Tragelaphus imberbis

specie di animale della famiglia Bovidae
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Kudu minore
Lesser Kudu Male (Tragelaphus imberbis).jpg
Maschio adulto, nello Tsavo, Kenya
Lesser Kudu Female.jpg
Femmina con cucciolo, al Fort Worth Zoo, Texas
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Artiodactyla
Famiglia Bovidae
Sottofamiglia Bovinae
Genere Tragelaphus
Specie T. imberbis
Nomenclatura binomiale
Tragelaphus imberbis
(Blyth, 1869)
Sinonimi
  • Ammelaphus strepsiceros
    (Heller, 1912)[2][3]
  • Ammelaphus australis
    (Heller, 1913)
Areale
Tragelaphus imberbis map.png
Areale del kudu minore

Il kudu minore (Tragelaphus imberbis) è un'antilope di boscaglia endemica dell'Africa orientale. L'animale fa parte del genere Tragelaphus, all'interno della famiglia Bovidae. Venne descritto scientificamente per la prima volta dallo zoologo inglese Edward Blyth, nel 1869. Si tratta di un'antilope di medie dimensioni, che in media misura circa 110-140 centimetri (43-55 pollici). I maschi raggiungono un'altezza al garrese di circa 95–105 centimetri (37–41 pollici), mentre le femmine possono raggiungere un'altezza di 90–100 centimetri (35–39 pollici), per un peso, nei maschi, di 92-108 kg (203-238 libbre), e di 56-70 kg (123-154 libbre) per le femmine. Le femmine e i giovani hanno un mantello bruno-rossastro, mentre i maschi diventano grigio giallastri o più scuri dopo i 2 anni di vita. Solo i maschi possiedono le corna, che hanno una forma lunga e a spirale, raggiungendo una lunghezza di 50–70 centimetri (20–28 pollici), arricciandosi generalmente due volte o due volte e mezzo.

Il kudu minore è un erbivoro, che si nutre principalmente del fogliame di cespugli e alberi bassi (germogli, ramoscelli) ed erbe. Nonostante le variazioni stagionali e locali, il fogliame di alberi e arbusti costituiscono il 60-80% della sua dieta durante tutto l'anno. Il kudu minore è attivo principalmente nelle ore notturne e durante l'alba, cercando riparo nei fitti boschetti durante le ore diurne. Contrariamente a molte altre specie di antilope il kudu minore non è una specie territoriale e le lotte intraspecifiche sono piuttosto rare. Mentre le femmine sono gregarie, i maschi adulti sono perlopiù solitari. Questi animali non hanno una stagione riproduttiva fissa; le nascite possono avvenire in qualsiasi momento dell'anno. Il kudu minore abita regioni aride, pianeggianti e ricche di boscaglia.

Il kudu minore è originario di Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Tanzania e Uganda, ma è localmente estinto a Gibuti. Alcuni autori hanno ipotizzato che un tempo l'animale fosse presente anche in Arabia Saudita e nello Yemen fino al 1967, sebbene la sua presenza nella penisola arabica sia ancora controversa.[4][5] La popolazione totale di kudu minori è stata stimata a circa 118.000 esemplari, con una tendenza alla diminuzione delle popolazioni. Un terzo della popolazione totale sopravvive in aree protette. Attualmente, l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) valuta il kudu minore come specie Prossima alla minaccia.

DescrizioneModifica

 
Un maschio adulto, al Fort Worth Zoo, Texas

Il kudu minore è un'antilope di medie dimensioni dalle corna a spirale. La lunghezza complessiva dell'animale, dalla testa ai quarti posteriori, è in genere compresa tra i 110 e i 140 centimetri (43-55 pollici). I maschi raggiungono un'altezza al garrese di circa 95–105 centimetri (37–41 pollici), mentre le femmine possono raggiungere un'altezza di 90–100 centimetri (35–39 pollici). I maschi hanno un peso medio di 92-108 kg (203-238 libbre), mentre le femmine pesano in media 56-70 kg (123-154 libbre).[6] La coda è folta e lunga 25–40 centimetri (9,8–15,7 pollici), ed è ricoperta da un ciuffo di peli bianchi con una punta nera all'estremità.[7]

