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Tenzin Gyatso

14º Dalai Lama e Premio Nobel per la Pace 1989
Dalai Lama Tenzin Gyatso
བསྟན་འཛིན་རྒྱ་མཚོ།
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XIV Dalai Lama del Tibet
In carica dal 17 novembre 1950
Incoronazione 17 novembre 1950
Predecessore Thubten Gyatso
Nome completo Jetsun Jamphel Ngawang Lobsang Yeshe Tenzin Gyatso
Nascita Taktser, 6 luglio 1935 (83 anni)
Padre Choekyong Tsering
Madre Diki Tsering

Tenzin Gyatso (in tibetano: བསྟན་འཛིན་རྒྱ་མཚོ།) nato Lhamo Dondrub (Taktser, 6 luglio 1935) è un monaco buddhista tibetano, nonché XIV Dalai Lama del Tibet.

Indice

I primi anni e il riconoscimentoModifica

Lhamo Dondrub, ossia «Dea che esaudisce i desideri» in tibetano, nacque in una povera e numerosa famiglia di agricoltori a Taktser, un minuscolo e isolato villaggio lungo il confine con la Cina, nella regione Amdo, nel nordest del Tibet. Nel periodo in cui venne al mondo, il giovane V Reting Rinpoce, celebre lama reincarnato scelto come Reggente del governo del Tibet, era impegnato da tempo nelle ricerche della reincarnazione del XIII Dalai Lama, morto nel 1933 e passato alla storia come Grande Tredicesimo. Secondo quanto abitualmente riferito dalle autorità politiche e religiose tibetane, in conformità con le antiche tradizioni del Buddhismo tibetano visitò in compagnia dei principali dignitari il Lhamo Latso, lago considerato sacro e dotato di poteri oracolari dai tibetani poiché in grado di fornire ai più esperti e saggi meditatori visioni e immagini molto precise. Fino ad allora l'unico indizio a sua disposizione era la direzione verso cui si era voltato lo sguardo del cadavere del Grande Tredicesimo prima dell'imbalsamazione rituale, ossia il nordest. Durante il ritiro, Reting Rinpoce identificò tra le acque tre lettere dell'alfabeto tibetano, seguite da un monastero con un tetto verde giada e oro, e infine da una casa con tegole turchese. A questo punto scelse alcuni eminenti ghesce e lama e li mise a capo di gruppi di monaci che mandò nel nordest alla ricerca degli elementi identificati, ordinando loro per ragioni di sicurezza di mantenere il più assoluto riserbo circa la visione manifestatasi al Lhamo Latso, e, più in generale, sugli sviluppi delle ricerche fino al ritrovamento della reincarnazione.

 
Tenzin Gyatso all'età di 5 anni.

Nel 1937 un gruppo di monaci del Monastero di Sera guidato dal lama Kewtsang Rinpoce, che poco prima aveva consultato Nechung, l'oracolo di Stato, raggiunse Taktser, dove si trovava il monastero dal tetto verde giada e oro, e la casa del piccolo Lhamo, dalle tegole turchese: le tre lettere, come dedusse, equivalevano alle iniziali del villaggio, del monastero e della regione di Amdo. Mantenendo segreta la propria identità, i monaci chiesero ospitalità alla casa del bambino piccolo, dove Kewtsang Rinpoce, travestito da servitore, lo esaminò ottenendo la conferma che si trattava effettivamente della reincarnazione del XIII Dalai Lama. Poiché in quel tempo l'Amdo era sotto il controllo di Ma Lin, signore della guerra alleato con il cinese Chiang Kai-shek e governatore della provincia per ordine del Kwomintang, il governo tibetano gli pagò un abbondante riscatto per permettere al fanciullo di raggiungere la capitale, Lhasa.

