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Teresa Gnoli

poetessa e educatrice italiana

BiografiaModifica

Poetessa precoce e sensibile, era figlia del conte Tommaso, avvocato concistoriale, e di Maddalena Dini. La famiglia era numerosa: sette figli (divenuti adulti), tra cui Domenico e Elena Gnoli. Il padre, che si dilettava a poetare, era amico di Belli. Ogni tanto lo invitava a casa, e Belli declamava i suoi sonetti: erano piacevoli serate, in compagnia di amici. Domenico Gnoli, che ha lasciato notizie biografiche su Teresa, racconta che già a sette anni ella era in grado di scrivere versi dolci e musicali alla maniera di Metastasio e che a dieci anni scriveva poesie complete. Due liriche della giovanissima Teresa Gnoli, Alla rosa e La vera patria furono pubblicate da Oreste Raggi[1]. Pio IX, alla sua elezione, concesse l'editto del Perdono per tutti i reati politici: in suo onore ci furono feste, in tutto lo Stato Pontificio, e furono pubblicati discorsi celebrativi e poesie, tra cui quella di Teresa Gnoli, appena dodicenne. Tommaso affidò le figlie Teresa e Elena alle cure della poetessa Rosa Taddei, molto apprezzata a Roma per i versi celebrativi, in occasione di solennità pubbliche e private, ma di dubbio valore come insegnante.

Al tempo della Repubblica RomanaModifica

Gli eventi precipitavano. 15 novembre 1848: assassinio di Pellegrino Rossi. 24 novembre 1848: fuga di Pio IX a Gaeta. 5 febbraio 1849: proclamazione della Repubblica romana. Teresa ascoltò certamente l'inno Fratelli d'Italia che fu la colonna sonora della rivoluzione liberale. Il 19 febbraio 1849 Garibaldi sostò a Rieti. Era necessario aumentare il numero dei suoi volontari e molti giovani da Roma lo raggiunsero. Teresa compose l'inno patriottico Siam tutti fratelli!, pubblicato con sottotitolo: offerto alle milizie cittadine ed ai volontari di Roma avanti la loro partenza. Fu stampato senza indicazione di anno, né di editore; ma certamente fu edito a febbraio 1849, quando i volontari lasciavano da Roma per unirsi a Garibaldi. I versi di Teresa si adattavano perfettamente alla musica composta da Michele Novaro per Il Canto degli Italiani, scritto da Goffredo Mameli, oggi nostro Inno Nazionale: non c'era tempo per trovare un altro musicista. Il padre, per non giurare fedeltà alla Repubblica Romana, il 16 maggio 1849 si trasferì con tutta la famiglia a Montepulciano, presso parenti di sua moglie. Il breve soggiorno in Toscana, tre soli mesi, lasciò nei ricordi di Teresa, adolescente precoce, una traccia incancellabile, come di un tempo vissuto in serenità e sicurezza, a contatto con la natura. L'assedio di Roma si concluse con la resa, il 1º luglio 1849.

Nei primi anni della restaurazioneModifica

Nel 1850 morì la madre, lasciando nella disperazione il marito e i figli. Teresa, come Domenico e Elena, fu accolta tra i soci dell'Arcadia e dell'Accademia Tiberina. Partecipava alle adunanze settimanali delle due Accademie, presentando il suo repertorio di poesie. Spargeva liriche in opuscoli per nozze e per feste: il suo verso era rapido e fresco, senza fronzoli poetici; ma l'occasione finiva per soffocare un po' la vena artistica. Nel 1856 sua cugina Vincenza Tarugi vestì l'abito monacale e per l'occasione furono unite in un unico volume poesie di Tommaso, di Teresa, di Domenico e di Elena Gnoli. Il titolo era: Offerta di poesie per la vestizione religiosa di Vincenzina Tarugi. La poesia di Teresa, La solitudine o il desiderio dell'infinito, in versi sciolti a imitazione di Leopardi, aveva una sua originalità e chiarezza e preludeva a una produzione artistica più matura.

