Apri il menu principale
Una notte terribile
Titolo originaleСтрашная ночь
Dagmar coffin.jpg
AutoreAnton Čechov
1ª ed. originale1884
1ª ed. italiana1950
Genereracconto
Lingua originalerusso
AmbientazioneMosca, Notte di Natale del 1883
Personaggi
  • Ivan Petrovič Panihidin
  • Trupov
  • Pogostov
  • Upokoev
  • Ivan Čelûstin

Una notte terribile (in russo: Страшная ночь?, traslitterato: Strašnaâ noč’) è un racconto di Anton Čechov, pubblicato per la prima volta nel 1884.

Indice

TramaModifica

La notte di Natale del 1883 l'impiegato Ivan Petrovič Panihidin[1] tornò nella sua abitazione dopo aver assistito a una seduta spiritica nel corso della quale era stato evocato Spinoza il quale aveva pronunciato una frase che lo aveva spaventato: "La tua vita si appresta al tramonto. Pentiti!". Entrato nella sua camera in affitto presso l'impiegato Trupov[2] a Uspeniâ-na-Mogil’cah[3], nell'Arbat, Panihidin vide in mezzo alla stanza una lussuosa cassa da morto rosa. Spaventato andò a casa del suo amico Upokoev[4], a pensione presso l'impiegato Čerepov[5]; Upokoev non era in casa, ma al centro della sua camera era visibile un'altra cassa da morto. Temendo di impazzire, Panihidin si recò dal Dott. Pogostov[6], un suo amico il quale aveva anch'egli partecipato quella sera alla seduta spiritica e che abitava presso il consigliere Klabladbiŝenskij[7]. Pogostov stava rientrando a casa in quel momento; i due entrarono e trovarono anche qui una bara . Si fecero coraggio e aprirono la cassa per vederne il contenuto. La bara era vuota, ma sul coperchio una lettera dell'amico comune Ivan Čelûstin[8] spiegava la tetra vicenda: il suocero di Čelûstin era un fabbricante di bare in difficoltà economiche e in attesa quella sera di veder confiscati i propri beni per debiti. Nel tentativo di salvare parte del patrimonio, Čelûstin aveva portato alcune fra le più costose bare in casa di amici fidati pregandoli di conservarle per una settimana, in attesa che cessasse la bufera giudiziaria.

CriticaModifica

Il critico formalista russo Viktor Šklovskij spiega alcuni meccanismi di questo racconto umoristicoModifica

«Il racconto inizia in maniera mistico-primitiva. Il narratore si chiamava Panihidin[1]), abitava presso Uspeniâ-na-Mogil’cah[3], in casa dell’impiegato Trupov[2]. Per attenuare la denudazione del procedimento l’autore aggiunge: "cioè in uno dei più sperduti rioni d’Arbat". Con questa accumulazione di terrori stereotipi, Čechov ottiene un finale del tutto inatteso. Questo finale è fondato sulla contraddizione tra la bara come oggetto mistico, attributo del racconto del terrore, e la bara come parte dei beni di un fabbricante di bare. Il fabbricante di bare sottrae queste bare al sequestro, nascondendole nelle case dei suoi amici.»

(Viktor Šklovskij, «La struttura della novella e del romanzo». In: Teoria della prosa; Traduzione di Cesare De Michelis e Renzo Oliva, Torino: Einaudi, 1976, pp. 82-83)

Come altri racconti umoristici giovanili di Čechov, anche questo è pervaso da un certo «tono pessimistico» per cui, secondo Ettore Lo Gatto, «non si sa cosa sia più importante per lo scrittore, se la situazione comica da lui quasi afferrata nell'aria, o l'abisso di vuoto e di tristezza che è dietro di essa»[9].

EdizioniModifica

  • A. Čehonte, «Strašnaâ noč’. Svâtočnyj rasskaz. Posvâŝaetsâ grobokopatelû M. P. F», Razvlečenie, numero 50 (23 dicembre) 1884, pp. 1065–1068
  • A. P. Čehov, «Strašnaâ noč’», Sverčok, 1887, pp. 57—69
  • A.P. Čechov, «Strašnaâ noč’». In: Polnoe sobranie sočinenij, Vol. I, Sankt-Peterburg: Izdanie A. F. Marks, 1899, pp. 36–43.
  • Anton Čechov, Racconti; traduzione di Agostino Villa, Vol. I, Torino: Einaudi, 1950
  • Anton Čechov, Tutte le novelle, Vol. I: Teste in fermento; introduzione e traduzione di Alfredo Polledro, Milano: Biblioteca Universale Rizzoli, 1951
  • Anton Čechov, Racconti e novelle; a cura di Giuseppe Zamboni; introduzione di Emilio Cecchi; appendice critica a cura di Maria Bianca Gallinaro, Vol. I, Coll. I grandi classici stranieri, Firenze: G. C. Sansoni, 1954-55, pp. 209–217
  • Anton P. Čechov, Tutti i racconti, Vol. I: Primi racconti: 1880-1885; a cura di Eridano Bazzarelli, Coll. I grandi scrittori di ogni paese, Serie russa, Tutte le opere di Čechov, Milano: Mursia, 1963
  • A. Cechov, Opere, Vol. 1: Romanzi brevi e racconti: 1880-1884; a cura di Fausto Malcovati; traduzione di Monica Gattini Barnabò, Roma: Editori Riuniti, 1984, ISBN 88-359-2699-8

NoteModifica

  1. ^ a b Da in russo: Панихида?, traslitterato: Panihida = "Messa funebre"
  2. ^ a b Dal in russo: труп?, traslitterato: trup = "cadavere"
  3. ^ a b in russo: Успения-на-Могильцах?, traslitterato: Uspeniâ-na-Mogil’cah = "Assunzione sulle tombe"
  4. ^ in russo: Упокоев?, traslitterato: Upokoj = "Requiem"
  5. ^ Da in russo: череп?, traslitterato: čerep = "cranio"
  6. ^ Da in russo: Погост?, traslitterato: Pogost = "Camposanto"
  7. ^ Da in russo: кладбище?, traslitterato: kladbiŝe = "cimitero"
  8. ^ Da in russo: челюсть?, traslitterato: čelûst’ = "mascella"
  9. ^ Ettore Lo Gatto, «Racconti di Čechov|Rasskazy». In: Dizionario Bompiani delle Opere e dei Personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature, Milano: Bompiani, 2005, vol. VIII, pp. 7854-55, ISSN 1825-7887 (WC · ACNP)

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura