Tina Anselmi

politica, insegnante e partigiana italiana
Tina Anselmi
Tina Anselmi 3.jpg

Ministro del lavoro e della previdenza sociale
Durata mandato 29 luglio 1976 –
11 marzo 1978
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Mario Toros
Successore Vincenzo Scotti

Ministro della sanità
Durata mandato 11 marzo 1978 –
4 agosto 1979
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Luciano Dal Falco
Successore Renato Altissimo

Deputata della Repubblica Italiana
Durata mandato 5 luglio 1968 –
22 aprile 1992
Legislature V, VI, VII, VIII, IX, X
Gruppo
parlamentare
Democrazia Cristiana
Circoscrizione Veneto
Collegio Venezia-Treviso
Incarichi parlamentari
  • Presidente della Commissione d'inchiesta sulla Loggia P2;
  • Membro della Commissione Lavoro e previdenza sociale;
  • Membro della Commissione Igiene e sanità;
  • Membro della Commissione Affari sociali.
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
Titolo di studio laurea in lettere
Università Università Cattolica del Sacro Cuore
Professione insegnante, sindacalista

Tina Anselmi (Castelfranco Veneto, 25 marzo 1927Castelfranco Veneto, 1º novembre 2016[1]) è stata una politica, partigiana e insegnante italiana. È stata la prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della Repubblica Italiana.[2]

BiografiaModifica

Origini e formazioneModifica

Era la prima dei quattro figli di Ferruccio Anselmi e di Norma Ongarato[3].

Il padre era originario di Padova e proveniva da una famiglia benestante. Nel periodo universitario aveva aderito con convinzione al socialismo, motivo per cui subì persecuzioni durante il Ventennio. Si era trasferito a Castelfranco dopo la prima guerra mondiale, dove aveva trovato lavoro presso la farmacia Paietta e aveva conosciuto la moglie[4][3].

La madre era nata da Pietro Ongarato, imprenditore agricolo, e da Maria Bendo, figlia di un oste. Il matrimonio tra i nonni era stato osteggiato dalla famiglia di lui a causa della diversa estrazione sociale; in ogni caso, Maria rimase ben presto vedova con tre figli e, costretta a lasciare la casa dei suoceri, per poter vivere aprì un'osteria. Caparbia e indipendente, ma anche espansiva e ottimista, la nonna ebbe grande influenza sulla giovane Anselmi, divenendone la figura di riferimento[3].

Le condizioni economiche della famiglia peggiorarono nel corso della seconda guerra mondiale e per un periodo la nonna, la madre e una zia, con i bambini al seguito, emigrarono in Piemonte. Tornata a Castelfranco, Tina Anselmi proseguì gli studi, prima al ginnasio locale, quindi all'Istituto magistrale di Bassano del Grappa, presso il Collegio delle suore dorotee[5]. Nello stesso periodo entrò nella Gioventù Femminile di Azione Cattolica (GF)[3].

Il 26 settembre 1944 i nazifascisti costrinsero la popolazione di Bassano, tra cui gli studenti e la Anselmi, ad assistere all'impiccagione di trentuno prigionieri (quarantatré secondo una testimonianza dell'Anselmi) catturati durante un rastrellamento sul Grappa, senza che avessero alcuna responsabilità di atti di guerra. Tra questi vi era anche Lino Canonica, fratello della compagna di banco di Tina Anselmi[5]. In seguito a questo episodio, la Anselmi decise di prendere parte attivamente alla Resistenza. Con il nome di battaglia di "Gabriella" (ispirato all'arcangelo Gabriele) divenne staffetta della brigata Cesare Battisti al comando di Gino Sartor, quindi passò al Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà. Frattanto, nel dicembre dello stesso 1944, si iscrisse alla Democrazia Cristiana e partecipò attivamente alla vita del partito.[4] Nei giorni della liberazione fu responsabile insieme ad altri tre partigiani (tra cui don Carlo Avanzo) delle trattative tenutesi nella sede del comando tedesco per far sì che non ci fossero vittime o ritorsioni. La famiglia della giovanissima Anselmi venne a sapere del suo impegno nella Resistenza solo in seguito alla liberazione[5].

Nel 1948 si laureò in lettere all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, divenendo poi insegnante elementare nei paesini dell'Alta Castellana[5].

