Timira. Romanzo meticcio

Timira. Romanzo meticcio
AutoreWu Ming 2, Antar Mohamed
1ª ed. originale2012
Genereromanzo
Lingua originaleitaliano
AmbientazioneMogadiscio, Roma, Bologna, XX secolo.
ProtagonistiIsabella Marincola

Timira. Romanzo meticcio è un romanzo scritto da Wu Ming 2 e Antar Mohamed. Pubblicato nel 2012, il libro è incentrato sulla storia vera dell'italo-somala Isabella Marincola, madre di Mohamed e sorella del partigiano medaglia d'oro Giorgio Marincola. Nel testo si fondono memoria, invenzione letteraria, documenti d'archivio e approfondimenti storici frutto di un ampio lavoro di ricerca di cui è dato conto nella sezione conclusiva del libro. Il titolo deriva dal nome somalo utilizzato da Isabella Marincola, Timira Hassan[1].

Di Timira. Romanzo meticcio, come di tutte le opere del collettivo Wu Ming, è esplicitamente consentita la riproduzione totale o parziale e la diffusione per via telematica, purché non a scopo commerciale[2].

Trama e temi principaliModifica

Biografia di Isabella Marincola
Isabella Marincola nasce a Mogadiscio il 16 settembre 1925 dalla relazione tra un maresciallo maggiore del Regio esercito di origini calabresi, Giuseppe Marincola, e una donna somala di nome Aschirò Assan. Riconosciuta dal padre e portata in Italia, cresce a Roma (con una breve parentesi in Cirenaica) con la moglie di Giuseppe, Elvira Floris[3], il fratello Giorgio, anch'egli nato dalla relazione con Aschirò Hassan e in un primo momento affidato agli zii a Pizzo Calabro, e gli altri fratelli Ivan e Rita, che sono invece figli dei due coniugi. La Floris ha un rapporto molto difficile con i figli illegittimi del marito, ed in particolare con Isabella. Nel 1945, dopo la notizia della morte del fratello Giorgio per mano dei nazisti in Val di Fiemme, Isabella fugge di casa e inizia a guadagnarsi da vivere facendo la modella per vari artisti. Si sposa poi con il regista Alfredo Zennaro ed ha alcune esperienze nel mondo del cinema (recitando nel film Riso amaro di Giuseppe De Santis e, con un ruolo marginale, in Fabiola di Alessandro Blasetti) e del teatro (nella compagnia di Tatiana Pavlova). Successivamente si sposa con rito islamico con il giornalista Lamberto Patacconi, con cui nel 1956 si reca in Somalia e conosce la madre biologica. Dopo la fine del matrimonio con Patacconi torna in Italia dove conosce il somalo Mohamed Ahmed, che diventerà il suo terzo marito e con cui tornerà a vivere (dividendolo tuttavia con l'altra moglie di lui, che gli ha già dato cinque figli) a Mogadiscio. Qui Isabella partorisce il suo unico figlio, Antar, che negli anni ottanta si trasferisce a studiare in Italia. Dopo lo scoppio della guerra civile somala, nel 1991, Isabella raggiunge Antar a Bologna, dove i due devono affrontare molteplici peripezie di carattere burocratico prima di trovare una sistemazione stabile. Isabella Marincola muore a Bologna il 31 marzo 2010.

Giorgio e Isabella Marincola nascono, rispettivamente nel 1923 e nel 1925, nell'allora Somalia Italiana dalla relazione tra un soldato coloniale, Giuseppe Marincola, e una donna del posto. Il padre riconosce i figli e li porta in Italia perché crescano con lui e la moglie italiana. Muovendo da questa premessa, il romanzo racconta, in due percorsi cronologici che si alternano di capitolo in capitolo, da un lato la vita di Isabella Marincola in Italia e poi di nuovo in Somalia, e dall'altro la sua esperienza di profuga fuggita dal paese africano durante la guerra civile scoppiata nel 1991[4][5][6].

Gli avvenimenti narrati permettono agli autori di approfondire, a partire dal punto di osservazione di Isabella Marincola, molteplici tematiche, con particolare riferimento al rapporto dell'Italia con le proprie colonie prima e con le proprie ex-colonie poi, al razzismo, all'immigrazione, alla condizione di profugo, a quella di meticcio. L'analisi è contestualizzata nel corso del periodo che va dagli anni venti ai novanta, fino alla lettera intermittente di Wu Ming 2 ad Isabella Marincola, con cui il romanzo si apre e si chiude, che richiama le dinamiche internazionali della fine del primo decennio del XXI secolo, quando Isabella muore a Bologna[7][8].