Nomina a Dalai Lama ed educazioneModifica

Nel 1939, una volta condotto al Potala, residenza dei Dalai Lama e cuore del governo e della religione e del Tibet, il bambino fu intronizzato come XIV Dalai Lama nel corso di una solenne cerimonia in cui fu ribattezzato Jetsun Jamphel Ngawang Lobsang Yeshe Tenzin Gyatso, ovvero «Sacro Signore, Gloria gentile, Compassionevole, Difensore della fede, Oceano di saggezza». Da allora i tibetani si riferiscono a lui come Yeshe Norbu, ovvero «Gemma che realizza i desideri», o semplicemente Kundun, «la Presenza». Ad appena sei anni di età, mentre alla sua famiglia veniva concesso un titolo nobiliare con tanto di una sostanziosa proprietà fondiaria, in tono con le antiche tradizioni riguardanti i lama reincarnati, il nuovo Dalai Lama cominciava la propria educazione monastica e politica in vista dell'assunzione dei pieni poteri come massima autorità politica e religiosa alla maggiore età.

In questo stesso periodo, mentre si divideva tra gli studi, i giochi e le visite in famiglia, il Tibet suscitò nuovamente l'interesse da parte della Cina, mentre il Reggente Reting Rinpoce divenne una figura molto controversa, accusato di essere tra i principali responsabili della corruzione nel governo e della trascuratezza della disciplina morale da parte dei monaci. Discepolo di lama grandemente eruditi quali il VI Ling Rinpoce, il XVII Trijang Rinpoce, e del III Taktra Rinpoce, il XIV Dalai Lama studiò con diligenza dando prova di grande intelligenza e capacità, e dimostrando notevole abilità nel dibattito. Tenuto rigorosamente isolato dal resto del mondo nelle mille stanze del Potala, maturò un certo interesse per l'Occidente e la modernità tramite i suoi incontri con l'alpinista austriaco Heinrich Harrer, che divenne suo buon amico e precettore di materie culturali che normalmente i monaci e soprattutto i Dalai Lama solitamente non consideravano.

L'invasione da parte della CinaModifica

La quiete d'infanzia del giovane Dalai Lama e l'isolamento del Tibet s'interruppero rapidamente nel 1950, quando le truppe della neonata Repubblica Popolare Cinese attraversarono il confine nordorientale, incorporandone gradualmente i territori nel proprio dominio. In seguito alle forti proteste del popolo, che accusava il governo, ora retto da Taktra Rinpoce, e i vari Reggenti di corruzione, e al responso dell'Oracolo Nechung, il XIV Dalai Lama assunse appena quindicenne i pieni poteri governativi il 17 novembre, affinché il Paese potesse fronteggiare le pretese di annessione avanzate dalla propaganda del Presidente Mao, secondo cui era doveroso «riunire alla madrepatria tale regione occidentale della Cina».

Volendo mantenere le distanze dai cinesi, subito dopo la cerimonia di assunzione del potere il Dalai Lama si trasferì con i più alti dignitari al Monastero di Dunkhar, lungo il confine con l'India. Ivi, ben protetto e isolato, studiò con pazienza la migliore risposta all'invasione straniera fino al giorno in cui gli fu presentato dal suo insegnante più giovane, Trijang Rinpoche, un anziano monaco residente noto per essere il medium dell'oracolo di Dorje Shugden, una controversa entità spirituale dallo sconfinato potere, ritenuta incarnazione di Tulku Dragpa Gyaltsen, lama reincarnato contemporaneo del V Dalai Lama, con cui era notoriamente in dissidio, e che dal Seicento era considerata protettrice della scuola Gelug, la stessa a cui appartengono i Dalai Lama, nonché della dottrina di lama Tzong Khapa, nella convinzione che non dovesse essere mischiata con le discipline spirituali delle altre scuole buddhiste riconosciute in Tibet. Durante la sua trance, l'oracolo diede risposte molto precise, tanto da suscitare l'attenzione del giovane Dalai Lama, che, diversamente dai suoi predecessori, soprattutto il XIII Dalai Lama, i quali avevano sempre denotato una posizione ostile nei suoi riguardi, si accostò definitivamente al culto, ricevendo l'iniziazione e facendo inserire Dorje Shugden tra le divinità venerate a livello nazionale. Fu così che in gran parte del Tibet apparvero statue e thangka dello spirito dalla forma terrifica, armato di spada su di uno sfondo fatto di fuoco o oceani di sangue, e si tennero ripetute e sfarzose cerimonie atte a richiederne servigi immediati, potere e ricchezza. Il suo oracolo divenne il secondo dopo Nechung.

