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I Turcilingi costituivano una delle milizie che, sotto la guida di Odoacre, rovesciarono l'impero romano d'occidente.

Indice

StoriaModifica

FontiModifica

Non si sa molto sui Turcilingi. I Turcilingi sono citati infatti solo in due fonti indipendenti: due volte nel De origine actibusque Getarum di Giordane, uno storico goto romanizzato che verso il 552 scrisse la storia del suo popolo, e una volta nella Historia Miscella di Landolfo Sagace, uno storico del X secolo continuatore dell'Historia Romana di Paolo Diacono. Sono menzionati una volta anche nell'Historia Langobardorum di Paolo Diacono, ma in un passo derivato da Giordane.

Giordane cita i Turcilingi in due occasioni: allorché ricorda la loro partecipazione, sotto la guida di Odoacre, alla rivolta del 476 che segnò la fine dell'impero romano d'occidente [1] e allorché riporta le motivazioni con cui nel 493 Teodorico, alla ricerca di un pretesto per invadere l'Italia, ricordò all'imperatore Zenone di Bisanzio che Roma era sotto la "tirannia", ossia il governo illegale, di Turcilingi e Rugi[2]. La denuncia di Teodorico rimase memorabile: nel XVII secolo, per es., Lancelot Andrewes citò l'"inumanità e la barbarie dei Turcilingi" nel suo famoso sermone sulla congiura delle polveri[3].

Landolfo Sagace elenca i Turcilungi, con gli Sciri, fra le nazioni che parteciparono a fianco di Attila, re degli Unni, alla Battaglia dei Campi Catalaunici[4][5]. Landolfo è l'unica fonte di questa informazione, dato che Giordane non fa menzione della presenza dei Turcilingi a Châlons; sebbene sia una fonte molto tarda (X secolo), è tuttavia possibile che Landolfo avesse accesso a documenti oramai perduti.

Paolo Diacono nomina i Turcilingi nel capitolo di apertura della sua "Storia dei Longobardi" fra i numerosi popoli che sono venuti dalla Germania in Italia prima dei Longobardi[6]. Il brano è basato chiaramente su quello di Giordane, ma il riferimento alla Germania è unico. Si osservi nondimeno che Paolo Diacono affermava che i Turcilingi provenivano dalla Germania, non che fossero originari della Germania.

OrigineModifica

Dalle fonti non è possibile inferire l'origine dei Turcilingi. Dall'esame delle fonti si è generalmente ipotizzato che fossero una popolazione germanica orientale apparentata agli Sciri, o quanto meno collegata agli Sciri da particolari affinità. Johann Kaspar Zeuss[7], seguito da Karl Müllenhoff[8], li identificava con i Ρουτίχλειοι menzionati nella Geografia di Claudio Tolomeo[9], ma l'etimologia alla base di quest'ultima ipotesi appare molto complessa. Zeuss ipotizzava che i Turcilingi fossero originari della Germania, forse del Baltico, da qui fossero passati con Unni nella Gallia, poi nelle regioni del Danubio, probabilmente nel Norico, prima di entrare in Italia con Odoacre. Nel XIX secolo alcuni studiosi ipotizzarono, senza fonti che corroborassero l'ipotesi, che i Turcilingi fossero nella sfera di influenza dei Goti e che la loro terra di origine fosse un territorio attorno all'Oder, posto fra quelli degli Sciri (a oriente), dei Vandali (a occidente) e dei Rugi (a settentrione)[10].

Si è tentato di trarre dati di tipo storico da considerazioni filologiche. In base all'assonanza, i Turcilingi sono stati identificati con i Turingi già da Johannes de Thurocz nel XVIII secolo[11]: Odoacre sarebbe stato un turingio e il nome "Turcilingi" solo un errore di scrittura, per "Turingi", da parte di Giordane. Sempre in base al nome, Cesare Balbo li ha collegati ai Turchi[12]. È stato inoltre ipotizzato l'etimologia di "Turcilingi" sia legata al nome di qualche capo o di qualche dinastia di sovrani: il suffisso «-ing» o «-ling» avrebbe il significato di "discendente di", e che quindi "Turcilingi" potrebbe essere equivalente a "discendente di Toghril (o Toghrul, o Togrul)"[13].

