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Tiroler Schützen

milizia tirolese
Tiroler Schützen della Val Passiria in un dipinto di Albert Kretschmer (1825-1891)

I tiroler Schützen (bersaglieri tirolesi o tiratori in italiano, scizzeri o sizzeri nei dialetti trentini[1]) erano una milizia, in parte formata da coscritti in servizio attivo e in parte da una riserva di volontari da mobilitare all'occorrenza. Avevano compiti di difesa territoriale e operavano nel dominio asburgico della Contea del Tirolo.[2]

Allo scoppio del primo conflitto mondiale gli iscritti ai poligoni di tiro al bersaglio, che venivano chiamati dalla popolazione trentina i bersaglieri (ossia i bersaglieri immatricolati, Standschützen in tedesco), furono mobilitati ed affiancati ai corpi regolari dell'esercito austriaco con la divisa dei Kaiserjäger.[3][4]

Sciolti in conseguenza allo smembramento dell'Impero austro-ungarico, sono oggi ricordati da svariate associazioni folcloristiche che si ispirano alla loro tradizione mantenendone il nome (Schützen, invece di tiroler Schützen).

AntefattiModifica

Anche nella Contea del Tirolo è dimostrata la presenza, almeno dal XVI secolo, di una milizia chiamata Landesverteidigung Tirols ("difesa territoriale tirolese"). Come tutte le (numerose) milizie del periodo era formata da personale non professionista, reclutato in luogo.

Il LandlibellModifica

Una codifica di questa milizia si ha in un trattato fra la Contea del Tirolo, il principato vescovile di Trento e quello di Bressanone tutti territori del Sacro Romano Impero. Il trattato era conseguente alla politica di violenta usurpazione da parte dei conti del Tirolo, delle prerogative dei principati, cosa che aveva portato anche a conflitti armati. Col Landlibell (o anche "Libello dell'Undici") nel 1511, garante l'imperatore Massimiliano I, furono definite le questioni di carattere militare. Venne istituita una milizia organizzata sul modello delle Landsturm, tipiche dell'area tedesca, costituite da truppe di "qualità" inferiore, adibite esclusivamente alla difesa del territorio.

La milizia era composta da due gruppi:[5][6]

  • Aufgebot (una sorta di milizia quasi permanente): era suddivisa in unità di entità variabile. Dovevano essere disponibili in qualsiasi momento, attraverso una chiamata alla leva suddivisa su 5 livelli, venivano chiamati progressivamente 5.000, 10.000, 15.000, 20.000 uomini;
  • Landsturm (milizia di riserva): in caso di un'invasione tutti gli uomini validi sopra i 18 fino all'età di 60 anni dovevano essere richiamati alle armi attraverso il suono delle campane o l'accensione di fuochi di segnalazione. Le cinque chiamate vennero poi ridotte a tre.

Il Landlibell prevedeva che le milizie fossero impiegate solo all'interno della Contea del Tirolo e dei due principati, e che nessuna guerra potesse essere iniziata senza l'approvazione dei contraenti. Tale norma era tuttavia mal formulata, in quanto avrebbe potuto creare importanti problemi di tipo logistico e tattico per la stabilità dell'impero. Inoltre poteva rappresentare un pericoloso precedente dato che l'Impero austro-ungarico era costituito da soldati provenienti da diverse nazioni. I problemi si verificarono effettivamente a seguito dell'introduzione del servizio di leva obbligatorio nel 1807, che fu una delle cause dell'insorgenza tirolese.

Le armi in generale dovevano essere procurate dall'armeria di Innsbruck, che forniva armi e attrezzi vari. Ciò comportò quindi anche il diritto ad ognuno di portare un'arma con sé per protezione. Originariamente solo un terzo dei membri era dotato di armi da fuoco, il resto doveva armarsi con lance, pale, assi e zappe.

Claudia de' Medici, nel 1636, introdusse una riforma al sistema difensivo territoriale previsto dal Landlibell, sostituendo le tre chiamate alla leva con una "milizia territoriale" di 4 reggimenti di circa 2.000 uomini tra i 24 e i 45 anni. Ogni reggimento era formato da 6 compagnie.

Nascita degli SchützenModifica

Durante il regno dell'imperatore Leopoldo I, nel 1704, il Landlibell venne emendato. Furono costituite 12 compagnie di tiratori scelti o tiratori al bersaglio (gli equivalenti dei bersaglieri): gli Schützen, che avevano la caratteristica di essere obbligati ad allenarsi costantemente presso i poligoni di tiro o casini di bersaglio presenti sul territorio.

Il corpo degli Schützen venne quindi fondato ufficialmente durante il regno dell'imperatore Leopoldo I d'Asburgo nel XVII secolo, mentre quella che prima era la milizia territoriale (Landsturm) veniva sostituita con gli "Schützen territoriali" o Scharfschützen, un corpo che si poneva accanto agli Schützen sopra descritti[2] e che veniva chiamata in servizio attivo solo in caso di necessità.

