The Nice

gruppo musicale inglese
The Nice
Nice 1970.JPG
The Nice ad Amburgo il 28 marzo 1970
Paese d'origineRegno Unito Regno Unito
GenereArt rock
Rock progressivo
Periodo di attività musicale1967 – 1970
2002 – 2003
EtichettaImmediate
Charisma
Sanctuary
Album pubblicati10
Studio4
Live2
Raccolte4

The Nice (IPA: [ðə ˈnaɪs]) sono stati un gruppo musicale britannico.

Nacquero nel 1967 per iniziativa del tastierista Keith Emerson come gruppo d'accompagnamento della cantante statunitense P. P. Arnold e allora comprendevano il bassista Keith "Lee" Jackson, il chitarrista David "Davy" O'List e il batterista Ian Hague;[1] a quest'ultimo dopo tre mesi subentrò Brian "Blinky" Davison e più o meno contemporaneamente i quattro si staccarono dalla Arnold incominciando una carriera autonoma.[1] Nel 1968 O'List fu allontanato e gli altri proseguirono come trio fino al 1970, quando Emerson sciolse il gruppo.[1]

Nel periodo in questione, pubblicarono tre LP e alcuni singoli; altri due album, per gran parte registrati dal vivo in concerto, uscirono poco tempo dopo il loro scioglimento, rispettivamente nel giugno 1970 e nel 1971.[2] Emerson nel frattempo fondò Emerson, Lake & Palmer mentre Davison e Jackson, dopo alcuni progetti commercialmente poco proficui, lasciarono entrambi il mercato discografico a metà degli anni settanta.[3][4][5] Circa trent'anni dopo (2002-2003) i tre si riunirono per due brevi tournée del Regno Unito, dalla prima delle quali fu tratto un CD dal vivo.[6]

Malgrado una carriera relativamente breve e non segnata da grossi risultati commerciali,[7] ebbero il tempo di guadagnarsi una buona reputazione nell'ambiente musicale britannico di fine anni sessanta, influenzando in parte lo stile di gruppi connazionali emersi nel decennio seguente come Yes[7] e Genesis[8] e preparando la strada al successo dello stesso Emerson con ELP; di contro, proprio la popolarità internazionale raggiunta in seguito dal tastierista ha favorito nel tempo la scoperta della produzione dei Nice da parte di un pubblico assai più vasto di quando erano in attività.[7]

Uno dei loro tratti distintivi era la fusione tra generi musicali diversi come beat, rock psichedelico, jazz e blues, applicata sia a materiale originale che a cover, standard jazz e riletture dalla musica classica;[9] con il tempo giunsero anche a proporre brani concepiti direttamente per gruppo e orchestra, con l'intento dichiarato di abbattere le barriere ideali tra musica leggera e musica colta; per queste ragioni il loro stile è spesso indicato a posteriori come uno dei primi esempi di progressive rock, complice ovviamente anche il fatto che, dagli anni settanta, Emerson è stato caposcuola e figura preminente proprio di quel filone musicale.[9]

Storia del gruppoModifica

1967: da P. P. Arnold al debutto discograficoModifica

Nel maggio del 1967 la soul singer statunitense P. P. Arnold era divenuta all'improvviso assai più popolare nel Regno Unito che in patria grazie al singolo The First Cut Is the Deepest, scritto appositamente per lei da Cat Stevens e prodotto da Mick Jagger.[10] L'ex Ikette aveva solo quattro giorni di tempo per trovare un gruppo che l'accompagnasse in tournée e il suo autista le consigliò di rivolgersi a Keith Emerson.[1] Quest'ultimo accettò di reperirle i musicisti a condizione che la band che si accingeva a formare avesse metà spettacolo riservata per sé e la cantante non ebbe nulla in contrario, poiché ciò automaticamente le risolveva anche il problema di reperire un gruppo spalla.[1]

