Terremoto del modenese del 91 a.C.

evento sismico avvenuto in Italia
Terremoto del modenese
Data91 a.C.
Epicentromodenese
44°39′00″N 10°46′58.8″E / 44.65°N 10.783°E44.65; 10.783
Nazioni colpiteShe-wolf suckles Romulus and Remus.jpg Repubblica romana
Mappa di localizzazione: Italia
Terremoto del modenese del 91 a.C.
Posizione dell'epicentro

Il terremoto del modenese del 91 a.C. fu un evento sismico avvenuto nel territorio modenese dell'anno 91 avanti Cristo.[1]

L'evento è il più antico terremoto noto avvenuto nella Valle Padana[2]: venne infatti raccontato da Plinio il Vecchio e poi ripreso da Giulio Ossequente e Paolo Orosio.

Anche Strabone parla di un forte terremoto avvenuto nel 91 a.C., collocandolo però nei pressi di Reggio Calabria (in greco antico: Ρήγιoν, Rhegion)[3], anche se è molto verosimile che lo storico greco si sia confuso con Reggio Emilia (Regium Lepidi).[1]

SismaModifica

 
Plinio il Vecchio, Naturalis historia

Plinio il Vecchio racconta nella sua Naturalis historia di aver rinvenuto alcuni documenti etruschi che narravano di un grande terremoto avvenuto nel 91 a.C., ovvero l'anno precedente della prima guerra sociale grazie alla quale gli Italici riuscirono ad ottenere la cittadinanza romana. Per descrivere la gravità del terremoto, Plinio si chiede se esso sia stato più funesto della guerra sociale.

Resoconti storiciModifica

Molti cittadini osservarono dalla via Emilia gli effetti terribili delle scosse telluriche: in particolare, vengono descritte due montagne che si avvicinavano e si allontanavano, mentre un denso fumo e fiamme salivano in cielo. Il terremoto distrusse i paesi vicini all'epicentro, con gran morìa di bestiame.

(LA)

«Factum est semel, quod equidem in Etruscae disciplinae voluminibus invenio, ingens terrarum portentum L. Marcio Sexto Iulio cos. in agro Mutinensi. Namque montes duo inter se concurrerunt crepito maxo adsultantes recedentesque, inter eos flamma fumoque in caelum exeunte interdiu, spectante e via Aemilia magna equitum Romanorum familiarumque et viatorum multitudine. Eo concursu villae omnes elisae, animalia permulta, quae intra fuerant, exanimata sunt, anno ante sociale bellum, quod haud scio an funestius terrae ipsi Italiae fuerit quam civilia.»

(IT)

«Una volta è avvenuto, come ho rinvenuto in libri su cerimonie etrusche, un ingente portento delle terre durante il consolato di Lucio Marcio e Sesto Giulio nella campagna di Modena. Infatti due montagne si scontrarono con grandissimo rumore avvicinandosi e allontanandosi, salendo fra di essi una fiamma e fuma durante il giorno, assistendo dalla via Emilia una gran moltitudine di cavalieri e famiglie Romani e di viandanti. Questa collisione distrusse tutte le ville, moltissimi animali, che si trovavano dentro, sono morti, nell'anno prima della guerra sociale, che non so proprio se sia stata più funesta per la stessa terra d'Italia che al popolo.»

(Plinio il Vecchio, Naturalis historia, 2.199)

Giulio Ossequente documenta nel suo Libro dei prodigi anche il crollo di parte delle mura di Reggio Emilia e aggiunge che dalla terra si alzò una luce tellurica descritta come un "globo di fuoco di colore dell'oro".

(LA)

«In Etruscae disciplinae voluminibus scriptum invenimus ingentem terrarum motum Lucio Marcio et Sexto Iulio consulibus factum esse in agro Mutinensi. Namque montes duo inter se concurrerunt crepitu maximo adsultantes recedentesque, et inter eos flamma fumusque igneus in caelum exierunt interdiu. Huic horrifico spectaculo multitudo magna equitum Romanorum familiarum que eorum et viatorum adfuit, qui perterriti ex via Aemilia spectaverunt. Concursu duorum montium villae omnes per latum spatium elisae sunt, animalia permulta, quae intra fuerant, exanimata sunt. Haec clades evenit anno ante sociale bellum quod inter Romanos sociosque Italicos fuit, quod non minus funestum fuit terrae ipsi Italiae quam bella civilia inter Marium et Sullam, vel inter Caesarem et Pompeium, quae haud multos post annos secuta sunt et paene ad extremam perniciem rem publicam adduxerunt.
Aenariae terrae hiatu flamma exorta in caelum emicuit. Circa Regium terrae motu pars urbis murique diruta. In Spoletino colore aureo globus ignis ad terram devolutus, maiorique factus e terra ad orientem ferri visus magnitudine solem obtexit.»