La milizia fu mobilitata per la prima volta nel 1705 a causa della guerra di successione spagnola. Nell'occasione respinse truppe francesi e bavaresi a Pontlatzer Brücke nei pressi di Landeck. A seguito di questo successo, la milizia fu incrementata: gli uomini fra i 18 e i 40 anni erano mobilitati nelle compagnie di tiratori (Schützen), quelli fra i 40 e i 60 di riserva, nella milizia territoriale (Landsturm). Erano tenuti ad esercitarsi al tiro tutte le domeniche, eleggevano i loro capitani e non potevano essere impiegati al di fuori del Tirolo.

Epoca napoleonicaModifica

Il corpo degli Schützen fu impegnato in combattimento durante l'epoca napoleonica.[7] Le vicende di questo periodo sono state riviste nel corso del XIX secolo, in chiave idealizzata e celebrativa, secondo i canoni del nazionalismo romantico, venendo presentate come una rivolta di carattere eminentemente patriottico, e sottacendone la natura controrivoluzionaria e anti-illuminista.

Le compagnie erano aumentate a 46 nel 1796 e a 94 nel 1797.

Poiché le milizie tirolesi non portavano uniforme, gli uomini fatti prigionieri dai francesi venivano fucilati: I francesi li ritenevano "non al pari di una vera e propria milizia bensì come gruppi di partigiani, insomma una specie di franchi tiratori volontari, che si permettevano di sparare al di fuori di regole di combattimento codificate".[7]

I tirolesi adottarono allora una sorta di uniforme a partire dal 1799: pur rimanendo di fogge differente, le uniformi da questo momento in avanti, adottarono in comune un colletto verde, polsini e coccarda verdi e bianche.

La campagna d'ItaliaModifica

Il 2 marzo 1796 Napoleone Bonaparte assumeva il comando dell'Armée d'Italie ed iniziava così la Campagna d'Italia del 1796-1797.

Sconfitto il Regno del Piemonte, con l'armistizio di Cherasco Napoleone si garantiva il libero accesso verso il Ducato di Milano, che era all'epoca un possedimento degli Asburgo, dal quale gli asburgici furono rapidamente estromessi. Per rallentare l'avanzata napoleonica violarono la neutralità della Repubblica di Venezia e si attestarono nelle fortezze del Quadrilatero. A fine maggio tuttavia, detenevano solo Mantova, che fu posta sotto assedio.

Fu sul controllo di quest'ultima piazzaforte che dipesero le sorti di tutta la campagna d'Italia.

La campagna di von Wurmser (agosto 1796)Modifica

 
Feldmaresciallo Dagobert Sigmund von Wurmser (1724–1797)

Temendo di esser cacciato fuori dall'Italia, il Sacro Romano Impero inviò rinforzi in Trentino, al comando del feldmaresciallo Dagobert von Wurmser, per sferrare un'offensiva contro l'Armata d'Italia e rompere l'assedio alla fortezza di Mantova. A fine luglio gli imperiali passarono all'attacco scendendo, divisi in varie colonne, lungo i due lati del lago di Garda; il generale Bonaparte resosi conto del pericolo, tolse l'assedio da Mantova, e con tutte le sue forze andò incontro al nemico, che sconfisse separatamente; il 3 agosto nella battaglia di Lonato (Peter von Quosdanovich) e il 5 agosto nella battaglia di Castiglione (von Wurmser).

 
La battaglia di Castiglione fu una pesante sconfitta per von Wurmser

Von Wurmser, duramente sconfitto, si ritirò a Trento, dove riorganizzò le sue forze. Fece quindi un nuovo tentativo di raggiungere Mantova, questa volta attraverso la Valsugana.

Nel 1796 gli Schützen erano nel Corpo Tirolese ai comandi del generale Paul Davidovich, che fu impegnato in battaglie con alterne fortune.

La guerra in TrentinoModifica

Al generale Paul Davidovich fu assegnato il compito di difendere Trento e la Valle dell'Adige, ma il 4 settembre fu sconfitto da Napoleone e De Vabois nella battaglia di Rovereto e dovette ritirarsi a nord permettendo ai francesi di occupare Trento e di insediarsi a Lavis (allo sbocco della Val di Cembra). Qui fu lasciato un distaccamento al comando di De Vabois: nel mentre Napoleone col grosso delle forze si lanciava all'inseguimento do von Wursmer che l'8 settembre fu sconfitto nella battaglia di Bassano. Gli austriaci furono così tagliati fuori dalle proprie linee di rifornimento, von Wurmser riuscì a raggiungere Mantova dove il 15 settembre venne accerchiato; i francesi ripresero l'assedio della fortezza. La sua presenza aggravò la situazione degli assediati a cui difettavano i rifornimenti.

La campagna di von Berberek (ottobre, novembre 1796)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: battaglia di Caldiero (1796) e battaglia del Ponte di Arcole.
 
