Il talaru o talaro è un vecchio termine dialettale salentino che indica il telaio utilizzato nel processo di essiccazione delle foglie di tabacco. Di forma rettangolare è realizzato interamente in legno di ulivo. Nei due lati più lunghi del rettangolo del talaro c'erano dei chiodi dove si appendevano da un lato all'altro i "falari" (collane di foglie) di tabacco infilzate con ordine su uno spago (l'operazione di infilatura era eseguita con un lungo ago di ferro piatto detto "acuceddrha"). I "falari" si passavano nella parte dura della foglia (stipite), ossia la parte dove la foglia era attaccata alla pianta, una foglia dietro l'altra fino a comporre un unico falaro (corda) di foglie di tabacco. Il telaio, spesso chiamato col diminutivo "talarettu" conteneva dalle 18 alle 22 corde ed era esposto in pieno solo per l'essiccazione delle foglie verdi. Una seconda tecnica di essiccazione era quella "a canna" dove la singola corda di foglie era sostenuta da una canna che poggiava ai lati su una "staiera" fissa

Un talaru disegnato da un bambino

Il termine è ormai in disuso nel suo significato originario ed è invece utilizzato come insulto scherzoso, paragonando un uomo alla tipologia dell'oggetto sempre immobile al sole. In quest'ultima accezione è spesso gridato marcando molto la U finale.