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Tudhaliya IV
Re degli Ittiti
In carica 1237 a.C. –
1209 a.C.
Predecessore Hattusili III
Erede Arnuwanda III
Successore Arnuwanda III
Nascita 1265 a.C.circa
Morte 1209 a.C.
Padre Hattusili III
Madre Puduhepa
Consorte Principessa babilonese
Figli Arnuwanda III
Suppiluliuma II
Tudhaliya IV

Tudhaliya IV (1265 a.C. circa – 1209 a.C.) è stato un sovrano dell'impero ittita dal 1237 al 1209 a.C.[1].

Indice

La giovinezza: inaspettatamente reModifica

Nato attorno al 1270-65 a.C. nell'immediato seguito dell'epocale scontro di Kadesh con gli Egizi, Tashmi-Sharrumma (questo il suo nome alla nascita) non era destinato a regnare: infatti la corona dell'impero era sulla testa del giovane cugino Mursili III, appena asceso al trono della "nuova" capitale ittita, Tarhuntassa. Il precedente sovrano Muwatalli II suo zio, infatti, in vista dello scontro con gli Egizi, aveva abbandonando con la corte la storica capitale Hattusa, cuore ittita da secoli, affidandola alla reggenza del fratello Hattusili, padre appunto di Tashmi-Sharrumma e stimato veterano di guerra nonché abilissimo diplomatico. Poco dopo lo scontro, nel 1272, il sovrano era deceduto, lasciando corona e trono di Tarhuntassa al primogenito Mursili.

Ben presto i rapporti tra il giovane sovrano e il potente zio si incrinarono e, dopo una rapida guerra civile, Hattusili depose il nipote, usurpandone il trono.

Immediatamente Hattušili III, per consolidare la posizione di re, mise in atto una serie di azioni diplomatiche interne ed esterne, tra le quali la nomina a "tuhkanti" (principe ereditario) del figlio maggiore Nerikkaili[2].

Sorprendentemente però a succedere a Hattusili alla sua morte, avvenuta nel 1237 a.C. non fu Nerikkaili ma Tashi-Sharrumma, che ascese al trono col nome di Tudhaliya IV[3].

Gli storici hanno molto dibattuto sulle ragioni di tale cambiamento di rotta[4]: alcuni ritengono che Nerikkaili non fosse figlio della sposa principale del sovrano e Regina Regnante, la potentissima Puduhepa, come invece lo era Tudhaliya, bensì di una moglie secondaria e quindi erede di "secondo rango"; altri che la scelta di Tudhaliya sia stata motivata dagli eccellenti rapporti che questi aveva con Kurunta, fratello del detronizzata Mursili III e possibile pretendente al trono, scelta che avrebbe cosi garantito maggiore possibilità di stabilità al regno; qualcuno infine la ritiene semplicemente una scelta attitudinale, che abbia fatto preferire il figlio minore per le proprie caratteristiche; il quesito resta irrisolto.

Qualunque fosse la ragione della scelta, alla morte del quasi ottantenne Hattusili III, salì al trono Tudhaliya IV, senza opposizione di Nerikkaili e forse senza essere mai stato nominato tuhkanti, ma venendo probabilmente associato al padre in una breve coreggenza[5].

Gli studiosi ipotizzavano inizialmente che Nerikkaili potesse essere premorto al padre e che questa fosse la ragione dell'ascesa di Tudhaliya, ma è proprio il nuovo re, nell'unica tavoletta bronzea ittita mai rinvenuta[6], quella del trattato col cugino Kurunta, a spiegare che "...mio padre rimosse mio fratello maggiore dal ruolo di tuhkanti, innalzandomi a re..."; al primo posto nell'elenco dei testimoni del trattato compare proprio il principe Nerikkaili, a conferma che il passaggio di consegne a Tudhaliya sia stata una scelta precisa di Hattusili.

