Umberto Baistrocchi

Umberto Baistrocchi
NascitaCastellammare di Stabia, 29 agosto 1900
MorteRoma, 23 agosto 1998
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia Marina
Regia Aeronautica
Anni di servizio1917-1948
GradoGenerale di squadra aerea
GuerrePrima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
CampagneFronte italiano (1915-1918)
BattaglieOperazione Substance
Operazione Halberd
Battaglia di mezzo giugno
Battaglia di mezzo agosto
AzioniEccidio di Lechemti
Comandante di3º Stormo Caccia Terrestre
14º Stormo Bombardamento Terrestre
Decorazionivedi qui
Studi militariRegia Accademia Navale di Livorno
dati tratti da Ordine Militare d'Italia 1911-1964[1]
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Umberto Baistrocchi (Castellammare di Stabia, 29 agosto 1900Roma, 23 agosto 1998) è stato un generale e aviatore italiano, particolarmente distintosi nel corso della guerra d'Etiopia e della seconda guerra mondiale, dove fu vicecomandante dell'Aeronautica della Sardegna - ASAR. Decorato con la Croce di Cavaliere dell'ordine militare di Savoia e tre Medaglie d'argento al valor militare.

BiografiaModifica

Nacque a Castellammare di Stabia il 29 agosto 1900,[2] figlio del conte Federico, militare di carriera, e della signora Elvira Nicolini.[1] Il 13 settembre 1913, giovanissimo, si arruolò nella Regia marina e iniziò a frequentare la Regia Accademia Navale di Livorno.[3] Nel 1915 frequentava la seconda classe degli allievi di vascello, e uscito dall'Accademia nel 1917, in piena prima guerra mondiale, con il grado di guardiamarina partecipò alle operazioni belliche.[3] Promosso sottotenente di vascello il 18 ottobre 1918, dopo la fine della guerra prese parte a varie campagne navali.[3]

Quando il 28 marzo 1923 fu istituita la Regia Aeronautica, dopo aver conseguito il brevetto di pilota chiese, ed ottenne, il trasferimento nella nuova Arma.[3] L'11 agosto 1925 fu promosso capitano, divenendo maggiore il 9 maggio 1929 e dal 17 dicembre 1930 al 5 gennaio 1931 era al comando dell'idrovolante Savoia-Marchetti S.55 I-BAIS nella Crociera aerea transatlantica Italia-Brasile. Partito da Bolama il 5 gennaio, dopo 9 ore di volo l’ I-BAIS dovette ammarare per il malfunzionamento dei radiatori.

Nel 1932 risultava in servizio presso il 19º Stormo Osservazione Aerea.

Promosso tenente colonnello, dal dicembre 1933 al gennaio 1934 fu comandante interinale del 3º Stormo Caccia Terrestre.[4] Nel corso del 1935 fu mandato in Africa orientale per partecipare alle operazioni belliche contro l'Etiopia, e promosso colonnello tra il marzo e il settembre 1936 fu comandante del 14º Stormo Bombardamento Terrestre.[5] Dopo la fine delle operazioni militari, il 9 maggio 1936 assunse anche il comando del I Gruppo di Ricognizione Terrestre, di stanza sull'aeroporto di Addis Abeba, composto dalle squadriglie 34ª, 103ª e 110ª, equipaggiate con gli IMAM Ro.1 e Ro.37bis Lince.[6] Durante il corso delle operazioni belliche, e nelle prima operazioni di contro guerriglia, fu decorato complessivamente con tre Medaglie d'argento al valor militare. Il 2 ottobre 1936 raggiunse in volo, al comando di 4 Ro.37, il campo d'aviazione di Bonaya, dove nel mese di giugno una missione militare italiana al comando del generale Vincenzo Magliocco era stata massacrata dai rivoltosi.[7] Qui strinse accordi con Padre Mario Borello, con il degiac Hapte Mariam, e con altri capi, per l'approntamento di un munito campo d'aviazione capace di ospitare numerosi apparecchi.[7] Ritornato in Italia nel 1937 fu nominato direttore del Servizio meteorologico della Regia Aeronautica composto dalla I Divisione dell’Ufficio Centrale delle Telecomunicazioni e Assistenza al Volo, sostituendo il professore Filippo Eredia che lo aveva diretto a partire dal 1929.[3] Con decreto ministeriale 6 dicembre 1938 fu nominato membro nella sottocommissione per la meteorologia nell'ambito dell Commissione internazionale per la navigazione aerea.[3]

Dopo l'entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 10 giugno 1940, continuò a dirigere il servizio meteorologico fino al 1941, quando fu nominato Capo di stato maggiore e Vicecomandante dell'Aeronautica della Sardegna - ASAR. Generale di brigata aerea diresse i suoi reparti durante l'Operazione Halberd (27 settembre 1941), e le battaglie di mezzo giugno (12-16 giugno 1942) e mezzo agosto (11-13 agosto 1942). Per questa attività il 24 dicembre 1942 fu insignito della Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia.[8] Dopo la firma dell'armistizio di Cassibile, il 6 novembre 1943 il Ministro della Difesa Nazionale, Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani chiese che fosse arrestato, insieme a numerosi altri ufficiali superiori della Regia Aeronautica. Divenuto generale di squadra aerea lasciò il servizio attivo nel corso del 1948.[3] Si spense a Roma.[3]