NoteModifica

  1. ^
    (LA)

    «Augustulo vero a patre Oreste in Ravenna imperatore ordinato non multum post Odoacer Torcilingorum rex habens secum Sciros, Herulos diversarumque gentium auxiliarios Italiam occupavit et Orestem interfectum Augustulum filium eius de regno pulsum in Lucullano Campaniae castello exilii poena damnavit»

    (IT)

    «Non molto tempo dopo che Augustolo era stato nominato imperatore dal padre Oreste a Ravenna, Odoacre, re del Torcilingi, avendo con sé Scirii, Eruli e alleati di varie genti, invase l'Italia, mise a morte Oreste e condannò suo figlio Augustolo alla pena dell'esilio nel castello luculliano in Campania»

    (Giordane, De origine actibusque Getarum, XLVI, 242)
  2. ^ "sub regis Thorcilingorum Rogorumque tyrranide". Giordane, De origine actibusque Getarum, LVII, 291 (on-line)
  3. ^ "Sermons Preached upopn the V of November". In: Lancelot Andrewes, XCVI Sermons, 3rd. Edition, London, 1635, pp. 889
  4. ^ Reynolds e Lopez (1946), Op. cit., p. 38
  5. ^ Carlo Troya, Storia d'Italia del medio-evo, Napoli: Tip. del Tasso, 1843, Vol. 1 "De' popoli barbari avanti la loro venuta in Italia, ovvero Apparato alla Storia d'Italia del Medio-Evo", parte IV: "Tavola cronologica dei più notabili avvenimenti contenuti nelle ultime tre parti del primo volume", p. 506-8 (on-line)
  6. ^
    (LA)

    «Ab hac ergo populosa Germania saepe innumerabiles captivorum turmae abductae meridianis populis pretio distrahuntur. Multae quoque ex ea, pro eo quod tantos mortalium germinat, quantos alere vix sufficit, saepe gentes egressae sunt, quae nihilominus et partes Asiae, sed maxime sibi contiguam Europam afflixerunt. Testantur hoc ubique urbes erutae per totam Illyricum Galliamque, sed maxime miserae Italiae, quae paene omnium illarum est gentium experta saevitiam. Gothi siquidem Wandalique, Rugi, Heruli atque Turcilingi, necnon etiam et aliae feroces et barbarae nationes e Germania prodierunt.»

    (IT)

    «Dalla popolata Germania spesso vennero tratti numerose torme di prigionieri di guerra, venduti e distribuiti fra i popoli meridionali. Ma proprio perché vi nascono così tante persone, che con difficoltà possono esservi nutrite, spesso le genti sono emigrate da essa per affliggere le regioni dell'Asia e soprattutto della più vicina Europa. Lo testimoniano le città devastate in Illiria, in Gallia e soprattutto nell'infelice Italia, che ha sperimentato la ferocia di tutte quelle genti. Goti e Vandali, Rugi, Eruli e Turcilingi e altri feroci popoli barbari vennero infatti dalla Germania.»

    (Paolo Diacono, Historia Langobardorum, Liber I, I, 1)
  7. ^ Johann Kaspar Zeuss, Die Deutschen und die Nachbarstamme. Munchen: Lentner, 1837
  8. ^ Karl Müllenhoff, Deutsche Altertumskunde. Berlin: Weidmannsche Buchhandlung, 1887
  9. ^ Claudii Ptolemaei Geographia, II, 11, 7
  10. ^ Thomas Hodgkin, Italy and her invaders, Book 2: the Hunnish invasion; Book 3: the Vandal invasion and the Herullian mutiny. Oxford: At the Clarendon press, 1892
  11. ^ Johannes de Thurocz, Chronica Hungarorum, Parte I Cap. 14. Inter Script. Hungaric. Schwandtneri, Tom. I. (A. 1746)
  12. ^ Cesare Balbo, Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri tempi: sommario. Firenze: F. Le Monnier, 1856, p. 89 (on-line)
  13. ^ Reynolds e Lopez (1946), Op. cit., p. 39

BibliografiaModifica

  • Ludovico Antonio Muratori, Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750, Monaco: Stamperia di Agostino Olzati, 1762, Tomo Terzo (Dall'anno 401 dell'era volgare fino all'anno 600), pp. 123-4 (on-line)
  • Ludwig Schmidt, Geschichte der deutschen Stämme bis zum Ausgang der Völkerwanderung. Die Ostgermanen. Munchen: C. H. Beck, 1934
  • Robert L. Reynolds e Robert S. Lopez (1946). "Odoacer: German or Hun?" The American Historical Review, 52:1 (Oct.), pp. 36–53 (on-line)