Sorprendentemente ritroveremo poi Nerikkaili ancora nel ruolo di "tuhkanti" all'inizio del regno di Tudhaliya[7]: egli compare con tale titolo infatti nel cosiddetto "testo di Sahurunuwa" (1237-36 ca.), che precede di pochi anni la tavoletta bronzea del trattato con Kurunta (1235-33 ca.). L'ipotesi più accreditata è che il nuovo sovrano non avesse ancora eredi maschi all'epoca del primo e li avesse avuti invece al tempo della seconda (circostanza che ci fornisce la data approssimativa di nascita dell'erede di Tudhaliya, Arnuwanda III), e che avesse voluto in un certo senso "risarcire" il fratello privato della successione dal padre nominandolo temporaneamente ma prestigiosamente di nuovo tuhkanti.

D'altra parte l'ascesa di Tudhaliya pare essere stata preparata fino dalla tenera età, ripercorrendo una per una le tappe della carriera del padre[8]: sacerdote nella città sacra di Nerik, governatore di Hapkis, importante centro del Nord, Gal Mesedi (capo delle guardie reali) e infine sovrano; la stessa scelta (effettuata dalla madre Puduhepa) della consorte principale, una principessa babilonese, pare porlo in una posizione di rilievo rispetto al fratello Nerikkaili, cui era stata data in sposa la figlia del re-vassallo del Amurru.

Il regno di Tudhaliya, come anche quello del padre, fu improntato dal timore di perdere il trono, soprattutto in seguito a possibili faide familiari: troppo viva era ancora l'eco del colpo di Stato di Hattusili (sebbene largamente avallato dalla nobiltà Ittita) perché il sovrano non avesse a temere possibili pretese sulla corona da parte del vecchio ramo regnante; d'altra parte se Mursili III, ancora in vita, non pareva costituire una reale minaccia, c'erano da tenere in considerazione svariati potenziali pretendenti, in particolare appunto l'altro figlio di Muwatalli II, Kurunta.

KuruntaModifica

Questi era cresciuto ad Hapkis, nella casa di Hattusili, e i rapporti con Tudhaliya erano stati eccellenti fin da bambini; vinta la guerra civile, Hattusili aveva fissato proprio Kurunta (schieratosi dalla sua parte contro il fratello) su Tarhuntassa, come reggente della capitale secondaria ittita, allorquando aveva riportato la corte nella sede storica. E il primo atto di Tudhaliya sovrano sarà proprio quello di confermare il cugino al proprio posto. Nonostante doni, territori e attestati di stima, il timore che sotto la cenere Kurunta potesse covare sogni di riappropriarsi del trono che era stato del padre Muwatalli deve aver turbato i sonni del re per tutta la durata del proprio regno. A riprova del clima instabile che regnava a palazzo, va ricordato pure che Tudhaliya nei primi anni di regno sfuggì a un doppio attentato messo in atto dal fratellastro Heshni, in accordo con alcuni nobili[9].

Tudhaliya va a ovest: la rivolta ArzawaModifica

Come un secolo prima all'ascesa al trono di suo nonno Muršili II, attorno al 1235 a.C. il mondo Arzawa, periferia occidentale dell'impero, si sollevò in moti indipendentistici, alimentati dalla politica espansionistica del regno Egeo degli Ahhiyawa[10]. Tudhaliya intervenne con tempestività e fermezza e alla testa del suo esercito scese personalmente ad Ovest, domando le rivolte di Tarhuna-Radu, appropriatosi del potere sulla "Terra del fiume Seha" (la cui vicenda è nerrata dallo stesso sovrano nel cosiddetto Editto regale di Tudhaliya IV[11]), e del re-vassallo di Mira, Alantalli, sostituendo entrambi sul rispettivo trono con nuovi sovrani. Si rivoltò anche il regno suddito dei Lukka (la Licia), ma il re ittita uscì vincitore anche da questo scontro. Tudhaliya approfittò dell'occasione per sistemare una volta per tutte i conti proprio con l'ingerenza Ahhiyawa in area anatolica: assaltò e distrusse la città di Millawata/Mileto, da sempre base per le operazioni micenee nella zona, estromettendo definitivamente Ahhiyawa dalla storia anatolica, operazione mai riuscita in oltre un secolo ad alcun sovrano ittita[12].

