Svjatlana Cichanoŭskaja

politica bielorussa

Svjatlána Heórhieŭna Cichanóŭskaja, nata Pilipčuk (in bielorusso: Святла́на Гео́ргіеўна Ціхано́ўская?; in russo: Светла́на Гео́ргиевна Тихано́вская?, traslitterato: Svetlána Geórgevna Tichanóvskaja; Mikaševiči, 11 settembre 1982), è una politica bielorussa.

Cichanoŭskaja nel 2020

Candidatasi alle elezioni presidenziali del 2020, ha sfidato il presente uscente Aljaksandr Lukašėnka, risultato vincitore; l'esito elettorale, contestato dalle opposizioni, non è stato riconosciuto dai Paesi dell'Unione europea[1].

BiografiaModifica

È la consorte del blogger e youtuber Sjarhej Cichanoŭskij, principale oppositore del presidente Aljaksandr Lukašėnka che è stato arrestato una prima volta il 9 maggio 2020,[2] e, nuovamente, il 29 maggio 2020 con l'accusa di turbamento dell'ordine pubblico.

Svjatlana Cichanoŭskaja, di professione traduttrice, decise quindi di raccogliere le firme per candidarsi alle elezioni presidenziali in Bielorussia del 2020.[2] La sua candidatura fu convalidata dal governo, che riuscì a impedire la partecipazione degli altri due sfidanti politici: Viktar Babaryka, arrestato a giugno con l'accusa di aver commesso alcuni reati finanziari, e Valeryj Capkala, che il 24 giugno aveva annunciato il deposito di 160.000 firme presso la commissione elettorale, a fronte di un quorum previsto pari a centomila unità. Il 30 giugno, la commissione ha respinto la sua candidatura, dichiarando che solamente 75.000 firme erano autenticate, non raggiungendo quindi il numero minimo necessario.[3][4]

Valeryj Capkala e Viktar Babaryka si erano presentati con due programmi elettorali che condividevano alcuni tratti salienti: l'avvio di un radicale processo di liberalizzazione economica, la modernizzazione dello Stato e una politica estera di alleanza generalizzata con i partner stranieri.[5] a questi punti qualificanti, il programma di Capkala aggiungeva il progetto di apertura dell'economia bielorussa agli investitori esteri e la concezione di un Capo dello stato-gestore, eleggibile per non più di due mandati consecutivi.[6]

Date le comunanze politiche e la reciproca esclusione dall'agone elettorale, Capkala e Babaryka decisero di far convergere i loro voti sul nuovo volto della politica bielorussa: la neocandidata Svjatlana Cichanoŭskaja[7]. Una foto di Cichanoŭskaja con Maria Kolesnikova, capo della campagna di Babaryka, e Veronika Tsepkalo, la moglie di Valery Tsepkalo, è diventata un simbolo della sua campagna.[8]

La Cichanoŭskaja ha denunciato l'eccessiva rigidità della politica di Lukašėnka, chiedendo il rilascio di tutti coloro che sono stati trattenuti durante gli scontri con la polizia. Inoltre, ha accusato il presidente, ininterrottamente al potere dal 1994, di non aver adottato le misure necessarie per fermare la pandemia di COVID-19.[9]

La notte prima delle elezioni, la polizia ha arrestato gli alti funzionari della campagna di Cichanoŭskaja e lei è stata costretta a nascondersi a Minsk, prima di riemergere il giorno delle elezioni durante un'apparizione in un seggio elettorale.[10]

Dopo le elezioni, in cui si è parlato di brogli e lei ha ottenuto il 10,9% dei voti, è fuggita in Lituania, dove già si trovavano i due figli, per timore di essere arrestata.[11][12] Nella sua prima conferenza stampa dopo la fuga, il 21 agosto 2020, la Cichanouskaja ha affermato che i bielorussi "non accetteranno mai la leadership" di Lukashenko e che intende tornare in Bielorussia "quando mi sentirò al sicuro lì". In un video diffuso su YouTube ha anche invitato i bielorussi a continuare a scioperare.[13] Secondo osservatori occidentali la rivolta di Minsk è "l'ultima scossa di assestamento" - "una rivoluzione di velluto" - dopo il terremoto della caduta del Muro di Berlino.[14]

NoteModifica

  1. ^ Bielorussia, i Paesi Ue: "Non riconosciamo i risultati delle elezioni", La Repubblica, 19 agosto 2020.
  2. ^ a b In Bielorussia si sta facendo viva l’opposizione, su Il Post, 5 giugno 2020.
  3. ^ Belarus Ministry of Internal Affairs starts checking another rival of Lukashenko, RBC, 2 luglio 2020.
  4. ^ Belarus denies main president challenger spot on ballot, SF Gate, 2 luglio 2020.
  5. ^ (RU) Артём Шрайбман, Выборы перед новой эрой. Почему выходцы из элиты бросили вызов Лукашенко, Московский центр Карнеги, 27 maggio 2020.
  6. ^ As Belarus’ Dictator Flails, a Tech Leader Waits, Red Herring, 25 giugno 2020.
  7. ^ (FR) En Biélorussie, l’opposition s’unit face à Loukachenko, in Le Monde, 20 luglio 2020.
  8. ^ (EN) Marc Bennetts, Wife of jailed blogger steps up to fight Lukashenko of Belarus, in The Times, Londra, 20 luglio 2020. URL consultato il 6 agosto 2020.
  9. ^ Belarus: Anti-government protesters rally ahead of presidential vote, su DW, 19 luglio 2020.
  10. ^ (EN) Andrew Roth e Yan Auseyushkin, Opposition candidate comes out of hiding as Belarus votes, in The Guardian, Londra, 9 agosto 2020. URL consultato il 9 agosto 2020.
  11. ^ (EN) Belarus election opposition Sviatlana Tsikhanouskaya now safe after fleeing to Lithuania, su euronews.com, 11 agosto 2020.
  12. ^ Minsk, un morto negli scontri, la leader dell'opposizione ripara in Lituania, su la-notizia.net, 11 agosto 2020. URL consultato il 15 agosto 2020.
  13. ^ Cichanouskaja: "Continuare con gli scioperi", su ansa.it, 21 agosto 2020. URL consultato il 22 agosto 2020.
  14. ^ la Repubblica, Bernard-Henry Lévy, "Ora l'Europa aiuti questa nuova rivoluzione di velluto", 22 agosto 2020, pag. 13

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