Travagliato

comune italiano
Travagliato
comune
Travagliato – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Brescia-Stemma.png Brescia
Amministrazione
SindacoRenato Pasinetti (Lega Nord) dal 01/06/2015
Territorio
Coordinate45°31′26.3″N 10°04′47″E / 45.523972°N 10.079722°E45.523972; 10.079722 (Travagliato)Coordinate: 45°31′26.3″N 10°04′47″E / 45.523972°N 10.079722°E45.523972; 10.079722 (Travagliato)
Altitudine129 m s.l.m.
Superficie17,74 km²
Abitanti14 064[1] (30-11-2019)
Densità792,78 ab./km²
Comuni confinantiBerlingo, Castegnato, Cazzago San Martino, Lograto, Ospitaletto, Roncadelle, Rovato, Torbole Casaglia
Altre informazioni
Cod. postale25039
Prefisso030
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017188
Cod. catastaleL339
TargaBS
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantiTravagliatesi
PatronoSan Pietro e Paolo
Giorno festivo29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Travagliato
Travagliato
Travagliato – Mappa
Posizione del comune di Travagliato nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Travagliato (Traaiàt in dialetto bresciano[2][3]) è un comune italiano di 14 064 abitanti[1] della provincia di Brescia situato a sud-ovest del capoluogo, in Lombardia. Chiamata la Cittadella del cavallo, ospita annualmente alcune feste tra cui la fiera Travagliatocavalli, tra aprile e maggio.

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

Il territorio comunale ha un'estensione di circa 17 chilometri quadrati e sotto l’aspetto geologico è compreso nella fascia alluvionale d’origine fluvio-glaciale del Quaternario estesa tra i fiumi Oglio e Mella, delimitata a nord dalle cerchie moreniche del Sebino e a sud dalla linea delle risorgive della pianura.

Il suo assetto contemporaneo è il risultato dell'azione di numerosi corsi d'acqua che hanno, in successivi tempi geologici e storici, asportato e apportato sedimenti fluviali al bacino marino costiero, soggetto a fenomeni di subsidenza, che occupava l'odierna Pianura Padana. Questa zona, chiamata Alta Pianura o Pianura Asciutta, si stende ai piedi delle Prealpi e del pedemonte degli Appennini; il suolo è permeabile, composto da sabbie e ghiaie, e non riesce a trattenere l'acqua piovana. Perciò questa penetra per decine di metri sotto la superficie, fino a incontrare uno strato di materiale impermeabile. Sulle rocce impermeabili l'acqua scorre fino al punto in cui ha la possibilità di riaffiorare dalla falda freatica, dando origine ai fontanili o risorgive.

La pendenza nord-sud del terreno di questa area non è costante; la porzione territoriale nord, che comprende anche il centro abitato, ha una pendenza media superiore allo 0,6%, mentre quella sud ha una pendenza decisamente inferiore; in particolare: la porzione nord poggia su un piano costituito prevalentemente da orizzonti ghiaioso-ciottolosi, tipico dell’alta pianura; la porzione sud poggia su un piano costituito prevalentemente da orizzonti ghiaioso-sabbiosi, tipico della bassa Pianura Padana, quest’ultima porzione del territorio è mediamente più fertile e adatta per lo sviluppo delle aziende agricole. Il dislivello tra il punto più alto, presso la cascina Bona, e il punto più basso, presso la località Sabbionera, è superiore ai 30 metri e corrisponde, all’incirca, all’altezza della Torre Civica che domina la Piazza Libertà nel centro cittadino. Il Comune di Travagliato è parte dell’area metropolitana del capoluogo di provincia che è delimitata dall’attuale Strada Provinciale n. 19 costituente il raccordo anulare tra la Val Trompia e il resto della provincia.

ClimaModifica

Travagliato ha un clima di tipo subtropicale umido, con inverni rigidi ed estati calde e particolarmente afose a causa dell'elevata umidità relativa. È presente il fenomeno della nebbia che si manifesta soprattutto negli ultimi e nei primi mesi dell'anno, come le frequenti gelate.

L'inverno, compreso generalmente tra fine novembre e fine marzo, è caratterizzato da una percentuale di piovosità molto bassa.

Le precipitazioni si concentrano nei periodi compresi tra aprile ed agosto, con un leggero calo nei mesi di luglio e settembre, e un ritorno nel periodo compreso tra ottobre e novembre inoltrato.

Brescia Ghedi (2011) Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. mediaC) 2,25,58,915,719,321,723,025,422,414,27,33,63,814,623,414,614,1
T. min. mediaC) −0,50,84,09,412,716,717,219,016,78,63,5−0,40,08,717,69,69,0
T. max. assolutaC) 10,215,020,230,631,232,033,336,632,928,517,411,615,031,236,632,936,6
T. min. assolutaC) −5,1−4,2−4,04,29,714,212,814,310,02,7−2,3−6,2−6,2−4,012,8−2,3−6,2
Precipitazioni (mm) 36,987,793,216,953,5163,067,62,0106,084,085,022,9147,5163,6232,6275,0818,7
Giorni di pioggia 76791096767861926222188


StoriaModifica

Le originiModifica

Il terrotorio sul quale fu edificato un primo arcaico insediamento si presentava, con tutta probabilità, come una vasta pianura dalla selvaggia vegetazione, coperta da boschi e da fitti canneti. Tuttavia, una pianura così fatta, fu sicuramente un terreno adatto a colture di vario genere e quindi adatto a ospitare l'uomo. La storia insegna che le prime opere di bonifica nella Pianura Padana furono compiute dagli Etruschi, poi dai Cenomani e infine dalla civiltà romana. Gli Etruschi avrebbero convogliato le acque in argini sicuri, costruito ponti e tracciate le prime piste di transito.[5] Essi avrebbero anche ripartito il territorio in zone dette pagus, in cui sorsero i vici pagenses abitati dall'uomo divenuto contadino.[6]

Il villaggio del pagus assunse poi il nome proprio da caratteristiche ambientali come nel caso di Travagliato, probabilmente un vicus pagensis viarius. Una denominazione tale è comprovata dai documenti del periodo medioevale anteriore al Mille, nei quali si leggono i nomi di Treviade e di Tiviado. La parte iniziale dei nomi (Tre, Tri) è una contaminazione dal latino tres (= tre), o inter (= fra). D'altro canto così venivano denominati i villaggi che sorgevano alla confluenza di vie vicinali, o fra vie vicinali, ed erano importanti perché qui contadini e artigiani dei villaggi si scambiavano i prodotti del lavoro, e tenevano mercato.[7]

Una denominazione tale è comprovata dai documenti del periodo medioevale anteriore al Mille, nei quali si leggono i nomi di Treviade e di Tiviado. La parte iniziale dei nomi (Tre, Tri) è una contaminazione dal latino tres (= tre), o inter (= fra), e può dimostrare che il paese è sorto alla confluenza di vie vicinali, o fra vie vicinali. La parte terminale ade (= ado), nell'Alto Medioevo si dava a tutti i paesi di origine rurale. Il cambio del nome da Treviade in Travaleado è visibile dai documenti del XIV secolo.

Il nome antico, quindi, nelle poche sillabe che ne compongono l'etimo, è il reperto archeologico più eloquente e valido a confermare che il paese acquistò vita e importanza dalla sua posizione.[8]

I documenti storici su cui si può leggere il nome antico di Treviade sono un decreto dell'imperatore Enrico III il Nero, redatto a Goslar il 18 maggio 1053, per sancire una permuta di latifondi del territorio demaniale bresciano avvenuta nell'ottobre 1043 tra il vescovo di Brescia Oderico e l'abate Paterio del monastero di San Pietro in Monte e la bolla di Papa Innocenzio II dell'aprile 1133, che elenca la corte di Treviado fra i beni del monastero di S. Faustino Maggiore.[9] L'ingresso dei monaci dell'Ordine di San Benedetto nei territori del pagus, in giurisdizione vescovile, era sancito dai decreti degli imperatori e approvati da bolle pontificie. Si può ben immaginare come gli abitanti del villaggio rurale abbiano trovato nella Chiesa una guida in grado di stabilire leggi necessarie per vivere insieme.

Sotto la dominazione della Repubblica di Venezia, che si era insediata in queste terre dopo la nomina del doge Francesco Foscari, il comune veniva nominato Travajado, e lo si può confermare grazie a un decreto del 1450.[10] Nell'autunno del 1453 i milanesi avevano di nuovamente stabilito a Chiari un comando militare e il collegamento con Milano e da qui puntavano su Travajado, come punto più avanzato verso Brescia per svolgere la quarta campagna di guerra contro i veneti, che si concluse con la pace di Lodi il 9 aprile 1454.

Il nome di Travagliato è recente, non ha più di due secoli ed è italianizzato dal Veneto Travaleado o Travajado, frequentissimo nei decreti ducali, negli estimi e negli atti notarili del periodo veneto.[11]

Gli anni successivi alla pace furono tormentati da epidemie a causa delle guerre ma poi la vita riprese: si ricostruirono le case, si ingrandirono i borghi e i campi ricominciarono a dare foraggio, grano e lino. Il convento non cessò totalmente la sua influenza, né perse il suo prestigio, ma fu luogo di rifugio e di soccorso.

La dominazione veneta proseguì fino al Seicento e parte del Settecento, secoli che videro il susseguirsi di nuove epidemie. A poco a poco non si parlò più di questo morbo, finché nel 1836 si abbatté sul paese la prima terribile epidemia di colera.[12]

StemmaModifica

Lo stemma di Travagliato presenta un drappo partito d'azzurro e d'argento caricato da una punta di lancia medioevale.

È riccamente ornato con ricami d'oro e una scritta centrata recante il nome della città: Città di Travagliato. Sulla sommità è presente una corona d'orata costituita da cinque torri merlate. A sostegno dello stemma un ramo con foglie d'ulivo e un ramo con foglie di quercia legati con un nastro rosso.

Lo Stemma è riconosciuto dallo Stato italiano con decreto del Presidente della Repubblica in data 16 novembre 1967.[13]

La sua nascita è da ricercare, con tutta probabilità, in età medioevale: la punta di lancia conficcata nel terreno, che si può osservare nello Stemma, potrebbe indicare l'arma che il soldato vi affonda perché diventi arnese di pace e di lavoro, ma era il gesto di chi abbandonava la terra per farsi soldato.

Come descrive il Guerrini "Lo stemma ha due origini: quella militare, che è la più antica, ed era data dalla bandiera o vessillo che ogni capo di un drappello o di una compagnia di soldati portava per distinguersi da altre formazioni consimili; e quella più recente, che chiamerei personale o famigliare proveniente dai sigilli che si usavano a chiudere la corrispondenza o a timbrare gli atti pubblici e privati..."[14] Secono lo storico, queste sono le origini dello stemma. Dopo i lavori di restauro della canonica della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, sul capitello del loggiato si è notato un bassorilievo raffigurante un flagello e una punta di lancia, o come altri sostengono una vanga appuntita. I due simboli equivalgono a due firme lasciate da chi ha commissionato il manufatto: la confraternita dei Disciplini e la comunità di Travagliato. Lo stile del capitello si può datare al XIV o XV secolo. Questo è il reperto più antico sul quale ci si può basare per avere un'idea chiara di quale sia la derivazione dello stemma.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

Duomo dei Santi Pietro e PaoloModifica

 
Chiesa dei Santi Pietro e Paolo vista abside e campanile

Le origini della chiesa dei Santi Pietro e Paolo Apostoli si perdono nel tempo ma si possono collegare con l'ingresso dei monaci benedettini nel territorio di Travagliato. Infatti i monaci del monastero di San Faustino Maggiore di Brescia e quelli di San Pietro in Monte Ursino di Serle presero possesso delle terre in Travagliato rispettivamente nei secoli IX e XI. La chiesa fu costruita ove si trova tuttora. L'edificio attuale, pur trasformato dalle numerose ricostruzioni avvenute nel corso degli anni, è inserito in maniera impropria tra gli edifici circostanti e anche al grande spazio della piazza con la Torre Civica alla quale volge le spalle.

Non si tratta di un errore: più semplicemente l'evoluzione della chiesa e della piazza hanno seguito vie differenti. Nel 1053 la Chiesa di Treviade, nome antico di Travagliato, porta il nome di San Pietro ed è citata per la prima volta nei documenti dell'epoca. Per trovare altre citazioni della chiesa bisogna giungere nel periodo visconteo (1329-1426).

L'edificio attuale fu riedificato nei primi anni del secolo XVIII ed era giunto alla fine dei lavori nel 1713 con il completamento del tetto. Il suo autore, il comasco Antonio Corbellini, era architetto ma anche validissimo ed esperto capomastro nel dirigere il cantiere. Finora si pensava che la sua prima opera nel bresciano fosse la Parrocchiale di Coccaglio commissionata nel 1718 ma solo in anni abbastanza recenti, nel corso del penultimo restauro del tetto, è finalmente uscito il nome dell'autore dell'architettura e l'anno di esecuzione; infatti tra la volta e il tetto si legge:

«ANNO DO./MINI LI SEI LULIO/MDCC/XIII/ ANTO./CORBELLIN/F. di Antonio Corbellini.»

A uno sguardo attento le sue opere possono essere caratterizzate da un'eleganza sinuosa con linee e volumi piuttosto delicati, ma a Travagliato, cioè all'inizio della sua carriera, il Corbellini dimostra una maggiore forza nei volumi e nei nodi strutturali, un impianto più solenne che riprenderà successivamente in altre architetture religiose come a Fiesse, Malonno, Monno, Saviore dell'Adamello, Azzano Mella, Dello, Orzivecchi, Paitone; si dimostra così più legato alla solennità barocca del Seicento.

 
L'interno della chiesa

Settecentesco è anche il campanile (molto simile a quelli della Disciplina e del Suffragio, e probabilmente dello stesso architetto), per quanto non documentato. Edificato nel 1752[15] è l'elemento più alto della città e raggiunge un'altezza di 41 metri circa. È formato da tre corpi sovrapposti che ripetono in modi variati elementi decorativi simili, lesene angolari, fregi e cornici marcapiano. Tale sistema decorativo viene rispettato anche per quanto riguarda la facciata in cotto; non finita e ben distinta dal resto della struttura, è anch'essa ricca di particolari. È suddivisa in due piani da alte cornici marcapiano e ciascuna porzione è a sua volta suddivisa in tre specchiature dalle lesene in cotto. Nell'arco superiore si scorgono tre timpani inflessi che segnano l'ampia finestra rettangolare e due nicchie, nate probabilmente per ospitare le statue dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.

Il portale principale, fornito di un breve protiro, è in pietra di Botticino e le due colonne sostengono un arco rialzato sul quale poggia il timpano triangolare.

L'architettura barocca della chiesa viene ripetuta sia all'esterno sia in particolare all'interno di essa. L'interno, più che l'esterno, rende onore all'immagine unitaria del tempio anche se, nelle forme attuali degli altari laterali, si giunge fino al tardo Ottocento. La logica degli affreschi passa da una decorazione di tipo settecentesco a uno neoclassico, a uno ottocentesco fino a quello barocco.

 
La facciata con mattoni a vista

I sei altari laterali in marmo policromo, tre per parte, sono inseriti in altrettante brevi cappelle con arco d'ingresso altissimo che è lo stesso motivo che domina la struttura del presbiterio. Il primo altare, di cui si conosce l'origine, venne eretto nel 1400 e dedicato a San Vincenzo Ferreri. Nel 1467 fu istituito l'altare di San Bernardino. L'altare di Sant'Antonio fu eretto nella chiesa e dotato di cappellania nel 1529. Degli altari della SS. Croce e del SS. Corpo di Nostro Signore si hanno notizie dal 1540, di quello del Santo Rosario e di San Carlo dal 1648 e di quello dell'Immacolata nel 1737.