 
P. P. Arnold nel 1967.

Emerson coinvolse quindi immediatamente il bassista Lee Jackson – con cui divideva un appartamento a Londra e aveva già lavorato in precedenza – e tramite il manager della Arnold, Andrew Loog Oldham, ingaggiò Ian Hague, già batterista di Chris Farlowe;[1] a suggerirgli il chitarrista Davy O'List fu invece Chris Welch, giornalista del settimanale Melody Maker.[11] I quattro prepararono in fretta il repertorio presso il White Hart Inn di Acton e provarono una volta sola con P. P. Arnold prima di partire con lei in tournée, a fine maggio.[12]

Il nome del gruppo nacque per sbaglio, lungo il tragitto per il primo concerto: la cantante, citando il comico Richard Buckley che in un monologo chiamava Gesù «The Nazz» («il Nazareno»), propose: P. P. Arnold and the Nazz ma, a causa del suo accento e del fatto che il termine Nazz era noto esclusivamente negli Stati Uniti, gli altri credettero di udire: «nice» e l'equivoco fu chiarito soltanto giorni dopo, quando ormai P. P. Arnold and the Nice aveva preso piede nel loro entourage al punto di figurare già in cartellone per date future.[13]

Anni dopo Emerson raccontò che quel nome non lo convinse mai del tutto e che, a chi lo interpellasse in merito, spesso per scherzo rispondeva storpiandolo in modi canzonatori come: B.B. Armpit and the Mice («B.B. Ascella e i Topolini»).[13]

Complici anche i tempi stretti per le prove, in un primo momento The Nice inserirono nella loro metà di concerto solo brani altrui, come ad esempio il tema di Ennio Morricone dal film Per un pugno di dollari, She Belongs to Me di Bob Dylan, Billy's Bag di Billy Preston e A Day in the Life dei Beatles, dall'album Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band uscito proprio in quei giorni.[14] Nella seconda parte, il gruppo cambiava radicalmente stile accompagnando P. P. Arnold nel suo tipico repertorio RnB e soul, con brani come Respect di Otis Redding (rilanciato appena due mesi prima da Aretha Franklin con grande successo) o Sweet Soul Music di Arthur Conley, oltre ovviamente alla sua hit del momento: The First Cut Is the Deepest.[15]

Col passare del tempo, i quattro arricchirono la loro scaletta e cominciarono ad attirare l'attenzione di pubblico e critica come gruppo a sé stante; decisiva in tal senso fu la data del 13 agosto 1967 a Windsor durante il "7th National Jazz and Blues Festival":[16] Oldham, che evidentemente aveva già fiutato il loro potenziale, fece in modo che i Nice eseguissero il loro set di apertura su un palcoscenico a parte, allestito in un tendone; l'esibizione, preceduta da piccoli fuochi d'artificio e accompagnata da vari effetti visivi come fumogeni, rubò la scena al palco centrale e attirò nella tenda un folto pubblico tra cui Chris Welch, il quale ne scrisse poi sul Melody Maker e di lì a poco sarebbe divenuto un convinto sostenitore del gruppo.[17]

Secondo il racconto del roadie Barrington "Bazz" Ward, la serata di Windsor fu segnata anche dal fatto che, quando più tardi P. P. Arnold and The Nice si esibirono sul palcoscenico principale, Ian Hague era chiaramente sotto l'effetto di qualche sostanza stupefacente e, dopo il concerto, ebbe anche un alterco con un poliziotto: tale atteggiamento non era visto di buon occhio dai colleghi e in capo a pochi giorni Emerson, senza neppure consultarsi prima con gli altri, licenziò il batterista.[18]

Per il rimpiazzo, fu di nuovo Chris Welch a venire in aiuto a The Nice raccomandando loro Brian Davison, proveniente dai disciolti Mark Leeman Five; il primo impegno della nuova formazione fu registrare in studio tre brani, prodotti nuovamente da Mick Jagger, per il primo album di P. P. Arnold: The First Lady of Immediate; tuttavia Jagger, evidentemente non del tutto convinto dalla prova di Davison, decise di affidare le parti definitive di batteria all'allora turnista Jon Hiseman, evenienza che il nuovo arrivato nel gruppo visse come un'umiliazione, pur ammettendo in seguito di non esser mai riuscito a entrare in sintonia col repertorio della soul singer.[19]