Poiché i funzionari del Partito Comunista Cinese e i soldati diedero luogo alle prime brutalità a danno dei monaci, dei latifondisti e persino degli agricoltori, nel 1954 il XIV Dalai Lama partì alla volta di Pechino con il X Panchen Lama e i principali dignitari del governo con l'intento di negoziare con Mao, Zhou Enlai e Deng Xiaoping una soluzione accettabile per entrambe le parti. Il suo soggiorno in Cina durò due anni, durante i quali visitò molte province della nazione e partecipò a varie conferenze del Partito, ma gli incontri non ebbero successo. Rientrato in Tibet nel 1956, fece del suo meglio per frenare le prepotenze dei funzionari cinesi. Nello stesso anno diede il proprio assenso all' avvio della ST Circus, un'operazione segreta della CIA a sostegno della ribellione tibetana contro l'occupazione cinese, nel cui ambito Washington addestrò ed equipaggiò ottantacinquemila partigiani tibetani nella lotta armata moderna. I suoi due fratelli maggiori, il XXIV Taktser Rinpoche e Gyalo Thondup, ebbero un ruolo molto attivo nella vicenda: il primo raccoglieva fondi e dirigeva la propaganda, l'altro organizzava la resistenza materiale e faceva da interprete tra gli agenti segreti statunitensi e i guerriglieri tibetani, che avviarono un'intensa campagna che portò a decine azioni d'attacco, disturbo ed informazione militare. Nel 1959, durante la festa di Monlam, affrontò al Tempio di Jokhan l'esame finale dei suoi studi religiosi, superandolo con onore e ricevendo il titolo di Ghesce Lharampa, la qualifica più alta, ottenuta prima di lui soltanto dal Grande Tredicesimo.

L'esilio in IndiaModifica

Il 10 agosto 1959, il movimento di resistenza tibetano scatenò una grande sollevazione a Lhasa, che fu duramente repressa dall'Esercito Popolare di Liberazione: migliaia di uomini, donne e bambini vennero massacrati nelle strade della capitale e in altri luoghi. Convinto di dover assicurare la sopravvivenza e l'autonomia delle istituzioni tibetane e rendere pubblica la grave situazione in cui versava il suo Paese, ottenendo il sostegno della comunità internazionale, il Dalai Lama fuggì dal Tibet la notte del successivo 17 marzo, giungendo in India esattamente due settimane dopo. Sostenuto da Jawaharlal Nehru, primo capo di governo dell'India autonoma, prese residenza a Dharamsala con un seguito di centoventimila tibetani e formò un governo in esilio, divenendo così il primo Dalai Lama costretto a vivere a tempo indefinito al di fuori del Tibet.

Molto attivo a vantaggio dei rifugiati politici tibetani che ogni anno sfuggono in massa alle persecuzioni della Repubblica Popolare Cinese, procurando tutto ciò che occorre loro per vivere, il Dalai Lama avviò una lotta basata sulla nonviolenza e la disobbedienza civile sull'esempio del Mahatma Gandhi, di cui si definisce tuttora un grandissimo ammiratore. Negli anni settanta, ancora intrigato dai racconti del suo vecchio amico Harrer al Potala, visitò per la prima volta l'Occidente, impegnandosi nella divulgazione a livello internazionale del dramma del suo popolo sotto il dominio cinese. Insieme ad altri lama e ghesce, condivise così i princìpi della tradizione del Dharma del Tibet con gli occidentali, contribuendo alla fondazione di monasteri e centri di pratica e studio sul suolo europeo e americano, ove avvennero varie conversioni e persino ordinazioni monastiche. Imparò l'inglese, e ottenne presto la simpatia delle nazioni occidentali per la sua battaglia in favore dei tibetani. Molte celebrità di Hollywood, in particolare Richard Gere, Harrison Ford, Barbra Streisand, Steven Seagal, Goldie Hawn e Meg Ryan, lo sostengono tuttora pubblicamente.