L'impegno politicoModifica

Nel secondo dopoguerra si impegnò nell'attività sindacale in seno alla CGIL e poi, dalla sua fondazione nel 1950, alla CISL. Fu dirigente del sindacato dei tessili dal 1945 al 1948 e del sindacato degli insegnanti elementari dal 1948 al 1955.[4] Dal 1958 al 1964 fu incaricata nazionale dei giovani nella Democrazia Cristiana. Nel 1963 venne eletta componente del comitato direttivo dell'Unione europea femminile, della quale divenne vicepresidente nello stesso anno. Nel 1959 entrò nel consiglio nazionale dello Scudo Crociato. Fu deputata dal 1968 al 1992, eletta sempre nella circoscrizione Venezia-Treviso: nel corso del suo lungo mandato parlamentare fece parte delle commissioni Lavoro e previdenza sociale, Igiene e sanità, Affari sociali. Si occupò molto dei problemi della famiglia e della donna: si deve a lei la legge sulle pari opportunità[6].

Per tre volte sottosegretaria al ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, dal 29 luglio 1976 fu ministra del lavoro e della previdenza sociale nel governo Andreotti III: un fatto storico, perché l'Anselmi divenne la prima donna ministra in Italia. Nel 1975 presiedette la delegazione italiana alla World Conference on Women promossa dall’ONU a Città del Messico, presenziando ai successivi eventi di Nairobi nel 1985 e di Pechino nel 1995. Nel '77 fu tra i primi firmatari della legge italiana che apriva alla parità salariale e di trattamento nei luoghi di lavoro, nell'ottica di abolire le discriminazioni di genere fra uomo e donna.[7]

Dopo l'esperienza al Ministero del Lavoro, fu anche ministra della sanità nei governi Andreotti IV e V. Proprio in questo periodo, nel 1979, quando Tina Anselmi fu ministro della Sanità, con la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (L. 23 dicembre 1978, n. 833)[8] si decise il ritiro dal mercato di migliaia di farmaci che una commissione tecnica aveva appena giudicato inutili o addirittura pericolosi. Nei mesi precedenti l'adozione della legge, la Anselmi ricevette numerose offerte di tangenti per bloccare il provvedimento. Rese pubblica la notizia di questi tentativi di corruzione, denunciando le case farmaceutiche coinvolte: pochi giorni dopo la sua auto venne fatta saltare in aria, mentre l'anno successivo venne ritrovato un carico di tre chili di tritolo sotto il portico della sua abitazione in Veneto[5].

Profondamente credente, Tina Anselmi improntò tuttavia la sua attività politica sul principio della laicità. Nel 1978 firmò, in qualità di Ministro della Salute, la Legge 194 per l'interruzione volontaria della gravidanza[5].

Nello stesso anno, nelle settimane successive al rapimento di Aldo Moro, la Anselmi fu incaricata dei contatti tra la Democrazia Cristiana e la famiglia di Moro[5].

Firmataria della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale[9], fu considerata come una "madre della Repubblica" e la sua candidatura fu proposta più volte durante le elezioni per il Capo dello Stato, prima nel '92 e poi nel 2006.[7]

Il ruolo nella commissione sulla P2Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Commissione P2 e Legge Anselmi.

Nel 1981, nel corso della VIII legislatura, venne nominata presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2 di Licio Gelli[10], che terminò i lavori nel 1985[11]. L'incarico le fu assegnato da Nilde Iotti, allora Presidente della Camera; la Anselmi chiese appena quindici minuti per pensarci, poi accettò l'incarico. Unica donna della Commissione (composta da altri venti senatori e venti deputati), la Anselmi fu la prima ad utilizzare la metafora della doppia piramide per illustrare le gerarchie di quello che definiva il "sistema P2". Questo incarico le costò insulti e delegittimazione, nonché un crescente isolamento politico negli anni successivi, anche da parte del suo stesso partito[5].

Nel maggio del 2010 ricevette nella sua villa di Castelfranco Veneto la visita del direttore del giornale Il Piave che su mandato di Licio Gelli le proponeva un incontro chiarificatore a quasi trent'anni dai fatti della P2, in quanto fu presidente della commissione d'inchiesta. L'incontro non avvenne, ufficialmente per motivi di salute.[12][13][14]