Gli spazi interni sono stati arricchiti con molte pitture, non solo per gli altari laterali ma anche sulle volte e sulle murate. Una prima fase settecentesca, improntata a un rococò bresciano, portano la mano stilistica di Giovanni Antonio Cappello con la Gloria dei Santi Pietro e Paolo in Paradiso nella finta cupola del presbiterio, i Quattro Evangelisti nei pennacchi, San Pietro liberato dal carcere nel coro e le testine dei cherubini nei cartocci.

Con altri stili pittorici sono presenti tre grandi affreschi in stile neoclassico del pittore bergamasco Giacomo Gritti:

San Pietro che guarisce lo storpio sulla gradinata del Tempio e San Paolo che predica a i Sapienti Greci nell'Aeropago di Atene presenti nelle murate laterali del presbiterio, rispettivamente a destra e sinistra dell'altare maggiore, e I Padri radunati nel Concilio Ecumenico Vaticano posto sul fondo dell'aula sopra l'ingresso principale. Quest'ultimo mutò però di tema, e al suo posto venne realizzata la Proclamazione del Dogma dell'Incoronata Concezione da parte di Pio IX.[16]

A decorazione della volta a botte della navata il pittore Luigi Tagliaferri colloca, in seguito, altri tre affreschi di gusto più romantico che si possono collocare negli ultimi due decenni dell'Ottocento:

San Francesco converte il Saladino nella prima fascia più vicina al presbiterio, Il Martirio di Sant'Eurosia nella fascia centrale e Il Ritrovamento della vera Croce nella fascia sovrastante l'ingresso principale.

La pala d'altare è una delle opere più sintetiche e significative di Francesco Paglia, data la firma in basso a sinistra. Vi è rappresentato il Cristo Redentore con i Santi Pietro e Paolo (Cristo Redentore consegna a Pietro le Chiavi). È possibile datare anche quest'opera intorno al 1675-80; a rafforzare la datazione ci si appoggia a un unico antico manoscritto redatto dallo stesso Paglia con aggiunte e aggiornamenti fino al 1712 riguardanti le sue opere compiute.[17]

Posto al di sopra della macchina decorativa della della pala d'altare, nella parte alta dell'abside, si nota un affresco incastonato in decorazioni a stucco dipinte. Nella sua forma semicircolare si trova San Pietro cammina sull'acqua del lago di Genezareth, opera di Giovanni Antonio Cappello.

Nel 2007 sono stati ristrutturati il tetto e la facciata e gli ultimi interventi si sono conclusi nel 2012, quando si sono restaurate le pareti, gli apparati decorativi e gli arredi interni.


Chiesa di Sant'AntonioModifica

Sebbene posta accanto alla chiesa principale della città, è la chiesa meno documentata fra quelle di Travagliato perché nel tempo ha subìto infinite trasformazioni che la storiografia è riuscita a riscostruire solo in parte.

 
Il protiro del retro della chiesa di Sant'Antonio. Sulla destra la facciata dei Santi Pietro e Paolo.

Per questa sua collocazione si può dedurre che l'attuale posizione della chiesa di Sant'Antonio nascondesse in realtà il cimitero della parrocchiale con il suo ingresso ad Occidente, in Via Roma. L'ipotesi di questa sistemazione viene enunciata in uno scritto della storica travagliatese S.Corniani nel quale parla di un antico vicolo tra il cimitero e l'attuale chiesa parrocchiale. Su quel viottolo furono gettate le fondamenta dell'attuale chiesa dei Santi Pietro e Paolo spostando il cimitero sul retro della chiesa nuova, verso la piazza.[18] Sul terreno del cimitero antico venne costruita la chiesa dedicata al Santo. Si ipotizza quindi una costruzione che si aggira intorno alla fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo.

La chiesa di Sant'Antonio, comunemente denominata "dei morti" o "cimitero", nasconde però una struttura che potrebbe ricondurre al Seicento o al Cinquecento, come ci dicono molti elementi, ma l'attuale sistemazione della facciata e dell'ingresso sono di certo settecenteschi, non solo per le modanature e le cornici della porta e delle finestre, ma anche per la struttura della finestra termale romana, anche se camuffata da un Manierismo locale. Altro aspetto settecentesco è l'apertura a tre fornici che costituì il nuovo ingresso ad est, che si affaccia sul lungo corridoio coperto che porta all'ingresso laterale della parrocchiale.

L'attuale orientamento della chiesa, con ingresso ad Oriente, cela una abside che non è osservabile dall'esterno perché questa struttura è costituita da un "finto" ingresso, ovvero l'antico ingresso del cimitero. Il nuovo elemento venne appoggiato al corpo della chiesa quale raccordo di completamento di una zona ormai resa monumentale da un agglomerato di altri edifici importanti. Si presenta oggi con un protiro di notevole grandezza e importanza riconducibile con molta probabilità all'inizio dell'Ottocento, in perfetto stile neoclassico, e allo stile più puro dell'architetto Rodolfo Vantini impegnato assai a lungo a Travagliato.

Esso, con le sue quattro colonne, il frontone triangolare e la trabeazione a metope e triglifi, si appoggia alla muratura del 1713 della chiesa maggiore.

Col tempo la chiesa venne dismessa a lungo e utilizzata come magazzino trascurato; grazie ad alcuni lavori di ricerca e restauro effettuati dal Don Mario Turla venne ridonata dignità all'edificio recuperando le antiche forme.

L'interno è caratterizzato da un'unica aula con un importante altare teca (contenente il Cristo morto) e dipinto con colonne in finto marmo Verde Alpi che si accordano con l'altare.

Chiesa di Santa Maria dei CampiModifica

Il "devotissimo santuario" quattrocentesco sorse a propiziazione per la salvezza del paese durante le cruente guerre tra i Visconti e la Repubblica veneta, che portarono al lungo dominio di quest'ultima.[19] Così scriveva monsignor Antonio Fappani, sacerdote, giornalista e storico bresciano, nei confronti di questo luogo sacro dedicato a Santa Maria.

A livello documentaristico non è dato sapere esattamente quando la chiesa fu costruita. È di fatto la chiesa più antica della città e probabile che esistesse già nella seconda metà del III secolo o all’inizio del IV secolo;[20] non è tuttavia da escludere che sia molto più antica e che sia sorta sopra i resti di un’edicola o tempietto pre-cristiano, come spesso accadeva. Il titolo più antico che conosciamo è quello di Santa Maria in Bertachiara; la dicitura la troviamo riportata in una pergamena datata 1361 ma con riferimento a una più antica Chiesa di S. Maria conservata presso l’Archivio Storico Diocesano di Brescia. Fu poi denominata Oratorio Campestre dell'Assunzione della Beata Vergine Maria nel 1665, per poi diventare più semplicemente Santa Maria dei Campi dove ogni 15 agosto viene celebrata la liturgia dell'Assunta.

In epoche remote, dobbiamo immaginare questa piccola chiesa come un edificio immerso completamente nella campagna, interrotta qua e là da alcune strade e da casupole di legno e paglia. Senza dubbio, la chiesa primitiva era più piccola di come oggi ci appare. Proprio dopo il 1512 i travagliatesi compirono un vistoso ampiamento corrispondente a tutta la zona presbiteriale, costruita a regola d'arte e in forme più nobili e solenni rispetto alla navata, come aveva ben individuato don Mario Turla. Il confronto tra le murature della navata e quelle del presbiterio non fanno che confermare questa idea; la prima ha elementi gotici, la seconda è più fedele a un linguaggio successivo. Lo stesso discorso lo si può affrontare se si osserva il porticato d'ingresso: il confronto, anche in questo caso, è ben evidente nella differenza di stile tra la facciata della chiesa precedente con le arcate e il cornicione del portico, che si slancia proprio come un antico protiro. Come documentato, nel 1611 l'edificio sacro ebbe un'aggiunta: l'arioso porticato dovuto alla munificenza di Mons. Girolamo Verduro, ricordato nell'epigrafe incisa sulla lastra di marmo che sta in facciata:

 
La Chiesa di Santa Maria dei Campi nel 2020

«D.O.M. HIERONIMUS VERDURUS CLEMENTI VIII P.M. INTIMUS FAMILIARIS ET CANONICUS ECCLESIAE BRIXIENSIS PRO SACRAE HUIUS AEDIS ORNAMENTO ET POPULI COMMODO HANC PORTICUM AERE SUO EXTRUXIT ANNO DOMINI MDCXI D.O.M.»

«A Dio Onnipotente e Massimo Girolamo Verduro, Cameriere Segreto di Clemente VIII Pontefice Massimo e Canonico della Chiesa bresciana, per ornamento di questo sacro tempio e per la comodità del popolo a sue spese costruì questo portico nell'anno del Signore 1611 D.O.M.»

Il canonico Verduro era nato a Travagliato da una famiglia agiata e possidente di terreni.

La chiesa è costituita da una sola navata divisa in tre campate da due arconi a sesto acuto collegate alla abside quadrangolare con un ulteriore arco a tutto sesto. Tali archi acuti che reggono il tetto a vista della navata appartengono al periodo quattrocentesco e si muovono nell'ambito del Gotico Padano che ha avuto a Cremona e a Milano le sue massime espressioni.

Correva l'anno 1517 quando il pittore Vincenzo Civerchio da Crema dipinse la più grande opera di pittura che la chiesa conservi: l'Assunzione di Maria al Cielo. Nello stesso anno dipingeva anche la Pietà della facciata.[21]

Oltre a svolgere una presenza funzionale per i pellegrini è utile osservare anche la strategia architettonica che presente. Infatti, essendo questa una zona assai umida, con la presenza della roggia sulla destra e i campi che circondano l'intera struttura, gli intonaci sono rimasti sostanzialmente sani fino a pochi anni or sono proprio per lo scambio d'aria tra interno ed esterno, mediato dal portico che agisce da mitigatore.

Il più importante restauro venne effettuato per voto della popolazione dopo la seconda guerra mondiale.[22] Negli anni 1943-1946 cominciarono i lavori di recupero eseguiti dall'arciprete don Umberto Sigolini affiancato da don Vito Palazzini che riguardava gli ambienti della chiesa. Vennero messi in luce gli affreschi delle pareti, fino ad allora coperti, abolito l'altare di Santa Cristina e assestato il sagrato.

Nel 1989, sotto la spinta dell'amministrazione comunale, i contributi dell'allora parroco don Mario Turla e la volontà di molti cittadini, cominciarono i lavori di restauro e conservazione degli ambienti interni ed esterni che si protrassero a lungo. Importante è stata, in questa fase, la costruzione di un muretto a nord della chiesa per evitare infiltrazioni d'acqua che avrebbero danneggiato gli affreschi.

L'ultimo intervento è avvenuto nel 2018 e ha riguardato il rifacimento della copertura. Su indicazione della soprintendenza si è provveduto a un consolidamento antisismico, è stata effettuata la tinteggiatura dell'intero edificio e la sistemazione della parte inferiore del portico.


Chiesa della Vergine di LourdesModifica

La struttura è sita in via Andrea Maj, all'angolo con piazza Cavour, accanto alla piazza principale del paese. L'intero edificio ha una storia assai complessa e ha subito trasformazioni radicali nel corso dei secoli.

La sua fondazione risale al secolo XIV, come Disciplina, cioè come luogo di raccolta e devozione dei confratelli chiamati Disciplini Bianchi, per l'abito e per il flagello penitenziale che si erano scelti. Nacquero in stretta relazione con alcuni movimenti di penitenza e a distinguere i Disciplinati dalle altre confraternite sono due la flagellazione o disciplina accompagnata alla preghiera e le celebrazioni. Questa congregazione fu sciolta nel 1798 e i suoi beni vennero incamerati dalla Repubblica Cisalpina. Oggi, a ricordare l'antica Disciplina, resta solamente l'affresco dell'Annunciazione sul muro esterno dell'abside.

 
Chiesa della Madonna di Lourdes vista da piazza Cavour nel 2020. Sullo sfondo il somigliante campanile della parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo

Anticamente, infatti, venne titolata "Disciplina dell'Annunciazione di Maria", ma fu trasformata in chiesa della Madonna di Lourdes nel 1902 dall'arciprete don Eugenio Cassaghi che, devotissimo alla Vergine, volle qui riprodurre la grotta di Massabielle. Per riuscire in questo, l'arciprete acquistò alcuni ambienti adiacenti e l'edificio venne trasformato con l'aggiunta di una grotta a tutta parete nell'abside che ricorda la cavità carsica di Massabielle ai piedi dei Pirenei in Francia. Al centro vi è posta la statua della Vergine Maria a ricordare l'apparizione a cui avrebbe assistito Bernadette Soubirous.

L'architettura dell'edificio è molto semplice, si avvicina molto al linguaggio trecentesco o al massimo dei primi decenni del Quattrocento. In facciata presenta un semplice portale d'ingresso e sulla sommità una finestra goticheggiante ad arco ogivale in cotto, oggi murata. Indagando l'edificio si nota che il campanile, posto accanto alla facciata, è di epoca successiva. Come per la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, il campanile non è ben documentato ma ricalca in modo evidente la forma, le cornici marcapiano, le lesene, i rilievi e le decorazioni del campanile della parrocchiale, seppure più basso, circa 28 metri. La sua edificazione, infatti, viene attribuita all'architetto Antonio Corbellini intorno al 1752.[23]

 
Effige dell'ordine dei Flagellanti

La sommità presenta una fattura di tipo tardo medioevale, in particolare i quattro merli che la coronano. La merlatura ghibellina è di certo una particolarità rispetto allo stile sottostante, questo perché l'edificio potrebbe essere stato impostato molti anni prima. A rafforzare questa ipotesi le pietre squadrate della sua base a indicare la presenza di un più modesto campanile precedente. L'intervento del Corbellini, quindi, potrebbe aver modificato la muratura aggiungendo le decorazioni settecentesche e separando il manufatto più antico, applicando il concetto di restauro conservativo. Il campanile presenta anche una piccola insegna in marmo sulla quale è scolpita l'effigie dell'ordine dei Flagellanti e un'effige simile è riprodotta in due bassorilievi presenti sopra i capitelli del primo marcapiano del campanile.

La chiesa presenta un impianto a navata unica con struttura a capanna e le murature sono composte da elementi lapidei e in laterizio. L'interno presenta delle pregevoli decorazioni settecentesche sia sulle pareti laterali sia sulla copertura composta da volte a vela in successione. Il presbiterio, che è separato dall'aula da un gradino e una cancellata in ferro battuto, presenta un già citato intervento di trasformazione che ha in parte cancellato i caratteri originari delle decorazioni, inserendo una struttura rocciosa a emulare la grotta delle apparizioni mariane. Dietro la grotta sono ancora visibili una parte della soasa in gesso e le nicchie che formavano la decorazione absidale della chiesa antica.

Nel XX secolo sono stati effettuati dei lavori di ammodernamento dei pavimenti della navata rinvenendo degli elementi che riconducono alla fondazione della chiesa. I restauri effettuati hanno portato alla luce basamenti di colonne e capitelli identici a quelli del cortile della canonica della parrocchiale. Ben visibili, oggi si possono osservare attraverso delle aspposite teche calpestabili.

Nel 2019 la chiesa ha subìto un intervento di tinteggiatura delle pareti esterne.


Chiesa di Santa Maria del SuffragioModifica

La chiesa è situata nella parte nord della piazza Libertà ed è affiancata da alcune abitazioni: sul lato sinistro è presente un edificio privato e nella parte destra la struttura dell'Oratorio Sant'Agnese.

La chiesa, sebbene edificata nel cuore del centro storico e piena di pregevoli opere d'arte, è particolarmente dimenticata nella letteratura artistica. Si nota subito la facciata, rimasta intatta dalla costruzione, è l'emergenza più notevole dell'edificio e si presenta subito molto elegante. Ancora oggi non è noto l'autore ma è stata progettata da un architetto di talento sicuro e di gusto aggiornato.