Il feldmaresciallo Joseph Alvinczy von Berberek, a partire dal Novembre 1796 condusse un nuovo tentativo di rompere l'assedio di Mantova

Dopo gli sviluppi di settembre, si aprì un limitato periodo di tregua rotto dalle vittorie austriache sul fronte del Reno che permisero al consiglio aulico, dopo il 2 ottobre 1796, di inviare nuove truppe in Italia.[8]

L'armata francese intanto, con 14.000 malati e 9.000 uomini acquartierati attorno a Mantova su un totale di 41.400 effettivi, venne posizionata da Napoleone in modo tale da prevenire nuovi attacchi austriaci: la divisione di de Vaubois (circa 10.000 uomini) si schierò a Lavis nella valle dell'Adige, allo sbocco della Val di Cembra per bloccare gli accessi al lago di Garda. Masséna occupò Bassano del Grappa; a capo della guarnigione assediante Mantova fu messo Kilmaine, essendo Sérurier ancora ammalato, mentre il quartier generale si insediò a Verona, affiancato dalla divisione di Augereau in qualità di riserva. Ad ottobre i francesi dovettero occuparsi anche degli stati italiani, capeggiati dal papa, che cospiravano per una loro cacciata dalla penisola italiana. Per tutta risposta il Ducato di Modena e Reggio venne occupato, a Genova fu installata una base militare, e il 10 ottobre il papa venne isolato con la firma di un trattato franco-siculo-napoletano.[9] Il 15 ottobre nacque inoltre a Milano la Repubblica Transpadana, subito seguita dalla Repubblica Cispadana con cui si fuse nel giugno 1797 per dar vita alla Repubblica Cisalpina.[10]

Con 46.000 soldati, il nuovo comandante in capo austriaco, Joseph Alvinczy von Berberek, e Paul Davidovich erano, verso la fine di ottobre, pronti per passare all'offensiva. I loro obiettivi erano innanzitutto Trento e Bassano del Grappa, quindi l'esercito, diviso inizialmente in due colonne, si sarebbe riunito a Verona, da dove avrebbe proseguito per Mantova. Vennero messi in moto meccanismi per illudere Napoleone che l'unica minaccia fosse stata rappresentata dai 28.000 uomini di von Berberek marcianti su Bassano, sperando che al momento opportuno un attacco di Davidovich su Trento avrebbe mandato in panico l'armata d'Italia.[11]

 
La battaglia di Cembra assunse un ruolo importante nella memorialistica degli Schützen, si trattò tuttavia di uno scontro di minore importanza e privo di conseguenze di rilievo

Quando le colonne austriache si misero in marcia ai primi di novembre, von Berberek si rallegrò del fatto che Bonaparte spostò de Vaubois a Trento per eliminare le, secondo lui, deboli unità nemiche in avanzata; tuttavia, quando giunsero ai francesi i primi rapporti sulle ricognizioni risultò più chiara a Napoleone l'entità del nemico. Egli cambiò quindi immediatamente i suoi piani ordinando a Vaubois di tenere il più possibile la posizione fino a quando non fosse stato sconfitto von Berberek.

La colonna al comando di Davidovich, forte di 10.000 effettivi, attaccò de Vaubois il 2 novembre a Cembra.[12] De Vaubois fu costretto ritirarsi a sud[12] e perdette in 5 giorni 4.400 soldati e 6 cannoni mentre gli austriaci contarono 2.000, tra morti e feriti gravi, e 1.500 prigionieri;[13] riusci a fermare l'avanzata di Davidovich a Rivoli Veronese.

Von Beberek il 6 novembre, era riuscito a respingere Andrea Massena sia a Fontaniva che a Bassano del Grappa rinvigorito anche dalla presa di Trento e Rovereto che Vaubois non era riuscito a difendere. Di fronte a questa situazione, Napoleone ordinò a Masséna ed Augereau di mettersi in una posizione più sicura dietro l'Adige, e prelevò due brigate da Mantova per rinforzare le unità di Vaubois.[14] L'inspiegabile inattività di Davidovich riscontrata il 7, 8 e 9 novembre incoraggiò Bonaparte a tentare un attacco al fianco destro di von Berberek con 13.000 uomini, il 12 novembre, a Caldiero, risoltosi con una sconfitta.[15] L'ultima possibilità di evitare il ricongiungersi delle armate austriache con una conseguente probabile perdita delle conquiste italiane[16] era quella di battere, con gli ultimi 18.000 soldati di Augereau e Masséna, i 23.000 di von Berberek in una battaglia decisiva. Napoleone mise in piedi un piano per prendere Villanova di San Bonifacio, sperando così di ingaggiare battaglia con von Berberek nella zona paludosa tra i fiumi Alpone e Adige vanificando la superiorità numerica austriaca.[17]

Il 14 novembre le avanguardie di von Berberek giunsero in vista di Villanova. Dal 14 al 15 novembre infuriò la decisiva battaglia di Arcole, sconfitto, von Berberek ordinò la ritirata su Vicenza a tutto l'esercito.[18] Anche Davidovich venne quindi respinto e dovette ritirarsi a Trento.[19]

A prezzo di 4.500 morti in tre giorni di combattimenti, Napoleone aveva definitivamente stroncato il tentativo di von Berberek di riunirsi con Davidovich. Con 7.000 uomini in meno, morti ad Arcole, von Berberek riuscì a malapena a ritornare a Trento.[19]

Gli ultimi sforzi austriaci sarebbero stati resi vani nella successiva battaglia di Rivoli a cui seguì dopo alcuni giorni la caduta di Mantova, determinando di fatto il completo possesso francese dell'Italia settentrionale.

Spedizione del Tirolo (1797)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Spedizione del Tirolo (1797).
 
