Teatro di rivista

genere di spettacolo teatrale

Il teatro di rivista, o più comunemente rivista, è un genere di spettacolo teatrale di carattere leggero che in Italia ha conosciuto la massima popolarità tra la fine degli anni trenta e la metà degli anni cinquanta, come evoluzione del varietà verso più alti livelli artistici, nella fase di decadenza di precedenti generi come il café-chantant, l'operetta, portando poi alla grande affermazione della commedia musicale.[1][2][3] È un misto di prosa, canto, musica, danza e scenette umoristiche ispirate all'attualità spicciola e ai tradizionali cliché erotico-sentimentali, uniti da un tenue filo conduttore, con la presenza di personaggi fissi come la soubrette. Simile ai sottogeneri correlati dell'operetta e del musical, unisce contributi musicali, di danza e recitazione in una presentazione unica; a differenza di questi però manca la necessità di attenersi continuamente a una trama. Un tema generale funge da cornice a una successione meno vincolante di numeri, in cui si alternano esibizioni soliste e momenti di danza.[4]

StoriaModifica

Il genere, caratterizzato dallo splendore delle scene e dalla spettacolarità delle coreografie, sorge in Francia alla fine dell'Ottocento grazie ai fratelli Cogniard, che abbandonano gli studi di medicina per dedicarsi al teatro leggero (La biche au bois, La chatte blanche). Nel 1894 The Passing Show di Sydney Rosenfeld e Ludwig Engländer ha la première nel Casino Theatre di New York ed ha avuto 110 recite. Nel primo dopoguerra ha una grande fortuna in America (grazie all'impresario Florenz Ziegfeld, ideatore delle Ziegfeld Follies. e in tutta Europa, con attori e soubrettes quali Mistinguett, Joséphine Baker, Maurice Chevalier, Max Pallenberg e Fritzi Massary. Zig-Zag! di Albert de Courville esordisce nel 1917 al London Hippodrome. Joy Bells di de Courville ha la prima nel 1919 al London Hippodrome.

Negli anni venti è la volta di The Co-Optimists di Davy Burnaby che nel 1921 ha la prima assoluta al Royalty Theatre con Stanley Holloway e poi al Palace Theatre di Londra, The Garrick Gaieties, Blackbirds of 1928 di Jimmy McHugh che al Liberty Theatre per il Broadway theatre con Bill Robinson dal 1928. Nei numeri musicali contiene la nota I Can't Give You Anything But Love eseguita anche da Louis Armstrong, Duke Ellington, Benny Goodman e molti altri. Nel 1933 viene data As Thousands Cheer di Irving Berlin al Music Box Theatre per Broadway con Clifton Webb, Ethel Waters e José Limón. Nel 1935 At Home Abroad di Schwartz va in scena al Winter Garden Theatre per Broadway con Beatrice Lillie, Ethel Waters, Eleanor Powell, Reginald Gardiner e John Payne. Ma a partire dagli anni '30 il genere viene gradualmente soppiantato dalla musical comedy (un processo analogo si ha in Italia negli anni' 50).

In Italia nei primi venti anni del Novecento la rivista è uno spettacolo incentrato su parodie dell'attualità; il successo dipende soprattutto dalla validità del copione. Con il fascismo, venendo meno la possibilità di satira politica, si ricorre a una comicità più astratta, affidata all'estro dell'attore più che alle battute del testo. e agli elementi più propriamente spettacolari. Principali artisti di questo periodo sono Ettore Petrolini, proveniente dall'avanspettacolo, Erminio Macario, che nel 1930 fonda una compagnia (che resterà in attività fino al 1965) che nel 1937 scrittura Wanda Osiris, che diventa la prima soubrette della rivista italiana e tale rimane fino ai primi anni '50, Riccardo Billi, Carlo Campanini, Nino Taranto, Carlo Dapporto. Negli anni della seconda guerra mondiale, il teatro di rivista rappresenta un modo per sognare, per distogliere il pensiero dalla crudeltà della guerra e farlo volare in posti esotici e paradisiaci grazie alle sfarzose scenografie, oppure distrarsi con le gambe delle ballerine e con le esilaranti battute dei comici.

 
E tu biondina, rivista teatrale del 1956, con Liana Rovis, Sandra Mondaini, Helen Sedlak

Nel primo decennio del secondo dopoguerra, in un'Italia profondamente mutata, si ha un precipitoso ritorno alla satira politica. Poi ci si evolve verso la revue à grand spectacle, con allestimenti sfarzosi, parate di belle ragazze, grandi coreografie, complesse scenografie, con notevoli spese. Quest'ultimo genere di rivista, presente anche in altri Paesi, in Italia vede comunque una maggiore evidenza del carattere comico. Come soubrette domina sempre Wanda Osiris, ma si affermano gradualmente anche nuove figure, che rappresentano una tipologia nuova di personaggio femminile, non più incentrata sulla bellezza e sulla seduzione, ma sulla statura artistica: Lauretta Masiero, Marisa Del Frate, Bice Valori, Sandra Mondaini. Come attori emergono Renato Rascel, Walter Chiari, Gianni Agus, Gino Bramieri, Raffaele Pisu. [5]

Come autori, e poi come produttori, a partire dall'immediato dopoguerra dominano Garinei e Giovannini, che sfornano quasi due copioni l'anno e tutti di successo. Fra questi: Si stava meglio domani, con Wanda Osiris e Enrico Viarisio (1946), Domani è sempre domenica (1947), Al Grand Hotel (1948), Il diavolo custode (1950) con Wanda Osiris, Enrico Viarisio, Dolores Palumbo e Gianni Agus, Gran Baraonda (1952) con Wanda Osiris, Alberto Sordi ed il Quartetto Cetra, Made in Italy (1953), con Erminio Macario e Wanda Osiris. Ed è nel corso degli anni '50 che Garinei e Giovannini guidano quel percorso che porta gradualmente alla nascita della commedia musicale. La coppia scrive così spettacoli di impostazione nuova, che in cartellone non denominano più "rivista": Attanasio cavallo vanesio (1952), Giove in doppiopetto (1954), La padrona di Raggio di Luna (1955).

