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Turcomanni iracheni
Irak Türkmenleri
تركمان العراق
Flag of Iraq Turkmen FrontVEC.svg
Una delle bandiere turcomanne irachene
 
Luogo d'origineIraq
Linguaturco, arabo
ReligioneIslam sunnita, Islam sciita
Gruppi correlatiturcomanni siriani, turchi, azeri
Distribuzione
Iraq Iraq
Turchia Turchia
Una delle bandiere della comunità turcomanna irachena.
Una giovane turcomanna irachena a Istanbul.

I Turcomanni iracheni (in turco: Irak Türkmenleri, in arabo: تركمان العراق‎‎) sono un gruppo etnico turco residente nelle regioni dell'Iraq centro-settentrionale. Essi formano il terzo gruppo etnico per numero in Iraq, dopo arabi e curdi.[1]

L'insieme delle zone a maggioranza turcomanna sono note con l'espressione "Turkmeneli".[2]

I turcomanni iracheni sono i discendenti di vari flussi migratori di genti turche che hanno hanno interessato la Mesopotamia a partire dal VII secolo fino all'anno 1919 con la fine del periodo ottomano.[3][4][5]

Oggi i turcomanni iracheni costituiscono il terzo gruppo etnico più numeroso in Iraq,[6][7][1] dopo gli arabi e i curdi. Secondo il ministero della pianificazione iracheno, nel 2013 la popolazione turca irachena era di 3 milioni rispetto ai 34,7 milioni di abitanti dell'Iraq.[1] Questa minoranza risiede principalmente nell'Iraq settentrionale e centrale e condivide stretti legami culturali e linguistici con la Turchia, in particolare con la regione dell'Anatolia.[8]

EtnonimoModifica

Prima della metà del XX secolo i turcomanni in Iraq erano noti semplicemente come "turchi".[9] Tuttavia, dopo il colpo di stato militare del 14 luglio 1958, la giunta militare al potere introdusse l'espressione "turcomanno".[9] Secondo il professor Suphi Saatçi "L'obiettivo politico del governo iracheno era quello di distinguere il turkmeno iracheno dagli altri turchi in Anatolia, così come il governo greco usava il nome di "minoranza musulmana" per quei turchi che vivono entro i confini della Grecia."[9] Nondimeno, i termini imposti ai turchi iracheni non furono contrastati, poiché la parola "turcomanno" storicamente designava i turchi Oghuz che avevano accettato l'Islam ed erano migrati verso il Medio Oriente dall'Asia centrale.[9] "[9] I termini "turkmeno", "turkmano" e "turcomanno" sono stati usati in Medio Oriente da secoli (in particolare in Iraq, Siria e Turchia) per definire i legami genealogici e linguistici comuni dei turchi Oghuz in queste regioni. Pertanto, i turcomanni iracheni (così come i turcomanni siriani e anatolici) non si identificano con il popolo turkmeno del Turkmenistan.[10] Piuttosto, il termine "turcomanno" in Medio Oriente è spesso usato per designare i parlanti il turco, in particolare nelle regioni di lingua araba, o dove i turchi sunniti vivono nelle aree dominate dagli sciiti.[10]

StoriaModifica

I turcomanni iracheni sono i discendenti di vari flussi migratori di genti turche che hanno hanno interessato la Mesopotamia a partire dal VII secolo fino all'anno 1919 con la fine del periodo ottomano. Le prime migrazioni sono attestate all'VII secolo, seguite da insediamenti risalenti al periodo selgiuchide (1037-1194), poi dai turchi Oghuz in fuga durante la distruzione mongola dell'Impero corasmio (vedi Kara Koyunlu e Ak Koyunlu). La più grande migrazione però, si ha durante il periodo ottomano (1535-1919). Con la conquista dell'Iraq da parte di Solimano il Magnifico nel 1534, seguita dalla conquista di Baghdad da parte del sultano Murad IV nel 1638, un grande afflusso di popolazioni turche, provenienti prevalentemente dall'Anatolia, si stabilì in Iraq. Una parte degli attuali turcomanni iracheni sono discendenti dei soldati ottomani, dei commercianti e dei funzionari che si sono trasferiti in Iraq durante il dominio dell'Impero ottomano.[3][4][5][11]