Il generale Barthélemy Catherine Joubert guidò la spedizione attraverso il Tirolo, sconfiggendo ripetutamente gli avversari.

Nel febbraio del 1797, Bonaparte aveva pertanto assunto il controllo militare di tutta l'Italia, con l'eccezione del nord-est. Decise pertanto di muovere verso il Friuli e da qui, portare la guerra direttamente in Austria, ove sferrare il colpo decisivo al Sacro Romano Impero. Il governo francese mise a disposizione di Napoleone la maggior parte dei rinforzi disponibili, facendo passare in subordine il teatro tedesco. I generali di divisione Jean-Baptiste Bernadotte e Antoine Guillaume Delmas furono pertanto trasferiti in Italia con le rispettive divisioni.

Il nuovo comandante imperiale in Italia divenne il feldmaresciallo Carlo d'Asburgo-Teschen che aveva ai suoi ordini 50.000 uomini, che però erano dispersi su un vasto fronte. Bonaparte era determinato ad attaccare il duca Carlo prima che le sue truppe fossero pienamente operative.

Con 60.000 uomini a disposizione, Bonaparte pianificò un attacco attraverso il Friuli con due terzi delle truppe, il rimanente terzo fu affidato al generale Joubert, che ebbe l'ordine attaccare attraverso la Contea del Tirolo, per poi ricongiungersi col resto delle forze nei dintorni di Villach. In questo modo Napoloene voleva mettere al sicuro l'Italia da eventuali attacchi provenienti da Nord.

L'offensiva napoleonica cominciò in marzo. L'armata principale francese costrinse ben presto la forze dell'arciduca Carlo ad una precipitosa ritirata.

Nel mentre l'armata di Joubert con 18.000 uomini si trovò a fronteggiare quella del feldmaresciallo tenente Wilhelm Lothar Maria von Kerpen forte di 12.000 uomini, suddivisi in cinque battaglioni, due reggimenti di fanteria regolari più elementi di un terzo, tre squadroni di dragoni e 5.000 Schutzen.[20] Il primo scontro avvenne il 20 marzo a Salorno: Joubert respinse il suo avversario che perse 300 uomini fra morti e feriti, oltre a 3.500 prigionieri, perdendo da parte sua 200 uomini fra morti e feriti.

Il 21 marzo ad Egna il generale francese respinse un attacco del Maggior Generale Johann Ludwig Alexius von Loudon, che comandava una brigata composta prevalentemente da Schützen.

Nel mentre, dal 21 al 23 marzo, il grosso delle truppe napoleoniche affrontava gli austriaci nella battaglia di Tarvisio; sconfitti gli austriaci, a Napoleone si apriva la porta per entrare nel cuore dell'Austria. Lasciandosi dietro una divisione di 5.000 uomini al comando di Antoine Guillaume Delmas, onde sorvegliare le linee di rifornimento, Joubert avanzò quindi verso Chiusa dove sconfisse nuovamente von Kerpen il 22 marzo.

Gli austriaci a questo punto si ritirarono verso nord-est a Mezzaselva all'Isarco dove furono nuovamente sconfitti il 28 marzo. Questa volta dovettero arretrare fino a Vipiteno. Da qui attraverso il Brennero, i francesi minacciavano direttamente la valle dell'Inn e la capitale tirolese Innsbruck. Tuttavia, essendo ormai in atto la mobilitazione generale degli Schützen, Joubert ritenne prudente fortificarsi a Bressanone: temeva infatti di essere sopraffatto dalla pura e semplice forza dei numeri. Il 31 marzo von Kerpen attaccò i francesi a Bressanone, ma non fu un grado di cacciarli. Dopo aver ricevuto 12.000 uomini di rinforzo, grazie all'arrivo della brigata di Schützen di Loudon, von Kerpen attaccò di nuovo Bressanone il 2 aprile, di nuovo senza successo.

Il 4 aprile, nonostante i successi ottenuti dai francesi, Delmas coi suoi 5.000 uomini, preferì ritirarsi verso Bolzano per sfuggire alla continua pressione a cui erano sottoposte le sue truppe. Il giorno successivo Joubert si mise in marcia in direzione di Villach, marciando attraverso la val Pusteria e la valle del Gail, per raggiungere quindi il grosso delle truppe francesi, come previsto dagli ordini ricevuti. Dopo svariate schermaglie con gli Schützen, la sua colonna si riunì infine alle truppe comandate da Napoleone l'8 maggio. Malgrado il successo della sua campagna, Joubert giunse troppo tardi, in quanto il 17 aprile gli asburgici si erano rassegnati a chiedere la pace, firmando l'armistizio di Leoben. Nel corso della campagna del Tirolo si stima che le perdite francesi possano avere raggiunto gli 8.000 uomini.[21]

Il successivo trattato di Campoformio confermò il dominio asburgico tanto sul Principato di Trento, quanto sulla Contea del Tirolo. Gli Asburgo dovettero però rinunciare alla Lombardia, ottenendo per contro il territorio della Repubblica di Venezia, che cessò di esistere.

 
L'Europa centrale dopo il trattato di Campoformio.

Seconda e terza e coalizioneModifica

Nel 1798 gli Asburgo parteciparono alla guerra della seconda coalizione contro la Francia, ma furono sconfitti in modo decisivo nella battaglia di Marengo.

