questa sura, il cui coinvolgimento cronologico è regolare. La storia naturalmente ripercorre le tappe più generali, dall'astio dei fratelli contro Giuseppe, dall'imprigionamento in una cisterna, dalla vendita di lui a degli schiavisti, e dalla sua fortuna presso il faraone d'Egitto, all'interpretazione dei sogni, all'ascesa come alta carica d'Egitto, al perdono dei fratelli, nel periodo di carestia.
  • Sura 13 (il Tuono): il nome proviene dal v. 13, il tuono "glorifica e loda Allah". Nella sura viene ribadita la potenza e l'unicità di Allah, che si esprime per fenomeni naturali o con messaggi diretti. Ogni cosa che si verifica in natura non è affatto casuale, come pensa l'uomo, a proviene per uno specifico, anche se oscuro motivo, sempre da Allah.
  • Sura 14 (Abramo): nella prima parte si riferisce all'episodio della salvezza del popolo d'Israele dall'Egitto, da riconoscere come un chiaro miracolo di Allah che trasforma l'impossibile nel possibile, per mezzo del Profeta Mosè. L'invito rivolto ai fedeli è di non perdere mai la fiducia, perché una volta morti e andati nell'Inferno, Satana dimostrerà di non aver adempiuto alle sue promesse, in quanto tutto è possibile solo ad Allah.
  • Sura 15 (la Roccia): il nome proviene dal v 80, la Roccia ossia il paese dei Thamûd, il popolo di Salih, non molto distante da Medina. A differenza delle suwar precedenti, in questa si invita a non trucidare i miscredenti per la causa santa, ma a provare a convincerli con il Libro Sacro, arrivando per tappe e far conoscere tutta la Verità, in modo che non possano ipotizzare che tutto sia un grande sortilegio. Non è lecito arrivare al grado di conoscenza e pace interiore con l'arroganza e la mania di potere. Ugualmente si fa riferimento all'angelo Iblis (Lucifero), che essendo stato creato dal fuoco a differenza dell'Uomo con la creta, ritenendosi migliore, e non prostrandosi davanti ad Allah, venne scacciato nell'Inferno. Successivamente si passa al racconto del Profeta Lot, e della caduta di Sodoma e Gomorra.
  • Sura 16 (le Api): il nome viene dal v.68, ossia della costruzione degli uomini degli alveari per le api, ossia che questi esseri, se Dio vorrà, saranno quelli che porteranno l'uomo alla rovina, perché nulla nella Terra è eterno, poiché si è destinati al Giudizio Finale. La sura fa riferimento alla creazione in 7 giorni dell'Universo, il Cielo, la Terra, il Mare, la Luna, il Sole, gli animali e le piante. Allah invita a riconoscere questi prodigi e a sottomettersi, facendo gli esempi degli empi e dei fedeli di fronte alla domanda "cosa ha portato per voi il Signore?", e la risposta corretta del fedele è: "il Bene più grande". Si ribadisce al colpa degli empi e i miscredenti, che non vogliono sottomettersi, e sono convinti che Allah è falso, che sia una divinità inventata, malgrado l'intervento dei Profeti e la composizione dei Testi Sacri e dei Salmi. Solo nel Giorno dei Giudizio si ravvedranno, ma sarà troppo tardi.
  • Sura 17 (Viaggio notturno): la sura riguarda l' "anno della Tristezza" (619-620 d.C.), in cui in soli tre giorni l'inviato di Allah aveva perso i due capisaldi della sua realtà affettiva e sociale, la moglie Khadîja e lo zio Abu Talib, capo del clan islamico e suo protettore. Abu Lahab, zio paterno e suo oppositore, era divenuto decano dei Bani Hashim ed aveva fatto in modo che Maometto venisse cacciato dal clan, dato che la comunità allora si fondava su un rapporto tribale. Maometto si rivolse agli abitanti di Ta'if, una città lontana 100 km dalla Mecca, dove si venerava la dea al-Lat, ma venne scacciato per le sue predicazioni e rischiò la morte. Tuttavia Allah lo rinfrancò e ottenne la protezione di Mut'im ibn Adiy, e una notte mentre Maometto dormiva, fu svegliato dall'arcangelo Gabriele e condotto a Gerusalemme. Lì nel recinto della "Moschea remota" pregò Allah insieme ai Profeti e ascese sino al "Loto del Limite" (Amsjid al Aqsâ), che si trovava alla destra del Trono di Dio. Allah conversò con Maometto e gli dette ulteriori raccomandazioni sulla sua missione, gli venne rivelato il v. 285 della sura della Giovenca (la II) con la sintesi dottrinale dell'Islam. Tornato alla Mecca, raccontando il suo colloquio con Allah, Maometto venne deriso, ma il suo amico il califfo Abu Bakr lo protesse.
  • Sura 18 (La Caverna): contiene tre storie di notevole spessore spirituale: quella dei compagni della Caverna, quella dell'incontro di Mosè con al-Khidr e la vicenda del Bicorne. La prima narra di un gruppo di giovani che abbandonano la città rintanandosi in una caverna, per sfuggire alle persecuzioni di un tiranno pagano, che voleva costringerli ad abiurare, la seconda vede protagonisti Mosè e un servo, ossia al-Khidr, persona semplice ma che conosce molto bene realtà sottili e non evidenti. L'ultima storia parla del Bicorne, che i commentatori identificano con Alessandro Magno, che spazia tra gli estremi orizzonti terreni recando un messaggio di fede, giustizia e conoscenza, giungendo ai limiti del mondo conosciuto, dove vivono Gog e Magog, creature subumane che sono imprigionate dal Bicorne, dentro un vallo di ferro ricoperto di rame, sino al Giorno del Giudizio.