Migrazione sotto il dominio araboModifica

La presenza dei popoli turchi in quello che è oggi l'Iraq iniziò nel VII secolo quando circa 2.000[12]–5,000[13][14] turchi Oghuz furono reclutati negli eserciti musulmani di Ubayd-Allah ibn Ziyad.[12] Arrivarono nel 674 con la conquista degli Umayyud di Bassora.[15] Altre truppe turche si insediarono nell'ottavo secolo, da Bukhara a Bassora e anche a Baghdad.[15] Durante la successiva era degli Abbassidi, migliaia di guerrieri turcomanni furono portati in Iraq; tuttavia, il numero dei turcomanni che si erano stabiliti in Iraq non era significativo, di conseguenza, la prima ondata di turcomanni venne assimilata dalla popolazione araba locale.[12]

Migrazione durante il periodo selgiuchideModifica

La seconda fase della migrazione dei turchi verso l'attuale Iraq si ha durante il periodo selgiuchide.[3] La migrazione su vasta scala dei turcomanni in Iraq avvenne nel 1055 con l'invasione del sultano Tuğrul Bey, il secondo sovrano della dinastia selgiuchide, che intendeva riparare la strada sacra verso La Mecca. Per i successivi 150 anni, i turchi selgiuchidi stanziarono grandi comunità turche lungo le rotte più preziose dell'Iraq settentrionale, in particolare Tel Afar, Erbil, Kirkuk e Mandali, che ora è identificata dalla comunità moderna come Turkmeneli.[16] Molti di questi coloni assunsero posizioni di responsabilità militari e amministrative nell'Impero selgiuchide.

Migrazione ottomanaModifica

 
Un grande afflusso di turchi continuò a manifestarsi in Iraq quando Murad IV riconquistò Baghdad nel 1638.[14][4]

La terza e più grande ondata di migrazione turca in Iraq avvenne durante i quattro secoli di dominio ottomano (1535-1919).[3][17] Entro la prima metà del sedicesimo secolo gli Ottomani avevano iniziato la loro espansione in Iraq, conducendo guerre contro i loro rivali, i Safavidi.[18] Nel 1534, sotto il regno di Solimano il Magnifico, Mosul era sufficientemente sicura all'interno dell'impero ottomano e divenne la principale provincia (eyalet) responsabile di tutti gli altri distretti amministrativi della regione.[19] Gli ottomani incoraggiarono la migrazione dall'Anatolia e l'insediamento di immigrati turcomanni lungo il nord dell'Iraq, gli studiosi religiosi furono anche introdotti per predicare l'Islam Hanafi (sunnita).[19] Con i turchi fedeli che abitavano nella zona, gli Ottomani riuscirono a mantenere un percorso sicuro attraverso le province meridionali della Mesopotamia.[3] Dopo la conquista, Kirkuk fu saldamente sotto il controllo turco e fu chiamato "Gökyurt",[20] è questo periodo storico in cui i moderni turcomanni iracheni rivendicano l'associazione con l'Anatolia e lo stato turco.[20]

Con la conquista dell'Iraq da parte di Solimano il Magnifico nel 1534, seguita dalla cattura di Baghdad del sultano Murad IV nel 1638, un grande numero di turchi si stabili' nella regione.[14][4] Dopo aver sconfitto i Safavidi il 31 dicembre 1534, Solimano entrò a Baghdad e si accinse a ricostruire l'infrastruttura fisica nella provincia e ordinò la costruzione di una diga a Karbala e importanti progetti idrici all'interno e attorno alla campagna della città.[21] Una volta nominato il nuovo governatore, la città doveva ospitare 1.000 fanti e altri 1.000 cavalieri.[22] Tuttavia, dopo 89 anni di pace scoppiò la guerra e la città fu assediata e finalmente conquistata da Abbas il Grande nel 1624. I safavidi governarono la città fino al 1638 quando una massiccia forza ottomana, guidata dal sultano Murad IV, riconquistò la città.[19] Nel 1639 fu firmato il Trattato di Zuhab che diede agli ottomani il controllo sull'Iraq e pose fine al conflitto militare tra i due imperi.[23] Così, ancora più turchi arrivarono con l'esercito di sultano Murad IV nel 1638 in seguito alla cattura di Baghdad, mentre altri arrivarono anche più tardi con altre importanti personalità ottomane.[20][24]

