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Stemma nobiliare della Famiglia Trimarchi

I Trimarchi sono una famiglia nobile siciliana con varie ramificazioni presenti a Messina e nella sua città metropolitana. Il Nobiliaro della città di Messina di Giuseppe Galluppi e il Mango di Casalgerardo segnalano la presenza di numerosi membri della famiglia nelle mastre nobili della predetta città. Un Giovanni del fu Pietro, un Camillo, un Onofrio, un Nicolò del fu Enrico, un Claudio, un Pietro di Nicolò e un Andrea sono iscritti alla Mastra nobile del Mollica; un Giovanni fu proconservatore in Savoca nell'anno 1722; un Giuseppe fu giudice della Corte pretoriana di Palermo nel 1767-68, del Tribunale del Concistoro negli anni 1775-76-77 e della Gran Corte civile nel 1784; un Mattia del fu Felice, da Messina, con privilegio dato il 15 ottobre 1791, ottenne concessione del titolo di barone di Villamarchese. E anche Calabria tra Melicuccà e altri luoghi

OriginiModifica

Famiglia probabilmente di origine greco-bizantina. Si stabilirono a Messina nel XIV secolo, appartenevano alla categoria dei feudatari ed erano chiamati anche milites (cavalieri). A Messina ricoprirono cariche nel campo burocratico, amministrativo e giudiziario. Alcuni di loro, pur essendo patrizi, si dedicarono alle attività commerciali e speculative; nel XV secolo una tal Violante Trimarchi allevava cavalli e forniva piccoli capitali ai mercanti.

Ramo di SavocaModifica

 
Blasone della Famiglia Trimarchi posto sul portale d'ingresso principale della Chiesa Matrice di Savoca - Secolo XV
 
Il palazzo della nobile famiglia Trimarchi a Savoca (inizio del XVIII secolo) ubicato in Piazza Fossìa

Uno dei rami più prosperi di questa famiglia fu senza dubbio quello che tra la fine del secolo XIV e i primi anni del successivo si stabilì a Savoca; lì furono, per secoli, al centro della vita politica, amministrativa, ecclesiastica ed economica.

Il primo personaggio di cui si ha contezza è l'architetto e costruttore Pietro Trimarchi il quale si fregiava del titolo di Magister. Costui ristrutturò, alla fine del Quattrocento, la Chiesa Matrice di Savoca e costruì, a difesa dalle scorrerie dei Corsari barbareschi, la Torre Catalmo.

Verso la fine del XV secolo, a Savoca, un'annosa controversia contrappose la famiglia Trimarchi a quella di don Paolo Sturiale. Tale controversia aveva come oggetto delle beghe di confine tra i fondi delle succitate famiglie. Non essendo stata la lite risolta secondo i canoni del diritto, si passò facilmente alle vie di fatto e i contendenti vennero alle armi. Nel 1494, i Trimarchi assalirono la casa degli Sturiale, intenzionati ad uccidere don Paolo ed il fratello Giovanni, ma non vi riuscirono; non molto tempo dopo, furono gli Sturiale a tentare di uccidere don Pietro Trimarchi, ma neanche loro riuscirono a portare a termine il loro progetto criminoso. Le fonti archivistiche non specificano come si concluse detta violenta controversia.

I Trimarchi, tra il XVI ed il XX secolo, si imparentarono con le famiglie aristocratiche di Savoca e dintorni come i Crisafulli, i Trischitta, i Nicòtina, i Prestipino e gli Scarcella.

Inizialmente risiedevano nella parte più antica del centro storico di Savoca, in un palazzo ubicato nelle vicinanze della Chiesa Matrice; successivamente (nel XVIII secolo) si trasferirono nel grande palazzo sito nel quartiere Borgo e prospettante su Piazza Fossìa edificato ai primi del Settecento e tuttora esistente. Possedevano altresì un vastissimo patrimonio immobiliare costituito da proprietà urbane e rurali site nei comuni di Savoca, Santa Teresa di Riva e Casalvecchio Siculo.

Nel 1617, un certo Giuseppe Trimarchi vendette, ai Frati Minori Conventuali, una casa ed un terreno siti nel cuore del centro storico di Savoca, in questo sito codesti religiosi trasferirono il loro convento ed edificarono la Chiesa dell'Immacolata (oggi Centro Filarmonico di Savoca). Proprio all'interno di detta chiesa i Trimarchi edificarono, nei primi anni del '700, la loro elegante sepoltura gentilizia; un'altra tomba di questa famiglia si trova ancora nella Chiesa del Convento dei Cappuccini e risale al 1845.

Tra i personaggi maggiormente influenti del ramo savocese della famiglia Trimarchi si ricordano:

Ramo di VillamarcheseModifica

Un ramo messinese della famiglia Trimarchi, che si estinse poi per via maschile, fu investito nel 1791[1] della baronia di Villamarchese. Non è ancora attestato un rapporto diretto di discendenza (o di ascendenza) tra i Trimarchi di Villamarchese e quelli di Savoca; è tuttavia attestato un rapporto di parentela tra i due rami, attraverso donna Maria Antonia Trimarchi Reitano dei Baroni di Villamarchese (1771-1846), che nel 1795 sposò il facoltoso giurista e uomo politico savocese Onofrio Prestipino (1767-1855) la cui sorella Domenica era sposata con Sebastiano Trimarchi da Savoca, deceduto nel 1813.

ArmaModifica

D'azzurro, alla sbarra d'oro, accompagnata da tre martelli manicati dello stesso, posti due al capo ed uno in punta.

BibliografiaModifica

  • Giuseppe Galluppi, Nobiliario della città di Messina, 1876, p. 176.
  • Antonino Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia (1912), alla voce Trimarchi.
  • Santo Lombardo, Le catacombe del Convento dei Cappuccini di Savoca. Storia e personaggi, 1995, pp. 77–89.
  • Giuseppe Trischitta, Cenni storici su Savoca, p. 22.
  • Carmelo Ucchino, Le Valli d'Agrò, di Savoca e di Pagliara. Ed. Antonello da Messina. 2008.

NoteModifica

Voci correlateModifica