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Torquato I Conti, I duca di Poli e Guadagnolo
Duca di Poli e Guadagnolo
Stemma
In carica 1540 –
1572
Predecessore Titolo inesistente
Successore Lotario Conti, II duca di Poli e Guadagnolo
Trattamento Sua Grazia
Nascita Poli, 1519
Morte Poli, 3 settembre 1572
Dinastia Conti di Segni
Padre Carlo Conti, signore di Poli
Madre Maria Tarquinia Savelli Conti
Consorte Violante Farnese dei duchi di Latera
Religione cattolicesimo

Torquato I Conti (Poli, 1519Poli, 3 settembre 1572) è stato un nobile e militare italiano.

Indice

BiografiaModifica

I primi anni e l'inizio della carriera militareModifica

Nato a Poli, nel feudo di famiglia, Torquato I Conti venne alla luce nel 1519, figlio primogenito di Carlo, signore di Poli, e di sua moglie, Maria Tarquinia Savelli-Conti. I genitori erano imparentati fra di loro in quanto Maria Tarquinia era figlia di Antimo Savelli, signore di Albano, e di Giulia Conti, e quest'ultima era figlia a sua volta di Sigismondo Conti, fratello di Giulio, padre di Carlo.

Poco si sa dell'infanzia di Torquato I sino al maggio del 1541 quando viene citato nell'ambito dell'assedio di Paliano: in quel periodo, infatti, le milizie pontificie stavano assediando la cittadina romana, roccaforte dei Colonna, sotto la guida di Pier Luigi Farnese, figlio del pontefice. Torquato, imparentato coi Colonna, si trovava come militare tra i difensori della rocca, ma il 10 maggio di quello stesso anno venne costretto a fuggire quanto le armate del papa riuscirono a penetrare al castello, ponendo fine al secolare dominio della potente famiglia colonnese.

Nel 1548 Paolo III decise di dare in sposa a Torquato una Farnese, Violante, figlia di Galeazzo, duca di Latera,[1] al fine di riappacificare definitivamente l'aristocrazia romana, per quanto lo stesso duca di Poli fosse già promesso sposo ad una fanciulla di casa Colonna.

La sua carriera militare proseguì anche dopo la morte di Paolo III quando, assieme ad altri nobili romani (tra cui Giulio Orsini) venne incaricato di radunare un esercito di fanti per mantenere l'ordine in città durante il periodo della sede vacante e consentire così al collegio dei cardinali di svolgere in buon ordine le votazioni. Legatosi in maniera sempre più stretta ai Farnese, Torquato decise di seguire Orazio Farnese in Francia al servizio di re Enrico II, prendendo parte con questi nel 1552 alla difesa di Metz, assediata dalle truppe imperiali. Nel 1553 cadde prigioniero di Emanuele Filiberto di Savoia durante l'assedio di Hesdin, venendo comunque liberato nel settembre di quello stesso anno grazie alla mediazione di Annibal Caro, suo grande amico.

La Guerra del saleModifica

Tornato in Italia al servizio dei pontefici, Torquato prese parte alla difesa di Anagni nel settembre del 1556, nell'ambito della Guerra del sale, quando venne assediata dal duca d'Alba. Fu su precisa richiesta di papa Paolo IV Carafa che Torquato giunse in città con 800 fanti, ma questi non riuscì a resistere davanti all'armata spagnola, forte di molti pezzi d'artiglieria che bombardarono incessantemente la città per tre giorni consecutivi. Dovette quindi ritirarsi dapprima ad Acuto e poi a Paliano dove Giulio Orsini aveva radunato il resto delle forze pontificie. Nella disperata situazione, si unì all'esercito del duca di Guisa l'anno successivo, sceso in Italia per supportare Paolo IV. I francesi posero il loro quartier generale a Tivoli, luogo ove il duca riuscì ad evitare che questi si rivalessero contro gli abitanti locali che in precedenza avevano aperto le loro porte al duca d'Alba per non far subire danni alla città.

Con l'elezione al soglio pontificio di Pio IV, Torquato Conti venne compreso nell'elenco di coloro che, a parere del nuovo pontefice, avevano gravato lo Stato della Chiesa di nuove ed inutili guerre: venne quindi arrestato prima del 7 maggio 1560 assieme ai cardinali Calo ed Antonio Carafa. Pio IV, ad ogni modo, ne riconobbe il valore militar e lo liberò nominandolo governatore di Anagni.