Era post ottomanaModifica

In seguito all'istituzione della Repubblica di Turchia nel 1923, i turcomanni iracheni volevano che la Turchia annettesse il Vilayet di Mosul e che diventassero parte di uno stato espanso,[25] perché, sotto la monarchia ottomana, i turcomanni iracheni godevano di un'esistenza relativamente senza problemi in quanto classi amministrative e commerciali.[25] Tuttavia, a causa della fine della monarchia ottomana, i turcomanni iracheni parteciparono alle elezioni per l'Assemblea costituente; lo scopo di queste elezioni era formalizzare il trattato del 1922 con i britannico e ottenere il sostegno per la stesura di una costituzione e il superamento della legge elettorale del 1923.[26] I turcomanni iracheni resero la loro partecipazione al processo elettorale subordinata alla conservazione del carattere turco nell'amministrazione di Kirkuk e al riconoscimento del lingua turca come lingua ufficiale del liwa.[26] Sebbene fossero riconosciuti come entità costitutiva dell'Iraq, insieme agli arabi e ai curdi, nella costituzione del 1925, ai turcomanni iracheni fu in seguito negato questo status.[25]

Dopo la fine dell'impero ottomano, i turkmeni iracheni si sono trovati sempre più discriminati dalle politiche dei regimi successivi, come i massacri di Kirkuk del 1923, 1947, 1959 e nel 1979 quando il partito Ba'th discriminò la comunità.[25] Sebbene fossero riconosciuti come entità costitutiva dell'Iraq (insieme agli arabi e ai curdi) nella costituzione del 1925, ai turcomanni iracheni fu in seguito negato questo status.[25]

CulturaModifica

I turcomanni iracheni sono per lo più di religione musulmana e hanno stretti legami culturali e linguistici con la regione turca dell'Anatolia.[8]

LinguaModifica

I dialetti parlati dai turcomanni sono collettivamente riconosciuti come una lingua minoritaria chiamata "turcomanno" nella costituzione irachena del 2005,[27] precedentemente riconosciuti come "turco" nel 1930,[28] e poi di nuovo in 1932.[29] Storicamente, i turchi iracheni si riferivano alla loro lingua come "turki"; tuttavia, nel 1959, la giunta militare introdusse i nomi "Turkman" e "Turkmanja", che sono stati ampiamente accettati.[30] La lingua scritta dei turcomanni iracheni si basa sull'alfabeto turco moderno, mentre la lingua parlata mostra un'influenza supplementare dall'arabo e dal curdo.[31][32]Turco e persiano come lingue di prestigio hanno avuto una profonda influenza sui dialetti parlati dai turcomanni,[33] pertanto, il turco-iracheno mostra tracce sia turche ottomane che azere.[32] Attualmente, la diglossia fra i dialetti turcomanni ed il turco standard è diventata un fenomeno diffuso a causa della crescente influenza della cultura turca e delle scuole private turche.[34][33] Oltre alla loro lingua madre, i turcomanni iracheni sono spesso bilingui o trilingui. L'arabo è acquisito attraverso i mass media e l'educazione statale a scuola, mentre il curdo è acquisito nei loro quartieri e nei matrimoni misti.[31][35]

Stato ufficialeModifica

Sotto il mandato britannico dell'Iraq, la lingua turca fu riconosciuta come lingua ufficiale a Kirkuk e Kifri ai sensi dell'articolo 5 della legge sulla lingua del 1930.[28] L'articolo 6 della legge consentiva che la lingua di insegnamento fosse determinata dalla lingua madre della maggioranza degli studenti, mentre l'articolo 2 e l'articolo 4 davano ai cittadini iracheni il diritto di avere udienze e decisioni verbali tradotte in arabo, curdo o turco in tutti i casi.[28] All'ingresso dell'Iraq nella Società delle Nazioni nel 1932, la Lega chiese all'Iraq di riconoscere le sue minoranze etniche e religiose.[28] Di conseguenza, la lingua turca, accanto al curdo, doveva essere riconosciuta come lingua ufficiale sotto la costituzione irachena del 1932: "nella liwa di Kirkuk, dove una parte considerevole della popolazione è di razza turkmena, la lingua ufficiale, fianco a fianco con l'arabo, sarà o curdo o turco ".[29] Secondo l'articolo 1, a nessuna legge, ordine o atto di governo era permesso di contraddire i termini della costituzione del 1932, né ciò avrebbe potuto essere modificato in futuro.[36] Tuttavia, nel 1959 la giunta militare introdusse i nomi "Turkman" e "Turkmanja".[30] Più recentemente, l'articolo 4 della Costituzione irachena del 2005 riconosce il "Turcomanno" come lingua ufficiale minoritaria nelle "unità amministrative in cui costituiscono la densità della popolazione" (accanto al siriaco).[27]