 
Chiesa di Santa Maria del Suffragio. Sulla destra l'edificio dell'Oratorio Sant'Agnese

La storia di fondazione pone le sue radici intorno alla fine del XVI secolo quando la Confraternita dei Suffraganti, nei suoi primi anni di vita, aveva in custodia l'altare di San Carlo ma, non avendo oratorio dove riunirsi per la recita dell'ufficio, erano costretti a chiedere ospitalità alla Confraternita dei Disciplini nella loro chiesa.[24] Da qui la possibile origine della chiesa del Suffragio eretta tra il 1675 e il 1684 quando Orsola Aquilina,[25] morendo, lasciò la sua abitazione per metà ai Suffraganti e per metà all'arciprete don Andrea Balladore e i lasciti di costruzione pervennero alla confraternita a partire dal 1663.

L'edificio fu costruito nello stile del tempo. Presenta una facciata composta da due registri, di cui quello inferiore maggiore nelle dimensioni ma decisamente meno ricco di decorazioni, mentre quello superiore, che richiama le campiture spaziali di quello inferiore, presenta un maggior grado di decorazione con ai lati delle volute. La facciata presenta una suddivisione delle campiture spaziali dovuta a delle lesene e nella parte centrale due aperture di cui un portale marmoreo d'ingresso e una finestra rettangolare. A coronamento è posto un classicissimo timpano triangolare lievemente aggettante dotato di pennacoli in marmo di Botticino sulla sommità, di cui il centrale ne sostiene la Croce.

Il campanile ha un'altezza di 30 metri ed è formato da tre semplici ordini sovrapposti come in quello della "Disciplina" e della "Parrocchiale" e sembrerebbe essere eretto dal medesimo architetto: Antonio Corbellini. D'altra parte, anche in questo caso, non è documentata l'epoca della realizzazione. Al suo apice presenta una sorta di cupola che richiama lo stile seicentesco delle cupole fiorentine.

L'ingresso dall'antica sacrestia era posto a sinistra della chiesa nella contrada della Rumiglia (ora via Vittorio Emanuele II), ingresso ancora in uso oggi per l'accesso al campanile e non più alla chiesa.

Nel 2002 la struttura della facciata principale subisce una trasformazione grazie a un progetto per opera dell'architetto travagliatese Enrico Cordoni su richiesta del parroco don Mario Turla, all'interno del quale era previsto un restauro integrale della facciata con interventi di risanamento delle murature, deteriorate a causa dell'umidità di risalita capillare, delle cornici in marmo, della finestra frontale e del portone d'ingresso.[26] Lo stesso complesso architettonico ha visto anche l'esecuzione di lavori sulla copertura, sulla pavimentazione interna e sugli impianti tecnologici di illuminazione e riscaldamento.

Dal 2008 non svolge più il suo ruolo originario ma è adibita a mostre e incontri.

Nel 2019 ha subìto l'ultimo intervento di conservazione della facciata e di sistemazione della copertura.

Oratorio di Sant'AngeseModifica

L'edificio del primo oratorio di Travagliato ha una lunga storia dietro di sé. È situato accanto alla chiesa di Santa Maria del Suffragio, in piazza Libertà.

Già nel 1829 don Giuseppe Zigliani, giovane sacerdote e archivista dell'oratorio dei padri Filippini della Pace, diede vita al primo «ricreatorio festivo» secondo le regole di san Filippo Neri, ma soprattutto nel solco dell'ispirazione formativa indicata da monsignor Lodovico Pavoni (1784-1849). Il sacerdote, probabilmente a Travagliato per la predicazione delle missioni, si fece promotore di quella istituzione in accordo con il parroco don Giacomo Bonomi (1794-1841).[27] Durante il suo mandato (1841-64) il successore don Luigi Mazzoldi costruì il portico tuttora esistente di fianco alla chiesa del Suffragio successivamente. Continuò l'opera il parroco don Dionigi Orlandelli di Bagnolo Mella.

Sempre sotto la guida di don Orlandelli venne eretta la struttura dell'oratorio, «costruito da un capomastro del luogo nel locale adibito a ricreatorio festivo». Si trattava della costruzione che divenne, successivamente, l'oratorio femminile Sant'Agnese.[28] Per iniziativa di don Angelo Colombo, direttore dell'oratorio, venne anche costruito un teatro di 20 metri per 10 metri decorato con pitture a colori e lavori a traforo, inaugurato nell'ottobre 1894.

Nel 1915 l'oratorio era ancora in costante crescita; mentre il direttore era don Michele Minini, gli iscritti erano 445 su una popolazione complessiva di 4 800 abitanti. Il parroco don Umberto Sigolini di Brozzo, durante il difficile periodo del fascismo, seppe difendere l'autonomia dell'oratorio dalle mani dell'Opera Nazionale Balilla. Nel 1935-36 si costruirono nuove aule catechistiche a fronte di un numero sempre crescente della popolazione (diventati più di 6 000).

Don Piero Pochetti (1988-1996), che svolse il ministero sotto il parrocchiato di don Mario Turla (1988-2004), avviò il restauro della struttura il 17 settembre 1989.

Nel corso del tempo gli ambienti sono stati mantenuti pressoché invariati fino ad oggi.

Oratorio San Michele ArcangeloModifica

A don Francesco Foglio, in carica a Travagliato dal 1945 al 1969, si deve la costruzione dell'oratorio maschile nuovo dedicato a San Michele Arcangelo[29].

Sempre a don Foglio si deve la costruzione di una grande casa per ferie a Temù chiamata Pino Silvestre edificata a partire dal 1957. Venne poi ristrutturata e abbellita nel 1985 da Luigi Barucco in memoria dei suoi cari. Ogni anno ospita gruppi oratoriali, famiglie e giovani anche di altri centri parrocchiali.

La costruzione dell'Oratorio San Michele, sita in via Mulini, avviene tra il 1946 e il 1948 con l'edificazione di un unico corpo compatto nei terreni a nord della fabbrica delle scuole elementari. Venne dotato di una piastra d'accoglienza e di alcuni campi da gioco nei terreni antistanti al corpo di fabbrica; in particolare di un campo da calcio di 110 x 64 metri confinante con l'antico brolo Valverde, oggi edificato in Villaggio Valverde.

Al piano terra l'edificio è costituito da un porticato arcato con alcuni locali tra i quali un bar, un cinema e l'abitazione del sacerdote. Al piano superiore furono costruite alcune stanze dedicate alle attività catechistiche e un ampio terrazzo.

Nell’anno 1968, l’allora direttore dell’Oratorio don Piero Gabella, fondò una squadra calcistica chiamata USO- Calcio Travagliato.[30] Lo scopo di questa associazione era quello di organizzare alcune squadre di calcio, sia a livello agonistico sia a livello amatoriale per cercare di coinvolgere il maggior numero di ragazzi che frequentavano l’oratorio. Dai campi della squadra uscirono campioni del calcio come Franco e Giuseppe Baresi, Giovanni Lorini e Franco Pancheri.

Don Garzoni, arrivato a Travagliato il 15 marzo 1970, si prese cura di molti edifici del paese tra i quali: la parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, Santa Maria dei Campi, la chiesa del Suffraggio, la chiesa della Madonna di Lourdes, l'oratorio Sant'Agnese e l'edificazione della chiesa della Madonna di Fatima.[31] Restaurò anche l'Oratorio San Michele nel 1973 togliendo il terrazzo al piano superiore e dotando la struttura di nuove aule. Nello stesso anno naque anche il gruppo scout. Nell'oratorio maschile si susseguirono quindi i direttori don Giovanni Palamini (1979-88) e don Piero Pochetti (1988-1996).

Nel 2006 vennero effettuati altri restauri come la creazione di nuovi spazi d'accoglienza ai piani superiori e la tinteggiatura delle pareti interne ed esterne sotto la guida di don Marco Compiani (2005-2013).

L'ultimo restauro di notevole consistenza è avvenuto tra il 2019 e il 2020, voluto da don Davide Corini, con l'ammodernamento degli ambienti esterni e la creazione di nuovi spazi d'accoglienza quali nuovi campi da gioco, piastre d'incontro e nuove aree verdi.

Scuola dell'infanzia San GiuseppeModifica

La scuola dell'infanzia San Giuseppe di Travagliato si trova in Via Napoleone ed è gestita dalle suore Ancella della Carità.

Chiesa di San Carlo ai FinilettiModifica

Il piccolo Oratorio, che sorge nella campagna est della cittadina, presenta dei caratteri di un Settecento classicheggiante sorto dopo l'anno 1716.

Fino alla fine del Seicento gli edifici sacri del paese furono la Parrocchiale, Santa Maria dei Campi, la Disciplina, S. Rocco e S. Maria del Suffragio. Nel secolo successivo sorsero, per lo più su iniziativa di privati, altre piccole chiese o oratori: S. Gaetano, S. Anna alla Foresta, S. Liborio alla Gàmbara e San Carlo ai Finiletti.

 
La chiesetta di San Carlo nel 2020 presso la cascina Finiletti nella campagna travagliatese

Il primo Oratorio venne eretto per volontà del sacerdote Giovanni Battista Peri proprietario, insieme ai fratelli, delle cascine Finiletti, con lo scopo di offrire alla gente della campagna la Messa domenicale[32] poiché era assai disagevole recarsi in paese a quel tempo, stante che la strada era a un livello inferiore rispetto all'attuale, e spesso impraticabile. Il complesso venne eretto nel 1731 dai figli del marchese Rampinelli per comodità loro e della loro gente. Don Peri morì prima di vedere completamente attuato il suo disegno a causa di una prolungata approvazione delle autorità civili e religiose. Il compito di costruire la chiesa passò nelle mani della confraternita del S.S. Sacramento che rinnovarono l'approvazione al doge Alvise IV Mocenigo. La chiesa fu ultimata nel 1794[33] ed è dedicata all'arcivescovo di Milano San Carlo Borromeo perché reputato straordinario pastore, zelante nell'applicare i decreti del Concilio di Trento.

La costruzione conserva intatta la forma originale. La pianta, a unica navata, è assai ben delineata, avvalendosi di una sagrestia sul lato destro del presbiterio e di un piccolo campanile a un'arcata. Le linee architettoniche dell'edificio sono barocche, tipiche dell'epoca in cui era sorta. La facciata è rinchiusa fra due semplici lesene sovrastate da una trabeazione e da un timpano lievemente aggettante al cui vertice si erge una croce in ferro battuto. Un elegante portale in marmo di Botticino dà accesso all'interno, costituito da una navata e da un piccolo presbiterio, tutto illuminato da quattro finestre che lasciano filtrare una luce piuttosto pacata.

L'altare è sormontato da una cornice in legno che racchiude una pala raffigurante il Santo Arcivescovo in devota preghiera alla Vergine. Sulle lesene in stile corinzio si appoggia un'elegante cupola sulla quale appaiono medaglioni dipinti con episodi della vita del santo. Dalla cupola emerge un lucernario poligonale con vetrate d'epoca.

La campana sulla quale è indicato; "Gaietanus Soletti fecit A.D. MDCCLXXIII", all'epoca della requisizione dei bronzi da parte del governo fascista, fu prelevata dai Finiletti e posta sul campanile della Parrocchiale, ove tuttora è collocata.

Ora la chiesetta, patrimonio di fede, di arte e di storia travagliatese, risente della pesantezza della sua origine ed esige, per garantire ai posteri la sua sopravvivenza, un immediato restauro.

La Chiesa-Oratorio di San GaetanoModifica

 
Chiesa dedicata a San Gaetano

L'architettura di questo piccolo edificio sacro appartenente al Palazzo Rampinelli già Cadeo e mostra ben evidenti i caratteri del Settecento bresciano. La cappella gentilizia è uno squisito esempio di architettura sacra del Settecento e più precisamente del 1731 ed è stata edificata da G. Antonio e fratelli quondam Marchesio Rampinelli.[34] Il palazzo dovrebbe essere poco più antico, risalente al 1675.

L'edificio sacro, che si affaccia su via Santa Caterina da Siena, presenta una notevolissima facciata barocchetta caratterizzata da lesene, da un piccolo frontone inflesso, da una finestra quadrilobata e da doppie volute svasate e sormontate da obelischi. Nello stile ricorda molto la chiesa del Suffragio in piazza Libertà.

All'interno presenta una pianta rettangolare molto semplice a unica navata. All'inizio del XX secolo il decoratore Lodovico Cominelli (1902-1980) completò la decorazione della cupola e del piccolo presbiterio riprendendo la decorazione settecentesca, e rifece completamente le due scene della vita di San Gaetano che sono affrescate verso l'altare mentre si limitò a restaurare le altre due scene, sempre nei peducci della cupola, verso la porta principale.

È difficile oggi dire a chi siano dovute le scene originali della cupola, a ogni modo quelle verso la porta portano l'impostazione di un maestro bresciano della prima metà del Settecento.

Al di sopra dell'unico altare è stata realizzata, probabilmente poco dopo l'edificazione (1730-40), una cornice di gusto barocchetto a linee inflesse e spezzate. Al centro dell'incorniciatura è stata collocata una raffigurazione della Madonna con San Gaetano, di gusto assai classicheggiante che solo in parte si adatta al linguaggio barocchetto della chiesa.

La Chiesa di FatimaModifica

Questa chiesetta è collocata nella zona est di Travagliato sita nel piazzale di via Paolo VI.

La sua nascita si può datare intorno alla metà degli anni ottanta. Nel 1985 venne posta la prima pietra della chiesa dedicata alla Madonna di Fátima e nel settembre dello stesso anno venne inaugurata e benedetta[35]. L'edificio è stato voluto dai fedeli travagliatesi in onore della Madonna di Fatima a cui sono devoti. L'intera struttura è opera del Geometra Baldini e si presenta in modo del tutto moderno rispetto a quelle analizzate per il resto del paese.

 
La Chiesa dedicata alla Madonna di Fatima

L'architettura ha conservato la caratteristica tipica delle chiese di arte romanica minore, con la prevalenza della navata unica e della facciata a timpano in cemento che si conclude con sei pilastri di scarico a terra. La pianta a base rettangolare si presenta in modo molto semplice ed elegante, il pavimento e alcune finiture apportate sono rigorosamente in marmo di Carrara.

L'unico altare presente, collocato in conclusione dell'abside bombato, è stato ricavato da quello della vecchia cappella della ex Casa di riposo in via don Angelo Colombo, anch'esso interamente in marmo intarsiato.

Al centro della navata si erge uno splendido lampadario costituito da tubolari in vetro di Murano.

La sagrestia è stata edificata assieme all'intera struttura ed è collocata alla sinistra di essa assieme al campanile.

All'apice di esso vi è collocata una campana forgiata in bronzo offerta dalla famiglia Tonelli in memoria del figlio scomparso e battezzata da don Giuseppe Garzoni, allora parroco della comunità dal 1970 al 1987.

La chiesetta viene ora utilizzata nel mese di maggio per la preghiera alla Madonna.

Chiesa di Sant'Anna alla ForestaModifica

 
Chiesa della Foresta presso la cascina Foresta

L'Oratorio di Sant'Anna alla Foresta è collocato nell'estrema periferia ovest della cittadina sulla strada denominata Foresta in direzione Castrezzato.

Il complesso fu costruito nei primi mesi del 1804, essendone stata approvata la planimetria dal vescovo Giovanni Nani il 29 febbraio di quell'anno.[36]

Il merito della costruzione è da attribuire al proprietario della cascina Giuseppe Benaglia fu Giacomo che desiderò la chiesa, non solo a beneficio della sua famiglia, ma anche per gli abitanti della contrada che distavano 2,5 km dalla parrocchia. Benaglia dotò la chiesa di un piò di terreno (circa 3 255 m²) accanto alle pareti della cascina.

All'esterno la chiesetta si presenta piuttosto semplice. Il suo linguaggio architettonico è decisamente ottocentesco, in linea con il periodo di costruzione. Presenta una facciata pulita, libera da decorazioni, racchiusa da due lesene appena accennate sui lati che sorreggono una trabeazione sulla quale è presente un modesto timpano. Al centro è presente una porta d'ingresso costituita da piedritto e trave in pietra. Sulla sommità è ancora visibile un segno sul muro a indicare, probabilmente, una decorazione o una stele preesistente. È presente anche un raffinato campanile a vela a unica arcata che svetta sul tetto della cascina vicina.