Gli anni degli studiModifica

In questo periodo il Conti preferì tenersi lontano dalle questioni militari, ritirandosi temporaneamente a vita privata nella sua villa di Poli, arricchendola di stravaganze e bizzarrie, ispirandosi in questo al Parco di Bomarzo dell'amico Orsini sotto la guida di Annibal Caro e col consiglio di Sperone Speroni. Si mise in contatto con architetti del calibro di Giovanni Antonio Dosio, già impegnato a Roma presso altre famiglie altolocate. Non mancò in questo stesso periodo di approfondire ad ogni modo i propri studi di architettura militare. L'ambasciatore Navagero della Repubblica di Venezia a Roma, scriveva a tal proposito in un dispaccio al senato della sua patria:

«Dicono ch'intende bene la cosa delle fortezze e sa metter in ordine una batteria et ha modo assai di far passar fiumi...[2]»

Nel 1571, proprio per questa sua abilità, verrà incaricato dal pontefice regnante di realizzare alcune delle fortificazioni del rione romano di Borgo al fianco dei genieri Cesare Guasco e Francesco Paciotto.

Si interessò anche di alchimia, dedicandosi assiduamente agli studi di Benedetto Varchi, e di letteratura, entrando in contatto con personaggi come il cardinale Inigo d'Aragona, Paolo Manuzio e Antonio Scaino.

La repressione del brigantaggio nell'AscolanoModifica

Nel 1564, papa Pio IV lo nominò generale delle armate pontificie per l'Umbria ed il Piceno, dove ebbe il compito di coordinare le operazioni per la soppressione dei banditi che infestavano l'area dell'Ascolano, ma dovette per questo abbandonare temporaneamente la sua sede di Anagni pur mantenendo il governatorato locale. Questa situazione di instabilità, favorì nel contempo lo scoppio di una rivolta locale capeggiata dal vescovo Michele Torrella che desiderava far tornare la città direttamente dipendente dalla legazione di Campagna e Marittima, senza l'intermediazione di un governatore. Secondo lo studioso Giovanni Cascioli, tale rivolta sarebbe stata tramata dal vescovo sfruttando il risentimento popolare che ancora aveva ben impressi i danni provocati dall'assedio del 1556 e imputati al duca di Poli, oltre che al suo zelo eccessivo nel far rispettare i diritti feudali e le leggi divine.[3] La rivolta venne ad ogni modo soppressa poco dopo col ritorno del duca ad Anagni.

Le guerre di religione in FranciaModifica

Come ricompensa per le brillanti azioni svolte, il 18 aprile 1570 Torquato venne nominato prefetto generale delle armi di Avignone e del Contado Venassino e venne inviato in Francia con alcune migliaia di soldati. L'invio di uno dei principali generali pontifici in terra francese, ad ogni modo, non era tanto casuale: il re di Francia, infatti, temeva che gli ugonotti, dopo gli esili e le privazioni a cui erano stati sottoposti, avrebbero preteso la reintegrazione dei loro diritti e per questo aveva richiesto interventi d'aiuto. Il papa dal canto suo aveva avuto buon gioco ad intervenire nella contesa dal momento che sapeva che il sovrano francese, pur rispettando e riconoscendo la sovranità papale su Avignone, ne reclamava il diritto di "tutela e sorveglianza".

Gli ugonotti, capeggiati da Gaspard de Châtillon, decisero di intervenire militarmente, passando dapprima nel Delfinato e poi nel Lionese. Alla sconfitta delle armate in rivolta, il 20 novembre 1571 Torquato ricevette da papa Pio V l'ordine di rientrare in Italia, lasciando Avignone. Marco Dionigi, segretario particolare del figlio di Torquato, Lotario, riferirà in seguito di come Pio V fosse stato tentato di affidare al duca di Poli e Guadagnolo la conduzione della battaglia di Lepanto e la guerra contro i turchi, ma che alla fine si fosse persuaso a riconoscere la sua maggiore importanza sul fronte francese. Tale notizia, ad ogni modo, non trova altra conferma documentale.[4]

Morì a Poli il 3 settembre 1572.

