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Il tutor di formazione è un particolare lavoratore della conoscenza (knowledge worker) che, operando generalmente all'interno di un'istituzione di educazione formale in base ad uno specifico progetto educativo, accompagna gli allievi di un corso di formazione nel processo di apprendimento.

A questa figura corrispondono profili anche molto diversi: il Tutor d'aula, il Tutor aziendale, il Tutor FAD e il Tutor dei Circoli di studio.

Il tutor devrebbe anche saper padroneggiare le metodologie e le tecniche di apprendimento per aiutare il docente nella scelta di quelle che sono più adatte agli obiettivi formativi e alle caratteristiche delle persone in formazione.[1]

Egli svolge un ruolo "cerniera" tra le esigenze degli allievi e dei docenti perciò è responsabile del buon andamento di un corso di formazione e ne garantisce la continuità.

EtimoModifica

Il termine tutor è di origine latina e significa difendere, sostenere; colui che dà sicurezza.

Il termine compare nel Thesaurus Europeo dell'Educazione del 1991, che definisce il tutor come una figura professionale autonoma dall'insegnante titolare ma necessaria e funzionale per la formazione dei giovani.

Ruolo del tutor di formazioneModifica

Il tutor è colui che media:

1. Tra le persone che apprendono e il docente/conduttore degli interventi formativi. Il tutor ha una relazione diretta con i partecipanti per cogliere al meglio le loro esigenze formative e comunicarle ai docenti e ai conduttori degli interventi.

2. I contenuti. Ne favorisce l'assimilazione e la personalizzazione da parte degli allievi, ne verifica il possesso e ne favorisce l'eventuale recupero ed il rinforzo.[2]

Le competenze linguistiche e relazionali sono determinanti nell'esercizio di questa professione ma anche la dimensione dell'empatia è molto importante perché permette al tutor di comprendere le esigenze dei partecipanti.[3]

Ambiti d'interventoModifica

Il tutor opera in vari contesti formativi come le scuole medie, i centri di formazione professionale, le scuole secondarie superiori, ma anche le università, i collegi, la formazione a distanza, le aziende e le sedi di formazione dei formatori.[4]

Il lavoro è un altro ambito dove i tutor vengono molto utilizzati; in alcuni casi, addirittura, sono obbligatori (stage, apprendistato, praticantato, formazione finanziata, ecc,).

La figura del tutor in praesentia è riconosciuta e legittimata all'interno dell'università con la Legge 19 novembre 1990, n.341, in materia di "Riforma degli ordinamenti didattici universitari", che riconosce il tutoraggio tra le funzioni formative.

L'apprendimento in rete ed il ruolo di tutor on lineModifica

La professione del tutor ha assunto un ruolo centrale nell'apprendimento con l'E-learning o apprendimento in rete in cui c'è bisogno di particolare attenzione e cura del singolo allievo, della comunità che apprende e dei processi formativi.

Il tutor di formazione on line è specializzato nella modalità di mediazione on line: è colui che facilita, assiste e conduce la formazione in rete e guida un gruppo nel raggiungimento degli obiettivi prefissati nella formazione.

Egli esercita un ruolo predominante nel gruppo pur non essendo necessariamente, come il docente, esperto dei contenuti formativi dello specifico ambiente in cui agisce.[5]

Non esistono degli standard generalmente riconosciuti che definiscano le abilità e le competenze per insegnare on line, tuttavia, secondo l’International Society for Technology in Education un tutor on line (e-teacher) deve innanzitutto essere competente nell'uso dei software e saper gestire i tempi di un corso e-learning, individuando e risolvendo i problemi di un gruppo, verificando i risultati dell'apprendimento, valutando l'efficienza e l'efficacia dei mezzi impiegati.[5]

Deve essere inoltre consapevole dei pregi e delle criticità della comunicazione a distanza, agevolandone l'accessibilità ai soggetti svantaggiati.[6]

Limiti e rischi dell'azione del tutor on lineModifica

Il rischio principale per il tutor on line è l'overload, cioè l'impossibilità di gestire adeguatamente l'aula virtuale, con un conseguente tasso elevato di abbandono e disinteresse da parte degli studenti.

In genere, il ruolo del tutor cambia con il procedere del corso: all'inizio sarà più presente e direttivo, poi tenderà a diradarsi. In parallelo, inizierà ad aumentare il grado di collaborazione tra i membri dell'aula virtuale.

Inoltre, il ruolo del tutor cambia in base al modello didattico adottato: se è centrato sull'insegnante, il tutor sarà un istruttore; se invece è centrato sugli allievi, il tutor sarà un moderatore; se è centrato sul gruppo che apprende, il tutor sarà un facilitatore.[7]

NoteModifica

  1. ^ R. Di Nubila, Slide contenute nel CD allegato.
  2. ^ R. Di Nubila, pp. 302-303.
  3. ^ R. Di Nubila, pp. 45-46.
  4. ^ A.M. Ajello, C. Mastracci, S. Meghnagi, pp. 85-90.
  5. ^ a b R. Di Nubila, pp. 312-316.
  6. ^ G. Trentin.
  7. ^ D. Rowntree, pp. 205.

BibliografiaModifica

  • Anna Maria Ajello, Catia Mastracci, Saul Meghnagi, Orientare dentro e fuori la scuola. Progettare la scuola. Politiche educative, 1ª ed., La Nuova Italia, febbraio 2000
  • Renato D. Di Nubila, Saper fare formazione. Manuale di metodologia per giovani formatori,1ª ed. Lecce, Pensa Multimedia Editore, 2005, ISBN 88-8232-423-0
  • Derek Rowntree, The tutor's role in teaching via computer conferencing, British Journal of Educational Technology, settembre 1995
  • Guglielmo Trentin, La sostenibilità didattico-formativa dell’e-learning.Social networking e apprendimento attivo, 1ª ed. Franco Angeli, 2008, ISBN 978-88-464-9134-3

Collegamenti esterniModifica