Architetture civiliModifica

Piazza Libertà e Torre CivicaModifica

 
Panoramica di Piazza Libertà con Torre Civica. Sulla sinistra la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, sul fondo la chiesa del Suffragio e a destra il palazzo del Comune.

La piazza si presenta come un'ampia superficie che si aggira intorno ai 10.300 m² ed è il fulcro principale della cittadina. Presenta una pianta piuttosto rettangolare nella quale si affacciano in modo evidente monumenti di epoca trecentesca, barocca, rococò e tardo rinascimentale quali la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, la Chiesa di Santa Maria di Lourdes, il Duomo dei Santi Pietro e Paolo e il Palazzo del Comune.

Il suo nome mutò nel tempo da piazza Umberto I a piazza Libertà. Sul lato est, tra gli anni 1910-12, la piazza vede la costruzione del grande edificio della filanda Serlini che si occupava della lavorazione della seta, divenne presto un centro produttivo di grande importanza per il paese. L'edifico venne demolito a cavallo tra gli anni sessanta e settanta e al suo posto venne creato un passaggio d'ingresso alla piazza, attuale via Marconi, e ampliati gli spazi dedicati agli uffici comunali.

Intorno agli anni sessanta-settanta la piazza era circondata da giardini e aiuole, di verde e di pini secolari e, di fronte alla torre, venne costruita una fontana ornata anch'essa da aiuole, demolita poi sul finire degli anni ottanta. Tra il 1999 e il 2001 viene presentato e realizzato il progetto di rinnovamento della piazza per opera del noto architetto svizzero Mario Botta[37]. Il progetto prevedeva una pavimentazione costituita da blocchi di pietra liscia. La presenza della torre campanaria viene sottolineata dalla divisione della superficie in due parti lungo l'asse nord-sud configurandosi come una spina disegnata al centro che diventa elemento di riferimento spaziale. L'alberatura corre parallela a quest'asse centrale e permette di fruire di alcune zone d'ombra. Oggi ospita il monumento simbolo per eccellenza di Travagliato: il Cavallo. Al di là dei pareri contrastanti suscitati dalla sistemazione, la piazza rimane ancora oggi il luogo di maggiore interesse del paese.

Da questa piazza si possono notare facilmente le torri principali di Travagliato: la Torre Civica, la Torre della Disciplina, la Torre del Suffragio, la Torre dei Santi Pietro e Paolo. Assieme le architetture formano il profilo inconfondibile della città osservabili anche da molto lontano. In seguito venne istituito il nome ad un museo cittadino: Il Museo delle Quattro Torri.

 
La Torre Campanaria con il monumento dedicato al cavallo

Al centro della piazza Libertà svetta imponente la Torre Civica. Non sono molte le testimonianze a carico di questo monumento così emblematico per la città. Le sue origini si possono far risalire all'epoca tardo medievale. Con l'arrivo dell'imperatore Enrico VII di Lussemburgo, che levò l'assedio a Brescia per il rifiuto di una regalia di cento fiorini, si diresse a Roma e i guelfi della città diedero battaglia ai ghibellini per aver aiutato l'imperatore. I ghibellini si asserragliarono nella rocca di Travaljado e successivamente nel castello di Orzinuovi. L'esistenza di una rocca a Travagliato non è da escludere. Si può immaginare la sua mole nello spazio su cui si estende la piazza attuale e serviva da rifugio alla gente che abitava nei borghi e negli agglomerati di case rurali a essa circostanti.[38] Nella storia dell'assedio di Orzinuovi si legge infatti questa testimonianza:

« [...] le compiacenze di debellare l'invitto manipolo di ghibellini nel nostro castello doveva spettare ai guelfi di Brescia, i quali, presa d'assalto la rocca di Travajado e messovi presidio, marciarono insino agli Orci, facendo scellerato scempio delle campagne».[39] Le fondamenta delle mura che affioravano sul terreno, non ancora asfaltato, avevano lo spessore di circa un metro. La rocca aveva tre torri.[40] Una di queste torri si è conservata fino a oggi e svetta solitaria al centro della piazza.

Nel corso del tempo l'edificio non mutò molto la sua caratteristica forma slanciata e fino all'inizio degli anni venti del Novecento si presentava come una torre senza cornici né decorazioni, con un intonaco grezzo e con alla base un'apertura arcata che permetteva il passaggio da una parte all'altra, come attestato da numerose fotografie.

Nell'aprile del 1862 venne collocato un orologio a quattro quadranti che batteva solo le ore sostituito poi nel 1927 con un altro capace di battere anche i quarti,[41] oggi il primo orologio è collocato nel Museo delle Quattro Torri. In quest'ultimo anno, infatti, venne restaurata con l'aggiunta di un nuovo orologio, con la sostituzione dei vecchi numeri con quelli romani per indicare le ore, di una meridiana, di cornici, nuovi pinnacchi, vennero sistemati i locali laterali, aggiunta una decorazione a bugnato alla base e chiuso definitivamente il passaggio arcato, assumendo l'aspetto attuale.

Per diversi anni ha dovuto sopportare le ferite che la seconda guerra mondiale le aveva inflitto rendendo necessario un secondo restauro negli anni novanta. Oggi è ritornata al suo antico splendore. Con la sua altezza di 33 metri è l'edificio che caratterizza ancora oggi la città e rimane la torre principale del paese.

Il Palazzo del ComuneModifica

Il Comune di Travagliato ha sede in piazza Libertà in un edificio denominato Palàs, eretto per dare un luogo alle adunanze dell'assemblea del popolo, intorno al 1500.

La parte più antica del fabbricato comprende il portico del piano terra e la soprastante sala consigliare, a cui si accede tuttora mediante lo scalone centrale, un tempo ornato dalla statua lignea di S. Michele Arcangelo, simbolo ammonitore di giustizia. La statua era collocata sul primo ripiano della scala.

 
Il cinquecentesco Palazzo del Comune. Di fianco via Andrea Maj

Il portico si apre sulla piazza mediante sette arconi a tutto sesto sorretti da robusti pilastri in blocchi di marmo. Il soffitto presenta delle notevoli volte a crociera che poggiano su due colonne di marmo liscio poste al centro del porticato. Vi è posto anche un lungo sedile di pietra sul quale la gente ha ancora la consuetudine di sedersi e chiacchierare.

Il salone del primo piano prende luce da sette ampie finestre; negli interstizi delle tre centrali in facciata vi erano dipinti due medaglioni: uno di essi portava lo stemma del Comune, l'altro il leone di S. Marco durante il dominio veneto. Nei periodi successivi gli stemmi degli altri governi.[42]

L'architettura del palazzo si rifà ai modelli veneti del primo Cinquecento ma si può immaginare, con molta probabilità, che qui ci sia stato un edificio pubblico anche in un periodo precedente. Gli ampliamenti successivi non intaccarono mai questa struttura che si staglia in modo aggettante nel perimetro della piazza, per cui Travagliato è uno dei luoghi nella provincia che conserva ancora una sede comunale antica e nobile.

Il 30 aprile 1861 sotto il portico, ai lati dell'ingresso, furono fatte murare due lapidi dal sindaco Andrea Maj che ricordano gli avvenimenti vissuti dal paese durante la campagna del 1859.

Il primo ampliamento avvenne dopo la caduta del governo austriaco, con la formazione del libero comune italiano e l'annessione della Lombardia al Piemonte e fu deciso il 28 novembre 1860.[43] L'ampliamento prevedeva la modifica della vicina casa chiamata del pistrino, addossata al palazzo sulla parete di mattina, nella quale esisteva una bottega con forno al piano terreno e un'abitazione al primo piano. Il progetto fu redatto dall'ingegner Luigi Mercandoni che aveva già operato per alcuni ampliamenti di strade provinciali nella Pianura. Dal ripiano dello scalone era stata praticata un'apertura nella parete retrostante per congiungere il palazzo con la casa. Il dislivello fu superato con la costruzione di due gradini, tuttora in uso. Venne poi costruito un corridoio centrale per l'accesso agli uffici dove vi fu collocata la statua di S. Michele Arcangelo.

Il piano terra venne utilizzato come caserma della Guardia Nazionale istituita in tutti i paesi come legge dal 1859.

Per una sede rinnovata si dovette aspettare fino al 9 maggio 1867[44] quando il Comune acquistò dai fratelli Falsina fu Carlo la casa in contrada della Disciplina, che fu caserma dei carabinieri fino al XX secolo.

La sala consigliare del primo piano, per la sua ampiezza, venne utilizzata anche per altri usi. Nel corso del tempo venne utilizzata come teatro dalla Società del Teatro composta da alcuni travagliatesi appassionati. Venne costruito un palco, una platea e un loggione.[45] Cessò questa funzione nel 1908.

Durante la prima e la seconda guerra mondiale il palazzo fu sede dei comandi militari che si erano insediati nel paese.

L'ultimo importante ampliamento venne effettuato a metà del XX secolo quando il Comune acquistò dai fratelli Serlini il fabbricato della filanda vecchia che si trovava accanto alla casa del pistrino.

Gli uffici nuovi furono trasferiti nella nuova costruzione, più ampia e funzionale, e la sala consigliare riprese la sua antica funzione.


Biblioteca Comunale (ex Ospedale Vantiniano)Modifica

Il palazzo dell'ex Ospedale, progettato ed edificato dall'architetto Rodolfo Vantini nel XIX secolo. Lo si può trovare nel "Piazzale Ospedale" a nord del paese sulla strada che porta verso Ospitaletto.

I travagliatesi concepirono per la prima volta l'idea di costruirlo dopo la peste del 1630[46] ma cominciarono ad attuare il progetto quasi duecento anni dopo. Il primo maggio del 1821 la signora Caterina Golini lasciò le sue sostanze per l'edificazione di un ospedale per infermi. Il gesto ebbe grande eco e la proprietà nel corso del tempo divenne notevole; fu la prima di una lunga serie di benefattori dell'ospedale.

 
Biblioteca Comunale (ex Ospedale Vantiniano) in una vista da via Mulini

La commissione delegata alla fabbrica, presieduta dall'arciprete Giacomo Bonomi, fece istanza al governo austriaco per il permesso e nel 1823 incaricò del progetto il già noto architetto Vantini, allora solo trentaduenne, ma in piena attività con la costruzione del cimitero monumentale di Brescia (il Vantiniano). La scelta di un uomo di così alto valore esprimeva l'impegno del paese nel desiderare un'opera che durasse per sempre. Il Vantini sottopose alla commissione tre successivi progetti, adeguandoli alle richieste e alle osservazioni sia della commissione travagliatese sia dei funzionari tecnici del governo austriaco. La commissione, dopo aver esaminato più schizzi di pianta e dopo l'approvazione dell'Imp. R. Delegazione Provinciale di Milano, si riunì per approvare il progetto il 29 gennaio 1824.

La costruzione, superati i prevedibili contrasti burocratici, ebbe inizio e durò tredici anni. Il collaudo venne effettuato il 26 marzo del 1837 per opera di due ingegneri bresciani: Francesco Corbolani e Luigi Donegani (1793-1855). Fu pure sottoposta al consenso del governo di Milano l'iscrizione posta nell'interno della porta maggiore così formulata:[47]

«APERTO AGLI INFERMI NEL 20 SETTEMBRE 1838 QUANDO GIUNGEVA NELLA PROVINCIA E CITTA' DI BRESCIA S.M. FERDINANDO I IMPERATORE E RE NOSTRO PERCHE' DEDICATO ALL'AUGUSTO SUO NOME RIMANGA DEGNO MONUMENTO DI SI' BEL GIORNO E DI SI' UMANO E BENEFICO PRINCIPE»

Il 17 ottobre 1837 l'Ospedale fu visitato da S.A.I. Arciduca Ranieri Giuseppe d'Asburgo-Lorena, viceré del Lombardo-Veneto.

Già il Vantini nel 1838 progettò di ricavare, dall'unica grande sala centrale al piano terra, il piano per l'infermeria delle donne. Negli anni che seguirono fu dotato anche di un reparo chirurgia con sala operatoria, ambienti confortevoli per gli ammalati, un gabinetto radiologico e pronto soccorso.

Il medico francese Alphons Berthérand, al seguito dell'armata durante la campagna del 1859, annotò sul suo diario la sua ammirazione per questo ospedale con queste parole: «La maggior parte delle città che noi attraversiamo Gorgonzola, Cassano, Treviglio, Calcio, Travagliato possiedono ospedali ora fondati da molto tempo, ora improvvisati dopo l'ultima epidemia di colera. Parecchi fra i principali come a Gorgonzola e Travagliato hanno una vera importanza architettonica [...] »[48]

Lo stesso medico fece ricoverare qui i feriti e ammalati francesi reduci dalla Battaglia di Solferino e San Martino.

L'edificio è un esempio molto elegante di un neoclassicismo che in quegli anni stava prendendo piede in tutta la penisola e non solo. Il Vantini lo progettò a imitazione delle innumerevoli ville veronesi e vicentine di Andrea Palladio. Le colonne, la trabeazione, il timpano del prominente prònao, la divisione prospettica ripropongono la solenne armonia dei monumenti di un'epoca classica e rinascimentale. Per quanto riguarda la facciata, la differenza progettuale era minima e sostanzialmente non ha subito ripensamenti, a dimostrazione della volontà di qualificare l'edificio con una decisa monumentalità, accentuata dall'imponente pronao colonnato di ordine tuscanico.

Nella terza proposta il cortile diventa un importante elemento pratico e architettonico: viene circondato da un importante colonnato aperto verso l'interno: nel progetto definitivo inoltre è sparita la cosiddetta "attica" (muro posto a mascherare le falde del tetto), sostituita da un elegante cornicione sagomato a sbalzo.

Gli altri porticati sono stati chiusi quasi tutti per ricavare vani, lasciando però almeno in evidenza il disegno esterno del colonnato. Restano intatti il nicchione centrale e un tratto del portico originale, per ora ancora aperto.

Questa istituzione è stata poi custodita dalle Suore Ancelle della Carità, qui accompagnate di persona dalla loro fondatrice: Santa Maria Crocifissa Di Rosa. Sempre presenti anche durante le calamità che colpirono il paese, curarono i malati durante l'epidemia di colera del 1867 e di vaiolo del 1905.

Oggi ospita la Biblioteca Comunale e diverse associazioni culturali.

Dal 2019 ospita la Sala studio Vantini, dedicata appunto all'architetto progettista, situata nel salone superiore.

Il Cimitero VantinianoModifica

 
Vista frontale del Cimitero in via San Francesco D'Assisi

Il cimitero si trova in via San Francesco d'Assisi ed è attribuito all'architetto Rodolfo Vantini. La data della sua edificazione risale allo stesso periodo di quella dell'ex Ospedale; pressappoco intorno al 1834.

Il 21 maggio 1810 fu ultimata la costruzione di una piccola santella sul muretto di mezzodì[49] ma l'area presentava dei problemi di non poco conto; l'acqua della Seriola Nuova di Chiari, passando nel vaso irrigatorio che correva proprio vicino al muretto a nord, straripava ed entrava nel recinto sacro, rendendolo impraticabile. L'anno seguente il Comune deliberò di costruire un secondo muretto a protezione per evitare ulteriori allagamenti.

Solo nel 1832 il Comune affidò al Vantini l'incarico di progettare un camposanto per il paese. L'architetto si occupò delle tavole preliminari nel 1833 e nel 1834, come egli stesso annota nei suoi diari. Nel marzo del 1865 la facciata non era ancora stata costruita; c'era chi voleva l'ingresso a mezzodì, collegato con la strada Del Pero sul retro mediante un viale alberato e c'era chi lo voleva a monte sulla strada dell'Averolda. Prevalse quest'ultima idea e le quattro grandi colonne vennero erette in quello stesso anno dalla ditta Lombradi di Rezzato.