Tra i poeti della Scuola romanaModifica

I fratelli Teresa, Elena e Domenico Gnoli erano entrati nell'orbita dei Poeti della Scuola romana che detestavano la poesia romantica e promuovevano il ritorno alla purezza del classicismo. In questo ambito si collocano le poesie di Teresa La notte, A Vincenza Tarugi, Non ti scordar di me, Una madre indiana, A mio padre, Il pellegrino e la speranza. Mecenate del cenacolo dei poeti romani era il duca Giovanni Torlonia. Egli scrisse l'ode A Teresa Gnoli, 1856, in cui la invitava allo studio della filosofia tedesca. Giovanni Torlonia contribuì a divulgarne la fama di Teresa come poetessa, inserendola in due raccolte di nuove poesie, I fiori della Campagna romana, 1857 e Strenna Romana, 1858, che curò insieme al poeta e amico Paolo Emilio Castagnola. Nel 1857, in occasione della traslazione delle ossa di Torquato Tasso nel nuovo monumento in S. Onofrio, Teresa scrisse il dramma lirico Torquato Tasso a Sorrento che fu musicato da Giuseppe Branzoli. In occasione di una allegra fragolata, offerta dal duca Giovanni Torlonia nel Bosco delle Camene, nella tenuta della Caffarella, Teresa conobbe la poetessa all'improvviso Giannina Milli e ne divenne amica e confidente. Il 15 novembre 1857 morì la sorella Elena, da gran tempo sofferente. Tra le sue carte trovarono dolcissime poesie, dedicate a Teresa e a Domenico, e di cui nessuno conosceva l'esistenza. L'anno dopo, 1858, morì Giovanni Torlonia. Teresa, colpita da sconforto, manifestò la volontà di monacarsi, come avevano fatto sua sorella Placida e sua cugina Vincenza; ma fu dissuasa dal padre.

La vita coniugaleModifica

Nel 1863 Teresa Gnoli andò sposa a Giovanni Gualandi, medico specializzato in malattie mentali, già gerente della rivista dei Gesuiti Civiltà Cattolica, e poi direttore del Manicomio di Santa Maria della Pietà, a Roma[2]. Egli tentò inutilmente di trasformare questo manicomio, da squallido deposito di matti, in un vero ospedale psichiatrico. Nel 1864 si trasferì con la moglie a Frascati, dove fondò La casa privata per malati di mente che ebbe breve vita, per le ristrettezze economiche dei Gualandi. Nel 1870 essi tornarono a Roma, dove Giovanni divenne segretario dell'Istituto De Merode, che in quel tempo era a palazzo Altemps e Teresa, nel 1879, su invito di Leone XIII, fondò una scuola femminile intitolata a S. Caterina e ne fu direttrice, fino alla morte. Vi insegnò Letteratura italiana e Storia. Continuava a scrivere e a pubblicare: raccontini educativi sulla rivista La Madre di famiglia, 1870 e 1871, e versi dai toni moralistici, come La preghiera del sordomuto, 1872. I Gualandi collaboravano all'opera di assistenza e rieducazione dei sordomuti, promossa dal 1849, a Bologna, dai fratelli di lui: la loro casa divenne, nel 1884, la filiale romana dell'Istituto Gualandi.

VersiModifica

La NotteModifica

La mia dimora bruna
Sorgeva in mezzo ai campi: io la rammento.
Al raggio della luna,
Quando taceva il vento;
L'acque parean d'argento,
Biancheggiavan confusi a noi dinante
I sentieri e le piante!

(1844)

Siam tutti fratelli!Modifica

Inno della signora Teresa Gnoli, offerto alle milizie cittadine ed ai volontari di Roma avanti la loro partenza

Siam tutti fratelli! Per l'italo suolo
È sola una speme, un cantico è solo.
Concordia del mondo reina verace
Ci guida alla guerra, ci guida alla pace.
Un'era di gioia s'appresta alle genti
D'ardore possente son piene le menti.
Un grido dà segno di giorni novelli:
Siam tutti fratelli!

Il vero trionfi periscan gl'inganni,
Ai giusti vittoria, infamia ai tiranni;
Finiscan le ambascie finiscan le pene,
Il peso gittiamo di nostre catene;
Cerchiamo le glorie, sfidiamo le morti;
Vinciamo da grandi, moriamo da forti;
E un grido le imprese d'Italia suggelli:
Siam tutti fratelli!

(febbraio 1849)

NoteModifica

  1. ^ Oreste Raggi, Colli albani e tuscolani, 1844.
  2. ^ Il Manicomio di Santa Maria della Pietà si trovava in via della Lungara, oltre l'Ospedale di Santo Spirito. Fu demolito al tempo della realizzazione del Lungotevere.

BibliografiaModifica

  • L. Mercantini, Torquato Tasso a Sorrento e poesie varie di Teresa Gnoli, in La Donna, IV, 1858, pp. 94-96.
  • G. Pinelli, L'Indicatore, IV, 1858.
  • Ignazio Ciampi, Il Torquato Tasso a Sorrento, in L'Album, XXVI, 1860, pp. 186-188.
  • A. Albertazzi A. Natali, Giovanni Gualandi nel centenario della morte, in supplemento a Effeta, 1994, pp. 30-34.
  • Domenico Gnoli, I Poeti della Scuola romana (1850-1870), Bari, Laterza, 1913, SBN IT\ICCU\LIA\0064638.
  • Ferruccio Ulivi, I poeti della Scuola Romana dell'Ottocento. Antologia, Bologna, Cappelli, 1964, SBN IT\ICCU\MOD\0089750.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica