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Ugo Da Como
Ritratto di Ugo Da Como.JPG

Ministro per l'Assistenza Militare e Pensioni di Guerra
Durata mandato 23 giugno 1919 –
10 giugno 1920
Monarca Vittorio Emanuele III di Savoia
Capo del governo Francesco Saverio Nitti
Predecessore Giuseppe Girardini
Successore ministero soppresso
Legislature XXV

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XXII, XXIII, XXIV del Regno d'Italia
Sito istituzionale

Dati generali
Professione avvocato

Ugo Da Como (Brescia, 16 marzo 1869Lonato, 5 settembre 1941) è stato un politico italiano.

BiografiaModifica

La giovinezzaModifica

Figlio del matematico e poeta Giuseppe Da Como, fin da fanciullo fu a contatto con personalità della cultura bresciana come Filippo Ugoni, Gabriele Rosa, Giuseppe Cesare Abba. Compì gli studi al Liceo di Brescia, dove si distinse fra i primi e dove vinse il Premio per un carme ai Caduti della Patria da recitare al Vantiniano, in una solenne commemorazione delle Dieci Giornate. Ancora studente fu tra i promotori e segretario del Comitato Generale della “Dante Alighieri” e nel 1891 collaborò alla “Squilla”, giornale repubblicano radicale ispirato da Gabriele Rosa. Contemporaneamente fu capace sostenitore del Consolato Operaio. Laureatosi brillantemente in Legge a Roma nel luglio 1891, con una tesi sulle colonie, entrò nello studio legale di Giuseppe Zanardelli (di cui fu anche esecutore testamentario) che lo avviò prestissimo nella vita pubblica.

La carriera politicaModifica

Nel 1892 a 23 anni fu Assessore del Comune di Brescia, membro effettivo della Giunta provinciale amministrativa. Il 5 marzo 1893 venne nominato socio dell'Ateneo di Brescia all'interno del quale lesse una memoria sulla Repubblica di Falea che indagava i rapporti fra le prime forme di stato socialista ideato dai filosofi greci e il socialismo moderno. Nel novembre 1899 era già candidato alle elezioni politiche nel collegio di Lonato, riuscendo eletto come deputato nelle elezioni del 1904 e nelle seguenti fino al 1919. Intensa la sua attività sia in Parlamento che a Brescia. In Parlamento - fece parte della sinistra costituzionale - fu membro di parecchie commissioni, segretario alla Presidenza con l'on. Giuseppe Marcora, segretario della Camera dei deputati dal 1909 al 1913, sottosegretario alle Finanze nel primo Ministero Salandra, sottosegretario al Tesoro nel secondo Ministero Salandra, sottosegretario al Tesoro nel Ministero Boselli ed infine Ministro all'Assistenza Militare e alle Pensioni di Guerra nel Ministero Nitti. In tale veste fu l'ideatore e propugnatore della prima legge per le pensioni ai mutilati ed agli invalidi di guerra, legge che fu ritenuta fra le migliori d'Europa. Nelle sedute parlamentari prese più volte la parola, specie sul bilancio della Pubblica Istruzione; in difesa della piccola proprietà; sui problemi della Previdenza Sociale. Non rieletto nelle elezioni del 1919, nel 1920 ottenne la nomina a Senatore del Regno. Nel 1923 venne nominato Presidente della Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociale (poi Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale) di cui creò l'organizzazione. Fu anche Vice Presidente effettivo della Società Dante Alighieri (1920) e Onorario nel 1922. A Brescia durante la Guerra era stato Presidente Onorario del Comitato di preparazione, nel 1929 Vice Presidente dell'”Amico del popolo” (istituzione assistenziale bresciana per pratiche legali per i poveri) e in seguito Presidente Onorario, Commissario per la Pinacoteca Tosio Martinengo, fondatore e Presidente dell'Associazione Bresciana per la cultura popolare, promotore del Centro per l'assistenza alla madre a e al bambino. Con l'avvento del fascismo si andò sempre più ritirando, sia pure senza polemica e contrasti apparenti, dalla vita pubblica per ritirarsi agli studi umanistici e storici. Il 28 giugno 1924 rifiutò l'offerta fattagli da Benito Mussolini del Ministero per l'Economia Nazionale.