La costruzione delle tombe di famiglia sottrasse non poco spazio per le inumazioni e, poiché altro spazio sarebbe venuto a mancare in occasione della costruzione della cappella, nel 1873 si decise l'acquisto di 1029 m² dai minori Chiodi, per dare al cimitero un'ampiezza maggiore. I lavori furono compiuti sotto la direzione dell'ingegner Bertelli poiché il Vantini era già deceduto nel 1856.

La cappella neoclassica fu ultimata nel 1877, come è scolpito sulla tomba dell'Arciprete Mazzoldi, che vi ebbe per primo la sepoltura. La sua pianta rettangolare è molto semplice e in essa vi sono seppelliti più di trenta parroci travagliatesi.

La facciata attuale risulta, in alcuni dettagli, modificata rispetto al progetto vantiniano originale e probabilmente il Bertelli apportò delle modifiche non sostanziali ma che cambiarono l'aspetto della facciata. Questa è costituita interamente in marmo di Carrara e in pianta si presenta simmetrica come del resto tutto il complesso del campo. L'elemento più visibile dell'intera struttura, e ingresso principale, è sicuramente il portico formato dal prònao con quattro imponenti colonne di ordine tuscanico con l'assenza del toro e del tipico profilo a semicerchio convesso alla base. Queste sorreggono un frontone alla cui sommità vi è incisa la parola Resurecturis, ovvero Resurrezione. Gli altri due ingressi sono posti a destra e a sinistra dell'ingresso principale. Questi ultimi sono costituiti da uno spazio frontale d'accoglienza diverso l'uno dall'altro. Infatti, uno di questi è costituito da una rampa che raggiunge in modo trasversale il cancello e questo a causa del diverso dislivello che si venne a formare dopo l'elevazione del piano stradale e da una zona campestre piuttosto bassa. Il secondo ingresso presenta invece un ampio spazio con zone verdi e aiuole.

Il corpo centrale rettangolare è costituito da un viale d'ingresso che conduce alla chiesa e da un altro che lo interseca in modo perpendicolare che collega le due ale laterali.

Nel marzo del 1909 il cimitero fu ingrandito di tutto lo spazio retrostante alla cappella. L'opera venne collaudata il 20 febbraio 1915 con l'aggiunta dell'ala di levante. La grande esedra posta sul retro è un'opera del XX secolo.

Tra il 1989 e il 1990 venne edificata anche la seconda ala posta a ponente che ricalca a specchio la primaria.

Villa Legrenzi-AquiliniModifica

Questo edificio, anch'esso edificato nella prima metà dell'Ottocento, è un altro esempio di struttura vantiniana della città.

Notevole è la facciata interna, non visibile dalla strada a causa della grossa muraglia, sempre con portico architravato con colonne doriche in marmo e galleria finestrata superiore.

È evidente anche la forte riquadratura della facciata con lesene proseguenti la linea delle colonne (come nel Palazzo Gobbi di via Ziliani).

Da rimarcare anche il piccolo ma elegante affaccio sulla via Solferino, con esedra e cancello sul lato opposto della strada a riscontro scenografico del portone, e le eleganti anfore in pietra della cinta del giardino, con finto fogliame in ferro battuto.

Palazzo delle Scuole ElementariModifica

Il palazzo delle Scuole Elementari nasce nel 1932 grazie al lavoro dell'ingegner Giovanni Capitanio.

In quell'epoca gli edifici pubblici fecero veramente un salto di qualità e segnarono di vistosa presenza, oltre che le grandi città, Roma per prima e anche i centri minori o addirittura i centri piccoli e minimi.

L'impronta del ventennio fascista è invece criticabile nei grandiosi interventi urbanistici, che col pretesto del risanamento igienico, aprirono squarci in numerosi centri storici, lasciando nuove vie e soprattutto nuove piazze per lo più fredde e prive di vita, anche se monumentali.

L'incarico dell'ing. Giovanni Capitanio fu deliberato il 2 luglio 1927. Il primo progetto definitivo fu approvato il 23 maggio 1932 ma, a causa di varie e complicate fasi per l'espletamento della pratica, si decise di spostare l'inizio dei lavori il 21 gennaio 1933. La mancanza di aree centrali nel paese per edificare il complesso portarono alla scelta di avviare i lavori nella zona Nord del paese che presentava una posizione ottimale e accessibile.[50]

La zona, allora, si presentava totalmente aperta verso i campi. Sulla sinistra imperava possente la mole imponente dell'ospedale Vantiniano e sulla destra i campi che si prolungavano a perdita d'occhio fino ai monti. Dopo l'ospedale Vantiniano (1840), a distanza di quasi un secolo (1932), un grande edificio veniva a caratterizzare il paese di Travagliato.

 
La facciata sud delle scuole elementari

Per l'epoca la costruzione delle Scuole Elementari dovette davvero essere un avvenimento, oltre che una desiderata fonte di lavoro. Dal punto di vista urbanistico una massiccia barriera veniva posta a sbarrare tutto il lato nord del paese caratterizzandolo definitivamente.

Il progettista, coerentemente con la sua formazione tecnica soprattutto classica, studia un corpo di fabbricato a U, totalmente simmetrico: la facciata principale lunga 104 metri e orientata a sud è completata a destra e a sinistra da due bracci simmetrici rivolti a nord, che chiudono il cortile posteriore. Una struttura di 104 metri e alta 12 non è certo un problema da poco: la soluzione di una simile massa è stata ottenuta con la suddivisione della facciata in cinque parti, la ricerca di piccoli movimenti di superficie e l'accentuazione delle fasce finestrate. Dal punto di vista stilistico la parte finestrata delle aule venne caratterizzata da qualche leggera cornice e segnata la marcatura dei piani, tutto lo sforzo venne invece dedicato al corpo centrale d'ingresso e ai due corpi estremi simmetrici. Un'ottica lievemente mossa da piccoli pilastrini copre le falde del tetto e chiude come elemento unificante tutto il perimetro delle facciata, interrotta solo dal corpo centrale. Non mancano i fasci littorii a connotare l'opera della costruzione. La totale simmetria è, come già detto, una caratteristica dell'epoca, che pur accettando innovazioni tecniche e funzionali, non riesce a liberarsi di questo dogma ottocentesco.

Sempre a sud, di fronte alla facciata, venne creato un grande giardino con tre ingressi pedonali rivolti verso il paese. Lo schema di questa zona verde venne cambiato nel corso del tempo fino a ottenere il risultato attuale, pur mantenendo sempre tutti i canoni della simmetria. Sul retro dell'edificio venne creato un ampio cortile recintato, uno spazio dedicato alle attività all'aperto.

La distribuzione interna è di grande e studiata semplicità: il piano rialzato era riservato ai maschi, con otto aule e ingresso alunni sulla sinistra dell'edificio. Al primo piano vi erano le aule femminili in simmetria con il fabbricato sottostante. L'ingresso centrale dà accesso a un grande atrio d'accoglienza e, secondo una concezione gerarchica, era dedicato all'ingresso di insegnanti, segretari e direttore. Un'ampia scala a vista porta al piano superiore dove hanno sede gli uffici. Questa parte centrale, atrio e scalone, sono la parte più scenografica del complesso, secondo un linguaggio ancora ottocentesco per la costruzione degli edifici pubblici: i soffitti svelano una discreta decorazione pittorica con motivi geometrici e la scala presenta un'alta zoccolatura in stucco lucido. La distribuzione alle aule è fornita da un vasto e luminoso corridoio che percorre tutta la struttura sia al piano terra sia al primo piano. gli spazi sono distribuiti con abbondanza, anche per favorire la ricreazione interna in caso di pioggia.

Le aule, per i criteri attuali, sono di proporzioni enormi: circa 50 m² di superficie per aula e con un'altezza di 4,50 metri. Con molta probabilità queste aule così capienti erano state concepite per ospitare fino a 50 alunni, cosa attualmente impensabile, e il ricircolo dell'aria era una vera necessità. All'interno non mancavano i servizi igienici con docce e il refettorio con dispensa e cucina nell'ala ovest, eventualmente usufruibile anche come palestra.

Se si tengono in considerazione le condizioni economiche e abitative della maggior parte delle famiglie dell'epoca, si può maggiormente capire quale salto di qualità fece il paese con l'avvento di un simile complesso, il quale forniva anche dei pasti agli alunni.

Successivamente, in seguito ad alcune necessarie modifiche degli spazi, l'ala est e quella ovest vennero ampliate con l'aggiunta di aule solo nei mancanti piani superiori. In aggiunta, nell'ala ovest, venne costruita una palestra completa e in linea con le caratteristiche architettoniche dell'edificio originale. Oggi la palestra occupa una superficie superiore ai 120 m² e in altezza comprende l'equivalente del primo e del secondo piano. Con queste modifiche l'edificio perse in parte la sua caratteristica simmetria in quanto i due bracci retrostanti risultavano di lunghezze differenti.

Nel 2016 venne assegnato il progetto per un ulteriore ampliamento dell'edificio. Nell'anno successivo cominciarono i lavori per la costruzione di un'ala nord, posta quindi sul retro del complesso originale e in opposizione alla facciata principale. Il nuovo edificio, posto a sostituzione di un precedente più contenuto che venne smatellato assieme a una parte dell'ala est, è la conseguenza di un progetto rivolto alla necessità di disporre di ulteriori spazi scolastici, visto il crescente numero degli abitanti. L'architettura di quest'ultimo non segue lo stile architettonico di epoca fascista ma ne ricalca, seppur in maniera celata, il suo linguaggio. Le differenze stilistiche tra il complesso originale e il suo ampliamento appaiono ben evidenti ma il chiaro contrasto è il risultato di un'unione di stampo razionalista, che ha caratterizzato l'Italia tra gli anni venti e trenta, con una di stampo neorazionalista, pur mantenendo in entrambe i casi il concetto di monumentalità.

Il nuovo corpo architettonico non vedrà più quindi un impianto a U ma un impianto a O, di fatto chiudendo su ogni lato il cortile interno.


Palazzo Rota-MazzocchiModifica

Questo grande edificio, che con i rustici annessi costituisce un intero isolato del paese racchiuso dalla via 26 aprile, dal vicolo Ruscello e dalla Piazza Cavour, meriterebbe una notorietà certo maggiore. La sua imponenza purtroppo è limitata visualmente dalla stretta strada che la fronteggia, la via 26 aprile (prima via Seriola, poi via 28 ottobre). Questa limitazione impedisce di cogliere le grandi proporzioni del palazzo che apparirebbero in pieno se fosse fronteggiato da uno slargo o da una piazza.

La data di edificazione non è nota ma da molti indizi e dai caratteri stilistici si può presumere che l'epoca si aggiri intorno alla seconda metà del Settecento, più precisamente nel 1768.

La famiglia Rota, di origini bergamasche, con molti rami in Chiari e Brescia, faceva parte di quelle famiglie possidenti e istruite che davano uomini al clero, alle armi e alle professioni. I Rota travagliatesi vendettero la proprietà ai Mazzocchi che erano particolarmente benestanti per permettersi una simile grande costruzione. Sempre il ramo dei Rota costruì a Bovezzo una grandiosa villa ottocentesca progettata dall'ingegner Vincenzo Berenzi, citata anche dal Lechi nella sua opera sulle dimore bresciane, tuttora abitata dai discendenti.[51]

Il palazzo vero e proprio, dalla classica forma a C, con ingresso nella via suddetta, è costituito da un corpo principale elevato dal grande salone centrale e da due ali più basse simmetriche che si affacciano sul giardino, benché la fitta vegetazione piena di pini e magnolie è miseramente scomparsa alla fine degli anni cinquanta al momento della vendita da parte dei Mazzocchi con conseguente divisione della proprietà. Si è salvato l'elegante tempietto neoclassico che fa da fondale all'ingresso costituito da due colonne in marmo di Botticino sovrastate da un timpano curvilineo.

L'elemento più notevole dell'edificio è il porticato d'ingresso, visibile dalla strada attraverso un semplice portale ad arco. Questo passaggio è un buon esempio di architettura settecentesca. Il soffitto del porticato presenta una copertura con volte a crociera e sono presenti finestre con un timpano curvilineo in marmo sulla sommità. Sulla destra si nota lo scalone con larghi e bassi gradini in marmo che conduce al piano nobile e al salone centrale tramite una lunghissima rampa. Le facciate interne ed esterne sono molto semplici, con grandi finestre che recano ancora tracce di decorazione a falsi marmi di contorno con timpani e volte. Semplici lesene in intonaco incorniciano le facciate sottolineandone gli spigoli e il cornicione. Le numerose stanze, poste a vari livelli anche sfalsati e coperte con soffitti piani, non hanno particolari notevoli, con l'eccezione del grande salone centrale del primo piano con soffitto in volta a botte.

A testimoniare l'unitarietà del progetto iniziale vi sono i rustici che si affacciano sul cortile, le cui linee architettoniche sono quasi più ricche del palazzo stesso. Il restauro effettuato a questi edifici, con l'eliminazione della segheria, ha messo in luce i grandi arconi a doppia altezza e l'altra ala a portici e logge, un tempo magazzino ed abitazione dei dipendenti. Tutto il complesso è valorizzato dalla pavimentazione del cortile a fasce in pietra e ciottolato. Sotto uno degli arconi vi è l'accesso all'elegante scuderia, con soffitto in volte a crociera sostenuto da colonne di Botticino: non è raro il caso di scuderie architettonicamente più curate degli stessi ambienti d'abitazione, come il palazzo (Russia) Coradelli-Covi in Via Vittorio Emanuele II.

Di questo edificio, che immeritatamente è il meno noto dei palazzi travagliatesi, è doveroso auspicare un generale restauro accurato; il riordino delle aperture in Via 26 aprile e il ripristino del giardino padronale basterebbero a restituire una notevole immagine a un'intera porzione di abitato.

Palazzo Coradelli-CoviModifica

 
Palazzo Coradelli-Covi in Via Vittorio Emanuele II

Non è facile stabilire con certezza in quale momento della storia il palazzo, in via Vittorio Emanuele II, abbia preso il nome di Russia. È possibile ritenere che sia successo nell'immediato dopoguerra, come Corea, Stati Uniti, o Piccolo Giappone, altri nomi dati a quartieri di Travagliato sull'onda delle definizioni popolari influenzate da avvenimenti storici.

È accertato che i primi proprietari del palazzo furono i Coradelli, antica famiglia derivata dal Ducco, feudatari di Trenzano. In documenti antichi i Coradelli vengono spesso chiamati de Coradelli de Duchis e molti membri della famiglia portano il nome di Gianducco. Sono nobili di campagna, sacerdoti, medici, militari, con discrete proprietà terriere fra Maclodio, Trenzano e Travagliato.

Sulla facciata del palazzo si vede inciso: A.D.MCLXXXIIII (Anno del Signore 1584).

Dopo oltre cent'anni Camillo Coradelli lasciò i suoi beni a Vincenzo, Camillo e Lorenzo Covi, nel primo Settecento. Anche i Covi, di origine antica bergamasca, erano nobili terrieri di non alto livello se paragonate alle alte famiglie bresciane (Martinengo, Calini, Lechi, ecc.).

 
Parte del Palazzo rustico Coradelli-Covi in una vista sul lato nord.

In una mappa del 1840, l'attuale via Vittorio Emanuele è chiamata ancora contrada Covi, anche se, a quell'epoca, la Russia era già stata ceduta dagli eredi dei Covi, i marchesi Guerrieri di Mantova, alla famiglia Zucchetti di Travagliato.