BibliografiaModifica

  • Anderson, Liam D.; Stansfield, Gareth R. V. (2009), Crisis in Kirkuk: The Ethnopolitics of Conflict and Compromise, University of Pennsylvania Press
  • Fattah, Hala; Caso, Frank (2009), "Turkish Tribal Migrations and the Early Ottoman State", A Brief History of Iraq, Infobase Publishing

NoteModifica

  1. ^ a b c María Triana, Managing Diversity in Organizations: A Global Perspective (Taylor & Francis), 2017, p. 168, ISBN 1-317-42368-2.
    «Turkmen, Iraqi citizens of Turkish origin, are the third largest ethnic group in Iraq after Arabs and Kurds, and they are said to number about 3 million of Iraq's 34.7 million citizens according to the Iraqi Ministry of Planning.».
  2. ^ Wassim Bassem, Iraq’s Turkmens call for independent province, Al-Monitor, 2016. URL consultato il 5 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2016).
    «Iraqi Turkmens, who are citizens of Iraq with Turkish origins, have been calling for their own independent province in the Tal Afar district west of Mosul, located in the center of the Ninevah province...Turkmens are a mix of Sunnis and Shiites and are the third-largest ethnicity in Iraq after Arabs and Kurds, numbering around 3 million out of the total population of about 34.7 million, according to 2013 data from the Iraqi Ministry of Planning.».
  3. ^ a b c d e Scott Taylor, Among the Others: Encounters with the Forgotten Turkmen of Iraq (Esprit de Corps), 2004, p. 31, ISBN 1-895896-26-6.
    «The largest number of Turkmen immigrants followed the army of Sultan Suleiman the Magnificent when he conquered all of Iraq in 1535. Throughout their reign, the Ottomans encouraged the settlement of immigrant Turkmen along the loosely formed boundary that divided Arab and Kurdish settlements in northern Iraq.».
  4. ^ a b c d Raber Tal'at Jawhar, The Iraqi Turkmen Front, in Myriam Catusse e Karam (eds.) Karam (a cura di), Returning to Political Parties? (The Lebanese Center for Policy Studies), 2010, pp. 313–328, ISBN 1-886604-75-4.
    «There’s a strong conflict of opinions regarding the origins of Iraqi Turkmen, however, it is certain that they settled down during the Ottoman rule in the northwest of Mosul, whence they spread to eastern Baghdad. Once there, they became high ranked officers, experts, traders, and executives in residential agglomerations lined up along the vast, fertile plains, and mingled with Kurds, Assyrians, Arabs, and other confessions. With the creation of the new Iraqi state in 1921, Iraqi Turkmen managed to maintain their socioeconomic status.».
  5. ^ a b International Crisis Group, Turkey and the Iraqi Kurds: Conflict or Cooperation? (Middle East Report N°81 –13 November 2008, International Crisis Group), 2008 (archiviato dall'url originale il 12 gennaio 2011).
    «Turkomans are descendents of Ottoman Empire-era soldiers, traders and civil servants... The 1957 census, Iraq’s last reliable count before the overthrow of the monarchy in 1958, put the country’s population at 6,300,000 and the Turkoman population at 567,000, about 9 per cent...Subsequent censuses, in 1967, 1977, 1987 and 1997, are all considered highly problematic, due to suspicions of regime manipulation.».
    Archiviato il 12 gennaio 2011 in Internet Archive.
  6. ^ Giray Sadik, American Image in Turkey: U.S. Foreign Policy Dimensions (Rowman & Littlefield), 2009, p. 13, ISBN 0-7391-3380-2.
    «the Turkmen are Iraq's third-largest ethnic group after the Arabs and Kurds».
  7. ^ Geoff Barker, Iraq (Britannica), 2012, p. 23, ISBN 1-61535-637-1.
    «The Turkish-speaking Turkmen are the third-largest ethnic group in Iraq after the Arabs and the Kurds.».
  8. ^ a b BBC, Who's who in Iraq: Turkmen, 18 giugno 2004. URL consultato il 23 novembre 2011.
    «The predominantly Muslim Turkmen are an ethnic group with close cultural and linguistic ties to Anatolia in Turkey.».
  9. ^ a b c d e Suphi Saatçi, The Turkman of Iraq, in Christiane Bulut (a cura di), Linguistic Minorities in Turkey and Turkic-Speaking Minorities of the Periphery (Harrassowitz Verlag), 2018, p. 331, ISBN 3-447-10723-5.
  10. ^ a b Sebastien Peyrouse, Turkmenistan: Strategies of Power, Dilemmas of Development (Routledge), 2015, p. 62, ISBN 0-230-11552-7.
  11. ^ Library of Congress, Iraq: Other Minorities (Library of Congress). URL consultato il 24 novembre 2011.
    «The Turkomans, who speak a Turkish dialect, have preserved their language but are no longer tribally organized. Most are Sunnis who were brought in by the Ottomans to repel tribal raids.».
  12. ^ a b c Taylor, Scott (2004), Among the Others: Encounters with the Forgotten Turkmen of Iraq, Esprit de Corps Books, p. 28, ISBN 1-895896-26-6
  13. ^ Liam D. Anderson e Gareth R. V. Stansfield, Crisis in Kirkuk: The Ethnopolitics of Conflict and Compromise (University of Pennsylvania Press), 2009, p. 15.
  14. ^ a b c Gareth R. V. Stansfield, Iraq: People, History, Politics (Polity), 2007, p. 70.
  15. ^ a b Barry Rubin, The Middle East: A Guide to Politics, Economics, Society and Culture, Routledge, 17 marzo 2015, pp. 528–529, ISBN 978-1-317-45578-3.
  16. ^ Anderson e Stansfield,  16.
  17. ^ Stansfield,  70.
  18. ^ Hala Fattah e Frank Caso, Turkish Tribal Migrations and the Early Ottoman State, in A Brief History of Iraq (Infobase Publishing), 2009, p. 115.
  19. ^ a b c Fattah e Caso,  116.
  20. ^ a b c Anderson e Stansfield,  17.
  21. ^ Fattah e Caso,  117.
  22. ^ Fattah e Caso,  118.
  23. ^ Fattah e Caso,  120.
  24. ^ Nouri Talabany, Who Owns Kirkuk? The Kurdish Case (Middle East Quarterly, Winter 2007), 2007, p. 75.
  25. ^ a b c d e Stansfield,  72.
  26. ^ a b Liora Lukitz, Iraq: The Search for National Identity (Routledge), 1995, p. 41.
  27. ^ a b Ali Karimi, Linguistic and Cultural Rights in the Arab Constitutions: From Arabism to Linguistic and Cultural Diversity, in Rainer Grote e Tilmann J. Röder (a cura di), Constitutionalism, Human Rights, and Islam After the Arab Spring (Oxford University Press), 2016, p. 594, ISBN 0-19-062764-6.
  28. ^ a b c d Bawar Bammarny, The Legal Status of the Kurds in Iraq and Syria, in Rainer Grote e Tilmann J. Röder (a cura di), Constitutionalism, Human Rights, and Islam After the Arab Spring (Oxford University Press), 2016, p. 482, ISBN 0-19-062764-6.
  29. ^ a b Christine Allison, 'The Kurds are Alive': Kurdish in Iraq, in J.N. Postgate (a cura di), Languages of Iraq: Ancient and Modern (British School of Archaeology in Iraq), 2007, p. 142, ISBN 0-903472-21-X.
  30. ^ a b Christiane Bulut, Iraq-Turkic, in Geoffrey Haig e Geoffrey Khan (a cura di), The Languages and Linguistics of Western Asia: An Areal Perspective (Walter de Gruyter), 2018, p. 354, ISBN 3-11-042168-2.
  31. ^ a b Christiane Bulut, Optative constructions in Iraqi Turkmen, in Aslı Göksel e Celia Kerslake (a cura di), Studies on Turkish and Turkic Languages (Otto Harrassowitz Verlag), 2000, p. 161, ISBN 3-447-04293-1.
  32. ^ a b Christiane Bulut, Iraqi Turkman, in J.N. Postgate (a cura di), Languages of Iraq: Ancient and Modern (British School of Archaeology in Iraq), 2007, p. 167, ISBN 0-903472-21-X.
  33. ^ a b Lars Johanson, Historical, cultural and linguistic aspects of Turkic-Iranian contiguity, in Lars Johanson e Christiane Bulut (a cura di), Turkic-Iranian Contact Areas: Historical and Linguistic Aspects (Otto Harrassowitz Verlag), 2006, p. 13.
  34. ^ Bulut,  357.
  35. ^ Bulut,  166.
  36. ^ Bammarny,  483.

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