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Tietmaro di Merseburgo

storico e vescovo cattolico tedesco
Tietmaro di Merseburgo
vescovo della Chiesa cattolica
Tafel 1009 Bischof Thietmar v. Merseburg.jpg
 
Incarichi ricopertiVescovo di Merseburgo dal 1009 al 1018
 
Nato25 luglio 975
Consacrato vescovo29 aprile 1009
Deceduto1 dicembre 1018
 

Tietmaro di Merseburgo, chiamato anche Titmaro di Merseburgo, (25 luglio[1] 975Merseburg, 1º dicembre 1018) è stato uno storico e vescovo tedesco. Egli fu l'autore del Chronicon, una delle principali fonti dell'epoca ottoniana.

Indice

BiografiaModifica

La famigliaModifica

Titmaro era il terzogenito di Sigfrido († 15 marzo 991), conte di Walbeck e di Cunigolda Stade († 997). Gli altri suoi fratelli furono Enrico, successore del padre e fratello maggiore di Titmaro, Federico († 1018), burgravio di Magdeburgo e secondogenito, Sigfrido II († 1032), quartogenito, abate di Berge dal 1009 al 1022 e poi vescovo di Münster dal 1022 al 1032, fu a lui cui Titmaro dedicherà la sua Cronaca, Bruno († 1049), monaco di Corvey e abate di Berge dal 1025 e vescovo di Verden dal 1024 alla morte e Oda.[2][3]

I suoi due bisnonni, Liutero conte di Stade e Liutero I conte di Welbeck, fondatore del monastero di Walbeck, morirono nella battaglia di Lenzen del 4 settembre 929, una battaglia in cui i sassoni riuscirono a battere gli slavi.[4] Titmaro parla in modo più ampio del nonno materno Enrico I († 974), figlio di Liutero e imparentato con l'imperatore Ottone I: egli fu protetto dai suoi uomini da un agguato del duca di Sassonia Ermanno Billung teso nella cattedrale di Magdeburgo, retta dall'arcivescovo Adalberto, dove si stava svolgendo un'assemblea. Nonostante avesse tentato di catturarlo, il duca gli ordinò di recarsi a Roma presso l'imperatore e parente di Enrico Ottone I per pacificare i loro rapporti. Nonostante l'imperatore fosse adirato con il duca per avere usurpato le prerogative imperiali in quella parte della Germania, Enrico, in virtù della loro consanguineità e della sua abilità, riuscì a far sì che Ottone concedesse la grazia al duca, e venne ringraziato dall'imperatore per il suo lavoro con una collana d'oro.[2][5] Sua figlia Ildegarda, zia di Titmaro, andò in sposa a Bernardo I Billung, figlio di Ermanno Billung, e ciò portò all'apogeo la casa dei Stade, essendo il ducato di Sassonia in precedenza un ducato appartenente alla famiglia imperiale.[6] Moglie di Enrico I e madre di Ildegarda fu Giuditta, figlia di Udo I, conte di Rheingau e Watterau: Giuditta aveva come fratello Corrado I duca di Svevia.[6]

Il nonno paterno di Titmaro era Liutario II conte di Walbeck († 964), il quale partecipò ad una congiura nel 941 contro Ottone I e rischiò di essere decapitato una volta che questa venne scoperta. Tuttavia, i grandi di Germania riuscirono a convincere l'imperatore a fargli commutare la pena in un anno di carcere presso il conte del Nordgau Bertoldo Babenberg († 990) in Baviera e alla requisizione delle sue proprietà, poi ridistribuite tra i fedeli imperiali; riuscì poi ad ottenere la grazia, e riacquisì le sue vecchie proprietà con del denaro e delle proprietà non sequestrate in precedenza.[7] Egli fondò poi l'abbazia di Walbeck, chiamata "Ruscello di bosco" (Waldibike in tedesco) e retta dal preposto Wilegiso per fare ammenda dei suoi peccati commessi con la congiura, cedendo al neonato monastero e ai suoi monaci un decimo delle sue proprietà; successivamente fu retta da Reginberto, poi da Dietrich e poi dallo stesso Titmaro.[8] Oltre a Sigfrido, padre di Titmaro, egli ebbe come figli Liutario († 1003), futuro marchese del Nordmark sassone a partire dal 985, il quale si sposò con Godila, figlia del conte Wirinario; essi ebbero come figli Wirinario, successore del padre nel marchesato, il quale si sposò con una figlia del marchese di Meissen Eccardo I il Grande.[9] Un altro figlio di Liutario II fu Dietrich, che diventò chierico presso Magdeburgo e nell'agosto 1012 entrò nella cappella regia di Enrico II; un'altra figlia fu Eila, che sposò il marchese del Nordgau bavarese Bertoldo, fratello del marchese dell'Österreich Leopoldo Babenberg.[9]

