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Santa Tecla d'Iconio
Tecla-tar.jpg
Santa Tecla tra le belve, bassorilievo nell'altare della cattedrale di Tarragona (XII secolo)
 

Vergine e Martire

 
NascitaIconio, I secolo
MorteSeleucia, I secolo
Venerata daChiesa cattolica, Chiesa cristiana ortodossa
Ricorrenza23 settembre (Chiesa cattolica)
24 settembre (Chiesa cristiana ortodossa)
AttributiPalma
Patrona diEste; Mirto; Osimo; Santa Tecla; malati di cancro alle ossa

Santa Tecla di Iconio (Iconio, ... – Seleucia, I secolo) secondo la tradizione cristiana fu discepola di san Paolo, apostola e protomartire, venerata come santa dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa..

AgiografiaModifica

A santa Tecla si attribuiscono tradizionalmente i titoli di vergine, martire/protomartire (delle donne, corrispettivo femminile di santo Stefano), discepola di Paolo, e lei stessa apostola/isoapostola[1]. Ciò deriva dalle diverse intestazioni degli 11 manoscritti attraverso cui la sua storia è giunta a noi: "Atti di Paolo e Tecla", "Martirio della santa e isoapostola Tecla protomartire delle donne", "Passione di santa Tecla vergine", e altri.[2]. Questi 11 codici riportano, seppur con qualche variante, un testo apocrifo[3] antecedente al 200[4], secondo cui Tecla fu una giovane di Iconio (in Asia minore) vissuta intorno alla fine del I secolo. La sua città fu luogo di evangelizzazione paolina[5]: secondo l'apocrifo Tecla stessa divenne discepola di Paolo dopo averlo sentito predicare dal vivo, sulla castità e sulla resurrezione. Il racconto riporta che con la sua conversione la giovane di Iconio si sottrasse al matrimonio combinato con un facoltoso giovane della città, Tamiri, suscitando le ire di sua madre Teoclia che perciò istigò il governatore della città a condannarla al rogo. Salvata miracolosamente dalle fiamme, tornò da Paolo chiedendo il battesimo, su cui però l'apostolo temporeggiò, invitandola invece ad accompagnarlo nei suoi viaggi e a pazientare. Insieme andarono ad Antiochia di Pisidia dove Tecla attirò l'attenzione del siriarca[6] Alessandro. Egli cercò di abbracciarla in pubblico, ma lei reagì strappandogli il mantello e mettendolo in ridicolo, così Alessandro la fece condannare nuovamente - stavolta alle fiere. Tra le donne di Antiochia che si ribellarono alla sentenza, la ricca vedova Trifena, che aveva appena pianto la figlia scomparsa, prese in custodia la giovane per i giorni precedenti all'esecuzione. In casa sua Tecla pregò Dio per la salvezza della defunta figlioletta; il giorno successivo Trifena insiste con Alessandro per accompagnare personalmente la moritura alla propria fine. Secondo la narrazione, Tecla venne dunque introdotta nell'arena e sopravvisse al primo attacco delle bestie feroci grazie alla protezione di una leonessa che si sottomise a lei e le fece da scudo; dopodiché si gettò volontariamente nella vasca delle foche feroci pronunciando una formula battesimale tra le urla delle donne di Antiochia sue sostenitrici, e ne uscì indenne per l'intervento divino di un fulmine che uccise le foche. Scampata perciò anche al secondo martirio, fu rivestita da nuovi abiti da parte del governatore, ammirato dalla sua forza e dall'evento straordinario. Ricongiuntasi infine con Paolo, gli raccontò l'accaduto e gli espresse l'intenzione di tornare ad Iconio, ne ricevette dunque la benedizione e il mandato ad annunciare la parola del Signore. Dopo aver convertito molti, morì a Seleucia dove si era ritirata a vita ascetica. Alcune varianti della finale riportano di altri episodi riguardanti la sua vecchiaia, per esempio un altro tentativo di stupro intentato dai medici di Seleucia invidiosi delle sue doti taumaturgiche, violenza alla quale si sarebbe sottratta grazie all'apertura miracolosa nella roccia della grotta. Attraverso quest'apertura sarebbe poi arrivata a Roma, per morire nel luogo di martirio del suo maestro.