  • Sura 19 (Maryam): è Maria, madre di Gesù, prescelta da Allah per dare alla luce il Profeta. La sura racconta la parte iniziale del concepimento di Cristo, quando come con altre madri di Profeti, l'arcangelo Gabriele scese a darle il buon annuncio, già predicendole la sua futura ascesa al Paradiso.
  • Sura 20 (Ta-Ha): l'esegesi riferisce che questa sura determinò la conversione di Umar ibn al-Khattab, colui che diventò uno dei più ardenti musulmani, amico e suocero di Maometto, e infine secondo califfo prestigioso appellativo di "Principe dei Credenti".
  • Sura 21 (I Profeti): Allah si rivolge direttamente ai miscredenti, intimandogli di adorarlo, in quanto presto il Giorno del Giudizio arriverà, e poi non ci sarà più scampo. Per convincere i miscredenti di ciò, Allah parla degli esempi dei Profeti che grazie ai buoni messaggi, hanno salvato dalla rovine intere comunità.
  • Sura 22 (il Pellegrinaggio): nel v. 26 si fa riferimento al pellegrinaggio del musulmano da compiere nella Casa del Padre, di sacrificare e lodare Allah. Ci sono inoltre delle prescrizioni da adottare per rendere perfetta l'adorazione.
  • Sura 23 (i Credenti): Allah specifica quale sia la natura del vero credente musulmano, partendo sempre dalle origini, quando Adamo lodò e rispettò il Signore, insieme ai Profeti. L'unica Verità è in Allah nel Suo Messaggio, e non nelle interpretazioni delle più eminenti cariche della religione, come i sacerdoti.
  • Sura 24 (Luce): nella sura sono contenuti elementi spirituali, tra loro molto diversi, per il significato. Nella prima parte ci sono i versetti relativi alla fornicazione, alla diffamazione, quelli che stabiliscono la forma corretta per il termine del matrimonio col divorzio, viziato da un adulterio non dimostrabile, quelli che si riferiscono alla calunnia contro 'Aicha, le norme dettate per chiedere il permesso di entrare in casa altrui, quelle sull'abbigliamento, il comportamento femminile, chiudendo il cerchio della perfetta etica civile e sociale musulmana. Con la "Luce" Allah illumina i fedeli contro le falsità oscure dei miscredenti.
  • Sura 25 (il Discrimine): significa la separazione di due cose, ossia qui il Vero dal Falso, con gli argomenti che propone, gli obblighi da rispettare, e i significati di saggezza.

Suwar 26 - 50Modifica

  • Sura 26 (i poeti): è un'accusa contro i falsi Dei, riproponendo il tema di Mosè che davanti a Faraone gettò il bastone che si tramutò in serpente, e inghiottì i serpenti frutto dell'artificio dei maghi, e che poi fu perseguitato col popolo d'Israele, sino alla separazione dei mari. L'accusa è rivolta anche contro gli idoli e il paganesimo, di cui gli ebrei si sono macchiati sotto il Monte Sinai.
  • Sura 27 (Formiche): prende il nome dal v. 18, inizia con il riepilogo dei prodigi di Mosè, si David e Salomone. Costui radunò un esercito, le formiche si rintanarono per non essere schiacciate, vennero chiamati a rapporto gli uccelli, ultima giunse l'upupa, che raccontò di aver ricevuto un messaggio dai Saba, presso lo Yemen, che avevano una regina che adorava il Sole anziché Allah. Salomone si diresse verso Saba, dopo un'ambasciata non riuscita, e fu la guerra, con vittoria dei musulmani.
  • Sura 28 (il Racconto): racconta le origini, la nascita e la fanciullezza di Mosè, scampato alla persecuzione del Faraone d'Egitto, e inavvertitamente adottato dalla famiglia reale come un pupillo del sovrano. Da adulto, vedendo la schiavitù degli ebrei nell'atto di costruire il mausoleo del Faraone, uccie una guardia che percuoteva uno schiavo, e rischiò di essere a sua volta mandato a morte, dovendo fuggire dalla Capitale. Il racconto prosegue con l'accoglienza di Mosè da parte di fanciulle, figlie di un capo tribù degli ebrei, e della chiamata di Allah per tornare nella Capitale presso il Faraone a liberare il suo popolo. La sura si conclude con l'invettiva divina contro chi, pur avendo ricevuto le Tavole di Mosè e il Libro Sacro, non volle credere.
  • Sura 29 (il Ragno): la sura dopo l'introduzione classica sull'Unicità di Allah, dei Profeti e del Libro Sacro, parla del profeta Lot, quando fu raggiunto dagli angeli divini sotto forme umane, e di come rischiò di non riuscire a proteggerli dagli abitanti corrotti di Sodoma, così come furono sviati altri personaggi come Qarun, Haman. La metafora del ragno riguarda coloro che miscredenti si fabbricano una casa e una religione a loro piacimento, ma senza forti fondamenta, sicché al primo soffio di vento o tempesta, crollano, costretti a farsene delle nuove, sino alla fine.
  • Sura 30 (i Romani): nella prima parte si fa riferimento a come i Romani, un tempo assai potenti e dominatori del mondo, con i secoli per la loro superbia e per la loro infedeltà si corruppero, e lentamente furono sconfitti, e il loro impero si disfece. La sura prosegue rivelando l'Unicità del Libro, di Allah, di abolire la pratica dell'usura presso i musulmani, e di prepararsi all'Ora del Giudizio.