 
Il Dalai Lama a Venezia nel 1988

Tuttavia, ormai da anni, il Dalai Lama è regolarmente denunciato dal governo cinese come un pericoloso secessionista desideroso di provocare il disfacimento dell'unità nazionale cinese. Ciononostante, a partire dagli anni ottanta, di fronte all' isolamento politico e diplomatico del Tibet e forse anche in considerazione della presenza di elementi filocinesi tra le nuove generazioni di tibetani rimaste in patria, porta avanti l'idea dell'autonomia interna, anziché quella dell'indipendenza vera e propria, della cosiddetta Regione Autonoma del Tibet, lasciando la gestione della difesa e degli affari esteri alla Cina, come già avviene per Paesi come il Principato di Monaco e quello del Liechtenstein. Anche se non in modo continuato, ci sono stati colloqui fra il governo tibetano in esilio e la Cina, ma mentre il primo desidera soprattutto discutere dello stato del Tibet all'interno della Cina, l'altra vuole limitare gli accordi alle condizioni del ritorno del Dalai Lama a Lhasa.

Il divieto del culto di Dorje ShugdenModifica

Negli anni settanta, sostenendo di aver avuto frequenti sogni infausti presto supportati concretamente da presagi inquietanti, premonizioni e profezie che anticipavano gravi sciagure, il Dalai Lama diede inizio ad una serie di importanti discussioni e riflessioni teologiche con i più elevati lama e ghesce a disposizione, finché nel 1975 decise di invitare i praticanti ad interrompere il culto di Dorje Shugden, che lui stesso seguiva dal primo esilio nel 1950 al Monastero di Dunkhar, proclamandolo fondamentalista e al centro di una forte connotazione confessionale, causa primaria di un intenso clima di disturbi settari in varie parti del Tibet e nella comunità tibetana in esilio. Gran parte dei suoi tutori e dignitari, oltre che l'Oracolo di Stato, si schierarono apertamente con tale decisione, e da quel momento in poi Dorje Shugden fu considerato un demone dal terribile potere mondano. Secondo alcune fonti vicine a Dharamsala sembra che tale decisione maturò in un contesto maggiormente politico, dopo che le guide spirituali di tutte e quattro le scuole del Buddhismo tibetano domandarono al Dalai Lama di abbandonare la pratica di un protettore spirituale esclusivo quale era Dorje Shugden al fine di aprirsi a tutte le tradizioni dottrinarie, in quanto nell'esilio era necessaria più che mai un'autorità spirituale e politica attorno alla quale tutti i tibetani indistintamente potessero schierarsi, rinforzando peraltro la stessa istituzione del Dalai Lama indebolitasi nei secoli dalla morte del V Dalai Lama in quanto le sue successive incarnazioni erano morte in giovane età e senza esercitare una particolare influenza politica e spirituale.

 
Il Dalai Lama a colloquio con il Presidente statunitense George W. Bush alla Casa Bianca il 23 maggio 2001.

Molti praticanti abbandonarono tale culto, mentre altri scelsero di continuarne la pratica per rispetto verso i propri maestri, cogliendo l'invito del Dalai Lama a non presenziare ai suoi insegnamenti e alle sue iniziazioni per evitare di instaurare una relazione tra maestro e discepolo disturbata da forze maligne. Costoro sostennero per anni che i problemi del Tibet fossero dovuti a una degenerazione spirituale provocata dalle aperture dei passati Dalai Lama a tutte le scuole del Buddhismo tibetano e al mondo esterno, e che Dorje Shugden fosse il solo rimedio contro ogni male, in quanto per tradizione è protettore «della pura dottrina di lama Tzong Khapa». Coloro che invece non erano mai stati legati al culto sostenevano invece che Shugden fosse per natura in contrasto con le divinità tradizionali del Tibet. Si disse peraltro che fosse stato proprio l'Oracolo di Dorje Shugden a consigliare il sentiero di fuga al giovane sovrano poco prima che avvenisse l'attacco militare al Norbulingka di Lhasa, dato che per lungo tempo il potente Nechung aveva perduto il tradizionale potere, ma la voce non fu mai confermata. Contro il proclama di Dharamsala si levò prontamente la replica della Cina, secondo cui tale proibizione rappresentava una grave violazione dei diritti umani riconosciuta in patria, e che recava danno ai lama e ghesce tradizionalmente legati al culto.