Il kudu minore mostra uno spiccato dimorfismo sessuale: il maschio è notevolmente più grande della femmina, e quest'ultime, così come i giovani, hanno un mantello rossiccio, mentre i maschi diventano grigio giallastri o più scuri dopo i 2 anni di vita. Inoltre, solo i maschi hanno le corna mentre le femmine ne sono sprovviste. Le femmine hanno quattro capezzoli.[5] Il maschio presenta una prominente criniera nera sul collo, caratteristica poco sviluppata nella femmina.[5] Lungo la linea mediana del dorso di entrambi i sessi è presente una striscia bianca da cui si diramano 11-14 strisce bianche che coprono i fianchi dell'animale.[7] In contrasto, sulla linea mediana del ventre è presente una linea nera. Contrariamente ad altre specie del genere Tragelaphus, il kudu minore non presenta alcuna barba sulla gola.[6] Il muso dell'animale è più scuro, e davanti a ciascun occhio è presente una piccola barretta bianca. L'area intorno alle labbra è bianca, e la gola presenta due grandi macchie bianche, mentre due macchie circolari più piccole sono presenti su ciascun lato della mandibola. Il ventre è completamente bianco, mentre le snelle zampe sono fulve e coperte da macchie bianche e nere.[7] Il kudu minore è anche caratterizzato da grandi orecchie arrotondate.[8] La durata media della vita di questi animali è di circa 10 anni in natura e 15 anni in cattività.[7]

Solo i maschi possiedono le corna, che hanno una forma lunga e a spirale, raggiungendo una lunghezza di 50–70 centimetri (20–28 pollici), arricciandosi generalmente due volte o due volte e mezzo.[6][7] Le corna sono generalmente di colore marrone scuro e punteggiate di bianco.[5] I giovani maschi iniziano a sviluppare le corna dopo 6-8 mesi di vita, raggiungendo la loro piena lunghezza dopo i 3 anni.[7]

BiologiaModifica

 
Mandria di kudu minori, nello zoo di Dvůr Králové

Il kudu minore è attivo principalmente durante le ore notturne e durante l'alba, cercando riparo nei fitti boschetti durante le ore diurne.[7] Il suo manto gli permette di mimetizzarsi perfettamente con le boscaglie secche in cui vive, a tal punto che solo le orecchie e la coda possono indicarne la presenza.[9] Durante le ore diurne rimangono nascosti nelle zone ombreggiate, riposandosi o ruminando.[5][10] Il kudu minore trascorre circa il 35% del tempo a nutrirsi, il 36% in piedi e/o sdraiato, e il 29% in movimento.[6] Essendo una delle specie più snelle di Tragelaphus, il kudu minore può muoversi con facilità attraverso la fitta vegetazione. Il kudu minore è un animale timido e diffidente. Quando allarmato, l'animale resta immobile, confermando l'eventuale pericolo. Se rileva un predatore in avvicinamento, emette un abbaio breve e acuto, simile a quello dell'imbabala, per poi scattare per sfuggire all'aggressore, spiccando salti che possono arrivare fino a 2 metri (6,6 piedi) d'altezza. Se catturato dal predatore, l'animale emette un forte belato.[6]

Il kudu minore è di natura gregaria. All'interno del branco non vi è alcun leader o gerarchia; non si osservano nemmeno comportamenti territoriali tra i maschi, pertanto i combattimenti sono piuttosto rari. Durante i combattimenti, i kudu minori si agganciano l'un l'altro con le corna, spingendosi a vicenda finché uno dei due non cede. I branchi non sono particolarmente uniti, e la pulizia reciproca (atto a consolidare l'unione del gruppo) è raramente osservata.[5] A differenza della maggior parte dei tragelaphini, le femmine rimangono in gruppo per diversi anni, formando gruppi composti da una a tre femmine, insieme alla loro prole. I maschi giovani lasciano le madri all'età di un anno e mezzo, età a cui possono già formare un gruppo loro. Tuttavia, all'età di 4-5 anni, i maschi preferiscono vivere uno stile di vita solitario, evitandosi a vicenda, sebbene quattro o cinque maschi possano condividere lo stesso territorio. I kudu minori di solito non formano branchi misti con altri animali, tranne quando si nutrono nella stessa area.[6][9]

DietaModifica

 
Un maschio mentre bruca, Maryland Zoo, Baltimora

Il kudu minore è un erbivoro, che si nutre principalmente del fogliame di cespugli e alberi (germogli, ramoscelli) ed erbe.[7] Si nutre anche di fiori e frutti, se disponibili, e in parte anche di erba, di solito durante la stagione delle piogge. Nonostante le variazioni stagionali e locali, il fogliame degli alberi e degli arbusti costituisce il 60-80% della sua dieta durante tutto l'anno. Le foglie di piante rampicanti e viti (come Thunbergia guerkeana e alcune specie di Cucurbitaceae e Convulvulaceae) costituiscono il 15-25% della dieta dell'animale durante la stagione delle piogge. I frutti vengono consumati principalmente durante la stagione secca. Il senso dell'olfatto è essenziale per la ricerca di frutti caduti, come Melia volkensii e Acacia tortilis, mentre i frutti più piccoli, come le specie di Commiphora, vengono raccolti direttamente dagli alberi. Le dimensioni e la struttura dello stomaco dell'animale suggeriscono anche la sua dipendenza primaria dal brucare.[5]

Il kudu minore si nutre principalmente al tramonto o all'alba,[10] spesso insieme a gerenuk e impala.[5] Il kudu minore e il gerenuk possono competere per le stesse specie sempreverdi durante la stagione secca.[5] Tuttavia, a differenza del gerenuk, il kudu minore si nutre raramente del fogliame delle Acacia e, al contrario del gerenuk, non è in grado ergersi verticalmente sulle zampe posteriori per raggiungere il fogliame più alto.[6] Il kudu minore non ha bisogno di grandi quantità d'acqua, e ciò li consente di vivere anche negli ambienti più aridi.[7] Per assumere acqua durante la stagione secca, il kudu minore si nutre di piante succulente, come il sisal selvatico, la Sansevieria e alcune specie di Euphorbia.[5][6]

RiproduzioneModifica

Sia i maschi che le femmine diventano sessualmente maturi ad un anno e mezzo di vita. Tuttavia, i maschi cominciano ad accoppiarsi effettivamente solo dopo i 4-5 anni.[7] I maschi e le femmine sono fertili fino all'età di 14 e 14-18 anni, rispettivamente, con l'età massima per un allattamento riuscito nelle femmine di 13-14 anni.[11] Senza una stagione riproduttiva fissa, le nascite possono avvenire in qualsiasi momento dell'anno. Uno studio presso lo zoo di Dvůr Králové (Repubblica Ceca) ha dimostrato che il 55% delle nascite avviene tra settembre e dicembre.[11] Un maschio in calore esamina l'urina di ogni femmina che incontra, a cui la femmina risponde urinando ulteriormente. Avendo individuato una femmina in estro, il maschio la segue da vicino, cercando di strofinarle la guancia sui quarti posteriori, sulla testa, sul collo e sul petto, eseguendo movimenti ansimanti con le labbra. Infine, il maschio monta la femmina, appoggiando la testa e il collo sulla schiena, in modo simile agli altri tragelaphini.[5][6]

Il periodo di gestazione è di 7-8 mesi, dopodiché nasce un solo vitellino. Quando una femmina sta per partorire si isola dal gruppo, rimanendo sola per alcuni giorni. Il vitello appena nato pesa 4-7,5 kg (8,8-16,5 libbre). In natura, circa il 50% dei vitelli muore entro i primi sei mesi di vita e solo il 25% sopravvive dopo i tre anni. In uno studio presso lo zoo di Basilea (Svizzera), dove il 43% della prole nata in cattività è morto prima di raggiungere l'età di sei mesi, le principali cause di mortalità giovanile sono state identificate nella diffusione di una malattia dei muscoli bianchi e la carenza di vitamina E e selenio nelle loro diete. La dimensione della mandria, il sesso, l'incrocio e la stagione non hanno avuto alcun ruolo nella mortalità dei nuovi nati.[12] Durante il pascolo, la madre nascondo il vitello nella fitta vegetazione, tornando principalmente la sera per allattare, controllando l'identità del cucciolo annusandone la groppa o il collo. Nel primo mese, l'allattamento può durare 8 minuti. Durante questo periodo la madre e il vitello comunicano attraverso bassi belati.[5][6]