  • Sura 31 (Luqman): il titolo si riferisce a un personaggio misterioso, secondo la tradizione un uomo longevo, appartenente forse al popolo degli 'Ad, forse uno schiavo falegname, oppure un sovrano. La sura parla della sua saggezza, delle sue doti morali, della sua fede in Allah, e che istruì il figlio a coltivare in sé la fede, e distinguere il Bene dal Male, e a perseguire la pazienza e la modestia.
  • Sura 32 (la Prostrazione): Allah dà molta importanza a questa pratica corporale, che è uno dei vari segni tangibili della riconoscenza del fedele verso di Lui, a tal punto che nel v 15 il fedele "si strappa" dal letto per adorare il Signore, in ogni momento del giorno e della notte
  • Sura 33 (i Coalizzati): la coalizione evocata, è quella che si formò nel V anno dell'Egira, che vedeva alleati i politeisti coreisciti, e gli ebrei medinesi. Li fronteggiarono non più di 3.000 combattenti musulmani con la strategia suggerita da un liberto persiano, Salman Pak, detto "il Persiano", il quale propose lo scavo di un profondo fossato capace di fermare le cariche della cavalleria beduina. La tattica ebbe successo, e i coalizzati si arresero dall'assedio, travolti inoltre da una bufera, e si ritirarono.
  • Sura 34 (Saba'): il popolo di questa sura è quello della famosa Regina di Saba, dello Yemen, quando Allah per mezzo di Salomone, fece convertire la sovrana Bilqîs. Il racconto parla della costruzione da parte del popolo di una rete di canali di irrigazione, che trasformarono la regione in un immenso giardino, la loro prosperità li rese potenti, ma non venerando Allah, vennero puniti, la diga del fiume Marib straripò più volte, e infine crollò, rendendo i giardini delle fetide paludi.
  • Sura 35 (il Creatore): Allah si mostra quale Unico Dio, l'unico da venerare e credere, a differenza del malvagio Satana. Si ripercorre la creazione dell'Uomo, con la terra, il soffio vitale, e una goccia di sperma umano voluto da Allah. L'uomo nato da questo amore, deve venerare il Signore, e professare la sua fede ai popoli miscredenti.
  • Sura 36 (Ya-Sin): si ipotizza che questo sia uno dei soprannomi di Maometto, il primi 12 versetti furono rivelati per i miscredenti che volevano catturare il Profeta prima dell'Egira. Infatti Maometto nella sura si rivolge a costoro, confutando le loro opinioni errate sul vero credo, e di convertirsi e di adorare Allah, per non incappare nella dannazione quando ci sarà il Giudizio.
  • Sura 37 (i Ranghi): ossia le coalizioni dei miscredenti che creano per ostacolare la predicazione di Maometto. Allah dimostra attraverso un'illusione ai miscredenti che, non appena morti, sono messi fronte a due scelte, la Porta Celeste o la Fornace dell'Inferno. Credendo a queste realtà sovrannaturali, essi si pentiranno immediatamente, credendo in Allah.
  • Sura 38 (Sad): si fa riferimento all'episodio di David, quando video presso il tempio di Gerusalemme, due litiganti per un affare di pecore, a cui il profeta toccò il compito di stabilire la verità. David capì di essere stato provato volutamente da Allah, in riferimento anche al fatto delle 99 mogli che aveva, e al desiderio insaziabile di prenderne una in più, e chiese perdono al Signore. Gli esempi della "tentazione" divina per la vera fede continuano con il successore Salomone, quando gli vennero mostrati dei bellissimi cavalli, per fargli amare più quelli che il Signore, e di come lui li sgozzò, e della superbia di Iblis (Lucifero), quando fu il momento di creare l'Uomo.
  • Sura 39 (i Gruppi): la sura è una serie di confutazioni contro i miscredenti, che in qualunque maniera, pur credendo in Allah, nel momento del bisogno, alla fine torneranno ad essere quelli di prima, non credendo nella Sua Potenza e nel Giorno del Giudizio.
  • Sura 40 (il Perdonatore): Maometto chiede ad Allah di provare in tutte le maniere con messaggi e prodigi a far convertire i miscredenti, sino all'ora del Giudizio, e si torna all'esempio dei Profeti, alla Torre di Babele, al Faraone e Mosè, per rappresentare la superbia dei potenti, che anche davanti a prodigi autentici, credono di avere delle illusioni. La seconda parte della sura descrive i castighi della Fornace dell'Inferno.
  • Sura 41 (Esposti chiaramente): riferimento ai versetti del Corano, autentici, non interpretabili al di fuori del loro contenuto. La tribù di 'Ad fu superba verso Allah non credendo, malgrado fosse avvenuto il prodigio che le loro pelli parlarono letteralmente, e si ribadisce l'espressa volontà di Allah di aver prescelto l'arabo per il Corano, prediligendo questa popolazione.
  • Sura 42 (Consultazione): il nome proviene dal v. 38, ossia la partecipazione dei membri della tribù riguardo le decisioni per la comunità. Ossia la fede e l'abbandono in Allah, il controllo delle passioni, la purezza di intenti, amore per i simili, la disponibilità totale nei confronti di Allah, la pratica religiosa.
  • Sura 43 (gli ornamenti d'oro): sono inganni da parte dei potenti per corrompere il popolo, istigati oltretutto dai diavoli, per deviare la Vera Fede. E si fa riferimento alla fuga di Mosè con il popolo ebraico, e alla fabbricazione del Vitello d'Oro.