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
«Quale Capo di Stato Maggiore e successivamente Comandante in 2.a dell’Aeronautica della Sardegna, durante 15 mesi di dura ed intensa attività operativa, partecipando personalmente a numerose missioni di guerra, portava prezioso contributo al potenziamento ed all’impiego dei mezzi aerei dell’Isola concorrendo efficacemente ai risultati brillanti e decisivi riportati nelle quattro battaglie aeronavali del 23 luglio 1941, 27 settembre 1941, 14 giugno 1942 e 12 agosto 1942.[8]»
— Regio Decreto 24 dicembre 1942.[9]
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di un gruppo monomotori da bombardamento in Africa Orientale, con le sue doti di pilota esperto ed entusiasta, con il suo spirito di combattente ardente e sprezzante ad ogni rischio, trascinava gli equipaggia a dare il più alto rendimento in ogni azione. Nella battaglia dell'Endertà, del Tembien e dello Scirè le masse nemiche in fuga conobbero l'impeto delle formazioni da lui guidate a volo rasente con audacia ed incuranza della violenta reazione avversaria. Costante esempio di bel comandante, di prode soldato. Cielo dell'Endertà, del Tembien, dello Scirè, gennaio-marzo 1936
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di stormo durante la battaglia dell'Ascianghi e nell'avanzata sulla capitale nemica. Organizzatore valente e comandante valoroso della base aerea di Addis Abeba. Durante il tormentoso periodo delle piogge, trasfondendo nei suoi equipaggi il suo coraggio e la sua energia, prodigandosi in ogni circostanza dava con generoso senso di cameratismo, diuturno e prezioso contributo alle azioni svolte dalle colonne operanti. Con ardimento pari alla perizia, seguendo l'esempio della gloriosa pattuglia che l'aveva preceduto, vincendo con tenace passione difficoltà e diffidenze, atterrava volontariamente a Lekemptì, v'innalzava di nuovo il tricolore, contribuendo a determinare le più favorevoli condizioni per ulteriore sviluppo per le operazioni militari nel territorio. Cielo dell'Ascianghi, Lekempti, aprile-ottobre 1936
  Medaglia d'argento al valor militare
«Colonnello pilota comandante la base aerea di Addis Abeba, venuto a conoscenza che da una casa isolata era stato circondato ed attaccato un gruppo di dipendenti, subito accorreva ed attraverso il cerchio dei ribelli sotto il violento tiro di fucileria e di mitragliatrice riusciva a raggiungerli; esempio di fermezza e di ardire, centuplicando le forze di pochi valorosi e combattendo tra essi dove più grave era il pericolo, teneva testa ai furiosi attacchi avversari e li conteneva fino al sopraggiungere dei rinforzi, validamente concorrendo a stroncare l'attacco. Addis Abeba, 28 giugno 1936
  Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— Regio Decreto 27 ottobre 1938.[10]
  Cavalieri dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— Regio Decreto 30 maggio 1935.[11]
  Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (2 anni di campagna)
  Medaglia a ricordo dell’unità d'Italia
  Medaglia commemorativa italiana della vittoria

NoteModifica

AnnotazioniModifica


FontiModifica

  1. ^ a b Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1969, p. 48.
  2. ^ Generals.
  3. ^ a b c d e f g h Libero Ricercatore.
  4. ^ Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 27.
  5. ^ Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 81.
  6. ^ Lioy 1965, p. 90.
  7. ^ a b Lioy 1965, p. 184.
  8. ^ a b Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia Umberto Baistrocchi, su quirinale.it, Quirinale. URL consultato il 17 settembre 2020.
  9. ^ Bollettino Ufficiale 1943, dispensa 5, pag.238.
  10. ^ Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.140 del 16 giugno 1939, pag.1730.
  11. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.87 del 14 aprile 1936, pag.1060.

BibliografiaModifica

  • Alessandro Fraschetti, La prima organizzazione dell'Aeronautica Militare in Italia 1884-1925, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1986.
  • I Reparti dell'Aeronautica Militare Italiana, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1977.
  • Vincenzo Lioy, L'Italia in Africa. L'opera dell'Aeronautica (1919-1937) Vol.2, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1965.
  • Guido Maisto, AD ASTRA. Pionieri Napoletani del Volo, Napoli, Editrice “La Via Azzurra”, 1948.
  • Luigi Mancini (a cura di), Grande Enciclopedia Aeronautica, Milano, Edizioni Aeronautica, 1936.
  • Ordine Militare d'Italia 1911-1964, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1969.
Periodici
  • Ovidio Ferrante, Lekemti: la Kindu della Regia Aeronautica, in Rivista Militare, Roma, Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, febbraio-marzo 2006, pp. 80-87.
  • Nico Sgarlato, Le Aquile dell'Impero, in Ali di Gloria, n. 3, Parma, Delta Editrice, aprile-maggio 2012.

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