L'ultimo concerto di P. P. Arnold and The Nice – l'unico con Davison alla batteria – si tenne al Flamingo Club di Soho il 28 agosto 1967: subito dopo infatti la cantante rientrò negli Stati Uniti perché il suo visto d'ingresso era temporaneamente scaduto.[20] L'artista stette via solo poche settimane per poi stabilirsi definitivamente a Londra, ma nel frattempo Oldham aveva offerto a The Nice un contratto discografico con la sua Immediate Records.[20] Anni dopo, la Arnold ironizzò sulla vicenda dichiarando che il suo manager le aveva «soffiato la band» ma aggiunse che i suoi rapporti con gli altri rimasero ottimi e che ai suoi occhi il gruppo era sempre stato, fin dall'inizio, un'entità a sé.[21]

I quattro debuttarono come headliner il 1º settembre 1967 al Big C Club di Farnborough[22] e, oltre ad assicurarsi immediatamente una residency settimanale presso il Marquee Club di Londra, in ottobre erano già in giro per l'Europa assieme ad altri artisti della Immediate, tra cui la stessa Arnold;[23] uno dei concerti di questo tour fu registrato dalla radio svedese e molti anni più tardi uscì su un CD intitolato: The Swedish Radio Sessions (2001), probabilmente il primo documento sonoro dei Nice come band autonoma.[23]

Dal 14 novembre al 5 dicembre il gruppo prese parte a un'altra tournée collettiva – stavolta del solo Regno Unito – capitanata da Jimi Hendrix, presentata dal disk jockey di BBC Radio 1 Pete Drummond e comprendente anche Pink Floyd, The Move, Amen Corner, Eire Apparent e The Outer Limits.[24] In alcune di queste date, Davy O'List suonò anche nei Pink Floyd al posto del loro chitarrista cantante Syd Barrett il quale, a causa dell'incipiente instabilità mentale, si era reso irreperibile all'ultimo minuto:[25] Lee Jackson raccontò che nessuno fra il pubblico si accorse della sostituzione in quanto O'List fu fatto vestire come Barrett, i Pink Floyd si esibivano in penombra e nei quindici minuti a loro riservati eseguivano solo brani strumentali, per lo più improvvisati.[26] Uno dei roadie di Hendrix era Ian "Lemmy" Kilmister, divenuto poi celebre come leader dei Motörhead: questi notò che Emerson, come trovata spettacolare, conficcava coltelli fra i tasti del proprio organo Hammond per tenerli abbassati e produrre note continue, delle quali poi alterava l'altezza agendo sull'interruttore d'alimentazione o trascinando lo strumento per il palco; collezionista di anticaglie del nazismo, Lemmy donò a Emerson un pugnale della gioventù hitleriana che il tastierista avrebbe impiegato nel suddetto numero di scena per diversi anni a venire, anche con ELP.[27]

Fra una data e l'altra del tour, i Nice trovarono il tempo di registrare il loro primo disco presso gli Olympic Studios di Barnes a Londra, coadiuvati da Glyn Johns come ingegnere del suono;[28] l'album The Thoughts of Emerlist Davjack, nel cui titolo si celavano parzialmente i cognomi dei quattro, sarebbe uscito il 1º marzo del nuovo anno e fondeva rock, jazz, beat, psichedelia e musica classica, come ad esempio nel brano Rondo, rilettura di oltre otto minuti del brano jazz Blue Rondo à la Turk (1959) del Dave Brubeck Quartet, in cui Emerson inserì una citazione dalla Toccata e fuga in Re minore di Bach.[28]

 Lo stesso argomento in dettaglio: The Thoughts of Emerlist Davjack.

