Tratto prosodico

caratteristica fonologica che coinvolge più segmenti fonemici
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In fonologia, un tratto prosodico (o, meno comunemente, soprasegmentale) è una caratteristica fonologica che coinvolge più segmenti fonemici (cioè più di un fonema) in simultaneità. Generalmente, un tratto prosodico fa riferimento a tre parametri acustici fondamentali (o "correlati acustici"): la frequenza fondamentale, l'intensità e la durata.

I principali tratti prosodici sono accento, tono (al livello della parola) e intonazione (al livello dell'enunciato). Hanno carattere prosodico anche quantità, sillaba, giuntura e ritmo.[1][2]

Questi fenomeni sono detti soprasegmentali perché agiscono al di sopra del segmento minimo, prosodici perché riguardano la catena parlata e ne determinano l'andamento ritmico.

I fonologi generativisti parlano di fonemi non lineari[3].

AccentoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Accento (linguistica).

L'accento "è la particolare forza o intensità di pronuncia di una sillaba"[4] rispetto ad altre e permette di far emergere una sillaba dalla catena parlata.

In italiano l'accento può essere intensivo o dinamico ed è mobile, cioè può occupare diverse posizioni nelle parole composte da più sillabe e, a seconda della sua posizione, permette di distinguere parole per il resto identiche.

Per esempio:

  • sùbito-subìto, mètro-metrò, èdile-edìle, pèrone-peròne, circùito-circuìto, àncora-ancòra...ecc ecc

Classificazione delle parole in base all'accentoModifica

L'accento permette, anche, di classificare le parole in base alla sua posizione all'interno di una parola.

Nella lingua italiana una parola può essere:

  • ossitona (tronca), quando l'accento cade sull'ultima sillaba, come in: città, però, così…
  • parossitona (piana), quando l'accento cade sulla penultima sillaba, come in: giocàre, marèa, matìta…
  • proparossitona (sdrucciola), quando l'accento cade sulla terzultima, come in: màcchina, mòbile, tènero….

Per le parole ossitone plurisillabiche l'ortografia italiana prevede l'obbligo di indicare la posizione dell'accento usando l’accento grafico, come per città, partì, caffè, perché...

Non è previsto l'obbligo grafico per alcuni monosillabi omofoni come sto, sta, fa, qua..., mentre l'accento grafico è necessario indicarlo in: da-dà (preposizione - III persona del verbo dare), la-là (articolo det. f. sing. – avverbio di luogo), si –sì (particella pronominale – avverbio), ecc.

Tono e intonazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Tono (linguistica) e Intonazione (linguistica).

Il tono è l'altezza melodica con cui viene pronunciata una sillaba e dipende dalla velocità e dalla frequenza con cui vibrano le corde vocali.

L'intonazione, invece, riguarda le frasi e il modo in cui vengono pronunciate, quindi è un tratto prosodico che assume un ruolo importante soprattutto nel parlato. L'intonazione è una “sequenza di toni” che fa assumere alla frase un certo andamento melodico e permette, per esempio, di distinguere tra loro le frasi affermative, interrogative, esclamative e imperative.

Considerando la frase Luigi ha vinto, una distinzione particolare si può fare tra:

  • frasi interrogative, caratterizzate da un'intonazione ascendente
(Luigi ha vinto? ↑)
  • frasi affermative, caratterizzate da un'intonazione costante
(Luigi ha vinto… → )
  • frasi esclamative, caratterizzate da un'intonazione discendente
(Luigi ha vinto! ↓)

LunghezzaModifica

Riguarda la quantità di tempo con cui vengono pronunciate sia le sillabe che i foni. I foni possono essere sia brevi che lunghi, cioè realizzarsi in un tempo più o meno rapido e la durata delle vocali o consonanti ha valore distintivo solo in alcune lingue.

Nella lingua italiana, la lunghezza non ha valore distintivo a meno che non sia considerata l'opposizione di durata tra le consonanti semplici e doppie; infatti, è possibile evidenziare la durata identificando coppie minime e adottando il criterio delle opposizioni fonologiche come in:

caro ~ carro

In questo caso, sono considerate lunghe le consonanti doppie e brevi quelle semplici.

In altre lingue, invece, la durata vocalica ha valore distintivo, come nel latino classico per la distinzione tra:

mălum = malanno e mālum = mela

o per il finlandese:

sata= cento ~ saata= accompagna

NoteModifica

  1. ^ Amedeo De Dominicis, lemma Tratti soprasegmentali, in Enciclopedia dell'Italiano (2011), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani.
  2. ^ Simone, Fondamenti di linguistica, cit., p. 124.
  3. ^ Dizionario di linguistica, cit., lemma segmentale/soprasegmentale.
  4. ^ Berruto e Cerruti, La linguistica, p. 77.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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