Tullio Tamburini

militare ed esponente fascista italiano
Tullio Tamburini

Capo della polizia della RSI
Durata mandato 1 ottobre 1943 –
aprile 1944
Predecessore Carmine Senise
Successore Eugenio Cerruti

Dati generali
Partito politico Fasci italiani di combattimento
Partito Nazionale Fascista
Partito Fascista Repubblicano
Tullio Tamburini
NascitaPrato, 22 aprile 1892
MorteRoma, 2 novembre 1957
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Emblem of Italian Blackshirts.svg Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
CoA of the RSI.svg Corpo di Polizia Repubblicana
SpecialitàMilizia forestale
GradoCapo della polizia
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Comandante diCorpo di Polizia Repubblicana
(Capo 1943-1944)
Milizia forestale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
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Tullio Tamburini (Prato, 22 aprile 1892Roma, 2 novembre 1957[1]) è stato un militare e gerarca fascista italiano. Fu capo del Corpo di Polizia della Repubblica Sociale Italiana.

BiografiaModifica

Nato a Prato, Tamburini fu maestro di scuola a Firenze, ma venne in seguito licenziato[2] e cadde nel giro della piccola criminalità cittadina. Richiamato nel Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, servì senza particolari distinzioni[3]. Aggregato alle unità di rastrellamento dopo la guerra, venne accusato di saccheggio nell'esercizio delle sue funzioni[3].

Adesione al fascismoModifica

Aderì al fascio di combattimento di Firenze nel 1922 e l'anno seguente venne nominato console[3] della 92ª Legione "Francesco Ferrucci" della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale[4].

Fin dall'inizio venne annoverato tra gli "intransigenti", sostenitore della violenza squadrista quale metodo per raggiungere il potere[5].

La «notte di San Bartolomeo»Modifica

Nel capoluogo toscano la violenza fascista giunse ad eccessi tali che lo stesso Mussolini fu costretto ad allontanare alcuni capi locali del partito[6]; tra questi, l'estrema violenza dei metodi di Tamburini ne causò nell'ottobre 1925 la rimozione e l'allontanamento in Tripolitania[3]. Fu lo stesso Tamburini a definire le violenze perpetrate contro gli antifascisti tra il 3 e il 4 ottobre 1925 una nuova «notte di San Bartolomeo».[4]

Nel settembre 1926 fu nominato membro della delegazione alla Società delle Nazioni, prima di ottenere il comando della Milizia forestale, specialità della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale[3]. Riabilitato, venne nominato prefetto di Avellino nel 1936 e di Ancona nel 1939, infine di Trieste nel 1941[3].

Il ruolo nella RSIModifica

Dopo la caduta del fascismo e l'armistizio, aderì alla Repubblica Sociale Italiana e fu nominato Capo del Corpo di Polizia Repubblicana il 1º ottobre 1943[3].

Con il nuovo incarico Tamburini non abbandonò i vecchi metodi, tanto che nel gennaio 1944 venne accusato di arricchimento illecito e in aprile 1944 fu destituito[3]. Gli occupanti nazisti iniziarono a sospettare di lui, credendo che avesse avviato contatti segreti con gli Alleati e nel febbraio ‘45 il generale Karl Wolff lo fece internare nel campo di concentramento di Dachau[3]. A fine aprile 1945 insieme ad altri prigionieri illustri fu trasferito a Villabassa in Val Pusteria (Alto Adige), dove venne insieme agli altri liberato il 4 maggio 1945 dagli Alleati.[7]

Il secondo dopoguerraModifica

Fu preso in consegna dagli americani ai primi di maggio del 1945 e imprigionato per il suo coinvolgimento col regime fascista[3]. Venne amnistiato nel settembre 1946 ed emigrò a Buenos Aires l'anno seguente[3]. Ritornò in seguito a Roma, dove morì nel 1957[1]. Era sposato con Giannina Longo, poetessa nata nel 1902 a Firenze, che lo seguì in terra argentina[1].

NoteModifica

  1. ^ a b c Andrea Massaro, Bruno Kiniger e la "prefettessa di Avellino", avellinesi.it, 28 ottobre 2013.
  2. ^ Ernst Nolte, Three Faces of Fascism: Action Française, Italian fascism, National Socialism, New York, Mentor, 1969, p. 618.
  3. ^ a b c d e f g h i j k Philip Rees, Biographical Dictionary of the Extreme Right Since 1890, 1990, p. 385
  4. ^ a b Matteo Millan, Squadrismo e squadristi nella dittatura fascista, Viella, 2014.
  5. ^ Nicholas Farrell, Mussolini: A New Life, Phoenix, 2004, p. 154
  6. ^ Farrell, Mussolini, p. 171
  7. ^ Hans-Günter Richardi, Ostaggi delle SS al lago di Braies - la deportazione in Alto Adige di illustri prigionieri dei lager nazisti provenienti da 17 paesi europei, Braies, Archivio di Storia Contemporanea, 2006. ISBN 88-902316-2-9