1968: da America alla formazione a treModifica

Nel febbraio del 1968 il gruppo si recò per la prima volta in tournée negli Stati Uniti, grazie a un accordo tra Oldham e la CBS la quale, in cambio, inviò Blood, Sweat & Tears nel Regno Unito; giunti a Hollywood dopo alcune date a New York, i quattro visitarono il locale Whisky a Go Go dove avrebbero suonato più volte nei giorni seguenti; qui Davy O'List fu visto in compagnia di David Crosby, noto fra l'altro nell'ambiente per il malvezzo di "correggere" di nascosto le bevande altrui con LSD, cosa che con ogni probabilità fece anche quella sera con il chitarrista dei Nice: stando infatti aile testimonianze dei colleghi, l'episodio segnò per O'List l'inizio di un'evidente fragilità psichica, destinata nell'arco di qualche mese a minare il suo stesso ruolo all'interno del gruppo.[29]

Al rientro dagli USA, i quattro decisero di separare la casa discografica dal loro management e perciò, riguardo quest'ultimo, sostituirono Oldham con l'ex giornalista Tony Stratton-Smith, più tardi noto per aver fondato e diretto la Charisma Records,[30] quindi in aprile registrarono una rilettura strumentale della canzone America dal musical West Side Story (1957) di Leonard Bernstein: Il brano all'epoca uscì soltanto come 45 giri e fu l'unico singolo nell'intera carriera dei Nice a entrare in classifica nel Regno Unito, spingendosi fino al 21º posto.[31]

Il 26 giugno 1968 il gruppo eseguì il nuovo brano alla Royal Albert Hall di Londra in occasione di un evento benefico promosso dal "Defence and Aid Fund for Southern Africa", cui intervennero anche artisti statunitensi vicini al movimento anti-apartheid come Marlon Brando e Sammy Davis Jr;[32] in spregio a precedenti accordi con gli organizzatori, Emerson durante l'esibizione tracciò con vernice spray una bandiera statunitense stilizzata su di una tela posta al centro del palco, alla quale poi appiccò il fuoco in segno di protesta contro la guerra del Vietnam; la bravata costò al gruppo un bando a vita dal prestigioso teatro londinese e, per circa nove mesi, anche il rifiuto dei visti d'ingresso per gli Stati Uniti, per sospetto di propaganda antiamericana; lo stesso Bernstein ebbe occasione di dichiarare che i Nice avevano stravolto il senso del suo brano e per diverso tempo si oppose alla pubblicazione oltreoceano della loro versione.[33]

 Lo stesso argomento in dettaglio: America (2nd Amendment).
 
David "Davy" O'List.

Intanto i rapporti fra O'List e gli altri si andavano deteriorando a causa del suo stato mentale, che l'aveva reso ormai inaffidabile al punto di rischiare di disertare alcuni concerti oppure suonare a volume assordante, rompere spesso le corde della chitarra per troppa veemenza, sbagliare le parti e, fuori dal palco, dare segni di paranoia.[34] La crisi raggiunse il culmine il 29 settembre 1968 alle Farfield Halls di Croydon: in pieno concerto, O'List sferrò un pugno in faccia al roadie "Bazz" Ward, accorso poco prima sul palcoscenico per risolvere un problema alla batteria, e motivò poi l'aggressione sostenendo che "Bazz" e Brian Davison stavano «tramando contro di lui».[34]

L'indomani i tre colleghi ragionarono assieme sull'accaduto e convennero che la misura era colma; il 2 ottobre, a Bournemouth, il chitarrista suonò per l'ultima volta con The Nice: dopo il concerto Tony Stratton-Smith lo licenziò di fronte a tutti gli altri, che avevano specificamente insistito per essere presenti a sottolineare l'unanimità della decisione.[35]

Anni dopo O'List, non nuovo a ricostruzioni fantasiose della propria carriera, riportò la vicenda in modo totalmente diverso dagli altri diretti interessati, in particolare negando l'uso di droghe all'epoca e spiegando la sua uscita dal gruppo come una decisione autonoma a seguito di una "lotta di potere" tra lui e Emerson nella quale, sempre stando alla sua versione, egli avrebbe finito per avere la peggio anche a causa dell'intromissione di Stratton-Smith.[36]