I palazzi in realtà sono due, con caratteristiche molto diverse fra loro, uniti da un corpo rustico. La seconda parte del palazzo è rivolta verso nord, confinante con l'ampio parcheggio nuovo del Teatro Comunale. Su ogni parete di questo edificio sono ben visibili gli elementi strutturali delle murature costituite da mattoni e ciottoli. Lungo tutto il perimetro del palazzo si nota un cornicione con un'interessante modanatura che separa il tetto con la parte sottostante. Sulla sommità è presente una torretta con dei fori nelle sue pareti che si caratterizza per la sua notevole dimensione (molto simile a quella che si può vedere a Palazzo Verduro) trattandosi probabilmente di una torre passerera.

L'edificio principale ha la facciata rivolta verso Via Vittorio Emanuele II, caratterizzata da grande semplicità, con piccole finestre molto alte da terra senza e senza contorni. Notevole invece il contorno del portone in marmo bugnato, con arco a tutto sesto, sovrastato da un balconcino con mensole in marmo di Botticino e ringhiera curvilinea. Molto più interessante il prospetto interno sul cortile il cui elemento predominante è il porticato a quattro archi, disuguali e ribassati, sostenuti da eleganti colonne tuscaniche sempre in marmo di Botticino.

Il soffitto è a volta a crociera e al piano terra vi sono tre saloni a volta. Nel terzo salone è ancora presente un grande camino a cornice e i resti della forte cornice a mensoloni del tetto, di alcuni contorni marmorei veramente di buon livello e lo scalone ampio e scenografico, testimoniano la volontà di adeguarsi a tipologie importanti. Di interesse storico è anche il pozzo situato sotto il porticato.

Nel 2019, durante alcuni lavori di recupero delle aree attorno ai palazzi, sono state apportate delle modifiche perimetrali delle muraglie ciottolate dei giardini, ed erette due aperture di accesso al palazzo.

Palazzo VerduroModifica

Lo si può trovare in via Ziliani, accanto al Palazzo Ziliani-Gobbi.

La costruzione di questo palazzo si può datare intorno al XVII secolo grazie all'opera del possidente terriero travagliatese Girolamo Verduro.[52] La ricchezza, a quel tempo, derivava esclusivamente dal possesso della terra e il Verduro, pur non essendo di nobile origine, apparteneva ad una classe intermedia. Conosciamo il suo operato nel territorio travagliatese grazie ad una lapide dedicatoria esposta sul muro del porticato della chiesa di Santa Maria dei Campi, sulla quale vi è scritto il suo nome e la carica che investiva a quel tempo; "cameriere segreto" di ben due papi, Innocenzio IX nel 1591 e Clemente VIII dal 1592 al 1605. Dopo il soggiorno nella Città del Vaticano ritornò a Travagliato dove intraprese la costruzione della sua abitazione intorno al 1600.

Vi è una data certa, scoperta nel recente restauro, della conclusione dei lavori di costruzione: sulla facciata sud, verso il cortile, sotto un intonaco recentemente eliminato, è apparsa una targa che riporta questa scritta:

(LA)

«ANNO DOMINI DIE XXVIII AUGUSTI MDCXXXXVIII»

(IT)

«Anno del Signore. Il giorno 29 agosto 1648.»

Data probabilmente di un restauro eseguito da un successore, dato che il Canonico era già deceduto.

Con ogni probabilità il palazzo Verduro, con i suoi grandi rustici annessi, era l'ultimo edificio del paese sulla via di Chiari. Da ogni lato solo i campi coltivati: a nord le "Gabbiane", a ovest sola la Chiesa di Santa Maria dei Campi e le Cascine "Ca Brusada" e "Tre Camini", a sud il grande prato in seguito Breda, Ziliani, poi Gobbi.

Colpisce subito il possente blocco principale del palazzo: un alto rettangolo massiccio diviso in due dalla linea della torre leggermente sporgente sulla facciata. La parte finale di quest'ultima emerge con decisione dalla copertura del palazzo ed è chiusa da una forte cornice a mensoloni di mattoni. Vi è un'ipotesi molto attraente circa la costruzione dell'edificio; nel luogo sulla quale sorge il palazzo, e poi inglobata in esso, sorgesse una grossa torre di sorveglianza (anni 1300-1400) sulla importante via che univa Chiari a Brescia, passante per Travagliato.

Le facciate principali hanno finestre strette e alte e piuttosto rade. Le parti piene delle murature prevalgono sui vuoti delle aperture, con un effetto più di fortezza che di abitazione civile. Colpisce l'assenza di porticato ad archi sul cortile, elemento che è tanto comune nei palazzi del Bresciano. È possibile che il soggiorno romano di Verduro abbia influenzato il progetto.

Al piano terra vi sono sei stanze, tre a sinistra e altrettante a destra della torre-scalone che le divide. Le stanze di destra sono basse e massicce, parte di un edificio più antico (1500), e fra esse vi è quella che si può definire "garibaldiana": infatti il dott. Francesco Ziliani reduce dei Mille, fece decorare il soffitto con simboli militari e nomi delle tappe vittoriose della famosa spedizione.

Nella sala più importante del palazzo tutto questo diventa quasi secondario a paragone del grandioso camino cinquecentesco, del tipo zappa di leone, sovrastato da una cappa in stucco di altissimo livello plastico e decorativo, che arriva fino al soffitto, e dunque alta oltre cinque metri. Vi è rappresentata tutta la carriera del canonico Verduro e la glorificazione dei due papi che lo ebbero a servizio.

Il Palazzo Verduro è un ottimo, anche se abbastanza atipico, esempio di dimora cinquecentesca nel bresciano. Il restauro effettuato ha avuto in ogni caso il merito di conservare quanto esisteva e di salvarlo per i secoli futuri senza stravolgerlo.

Palazzo Ziliani-GobbiModifica

Questo notevole complesso, il più scenografico di tutto il centro storico travagliatese, meriterebbe uno studio più approfondito.

L'anno di costruzione è con certezza il 1820, ma le caratteristiche stilistiche e planimetriche richiamano ancora il Settecento.

È un caso di cortile padronale completo, con ali scenografiche e porticate e con ingresso monumentale dalla strada.

L'edificio principale ha al piano terra un portico di ben otto arcate su colonne marmoree e la facciata riporta un delicato gioco di riquadrature con lesene verticali e fasce orizzontali.

A tanta ricchezza esterna fa riscontro una notevole semplicità interna, data da un monotono susseguirsi di grandi stanze comunicanti con la galleria, apparentemente prive di elementi decorativi.

Notevole il portale d'ingresso dalla strada, stilisticamente molto ricco anche se eseguito con materiali poveri.

La famiglia Ziliani, che possedeva anche l'ex Palazzo Verduro, edificò qui questa dimora e quella ora Bignotti, sempre in via Francesco Ziliani.

Palazzo Rampinelli-CadeoModifica

Lo si può trovare in via Santa Caterina da Siena.

Un ramo della famiglia, dopo l'arricchimento con l'industria del ferro in Gardone Val Trompia, edificò questo palazzo facendone la propria dimora per più di due secoli. Era anche proprietaria della cascina Cantagallo e fondava il proprio stato sulle proprietà fondiarie, dedicandosi però anche alle professioni amministrative ed ecclesiastiche.

In questo palazzo nacque e abitò Lodovico Rampinelli che, ai tempi dei moti risorgimentali, era amico di Tito Speri e con lui volontario durante la prima campagna per l'indipendenza nel 1848-49. Il figlio di Lodovico, Alberto, lasciò il palazzo al nipote Enrico Cadeo, in seguito Serge Maria Cadeo e successivamente ai Bossini.

 
Palazzo Rampinelli in via Santa Caterina da Siena con l'attigua chiesa di San Gaetano

Da una mappa austriaca risalente all'anno 1850, nella linea pressoché continua dei fabbricati, si possono identificare sei nuclei principali: il Palazzo seicentesco con il parco ad angolo tra via Santa Caterina e via XXIV maggio, la chiesa di San Gaetano di poco posteriore (1731), il rustico al servizio del palazzo accanto alla chiesa, la grande cascina porticata ad angolo con via XXVI aprile, accanto a questa un'altra cascina ora un ristornate, e il brolo in linea con il portone d'ingresso al palazzo.

Dalla data trovata incisa su un mattone si ricava l'epoca di costruzione: 18 gennaio 1675. Ora il mattone è stato murato in una parete sita sotto il porticato della facciata sud. L'edificio, dalla classica forma a C, presenta la facciata nord, sulla via Santa Caterina da Siena, piuttosto severa e compatta senza particolari segni architettonici con l'eccezione del portale d'ingresso a tutto sesto in marmo di Botticino. Il grande portone in legno è ancora quello originale con inserita una piccola porta pedonale. Sempre dalla strada si nota il grande finestrone della cinta del parco con inferriata curvilinea.

La facciata sud è la parte più ricercata e notevole, con un portico a cinque arconi con colonne tuscaniche in marmo, archi ribassati e soffitto a crociera.

La parte di facciata sovrastante gli archi è molto elaborata, caratterizzata da una spartizione con fasce e lesene in intonaco rilevato che arriva fino al sottotetto, a sottolineare le marcature dei piani, le divisorie degli ambienti interni e le cornici delle finestre. Non vi è cornicione di coronamento a mensole come in molti edifici dell'epoca, ma soltanto una semplice gronda in travetti in legno.

Al piano terra si trovano tre saloni con soffitti a volta o a mensole, dei quali il più notevole è quello a destra dello scalone che conduce ai piani superiori. Su un medaglione del soffitto è raffigurata la dea romana Diana cacciatrice in un affresco settecentesco.

Dal portico si entra nell'atrio dello scalone dal quale, con due larghe rampe in marmo, si accede al piano superiore e qui, oltre alla galleria che sovrasta il portico, ci sono alcune stanze corrispondenti alle finestre di facciata e sono presenti dei travetti di legno al soffitto.

I due corpi avanzati ai lati del portico sono disuguali e piuttosto semplici.

Questo edificio è ritenuto in sostanza una "dimora di campagna" più che un palazzo: infatti manca di ogni pretesa di grandiosità a beneficio però di una comoda abitabilità, con spazi larghi ma ancora a misura d'uomo. Il complesso di tutti gli edifici non è stato deturpato nel corso dei secoli e dalle necessità urbane circostanti; le strade che isolano questi nuclei, e soprattutto il grande prato a sud, attribuiscono a questo sito una particolare rilevanza.

Palazzo Donina (ex Corniani)Modifica

 
Vista del Palazzo Donina in via Marconi

Lo si può trovare in via Guglielmo Marconi. È uno dei numerosi palazzi a essere stati edificati dal Vantini fra il 1820 e il 1850.

Questo è l'esempio più imponente e forse l'unico per il quale si può ragionevolmente ipotizzare l'intervento del Vantini (richiama, con una certa modestia, la facciata del palazzo Tosio di Brescia).

Il Vantini, al momento della progettazione dell'Ospedale, venne sicuramente in contatto e in amicizia con il dott. Corniani, membro del comitato dell'Ospedale stesso e rappresentante di una famiglia notabile, costruttrice anche del vicino Palazzo Corniani di via Mandorle, anch'esso con decise caratteristiche neoclassiche e in particolare vantiniane.

Si noti però che il primo edificio ha il portico interno ad archi con una loggia soprastante sempre ad archi, con pilastroni in muratura, mentre il secondo ha il porticato architravato e con belle colonne doriche, in marmo, con soprastante galleria finestrata. Da notare il fine disegno del portale e della porta piccola del Palazzo Donina, sulla via Marconi, e l'elegante contorno delle finestre, eseguito però in malta a imitazione del marmo (caso molto comune di risparmio senza perdita di eleganza).

Palazzo AveroldaModifica

La località chiamata Averolda, posta sulla strada per Brescia nelle vicinanze dei Finiletti, fino a gli inizi degli anni '80 del Novecento si presentava come una proprietà completamente agricola: grandi campi, una rete di fossi d'irrigazione e filari di alberi.

L'edificio apparteneva totalmente all'Ospedale di Brescia come tante altre proprietà sparse nella provincia, soprattutto nella bassa bresciana. Dal 1981, con un processo che è tuttora in atto, il Comune ha individuato in questa zona la possibilità di espansione delle attività artigianali attuata con il Piano degli insediamenti produttivi. Nel mezzo di questi capannoni e uffici è stata salvaguardato il recinto dell'antica cascina e della palazzina padronale adiacente.

Il nome Averolda rimanda senz'altro al nome dei fondatori e antichi proprietari, gli Averolda. Questa famiglia apparteneva da secoli alla più ricca e distinta aristocrazia cittadina, nei suoi vari rami proprietaria di grandi estensioni di terreni, di edifici agricoli e palazzi; per citarne alcuni: il Castello di Drugolo presso Padenghe e i palazzi di Via Moretto e Via Marsala a Brescia, oggi tutti di altri proprietari. Gli Averoldi avevano grandi proprietà anche a Torbole Casaglia con un palazzo e un cascinale di elevata qualità architettonica, unico esempio locale di edificio agricolo con grandi arcate. Come tante altro famiglie importanti, gli Averoldi ebbero nei secoli notevoli personalità nel clero, nella letteratura, nella scienza.[53]

Il complesso è composto da due edifici: uno il palazzo e l'altro cascina. Il palazzo è collocata in un luogo un po' particolare; sorge fuori dal centro storico, molto isolato nella grande distesa di campi visibile tuttora, si distingue nettamente dal grande edificio della cascina accanto. È interessante notare che assomiglia in tutto e per tutto a una vera e propria azienda agricola novecentesca, con la villa di piccole dimensioni distinta dalle attività agricole, probabilmente mai dotata di grande parco o giardino.

Da un esame delle caratteristiche costruttive e stilistiche si può concludere che l'edificio sia stato edificato alla metà dell'Ottocento con notevoli richiami allo stile Neoclassico, in questo periodo già in via di superamento. Effettivamente in alcuni particolari non manca il richiamo alle identiche finestre dell' ex Ospedale Vantiniano e non è escluso un intervento proprio del Vantini che operò a lungo in edifici pubblici e privati a Travagliato.

La facciata principale, rivolta a sud, è caratterizzata dal piccolo portico a tre arcate sostenute da pilastri in Marmo di Botticino di elegante disegno, che sostituiscono in questo caso le più comuni colonne doriche. Tutto il piano terra presenta delle finestre rettangolari contornate da una cornice in finto marmo e sormontate da una lunetta. Una doppia fascia marcapiano separa il primo piano dal secondo sottolineando le finestre superiori. Le piccole finestre del solaio e la breve sporgenza del cornicione concludono con discrezione la facciata. Tre delle quattro facciate sono completamente simmetriche e studiate nella regolarità delle finestrature. La stranezza del corpo posteriore, grossolanamente applicato sulla facciata est verso nord, lascia un po' perplessi perché si discosta molto dal blocco compatto del complesso; per non parlare dei suoi due corpi più bassi applicati sul retro e sicuramente posteriori essendo anche "fuori stile".

Nulla di notevole è presente all'interno: al piano terra vi sono quattro salette quadrate con al centro uno scaloncino con la presenza di gradini sempre in marmo e al primo piano stanze da letto e infine il solaio. Di notevole presenza sono anche i locali delle cantine ai quali si accede tramite una lunga scala interna posta a destra del portico d'ingresso. Si presenta altissimo (più di quattro metri) e fondato su poderose volte ad arconi in mattoni, che gli conferiscono l'aspetto monumentale di una piccola chiesa a tre navate.

Nonostante l'attuale stato di decadenza della palazzina, è un bene che nessuno negli anni abbia posto mano a restauri con più o meno buone intenzioni. È quindi arrivato a noi fino ad oggi un edificio intatto nell'aspetto e facile da recuperare anche nelle particolarità costruttive che si considerano non meno importanti dell'aspetto estetico-architettonico.

Palazzo Martinengo-CadeoModifica

 
Palazzo Martinengo-Cadeo in via Napoleone III

Palazzo Martinengo-Cadeo si colloca in via Napoleone all'angolo con la via San Rocco.

Non si conosce la data certa di fondazione dell'edificio ma la sua architettura è composta da due corpi, uno cinquecentesco in facciata e l'altro settecentesco, saldati da uno scalone che li unisce.

