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Uno dei simboli generici dell'uguaglianza di genere

L'uguaglianza di genere, conosciuta anche come parità tra i sessi, parità di genere, uguaglianza sessuale o uguaglianza dei generi, è una condizione nella quale le persone ricevono pari trattamenti, con uguale facilità di accesso a risorse e opportunità, indipendentemente dal genere, a meno che non ci sia una valida ragione biologica per un trattamento diverso[1].

Indice

StoriaModifica

L'affermazione della parità di genere è solennemente avvenuta nella Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite che cerca di creare uguaglianza nel diritto e nelle situazioni sociali, come ad esempio in attività democratiche, e di garantire parità di retribuzione a parità di lavoro.

In precedenza, essa era più che altro frutto di elaborazioni intellettuali: ad esempio, nel suo libro del 1405 La Città delle Dame, Christine de Pizan scrisse che l'oppressione delle donne si fonda su pregiudizi irrazionali, sottolineando numerosi progressi nella società creati da donne.[2]

Nell'Ottocento, però, nella pratica sociale andò affermandosi la lotta femminista, anche se già si erano avuti alcuni esperimenti sociali in direzione di un pieno riconoscimento della parità dei sessi. Gli Shaker, ad esempio, erano più di una setta religiosa radicale ai margini della società americana: essi misero in pratica l'uguaglianza dei sessi e mostrarono che l'uguaglianza può essere raggiunta e come farlo.

Uguaglianza di genere presso gli ShakersModifica

Gli Shakers, un gruppo evangelico celibe fondato in America nel 1774, praticò l'uguaglianza dei sessi subito dopo aver iniziato ad organizzarsi nelle proprie enclave separatiste. Il capo del ministero centrale degli Shakers Joseph Meacham, ebbe nel 1788 una rivelazione: i sessi dovevano essere uguali; così portò Lucy Wright nel ministero come propria controparte femminile, e insieme ristrutturarono la società per bilanciare i diritti dei sessi. Meacham e Wright stabilirono squadre di direzione in cui ogni anziano, che si occupava del benessere spirituale degli uomini, era accompagnato da un'anziana, che faceva lo stesso per le donne. Ogni diacono era accompagnato da una diaconessa. Uomini avevano la supervisione degli uomini; donne avevano la supervisione delle donne. Donne vivevano con donne; uomini vivevano con uomini. Nella società Shaker, una donna non doveva essere controllata o comunque di proprietà di un uomo. Dopo la morte di Meacham nel 1796, Lucy Wright divenne il capo del ministero Shaker fino alla propria morte nel 1821.

Andando avanti, gli Shaker mantennero lo stesso modello della direzione equilibrata nel genere per più di 200 anni. Promossero inoltre la parità con i sostenitori e le sostenitrici dei diritti delle donne. Nel 1853, il fratello Shaker William Leonard scrisse che lo shakerismo poneva fine al "degrado e oppressione della donna" e suggerì che la discussione pubblica dei diritti della donna, così come altre riforme, nascesse con gli Shakers e fosse dovuta al loro riconoscimento di Dio sia come maschio sia come femmina. Nel 1859, lo Shaker anziano Frederick Evans dichiarò le proprie convinzioni con forza, scrivendo che gli Shaker erano «i primi ad affrancare la donna dalla condizione di vassallaggio a cui tutti gli altri sistemi religiosi (più o meno) la consegnano, e a garantirle quei giusti diritti uguali all'uomo che, con la sua somiglianza a lui in organizzazione e facoltà, sia Dio che la natura sembrano domandare». Evans e la sua controparte, l'anziana Antoinette Doolittle, si unirono ai sostenitori dei diritti delle donne su piattaforme oratorie in tutto il nord-est degli Stati Uniti negli anni '70 del 1800. Un visitatore o visitatrice degli Shakers scrisse nel 1875:

«Ogni sesso lavora nella propria sfera d'azione adatta, essendoci vera e propria subordinazione, deferenza e rispetto della femmina verso il maschio nell'ordine di quest'ultimo, e del maschio alla femmina nell'ordine di quest'ultima [enfasi aggiunta], in modo che in ognuna di queste comunità i difensori zelanti dei 'diritti delle donne' possono trovare qui una realizzazione pratica dei loro ideali»

(Glendyne R. Wergland, Sisters in the Faith: Shaker Women and Equality of the Sexes (Amherst: University of Massachusetts Press, 2011))

Nella legislazione europeaModifica

Con la decisione del Consiglio del 20 dicembre 2000, relativa al programma concernente la strategia comunitaria in materia di parità tra donne e uomini (quinto programma d’azione 2001-2005), "l’Unione Europea ha previsto, anche sulla base della relazione annuale presentata dalla Commissione nel 2004, interventi specifici di sensibilizzazione sulle problematiche di genere, studi sull’efficacia delle politiche comunitarie in materia, forme di finanziamento utili alla stessa realizzazione del programma"[3].

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, all’articolo 23, prevede che «il principio di parità non osta al mantenimento o all’adozione di misure che prevedano vantaggi a favore del sesso sottorappresentato»: in tal senso recepisce la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea dei precedenti decenni, ove si "mette in luce il timore che la parità dei singoli venga sacrificata, nel caso concreto, al fine di garantire in via generale la parità dei gruppi. Di qui la necessità che le norme statali prevedano meccanismi di flessibilità che evitino, sostanzialmente, discriminazioni alla rovescia"[4].

NoteModifica

  1. ^ United Nations. Report of the Economic and Social Council for 1997. A/52/3.18 September 1997, at 28:
  2. ^ Riane Eisler (2007). The Real Wealth of Nations: Creating a Caring Economics. p. 72.
  3. ^ Marta Cartabia (a cura di), I diritti in azione. Universalità e pluralismo dei diritti fondamentali nelle Corti europee, Bologna, Il Mulino, 2007, p. 486 (Marilisa D’Amico e Stefania Leone: La rappresentanza politica femminile, doi capitolo: 10.1401/9788815142849/c14).
  4. ^ Ibidem.

BibliografiaModifica

  • Beverley Baines, Daphne Barak-Erez, Tsvi Kahana, Feminist Constitutionalism: Global Perspectives [1 ed.], 0521137799, 9780521137799, 9780521761574 Cambridge University Press, 2012.
  • Beverley Baines, Ruth Rubio-Marin, The Gender of Constitutional Jurisprudence, 0521823366, 9780521823364, 9780511231582 Cambridge University Press 2004.
  • C. Pinotti, Parità di trattamento fra uomini e donne, tra mainstreaming e azioni positive, nel diritto comunitario e nel diritto nazionale alla luce delle riforme costituzionali, in Consiglio di Stato, 2005, nn. 7-8, pp. 1451 ss.

Voci correlateModifica

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