  • Sura 44 (il Fumo): annuncia l'Ora del Giudizio, momento in cui anche i miscredenti hanno terrore e si pentono, benché prima davanti ai Profeti e Maometto hanno mostrato superbia e derisione, malgrado Allah abbia creato il Mondo e l'Uomo, e nel v. 29 si fa riferimento a due porte del Paradiso, ad una arrivano presso Allah le buone azioni, dall'altra scende il pane quotidiano per gli uomini
  • Sura 45 (la Genuflessa): ossia la comunità prescelta da Allah per adorarlo, a differenza di altri popoli, che hanno ingannato Dio, come gli ebrei.
  • Sura 46 (Al-'Ahqâf): il termine indica un insieme di dune tortuose, e caverne scavate presso una montagna, qui vivevano gli 'Ad, il popolo che rifiutò il messaggio del Profeta Hud. il profeta, incalzato da coloro a dimostrare la potenza del nuovo Dio, vide arrivare una nuvola, il popolo pensò che avrebbe piovuto, invece fu inflitto il castigo.
  • Sura 47 (Muhammad): è uno dei più sintetici messaggi divini rivelati a Maometto, ossia il fatto che l'Uomo deve essere grato ad Allah per la sua creazione, per aver beneficiato del nuovo Libro Sacro con i versetti, di avere una volta morto la ricompensa del Giardino Celeste con le vergini, mentre per i miscredenti che non credono nel Giorno del Giudizio, ci saranno solo le fiamme.
  • Sura 48 (la Vittoria): la sura si concentra principalmente nel suo messaggio sulla prima parte. Allah si rivolge a Maometto, annunciando la vittoria, un riferimento al patto di Hudaybiya stipulato con i Quraysh nel VI anno dell'Egira (628 d.C.), l'accordo aveva suscitato sconforto presso i musulmani, che videro svanire la possibilità di recarsi alla Mecca per assolvere i riti dell'Umra (il piccolo Pellegrinaggio). Allah dette una visione a Maometto, che chiamò i compagni a rinnovare il patto di obbedienza, rinsaldando la comunità, e in credere nel progetto divino, anche se all'uomo apparentemente imperscrutabile. Infatti i musulmani attaccarono l'oasi di Khabyar, eliminando un focolaio di anti islamici, assolsero all'Umra, conquistarono la Mecca, bandendo l'idolatria e il paganesimo.
  • Sura 49 (Stanze intime): la prima parte si riferisce a delle regole di "buona creanza" (adab) e convenienza spirituale, da osservare nei rapporti tra i credenti e l'Inviato di Allah, in particolare, l'esegesi della sura afferma che i vv. 4-5 si riferiscano a un episodio accaduto quando un gruppo di beduini dello Yemen, venuti a Medina per incontrare Maometto, arrivarono davanti alla porta della sua casa, e cominciarono a chiamarlo a gran voce, senza curarsi del clamore che provocavano e del fastidio che arrecarono al Profeta.
  • Sura 50 (Qâf): è stilato un elenco breve dei principali calunniatori del Messaggio di Allah, dal Faraone d'Egitto alla tribù dei Madianiti. Allah poi immagina il Giorno del Giudizio per due miscredenti, dicendo di gettare nell'Inferno colui che è empio, i due per salvarsi, cercheranno varie scuse per scampare al castigo, così come l'Inferno dirà di non essere mia pieno, ma da chiedere se c'è dell'alto da aggiungere. Nel v. 39 c'è un riferimento all'adorazione "salat", ossia dei momenti di preghiera del mattino e del tramonto.

Suwar 51 - 85Modifica

  • Sura 51 (Quelli che spargono). in riferimento ai venti, bel v. 1, per le nuvole che portano la pioggia, per le navi che vano sul mare leggero, la sura inizia con dei paragoni ben chiari, che sono certi perché di fatto avvengono nell'ordine naturale delle cose, così come Allah dichiara che avverrà il Giorno del Giudizio, e che chi è maldisposto verso il Signore, o cambia idea, oppure per la sua stessa natura empia si condannerà da sé alla dannazione. La buona creanza e il rispetto per il prossimo sono nel vero credente, come dice Allah ricordano la storia degli angeli travestiti da uomini che si recarono da Abramo, annunciandogli la gravidanza dell'anziana moglie Sara, e di come vennero amorevolmente accolti dal Patriarca, e gli hanno rivelato di come si sono recati prima dall'alto profeta Lot e ai cittadini di Sodoma, e di come essi, fuggendo dalla città distrutta dal Signore, non tutti rispettarono il comando di non guardare indietro, poiché una figlia, guardando, si è tramutata in una statua di sale. Così il vero credente non deve prestare orecchio e attenzione alle chiacchiere, ma deve voltare le spalle.
  • Sura 52 (il Monte): in riferimento al Sinai, Allah annuncia il Giorno del Castigo ai miscredenti, che domandano quando soffriranno, ma la sofferenza sarà comune ed eterna, mentre i fedeli godranno nel Giardino delle Delizie. Il vero credente ascolta il Signore e crede, senza dover avere bisogno, a differenza dei miscredenti, che nemmeno credono veramente ma ritengono il prodigio come un artificio magico, di varie manifestazioni della potenza divina.