Seguì una forte controversia, animata da Zemey Rinpoche, discepolo di Trijang Rinpoche, che pubblicò il «Libro giallo», un resoconto di svariate disgrazie accadute a monaci e laici Gelug che irritarono Dorje Shugden mescolando insegnamenti Gelug con le tradizioni Nyingmapa o di altra natura. Il XIV Dalai Lama condannò la pubblicazione e ribadì la sua politica di diniego, sostenendo che la pratica di Dorje Shugden avrebbe presto comportato la degenerazione del Buddismo tibetano fino a renderla un semplice culto di uno spirito, negando la possibilità di indagine filosofica e analisi critica da sempre contemplate in Tibet, oltre che la possibilità di instaurare una coesione di tutte le scuole buddhiste nate in Tibet. Dato il legame riconosciuto tra il culto di Dorje Shugden e il settarismo, vi era altresì il rischio che la Cina se ne servisse per dividere i tibetani. Non tutti rispettarono il precetto del Dalai Lama. L'opposizione si concentrò intorno a lama Gangchen, residente in Italia e a capo di una scuola improntata sull'autoguarigione tantrica, famoso per i suoi legami con le autorità cinesi, e a ghesce Kelsang Gyatso, residente dell'Istituto Manjusri di Londra, ala britannica della Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana fondata da lama Yeshe da cui si staccò all'invito di rinunciare al culto, con il sostegno dalla maggioranza dei frequentatori britannici dell'Istituto.

Gli svariati tentativi di mediazione tra lama Yeshe e ghesce Kelsang Gyatso fallirono, e lo stesso ghesce Kelsang Gyatso fondò nel 1991 la New Kadampa Tradition, che si espanse rapidamente in tutto il mondo e si rese nota per le sue campagne in occasione delle visite in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d'America del XIV Dalai Lama, spesso accolto da dimostranti convinti che il divieto del culto di Dorje Shugden fosse una sostanziale violazione della loro libertà religiosa. Il Dalai Lama confermò la propria posizione contraria al culto, e fece sapere che se i suoi consigli non fossero stati ascoltati avrebbe negato a coloro che fossero rimasti legati a Dorje Shugden la possibilità presenziare ai suoi insegnamenti, che tradizionalmente richiedono l'instaurazione di un rapporto tra maestro e discepolo.

La controversia Dorje Shugden è stata risolta con un sondaggio presso il Monastero di Gaden, a Mundgod, nel Karnataka, a seguito del quale i monaci fedeli al culto sono stati autorizzati alla fondazione di un nuovo monastero dal nome Shar Gaden.

Il Premio Nobel per la paceModifica

Il Dalai Lama è da anni un ascoltato sostenitore della nonviolenza e della coesistenza pacifica fra tutti gli esseri senzienti. Sostiene anche il rispetto per gli animali, ragion per cui sostiene il vegetarianesimo. Il 10 dicembre 1989 ricevette il Premio Nobel per la pace per il fatto che nella sua lotta per la liberazione del Tibet ha adottato il rifiuto della violenza, preferendo ricercare soluzioni pacifiche basate sulla tolleranza e il rispetto reciproco, sviluppando una filosofia di pace fondata sul rispetto per tutto ciò che è vivo e sul concetto della responsabilità universale, avanzando proposte costruttive per la soluzione dei conflitti internazionali, il problema dei diritti umani e le questioni ambientali globali. Alla cerimonia di consegna del prestigioso riconoscimento, lo stesso Dalai Lama dichiarò: «Mi considero solo un semplice monaco buddhista. Niente di più, niente di meno. Quello che è importante non sono io, ma il popolo tibetano. Questo premio rappresenta un incoraggiamento per i sei milioni di abitanti del Tibet che da oltre quarant'anni stanno vivendo il più doloroso periodo della propria storia. Nonostante ciò la determinazione della gente, il suo legame con i valori spirituali e la pratica della non violenza rimangono inalterati. Il premio Nobel è un riconoscimento alla fede e alla perseveranza del popolo tibetano». Questo fatto provocò accese proteste da parte del governo cinese.

