Telemilano

Emittente televisiva italiana
Telemilanocavo
Paese Italia Italia
Data di lancio 24 settembre 1974
Data chiusura 7 settembre 1978
Editore Giacomo Properzj e Alceo Moretti (1974 - 1976)
Fininvest (1976 - 1978)
Diffusione
Via cavo
Analogico PAL, a Milano 2 (comune di Segrate, MI)
TeleMilano
Paese Italia Italia
Nomi precedenti Telemilanocavo
Data di lancio 7 settembre 1978
Editore Fininvest (1978-1981)
Più Blu Lombardia (2007-oggi)
Diffusione
Terrestre
Analogico PAL, in Lombardia Canali UHF 58 e 37
TeleMilano 58
Paese Italia Italia
Nomi precedenti TeleMilano
Data di lancio 7 settembre 1978
Data chiusura settembre 1981
Sostituito da Canale 5
Editore Fininvest
Diffusione
Terrestre
Analogico PAL G, in Lombardia Canali UHF 58 e 37

TeleMilano (detta talvolta anche TeleMilano - Canale 58 o TeleMilano 58) è stata un'emittente televisiva commerciale italiana fondata nel 1978 dalla Fininvest e che trasmetteva da Milano 2, Segrate; continuava l'attività di Telemilanocavo, una televisione privata via cavo fondata quattro anni prima da Giacomo Properzj come canale di servizio per gli abitanti di Milano 2; nel 1980 divenne l'emittente capofila del circuito, extraregionale prima e nazionale poi, di Canale 5.

Nel 2002 la denominazione è stata ripresa per una nuova televisione regionale che ha acquisito una delle sue frequenze, TeleMilano Più Blu.

StoriaModifica

La gestione ProperzjModifica

Telemilanocavo era una televisione via cavo nata il 24 settembre 1974, a pochi mesi di distanza dalla sentenza della Corte costituzionale su Retebiella (luglio 1974) che aveva liberalizzato le trasmissioni televisive via cavo. L'emittente riusciva a raggiungere tutti gli abitanti del quartiere residenziale utilizzando la cablatura predisposta già nella fase di costruzione.

Venne fondata da Giacomo Properzj e da Alceo Moretti come televisione privata via cavo che utilizzava il canale disponibile nella rete cablata presente a Milano 2, città satellite nel comune di Segrate, vicino a Milano. Pochi mesi prima, nel luglio 1974, la Corte costituzionale[1] aveva affermato il principio secondo cui lo Stato può riservare sé il monopolio della sola radiodiffusione circolare poiché le radiofrequenze sono un bene limitato; i privati possono quindi trasmettere il segnale televisivo utilizzando qualsiasi altra tecnologia. La televisione via cavo era all'epoca l'unica alternativa praticabile e commercialmente sostenibile.

La televisione trasmetteva rubriche, informazioni e film per i residenti di Milano 2[2]. Il costruttore Silvio Berlusconi aveva deciso di non piantare antenne televisive in cima agli edifici e gli urbanisti a cui si era affidato pertanto avevano realizzato una rete cablata; di tutti i cavi coassiali ne era rimasto libero uno, attraverso il quale fu trasmesso il segnale della nuova emittente[3].

Nel 1975 il Parlamento approvò la legge di riordino del sistema radiotelevisivo a seguito della sentenza della Corte costituzionale dell'anno precedente. In parlamento, le forze che difendevano il monopolio pubblico erano ancora preponderanti, perciò la legge tentò di circoscrivere gli spazi per l'emittenza privata. La nuova norma stabilì che i privati potessero operare solo nell'ambito di un comune o di zone con non più di 150.000 abitanti; inoltre ogni cablatura poteva essere utilizzata da un solo concessionario televisivo[4]. Milano 2 era invece cablata con cavo coassiale multicanale.