A conclusione della guerra della terza coalizione fu firmata la Pace di Presburgo (1805): i territori della Contea del Tirolo e del Principato vescovile di Trento vennero ceduti al neocostituito Regno di Baviera (gennaio 1806), il cui trono era stato dato a Massimiliano Giuseppe I Wittelsbach. Nel 1804 gli Asburgo assunsero la corona del nuovo Impero d'Austria.Nel 1806 venne sciolto il Sacro Romano Impero.

L'insorgenza tirolese del 1809Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Insorgenza tirolese e Insorgenze antifrancesi in Italia.
 
Andreas Hofer, comandante della rivolta contro i Bavaresi
 
Il frate cappuccino Joachim Haspinger, celebre per il suo fanatismo religioso, fu l'ideologo dell'insorgenza tirolese.[22]

Nel 1809 la Baviera venne coinvolta nella guerra della quinta coalizione a fianco della Francia napoleonica e contro l'Impero d'Austria. Fu in questo contesto che scoppiò un'insurrezione in Tirolo.

I principi della Rivoluzione francese si erano fatti strada anche nella legislazione bavarese e in particolare nella Costituzione, promulgata il 1º maggio 1808. Le riforme che culminarono nella suddetta costituzione garantirono l'affermazione di principi di uguaglianza e di libertà: una modernizzazione del sistema giudiziario e finanziario, l'abolizione dei privilegi nobiliari, fra cui il diritto dei proprietari terrieri di giudicare i loro contadini personalmente, l'equiparazione dei protestanti e degli ebrei e il divorzio. Contenevano però anche norme anticlericali. Nel Tirolo vi era un preesistente malcontento conseguente alla crisi economica europea (conseguenza del Blocco Continentale) a cui si aggiunse un fermo rifiuto all'introduzione della leva obbligatoria. Ulteriori resistenze suscitarono i provvedimenti per la limitazione dell'influenza della Chiesa, (divieto della messa di mezzanotte, di processioni e pellegrinaggi, recita del rosario, ecc.). Il fattore determinante per lo scoppio dell'insurrezione fu tuttavia il fanatismo religioso di padre Joachim Haspinger[22] e i suoi appelli all'immediata rivolta contro l'obbligo di vaccinazione contro il vaiolo (introdotto nel 1807[23]), in quanto "non spetta agli uomini immischiarsi in questa maniera con i piani di Dio" ("da es den Menschen nicht zustehe, sich auf diese Weise in Gottes Plan einzumischen"). I tirolesi inoltre erano convinti che la vaccinazione fosse una creazione diabolica, tramite la quale veniva iniettato il protestantesimo.[24] L’obbligo della vaccinazione provocò violenti tumulti nel Tirolo propriamente detto. La rivolta aveva quindi connotati antimodernisti e antiiluministi.[25][26][27][24][28][29][30]

Andreas Hofer, un oste e commerciante di bestiame della val Passiria aveva avuto dall'arciduca Giovanni d'Asburgo-Lorena l'incarico di fare scoppiare la rivolta, e ne assunse il comando. Fra gli insorti militavano svariati Schützen.[31]

Gli insorti comandati da Hofer si resero protagonisti di alcuni scontri minori a Bergisel nei pressi di Innsbruck. Il 25 maggio del 1809, nonostante il comando approssimato di Hofer, riuscirono ad arrestare e sconfiggere le truppe franco-bavaresi nella prima battaglia di Bergisel. Pochi giorni dopo, il 29 maggio vi fu la seconda battaglia di Bergisel, ma le truppe bavaresi vennero nuovamente sconfitte.

Le sorti della guerra furono decise altrove, in particolare con la Battaglia di Wagram (5-6 luglio 1809); l'impero austriaco fu definitivamente sconfitto e costretto a ratificare il Trattato di Schönbrunn. Il territorio del Tirolo e dei principati vescovili fu così suddiviso: Trentino e la Bassa Atesina andarono al Regno Italico, l'alta val Pusteria al Regno Illirico ed il resto alla Baviera. Il trattato fu suggellato con le nozze fra Napoleone e la figlia dell'imperatore d'Austria: Maria Luisa.

Nonostante la pace la ribellione proseguì, questa volta anche contro lo stesso Imperatore. Il 13 agosto Andreas Hofer sconfisse ancora una volta le truppe bavaresi e francesi, nella terza battaglia di Bergisel, occupando Innsbruck. Hofer salutò la popolazione: "Tutti quelli che vogliono essere miei compagni d'arme, devono combattere da valorosi, onesti e bravi Tirolesi per Dio, l'imperatore e la patria". Non parlò di libertà. Il suo breve governo represse le libertà civili e costrinse i protestanti e gli ebrei, ma anche le donne, a tornare al loro solito ruolo di emarginati. Nel suo "mandato sul buoncostume" si legge: "Molti dei difensori della patria sono adirati perché le donne si coprono il petto e le braccia troppo poco o con veli trasparenti e in tal modo provocano stimoli peccaminosi, che devono dispiacere altamente a Dio".[32] Case e negozi degli ebrei e degli orologiai della città vennero saccheggiati. Anche diversi studenti, solo perché abitavano presso ebrei, nonostante avessero cercato di dimostrare di essere cattolici, vennero trattati come ebrei e derubati.[33]