Titmaro parla anche del padre Sigfrido: figlio di Liutario II e Matilde di Arneburg († 3 dicembre 991), egli nel 972 scese in battaglia a Zheden assieme al marchese dell'Ostmark sassone Oddone contro i polacchi di Miezsko I, ma i sassoni persero la battaglia.[6][10] Nell'estate del 979, assieme al fratello e marchese Liutario, prese in custodia il conte nel Nortthuringa Geroldo,[2] accusato da un certo Waldo e catturato a Sommering, in attesa del duello tra l'accusatore e il rapito. Il duello fu vinto da Waldo, ma Gerone lo colpì alle spalle mentre stava bevendo dell'acqua subito dopo il duello: su decreto imperiale, venne quindi decapitato l'11 agosto dello stesso anno.[11] Egli combatté di nuovo assieme al fratello e marchese Liutario in una coalizione di grandi di Germania nel 983 nella battaglia del Tanger contro gli slavi ribellatosi nel tentativo di fermare la loro avanzata, riuscendovi.[12] Sigfrido successivamente fu un suddito fedele dell'imperatrice Teofano, all'epoca reggente per il figlio Ottone III;[13] essi quindi probabilmente si legarono in un patto di amicitia informale.[2] Su impulso di questa, scese in guerra, assieme ad altri grandi di Germania, nell'estate del 990 contro Boleslao II di Boemia per aiutare Miezsko I di Polonia, sostenuto dall'imperatrice, contro il quale aveva combattuto dodici anni prima.[2][14] I tedeschi non scesero mai in battaglia: presso il villaggio di Seelpulo vennero intercettati dall'esercito boemo e entrambi le parti inviarono reciprocamente dei messaggeri. Essendo i tedeschi inferiori di numero e Boleslao non avendo interesse a inimicarsi i grandi di Germania, strinse un patto con loro: chi voleva poteva tornare a casa in pace, mentre chi voleva poteva seguirlo contro Miezsko I, contravvenendo quindi agli ordini dell'imperatrice (essendo anche il potere imperiale indebolito dalla reggenza).[15] Sigfrido decise quindi di tornare indietro, non unendosi a Boleslao. Morì il 15 marzo 991, seguito il 3 dicembre dalla madre Matilde. Il fratello e marchese Liutario insidiò la vedova e madre di Titmaro Cunigolda più volte per ottenere l'eredità del fratello.[16]

L'educazioneModifica

 
Pagina della Cronaca di Tietmaro

Tietmaro fu educato dapprima presso la prozia paterna Emnilda a Quedlinburg, poi da Ricdago, abate di Berge in Magdeburgo, restandovi dal 987 al 990, quando il padre, poco prima della sua morte, riuscì a collocarlo nel capitolo della cattedrale di Magdeburgo. Qua studiò nella scuola cattedrale, diretta dapprima da Eccardo il Rosso e successivamente da Geddo; ebbe come compagno di studi e amico Bruno il Giovane di Querfurt, futuro missionario e martire.[17][18] Quest'ultimo era figlio del fratello di Matilde (nonna di Titmaro), il quale si chiamava Bruno il Vecchio di Querfurt.[18] Titmaro quindi studiò sempre in Sassonia.

Il 23 giugno 994 i suoi zii materni Enrico, Udo e Sigfrido affrontarono dei pirati assieme al conte Etelgero e altri in battaglia. Essi persero ed Udo venne decapitato, mentre Enrico, Sigfrido e Etelgero vennero catturati. Il duca Bernardo si offrì subito di pagare e chiese ai pirati di trattare. Tutti i grandi del regno, tra cui Ottone III e la madre di Titmaro, sorella di Enrico e Sigfrido, contribuirono a pagare il riscatto. Quando i pirati ottennero la gran parte del riscatto, acconsentirono ad uno scambio di ostaggi: al posto di Enrico fu mandato il suo unico figlio Sigfrido assieme ad altre due persone, mentre al posto del conte Etelgero venne mandato lo zio Dietrich ed il cugino Olaf; in seguito i pirati rilasciarono tutti eccetto Sigfrido, attendendo la restante parte del riscatto. Sigfrido chiese a Cunigolda di inviare uno dei suoi figli, essendo egli senza eredi, e la madre chiese tramite messaggero all'abate Ricdago di mandargli indietro il figlio secondogenito Sigfrido, che all'epoca studiava presso il monastero di Berge. Quando egli rispose negativamente, il messaggero andò a Magdeburgo presso Eccardo il Rosso per avere indietro Titmaro e Eccardo acconsentì alla sua partenza e allo scambio di ostaggi.[19]