Nel 1976 la Corte costituzionale autorizzò con una nuova sentenza le televisioni private a trasmettere anche via etere, purché rimanessero sempre in ambito locale e questo determinò il passaggio delle trasmissioni dal cavo all'etere, tecnologia molto più economica in quanto non necessitava della cablatura. Fiorì quindi un elevato numero di iniziative concorrenti, con un conseguente frazionamento dei ricavi pubblicitari. In un quartiere dove tutto inizialmente apparteneva all'Edilnord, anche Telemilanocavo era sua affittuaria e, con il passare del tempo, gli affitti non pagati si accumularono e Properzj, abbandonato da Moretti che si era trasferito in Sud America, decise di cedere l'emittente a Berlusconi[5]. Il prezzo di cessione fu stabilito in una lira[6][7] oltre all'assunzione dei debiti. Non esisteva allora un vero e proprio mercato dei canali televisivi privati, ma le situazioni analoghe, anche in Lombardia, avevano visto valutazioni fatte su parametri totalmente differenti.

L'emittente subentrò alla televisione in lingua inglese TVI Television International of Milan - TV One[8][9], che a sua volta era succeduta a Ponteco - società che ripeteva il segnale di Tele Capodistria a Milano dall'Hotel Michelangelo dal 1975.

Nell'autunno del 1977 furono fatte prove tecniche di trasmissione via etere, montando delle antenne sul Grattacielo Pirelli[10]; poiché trasmetteva con la frequenza UHF 58, assunse poi il nome di Telemilano 58, diventando il nucleo centrale del settore televisivo della Fininvest e con tal nome sarà inaugurata ufficialmente il 7 settembre 1978[11].

La gestione BerlusconiModifica

La proprietà passò quindi a una società del gruppo Fininvest che, trasformata dall'allora presidente Silvio Berlusconi in società per azioni, venne dotata di un capitale di 52 miliardi di lire e venne trasmessa in ambito regionale nella sola Lombardia. Vennero poi impiegati personaggi come Claudio Cecchetto, Barbara D'Urso, Enrico Beruschi, Diego Abatantuono, Massimo Boldi e Bruno Lauzi[12] con il coordinamento affidato ad un ancora poco conosciuto Giorgio Medail.

Nel 1979 Berlusconi fondò una società per la commercializzazione di programmi televisivi, Reteitalia e, con un investimento di dieci miliardi di lire in due anni, acquisì uno stock di 325 film, in gran parte americani, dalla società cinematografica Titanus, da trasmettere al posto degli spettacoli prodotti in proprio in maniera molto più economica.

Berlusconi intuì che il mercato della pubblicità era in grossa espansione in quanto la televisione era il medium più fruito. Ma vi era una strozzatura all'accesso al mercato: la Sipra, concessionaria per la pubblicità sulla Rai, muovendosi in una logica di monopolio, selezionava gli inserzionisti a suo piacimento. In conseguenza di questa logica, che limitava di fatto le enormi possibilità del mercato, molti soggetti che avrebbero voluto investire negli spot in TV - soprattutto le aziende della media distribuzione - non vi riuscivano. Lo scopo di Berlusconi fu quello di dare una risposta a queste aziende, e per farlo ideò un metodo diverso da quello della Sipra: invece di aspettare che gli inserzionisti si facessero avanti, si recava egli stesso dalle aziende e contrattava direttamente con loro. Per questo motivo Telemilano 58 si dotò di una propria concessionaria di pubblicità. Si sganciò quindi dalla Publipei e, scorporandola da Reteitalia, fondò Publitalia '80. Dopo che Berlusconi ebbe acquisito Tele Torino International dal Gruppo Fiat emerse l'idea del "pizzone", cioè confezionare programmi con inclusi gli spot pubblicitari. Berlusconi fece accordi con emittenti locali di ogni regione italiana allo scopo di creare un circuito nazionale, sul modello dei network americani[13]. Avendo raggiunto, grazie a queste affiliazioni, una dimensione nazionale, Publitalia poté vendere i propri spazi pubblicitari ai grandi inserzionisti nazionali. I programmi, pre-registrati, venivano distribuiti su videocassette che venivano poi trasmesse in simultanea da tutte le emittenti del circuito.