  • Sura 53 (la Stella): Allah si rivolge ai meccani sul conto di Maometto, sostenendo Egli stesso, che l'arcangelo Gabriele gli ispira il discorso Eterno per il Libro Sacro, senza menzogne o artifici letterari per creare una nuova e potente religione. Allah spiega anche che Maometto per volere divino ha visto l'Albero Paradisiaco nel Settimo Cielo, alla destra del Trono Divino, e lo stesso Allah nella gloria dei cherubini in cerchio, tutte cose veritiere, a differenza delle precedenti divinità arabe venerate: al-Lat, al-Uzza, Mànat, tutte falsità. Partendo da ciò Allah, ricorda come i Profeti e i Patriarchi, con l'aiuto divino, riuscirono a prevalere sui falsi e gli empi, e di come le comunità che si ribellarono al volere divino, come Sodoma e le Pentapoli, vennero annientate nella dannazione.
  • Sura 54 (la Luna): si fa riferimento a un evento miracoloso avvenuto alla Mecca, prima dell'Egira. Per sostenere Maometto, Allah fece sì che la luna apparisse spaccata in due parti distinte, lontane l'una dall'altra, il fatto fu constatato anche dai beduini che vivevano lontani da questa città, ma i falsi preferirono credere che fosse una magia, invece altri video un chiaro segno dell'annunciazione dell'Ora del Giudizio.
  • Sura 55 (il Compassionevole): uno dei nomi di Allah, la prima parte è una sorta di cantico delle bellezze create da Allah, tra le ultime l'uomo, dotandolo di intelletto e facoltà di parlare. Il Signore concede benefici a chi lo richiede, basta essere fedele e riconoscerlo quale Unico Dio, a differenza di chi è empio, non crede, e persegue il male.
  • Sura 56 (l'Evento): si riferisce al Giorno del Giudizio, chi avrà creduto dopo la morte godrà nel Giardino, mentre gli empi e i miscredenti mangeranno "dall'albero di Zaqqùm", ossia dell'inferno. L'uomo deve godere dei benefici che ha sulla terra (si fa riferimento all'acqua), in quanto Allah con un cenno, se lo volesse, potrebbe avvelenarla o inquinarla, ma non lo fa per il bene verso l'uomo.
  • Sura 57 (il Ferro): Allah, malgrado tutte le calunnie e gli intrighi del Demonio e dei miscredenti, riconosce le vere e buone azioni da quelle false ed empie. Anche se i malvagi vorranno profittare della luce data ai credenti, il Signore non lo permetterà, perché per arrivare alla salvezza e alla pace interiore non esistono scorciatoie. Le prescrizioni per il buon fedele sono state enumerate da Allah nelle precedenti suwar del Libro Sacro. Nel v. 25 si fa riferimento al ferro, nella terminologia scientifica dell'energia da esso prodotta, superiore a quella del sistema solare. La capacità del ferro è una metafora che rappresenta il grande potere dato da Allah agli uomini, senza però intervenire sull'uso che gli uomini potrebbero farne, se positivo o negativo.
  • Sura 58 (la Disputante): la tradizione riferisce che questa rivelazione avvenne in tre giorni distinti, in occasione in cui una donna di nome Khawla, ripudiata dal marito, con la formula dello zhar, che paragona la moglie alla schiena della madre, con fornula pubblica insomma era stata pronunciato il divorzio irrevocabile. Khawla espose il suo problema a Maometto, anche se non poté fare altro che confermare la validità del divorzio, chiamò il marito, e gli fece dare un'offerta con l'affrancamento di uno schiavo, o due mesi si digiuno, o di provvedere al sostentamento dell'ex moglie per espiare la sua avventatezza nel pronunciare il divorzio. Il marito decise di nutrire i poveri, non potendo adempire alle altre due possibilità citate nelle prescrizioni delle suwar coraniche, e Maometto lo aiutò.
  • Sura 59 (Esodo): gran parte della sura si riferisce all'episodio della cacciata da Medina del clan degli ebrei Banîi Nadir, colpevoli di tradimento e di aver tentato di uccidere Maometto nel IV anno dell'Egira (625 d.C.). I versetti 6-7 divennero una norma giuridica, il bottino di battaglia spettava all'Inviato, affinché ne disponesse come meglio credeva per la comunità.
  • Sura 60 (L'Esaminata): i veri fedeli non possono avere alcun rapporto di amicizia coi miscredenti, e viene fatto l'esempio di Abramo con i politeisti. I primi versetti si riferiscono all'episodio di Hatib ibn Abi Balta, emigrato che temendo per la sua famiglia rimasta alla Mecca senza protezione, forniva ai coreisciti informazioni segrete sui musulmani. Poco prima della conquista della Mecca con la battaglia di Badr, lui inviò una lettera dandola a una donna, che la nascose tra i capelli. Maometto, ispirato da Allah, inviò Ali ibn Abi Talib e Zubayr al suo inseguimento, raggiunsero la donna, presero la missiva, mentre Hatib si convertiva per il gesto compiuto.
  • Sura 61 (Ranghi serrati): metafora dell'esercito di Allah per combattere gli infedeli, con una serie di esempi degli eserciti ispirati da Dio dei Profeti, quelli che si disperdono per il timore, come nel caso di Mosè, non sono degni di servire il Signore.
  • Sura 62 (Venerdì): il Libro Sacro è fonte di saggezza, e va rispettato alla lettera, chi non lo fa, come gli ebrei per la Torah, somigliano a un "asino che porta i libri" piuttosto che a dei lettori. Il resto della sura è un'invettiva contro gli ebrei.