Il 24 ottobre sempre a Bergisel, Hofer fu definitivamente sconfitto dai bavaresi, riuscì a fuggire, ma fu catturato il 20 febbraio 1810 e successivamente fucilato a Mantova.[34]

L'insorgenza coinvolse anche il Cadore dove, nell'agosto del 1809 gli Schützen guidati da Giuseppe Hirschstein e da Ferdinand Anton von Oulerich barone di Luxheim, si resero protagonisti di ripetute scorribande in quelle zone, con violenze, incendi di abitazioni e saccheggi ai danni della popolazione locale.[35][24][36]

La restaurazioneModifica

Nel 1815 la restaurazione vede la definitiva soppressione del Principato vescovile di Trento e di ciò che rimaneva del Principato di Bressanone. Il Trentino pertanto perde il suo status di semiindipenenza e viene incorporato nella Kronland del Tirolo e da quel momento cominciò la lotta per difendere la propria identità, dalle ingerenze del governo di Innsbruck.

La riforma del 1871: Landesschützen e StandschützenModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Landesschützen.
 
Standschützen di San Vigilio di Marebbe, foto antecedente la Prima guerra mondiale

Nel 1867 con l'Ausgleich viene ridefinito l'assetto della monarchia asburgica con la nascita della duplice monarchia, l'Impero austro-ungarico.

LandesschützenModifica

Nel 1871 vi fu una riforma delle forze armate e della leva militare e fu creata la Kaiserlich-königliche Landwehr, che era principalmente una milizia territoriale utilizzata per difendere il territorio della Cisleitania (la parte austriaca della duplice monarchia), ma poteva essere impiegata anche in attacchi frontali e operazioni militari. La permanenza era di due anni e vi erano ammessi gli uomini provenienti dalla riserva di reclutamento, ma ricevevano anche un contingente annuo, rappresentato dagli esuberi all'aliquota incorporata nell'esercito attivo. Comprendeva quindi dei vecchi soldati reclutati dal contingente annuo che dovevano fare due anni di ferma.

Nell'ambito della Landwehr pertanto furono creati 10 battaglioni di Tiroler Landesschützen (Bersaglieri provinciali), che vennero quindi trasformati nel 1893 nei reggimenti:

Nel corpo dei Landesschützen prestavano servizio di due anni i giovani tra i 20 e i 32 anni.[senza fonte]

StandschützenModifica

 
Standschützen di Gries nel 1915

Dopo aver concluso il periodo di leva obbligatoria i coscritti congedati (dai 33 ai 42 anni) potevano transitare nella riserva (Landsturm) ed entrare in guerra soltanto in difesa del Tirolo.[37]

Inclusi nel Landsturm vi erano inoltre gli Standschützen (Bersaglieri stanziali), membri di associazioni che avevano sede presso un poligono di tiro. Questi gruppi erano composti da i giovani con meno di 18 anni, dagli anziani e dagli inabili al servizio militare.[37] Il regolamento dei poligoni di tiro del 1913 attribuiva agli Standschützen il compito di addestrarsi per la difesa del territorio.

Gli Standschützen si vestivano con costumi tipici, e avevano un ruolo sociale nella vita delle comunità, organizzando sfilate e celebrazioni. È a costoro, più che agli Landesschützen, che si ispirano le associazioni Schützen contemporanee.

Gli Standschützen eleggevano fra di loro i sottufficiali ed il capitano, avevano una propria bandiera ed il nome del gruppo era quello del luogo dove aveva sede il poligono di tiro. In tempo di pace dovevano partecipare almeno a quattro esercitazioni di tiro all'anno.

Per rivitalizzare la tradizione degli Standschützen, quasi scomparsa ovunque fino agli anni settanta, il governo tirolese investì in discorsi politici e in generose sovvenzioni finanziarie. Tuttavia "... la rinascita dei corpi di tiratori volontari non era mai scesa al di sotto di una certa linea geografica: in parte a causa della povertà dei contadini trentini, in parte per uno strisciante senso di sfiducia delle gerarchie militari, gli Schützen di lingua italiana erano cresciuti di poco. Con l’amaro risultato, tra l’altro, che i giovani del Tirolo italiano entravano nei lontani reggimenti delle armate regolari austriache in numero maggiore dei loro coetanei settentrionali."[38]

Durante la guerra si arruolarono negli Standschützen volontari di età inferiore ai 20 anni o superiore ai 50 anni. Nel corso del primo conflitto mondiale le compagnie furono raggruppate in battaglioni.