Gli interni furono decorati da Pietro Scalvini, decoratore e pittore bresciano del XVIII secolo, in particolare la volta dello scalone principale.

Il 17 giugno del 1859 Vittorio Emanuele II, futuro re d'Italia, giunto da Castegnato incontrò l'imperatore francese Napoleone III di Francia proveniente da Calcio. Qui l'imperatore istituì un consiglio di guerra con il re Vittorio Emanuele II per la marcia su Solferino. L'imperatore venne ospitato a palazzo e vi soggiornò; da quel momento il palazzo ospitò il quartier generale dell'armata francese che era diretta a Solferino.

Dal 2010 diventa un edificio di proprietà privata e cominciano alcuni lavori di restauro degli ambienti interni ed esterni.


Casa di Riposo Don Angelo ColomboModifica

La Residenza Sanitaria Assistenziale, nota con il nome di Casa di Riposo Don Angelo Colombo, è una struttura che accoglie persone, generalmente anziane, con diversi gradi di fragilità e di non autosufficienza tali da richiedere un’assistenza continuativa e professionalmente qualificata e non più in grado di rimanere al proprio domicilio.[54]

Nel 1917, per dare sostegno ad anziani più poveri e soli, prendeva vita quella che si può considerare una delle istituzioni assistenziali più importanti di Travagliato. La molta stima verso il sacerdote don Angelo Colombo venne dimostrata con l’onore di vedere intitolata a suo nome la struttura.

Ad assistere gli anziani ospitati nel ricovero furono chiamate le Ancelle della Carità di Brescia, che già prestavano il loro servizio presso l’Ospedale Vantiniano, l’asilo infantile e l’oratorio femminile di Travagliato. Nel 1927 il numero degli ospiti era aumentato tanto da rendere necessario ampliare la capacità ricettiva dell’immobile, con non poche difficoltà di natura economica per l’istituzione che poteva contare a quei tempi solo su poche rendite, qualche sporadico sussidio e sulle offerte di alcuni benefattori, dato che gli anziani erano ospitati gratuitamente.

 
Casa di Riposo Don Angelo Colombo vista da via Rose

Alla fine della seconda guerra mondiale il ricovero necessitava di un ulteriore ampliamento a causa di un aumento del numero degli ospiti e di altre opere di manutenzione. Ma fu la chiusura dell’Ospedale adiacente, nel 1969, a offrire indirettamente la spinta decisiva affinché si pensasse a una risistemazione definitiva. Il primo passo fu la fusione del patrimonio dell’Ospedale con quello del Ricovero. La nuova disponibilità di risorse avrebbe consentito di far fronte alla spesa per la costruzione di una nuova moderna struttura. Come area adatta a ospitare il nuovo edificio venne individuata quella a ovest dell’ex ospedale ormai dismesso. Dopo alcuni anni di lavori la struttura venne ufficialmente inaugurata nel marzo del 1982.

La nuova casa, denominata ufficialmente Ente Casa di Riposo Don Angelo Colombo, poteva accogliere fino a cento ospiti.

Dal punto di vista architettonico si nota l'originalità della sua copertura. Il tetto è costituito da un padiglione mansardato (chiamato tetto olandese a partire dal XVIII secolo), sull'idea dell'architetto François Mansart che a sua volta prese spunto da una particolare copertura medievale. Un originale espediente architettonico per ricavare ambienti vivibili anche nel sottotetto.

Agli inizi degli anni novanta, si procedette a un primo intervento di ristrutturazione e ampliamento per aggiungere una nuova ala alla struttura esistente, destinata non solo ad aumentere la ricettività del Ricovero, ma anche ad accogliere ospiti con particolari problemi di salute in lungodegenza. In seguito, e fino a oggi, si sono susseguiti diversi interventi di ristrutturazione finalizzati a rendere operativa una struttura non solo rispondente ai requisiti normativi ma all’avanguardia e funzionale per gli ospiti.

Nell’ottobre del 2009 terminarono gli interventi di ristrutturazione e adeguamento di tutti gli ambienti rispondenti alle normative regionali e nazionali per l’accreditamento di strutture di specie. La Residenza si presenta oggi come un moderno centro di servizi per gli anziani, e non solo, integrato in un grande parco e inserito in un ambiente urbano vivo dal punto di vista sociale e relazionale.

Dal 2003 l’Ente ha assunto anche una nuova denominazione: Casa di Riposo Don Angelo Colombo, Fondazione Onlus.

Oggi la struttura dispone di 116 posti letto mentre il Centro Diurno Integrato, annesso agli ambienti della residenza, ha lo scopo di garantire un'assistenza integrativa a sostegno delle attività quotidiane degli anziani. È presente un poliambulatorio, aperto anche agli utenti esterni alla struttura, che eroga anche un servizio di fisioterapia e riabilitazione, servizio ortopedico e traumatologico, ambulatorio cardiologico e geriatrico, ambulatorio fisiatrico e di agopuntura, servizio di podologia e infermieristico.

Teatro Comunale Pietro Luigi MichelettiModifica

La realizzazione della struttura, che oggi è il Teatro Comunale di Travagliato, affonda le sue radici molto lontano. Grazie ai registri, nei quali venivano scrupolosamente annotate entrate ed uscite relative alla fabbrica dell'ospedale, si capisce che nel 1827 era in costruzione un edificio dedicato alle rappresentazioni teatrali in Via Vittorio Emanuele II.[55]

 
Il Teatro Comunale. Sulla destra il nuovo parcheggio ricavato dalla demolizione dei locali del quartiere del "Piccolo Giappone"

Non si conosce l'esatto nome affidato a quell'edificio ma fino alla seconda metà del XX secolo il suo nome era Cinema-Teatro Montit.

Nel 1977 l'Amministrazione comunale acquistò la sede dell'ex Cinema-Teatro Montit allo scopo di ristrutturarla radicalmente. Il nuovo teatro venne inaugurato nel febbraio 1999 e chiamato Teatro Pietro Luigi Micheletti in onore all'attore teatrale travagliatese.

Dalla ristrutturazione è stato tratto un attrezzatissimo complesso polifunzionale da adibire soprattutto a cinema-teatro. All'interno è stata ricavata una platea dotata di 335 posti a sedere in poltroncine. Sul palcoscenico, di 150 metri quadrati circa, possono trovare posto fino a 100 persone. La cabina di proiezione è dotata delle più moderne e sofisticate attrezzature e sul lato destro dell'ingresso, è stata ricavata una sala multiuso che funge anche da ridotto del teatro capace di 70 posti a sedere.

Nella struttura trova posto anche la sede dell'Avis.

Il teatro ha visto molte compagnie approdare sul suo palco come la Compagnia dei Guitti, una "famiglia d'arte" del teatro girovago italiano Micheletti-Zampieri, una delle pochissime superstiti dal 1888, anno nel quale inizia la "dinastia comica" Giuseppe Zampieri consolidata poi da Pietro Luigi Micheletti e Lina Zampieri.[56] La Compagnia venne rifondata poi nel 1975 da Adolfo Micheletti e Nadia Buizza col il proposito di recuperare l'antica tradizione "guitta" alla luce del nuovo linguaggio degli anni '70 che nel corso del tempo ha proposto una peculiare reinterpretazione dei classici.

Monumento ai CadutiModifica

Il monumenti ai caduti della prima guerra mondiale lo si può trovare in piazza Cavour.

Eretto nel 1922 a ricordo dei Caduti e Dispersi. Fatto in bronzo, raffigura un cappellano militare che protende la croce sul soldato morente.

Nel 1925 i nomi dei caduti furono scolpiti nel marmo sulla facciata della cappella del Cimitero e sulla Torre civica in Piazza Libertà.

Il PalacittàModifica

 
Centro Ippico Palacittà

L'edificio è situato a sud rispetto all'abitato cittadino ed è collocato all'interno dell'area fieristica e sportiva del comune. L'area è racchiusa fra via IV Novembre, via Napoleone e via Montegrappa e si aggira intorno ai 200 000 m².

Questa struttura è stata eretta nel 2003 e ospita ogni anno le gare di cavalli e alcuni concorsi ippici in occasione della rassegna TravagliatoCavalli. All'interno una grande arena di sabbia ospita uno dei campi da gara della fiera ippica.

Dal 2014 il centro ospita la Scuola Italiana di Equitazione Calssica (SIEC) che dal 2016 collabora con il Centro sportivo educativo nazionale (Csen).

Il PalablùModifica

 
Il Palablù

Nel 2004 viene edificata la Piscina Comunale coperta a padiglione ricurvo che porta il nome di Palablù. Questo edificio ha come finalità sociale l'incremento dell'attività sportiva e la fruizione di uno spazio sportivo dedicato al nuoto a livello ludico ma anche professionale.

Nel 2012, accanto al palazzetto, viene creata una piscina all'aperto. L'impianto è articolato in tre aree: la grande area rettangolare centrale polivalente di 25 metri di lunghezza, 12,5 di larghezza e una profondità di 1,45 metri. Ai lati due piscine per il fitness, la ginnastica in acqua e l’hidrobike con una profondità di 1,10 metri e quella per bambini di 0,60 metri, e un ampio prato destinato a sdraio e ombrelloni.

Scuola Media Statale Leonardo da VinciModifica

La Scuola Secondaria di primo grado “Leonardo da Vinci” è situata in Via IV Novembre ed è frequentata da poco meno di 400 studenti organizzati in 18 classi.

Istituzioni, enti e associazioniModifica

 
Palazzo della Musica

Il Corpo Bandistico Santa CeciliaModifica

Il Corpo bandistico di Santa Cecilia è stato fondato nel lontano 1845 e ha sede nel Palazzo della Musica. L'edificio ospita l'Accademia musicale e inoltre sono state adibite ampie aule recentemente messe a nuovo su tutta la parte del primo piano.

Il corpo bandistico ne detiene il possesso e successivamente è stata edificata una seconda ala nella zona retrostante che funge da sala prove e teatro.

Associazione Culturale "Giulio Bruno Nicolini"Modifica

Attiva dal 2011, nasce dall'insegnamento dell'ex sindaco travagliatese che ha lasciato un segno tangibile nella sua comunità. Gli scopi prefissi mirano ad aiutare e sostenere tutte quelle iniziative necessarie a fare in modo che le nuove generazioni travagliatesi possano avere un bagaglio adeguato di istruzione e coscienza civile perché Travagliato resti un "Paese" bello da viverci.

Gestisce un "Centro Studi" dove tutti i ragazzi in età scolare in difficoltà scolastica possono accedere per lezioni di recupero individuali. Il progetto permette a oltre 20 "tutor" (ragazzi laureati e laureandi) del territorio di svolgere un regolare lavoro occasionale in attesa di trovare collocazione definitiva nel mondo del lavoro. L'Associazione opera presso "La Casa degli Alpini" di Travagliato in via Lograto 3.

Aree naturaliModifica

La BissaModifica

Il territorio travagliatese offre una terra adatta alla coltivazione ma, essendo un suolo permeabile, è composto principalmente da sabbie e ghiaie. Questa composizione impedisce all'acqua piovana di rimanere in superficie, perciò essa penetra per decine di metri sotto la superficie fino ad incontrare uno strato di rocce impermeabili sulle quali l'acqua scorre fino al punto in cui ha la possibilità di riaffiorare dalla falda freatica, dando origine ai fontanili o risorgive.

La Bissa è un esempio di questo processo, una sorgente di acqua dolce di origine naturale. Il fontanile, situato a sud della cittadina in località Sabbionera, cominciò ad essere sfruttato nella prima metà del XX secolo con lo scopo d’irrigare i campi posti a sud della Strada Statale n. 235, nei territori di Lograto. Il sito è costituito dalla presenza di un ampio terrapieno, rialzato ulteriormente per via dei lavori di scavo che susseguirono durante la canalizzazione delle acque. Questo ha permesso la colonizzazione di numerose piante che hanno fatto della Bissa un unicum ambientale per il territorio.

Molto caro ai travagliatesi che lo frequentano fin dalle sue origini per la frescura che promette, il fontanile è stato ripetutamente oggetto di lavori di miglioria tesi, non tanto al ripristino delle funzioni agricole originarie, quanto alla sua fruibilità ricreativo-didattica per la popolazione.

Nel 2007 si propose di utilizzare l’area per crearvi un parco naturale per la pesca con laghetti artificiali e un impianto di itticoltura, proposta bocciata successivamente dall'Amministrazione comunale. Dopo molte discussioni l'area venne ritenuta una proprietà pubblica.

Dal 2013 sono in etinere lavori di riqualificazione ambientale attraverso la didattica ed il tempo libero, nonché la messa a dimora di piante ad'alto fusto su un'estensione di circa 200.000 m².

Il lago degli AironiModifica

Il Lago degli Aironi deve il nome alla presenza dell’Airone Cenerino che trova rifugio nel boschetto dell’isolotto posto a sud-ovest dello specchio d’acqua.[57] Originario delle regioni temperate d'Europa, oltre che dell'Africa, è la specie di airone che si spinge più a nord, tanto che in estate è facile incontrarlo lungo le coste norvegesi, ben oltre il circolo polare artico.

Questo lago è un bacino artificiale e rappresenta il residuato dell’estrazione di sabbia e ghiaia dall’ampio bacino di cui lo stesso è parte e che, tuttora, è attivo. Un ampio e agevole percorso di mezza costa lo delimita e permette ai visitatori di godere dell’ampia oasi di pace.

Questo fenomeno naturale è il frutto di precipitazioni atmosferiche che possono infiltrarsi nel sottosuolo e costituire masse di acque sotterranee; esse possono poi ritornare in superficie per mezzo di pozzi scavati dall'uomo o spontaneamente attraverso le sorgenti come è stato detto a proposito della Bissa. La velocità di penetrazione e la quantità di acqua che si può accumulare nel sottosuolo dipendono dal grado di permeabilità delle rocce di cui è costituito il terreno. Come già detto per questo territorio, il sottosuolo è composto principalmente da sabbia e ghiaia e ciò permette all'acqua di falda di affiorare facilmente formando degli specchi d'acqua.

Le scarpate del Lago degli Aironi sono state convenientemente boscate con numerosissime essenze di varie specie tra cui spicca l’inusuale presenza dell’Abete Rosso sulle scarpate sud e ovest; l’aspetto vegetale è completato con: Platani, Robinie, Querce, Salici di varia specie, Romiglie, Pioppi di varia specie, Ailanti (alberi del cielo), Carpini, Olmi, Acacie, Betulle.

La fauna presente è ricca e diversificata, sia nella componente terrestre (Fagiani, Lepri, Volpi) sia in quella acquatica (Oche, Anatre, Germani, Cigni, Gallinelle d’acqua).

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[58]

Lingue e dialettiModifica

L'idioma utilizzato comunemente dalla popolazione, oltre alla lingua ufficiale italiana, è il dialetto bresciano orientale riconosciuto fra le lingue minoritarie europee fin dal 1981 (Rapporto 4745 del Consiglio d'Europa) e censito dall'UNESCO tra le lingue meritevoli di tutela.[59] Formatosi in età medievale come idioma del gruppo orientale della lingua lombarda, appartiene al ceppo delle lingue gallo-italiche, per poi subire influenze venete e francesi durante il corso delle dominazioni e infine l'influenza culturale del territorio circostante.

EconomiaModifica

AgricolturaModifica

Il territorio di Travagliato ha una vocazione principalmente rivolta verso l'agricola. Le colture principali che vengono prodotte in questa vasta area sono principalmente tipologie di cereali come il grano, campi di foraggio utilizzati per alimentare i numerosi allevamenti di bovini nella zona, mais e l'allevamento degli equini con finalità economiche e ludiche. Non mancano però aziende produttrici di ortaggi, prodotti principalmente in serra e venduti direttamente alle industrie per la grande distribuzione nei supermercati.

