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Tullio Tamburini
22 aprile 1892 – 1957
Nato aPrato
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forza armataRegio Esercito
MVSN
Corpo di Polizia Repubblicana
SpecialitàMilizia forestale
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
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Tullio Tamburini

Capo della polizia della RSI
Durata mandato 1 ottobre 1943 –
aprile 1944
Predecessore Carmine Senise
Successore Giuseppe Solimena

Tullio Tamburini (Prato, 22 aprile 18921957) è stato un militare e gerarca fascista italiano. Fu capo della Corpo di Polizia della Repubblica Sociale Italiana.

BiografiaModifica

Nato a Prato, Tamburini fu maestro di scuola a Firenze, ma venne in seguito licenziato[1] e cadde nel giro della piccola criminalità cittadina. Richiamato nel Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, servì senza particolari distinzioni[2]. Aggregato alle unità di rastrellamento dopo la guerra, venne accusato di saccheggio nell'esercizio delle sue funzioni[2].

Aderì al fascio di combattimento di Firenze già nel 1922 e l'anno seguente venne nominato console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale locale[2]. Fin dall'inizio venne annoverato tra gli "intransigenti", sostenitore della violenza squadrista quale metodo per raggiungere il potere[3]. Nel capoluogo toscano la violenza fascista giunse ad eccessi tali che lo stesso Mussolini fu costretto ad allontanare alcuni capi locali del partito[4]; tra questi, l'estrema violenza dei metodi di Tamburini ne causò nell'ottobre 1925 la rimozione e l'allontanamento in Tripolitania[2].

Nel settembre 1926 fu nominato membro della delegazione alla Società delle Nazioni, prima di ottenere il comando della Milizia forestale, specialità della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale[2]. Riabilitato, venne nominato prefetto di Avellino nel 1936 e di Ancona nel 1939, infine di Trieste nel 1941[2]. Dopo la caduta del fascismo e l'armistizio, aderì alla Repubblica Sociale Italiana e fu nominato Capo del Corpo di Polizia Repubblicana il 1º ottobre 1943[2]. Con il nuovo incarico Tamburini non abbandonò i vecchi metodi, tanto che nel gennaio 1944 venne accusato di arricchimento illecito e in aprile 1944 fu destituito[2].

Gli occupanti nazisti iniziarono a sospettare di lui, credendo che avesse avviato contatti segreti con gli Alleati, e in febbraio il generale Karl Wolff lo fece internare nel campo di concentramento di Dachau[2]. Trasferito a fine aprile 1945 insieme ad altri prigionieri illustri in Alto Adige che furono trasportati a Villabassa in Val Pusteria (Alto Adige) dove vennero liberati il 4 maggio 1945 dagli Alleati.[5] Di seguito fu preso in consegna dagli americani ai primi di maggio e imprigionato per il suo coinvolgimento col regime fascista[2]. Venne amnistiato nel settembre 1946 ed emigrò a Buenos Aires l'anno seguente[2].

NoteModifica

  1. ^ Ernst Nolte, Three Faces of Fascism: Action Française, Italian fascism, National Socialism, New York, Mentor, 1969, p. 618.
  2. ^ a b c d e f g h i j k Philip Rees, Biographical Dictionary of the Extreme Right Since 1890, 1990, p. 385
  3. ^ Nicholas Farrell, Mussolini: A New Life, Phoenix, 2004, p. 154
  4. ^ Farrell, Mussolini, p. 171
  5. ^ Hans-Günter Richardi, Ostaggi delle SS al lago di Braies - la deportazione in Alto Adige di illustri prigionieri dei lager nazisti provenienti da 17 paesi europei, Braies, Archivio di Storia Contemporanea, 2006. ISBN 88-902316-2-9