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Trento spumante bianco

vino DOC trentino
Trento
Dettagli
StatoItalia Italia
Resa (uva/ettaro)150 q
Resa massima dell'uva70,0%
Titolo alcolometrico
naturale dell'uva
9,0%
Titolo alcolometrico
minimo del vino
11,5%
Estratto secco
netto minimo
16,0‰
Riconoscimento
TipoDOC
Istituito con
decreto del
09/07/1993  
Gazzetta Ufficiale del21/07/1993,
n 169
Vitigni con cui è consentito produrlo
[senza fonte]

Il Trento spumante bianco è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia autonoma di Trento.

Caratteristiche organoletticheModifica

  • colore: giallo paglierino più o meno carico; spuma fine e persistente
  • profumo: caratteristico con delicato sentore di lievito e mela golden; bouquet floreale più complesso nelle Riserve
  • sapore: tipico, vivace, armonico, con buon corpo

Cenni storiciModifica

Lo spumante metodo classico a denominazione Trento designa il vino spumante prodotto con il metodo della rifermentazione in bottiglia e ottenuto da uve coltivate nei comuni indicati nel relativo disciplinare di produzione (art. 3) e situati in provincia di Trento ad altitudini comprese fra 200 e 800 metri. La D.O.C. Trento è la prima denominazione italiana riservata esclusivamente al metodo classico, riconosciuta con decreto ministeriale del 9 luglio 1993 (G.U. 21.07.1993, n.169) - e successive modifiche - e la seconda al mondo dopo lo Champagne. Lo spumante TRENTO D.O.C. è realizzato con il metodo classico o della rifermentazione in bottiglia (detto in passato champenoise), lo stesso utilizzato per la produzione dello Champagne. Il disciplinare della D.O.C. prevede l'uso di uve Chardonnay e/o Pinot bianco e/o Pinot nero e/o Meunier; attualmente la maggior parte della produzione è rappresentata da uve Chardonnay al 100%; lo spumante TRENTO D.O.C. è diffuso nella tipologia bianco o rosato. Per disciplinare (art. 5) i vini spumanti iscritti a tale denominazione devono permanere per almeno 15 mesi sui lieviti di fermentazione. La tipologia riserva si distingue per una permanenza minima di almeno 36 mesi (art. 7 del disciplinare).

"Arminio Valentini, che fu anche sindaco di Calliano, località della Vallagarina, si può dire sia stato il primo spumantista del Trentino. Già nel 1899, come documentato da una pubblicità sulla stampa di allora”, esattamente “la Strenna dell'Alto Adige”, si produceva a Calliano uno Champagne A. Valentini, che, tra l'altro, veniva distribuito da un altro nome famoso, Cesare Battisti. La famiglia Valentini era allora grande proprietaria terriera, fornitrice di vino alla Casa imperiale d'Austria, tanto da essere insignita nel 1760 del titolo nobiliare di Weinfeld. Contrariamente a quanto sostiene l'agiografia corrente, anche se fondamentale nella storia e nello sviluppo della spumantistica metodo classico in provincia di Trento, il mitico Giulio Ferrari (nato nel 1879, ovvero 31 anni dopo Valentini) non fu il primo “champagnista” trentino, ma venne preceduto di qualche anno da Arminio de Valentini di Weinfeld. Giulio Ferrari arrivò dopo, nel 1902, ma rispetto a Valentini seppe andare più lontano e sviluppare, anche grazie alla sua formazione specifica e alle sue indubbie capacità, l'idea vincente di produrre anche in terra trentina un vino “spumeggiante” quale quello prodotto in Francia."[1]

Giulio Ferrari (Calceranica di Trento, 9 aprile 1879 - Trento, 14 gennaio 1965) agronomo formatosi all'Imperial Regia Scuola di Agricoltura di San Michele all'Adige (oggi Fondazione Edmund Mach) poi perfezionatosi alla scuola di viticoltura di Montpellier e al Botanisches Institut di Geisenheim in vinificazione con lieviti - dove avrà modo di entrare in contatto con il rampollo di una famosa casa produttrice di Champagne - intuisce la potenziale vocazione della sua terra natale per la produzione di spumanti classici. Fra le montagne del Trentino - dove le escursioni termiche tra giorno e notte, estate ed inverno, in sinergia con l'altitudine e il contesto climatico tipico di un ambiente montano, generano le condizioni ideali per conferire particolare fragranza e complessità aromatica alle uve bianche - Giulio Ferrari riconosce la possibilità di dar vita al proprio sogno: ricreare la magia delle bollicine francesi, quelle dello Champagne. Così, rientrato in Trentino, inizia a coltivare sulle colline intorno al lago di Caldonazzo le barbatelle di Chardonnay importate dalla Francia. Da qui ottiene le prime bottiglie che lo porteranno nel 1902 a fondare una delle più celebri case spumantische italiane, la Ferrari Spumanti, ancor oggi con sede a Trento e attualmente di proprietà della famiglia Lunelli.

Nell'estate del 2007 per iniziativa delle istituzioni trentine aventi competenza in materia - in primis Camera di Commercio I.A.A. di Trento, Fondazione Edmund Mach, Provincia autonoma di Trento ed Istituto TRENTO D.O.C - e di alcuni rappresentanti dei produttori nasce il marchio collettivo TRENTODOC, introdotto per conferire identità ed immagine unitaria alla produzione di bollicine ottenuta da uve coltivate sulle pendici di media altitudine delle montagne trentine. Il marchio è una parola di fantasia che evoca, ma non riproduce, la denominazione di origine e si segnala dal punto di vista grafico per la raffigurazione delle "o" con due volute contrapposte ad evocare l'operazione del remouage, pratica distintiva della produzione metodo classico. Nella scrittura corrente la grafia corretta del marchio è TRENTODOC o Trentodoc (non è ammessa la fusione della denominazione di origine, es.: TrentoDoc). Possono utilizzare il marchio, regolato da apposito disciplinare d'uso, tutti gli spumanti che hanno ottenuto l'idoneità all'apposizione in etichetta della D.O.C Trento e i cui produttori ne facciano liberamente richiesta. Il marchio TRENTODOC conta oggi una quarantina di aziende, produttrici delle bollicine di montagna a denominazione di origine TRENTO. Fra queste si annoverano alcune cantine di grande tradizione come Ferrari, Cesarini Sforza, Cavit e Rotari.

Abbinamenti consigliatiModifica

A tutto pasto o come aperitivo.

ProduzioneModifica

Provincia, stagione, volume in ettolitri

  • nessun dato disponibile

NoteModifica

  1. ^ Trento Doc Brut Valentini di Weinfeld Vivallis, su Le Mille Bolle Blog. URL consultato il 16 luglio 2015.

BibliografiaModifica

  • Mario Chemolli, Erman Bona, Claudio Tonon, Umberto Malossini, Maurizio Bottura (a cura di), La tutela delle vitivinicoltura in Trentino, Provincia autonoma di Trento Editore, Trento, 2011.
  • Nereo Pederzolli e Francesco Spagnolli, TRENTODOC. Quando la montagna diventa perlage, Valentina Trentini Editore, Trento, 2011. ISBN 978-88-87980-63-9.

Collegamenti esterniModifica

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