Genesi del romanzoModifica

I due autori si conoscono nella primavera del 2003 in una clinica per malattie mentali: Antar Mohamed fa l'educatore ed assiste un paziente che Wu Ming 2 va spesso a trovare. Antar consegna a Wu Ming 2 una cartellina contenente documentazione incentrata sulla figura di suo zio Giorgio Marincola. Dopo cinque anni, quando la storia del partigiano italo-somalo è raccontata nel libro Razza partigiana di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio, Wu Ming 2 decide di dedicarsi all'esperienza «più lunga, più marginale, e altrettanto avventurosa» della sorella di Giorgio Marincola, Isabella[9].

Iniziano così frequenti incontri tra Wu Ming 2, Antar Mohamed ed Isabella Marincola, durante i quali la donna, ormai ultraottantenne, racconta la propria storia. Il lavoro viene portato avanti anche dopo la morte di Isabella (marzo 2010) ed il romanzo viene ultimato all'inizio del 2012[10].

Il progetto multiautoreModifica

Secondo l'idea degli autori e del collettivo Wu Ming, il romanzo è inserito nell'ambito di quello che è stato definito Progetto Transmediale Multiautore, fatto di «voci diverse che con mezzi diversi raccontano diversi pezzi – autonomi tra loro – di un comune universo narrativo». Di esso fanno parte, tra gli altri, il saggio di Costa e Teodonio Razza partigiana, l'omonimo spettacolo teatrale portato in scena da Wu Ming, Egle Sommacal, Stefano Pilia, Paul Pieretto e Federico Oppi, da cui è stato tratto il libro con cd audio Basta uno sparo. Storia di un partigiano italo somalo nella resistenza italiana, e il sito internet www.razzapartigiana.it, che funge da raccordo delle varie articolazioni del progetto[10].

EdizioniModifica

NoteModifica

  1. ^ Titoli di coda, in Timira. Romanzo meticcio.
  2. ^ «Chiaramente, poiché pensiamo che la scrittura sia sempre collettiva, viene a cadere l'idea di proprietà intellettuale di uno scritto» (...) «Se qualcuno vuole fare i soldi con le storie che scriviamo ci deve pagare, se qualcuno vuole cambiarle o diffonderle gratuitamente lo può fare. Questa è la discriminante fondamentale». ( Wu Ming, Estratti dall'intervista-fiume di Wu Ming I alla rivista «Arranca» e al giornale «Jungle World», Berlino, in un parco del quartiere Kreuzberg, 13 ottobre 2001, in Giap!, Torino, Einaudi, 2003, pp. 235-236, ISBN 88-06-16559-3.)
  3. ^ Nel romanzo il nome della moglie di Giuseppe Marincola diventa Flora Virdis, e quelli dei loro due figli sono mutati in Ciro e Rosa.
  4. ^ Sonia Sabelli, Quale razza? Genere, classe e colore in Timira e L'ottava vibrazione, in Studi culturali, n. 2, anno X, agosto 2013. Il Mulino, Bologna.
  5. ^ Timira – romanzo meticcio, di Wu Ming2 e Antar Mohamed. L'undici, febbraio 2013.
  6. ^ Simone Brioni, Pratiche "meticce": Narrare il colonialismo italiano "a più mani", in Franca Sinopoli (a cura di), Postcoloniale italiano: Tra letteratura e storia, Latina, Novalogos, 2013, pp. 89-119.
  7. ^ Silvia Camillotti, Timira. Romanzo meticcio. Il gioco degli specchi. URL consultato in data 3 settembre 2013.
  8. ^ Timira «in blue» e il Mare chiuso. Preludio n.2. Giap, 26 marzo 2012.
  9. ^ Scheda su Timira Archiviato il 2 novembre 2013 in Internet Archive. in Giulio Einaudi Editore. URL consultato in data 3 settembre 2013.
  10. ^ a b Timira. Un romanzo meticcio e nove anni di parto – Preludio n.1. Giap, 8 febbraio 2012.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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