Titmaro divenne rettore dell'Abbazia di Walbeck il 5 maggio 1002: come già scritto in precedenza, questo monastero era stato fondato dal nonno paterno Liutario[8] e la famiglia paterna esercitava il controllo indiretto del monastero attraverso la successione in essa di membri della propri famiglia; egli ereditò la carica di rettore del monastero con la morte della madre, in quanto i suoi due fratelli maggiori detenevano già delle cariche. Egli ebbe frizioni con lo zio e marchese del Nordmark sassone Liutario, che impose il suo veto per la sua assunzione alla carica: Titmaro non fu appoggiato dai fratelli, ma egli raggiunse comunque con lo zio ad un accordo pecuniario. Egli quindi prese possesso della carica in modo simoniaco, come lui stesso confessa, per quanto all'epoca e in quel luogo fosse un atto normale. Rimase rettore dell'abbazia fino al 1009.[20][21]

VescovoModifica

Titmaro fu vescovo di Merseburgo dal 29 aprile 1009. Succeduto a Wigberto grazie all'aiuto dell'arcivescovo di Magdeburgo Tagino,[22] la sua diocesi era stata di recente ripristinata, essendo questa stata smembrata dalle diocesi vicine per volere del proprio vescovo Gisilero, il quale riuscì ad ottenere la carica di vescovo di Magdeburgo, da lui elevata poi ad arcidiocesi. Egli risollevò le condizioni materiali della rinata diocesi, che risentiva inoltre ancora degli effetti della Slawenaufstand del 983.[23] Questo suo lavoro è riscontrabile in diversi diplomi.[24][25][26][27] la popolazione della sua diocesi era costituita da milzeni, dunque slavi, convertiti da qualche decennio.

Nell'estate del 1010 si recò a Belgern, città del marchese dell'Ostmark sassone Gerone II nei pressi del fiume Elba ed uno dei pochi guadi sicuri per raggiungere le marche orientali, dove si era riunito l'esercito regio di Enrico II (non era ancora imperatore) per la spedizione contro Boleslao I di Polonia.[28][29] Questo fu uno degli uomini cui Titmaro dedica maggior spazio nella sua cronaca essendo la sua diocesi localizzata al confine del regno germanico con il giovane ente territoriale polacco. Il re, preso da un malore durante la spedizione, si recò a Merseburgo per riprendersi. Enrico II si recò spesso a Merseburgo anche successivamente, affermando quindi la città come meta fissa degli itinerari regi. Titmaro partecipò al sinodo nella cattedrale di Bamberga del 1012, tenutasi nello stesso giorno dell'inaugurazione dell'edificio e del compleanno di Enrico II, il 6 maggio, e simbolo della opera riformatrice enriciana.[30][31]

Morì il 1º dicembre 1018 e fu seppellito nella cattedrale di Merseburgo.

La Cronaca di TietmaroModifica

Tra 1012 e 1018 Tietmaro scrisse un Chronicon ("Cronaca") in otto libri, che trattano della storia della dinastia sassone e del periodo che va dal 908, al 1018. Egli nel prologo, dedica l'opera al fratello Sigfrido e afferma di voler parlare de «la vita e i costumi dei pii re di Sassonia».[32] L'ambito territoriale della cronaca resterà principalmente sassone, parlando tuttalpiù della restante Germania e quasi nulla dell'ambito italiano: egli quindi si focalizza, specie con gli ultimi quattro libri, delle spedizioni del regno contro gli slavi, a lui confinanti.

I primi tre libri riguardano i regni di Enrico I e dei primi due imperatori Ottone aventi come fonti gli annali di Quedlinburg, Widukindo di Corvey e altre fonti orali tra cui i racconti della sua famiglia, i quali, assieme alle sue gesta, costellano anche altre parti della Cronaca. Il quarto libro riguarda l'imperatore Ottone III, scritto in modo diretto e originale. Gli altri quattro libri riguardano i fatti del regno di Enrico II, da lui vissuti in prima persona, fino all'anno 1018, anno della sua morte. Se primi libri sono brevi e possiedono meno informazioni rispetto alle fonti usate da Titmaro, i libri che parlano di Enrico II sono di gran lunga più lunghi e dense di informazioni, essendo scritto da Titmaro in una posizione privilegiata, essendo lui non solo vescovo durante il regno di Enrico e in una diocesi in cui l'imperatore veniva spesso, ma anche la sua diocesi situata nei pressi dei confini con gli slavi, contro cui Enrico profuse buona parte della sua attenzione e forze.