ArtigianatoModifica

La cittadina dispone di un'area artigianale nella zona est del centro abitato. L'area è attiva sul territorio a partire dai primi anni '80 del Novecento, quando sorsero i primi capannoni industriali accanto al recinto della Cascina Averolda, e successivamente si è sviluppata attorno al nucleo dell'antica Cascina da cui deriva il nome della zona.

CulturaModifica

Film documentari e televisioneModifica

Parte del film Quando sei nato non puoi più nasconderti, diretto nel 2005 da Marco Tullio Giordana è stato girato a Travagliato.

Il film tratta il problema dell'immigrazione clandestina ed è stato presentato in concorso al 58º Festival di Cannes.[60]

Il titolo del film sta a significare che la stessa nascita segna il passaggio ad una vita difficile che devi affrontare con le tue forze e a cui non puoi sfuggire nascondendoti, evitando di fare le tue scelte.

Il Museo delle Quattro TorriModifica

Nell'anno 2002 il Comune diventa proprietario della raccolta di un appassionato collezionista di strumenti musicali meccanici, Adolfo Staffoni. La collezione include numerosi reperti, di cui alcuni risalenti agli ultimi decenni dell'Ottocento quali organetti, organi, organi da strada, piani, autoti, fino agli ultimi registratori degli anni cinquanta. La raccolta comprende inoltre numerosi fonografi e grammofoni noti con la fattura di: La Voce del Padrone o, in originale, His Master's Voice (HMV), un'importante etichetta discografica del XX secolo nata nel 1899. Allestito nel salone posto all'ultimo piano dell'ex Ospedale, il Museo Musicale Quattro Torri è stato curato dalla Pro Loco di Travagliato per alcuni anni. In seguito alla destinazione ad altro uso dei locali, il museo è stato chiuso, ne è comunque prevista la riapertura in una nuova sede.

EventiModifica

Il Palio delle ContradeModifica

 
I quattro Stemmi delle Contrade

Il Palio delle Contrade è una competizione ludico-amatoriale svolta ogni anno nella cittadina. Non ci sono documenti certi circa la storia della fondazione del Palio a Travagliato ma la sua storia prende origine in tempi lontani.

La gara veniva svolta regolarmente una volta l'anno fino al 2004, salvo i due conflitti mondiali, normalmente intorno al mese di giugno nell'arco di quattro giornate, con protagoniste le Quattro Contrade con a capo quattro capi contrada. Le gare prevedevano dei giochi di abilità e di destrezza con prove di velocità, precisione e astuzia. Nell'ultima giornata, in coincidenza con la festa dei Santi patroni Pietro e Paolo, si prevedevano gare conclusive con la proclamazione della contrada vincente.

Gli stemmi delle Contrade sono rappresentati dalla forma di una vanga, uno strumento cardine per questo territorio.

Per la nomina delle Contrade il paese venne diviso in quattro spicchi con al centro la grande piazza dalla quale si snodano le strade che segnano di fatto i confini delle zone in esatto assetto cardinale: Via Vittorio Emanuele II, Via Guglielmo Marconi, Via Napoleone e Via Francesco Ziliani.

Le Contrade sono:

  • Dugalone (che comprende la zona Sud-est del paese)
  • Mancapane (zona Nord-est)
  • Mulini (zona Nord-ovest)
  • Torre (il Sud-ovest)

Non sono documentate le origini dei loro nomi ma si possono dedurre dal loro significato. Per l'origine della Contrada Dugalone si può ipotizzare grazie alla presenza del canale "dugale" irrigatorio che scorre ancora oggi nella zona sud-est e che ha dato il nome ad una via di quel settore. Per la Contrada Mancapane, secondo una tradizione popolare, non è esclusa l'ipotesi della carestia e la mancanza di pane e alimenti subita dai cittadini in seguito ai lunghi assedi che stringevano il paese in epoca medievale. La Contrada Mulini trae il suo nome da un antico mulino posto nella zona nord del paese, sul confine con Lovernato-Ospitaletto, che diede in seguito il nome alla strada di collegamento tra i due paesi. Il nome della Contrada Torre si può ipotizzare invece per la vicinanza alla zona sud-ovest della torre della Disciplina, campanile dell'attuale chiesa della Madonna di Lourdes, che prende le sue origini dall'Alto medioevo.

Dal 2019, dopo 15 anni di assenza, il Palio riprende il suo regolare svolgimento su iniziativa del Comune di Travagliato e di un attivo gruppo di giovani del paese.

Fiera TravagliatocavalliModifica

La Fiera Travagliatocavalli si svolge ogni anno verso la fine del mese di aprile e l'inizio di maggio. Viene allestita nell'area fieristica sportiva a sud della città.

Si può ipotizzare che la fiera dedicata al cavallo sia nata indirettamente dalla presenza di un antico mercato del bestiame attestato in alcuni decreti provenienti da Rovato durante la dominazione veneta. Travagliato, forse per la poca importanza strategica del suo territorio, non oppose alcuna resistenza alle truppe francesi, anzi fu proprio a Travagliato che nel maggio 1509 le autorità bresciane alla presenza di Re Luigi XII, accettarono la resa consegnando le chiavi della città; molto probabilmente fu proprio in quell'occasione che venne confermato il mercato a Travagliato, come scriveva monsignor A. Fappani: "Luigi XII nel 1509 confermava il mercato di Travagliato".[61]

Il 17 aprile del 1889 un gruppo di esponenti della comunità travagliatese, membri dell'Amministrazione Comune, mettevano in fila l'idea per l'istituzione di una fiera annuale di cavalli, il primo segnale di ciò che si intendeva introdurre nella storia travagliatese. Questa prese corpo solo nella seconda metà del XX secolo.

La prima rassegna venne organizzata nel 1979 dal titolo "Arte e motori" che consisteva in una sfilata di auto d'epoca e in un concorso fra pittori locali e non, che avevano il compito di ritrarre ciascuno un esemplare di quelle vetture. Per il 1980 però si pensava, invece delle automobili, di offrire una rassegna concentrata su auto d'epoca. Tale discussione coinvolse anche l'assessore all'Agricoltura e al Commercio il quale propose, oltre alla rassegna culturale, anche qualcosa di nuovo per far riemergere anche il settore agricolo.

Ecco nascere quindi l'idea di una fiera agricola che rilanciasse i settori agricolo-zootecnico, artigiano e commerciale locale, da anni trascurati o lasciati all'iniziativa dei singoli interessati. Questa possibilità era data anche dalla vasta area (allora circa 100.000 m²) e sulla quale stavano sorgendo le prime strutture del Centro sportivo Comunale.

Il primo Comitato Fiera venne convocato ufficialmente per la prima volta il 9 febbraio 1980 e venne istituita un'esposizione agricolo-zootecnica con la partecipazione di esemplari di bovini, cavalli, puledri e un'esposizione di artigiani e commercianti locali che con i loro stand avevano la possibilità di presentare i loro prodotti.

Il protagonista di questa esposizione era senza dubbio il cavallo, esemplare da sempre amato nel territorio; si data infatti al 17 aprile 1889 il primo documento nel quale si scrive che alcuni travagliatesi ed esponenti della nobiltà cittadina si occupano particolarmente del cavallo.[62] Il cavallo venne quindi mantenuto come impronta istituzionale sopravvissuta fino ad oggi a sostegno di una certa tradizione locale.

L'esposizione attirò da subito molti visitatori e grandissimo fu l'interesse da parte di allevatori, agricoltori e coltivatori diretti. La fiera nacque anche dall'esigenza di portare agli agricoltori della zona un contributo per l'aggiornamento su macchinari e prodotti per la zootecnia, per la floricoltura, l'artigianato e le autovetture. L'inserimento del cavallo in questa esposizione agricola si ricollega alla tradizione travagliatese, accesa con molta probabilità dal dominio francese, e che ha sempre visto nel cavallo un utile amico dell'uomo e una risorsa. Le carni e le macellerie equine di Travagliato sono ben note infatti in tutta la provincia.

Oltre alle classiche competizioni di salto ad ostacoli, la fiera ospita oggi anche rodei western, passerelle di eleganza, gare con i carri e show di galà. Attualmente il polo fieristico si è enormemente esteso occupando tutto lo spazio disponibile del Palazzetto e del Centro Sportivo ulteriormente allargati di circa 200.000 m². Questo enorme lavoro condotto senza interruzione dal Comune di Travagliato viene gestito dal 1985 dalla rassegna chiamata Travagliatocavalli.

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1970 14 settembre 1981 Giulio Bruno Nicolini DC Sindaco [63]
14 settembre 1981 2 giugno 1985 Aurelio Bertozzi DC Sindaco
2 giugno 1985 10 ottobre 1987 Angelo Lino Lumini DC Sindaco
10 ottobre 1987 21 luglio 1991 Domenico Paterlini DC Sindaco
21 luglio 1991 24 aprile 1995 Gianluigi Buizza DC Sindaco
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Aurelio Bertozzi lista civica di centro[64] Sindaco
14 giugno 1999 6 novembre 2007 Domenico Paterlini Casa delle Libertà Sindaco [65]
6 novembre 2007 15 aprile 2008 Attilio Visconti Commissario
15 aprile 2008 27 maggio 2013 Dante Daniele Buizza PD Sindaco
27 maggio 2013 21 maggio 2014 Renato Pasinetti Lega Nord Sindaco [66]
21 maggio 2014 1º giugno 2015 Salvatore Rosario Pasquariello Commissario
1º giugno 2015 in carica Renato Pasinetti Lega Nord Sindaco

Relazioni internazionaliModifica

GemellaggiModifica

Travagliato è gemellata .con:

Dal 1º gennaio 2016 la cittadina si è fusa con il comune di Gée per formare il nuovo comune di Beaufort-en-Anjou.

Infrastrutture e trasportiModifica

TranviaModifica

Fra il 1928 e il 1954 a Travagliato fu attiva una stazione lungo una deviazione appositamente realizzata della tranvia Brescia-Soncino[67].

Nel territorio travagliatese la deviazione comprendeva via Orzinuovi, piazzale Primo Maggio e via Casaglia. La stazione era collocata in piazzale Primo Maggio dove è conservato ancora l'edificio originale, oggi abitazione privata.

StradeModifica

Il Comune di Travagliato è parte dell’area metropolitana del capoluogo di Provincia che è delimitata dall'attuale Strada Provinciale n.19, costituente il raccordo anulare tra la Valtrompia e il resto della provincia.

Altre importanti vie di comunicazione sono:

  • La variante alla Strada Statale n. 11 o Padana Superiore, che taglia il territorio a nord dell'abitato.
  • La direttissima BRE-BE-MI, tronco autostradale di collegamento diretto Brescia-Bergamo-Milano.
  • La linea T.A.V. (treno ad alta velocità) che attraversa il territorio in due tronconi, l'uno che dirige a nord e l'altro che dirige a sud, tagliando trasversalmente i campi coltivati.

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  2. ^ Toponimi in dialetto bresciano
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 664.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), su efficienzaenergetica.acs.enea.it (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ^ S. Corniani, Storia di Travagliato - Memorie e Documenti, Travagliato, 1975.
  6. ^ S. Corniani, Storia di Travagliato - Memorie e Documenti, Travagliato, 1975.
  7. ^ F. Carli, Il mercato nell'Alto Medioevo, Padova, 1934-36.
  8. ^ D. Olivieri, Dizionario di Toponomastica Lombarda, Milano, 1931.
  9. ^ P. Guerrini, Il Monastero di S. Faustino Maggiore in "Memorie Storiche della Diocesi di Brescia", Serie II, Brescia, 1931.
  10. ^ A.S.B. - Arch. Territoriale ex Veneto - 1441 - 1578 - Travagliato: Annali.
  11. ^ Storia di Travagliato, su comune.travagliato.bs.it.
  12. ^ S. Corniani, Storia di Travagliato - Memorie e Documenti, Travagliato, 1975.
  13. ^ Stemma Comune di Travagliato, su comuni-italiani.it.
  14. ^ P.Guerrini, Pagine sparse, Volume III, Brescia, 1984.
  15. ^ L. Anelli, Le chiese di Travagliato - Vol II, Brescia, 1993.
  16. ^ L. Anelli, Le chiese di Travagliato I, Brescia, 1991.
  17. ^ L. Anelli, Le chiese di Travagliato II, Brescia, 1993.
  18. ^ S. Corniani, Storia di Travagliato, Travagliato, 1975.
  19. ^ L. Anelli, Le chiese di Travagliato - Vol I, Brescia, 1991.
  20. ^ Visita guidata alla Chiesa di Santa Maria dei Campi (PDF), su prolocotravagliato.it.
  21. ^ G. Panazza, La pittura bresciana nella seconda metà del Quattrocento in "Storia di Brescia" Vol II, Brescia, 1963.
  22. ^ S. Corniani, Storia di Travagliato - Memorie e Documenti, Travagliato, 1975.
  23. ^ L. Anelli, Le chiese di Travagliato - Vol II, Brescia, 1993.
  24. ^ S. Corniani, Storia di Travagliato, Travagliato, 1975.
  25. ^ Archivio Vescovile di Brescia, Deliberazioni e approvazioni dei Capitoli per la Onorevole Compagnia del Suffragio nella Terra di Travagliato, 19-3 in "cart. Documenti di Travagliato", 1675.
  26. ^ Mario Metelli, Facciata Santa Maria del Suffragio, in L'eco di Travagliato, Ottobre 2011, n°3.
  27. ^ Due secoli di vita nel segno della gioventù, su bresciaoggi.it.
  28. ^ Due secoli di vita nel segno della gioventù, su bresciaoggi.it.
  29. ^ Due secoli di vita nel segno della gioventù, su bresciaoggi.it.
  30. ^ Uso Travagliato - Una leggenda (PDF), su prolocotravagliato.it.
  31. ^ Giuseppe Bertozzi, Trentesimo anniversario della morte di Don Giuseppe Garzoni, in L'Eco di Travagliato, Dicembre 2017, numero 4.
  32. ^ S. Corniani, Storia di Travagliato - Memorie e Documenti, Travagliato, 1975.
  33. ^ Arch. di Stato Brescia - Arch. Terr. ex Veneto - Canc. pref. inferiore - cart. 39: Comuni..
  34. ^ F. Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia - Vol.V, Brescia, 1973.
  35. ^ Travagliato Passato e Presente (PDF), su prolocotravagliato.it.
  36. ^ Archivio Vescovile di Brescia: Oratorium sub invocatione S. Anna, 23 - 7 - 1804 - cart. Documenti di Travagliato.
  37. ^ Cappellato, Gabriele., Mario Botta : luce e gravità : architetture, 1993-2007, Compositori, 2008, ISBN 9788877946157, OCLC 271079631. URL consultato l'11 giugno 2019.
  38. ^ S. Carniani, Storia di Travagliato - Memorie e Documenti, Travagliato, 1975.
  39. ^ Carlo A. Mor, Le origini e le tradizioni storiche di Orzinuovi - Vol.I, Città di Castello, 1925.
  40. ^ G. Rosa, Statistica storica della provincia di Brescia, Brescia, 1884.
  41. ^ Arch. Comunale di Travagliato . Arch. Storico - cart 1..
  42. ^ S. Corniani, Storia di Travagliato - Memorie e Documenti, Travagliato, 1975.
  43. ^ Arch. Com. di Travagliato - Arch. Storico - cart.1.
  44. ^ Arch. Com. di Travagliato - Arch. Storico - cart.3, fasc. 9..
  45. ^ S. Corniani, Storia di Travagliato - Memorie e Documenti, Travagliato, 1975.
  46. ^ Atti della Visita Pastorale del vescovo Marco Morosini, 1648 - Vol.29, presso Archivio Vescovile.
  47. ^ A.S.B.: Imp. R. Deleg. Prov.: Ospedale di Bovegno e Travagliato - cart.3323..
  48. ^ A. Bertherand, La campagne d'Italie de 1859, Parigi, 1860.
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  63. ^ Decuduto in carica.
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  65. ^ Dimissionario.
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BibliografiaModifica

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