Apri il menu principale

Terremoto dell'Appennino centro-meridionale del 1349

Terremoto dell'Appennino centro-meridionale del 1349
Data9 settembre 1349
Ora09.00 circa
Magnitudo momentoMʷ 6.7
Profondità10 km
Epicentro1 Km NE Pozzilli (IS)
41°30′42.22″N 14°04′13.83″E / 41.511728°N 14.070509°E41.511728; 14.070509Coordinate: 41°30′42.22″N 14°04′13.83″E / 41.511728°N 14.070509°E41.511728; 14.070509
Nazioni colpiteBandera de Nápoles - Trastámara.svg Regno di Napoli
Intensità MercalliX
Maremotono
Mappa di localizzazione: Italia
Terremoto dell'Appennino centro-meridionale del 1349
Posizione dell'epicentro

Il terremoto del 1349 fu un evento sismico che interessò l'Appennino centro-meridionale il giorno 9 settembre 1349, sebbene quelle stesse aree fossero state interessate da una perdurante sequenza sismica a partire già dal 22 gennaio.

Si ritiene generalmente plausibile che il 9 settembre si registrò in effetti una pluralità di eventi benché il numero esatto delle scosse, la localizzazione degli epicentri e l'esatta sequenza temporale restino non sufficientemente noti[1]. Secondo alcune ipotesi, accanto all'epicentro principale (localizzato a cavallo tra il Lazio meridionale e il Molise), vi sarebbero stati altri due centri sismogenetici, l'uno tra Umbria e Viterbese, l'altro nell'Aquilano[2]. Taluni ipotizzano un quarta area epicentrale nella Maiella[3], tuttavia non è neppure da escludersi che tutti gli effetti distruttivi possano essere attribuibili a un unico mega-evento[1].

TestimonianzeModifica

Sant'Antonino di Firenze nel suo Chronicon racconta che le scosse del terremoto iniziarono il 22 gennaio e si protrassero per circa sette mesi, sino al 9 settembre 1349.[4]

Un'altra autorevole testimonianza arriva da Francesco Petrarca che in occasione del Giubileo del 1350 visitò Roma trovandola fortemente provata dai danni causati dal terremoto. Il Petrarca annota che a causa del sisma erano crollati numerosi edifici civili e molte chiese.[5]

Secondo una memoria conservata nell'abbazia di Montecassino l'evento sismico colpì duramente l'intero Regno di Napoli.[6]

Subirono gravi danni anche Isernia, Venafro e Montecassino.[4]

Il terremoto interessò anche l'Abruzzo e L'Aquila.[7]

A Telese Terme, in provincia di Benevento, le ripetute scosse sismiche sconvolsero il suolo favorendo la nascita di mofete e l'emanazione di vapori solfurei che resero l'aria irrespirabile e causarono l'abbandono della cittadina.[8]

Ad Alatri il sisma provocò il crollo del corpo centrale di Palazzo Gottifredo[9].

NoteModifica

  1. ^ a b Andrea Tertulliani, Spunti e contrappunti di sismologia storica: 1349 annus horribilis (DOC), su INGV.
  2. ^ Query, su Emidius.
  3. ^ Catalogo parametrico dei terremoti italiani 2015, su Emidius.
  4. ^ a b Ciarlanti, p. 398.
  5. ^ Fabrizio Alessio Angeli, Elisabetta Berti, Medioevo.Roma: i terremoti a Roma nel medioevo, Associazione SestoAcuto, 13 ottobre 2008. URL consultato il 25 novembre 2011.
  6. ^ Vigliotti, p. 122.
  7. ^ Francesco Stoppa, Il terremoto a Chieti: geologia, storia e Santi (PDF), Università di Chieti, 2010. URL consultato il 25 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 19 aprile 2009).
  8. ^ Vigliotti, p. 123.
  9. ^ v. Giovanni Fontana e Alfredo Spalvieri, Il Palazzo Gottifredo ad Alatri. Progetto per il restauro, il miglioramento statico, la ricostruzione e la riqualificazione funzionale, in "Territori. Periodico dell'Ordine degli architetti della Provincia di Frosinone", maggio-dicembre 2010, pagg. 7-8.

BibliografiaModifica

  • G.V. Ciarlanti, Memorie Historiche del Sannio, Isernia, 1644.
  • Nicola Vigliotti, Telesia.. Telese Terme due millenni, Telese Terme, Don Bosco, 1993.