Il manoscritto originale di Tietmaro è conservato a Dresda.

AscendenzaModifica


Genitori Nonni Bisnonni
Liutario II Liutero I  
 
?  
Famiglia dei conti di Walbeck

Sigfrido

 
Matilde di Arneburg Bruno di Querfurt  
 
?  
Titmaro di Merseburgo  
Enrico I Liutero  
 
Swanehild  
Famiglia dei conti di Stade

Cunigolda

 
Giuditta Conte di Rheingau

Udo I

 
 
Watterau  
 

BibliografiaModifica

  • Thietmari Merseburgensis episcopi chronicon, Ediz. Holtzmann, Berlino, 1935.
  • Titmaro di Merseburgo, Cronaca, ed. M. Taddei, Pisa University Press, 2018.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

NoteModifica

  1. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro III, 6, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 76, ISBN 978-8833390857.
  2. ^ a b c d e Tietmaro di Merseburgo, Introduzione all'opera, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 15, ISBN 978-8833390857.
  3. ^ Tietmaro di Merseburgo, Tavola XVIII- Conti di Walbeck e di Querfurt, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 324, ISBN 978-8833390857.
  4. ^ Tietmaro di Merseburgo, Introduzione all'opera, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 12, ISBN 978-8833390857.
  5. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro II, 28, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 63, ISBN 978-8833390857.
  6. ^ a b c Tietmaro di Merseburgo, Introduzione all'opera, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 14, ISBN 978-8833390857.
  7. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro II, 21, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 58 e 59, ISBN 978-8833390857.
  8. ^ a b Tietmaro di Merseburgo, Libro VI, 43 e 44, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 164, ISBN 978-8833390857.
  9. ^ a b Tietmaro di Merseburgo, introduzione all'opera, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 13, ISBN 978-8833390857.
  10. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro II, 29, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 63 e 64, ISBN 978-8833390857.
  11. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro III, 9, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 77 e 78, ISBN 978-8833390857.
  12. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro III, 19, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 82 e 83, ISBN 978-8833390857.
  13. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro IV, 17, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 94, ISBN 978-8833390857.
  14. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro IV, 11, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 91 e 92, ISBN 978-8833390857.
  15. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro IV, 11 e 12, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 91 e 92, ISBN 978-8833390857.
  16. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro IV, 17, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 94 e 95, ISBN 978-8833390857.
  17. ^ Tietmaro di Merseburgo, Introduzione all'opera, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 16 e 17, ISBN 978-8833390857.
  18. ^ a b Tietmaro di Merseburgo, Libro VI, 94, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 187 e 188, ISBN 978-8833390857.
  19. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro IV, 23-25, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 97 e 98, ISBN 978-8833390857.
  20. ^ Tietmaro di Merseburgo, Introduzione all'opera, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 18, ISBN 978-8833390857.
  21. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro VI, 44, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 165, ISBN 978-8833390857.
  22. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro VI, 38-40, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, pp. 161-163, ISBN 978-8833390857.
  23. ^ Tietmaro di Merseburgo, Introduzione all'opera, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 20, ISBN 978-8833390857.
  24. ^ MGH, DH II, n.221, pp. 257-258. Diploma del luglio 1010.
  25. ^ MGH, DH II, n. 250, pp. 287-288. Diploma del 17 ottobre 1012, redatto presso Merseburgo.
  26. ^ MGH, DH II, n. 271, pp.320-321. Diploma del 22 settembre 1013, redatto presso Balgstädt.
  27. ^ MGH, DH II, n.374, pp. 478-479. Diploma del 3 novembre 1017, redatto presso Allstedt.
  28. ^ Tietmaro di Merseburgo, Introduzione all'opera, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 21, ISBN 978-8833390857.
  29. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro VI, 56, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 170, ISBN 978-8833390857.
  30. ^ Tietmaro di Merseburgo, Introduzione all'opera, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 22, ISBN 978-8833390857.
  31. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro VI, 60, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 172, ISBN 978-8833390857.
  32. ^ Tietmaro di Merseburgo, Libro I, Prologo, in Cronaca di Tietmaro, Fonti tradotte per la storia dell'Alto Medioevo, traduzione di Matteo Taddei, Pisa University Press, p. 33, ISBN 978-8833390857.
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