CultoModifica

 
Santa Tecla libera la città di Este dalla peste, dettaglio, dipinto di Giambattista Tiepolo del 1759, Este, Duomo

Nonostante il carattere puramente leggendario di tutta la storia, non è impossibile che la vicenda sia da riferirsi ad una persona storica: è facile credere che una vergine di questo nome che era nativa di Iconio sia stata effettivamente convertita da san Paolo e si sia poi impegnata nel lavoro di missioni cristiane[7]. Nella Chiesa orientale l'ampia diffusione degli Atti di Paolo ha portato a una grande venerazione di Tecla: il suo culto era particolarmente diffuso in un certo numero di città orientali, come Seleucia dove era stata sepolta (e dove infatti sorse un monastero maschile e femminile, come attesta pellegrina Egeria, IV secolo[8]), Iconio, e Nicomedia. Il suo culto è apparso molto presto anche in Europa occidentale, in particolare in quei distretti in cui ha prevalso la liturgia gallicana. Il suo nome è presente con varie indicazioni topografiche (Nicomedia, Seleucia, Asia) in diversi giorni del "Martyrologium Hieronymianum": 22 febbraio, 25 febbraio, 12 settembre, 23 settembre, e il 17 novembre[9]. Nel Martirologio di Beda[10] il suo nome è citato con una breve nota tratta dagli Atti il 23 settembre, stessa data di quello su cui la sua festa è dato nel presente Martirologio romano. La Chiesa greca celebra la sua festa il 24 settembre e le dà il titolo di "Protomartire tra le donne e uguale agli Apostoli"[11].

A lei era dedicata la chiesa, detta "Basilica nova" o "maior", ora coperta da Piazza Duomo a Milano.

NoteModifica

  1. ^ in greco "uguale agli apostoli", titolo attribuito anche a Maria di Magdala
  2. ^ Il Cod. A titola "Atti" (di Paolo e Tecla), tutti gli altri codici parlano di "Martirio" (Passione in latino): i Codd. B E F "Martirio della santa protomartire Tecla", il Cod. K e alcune versioni latine "Memoria e martirio della santa protomartire e apostola Tecla", il Cod. I "Martirio della santa e isoapostola Tecla protomartire delle donne"; altre intestazioni latine: "Passione di santa Tecla vergine", "Passione di santa Tecla vergine e martire che si venera nella VIII calenda di ottobre"; la versione siriaca: "Storia di Tecla discepola dell’apostolo Paolo".
  3. ^ M. PERRONI, C. SIMONELLI, Maria di Magdala. Una genealogia apostolica. Aracne, Roma 2016, 122 ss., che sulla storia recente del termine indica: “La concezione moderna di apocrifi all'interno delle scienze bibliche prende avvio con l'opera di J.A. Fabricius che pubblicò una raccolta di scritti in due volumi (1703-1719), denominandoli appunto così. Dal 1981 un gruppo internazionale di studiosi (AELAC) ha coniato il termine «letteratura cristiana apocrifa», che si è abbastanza attestato nonostante il precedente uso confessionale diversificato: nell'area della Riforma si indicano come apocrifi quegli scritti che la chiesa cattolica e ortodossa hanno accolto nel proprio canone ma non sono presenti in quello ebraico - deuterocanonici nella nomenclatura cattolica - mentre si usa chiamare pseudepigrafi gli scritti giudaici non presenti in nessuna delle raccolte canoniche, quegli stessi che vengono altrove indicati anche come intertestamentari.”
  4. ^ Il termine ante quem è dato da una citazione di Tertulliano (De Baptismo, 17)
  5. ^ At 14,1
  6. ^ V. MANGOGNA, Commentario agli Atti di Paolo e Tecla, 128 e 133
  7. ^ Harnack, "Die Mission und die Ausbreitung des Christentums in den ersten drei Jahrhunderten", 2a ed, I, 295;. II, 58
  8. ^ EGERIA, Itinerarium 23, 2-3, che descrive l’incontro con la sua amica Marthana, diacona e responsabile di alcuni monasteri di vergini.
  9. ^ "Martyrologium Hieronymianum", ed. De Rossi-Duchesne, pp. 24, 36, 120, 124, 144.
  10. ^ Quentin, "Martyrologes historiques du Moyen Age", p. 93.
  11. ^ Nilles, "Calendarium utriusque Ecclesiae", I, p.283

BibliografiaModifica

  • Francesca Di Marco, Tecla di Iconio e le donne alla finestra (abstract), in Storia delle donne (Firenze, Firenze University Press), vol. 2007, nº 3, pp. 77-98.
  • Viviana Mangogna, Commentario agli Atti di Paolo e Tecla. Composizione e trasmissione di un modello narrativo nel cristianesimo delle origini (Napoli), 2004-2005.

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