  • Sura 62 (Ipocriti): sulle falsità degli ipocriti, che a parole dimostrano di credere in Maometto, ma in realtà tentano ogni insidia. Seguendo anche la metafora di Cristo dei "sepolcri imbiancati", costoro sono buoni solo con le parole e le buone e apparentemente lodevoli maniere, ma si tratta solo di artifici che nascondono una coscienza marcia, a differenza del vero fedele, semplice e schietto. Nel v. 8 si fa riferimento alle parole dei profeti Abdallah ibn Ubay, capo dei medinesi, che durante una spedizione dei musulmani alla quale aveva partecipato, girò il collo dall'altra parte, per mostrare la sua ipocrisia.
  • Sura 64 (Reciproco inganno): riferimento al Giorno del Giudizio, quando Allah radunerà tutti i viventi della terra, e li giudicherà. Chi è stato malfattore o non ha creduto, accuserà reciprocamente il suo prossimo, pur Allah sapendo assai bene di aver tentato varie volte per mezzo dei profeti di convertirli, e di essere stato rifiutato.
  • Sura 65 (Divorzio): è una continuazione della Sura 2 riguardo le prescrizioni sul divorzio legale. Occorre sempre provvedere al sostentamento della donna ripudiata, senza scadere nella violenza, in riferimento alle leggi precedentemente dettate.
  • Sura 66 (Interdizione): gli esegeti fanno riferimento con questa dura all'episodio di gelosia che turbò la vita privata di Maometto, nel VII anno dell'Egira (628-29 d.C.). Il governatore dell'Egitto mandò in dono all'Inviato due ancelle, Mariya (secondo alcuni la figlia Abu Bakr) e Sirìn, questa fu donata ad uno dei suoi compagni, e tenne la prima, suscitando malcontento tra le mogli, che ordirono un complotto per allontanarli. Maometto fu pressato al punto di doversi separare da Mariya, e poco dopo arrivò da Allah la sura, che lo redarguiva per il comportamento inappropriato, ma il rimprovero riguardava anche le due mogli che si erano date da fare ordendo il complotto, ricordano le due mogli traviate di Noè e Lot, a differenza di due esempi di buone mogli devote, Maryan madre di Gesù e Aiya sposa di Faraone.
  • Sura 67 (Sovranità): è una lode ad Allah e alla sua infallibilità, poiché i credenti sapranno della veridicità del Giorno del Giudizio.
  • Sura 68 (il Calamo): Allah ha assegnato due angeli a ogni uomo, uno alla destra che annota il bene che lui compie, l'altro alla sinistra per le azioni maligne, e in base a ciò, la sura parla del calamo, lo strumento di conoscenza per la scrittura.
  • Sura 69 (l'Inevitabile): ossia il Cataclisma che Allah manderà sulla Terra il Giorno del Giudizio, l'Armageddon è stato interpretato da varie religioni, ma solo Allah con il Libro Sacro dà le precise indicazioni per il fedele, da rispettare, per poter accedere al Paradiso.
  • Sura 70 (le Vie dell'Ascesa): parla della storia di Abu Jahl, oppure Nadir ibn al-Hatirh, che chiese al Profeta di affrettare il castigo che lui annunciava da Allah. Ambedue furono uccisi nella battaglia di Badr, come segno di punizione divina per chi, anche se di fede musulmana, osa schernire la Vera Fede, travisando e canzonando le parole del Signore.
  • Sura 71 (Noè): parla della vicenda dell'arca costruita in riferimento al Diluvio universale. All'epoca del Profeta, il popolo era composto da arabi pagani, che praticava il culto di altre divinità, secondo la tradizione sarebbero divinizzazioni di 5 membri pii della famiglia di Banu Qabil, che volle fossero erette 5 statue. I simulacri dei famigliari con gli anni vennero adorati come dei, scatenando l'ira di ALlah. Nell'VIII anno dell'Egira (630 d.C.), Maometto dette l'incarico a Khalid ibn Waild, di distruggere il tempio della divinità Suwa, una di queste.
  • Sura 72 (i Demoni): gli esegeti propongono diverse versioni a proposito della rivelazione di questa sura. La più accreditata riguarda il ritorno di Ta'if, ossia Maometto, che in una notte recitò parte del Sacro Corano. La recitazione fu udita da dei diavoli, che riconobbero la Verità di quelle parole, e si convertirono. I demoni vennero creati dal Fuoco, esseri assai maligni, ma dotati in un certo senso di libero arbitrio, vivendo in un mondo contiguo, ma separato da quello degli uomini, potendo accedere anche all'Inferno.
  • Sura 73 (l'Avvolto): la sura fu rivelata durante una recitazione del Corano da parte di Maometto e compagni, di notte. Maometto crollò a terra per la stanchezza, e Allah gli andò in sogno, mentre lui era avvolto dal mantello della coperta, raccomandandogli la moderazione anche nella recitazione delle preghiere, al fine di non divenire idolatra.
  • Sura 74 (Avvolto nel mantello): gli imàm, Al-Bukhari e Muslim situano la rivelazione della sura nel periodo immediatamente successivo alla prima. Maometto si trovava per le strade della Mecca, quando udì la voce che aveva udito nella grotta di Hira, atterrito e tremante. Corse a casa e pregò la moglie Khadjia di avvolgerlo in un mantello, ma la voce risuonò ancora più forte, esclamando "Alzati e ammonisci e il tuo Signore magnifica!".
  • Sura 75 (Resurrezione): Allah spiega come uscirà l'anima dal corpo mortale del fedele, il Giorno della Resurrezione.