Distribuzione e habitatModifica

Il kudu minore abita le regioni aride, pianeggianti e ricche di boscaglie.[7] Si trova spesso in zone dove crescono le acacie e i cespugli spinosi di Commiphora nelle aree semiaride dell'Africa nord-orientale. L'animale evita gli spazi aperti e l'erba alta, preferendo invece zone d'ombra con erba corta.[1] Trovato anche nei boschi e nelle zone collinari, il kudu minore si trova generalmente ad altitudini inferiori ai 1.200 metri (3.900 piedi);[6] sebbene siano stati avvistati a latitudini di circa 1.740 metri (5.710 piedi) vicino al Kilimanjaro.[1] Il territorio individuale di questi animali comprende in genere 0,4-6,7 km², con i territori dei maschi che hanno una superficie media di 2,2 km², mentre quello delle femmine copre 1,8 km².[13]

Il kudu minore è originario dell'Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Tanzania e Uganda, ma è estinto localmente a Gibuti.[1] Oggi in gran parte confinato nel Corno d'Africa, storicamente l'areale di questa specie andava da Auasc (Etiopia) verso sud attraverso l'Etiopia meridionale e orientale, e la maggior parte della Somalia (tranne il nord e il nord-est) e il Kenya (eccetto il sud-ovest). L'animale è stato avvistato anche nel Sudan sud-orientale e nelle parti nord-orientali e orientali dell'Uganda e della Tanzania. Prove della sua esistenza nella penisola arabica includono un paio di corna ottenute nel 1967 da un singolo esemplare ucciso nello Yemen del Sud, e un altro in Arabia Saudita, nonché una recente analisi dei siti di pitture rupestri risalenti all'Olocene inferiore-medio a Jubbah e Shuwaymis, provincia di Ha'il, Arabia Saudita.[5][14]

TassonomiaModifica

Il nome scientifico del kudu minore è Tragelaphus imberbis. L'animale è classificato nel genere Tragelaphus, nella famiglia Bovidae. La specie venne descritta per la prima volta dallo zoologo inglese Edward Blyth, nel 1869.[3] Il nome generico, Tragelaphus, deriva dalla parola greca Tragos, che significa un capro, ed elaphos, che significa cervo, mentre il nome specifico, imberbis, deriva da un termine latino che significa "senza barba", riferendosi alla mancanza di criniera o una barba di questo kudu.[15] Il nome vernacolare kudu (o koodoo) potrebbe aver avuto origine sia dall'Afrikaans koedoe o dal Khoikhoi kudu.[16] Il termine "minore" denota la taglia più piccola di questa antilope rispetto al kudu maggiore.[5]

Nel 1912, lo zoologo americano Edmund Heller istituì il genere Ammelaphus solo per il kudu minore, con specie tipo A. strepsiceros.[2] Il kudu minore è ora tipicamente collocato all'interno del genere Tragelaphus.[3] Tuttavia, una pubblicazione del 2011 di Colin Groves e Peter Grubb sostiene il rinnovato posizionamento del kudu minore nel genere Ammelaphus sulla base del fatto che questa specie fa parte della prima discendenza divergente della sua tribù, essendosi separata dal lignaggio principale prima che quest'ultimo si dividesse in Tragelaphus e Taurotragus.[17]

Nel 2005, Sandi Willows-Munro (dell'Università del KwaZulu-Natal) e colleghi hanno effettuato un'analisi mitocondriale delle nove specie di Tragelaphus. I dati ricavati dall'analisi del mtDNA e nDNA sono stati confrontati. I risultati hanno dimostrato che la tribù Tragelaphini è monofiletica con il minore kudu come membro basale nella filogenesi, seguito dal nyala (T. angasii).[18][19] Sulla base dei dati mitocondriali, il kudu minore si separò dal suo clade gemello circa 13,7 milioni di anni fa. Tuttavia, i dati nucleari mostrano che il kudu minore e il nyala formano un clade e si separarono collettivamente dal loro clade gemello 13,8 milioni di anni fa.[20][21]

Il kudu minore ha 38 cromosomi diploidi. Tuttavia, a differenza degli altri membri della sottofamiglia Tragelaphinae, il cromosoma X e il cromosoma Y sono composti, e ciascuno è fuso con uno dei due autosomi identici.[22]

Eland gigante

Eland comune

Kudu maggiore

Nyala di montagna

Bongo

Sitatunga

Imbabala

Nyala

Kudu minore

ConservazioneModifica

 
Un branco di kudu minori, allo zoo di San Diego, California

La timidezza e la riservatezza del kudu minore e la sua capacità di mimetizzarsi nella fitta boscaglia lo ha in gran parte protetto dai rischi del bracconaggio. Ne è un esempio il fatto che il kudu minore sia molto diffuso nella regione dell'Ogaden, ricca di fitte boscaglie, e flagellata dalla caccia incontrollata da parte della popolazione locale.[1] Tuttavia, i focolai di peste bovina, a cui il kudu minore è altamente suscettibile, hanno provocato un forte calo del 60% della popolazione animale nello Tsavo National Park, in Kenya.[23] Il pascolo eccessivo, l'espansione degli insediamenti umani e la perdita dell'habitat sono tra le principali minacce alla sopravvivenza di questo animale.[1]

La popolazione totale del kudu minore è stata stimata a circa 118.000 esemplari, con una tendenza alla diminuzione delle popolazioni. Il tasso di declino è aumentato al 20% in due decenni. Attualmente, la IUCN valuta il kudu minore come una specie Prossima alla minaccia.[1] Circa un terzo della popolazione di kudu minore vive in aree protette come i parchi nazionali Awash, Omo e Mago (Etiopia); il Parco Nazionale Lag Badana (Somalia); il Parco nazionale dello Tsavo (Kenya); il Ruaha National Park (Tanzania), sebbene si presenti in numero maggiore al di fuori di queste aree.[24] La densità di popolazione raramente supera 1/km² ed è generalmente inferiore.[13]

La testa del kudu minore maschio, con le sue eleganti corna a spirale, è il simbolo dello zoo di Saint Louis.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g (EN) IUCN SSC Antelope Specialist Group, Tragelaphus imberbis, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ^ a b E. Heller, New Genera and Races of African Ungulates (PDF), Washington D. C., Smithsonian Institution, 2 Novembre 1912, pp. 15.
  3. ^ a b c (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Tragelaphus imberbis, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, 698, ISBN 0-8018-8221-4.
  4. ^ Range Description in IUCN.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n J. Kingdon, Butynski, T. e Happold, D., Mammals of Africa, Londra, Bloomsbury Publishing, 2013, pp. 142–7, ISBN 978-1408189962.
  6. ^ a b c d e f g h i j k R. D. Estes, The Behavior Guide to African Mammals : Including Hoofed Mammals, Carnivores, Primates, 4th, Berkeley, University of California Press, 2004, pp. 180–2, ISBN 0520080858.
  7. ^ a b c d e f g h i j k N. Paschka, Tragelaphus imberbis (lesser kudu), Animal Diversity Web. URL consultato il 2 marzo 2014.
  8. ^ S. Chris e Stuart, T., A Field Guide to the Tracks and Signs of Southern and East African Wildlife, 3rd, Cape Town, Struik, 2000, ISBN 1868725588.
  9. ^ a b Lesser kudu, ARKive. URL consultato il 2 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2014).
  10. ^ a b A. W. Mitchell, Preliminary observations on the daytime activity patterns of lesser kudu in Tsavo National Park, Kenya, in African Journal of Ecology, vol. 15, n. 3, settembre 1977, pp. 199–206, DOI:10.1111/j.1365-2028.1977.tb00398.x.
  11. ^ a b J. Váhala, Reproduction of the lesser kudu (Tragelaphus imberbis) at Dvůr Králové Zoo, in Zoo Biology, vol. 11, n. 2, 1992, pp. 99–106, DOI:10.1002/zoo.1430110205.
  12. ^ D. Besselmann, Schaub, D., Wenker, C., Völlm, J., Robert, N., Schelling, C., Steinmetz, H. e Clauss, M., Juvenile mortality in captive lesser kudu (Tragelaphus imberbis) at Basle Zoo and its relation to nutrition and husbandry (PDF), in Journal of Zoo and Wildlife Medicine, vol. 39, n. 1, marzo 2008, pp. 86–91, DOI:10.1638/2007-0004.1, PMID 18432100.
  13. ^ a b R. M. Nowak, Walker's Mammals of the World, sesta, Baltimore, Maryland, Johns Hopkins University Press, 1999, pp. 1140–1, ISBN 0801857899.
  14. ^ Guagnin M, Shipton C, el-Dossary S, et al. Rock art provides new evidence on the biogeography of kudu (Tragelaphus imberbis), wild dromedary, aurochs (Bos primigenius) and African wild ass (Equus africanus) in the early and middle Holocene of north-western Arabia. J Biogeogr. 2018;00:1–14. https://doi.org/10.1111/jbi.13165
  15. ^ Tragelaphus.
  16. ^ Kudu.
  17. ^ C. Groves e P. Grubb, Ungulate Taxonomy, Baltimore, US, Johns Hopkins University Press, 2011, pp. 139, ISBN 978-1-4214-0093-8.
  18. ^ S. Willows-Munro, T. J. Robinson e C. A. Matthee, Utility of nuclear DNA intron markers at lower taxonomic levels: Phylogenetic resolution among nine Tragelaphus spp., in Molecular Phylogenetics and Evolution, vol. 35, n. 3, giugno 2005, pp. 624–36, DOI:10.1016/j.ympev.2005.01.018, PMID 15878131.
  19. ^ C. Groves, Current taxonomy and diversity of crown ruminants above the species level (PDF), in Zitteliana, vol. 32, B, 2014, pp. 5–14, ISSN 1612-4138 (WC · ACNP). URL consultato il 30 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2016).
  20. ^ A. Ropiquet, Etude des radiations adaptatives au sein des Antilopinae (Mammalia, Bovidae), in Ph.D. Thesis, Université Paris, vol. 6, 1–247, 2006.
  21. ^ A. Hassanin, F. Delsuc, A. Ropiquet, C. Hammer, B. Jansen van Vuuren, C. Matthee, M. Ruiz-Garcia, F. Catzeflis, V. Areskoug, T.T. Nguyen e A. Couloux, Pattern and timing of diversification of Cetartiodactyla (Mammalia, Laurasiatheria), as revealed by a comprehensive analysis of mitochondrial genomes, vol. 335, n. 1, 2012, pp. 32–50, DOI:10.1016/j.crvi.2011.11.002, PMID 22226162.
  22. ^ K. Benirschke, D. Ruedi, H. Muller, A.T. Kumamoto, K.L. Wagner e H.S. Downes, The unusual karyotype of the lesser kudu,Tragelaphus imberbis, in Cytogenetic and Genome Research, vol. 26, 2–4, 1980, pp. 85–92, DOI:10.1159/000131429, PMID 7389415.
  23. ^ D. M. Sherman, Tending Animals in the Global Village: A Guide to International Veterinary Medicine, Philadelphia, Lippincott Williams & Wilkins, 2002, pp. 264, ISBN 0470292105.
  24. ^ R. East e Antelope Specialist Group IUCN/SSC, African Antelope Database 1998, Gland, Switzerland, The IUCN Species Survival Commission, 1999, pp. 132–4, ISBN 2831704774.

BibliografiaModifica

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