Prima guerra mondialeModifica

 
Il distintivo con l'aquila tirolese adottato dai "bersaglieri immatricolati" (Standschützen) serviva per identificare quest'ultimi dai "cacciatori imperiali" (Kaiserjäger) poiché entrambi indossavano la stessa divisa

L'Italia dichiarò guerra all'impero austro-ungarico il 23 maggio 1915, provocando la mobilitazione generale delle formazioni degli Standschützen che furono integrati nella Landwehr e dislocati nelle zone del fronte dolomitico e nelle retrovie. Parteciparono attivamente alla guerra in montagna: la cosiddetta Guerra Bianca.[39]

Una situazione particolare si venne a creare nelle regioni popolate dai cosiddetti italiani d'Austria dove i giovani in età per il servizio militare furono chiamati dall'impero austro-ungarico alla leva obbligatoria. Tra questi vi furono coloro che scelsero di disertare e arruolarsi come volontari nell'esercito italiano, combattendo per la causa irredentista. Figure come Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Fabio Filzi furono tra le più rappresentative, in questo senso durante il periodo bellico. Tuttavia nel ventennio successivo tali martiri furono utilizzati dalla propaganda fascista e coloro che seguirono i loro ideali (o semplicemente la chiamata alle armi) schierandosi per una parte o per l'altra vennero chiamati, a seconda dei casi, traditori o fedeli alla loro terra. Un caso particolare fu quello di Bruno Franceschini, probabilmente coinvolto suo malgrado nell'episodio della cattura di Battisti e Filzi e considerato dalla propaganda post-bellica un rinnegato.[40][41][42][43]

Scioglimento del corpoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Schützen (associazioni).

Gli Schützen avevano avuto la loro origine negli Standschützen, una milizia presente nella Contea del Tirolo, nella quale prestavano volontariamente servizio i cittadini tirolesi, che avessero prestato o meno il servizio militare. Gli Standschützen erano pertanto dei civili, che la domenica erano tenuti ad esercitarsi presso un poligono di tiro, che costituiva la sede della compagnia. Lo scopo era quello di disporre di una forza militare per la difesa del territorio, da mobilitare solo in caso di necessità, cosa che avvenne allo scoppio della guerra con l'Italia, nel 1915.

Erano distinti dagli Landesschützen che era un corpo effettivo dell'esercito austriaco, nel quale prestavano servizio i coscritti tirolesi.

Le compagnie non erano un puro e semplice luogo di addestramento militare, ma divennero col tempo anche dei nuclei di aggregazione sociale, la cui tradizione si volle perpetuare anche dopo lo scioglimento del corpo, alla caduta della monarchia asburgica.

La sconfitta dell'impero austro-ungarico causò la fine della monarchia asburgica e, di conseguenza, nei termini del regolamento di difesa territoriale, gli Schützen cessarono di esistere, ma sopravvissero come associazioni private di tiro al bersaglio, che furono vietate in Italia con l'avvento del fascismo.

In Austria con l'avvento del nazismo (1938), le associazioni vennero mantenute e dettero un largo appoggio al regime.[44]

NoteModifica

  1. ^ Tonezzer, p. 3.
  2. ^ a b Lorenzo Dalponte, Uomini e genti trentine durante le invasioni Napoleoniche 1796-1815, Edizioni Bernardo Clesio, Trento, 1983.
  3. ^ Dalponte 1994, p. 28.
  4. ^ Dalponte 1994, p. 33.
  5. ^ Gianni Faustini, Trentino e Tirolo dal 1000 al 1900, Breviario Storico dell'Autonomia, Casa Editrice Publilux, Trento, 1985.
  6. ^ Franco Cagol, Silvano Groff, Marco Stenico (a cura di), Il Landlibell del 1511 negli archivi trentini, Trento, Società di studi trentini di scienze storiche, 2011, ISBN 978-88-8133-035-5.
  7. ^ a b L'epopea degli Schützen nelle guerre napoleoniche, su ilmondodeglischuetzen.it
  8. ^ Chandler 2006, p. 156.
  9. ^ Il trattato sanciva la neutralità del Regno di Napoli e il suo impegno a liberare i francesi rinchiusi nelle carceri per motivi politici e a versare all'erario francese una forte somma in denaro. In cambio, il Direttorio prometteva di non intraprendere azioni politiche e militari nell'Italia meridionale. Vedi Chandler 2006, p. 158, nota 33.
  10. ^ Chandler 2006, pp. 157-159 e nota 34.
  11. ^ Chandler 2006, pp. 159-160.
  12. ^ a b (FR) Jacques-Olivier Boudon, Jacques Garnier, La campagne d'Italie 3 : Vers la paix de Campoformio, in Napoléon Ier: Le magazine du Consulat et de l'Empire, nº 26, 2004, pp. 44-52.
  13. ^ (EN) Digby Smith, The Greenhill Napoleonic Wars Data Book - Actions and Losses in Personnel, Colours, Standards and Artillery, 1792-1815, Greenhill Books, 1998, p. 127, ISBN 1-85367-276-9.
  14. ^ Chandler 2006, p. 160.
  15. ^ Chandler 2006, pp. 161-162.
  16. ^ Napoleone, dopo Caldiero, scrisse al Direttorio:

    «Forse è suonata l'ora dell'eroico Augereau, dell'intrepido Masséna ed anche quella della mia morte. Siamo abbandonati in mezzo all'Italia»