Evidentemente preoccupato di non riuscire a controllare una periferia tanto variegata e in costante fermento come quella Arzawa, Tudhaliya prese una decisione "storica", mai attuata da nessun sovrano ittita in precedenza, ponendo il nuovo re di Mira, Tarkasnawa, come "supervisore regionale" dell'area Arzawa: in sostanza lo stato di Mira veniva elevato sopra quelli di Terra del fiume Seha, Wilusa (Troia)[13] e Hapalla, gli altri regni Arzawa appunto; questi avrebbero reso conto al sovrano di Mira che poi avrebbe riferito per tutta l'area al sovrano ittita[14]. Non è escluso, ma anzi possibile, che Tarkasnawa svolgesse lo stesso ruolo sui vicini territori di Masa, Millawata/Mileto e Lukka.

Guerra assira: la sconfitta di NihriyaModifica

 
Tudhaliya IV, re degli Ittiti. Rilievo situato a Yazılıkaya, Turchia.

Ma una nuova e ben più pericolosa minaccia incombeva all'orizzonte a nord-est: l'espansionismo assiro.

Già durante il regno di Mursili III gli Ittiti avevano perduto parte dello stato vassallo e assai ricco del Mitanni/Hanigalbat per mano degli aggressivi Assiri, da decenni in costante ascesa e giunti ormai a minacciare le due superpotenze dell'era, Ittiti ed Egizi. Dopo pochi anni dall'insediamento di Tudhaliya, ascese al trono mesopomatico Tukulti-Ninurta (1233), con il quale il sovrano ittita provò a intrattenere rapporti migliori dei precedenti sovrani; ma le mire espansionistiche assire furono chiare quando il neo-sovrano (1228 ca.) invase la ricca zona mineraria di Nihriya, nominalmente indipendente ma in realtà vicinissima per influenza politica e collocazione geografica al cuore del regno ittita. Tudhaliya allora rispose militarmente, convinto di poter contare sull'appoggio dei vassalli siriani e dei principati dell'area occupata, che invece non arrivò; lasciato da solo, l'esercito ittita andò incontro ad una cocente sconfitta a Nihriya, sotto il profilo del prestigio internazionale, enfatizzata oltre ogni limite dal sovrano assiro. Pur avendo ora la nuova potenza mesopotamica pericolosamente vicina ai propri territori, senza stati cuscinetti in mezzo, in realtà gli Ittiti non persero un metro di terreno[15] riducendo gli effetti pratici della sconfitta quasi a zero. Tukulti-Ninurta avrebbe potuto sfruttare il momento e cercare di sfondare oltre l'Eufrate (confine tra i due imperi) invadendo la ricca area siriana e la costa, ma commise l'errore strategico di dirigersi a sud-est per invadere la Babilonia, impresa militare dispendiosa sia sotto il profilo economico che umano, che poco profitto portò agli Assiri, precludendo loro invece altre e piu fruttuose imprese militari, e mettendo cosi in salvo i possedimenti ittiti.

Un colpo di stato?Modifica

La seconda parte del regno di Tudhaliya fu così molto più tranquilla della prima, anche se alcuni studiosi non escludono che possa esserci stato per un breve periodo un colpo di stato da parte di Kurunta (Bryce si spinge anche ad ipotizzare una data, il 1227 a.C.[16]) o un tentativo di colpo di stato; in realtà prove archeologiche ci raccontano di un incendio in alcuni quartieri di Hattusa proprio in questo periodo, ma anche di una successiva ricostruzione edilizia di alto livello architettonico, avvenuta ancora sotto Tudhaliya nei suoi ultimi anni, il che suggerisce che se un qualche avvicendamento sul trono ci fu rimase alquanto circoscritto nel tempo. Inoltre nessuna delle molte tavolette ittite ritrovate ci parla di uno scontro armato tra i due cugini.

