Tommaso Plantageneto

nobile britannica
Tommaso Plantageneto
Lancaster smrt.jpg
Miniatura raffigurante Tommaso poco prima della sua decapitazione (1330 c.a.)
Conte di Leicester
Conte di Lancaster
Stemma
In carica 5 giugno 1296 –
22 marzo 1322
Predecessore Edmondo il Gobbo
Successore Enrico
Conte di Lincoln e di Salisbury
jure uxoris
In carica 1311 –
1318
Nascita 1278 circa
Morte Pontefract, 22 marzo 1322
Luogo di sepoltura Castello di Pontefract
Dinastia Plantageneti
Padre Edmondo il Gobbo
Madre Bianca d'Artois
Coniuge Alice de Lacy
Religione cattolica

Tommaso Plantageneto, secondo conte di Lancaster (1278 circa – Pontefract, 22 marzo 1322), nipote di re Enrico III d'Inghilterra per parte di padre, fu uno dei capi della rivolta che si scatenò contro Edoardo II.

BiografiaModifica

Il padre di Tommaso era Edmondo il Gobbo, figlio minore di re Enrico III d'Inghilterra. Dal padre ereditò il titolo di conte di Lancaster e di Leicester. Aumentò il proprio prestigio sposando Alice de Lacy, contessa di Lincoln e Salisbury, divenendo uno dei feudatari più potenti del regno. Il suo dominio si estendeva su una buona fetta dell'Inghilterra centrale, che provvide a difendere costruendo castelli e fortezze.

Il matrimonio gli aveva portato dei beni, ma non dei figli, motivo per cui nel 1318 divorziò da Alice; la fine dell'unione non lo privò però dei titoli dell'ex-moglie. Infatti, secondo il contratto matrimoniale, erano comunque di eredità di Tommaso, quale che fosse l'esito del matrimonio.

Quando il cugino Edoardo II salì al trono nel 1308, Tommaso fu uno dei suoi più convinti sostenitori, ma poiché Pietro Gaveston pregava il re di ridimensionare il potere dei Lancaster, lo portò a cambiare parere e si alleò con gli altri nobili contro il sovrano. Tommaso fu uno dei promotori della rivolta che obbligò il re e il suo favorito alla fuga, gettando l'Inghilterra nella guerra civile, esiliando Gaveston nel 1311 e facendolo uccidere l'anno seguente.

Nel 1314 gli scozzesi, che non osservavano inerti lo scorrere degli eventi, attaccarono l'Inghilterra ed Edoardo II portò l'esercito alla battaglia, perdendo clamorosamente nella Battaglia di Bannockburn contro Roberto I di Scozia. L'esito per il re non fu devastante solo dal punto di vista militare, ma anche politico, perché il suo potere crollò finendo nelle mani dei nobili, in particolare in quelle di Tommaso. Tuttavia egli non era il solo che voleva il potere, e Hugh le Despenser, I conte di Winchester con suo figlio Ugo Despenser il giovane erano da sempre intimi del re e con il tempo si fecero strada, riuscendo ad acquisire terre e denaro, forti della totale protezione del re che aveva nominato nel 1318 Ugo ciambellano reale.

La fortuna dei Despenser tuttavia vacillò nel 1321, quando Tommaso e gli altri nobili riuscirono a ottenere che fossero esiliati. L'esilio durò però solo un anno, e al loro ritorno Tommaso capeggiò di nuovo i baroni. Ma questa volta perse, venendo imprigionato nel marzo del 1322, dopo una pesante sconfitta. Il tribunale istituito per giudicarlo non era certamente imparziale, considerato il fatto contasse fra i suoi membri il re e i due Despenser. A Tommaso non fu per altro permesso di parlare per discolparsi, e nessun altro poté farlo. Venne quindi condannato alla morte per decapitazione. Il suo sangue reale lo poneva al riparo dal più barbaro squartamento, ma la sentenza venne eseguita il 22 marzo 1322.

I titoli di Tommaso passarono, per grazia del re, al fratello Enrico nel 1327. Negli anni immediatamente successivi Tommaso venne venerato come un martire da molti inglesi tanto che il re Edoardo III chiese la sua canonizzazione diverse volte.


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