L'impegno socialeModifica

Fu più volte presa in considerazione da politici e società civile per la carica di Presidente della Repubblica: nel 1992 fu il settimanale Cuore a sostenerne la candidatura e il gruppo parlamentare La Rete a votarla, mentre nel 2006 un gruppo di blogger la sostenne attraverso una campagna mediatica che prendeva le mosse dal blog "Tina Anselmi al Quirinale". In quell'occasione vennero enunciate le Dieci ragioni per candidare Tina Anselmi al Quirinale: 1) Perché riconosce il valore della Costituzione della Repubblica italiana; 2) Perché ha combattuto per la democrazia nell'unico caso di guerra civile della storia d'Italia; 3) Per il suo impegno nella liberazione dal fascismo e successivamente nell'opera di ricostruzione politica e sociale dell'Italia; 4) Per i risultati che ha raggiunto nel corso della sua carriera politica attraverso incarichi di governo e istituzionali; 5) Per le doti di equilibrio e dirittura morale, d'intransigenza istituzionale che le hanno fatto guadagnare il consenso più ampio e disinteressato di tutte le parti politiche; 6) Per l'impegno che ha profuso fuori dagli incarichi politici per promuovere una cultura di pace e di giustizia sociale; 7) Per aver esaltato il ruolo della donna nella politica e nella società, attraverso il suo esempio di vita e la sua attività politica (si deve a lei la legge sulle pari opportunità); 8) Perché rappresenta la memoria dell'antifascismo, un valore fondamentale su cui si è costruita la storia dell'Italia contemporanea e che oggi rischia di essere sottovalutato; 9) Per renderle giustizia dopo l'affronto ricevuto nella voce a lei dedicata dal dizionario Italiane edito dalla Presidenza del Consiglio e dal ministro per le Pari opportunità; 10) Perché scegliere una donna al Quirinale è un forte segnale di apertura e cambiamento[5].

Nel 2004 promosse la pubblicazione di un libro intitolato Tra città di Dio e città dell'uomo. Donne cattoliche nella Resistenza veneta, di cui scrisse l'introduzione e un saggio.[15]

Gli ultimi anni e la morteModifica

 
Tomba di Tina Anselmi nel cimitero di Castelfranco Veneto.

Morì nella sua abitazione di Castelfranco Veneto poco dopo la mezzanotte del 1º novembre 2016: dal 2001 era affetta dalla malattia di Parkinson e negli ultimi anni un ictus aveva contribuito ad aggravare il suo stato di salute.[16] Le esequie si tennero il 4 novembre nel duomo di Castelfranco Veneto e furono presiedute dal vescovo di Treviso Gianfranco Agostino Gardin alla presenza dei presidenti delle due Camere[17]. Al termine del rito la salma fu sepolta nella tomba di famiglia nel cimitero cittadino.

RiconoscimentiModifica

  • Nel 2000 la Fondazione Adone Zoli le ha consegnato la Targa COERENZA
  • Nel 2009 ricevette il "Premio Articolo 3" per il 2008 come "riconoscimento all'attività svolta durante tutta una vita spesa – anche a rischio della medesima - al servizio della libertà e dei valori di uguaglianza sanciti proprio dall'articolo 3 della nostra Carta Costituzionale. Questo ricordando in particolare l'attività dell'onorevole Anselmi come giovanissima staffetta partigiana, di sindacalista, di madre della legge sulle pari opportunità, di ministro, di principale autrice della riforma che introdusse il Servizio sanitario nazionale e di guida esemplare della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Loggia P2”.
  • Nel mese di giugno del 2016, quando dunque era ancora viva, le fu dedicato un francobollo; è a tutt'oggi l'unica persona ad essere stata onorata in questo modo in Italia.[18]
  • In numerose città le sono state intitolate vie, piazze o giardini pubblici[19][20][21][22][23][24].

OpereModifica

  • Il 1975 anno internazionale della donna : discorso pronunciato a Roma il 27 febbraio 1975 nella sede del Banco di Roma, sotto gli auspici del Centro italiano di studi per la conciliazione internazionale, Roma, Banco di Roma, 1975.
  • Un documento storico: il complotto di Licio Gelli, supplemento dell'"Espresso", 1984.
  • La rocca del paradiso, illustrazioni di Gianni Peg, Torino, SEI, 1985.
  • (con altri) Intorno a Macondo : itinerario per i giovani alla ricerca di un nuovo impegno civile, a cura di Gioventù aclista, Cernusco sul Naviglio, CENS, 1993.
  • (con altri) Nonostante donna : storie civili al femminile, Torino, Gruppo Abele, 1996. ISBN 88-7670-263-6
  • Zia, cos'è la Resistenza?, San Cesario di Lecce, Manni, 2003. ISBN 88-8176-442-3
  • Bella ciao: la resistenza raccontata ai ragazzi, Pordenone, Biblioteca dell'immagine, 2004. ISBN 88-89199-00-8
  • (con Anna Vinci) Storia di una passione politica, in copertina: La gioia condivisa dell'impegno, Milano, Sperling & Kupfer, 2006. ISBN 88-200-4051-4
  • Alley Oop, Tina Anselmi raccontata da Tina Anselmi, su Sole24ore, 1º novembre 2016.
  • Tina Anselmi, Nessuna persona è inutile, Edizioni di Comunità, Roma 2021.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 18 giugno 1998[25]