Il palinsesto dell'emittente cominciò a dipendere dal tipo di pubblico da "vendere" agli inserzionisti. Confrontando il proprio palinsesto fatto di film, serie televisive e qualche documentario, con quello della Rai, Berlusconi capì che per intercettare un più vasto pubblico doveva portare nella sua rete i più noti conduttori della Rai. Il primo fu, nel 1978, il famoso presentatore di quiz Mike Bongiorno, il quale, sottopagato nella Rai monopolista, viene ingaggiato per un'alta cifra; poco dopo - sempre dalla televisione di stato - arrivano anche Corrado, Loretta Goggi, Gigi Sabani, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

Il 10 gennaio 1980 Berlusconi tenne una conferenza stampa, assieme a Mike Bongiorno, negli studi di TeleMilano[14]: nell'ottica di creare un network nazionale, Berlusconi si accordò con una cinquantina di emittenti private (comprese quelle che non erano di sua proprietà) sparse in tutta Italia, per far trasmettere, alla stessa ora su tutte le emittenti, gli stessi programmi. L'esperimento iniziò ufficialmente con la trasmissione I sogni nel cassetto, condotta proprio da Mike Bongiorno e prodotta da Reteitalia. Qualche mese dopo tutte le emittenti del circuito cominciarono a trasmettere gli stessi programmi nelle stesse fasce orarie: il 22 febbraio del 1980 nasce quindi il network di Berlusconi, cui diede il nome Canale 5[15]. Poco tempo dopo nasce il network gemello di Canale 10 al centro-sud Italia. I due network vengono fusi nell'unico network di Canale 5 l'11 novembre 1980.

Nel settembre del 1981 i loghi di TeleMilano, di TeleTorino e di altre emittenti spariscono dagli schermi televisivi per lasciare spazio al solo marchio di Canale 5.

La gestione GETModifica

Una delle frequenze del canale, la 37 UHF, che già aveva ospitato Tele Più, viene nel 2007 ceduto a Più Blu Lombardia, edita da GET s.r.l., che rilancia la vecchia denominazione, con la testata Telemilano - Più blu, a diffusione circolare, dalla postazione di Via S. Galdino Milano, che irradia la città di Milano e province limitrofe, e con essa la testata TeleMilano. Il 1º aprile del 2007 il canale torna quindi a trasmettere in UHF a Milano con il nuovo nome TeleMilano Più Blu. Il nuovo logo del canale evoca il Duomo e la sua Madonnina, simboli del capoluogo lombardo.

NoteModifica

  1. ^ Consulta OnLine - Sentenza n. 226 del 1974, su www.giurcost.org. URL consultato il 16 febbraio 2018.
  2. ^ Egle Santolini, Quarant'anni fa la tv condominiale che cambiò l'Italia, in La Stampa, 25 novembre 2014. URL consultato il 24 marzo 2017.
  3. ^ Mike Bongiorno, La versione di Mike, Mondadori, Milano 2007, pp. 258-59.
  4. ^ Copia archiviata, su agcom.it. URL consultato il 7 marzo 2009 (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2009).
  5. ^ Alessandro Da Rold, Storia di Canale 5 che costò a Berlusconi solo una lira, su linkiesta.it, 8 marzo 2015. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  6. ^ Intervista con Giacomo Properzj, fondatore di Telemilanocavo, a cura di R.E., «La Voce di Milano».
  7. ^ La valutazione di una sola lira è quello che in diritto romano si diceva Nummo uno, cioè un prezzo simbolico.
  8. ^ sede in Via Faruffini 25, direttore responsabile Guido Carracino, titolare della Guicar, nota azienda di produzioni audiovisive
  9. ^ "Qui entri e non hai più bisogno di uscire fino al prodotto finito". Aldo Dalessio, Guicar, su www.unapost.it. URL consultato il 24 gennaio 2017.
  10. ^ TeleMilano 58, numero del 2014 del periodico Link. Idee per la televisione
  11. ^ Gian Luigi Falabrino, Pubblicità serva padrona, Milano, Sole 24 Ore, 1989, pag. 98
  12. ^ Bruno Lauzi, Tanto domani mi sveglio, Autobiografia in controcanto Gammarò Editori pag. 122
  13. ^ L'esperienza televisiva americana si basa da sempre sull'affiliazione di un numero di emittenti sufficienti a coprire un intero stato della federazione.
  14. ^ Michele Serra, Allegria! Anche le tv private fanno il telequiz con Mike..., in l'Unità, 11 gennaio 1980, p. 8.
  15. ^ In basso: ALLEGRIA! Tutte le sere tre appuntamenti da non mancare a Tele Torino: è la prima inserzione dove compare il nome di Canale 5, in La Stampa, 22 febbraio 1980, pagina 18, vedere l'archivio storico

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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