Controversia del XVII KarmapaModifica

Nel 1992, il Dalai Lama intervenne nella scelta della reincarnazione del XVI Karmapa, il primo lignaggio di lama reincarnati della storia del Tibet, contrariamente alla tradizione secondo la quale ogni scuola del Buddhismo tibetano ricerca autonomamente la reincarnazione delle proprie guide spirituali per mezzo di lama e monaci che avevano avuto direttamente contatti con esse. I Dalai Lama stessi, attenendosi a tale principio, di solito intervengono nelle ricerche solo quando hanno avuto una connessione spirituale con il lama defunto. Concordemente con alcuni lama e monaci Kagyu e, per la prima volta, con le autorità cinesi, il Dalai Lama riconobbe in Ogyen Trinley Dorje il nuovo Karmapa. Tale decisione venne tuttavia contestata dal XIV Shamarpa, il lama più importante della scuola Kagyu dopo il Karmapa, che il 17 marzo 1994, nel corso di una cerimonia che si svolse a Nuova Delhi, conferì il titolo di XVII Karmapa a Trinley Thaye Dorje, accusando più volte un inganno perpetrato dall'aristocrazia religiosa al fine di ingraziarsi la Cina, sostenendo che questa appoggiasse Orgyen Trinley Dorje sia per indurlo a legittimare l'occupazione del Tibet che per seminare zizzania tra i tibetani in esilio. Da allora i Kagyu sono divisi tra loro circa i due candidati alla reincarnazione del Karmapa, accusandosi a vicenda di falso e opportunismo politico.

La notte del 28 dicembre 1999, Orgyen Trinley Dorje fuggì dal Monastero di Tsurphu, tradizionale residenza in Tibet del Karmapa, raggiungendo Dharamsala, il successivo 5 gennaio 2000, per lo stupore del Dalai Lama. Da allora vive nel Monastero di Gyuto, non lontano da Dharamsala, ove il Dalai Lama si prodigò molto attivamente fin dal primo giorno perché fosse adeguatamente istruito. Attualmente il giovane, molto vicino al Dalai Lama, viaggia per il mondo e tiene numerosi insegnamenti, ed è rispettato come guida spirituale particolarmente influente. Secondo alcune fonti, la sua fuga dal Tibet rientrerebbe in una serie di piani di vecchia data che vedrebbero coinvolti Pechino e Dharamsala, i quali vedrebbero in Orgyen Trinley Dorje la chiave per la risoluzione della questione del Tibet: sempre più persone infatti lo considerano erede dell'autorità spirituale del Dalai Lama quando questi verrà a mancare.

AttualmenteModifica

 
Il Dalai Lama con Marco Pannella

Il Dalai Lama continua a promuovere l'idea di un Tibet democratico, ragion per cui dagli anni sessanta ha adottato una costituzione ispirata ai valori occidentali moderni, che prevede un governo e un parlamento democraticamente eletti nonché la suddivisione dei poteri, rinunciando al tradizionale assolutismo in vigore nel precedente sistema politico tibetano. È tuttora impegnato nell'insegnamento del Buddhismo tibetano, viaggiando per l'India e il mondo tenendo insegnamenti e dando iniziazioni. Continua peraltro a denunciare la situazione in Tibet, così come non manca di criticare il sistema dittatoriale in Cina, che non concede libertà allo stesso popolo cinese.