Dapprima i membri rimasti cercarono un sostituto – fra i candidati capitò anche Steve Howe, futuro chitarrista degli Yes – quindi Emerson tentò egli stesso di eseguire alcune parti di chitarra ma desistette dopo un solo concerto, infine il gruppo decise di riorganizzarsi come trio e come tale a ottobre del 1968 registrò nuovo materiale presso gli studi Pye e Wessex di Londra.[37] Il risultato, pubblicato a novembre, fu l'album Ars Longa Vita Brevis, realizzato in parte assieme a un'orchestra e con il lato B interamente occupato dall'omonima suite, già testata quasi interamente dal vivo (una sezione porta anche la firma di O'List e ospita un turnista alla chitarra ritmica) e arricchita in studio da un tema tratto dal primo movimento del Concerto brandeburghese n.3 di Bach; da questo momento in poi la commistione tra musica classica e pop, rappresentata sull'album anche dall'arrangiamento in chiave moderna del brano Intermezzo dalla Karelia Suite di Jean Sibelius, avrebbe caratterizzato la produzione del gruppo in maniera più significativa che in precedenza.[38]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ars Longa Vita Brevis.

1969-1970: l'album Nice, scioglimento e dischi postumiModifica

Con l'incidente alla Royal Albert Hall ormai alle spalle, nel marzo del 1969 il gruppo fu finalmente riammesso negli Stati Uniti, ove rimase in tournée per circa tre mesi; alcune esibizioni di questo periodo furono registrate e in seguito sarebbero finite anche su disco.[39] L'incessante attività dal vivo proseguì in Europa; il 10 agosto, al "9th National Jazz and Blues Festival" svoltosi a Plumpton nel Sussex, il trio suonò con un'orchestra di quarantatré elementi diretta da Joseph Eger più la "London Scottish Pipe Band" alle cornamuse; il concerto non passò inosservato e, pochi giorni dopo, Richard Green sul Melody Maker titolò: «Who e Nice si prendono il Plumpton Festival».[40][41]

Nello stesso periodo, sempre sfruttando ritagli di tempo tra un'esibizione live e l'altra, i tre incisero presso i Trident Studios di Londra quattro nuovi brani che divennero il lato A del loro terzo lavoro, mentre per il lato B scelsero due lunghe tracce registrate dal vivo in aprile al Fillmore East di New York; l'album, intitolato semplicemente Nice in Europa e Everything as Nice as Mother Makes It negli Stati Uniti, uscì a settembre del 1969 e fu l'ultimo pubblicato con la band ancora in attività.[42]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Nice (The Nice).

Nell'ottobre 1969 il direttore del Newcastle Arts Festival commissionò a The Nice un brano ispirato a Newcastle upon Tyne, la città natale di Lee Jackson; Emerson ne scrisse le musiche, con l'aiuto di Joseph Eger per l'orchestrazione, e Jackson i testi, dedicati ai cinque ponti sul fiume Tyne e allo stadio di calcio di St. James's Park; l'opera, dal titolo The Five Bridges Suite, fu eseguita in prima assoluta dal solo trio alla City Hall di Newcastle il 10 ottobre e una settimana dopo alle Fairfield Halls di Croydon assieme all'orchestra "Sinfonia of London" diretta dallo stesso Eger; il concerto, comprendente anche altri brani riarrangiati per gruppo e orchestra, fu interamente registrato e gran parte avrebbe visto la luce, otto mesi dopo, sull'album postumo Five Bridges.[43]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Five Bridges.

Emerson intanto era sempre meno soddisfatto del rendimento di Jackson, soprattutto alla voce, e perciò si era messo segretamente in cerca di un altro bassista cantante: a tale scopo aveva già interpellato invano Chris Squire e Jack Bruce, quando Stratton-Smith – evidentemente anch'egli informato – gli suggerì Greg Lake che con i King Crimson aveva aperto il concerto di Five Bridges a Croydon; tuttavia non è chiaro se già allora vi furono contatti in tal senso.[44] I due ad ogni modo si incrociarono nuovamente il 12 dicembre 1969, durante l'ultima tournée americana dei Nice, quando i rispettivi gruppi condivisero il palco del Fillmore West a San Francisco: dopo il concerto Emerson propose a Lake la collaborazione e, poiché all'epoca i King Crimson erano sul punto di sciogliersi a seguito dell'annunciato abbandono sia di Mike Giles che di Ian McDonald, il bassista si lasciò aperta la possibilità promettendo una risposta definitiva a stretto giro.[45]