 
Walter Chiari e Marisa Maresca nella passerella finale dello spettacollo

Altre celebri coppie, in quegli anni, scrivono e dirigono con continuità spettacoli di rivista. Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi scrivono nel 1949 la rivista Chi vuol essere lieto sia per la compagnia Carlo Campanini e Lilia Silvi, aggiudicandosi la Maschera d’argento, e per loro comincia un proficuo sodalizio professionale. Dalla stagione 1951/52 alla stagione !957/58 lavorano in stretta collaborazione ccon la coppia Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, allestendo Dove vai se il cavallo non ce l’hai (1951/52), Ciao Fantasma (1952/53), Barbanera bel tempo si spera (1953/54, seconda maschera d’argento), Passo Doppio (1954/55) con cui debuttano anche a Parigi con il titolo di Flash, Campione senza volere (1955/56), Uno scandalo per Lily (1957/58) con Tognazzi, Lauretta Masiero, Ave Ninchi, Gianrico Tedeschi, Mario Scaccia.

Altra coppia di sceneggiatori e registi di riviste è costituita da Marcello Marchesi e Vittorio Metz, che mandano in scena Milano miliardaria (1951), Era lui, si, si! (1951), Sette ore di guai (1951), Il mago per forza diretto insieme a Marino Girolami (1951), Tizio, Caio, Sempronio, diretto insieme ad Alberto Pozzetti (1951), Lo sai che i papaveri, (1952), Noi due soli, diretto insieme a Marino Girolami (1952).

Gli anni '50 vedono quindi la concomitanza di riviste e commedie musicali, in un processo di "osmosi" dal primo genere al secondo, con confronti accesi nella stampa e fra i critici; ed è la nascente commedia musicale che si avvia a prevalere.[6]

Tramite svariate espressioni artistiche il genere della rivista oggi è portato avanti da teatri di varietà tradizionali quali Lido, Moulin Rouge e il Friedrichstadt-Palast Berlin, così come gli spettacoli a Las Vegas.

NoteModifica

  1. ^ Felice Cappa e Piero Gelli (a cura di), Dizionario dello spettacolo del '900, Baldini&Castoldi, 1998.
  2. ^ Dino Falconi e Angelo Frattini, Guida alla rivista, Accademia, 1953.
  3. ^ Daniele Palmesi, Federico Clemente, Teatro di rivista, su http://www.tototruffa2002.it. URL consultato il 26 febbraio 2020.
  4. ^ "Verso il 1920 il varietà non viveva più che a stento. Era diventato uno spettacolo troppo facile per un pubblico che ormai non si divertiva più come una volta nemmeno all’operetta. Bisognava complicarlo per infondergli nuova vita. Bisognva renderlo un po’ più difficile, senza peraltro togliergli la sua gaiezza. Sapete come succede a certi floricultori, che, divenuti troppo esperti, non si contentano più di coltivare belle rose profumate ma fanno l’impossibile per produrre qualcosa di raro, di eccezionale, di complicato: e allora innestano i tulipani sulle tuberose, i narcisi sui giacinti, i garofani sulle gardenie. Qualcuno – chi sarà mai stato? – pensò di innestare il varietà sullo stelo dell’operetta. Sperava di ottenere così chissà quale rara e seducente corolla. E vide risbocciare la rivista”. (Dino Falconi)
  5. ^ rivista - Sapere.it, su www.sapere.it. URL consultato il 26 febbraio 2020.
  6. ^ Lello Garinei e Marco Giovannini, Quarant'anni di commedia musicale all'italiana, Rizzoli, 1985.

BibliografiaModifica

  • Pretini, Giancarlo, Spettacolo Leggero: dal Music-Hall, al Varieta, alla Rivista, al Musical,Trapezio, 1996
  • Morando Morandini, Sessappiglio. Gli anni d'oro del teatro di rivista, Il Formichiere 1978
  • Francesco Mottola, Il teatro di Varietà. Dalle Belle Époque agli anni Sessanta ad oltre in Italia, Paolo Perrone Burali d'Arezzo, Nuove edizioni culturali 1995
  • Sergio Lori. Il varietà a Napoli. Da Viviani a Totò, da Pasquariello a De Vico. Newton & Compton, Roma, 1996. ISBN 888183460X
  • Mario Quargnolo, Dal tramonto dell‘operetta al tramonto della rivista. Mezzo secolo di fasti e miserie del varietà e dell’avanspettacolo, Milano, Pan 1980
  • Gino Castaldo (a cura di), Dizionario della canzone italiana, Armando Curcio1990 (voce Commedia musicale, di Antonio Virgilio Savona e Michele Luciano Straniero)
  • Rita Cirio - Pietro Favari, Sentimental. ll teatro di rivista italiano, Bompiani, 1974

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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