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Un posto al sole (film)

film del 1951 diretto da George Stevens
Un posto al sole
Titolo originaleA Place in the Sun
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1951
Durata122 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico
RegiaGeorge Stevens
Soggettodal romanzo di Theodore Dreiser
SceneggiaturaHarry Brown, Michael Wilson
Casa di produzioneParamount Pictures
Distribuzione in italianoParamount
FotografiaWilliam C. Mellor
MontaggioWilliam Hornbeck
Effetti specialiGordon Jennings
MusicheDaniele Amfitheatrof David Buttolph Gerard Carbonara Aaron Copland Robert Emmett Dolan Rudolph G. Kopp Frank Loesser Leonid Raab Frank Skinner Franz Waxman Roy Webb Victor Young
ScenografiaHans Dreier, Walter H. Tyler (art director)
Emile Kuri (set decorator)
CostumiEdith Head
TruccoWally Westmore
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Un posto al sole (A Place in the Sun) è un film del 1951 diretto da George Stevens. È ispirato al romanzo Una tragedia americana (An American tragedy) scritto da Theodore Dreiser nel 1925. È stato presentato in concorso al 4º Festival di Cannes.[1]

Indice

TramaModifica

Un giovane di provincia, George Eastman, di umili origini ma ambizioso e di bell'aspetto, inizia a lavorare presso una fabbrica di costumi da bagno di proprietà del facoltoso zio. Si dedica scrupolosamente al suo lavoro con la speranza di avere dallo zio un posto di maggiore responsabilità e prestigio. In seguito si lega sentimentalmente (e segretamente, dato che le disposizioni aziendali vietano rapporti sentimentali fra dipendenti maschili e femminili, pena il licenziamento) all'operaia Alice Tripp, che rimane però incinta. Contemporaneamente George ha conosciuto anche una ragazza dell'alta società, Angela Vickers, dolce, ingenua e viziata e i due s'innamorano. Il giovane si sente quindi in trappola e carico di dubbi e, alla ricerca di una soluzione impossibile, inizia sempre più a maturare in lui l'idea di liberarsi della scomoda collega per potersi poi dedicare solo ad Angela, la quale è completamente all'oscuro di tutto ciò. Alice è molto infelice poiché vorrebbe regolarizzare la loro unione prima della nascita del bambino e durante un picnic in barca sul lago, organizzato all'imbrunire appositamente da George, i due litigano e lei cade dalla vecchia e instabile barca; purtroppo la ragazza non sa nuotare, come il giovane già sapeva, e quando, pentito, si decide a tuffarsi per salvarla è ormai troppo tardi. Alla fine, arrestato e processato, verrà condannato per omicidio premeditato alla sedia elettrica e giustiziato.

CommentoModifica

Il protagonista mostra una doppia identità morale: follemente innamorato di una donna ma contemporaneamente senza scrupoli nel volersi liberare di una povera ragazza che a sua volta sogna solo l'amore e un padre per suo figlio. George non riesce ad accettare le conseguenze della sua superficiale, effimera sensualità nei confronti della collega, ma essa viene presentata peraltro quale un riflesso spontaneo dell'allontanamento dal suo ambiente e della solitudine; il suo desiderio di scalata sociale, inoltre, viene reso quasi comprensibile dalle scene che rinviano alla sua fanciullezza indigente di figlio di integralisti protestanti votati alla solidarietà sociale nelle forme della condivisione della povertà e quasi dell'accattonaggio, donde la sua ricerca di riscatto anche nelle forme del distacco, tormentato, come si nota nelle scene della telefonata alla madre, dalla dirittura morale e spirituale. La passionalità del giovane protagonista e l'abbandono innamorato dell'ereditiera sono tali da far in modo che lo spettatore fatichi a individuare gli aspetti subdoli e inquieti che caratterizzano George e la sottintesa ingiustizia della sperequazione sociale che fa di Angela il paradigma di un miraggio altrimenti irraggiungibile e dunque degno di qualsiasi prezzo, di qualsiasi ulteriore iniquità. Ciò forse è dovuto sia alla sofferta sensibilità di Montgomery Clift, capace di infondere nello spettatore il senso profondo della disperata malinconia e dei persistenti rimorsi del peraltro spietato George, sia all'interpretazione di un'Elizabeth Taylor – in crescita rispetto ai film precedenti – grazie all'interazione recitativa con un Clift introspettivo. Nella parte di Angela, infatti, l'attrice incanta con la sua bellezza e dolcezza protettiva, suscitando nello spettatore un moto di tutela nei confronti di George. La sua esecuzione è percepita "ingiusta", e solo con difficoltà – motivata anche dall'istintiva antipatia ingenerata dal formalistico procuratore (interpretato da Raymond Burr) – come conseguenza di un atto profondamente voluto dall'inconscio del giovane. Tanto che il suo tentativo di salvare l'operaia, caduta in acqua quando George aveva invece quasi cominciato ad avvertire l'atrocità delle proprie intenzioni – e stava cominciando a remare per tornare indietro, si configura come drammaticamente tardivo sulla linea del lapsus freudiano. Il film appartiene al genere noir e in esso si alternano scene da giallo-giudiziario e scene intrise di una grande malinconia (in particolare nella seconda parte del film); attenzione è inoltre dedicata al ritratto psicologico; sebbene quindi maggiormente equilibrato e poliedrico, anticiperà il melodramma anni cinquanta e sessanta.

RiconoscimentiModifica

CitazioniModifica

Il film viene citato, utilizzando filmati di repertorio, in Le dee dell'amore (The Love Goddesses) documentario di Saul J. Turell del 1965.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Official Selection 1951, festival-cannes.fr. URL consultato il 26 gennaio 2011 (archiviato dall'url originale il 26 dicembre 2013).
  2. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 4 gennaio 2012.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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