È probabile che in un primo momento i due pensassero di mantenere nel gruppo Brian Davison: il batterista infatti fu messo al corrente dell'imminente scioglimento dei Nice solo a febbraio del 1970 – un mese dopo Jackson – e anni dopo rivelò di aver anch'egli incontrato Lake e di aver capito da subito che non ne avrebbe tollerato l'«atteggiamento da superstar», il che indirettamente confermerebbe i piani iniziali.[46] Lake dal canto suo raccontò che pose anche la condizione di non essere soltanto il rimpiazzo di Jackson nei Nice ma che si desse vita a un progetto del tutto nuovo sia nel repertorio che, cosa ancor più importante, nella parità decisionale.[47]

Alla luce di quanto sopra, il gruppo aveva ormai i giorni contati; al tutto si aggiunse, con l'arrivo del 1970, la liquidazione per fallimento della Immediate Records: i tre in seguito dichiararono di non aver mai ricevuto royalties da Oldham per nessuno dei dischi incisi con l'etichetta (circostanza confermata in più occasioni anche da O'List) e che l'unico introito nei tre anni di attività derivò loro dal suonare dal vivo praticamente senza sosta, salvo il tempo trascorso in studio di registrazione.[48]

Dopo un'ultima serie di concerti a Roma, Parigi, Bruxelles e nel Regno Unito, Il trio concluse i propri impegni in Germania partecipando a due festival svoltisi ad Amburgo e Berlino rispettivamente il 28 e 30 marzo, dopodiché si sciolse di fatto.[49] La notizia tuttavia fu taciuta alla stampa per vari mesi; nel frattempo la Charisma Records di Stratton-Smith acquisì il materiale ancora inedito – in gran parte registrazioni dal vivo dell'ultimo anno – e, oltre a pubblicare a giugno il già citato Five Bridges, l'anno seguente ne avrebbe tratto anche l'album Elegy.[49]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elegy (Nice).

Nel giugno 1970, Emerson e Lake conobbero Carl Palmer con cui diedero vita al trio Emerson, Lake & Palmer, destinato a un buon successo internazionale durante gli anni settanta e riunitosi più volte anche in seguito.[50] Davison e Jackson fondarono rispettivamente i gruppi Brian Davison's Every Which Way e Jackson Heights, entrambi con modesta fortuna sul piano commerciale,[3] per poi ritrovarsi assieme nel trio Refugee con il tastierista Patrick Moraz per un solo album (1974).[3] In seguito Davison, dopo una breve militanza nei Gong[51] e un successivo lungo periodo segnato dall'alcolismo, si dedicò all'insegnamento della musica presso un college a Bideford[4] mentre Jackson visse per circa vent'anni a Los Angeles e, al suo rientro in Europa nel 1994, si stabilì a Northampton dove fra l'altro cominciò a collaborare stabilmente con un complesso di New Orleans jazz semi-professionale.[5]

La reunion del 2002-2003Modifica

In occasione del trentacinquennale della nascita del gruppo, i Nice si riunirono nell'ultima formazione per soli quattro concerti nel Regno Unito, dal 2 al 6 ottobre 2002: lo spettacolo vedeva nella prima parte i tre impegnati nel loro repertorio e nella seconda Emerson eseguire brani di Emerson, Lake & Palmer con la "Keith Emerson Band"; dal concerto del 4 ottobre alla Royal Concert Hall di Glasgow venne tratto l'album Vivacitas - Live at Glasgow 2002, pubblicato l'anno seguente.[52]

Subito dopo l'uscita di Vivacitas, fu organizzata una nuova tournée in dieci date che manteneva la formula del doppio spettacolo dell'anno prima.[53] La tappa conclusiva, il 23 ottobre 2003 al Colosseum di Watford, divenne di fatto anche l'ultimo concerto dei Nice in assoluto:[53] Davison infatti sarebbe morto per un tumore nel 2008[54] ed Emerson si sarebbe suicidato nel 2016.[55]