    Egli inoltre scrisse a sua moglie Giuseppina di trasferirsi da Milano a Genova. Vedi Chandler 2006, p. 162.
  17. ^ Chandler 2006, pp. 162-164.
  18. ^ Chandler 2006, pp. 170-171.
  19. ^ a b Chandler 2006, pp. 171-172.
  20. ^ Smith, Digby, 1935-, The Greenhill Napoleonic wars data book, Greenhill Books, 1998, ISBN 1-85367-276-9, OCLC 37616149.
  21. ^ Smith & Kudrna, Kerpen, Wilhelm Lothar Maria von
  22. ^ a b Haspinger, Joachim Johann Simon nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 9 ottobre 2017.
  23. ^ La legge del Veneto sulla sospensione dell’obbligo vaccinale: il razionale della scelta e lo stato dell’arte., su VaccinarSì. URL consultato il 12 ottobre 2017.
  24. ^ a b c Marco Vigna, La diversa realtà di Andreas Hofer, su Nuovo Monitore Napoletano. URL consultato l'8 ottobre 2017.
  25. ^ Da eroe della libertà a talebano delle Alpi, su www.questotrentino.it. URL consultato l'8 ottobre 2017.
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  27. ^ La mia patria non è degli Schutzen, su www.questotrentino.it. URL consultato l'8 ottobre 2017.
  28. ^ Andreas Hofer: dalla val Passiria contro Napoleone, su www.ana.it. URL consultato il 9 ottobre 2017.
  29. ^ Il passato incontra il futuro, su www.questotrentino.it. URL consultato il 23 ottobre 2017.
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  34. ^ Franz – Heinz v. HYE – Schützen tirolesi e trentini e la loro storia, ATHESIA, Bolzano, 2002.
  35. ^ Il calendario del 20 Febbraio, in Italiano, 20 febbraio 2017. URL consultato il 10 ottobre 2017.
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  37. ^ a b (DE) W. Etschmann, Die Südfront 1915-1918 in Eisterer, K. e Steininger, R. (Hrsg.), Tirol und der erste Weltkrieg, Innsbruck-Wien, Österreichischer Studienverlag, 1995, pp. 62-63.
  38. ^ Andreas Hofer fra storia e retorica, su www.questotrentino.it. URL consultato il 22 aprile 2018.
  39. ^ J. Fontana, Il Tirolo storico nella prima guerra mondiale, Athesia, Bolzano, 2000
  40. ^ Cesare Veronesi, p.98.
  41. ^ Cesare Veronesi, pp.94-96.
  42. ^ Attilio MORI - Oreste FERRARI, BATTISTI, Cesare, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930. URL consultato il 2 dicembre 2016.
    «Fatto prigioniero e subito riconosciuto con Fabio Filzi, suo conterraneo e suo ufficiale subalterno, da un rinnegato della sua terra, l'alfiere Bruno Franceschini».
  43. ^ Silvana Casmirri, FILZI, Fabio, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1997. URL consultato il 2 dicembre 2016.
    «identificato e denunciato da un certo Brunetto Franceschini, italiano, cadetto dell'esercito imperiale».
  44. ^ (DE) die tiwag.org - Die Tiroler Schützen und ihre Lebenslüge vom Verbot in der NS-Zeit, su www.dietiwag.org. URL consultato il 27 ottobre 2017.

BibliografiaModifica

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  • Lorenzo Dalponte, I bersaglieri tirolesi nel Trentino, Trento, Publilux, 1994.
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  • Candido Degiampietro, Le milizie locali Fiemmesi dalle guerre napoleoniche alla fine della 1ª guerra mondiale (1796-1918), Villalagarina 1981.
  • Franz-Heinz v. Hye, Gli Schützen tirolesi e trentini e la loro storia, Bolzano 2002
  • Marius De Biasi, Storia degli Schützen: la difesa territoriale nel Tirolo storico: il ruolo degli Schützen e dei bersaglieri trentino-tirolesi tra Vienna Innsbruck e Trento dalle origini ai nostri giorni, 2012, Trento, Centro stampa e duplicazioni della Regione autonoma Trentino-Alto Adige
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  • Gianni Faustini, Storia dell'autonomia del Trentino Alto Adige, Trento, Publilux, 1995.
  • Silvio Girardi, Storia del Tirolo dal 1300 al 1918, Mezzocorona (TN), Associazione culturale Vecchio Tirolo, 1984.
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  • Franco Gioppi, Frammenti di storia trentina. La vicenda dell'imperial regio capitano Ottavio de' Bianchi nella lotta contro Napoleone, Scurelle (TN), Litodelta, 2008.
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  • Massimiliano I – Maximilian I, a cura della Fondazione Museo storico del Trentino, Trento, Provincia autonoma di Trento, 2008.
  • M. Nequirito, C. A. Postinger, A. Tomasi a cura di, Difesa e governo del Paese: il Landlibell trentino-tirolese del 1511, Trento, Provincia autonoma di Trento. Soprintendenza per i beni librari archivistici e archeologici, 2011.
  • Alberto Pattini, I bersaglieri tirolesi-Schützen della Val di Ledro nel 1796-1797, Dialogo Euroregio, 1997
  • Alberto Pattini, La guerra di liberazione del popolo delle valli di Non e Sole contro Napoleone nel 1796-1797, Trento, TEMI, 1997.
  • Alberto Pattini, La resistenza contro i francesi nella contea di Arco 1703-1809, Trento, TEMI.
  • Elena Tonezzer, Il tiro a segno in Trentino: identità e preparazione alla guerra in una regione di frontiera (PDF), 2006. URL consultato il 23 maggio 2018.

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