NoteModifica

  1. ^ E' morta Tina Anselmi, prima donna ministro italiana, su mattinopadova.gelocal.it. URL consultato il 2 novembre 2016 (archiviato il 2 novembre 2016).
  2. ^ www.repubblica.it, su repubblica.it. URL consultato il 1º novembre 2016 (archiviato il 1º novembre 2016).
  3. ^ a b c d Tiziana Noce, ANSELMI, Tina, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2020. URL consultato il 23 novembre 2020.
  4. ^ a b c Tina Anselmi morta: è stata la prima donna ministro in Italia. Aveva 89 anni, il Fatto Quotidiano, 1º novembre 2016. URL consultato il 1º novembre 2016.
  5. ^ a b c d e f g h i Marcella Filippa, Tina Anselmi : la donna della democrazia, 2019, ISBN 978-88-6550-678-3, OCLC 1107572297.
  6. ^ Legge del 9 dicembre 1977, n. 903, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 17 dicembre 1977, n. 343.
  7. ^ a b Alessandro Barbieri, Luca Bufarale e Mirella D’Ascenzo, Ricordando Tina Anselmi: la legge sulla parità di trattamento nel Lavoro del 1977 tra il contesto internazionale e la sua soggettività (PDF), in Alessandro Barbieri (a cura di), Diacronie. Studi di Storia Contemporanea, vol. 10, n. 2, 29 giugno 2018, p. 5, DOI:10.4000/diacronie.8542, ISSN 2038-0925 (WC · ACNP), OCLC 8081160841. URL consultato il 12 febbraio 2020 (archiviato l'8 novembre 2018). Ospitato su archive.is.
  8. ^ Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale - Ministero della Salute (TXT), su salute.gov.it. URL consultato il 13 settembre 2017 (archiviato dall'url originale il 14 settembre 2017).
  9. ^ Legge del 23 dicembre 1978, n. 833, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 1978, n. 360.
  10. ^ La Commissione, formata da 36 componenti tra deputati e senatori compreso il presidente, venne istituita con legge del 23 settembre 1981, n. 527.
  11. ^ La relazione finale viene approvata dalla stessa Commissione il 3 luglio 1984, mentre la Camera la approvò il 6 marzo 1986.
  12. ^ Gelli voleva incontrare Tina Anselmi ma l'ex parlamentare dc rifiutò - Corriere del Veneto, su corrieredelveneto.corriere.it. URL consultato il 30 maggio 2020.
  13. ^ Alessandro Da Rold Twitter, Quando Gelli incontrò da latitante Tina Anselmi, su Lettera43, 2 novembre 2016. URL consultato il 30 maggio 2020.
  14. ^ Tina Anselmi rifiuta d'incontrare Licio Gelli, su Tribuna di Treviso, 7 novembre 2010. URL consultato il 30 maggio 2020.
  15. ^ Luisa Bellina, Maria Teresa Sega (a cura di), Tra la città di Dio e la città dell'uomo: donne cattoliche nella Resistenza veneta, Treviso, Istresco, 2004. ISBN 88-88880-07-0.
  16. ^ Tina Anselmi, La Repubblica, 2 novembre 2016. URL consultato il 27 marzo 2020 (archiviato il 26 marzo 2020).
  17. ^ È morta Tina Anselmi, prima donna ministro italiana: venerdì il funerale, La Tribuna di Treviso, 1º novembre 2016. URL consultato il 2 novembre 2016 (archiviato il 2 novembre 2016).
  18. ^ Un francobollo per Tina Anselmi, la donna che è stata prima in tutto, in La Repubblica, 21 marzo 2016. URL consultato il 27 marzo 2020 (archiviato il 15 dicembre 2019).
  19. ^ Intitolazione a Rivoli, su comune.rivoli.to.it.
  20. ^ Intitolazione a Mantova, su comune.mantova.gov.it.
  21. ^ Intitolazione a Venezia, su live.comune.venezia.it.
  22. ^ Intitolazione a Montegridolfo, su emiliaromagnanews24.it.
  23. ^ Intitolazione a Treviso, su trevisotoday.it.
  24. ^ Intitolazione a Firenze, su ansa.it.
  25. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato., su quirinale.it. URL consultato l'8 giugno 2012 (archiviato il 4 novembre 2016).

BibliografiaModifica

  • Sito 9colonne, Tina Anselmi, vita di un ministro al femminile. URL visitato il 18 marzo 2013
  • Tina Anselmi, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 25 luglio 2012.  
  • Marcella Filippa, Tina Anselmi: la donna della democrazia, Maria Pacini Fazzi Editore, 2019.
  • Francesca Tosi, Tina Anselmi, su enciclopediadelledonne.it. URL consultato il 26 luglio 2012.

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