Stile musicaleModifica

I Nice si collocano nella scena musicale inglese di fine anni sessanta del XX secolo. La formazione musicale e il virtuosismo del tastierista Keith Emerson conferirono al gruppo – specie dopo l'uscita del chitarrista Davy O'List – un sound in cui l'organo Hammond sostituiva la chitarra come strumento preminente, senza perdere l'aggressività tipica del rock.[56] Tutti i membri del gruppo inoltre, grazie all'esperienza pregressa in formazioni di vari generi musicali, contribuirono a creare uno stile che fondeva con originalità rock, musica classica, psichedelia, jazz e blues e che in seguito sarebbe stato indicato come uno dei primi esempi di progressive rock.[57][58] Emerson avrebbe riproposto la formula del trio incentrato sulle tastiere in Emerson, Lake & Palmer e analoga strada avrebbero tentato, con minore successo sul piano commerciale, anche Davison e Jackson nei Refugee, con Patrick Moraz.[3]

Altro elemento tipico del repertorio dei Nice fu la rilettura di brani di autori classici come Bach, Sibelius e Dvořák o contemporanei come Leonard Bernstein, arricchiti da variazioni o improvvisazioni in stile jazz e blues psichedelico.[59] Un'analoga contaminazione avvenne anche su cover di cantautori come Tim Hardin e Bob Dylan,[58] ad esempio nel brano di Hardin Hang On to a Dream, che nella versione dal vivo inclusa nell'album Elegy contiene una citazione in chiave jazz dell'aria Summertime dall'opera Porgy and Bess di George Gershwin, oppure in Country Pie di Dylan che il gruppo, sull'album Five Bridges, fonde in un mash-up al tema iniziale del Concerto brandeburghese n.6 di Bach.[43]

Nei brani Ars Longa Vita Brevis e The Five Bridges Suite, inoltre, Emerson sperimentò per la prima volta un'integrazione più completa fra musica sinfonica e rock non limitandosi a impiegare arrangiamenti orchestrali – prassi già assai comune nella musica leggera – ma scrivendo direttamente vere e proprie partiture per gruppo e orchestra.[7]

FormazioneModifica

Ultima

Altri componenti

DiscografiaModifica

Album in studio

* Per metà registrati dal vivo.

Album dal vivo

** A nome Keith Emerson and The Nice.

Raccolte e live postumi

Singoli (solo Regno Unito)

  • 1968 – The Thoughts of Emerlist Davjack / Azrial (Angel of Death)
  • 1968 – America (2nd Amendment) / The Diamond–Hard Blue Apples of the Moon
  • 1968 – Brandeburger / Happy Freuds
  • 1969 – Hang on to a Dream / Diary of an Empty Day