 
La facciata dai giardini interni della Casa del Podestà, Lonato del Garda
 
La sala Bresciana della Biblioteca, Casa del Podestà, Lonato del Garda

La "cittadella di cultura" a LonatoModifica

Creatosi un nido di memorie e di studi nella Casa del Podestà di Lonato, da lui ricostruita grazie alla collaborazione dell'architetto bresciano Antonio Tagliaferri e arricchita di tesori artistici e di una bellissima e preziosa Biblioteca, vi trascorse la maggior parte del suo tempo insieme alla moglie Maria Glisenti, salvo gli inverni passati a Roma in archivi e biblioteche. La sua particolare bibliofilia permise la costituzione di una delle raccolte librarie private più importanti dell'Italia settentrionale che conta oltre 50.000 volumi databili a partire dal XII secolo. Fu anche in questo campo la sua attenta considerazione delle classi sociali meno fortunate a distinguere la sua opera: creò infatti una biblioteca popolare intitolata al padre Giuseppe Da Como, pensata per incentivare la cultura nei ceti meno abbienti. Nella Casa di Lonato inoltre scrisse le sue opere migliori, da quelle di carattere locale sugli "Umanisti del secolo XV, a Lonato", a quella su Girolamo Muziano, fino all'opera sulla "Repubblica Bresciana" e alla poderosa ricerca in quattro grossissimi volumi sui "Comizi nazionale di Lione", assieme ad altre monografie sempre documentate e finemente scritte. Tutte le ricche raccolte di manoscritti, di incunaboli, assieme alla Biblioteca e alle cose d'arte furono poi destinate, per testamento, alla Fondazione Ugo Da Como, riconosciuta nel 1942, che porta il suo nome.

OnorificenzeModifica

OpereModifica

Le opere principali di Ugo Da Como sono datate dopo il ritiro dalla vita pubblica quando, con rinnovato impegno si dedica a studi di grande importanza:

  • 1926 “La Repubblica Bresciani” (Bologna, Zanichelli). In questo importante volume Ugo Da Como ricostruisce gli episodi che portarono alla creazione della Repubblica Bresciana, costituita il 18 marzo 1797 quando la città di Brescia si svincolò dal Governo della Repubblica di Venezia. Il 21 novembre 1797 il territorio bresciano fu annesso alla Repubblica Cisalpina.
  • 1927 “In brixianam editionem principem librorum de Roma triumphante a Flavio Blondo foroliviensi conscriptorum brevis adnotatio” (Bologna, Zanichelli). Si tratta di un contributo filologico scritto interamente in latino e da conto degli interessi bibliofili che animarono il nostro. Il Da Como era convinto che questo l'incunabolo Roma Triumphans (1482, n. 79) fosse il primo stampato a Brescia. Le verifiche successive di Ugo Baroncelli accertarono che il volume venne invece stampato a Mantova. L'opera è tuttora nella Biblioteca di Lonato.
  • 1928 “Umanisti del secolo XVI. Pier Francesco Zini suoi amici e congiunti nei ricordi di Lonato sacro ed ameno recesso su la riviera del Benaco” (Bologna, Zanichelli). È uno studio molto interessante che ricostruisce il clima umanistico di Lonato nel Cinquecento. Lo Zini era un arciprete che ebbe il merito di creare a Lonato un centro culturale. Il volume è dedicato all'amico collezionista Giangiacomo Morando Attendolo Bolognini.
  • 1929 “Pagine eterne e massime immortali” (sulla Nuova Antologia). È un contributo in cui Ugo Da Como dà notizia della sua raccolta senecana, sofferamandosi sul conforto che la lettura dei classici è in grado di infondere.
  • 1930 “Girolamo Muziano 1528-1592. Note e documenti” (Bergamo, Istituto delle Arti Grafiche). Questa monografia è ancora oggi un basilare strumento per chi studia il pittore Girolamo Muziano. Ugo Da Como non compie un'analisi stilistica sull'arte di questo bresciano, ma raccoglie con grande attenzione e acribia numerosissimi documenti inediti di grande utilità per la conoscenza del pittore.
  • 1930 “Una dedica di Ugo Foscolo” (sul Marzocco). In questa occasione il Da Como ritorna a rendere pubblica l'esistenza di alcuni autografi foscoliani di sua proprietà. Tra questi la prima edizione dei Sepolcri con dedica di Ugo Foscolo a Marzia Mertinengo, proveniente dalla Biblioteca lonatese di Jacopo Cerutti.
  • 1934-1940 “I Comizi nazionali in Lione per la costituzione della Repubblica Italiana” (Bologna, Zanichelli). Si tratta senz'altro dell'opera più importante del Da Como ed è composta da cinque volumi. L'incarico gli venne affidato dall'Accademia dei Lincei. Nei volumi sono raccolti numerosissimi documenti e testimonianze inerenti alla discussione e l'approvazione della Repubblica Cisalpina. I 450 deputati italiani vennero convocati da Napoleone Bonaparte dal dicembre del 1801 e il 25 gennaio 1802 questi divenne presidente della Repubblica Italiana.

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN67569194 · ISNI (EN0000 0000 6125 6350 · LCCN (ENno95021495 · WorldCat Identities (ENno95-021495