Apri il menu principale

Tempio di Baalshamin

Tempio di Baalshamin
Temple of Baal-Shamin, Palmyra.jpg
Il tempio di Baalshamin nel 2010
CiviltàPalmirena
UtilizzoTempio
EpocaII secolo d.C.
Localizzazione
StatoSiria Siria
Mappa di localizzazione

Coordinate: 34°33′11.87″N 38°16′13.68″E / 34.553297°N 38.270467°E34.553297; 38.270467

Il tempio di Baalshamin era un antico tempio ubicato a Palmira, in Siria e dedicato alla divinità canaanita Baalshamin. Le fasi più antiche della sua storia risalgono al II secolo a.C.,[1] ma esso venne ricostruito nel II secolo d.C.: l'altare di fronte alla struttura risale al 115 e il tempio venne consacrato nel 130-131.[2] Con l'avvento del cristianesimo, nel V secolo, il tempio venne trasformato in una chiesa.[3] Riscoperto da archeologi svizzeri nel 1954-56, il tempio era una delle strutture antiche più complete conservatesi a Palmira.[3] Nel 1980 il sito archeologico venne dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Nell'agosto 2015, dopo la presa di Palmira avvenuta in maggio nell'ambito della guerra civile siriana, il tempio venne distrutto dai miliziani dello Stato Islamico.[4]

ArchitetturaModifica

In origine il tempio era parte di un ampio complesso formato da tre cortili. Esso rappresentava una fusione dello stile architettonico orientale con quello romano: le proporzioni e i capitelli erano romani, mentre gli elementi che sovrastavano l'architrave e le finestre laterali appartenevano alla tradizione orientale, e in particolare siriana. Le forme molto stilizzate delle foglie d'acanto dei capitelli corinzi erano testimoni di un'influenza egiziana.[3] Il tempio aveva un pronao a sei colonne con tracce di mensole attraverso il quale si accedeva alla cella. Le pareti laterali esterne erano decorate con paraste.

 
L'interno del tempio

Un'iscrizione in greco e in palmireno sul supporto di un busto del benefattore del tempio, Male Agrippa, attestava che l'edificio era stato costruito nel 131 d.C.[5] L'iscrizione ricordava anche la visita dell'imperatore romano Adriano a Palmira intorno al 129 e recitava: «Il senato e il popolo hanno eretto questa statua a Male Agrippa, figlio di Tarhai, figlio di Lshamsh Raai, il quale, essendo segretario per la seconda volta quando venne qui il nostro signore divino Adriano, diede olio ai cittadini, alle truppe e agli stranieri che venivano con lui, prendendosi cura in ogni cosa del loro accampamento. E costruì il tempio, il vestibolo e l'intera decorazione, a sue spese, a Baal Shamin e Durahlun».[5] L'iscrizione è dedicata dal senato di Palmira in onore di Male Agrippa per aver costruito il tempio, consacrato al dio semitico del cielo, per commemorare la visita di Adriano.[6]

Danneggiamento e distruzioneModifica

Parti del tempio vennero danneggiate in qualche misura da alcuni bombardamenti nel 2013, durante la guerra civile siriana.[7] Inoltre, l'angolo sudorientale del muro del tempio venne danneggiato dagli sciacalli, che aprirono due fori in cerca di reperti da rubare.[7]

Il 23 agosto 2015, le milizie dello Stato Islamico piazzarono una grande quantità di esplosivo all'interno della struttura, facendolo poi detonare e distruggendo così il tempio.[8][9] La distruzione del tempio venne annunciata dal responsabile della sovrintendenza generale siriana delle antichità e dei musei Maamoun Abdulkarim.[8] Fotografie della preparazione degli esplosivi, dell'esplosione e dei resti del tempio comparirono sui social media.[10] La distruzione del tempio fu confermata in modo indipendente dal satellite francese Pléiades, che fotografò le macerie alcuni giorni dopo l'esplosione.[11]

In base a quanto venne riferito, l'IS aveva sostenuto di non avere intenzione di demolire il patrimonio dell'umanità di Palmira, ma che avrebbe distrutto qualunque monumento considerato politeistico.[12] L'UNESCO descrisse la distruzione volontaria del tempio come un «crimine di guerra».[4][13]

NoteModifica

  1. ^ (EN) Trevor Bryce, Ancient Syria: A Three Thousand Year History, Oxford University Press, 2014, p. 276, ISBN 0-19-964667-8.
  2. ^ (EN) Richard Stoneman, Palmyra and Its Empire: Zenobia's Revolt Against Rome, University of Michigan Press, 1994, p. 65, ISBN 0-472-08315-5.
  3. ^ a b c (EN) Diana Darke, Syria, Bradt Travel Guides, 2010, p. 271, ISBN 1-84162-314-8.
  4. ^ a b (EN) Director-General of UNESCO Irina Bokova firmly condemns the destruction of Palmyra's ancient temple of Baalshamin, Syria, su whc.unesco.org, 24 agosto 2015. URL consultato il 13 settembre 2015.
  5. ^ a b (EN) Javier Teixidor, The Pantheon of Palmyra, Brill, 1979, pp. 20-21, ISBN 90-04-05987-3.
  6. ^ (EN) Kristin Romey, How Ancient Palmyra, Now in ISIS's Grip, Grew Rich and Powerful, su National Geographic News, 26 agosto 2015. URL consultato il 28 agosto 2015.
  7. ^ a b (EN) Palmyra: Heritage Adrift (PDF), American Schools of Oriental Research. URL consultato il 24 agosto 2015.
  8. ^ a b (EN) Palmyra's Baalshamin temple 'blown up by IS'[collegamento interrotto], BBC, 24 agosto 2015. URL consultato il 25 agosto 2015.
  9. ^ (EN) IS Destruction of Ancient Syrian Temple Erases Rich History, in The New York Times, 24 agosto 2015, ISSN 0362-4331 (WC · ACNP). URL consultato il 25 agosto 2015.
  10. ^ المديرية العامة للآثار والمتاحف, su www.dgam.gov.sy. URL consultato il 25 agosto 2015.
  11. ^ (EN) Jonathan Amos, Palmyra: Satellite image of IS destruction, BBC. URL consultato il 29 agosto 2015.
  12. ^ Syria: Isis releases footage of Palmyra ruins intact and 'will not destroy them', in The Guardian. URL consultato il 29 maggio 2015.
  13. ^ (EN) Kareem Shaheen, Palmyra: destruction of ancient temple is a war crime, says Unesco chief, in The Guardian, 24 agosto 2015. URL consultato il 25 agosto 2015.
 
Il tempio di Baalshamin. Sullo sfondo, il Qasr Ibn Maʿan.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  Portale Patrimoni dell'umanità: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di patrimoni dell'umanità