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f Hanson, p. 36.
  2. ^ Hanson, p. 263.
  3. ^ a b c d Hanson, pp. 205-212.
  4. ^ a b Hanson, p. 218.
  5. ^ a b Hanson, p. 224.
  6. ^ Hanson, pp. 232-244.
  7. ^ a b c d Hanson, p. 260.
  8. ^ Dodd, p. 63.
  9. ^ a b Hanson, IV di copertina.
  10. ^ (EN) The First Cut is the Deepest, su www.officialcharts.com. URL consultato il 2 agosto 2019.
  11. ^ Hanson, pp. 28, 36-37.
  12. ^ Hanson, pp. 37-38.
  13. ^ a b Hanson, pp. 39-40.
  14. ^ Hanson, p. 37.
  15. ^ Hanson, p. 40.
  16. ^ 1967 Windsor festival . National Jazz and blues festival., su www.ukrockfestivals.com. URL consultato il 19 settembre 2020.
  17. ^ Hanson, pp. 41-43.
  18. ^ Hanson, p. 43.
  19. ^ Hanson, pp. 52-54.
  20. ^ a b Hanson, p. 54.
  21. ^ Hanson, p. 44.
  22. ^ Hanson, p. 55.
  23. ^ a b The Nice – The Swedish Radio Sessions (CD, Castle Records 2001), note di copertina.
  24. ^ Hendrix Package Tour, su JHE 2nd UK Tour November-December 1967. URL consultato il 27 luglio 2019.
  25. ^ Mason, Nick,, Inside out : a personal history of Pink Floyd, p. 98, ISBN 0811848248, OCLC 58481577. URL consultato il 30 ottobre 2019.
  26. ^ Hanson, p. 57.
  27. ^ Hanson, p. 56.
  28. ^ a b Hanson, pp. 60-67.
  29. ^ Hanson, pp. 69-72.
  30. ^ Hanson, p. 74.
  31. ^ NICE full Official Chart History, su www.officialcharts.com. URL consultato il 7 marzo 2020.
  32. ^ Come Back Africa, June 26th 1968 – Programme, su aamarchives.org.
  33. ^ Hanson, pp. 80-81, 83.
  34. ^ a b Hanson, pp. 88-89.
  35. ^ Hanson, p. 91.
  36. ^ Hanson, pp. 92, 259.
  37. ^ Hanson, p. 95.
  38. ^ Hanson, pp. 94-95.
  39. ^ Hanson, pp. 103-110.
  40. ^ Hanson, pp. 115-116.
  41. ^ The Concert History of Plumpton Racecourse East Sussex, UK Concert Archives, su www.concertarchives.org. URL consultato il 3 luglio 2021.
  42. ^ Hanson, pp. 111-120.
  43. ^ a b Hanson, pp. 125-130.
  44. ^ Hanson, pp. 137-138.
  45. ^ Smith, Sid, In the court of King Crimson, Helter Skelter, 2001, ISBN 1900924269, OCLC 47118764. URL consultato il 22 luglio 2019.
  46. ^ Hanson, p. 156.
  47. ^ Lake, Greg, 1947-2016,, Lucky man : the autobiography, ISBN 9781472126481, OCLC 999620896. URL consultato il 22 luglio 2019.
  48. ^ Hanson, pp. 149-150.
  49. ^ a b Hanson, p. 155.
  50. ^ Goldmine Magazine Interview, su ladiesofthelake.com. URL consultato il 31 gennaio 2020.
  51. ^ Gong - You volume two, su Discogs. URL consultato il 21 settembre 2019.
  52. ^ Keith Emerson And The Nice - Vivacitas - Live At Glasgow 2002, su Discogs. URL consultato il 22 agosto 2019.
  53. ^ a b ROCK REVIEW : Keith Emerson / The Nice news, su s159645853.websitehome.co.uk. URL consultato il 2 ottobre 2019.
  54. ^ Perfect Sound Forever: RIP Brian Davison of the Nice, su www.furious.com. URL consultato il 4 ottobre 2019.
  55. ^ Morto Keith Emerson, Colpo alla testa “è suicidio”, su tgcom24.mediaset.it, tgcom24, 11 marzo 2016. URL consultato il 20 agosto 2016.
  56. ^ (EN) Jim Allen, How Keith Emerson Changed the World, su ultimateclassicrock.com, ultimate classic rock. URL consultato il 19 agosto 2016.
  57. ^ (EN) The Nice, su progarchives.com, Prog Archives. URL consultato il 19 agosto 2016.
  58. ^ a b (EN) Keith Emerson obituary, su theguardian.com, The Guardian, 13 marzo 2016. URL consultato il 19 agosto 2016.
  59. ^ (EN) Bruce Eder, The Nice, su allmusic.com, Allmusic. URL consultato il 19 agosto 2016.

BibliografiaModifica

  • (EN) Martyn Hanson, Hang on to a Dream - The Story of The Nice (revised edition), Helter Skelter Publishing, 2012, ISBN 978-1-905792-61-0.
  • Philip Dodd (a cura di) e Genesis, Genesis - Revelations, De Agostini, 2007, ISBN 978-88-418-4164-8.
  • Nick Logan e Bob Woffinden, Enciclopedia del rock, Milano, Fratelli Fabbri Editore, 1977.

Voci correlateModifica

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Controllo di autoritàVIAF (EN134131253 · ISNI (EN0000 0000 9165 152X · Europeana agent/base/147632 · GND (DE10278613-6 · WorldCat Identities (ENviaf-134131253
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