E tuttavia il preziosissimo trattato bronzeo tra i due, sottoscritto all'inizio del regno di Tudhaliya,[17] è stata ritrovata intenzionalmente seppellita ad Hattusa, in un gesto di dispregio, segno evidente che qualcosa tra le due capitali ittite debba essere avvenuto. L'ipotesi più probabile è quella di un allontanamento di Kurunta, reggente di Tarhuntassa, dalla casa madre di Hattusa, la divisione cioè in due dell'impero senza uso delle armi (non abbiamo notizie di combattimenti in alcun testo giunto sino a noi), con la presenza quindi simultanea di due "Grandi Re"; due stele rinvenute nei pressi del luogo ove Tarhuntassa sorgeva (vicino all'odierna Hatip) che ci parlano di "Kurunta Grande Re, Labarna" paiono indirizzare la storia in tale senso. E tuttavia circa 15 anni dopo la morte di Tudhaliya, il figlio Šuppiluliuma II ci narra in un'iscrizione di aver sconfitto una serie di città del Sud anatolico, annettendole definitivamente al proprio regno; tra questa spicca Tarhuntassa[18], a riprova che una qualche diaspora nell'impero si fosse verificata, e che comunque alla fine il ramo familiare di Hattusili avesse prevalso.

L'ultima impresa militare nota del sovrano fu la conquista dell'isola di Alasiya/Cipro, già molte volte in passato in orbita ittita; il senso di tale impresa è sfuggente, salvo non si accrediti la necessità di nuovi approdi sicuri nel Mediterraneo, magari proprio per la perdita del controllo di quelli vicini a Tarhuntassa, dislocati sulla costa sud anatolica.

Tudhaliya morì nel 1209, lasciando un impero comunque molto vasto, quanto quello del suo predecessore, ma molto più stabile da un punto di vista politico e con punte architettoniche mai toccate in precedenza: nulla faceva presagire, apparentemente, che la fine dell'epopea ittita fosse così prossima.

Durante il suo regno, ben tredici dighe furono costruite dopo una grande siccità, una delle quali sopravvive ancora oggi nei pressi di Alacahöyük.

Gli succedette il figlio Arnuwanda III, tukhanti designato, che però morì dopo solo 18 mesi di regno, lasciando lo scettro al fratello Šuppiluliuma II, l'ultimo sovrano della grande epopea ittita.

NoteModifica

  1. ^ Trevor Bryce, The Kingdom of the Hittites, Oxford University Press, 1998, ISBN 978-0-19-924010-4.
  2. ^ T. Bryce, The kingdom of the Hittites, pp. 272-273.
  3. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag.272 e seg.
  4. ^ T. Bryce: The kingdom of the Hittites, pag.272-274 e note relative
  5. ^ Come sostenuto da vari studiosi, tra cui Bryce e Van den Hout: T. Bilgin, Officials and administration in the Hittite World pag 31-32
  6. ^ Nome ufficiale del reperto Bo 86/299, scoperta sotto la porta della Sfinge ad Hattusa nel '86, trascritta da Otten e poi tradotta per primo da Beckman nel '99
  7. ^ T. Bilgin, Officials and administration in the Hittite World pag.32
  8. ^ T. Bryce, The kingdom of the Hittites, pp. 295-299.
  9. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites, pag. 268-271 e pag. 299-300.
  10. ^ Entità ancora non chiaramente identificata; molti autori la ritengono Micene o una coalizione di stati micenei facenti capo magari proprio a tale città (tra questi Bryce, Cline e Beckman); J. Latacz invece propone Tebe; Troy and Homer, pp. 240 e seg.
  11. ^ Nome ufficiale del reperto: CTH 211.4. Si vedano a tal proposito Beckman, Bryce, Cline, The Ahhiyawa texts, pp. 154-157.
  12. ^ Beckman, Bryce, Cline, The Ahhiyawa texts, pp. 156-157.
  13. ^ Trevor Bryce, I troiani ed i popoli vicini.
  14. ^ Lettera di Millawata, CTH182. Paragrafo 7,32-44.
  15. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites, pp. 316-319.
  16. ^ Trevor Bryce, The kingdom of the Hittites, pp. 319-321.
  17. ^ Joachim Latacz, Troy and Homer. Pag.82.
  18. ^ Iscrizione di Sudburg; si veda Bryce: The kingdom of the Hittites. Pag.329

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