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Trebula Mutuesca

sito archeologico di Monteleone Sabino
Trebula Mutuesca
Trebula Mutuesca latin scription.jpg
Iscrizione in Monteleone Sabino, Secolo I a.C.
Civiltàromana
Utilizzocittà
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneMonteleone Sabino
Amministrazione
VisitabileSi
Mappa di localizzazione

Coordinate: 42°13′39.61″N 12°52′07.14″E / 42.22767°N 12.86865°E42.22767; 12.86865

La città sabina di Trebula Mutuesca si trovava nel Lazio, in provincia di Rieti, nel territorio dell'attuale paese di Monteleone Sabino, a circa 60 km da Roma.

StoriaModifica

Il suo nome dipende forse da trabes, "casale", ma ignoriamo ancora le sue origini. Nel IV secolo a.C. esisteva in zona un santuario, dedicato alla dea Feronia, situato nella zona attualmente detta Pantano, frequentato probabilmente dalle popolazioni che abitavano in capanne sui cocuzzoli vicini. Si ha notizia di un vero villaggio solo dal secolo successivo, nato sfruttando la posizione strategica lungo un importante asse viario, cioè non lontano dalla via Salaria.
La romanizzazione della Sabina sviluppò un vero e proprio fenomeno di sinecismo (raggruppamento di piccoli centri in uno solo) per cui nel I secolo a.C. assistiamo allo sbocciare di una cittadina, con la sua organizzazione, le cariche pubbliche e il suo centro, con il Foro, le terme e altri edifici pubblici.

Scavi archeologiciModifica

Gli scavi del cosiddetto Tempio, iniziati negli anni cinquanta con un piccolo saggio, sono continuati dal 2000 ad oggi. Hanno permesso di ricostruire il portico di ingresso all'edificio templare, con muri perimetrali in puddinga, originariamente in legno, sostituito poi da un altro retto da sei colonne in travertino e copertura in laterizio. La pavimentazione era in opus signinum. Ancora in situ le basi delle colonne e una colonna alta 3 metri, intera ma in tre parti. Come attestato in un'iscrizione trovata su una colonna nell'adiacente giardino della chiesetta romanica di Santa Vittoria, dove sono stati riutilizzati moltissimi materiali lapidei del tempio, alla fine del II secolo a.C. tale Pescennius ha dedicato tre colonne in pietra e una canaletta di scolo in pietra sotto lo spiovente del tetto "alla dea Feronia", certificando così, già in epoca di avanzata romanizzazione, la permanenza di un culto locale. La canaletta è perfettamente conservata. Alla fine del portico è stato scavato un ambiente che termina con un muro in puddinga, un probabile podio per il contenimento del naos, situato su un piano più elevato. Il naos, il cui scavo è stato iniziato nel 2005, è ancora tutto da indagare. La storia del tempio può essere divisa in varie fasi: 265 - 240 a.C.: fondazione; fine del II secolo a.C.: restauro del portico; fine del I secolo a.C.: costruzione di un focolare; fine del I/ II secolo d.C.: riutilizzo con la costruzione di probabili botteghe; V secolo d.C.: fase di abbandono. Tracce posteriori di riuso con costruzione di una fornace e di una calcara.

Collegamenti esterniModifica

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