Nella prima metà del dicembre 2007 compì un viaggio in Italia, durante il quale papa Benedetto XVI e il Primo ministro Romano Prodi non lo ricevettero per paura di aprire un incidente diplomatico con Pechino. Il Dalai Lama fu comunque ricevuto dal Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, da esponenti del clero cattolico e di altre religioni, e insignito della cittadinanza onoraria di Torino[1], a cui seguirà nel 2009 il conferimento della cittadinanza onoraria di Roma[2]. Va comunque considerato che già altre Amministrazioni pubbliche si sono mosse precedentemente e tra esse il Comune di Livorno che dal 1994, dopo una petizione promossa dalla locale Associazione per la Pace, ha conferito la Cittadinanza onoraria al Dalai Lama con la Delibera di Consiglio Comunale n. 167 del 10/10/1994. Nel 2012 anche il comune di Matera con delibera all'unanimità, gli conferisce la cittadinanza onoraria. nel 2017 anche il sindaco Renato Accorinti di Messina gli conferisce la Cittadinanza onoraria.

All'indomani del 2 maggio 2011, giorno dell'uccisione di Osama bin Laden, capo dell'organizzazione terroristica di al-Qaida, nel corso di una conferenza stampa nel New Jersey ha dichiarato il proprio rammarico: «Mi sento un po' triste per l'uccisione di Osama bin Laden. Penso che non sia giusto, è come quando fu impiccato Hussein. Anche lì mi sono sentito molto triste». Impegnato da anni in un'opera di democratizzazione della politica tibetana, al punto da varare una costituzione di ispirazione europea e statunitense, nel novembre 2010 dichiarò di volersi ritirare dall'attività politica entro sei mesi, e di prendere in considerazione l'idea di scegliere il proprio successore al titolo di Dalai Lama, suscitando in particolare un'aspra polemica da parte del Ministero degli esteri cinese, secondo cui si tratterebbe di un'azione del tutto illegale, perché quello di Dalai Lama sarebbe «un titolo conferito dal governo di Pechino, soggetto interamente al diritto cinese».

L'11 marzo 2011 si dimise da capo del governo tibetano in esilio, in favore di un successore eletto dal Parlamento esule[3], e poco dopo, nel gennaio 2012, i servizi segreti indiani resero nota la possibilità di un attentato ai suoi danni, per mezzo di un certo Tashi Phuntsok, cinese di discendenza tibetana accompagnato da altri cinque connazionali[4]. In tempi recenti ha annunciato che nell'ultimo periodo della sua vita intende ritirarsi al Monastero di Tabo, il più importante del Buddhismo tibetano fuori del Tibet, mentre in occasione del suo viaggio in Italia tra il mese di maggio e giugno del 2012 ha reso noto di voler nominare khenpo del monastero di Dharamsala il XIII Thamthog Rinpoce, lama amico allora rettore dell'istituto Ghe Pel Ling di Milano.

Scritti del Dalai LamaModifica

Tra le molte opere di Tenzin Gyatso, ricordiamo le seguenti.

Scritti biograficiModifica

Scritti sul buddhismoModifica

Film sul Dalai LamaModifica

Fra i film prodotti negli ultimi anni sul Dalai Lama, vanno ricordati:

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine dell'Ecce Homo (Polonia)
— 10 dicembre 2006
  Cavaliere dell'Ordine del Sorriso (Polonia)
  Medaglia d'oro del Congresso (Stati Uniti)
«In riconoscimento per i molti contributi duraturi e alla pace, alla non-violenza, ai diritti umani e alla comprensione religiosa.»
— 27 settembre 2006

NoteModifica

  1. ^ CittAgora - Periodico del Consiglio Comunale di Torino Nota stampa sul sito web del Comune di Torino sul conferimento della cittadinanza onoraria al Dalai Lama
  2. ^ Il Dalai Lama cittadino onorario di Roma - Il Sole 24 ORE Articolo del Sole 24 Ore relativo alla cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria di Roma al Dalai lama
  3. ^ Tibet: Dalai Lama annuncia dimissioni - Top News - ANSA.it
  4. ^ In occasione della sua seconda visita in Italia, il 22 maggio 2012 ricevette la cittadinanza onoraria e il sigillo della città di Udine. Articolo da tgcom24.it

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