  • Sura 76 (l'Uomo): viene descritto cosa proverà l'uomo una volta asceso al Paradiso e al Giardino delle Delizie.
  • Sura 77 (le Inviate): l'esegesi non è concorde sull'interpretazione del soggetto della sura, forse dei venti, oppure angeli dall'aspetto femminile, oppure secondo altri gli stessi versetti del Corano. Come una sorta di ritornello musicale, è frequente l'espressione "guai, in quel Giorno a quelli che tacciano di menzogna".
  • Sura 78 (l'Annuncio): si riferisce ovviamente al Giorno del Giudizio, esortando a credere nella verità di Allah, che ha creato il regno dei Cieli (7), la Terra e l'Uomo.
  • Sura 79 (Strappati violenti): l'esegesi ritiene che i soggetti siano gli angeli incaricati di prendere le anime dei moribondi. In base a questa ipotesi è possibile formulare la traduzione interpretativa del testo coranico, poiché gli angeli nella sura invitano e tranquillizzano i moribondi ad aver fiducia in Allah, visto che sono stati credenti.
  • Sura 80 (Si accigliò): si riferisce alla rivelazione in occasione di un episodio che vide protagonista Maometto, durante la prima fase della Mecca. L'Inviato stava parlando con i notabili Quraysh quando Abdallah ibn Umm Maktùm, cieco, si avvicinò e chiese di essere istruito sulla rivelazione di Allah. Maometto non lo prese in considerazione, cercando di convincere gli altri, e le richieste furono così esasperanti, che Maometto si allontanò, ricevendo il rimprovero di Allah nella prima parte della sura, per ricordargli la pazienza, e il valore profondo delle cose.
  • Sura 81 (Oscuramento): vengono fornite altre precisazioni sul Giudizio Universale, in particolar modo ai peccatori rei di aver uccisi le neonate
  • Sura 82 (Lo Squarciarsi). altri riferimenti al Giudizio, con lo squarciamento del Cielo, e sugli uomini che si rifugiano per sfuggire per le loro empietà, allo sguardo di Allah.
  • Sura 83 (Fraudolenti): invettiva di Allah contro chi si macchia di frode e di inganno per estorcere denaro.
  • Sura 84 (Fenditura): altri riferimenti al Giudizio, con lo squarciamento del Cielo. Il buon fedele, avendo il Sacro Corano, non si ritrarrà dal timore, ma andrà verso il Paradiso.
  • Sura 85 (Costellazioni): all'inizio si fa riferimento alla "gente del Fossato", ossia si allude a una vicenda del re israelita Najràn, ne nord dello Yemen, il quale perseguitò i cristiani, li sottopose al martirio, alcuni dicono 23.000 martiri bruciati vivi e buttati nel fossato. Un'armata di 70.000 uomini fu inviata contro di lui dal Negus dell'Etiopia, l'esercito dello Yemen fu sbaragliato, il re morì suicida, e la sua popolazione venne decimata.

Suwar 86 - 114Modifica

  • Sura 86 (Astro Notturno): anche durante la notte, il buon fedele, è sempre sorvegliato da Allah mediante un angelo.
  • Sura 87 (l'Altissimo): esortazione al fedele a glorificare Allah e a temere i castighi.
  • Sura 88 (l'Avvolgente): riferimento al castigo perenne dell'Inferno, una volta giudicati gli Empi. Descrizione delle pene della dannazione.
  • Sura 89 (Alba): si fa riferimento alle prime 10 notti del mese di Dhul-Hijja, quelle durante il quale si svolge il Pellegrinaggio alla Mecca. Per Allah, secondo gli esegeti, il pellegrinaggio stesso rappresenta il punto più alto della venerazione del buon musulmano, ancor più della guerra per la causa santa (jihad).
  • Sura 90 (la Contrada): si riferisce alla Mecca, la sura prescrive l'espiazione di un peccato da parte del fedele mediante l'affrancamento di uno schiavo, o il dar da mangiare ai poveri.
  • Sura 91 (Sole): fa parte delle creazioni di Allah, quindi simbolo di Verità assoluta. Si fa inoltre riferimento al profeta Salih che aveva stabilito che la cammella di Allah aveva miracolosamente tratto in salvo da una roccia, avesse diritto di bere, un giorno su due, all'unica fonte di cui disponevano i Thamùd. Coloro però rinnegarono il patto, uccisero la cammella e vennero dannati da Allah.
  • Sura 92 (Notte): ovvero si parla dell'oscurità e delle fiamme che avvolgono il dannato una volta che da miscredente sulla Terra, è stato giudicato.
  • Sura 93 (Luce del Mattino): la sura scese su Maometto dopo una lunga interruzione sulla rivelazione del Libro Sacro, durante al quale il Profeta dovette subire il dileggio dei miscredenti e lo scherno dei nemici, compresa la moglie dello zio Abu Lahab, sul fatto che Allah lo avrebbe abbandonato.
  • Sura 94 (l'Apertura): si riferisce al racconto del fatto prodigioso che accadde a Maometto quando, ancora bambino, viveva presso Bani Sad nel deserto. Disse il Profeta che vennero a trovarlo due uomini vestiti di bianco con una bacinella, che gli apersero il petto per estrarne il cuore, e da esso trassero un grumo nero che gettarono via, lavarono il cuore del petto con la neve, e lo riposero dentro il busto. Erano angeli del Signore.
  • Sura 95 (il Fico). si riferisce all'Albero della Vita del Paradiso terrestre, creato da Allah come luogo sacro insieme al Monte Sinai.