(IT)

«Abbiamo rinvenuto nelle opere manoscritte degli Etruschi un ingente terremoto, avvenuto durante il consolato di Lucio Marcio e Sesto Giulio, nella campagna modenese. E infatti due montagne si scontrarono tra loro, avvicinandosi e allontanandosi con un gran rumore, e fra questi salirono in cielo durante il giorno fiamme e fumo di fuoco. Molti cavalieri romani, loro familiari e viandanti assistettero a questo spettacolo orrendo, con grande spavento di coloro che percorrevano la via Emilia. A seguito dello scontro delle due montagne, tutte le ville di una vasta zona furono distrutte, e molti animali presenti in esse rimasero esanimi. Questo disastro avvenne nell'anno precedente alla guerra sociale avvenuta tra i Romani e gli Italici loro alleati, che non fu meno funesta alla stessa terra d'Italia quanto le guerre civili tra Mario e Silla, o fra Cesare e Pompeo, che non molti anni dopo seguirono e per poco non portarono la Repubblica ad estrema rovina. Una fiamma scaturita dalla terra Eranria emerse verso il cielo. Vicino a Reggio Emilia il terremoto distrusse alla pari la città e le mura. A Spoleto fu visto un globo di fuoco del colore dell'oro proveniente dalla terra, e fattosi più grande della terra sembrò coprire il sole che sorgeva ad oriente.»

(Giulio Ossequente, Prodigiorum liber, 54)
 
I vulcanetti delle Salse di Nirano nella nebbia

Anche nell'opera Le storie contro i pagani di Orosio si conferma il verificarsi del globo luminoso, osservato da chi viaggiava nella zona in quel momento.

(LA)

«In Samnitibus vastissimo terrae hiatu flamma prorupit et usque in caelum extendi visa est. Complures praeterea in itinere videri Romani globum coloris aureis caelo ad terram devolvi maioremque factum rursus a terra in sublime ad orientem solem ferri ac magnitudine sua ipsum solem obtexisse.»

(IT)

«Nel Sannito, si scatenò una fiamma da una vastissima spaccatura della terra e fu vista alzarsi verso il cielo ininterrottamente. Inoltre moltissimi Romani in viaggio videro un globo dorato che salì dalla terra al cielo e inoltre il maggior fatto fu che si alzò in alto come il sole che sorgeva ad oriente e si divenne così splendente da oscurare il sole stesso.»

(Paolo Orosio, Historiarum adversus paganos libri septem)

Sismicità della zonaModifica

Il particolare fenomeno descritto è tipico della zona vulcanica nei dintorni di Sassuolo, dove da secoli sono documentate le eruzioni di fango delle Salse di Nirano e della Salsa di Montegibbio, tra cui quelle avvenute nel 1601, 1628, 1684, 1781, 1835 e 2012.

Nel 1836 il naturalista Giovanni de' Brignoli di Brünnhoff descrisse l'eruzione del 4 giugno 1835, accompagnata da una colonna di fumo denso, con dentro fiamme gialle-rosse-azzurrognole, avvenuta vicino a Sassuolo.[4]

NoteModifica

  1. ^ a b Terremoto del 91 a.C. (Modena), in The Catalogue of Strong Italian Earthquakes in Italy.
  2. ^ Golinelli, p. 31
  3. ^ Terremoto del 91 a.C. (Reggio Calabria), in The Catalogue of Strong Italian Earthquakes in Italy.
  4. ^ Giovanni de' Brignoli di Brünnhoff, Relazione accademica dell'ultima Eruzione accaduta nel Vulcanetto aereo, o cosi detta Salsa di Sassuolo nel Modanese, e considerazioni geognostiche intorno alle salse e alle loro cause, Reggio Emilia, Tip. Torreggiani e Compagno, 1836, p. 5.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica