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Con trattamento del silenzio ci si riferisce al rifiuto da parte di una persona di comunicare verbalmente con un'altra persona che lo desidera. Potrebbe trattarsi semplicemente di qualcuno che tiene il broncio, o potrebbe sfociare in comportamenti abusivi. Oppure essere una forma passivo-aggressiva di abuso emotivo in cui il malcontento, la disapprovazione e il disprezzo vengono esibiti tramite gesti non verbali, mantenendo il silenzio verbale.[1] La psicologa clinica Harriet Braiker lo caratterizza come una forma di punizione manipolativa.[2]

Origine del termineModifica

Il termine è originato da "trattamento" inteso come terapia, in voga nelle prigioni del XIX secolo. In uso fin dalle riforme della prigione del 1835, il trattamento del silenzio veniva usato nelle prigioni come alternativa alle punizioni fisiche, dato che si credeva che impedire ai prigionieri di comunicare, chiamandoli con un numero invece che col loro nome, e facendogli coprire il viso in modo da non vedersi a vicenda, potesse incoraggiarli a riflettere sui loro crimini.[3]

Nelle relazioni personaliModifica

In una relazione, il trattamento del silenzio può essere uno schema difficile da rompere perché, quando è radicato, può portare la relazione al fallimento.[4]

Il trattamento del silenzio viene talvolta usato come meccanismo di controllo. Si tratta di un atto passivo-aggressivo che porta una persona a sentirsi in colpa senza essere in grado di esprimersi. Il silenzio di quella persona può comunque comunicare un messaggio. Può generare ciò che l'altra persona vuole, come attenzioni e il sapere che altri sono feriti emotivamente, oltre a una sensazione di potere derivata dalla creazione dell'incertezza su quanto durerà il ‘silenzio’.[5] A volte l'obiettivo del trattamento del silenzio è semplicemente quello di comunicare un malcontento, e quando il messaggio viene ricevuto e compreso il trattamento del silenzio si conclude.

Chi usa il trattamento del silenzio punisce le vittime rifiutando di parlare con loro o anche solo di notare la loro presenza. Col silenzio, vengono comunicati chiaramente il loro malcontento, la loro rabbia e frustrazione.[6] Le conseguenze di questo comportamento sulla persona isolata dal silenzio sono sensazioni di incompetenza e di inutilità.[7]

Nel luogo di lavoroModifica

Ricercatori del Workplace Bullying Institute sostengono che "usare il trattamento del silenzio per isolarsi dagli altri" è la quarta tattica più comune di bullismo sul posto di lavoro, e viene riscontrata nel 64% dei casi per questa forma di bullismo.[8] Il trattamento del silenzio è una forma riconosciuta di supervisione abusiva. Altre forme includono: rinfacciare fallimenti passati, evitare di dare merito ove dovuto, dare la colpa ingiustamente o abbandonarsi a scatti d'ira.[9]

Riferimenti nei mediaModifica

  • Shirley Ann Millard Mr Toad Gets the Silent Treatment (1999)
  • J. Demetrio Nicolo The Silent Treatment (2004)

NoteModifica

  1. ^ outofthefog.net, http://outofthefog.net/CommonBehaviors/SilentTreatment.html.
  2. ^ (EN) Harriet B. Braiker, Who's Pulling Your Strings? How to Break The Cycle of Manipulation, 2004, ISBN 0-07-144672-9.
  3. ^ allinlondon.co.uk, http://www.allinlondon.co.uk/life/index.php?fid=168&page=2.
  4. ^ USA Today (August 3, 2014) Silent treatment speaks volumes about a relationship
  5. ^ Petra Boynton The Telegraph (26 Apr 2013 Silent treatment: how to snap him out of it
  6. ^ Gregory L. (2009) Healing the Scars of Emotional Abuse
  7. ^ https://www.amazon.com/dp/B0090XFBF2/ref=rdr_kindle_ext_tmb
  8. ^ workplacebullying.org, http://www.workplacebullying.org/top-25/.
  9. ^ James Larsen Abusive Supervision Article No. 309 Business Practice Findings

Voci correlateModifica

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