  • Sura 96 (l'Aderenza): i primi 5 versetti riguardano la rivelazione Coranica dall'inizio. Nell'anno 612 d.C., Maometto della tribù dei Quraysh si era ritirato in meditazione presso la grotta dell'Hira, vicino la Mecca. In una delle ultime notti del nono mese del calendario lunare, apparve una figura umana che disse "Leggi!", allora la figura lo strinse in un panno forte, Maometto temette di soffocare, e ripetette l'ordine di leggere, sicché Maometto lesse i primi 5 versetti, come se le parole fossero scolpite nel cuore. Tuttavia Maometto fuggì dalla grotta, ma vide una forma angelica riempire tutto l'orizzonte.
  • Sura 97 (il Destino): si riferisce alla Notte del Destino, quando Allah rivelò a Maometto il Sublime Corano, ossia una delle notti dell'ultima decade del mese di Ramadàn.
  • Sura 98 (la Prova): invettiva contro i miscredenti, che non credono nemmeno nella prova autentica del Libro Sacro in sé e nei suoi versetti.
  • Sura 99 (Terremoto): annuncerà il Giorno del Giudizio, e gli uomini per il timore si raduneranno, costretti ad enunciare al Signore tutte le loro opere per essere giudicate.
  • Sura 100 (Le Scalpitanti): non si sa a cosa allude precisamente la prima parte della sura (forse sempre i versetti della stessa), ma è un'invettiva contro i desideri di lussuria e potere dell'uomo.
  • Sura 101 (la Percotente): ossia il castigo eterno che affliggerà i dannati, dato che perdono tempo in vita a domandarsi su quale natura possa avere l'Inferno, invece che convertirsi.
  • Sura 102 (il Rivaleggiare): è un'invettiva contro gli uomini che si fanno la guerra per accrescere potere e ricchezze.
  • Sura 103 (il Tempo): il vero fedele non ha la cognizione del tempo, perché adorando Allah si perde la concezione materiale dello spazio e tempo, ce per il miscredente invece è sempre minore, sino all'esaurirsi del Giorno fatale.
  • Sura 104 (il Diffamatore): invettiva di Allah contro la maldicenza.
  • Sura 105 (l'Elefante): nell'anno 570 d.C. circa, Abraha governava lo Yemen, giurò di distruggere la Ka'Ba, che riteneva santuario di idolatri, in modo da affermare il predominio della religione cristiana sulla penisola arabica. Radunò un'armata e marciò verso l'Hijàz, travolgendo alcune tribù arabe, e marciava alla testa di un elefante, che incuteva molto terrore. Arrivato però alle porte della città, l'elefante si accovacciò e rifiutò di avanzare, mentre degli apparenti stormi di uccelli, in realtà pietre scagliate dal Signore, si abbattevano sull'esercito.
  • Sura 106 (i Coreisciti): secondo degli esegeti, questa sura ha per tematiche le stesse della precedente.
  • Sura 107 (l'Utensile): ossia ciò che è utile al verso musulmano, la fede, occupata per i miscredenti da cose mondane e inutili per l'oltre tomba.
  • Sura 108 (Abbondanza): questo termine in arabo significa anche "Paradiso", e si riferisce ai figli maschi della comunità islamica, chi non ha figli maschi porta disonore sulla famiglia, così come accadde a Maometto, quando gli morì prematuramente Qasim, e venne minacciato dagli avversari dell'imminente rovina della comunità islamica.
  • Sura 109 (i Miscredenti): i notabili meccani, tentando di limitare i danni per la potenza dei Quraysh, dopo la predicazione di Maometto proposero un compromesso tra l'Islam e loro, ossia di adorare sia Lui che per un anno solo gli Dei, ma la proposta venne seccamente respinta dal Profeta, nel ribadire l'unica Verità in Allah.
  • Sura 110 (l'Ausilio): fu l'ultima sura che il Profeta ricevette da Allah, e si riferisce al fatto di lodare Allah, lode fatta dal Profeta stesso, una volta che tutti i miscredenti si saranno convertiti.
  • Sura 111 (Fibre di Palma): invettiva di Allah contro lo zio paterno di Maometto e sua moglie, grandi oppositori dell'Islam.
  • Sura 112 (Puro Monoteismo): la tradizione vuole che Maometto, con questa sura, per i fedeli avrebbe alleggerito la lettura dell'intero Corano. Solo la lettura di questa sura rappresenta la sintesi del monoteismo islamico.
  • Sura 113 (Alba nascente): riferisce una tradizione che tale Labid fu incaricato di gettare sul Profeta un maligno incantesimo di morte. Allah inviò a Maometto l'arcangelo Gabriele con due sire, una di 5 e l'altra di 6 versetti di lunghezza, ossia le ultime due conclusive del Corano, che alludono infatti a questo sortilegio malefico, confidando però nella protezione di Dio.
  • Sura 114 (Gli Uomini): come la precedente, fa riferimento al maleficio di Labid, la sura è una preghiera del fedele nell'avere il suo cuore e la sua fede con il Signore, e che presso di Lui nessun male lo affliggerà.

NoteModifica

  1. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "sura", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  2. ^ Sura, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 14 aprile 2017.
  3. ^ Pino Blassone, Introduzione al Corano UCOII, p. 7 (con alcune variazioni formali)
  4. ^ Corano, Sura XI, 1
  5. ^ con il controllo dottrinale dell'UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d'Italia) e poi della Majammaʿ Malik Fahd di Medina (Complesso per la stampa del Nobile Corano in Arabia Saudita).

BibliografiaModifica

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