Matrimonio e figliModifica

Torquato I Conti sposò Violante Farnese, figlia di Galeazzo Farnese, duca di Latera. La coppia ebbe insieme tre figli:

  • Lotario (m. 1635), II duca di Poli e Guadagnolo
  • Carlo (1556-1615), cardinale
  • Appio (1558-1593), militare

Albero genealogicoModifica

Torquato I Conti,
I duca di Poli e Guadagnolo
Padre:
Carlo Conti, signore di Poli
Nonno paterno:
Giulio Conti, signore di Poli
Bisnonno paterno:
Paolo Conti, signore di Poli
Trisnonno paterno:
Stefano Conti, signore di Poli
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Maddalena Orsini
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Nonna paterna:
Giacoma Conti
Bisnonno paterno:
Mariano Conti
Trisnonno paterno:
Bruno Conti
Trisnonna paterna:
Vannola Conti
Bisnonna paterna:
Geronima Colonna
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Madre:
Maria Tarquinia Savelli Conti
Nonno materno:
Antimo Savelli, X signore di Albano
Bisnonno materno:
Cristoforo Savelli, VIII signore di Albano
Trisnonno materno:
Antonello Savelli, VII signore di Albano
Trisnonna materna:
Antonia Conti
Bisnonna materna:
Porzia da Ceccano
Trisnonno materno:
Antonio da Ceccano
Trisnonna materna:
?
Nonna materna:
Giulia Conti
Bisnonno materno:
Sigismondo Conti, signore di Poli
Trisnonno materno:
Paolo Conti, signore di Poli
Trisnonna materna:
Maddalena Orsini
Bisnonna materna:
?
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?

NoteModifica

  1. ^ P. Rosini, Lettere di Clelia Farnese, Lulu Press 2016, p. 23; P. Rosini, Casa Cesarini. Ricerche e documenti, Lulu Press 2016, pp. 32.33.
  2. ^ E. Alberti (a cura di), Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, s. 2, IV, Firenze 1857, pp. 37, 51;
  3. ^ G. Cascioli, Statuti di Guadaenolo dati da Tarquinio Conti il 1º settembre 1547, in Archivio della Reale Società romana di storia patria, XXXI (1908), pp. 479-88
  4. ^ M. Dionigi, Genealogia di casa Conti, Parma 1664, pp. 83-89

BibliografiaModifica

  • N. Conti, Delle historie de' suoi tempi, Venezia 1589, parte I, lib. IX, f. 249, lib. XIV, ff. 337-338; lib. XVI, f. 427
  • S. Speroni, Dialogo del giudizio di Senofonte, in Dialoghi, Venezia 1596, pp. 216-61
  • A. Caro, Lettere familiari, a cura di A. Greco, II-III, Firenze 1959-1961
  • M. Dionigi, Genealogia di casa Conti, Parma 1664, pp. 83-89
  • G. Cascioli, Statuti di Guadaenolo dati da Torquato Conti il 1º settembre 1547, in Archivio della Reale Società romana di storia patria, XXXI (1908), pp. 479-88
  • J. Fornery, Histoire du Comté Venaissin et d'Avionon, II, Avignon s.d., p. 157
  • S. Fantoni Castrucci, Istoria della città d'Avienone e del Contado Venesino, III, Venezia 1678, p. 411
  • J. Laderchi, Annales ecclesiastici, XXIV, Roma 1737, pp. 119-121
  • J. F. Boudin, Histoire des guerres excitées dans le Comté Venaissin, II, Carpentras 1782, pp. 46, 56 s., 59
  • G. Duruy, Le cardinal Carlo Carafa. Etude sur le pontificai de Paul IV, Parigi 1882, p. 189
  • G. Cascioli, Memorie storighe di Poli, Roma 1896, pp. 136-53
  • C. Hirschauer, La politique de Saint Pie V en France (1566-1572), Parigi 1922, pp. 55, 56, 117, 124
  • P. Paschini, Il primo soggiorno di s. Carlo Borromeo a Roma, Torino 1935, p. 63 n. 104
  • L. v. Pastor, Storia dei papi, vol. VII, Roma 1943, pp. 99, 602; VIII, ibid. 1942, pp. 71, 87, 356
  • G. Fabiani, Ascoli nel Cinquecento, I, Ascoli 1957, p. 298.

Voci correlateModifica

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