Una pura formalità

film del 1994 diretto da Giuseppe Tornatore
Una pura formalità
Una pura formalità.png
Roman Polański e Gérard Depardieu in una scena del film
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1994
Durata108 min
Rapporto2,35:1
Generenoir, thriller
RegiaGiuseppe Tornatore
SoggettoGiuseppe Tornatore
SceneggiaturaGiuseppe Tornatore e Pascal Quignard
ProduttoreMario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori per Cecchi Gori Group - Tiger Cinematografica - Film Par
Produttore esecutivoClaudio Saraceni
Distribuzione in italianoPenta Film
FotografiaBlasco Giurato
MontaggioGiuseppe Tornatore
MusicheAndrea Morricone, Ennio Morricone
ScenografiaAndrea Crisanti
CostumiBeatrice Bordone
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Una pura formalità è un film del 1994 diretto da Giuseppe Tornatore.

È stato presentato in concorso al 47º Festival di Cannes.[1]

TramaModifica

In una notte di tempesta, in un bosco echeggia un colpo di pistola. Un uomo corre sotto la pioggia, fino a quando raggiunge una strada ed incontra alcuni gendarmi che gli chiedono i documenti. Frugandosi in tasca si rende conto che probabilmente li ha dimenticati in un'altra giacca. I gendarmi lo conducono quindi presso il loro avamposto. L'uomo si oppone ai militari che non vogliono lasciarlo andare e devono faticare per sedare la sua aggressività. All'arrivo del commissario, questi gli spiega che deve trattenersi solo per una formalità, spiegandogli poi che quella notte, nei dintorni, "è stato commesso un assassinio". Alle prime domande lo straniero si presenta come Onoff, scrittore di fama, amatissimo dallo stesso commissario, che però non lo riconosce (anzi si fa beffe di lui, presentandoglisi come Leonardo da Vinci), in quanto Onoff era conosciuto con una lunga barba.

Dopo che lo scrittore stizzito gli espone la propria biografia, il commissario si convince e diventa cordiale e rispettoso. L'atteggiamento mite nei confronti del suo scrittore preferito è solo apparenza e di li a poco cede il posto allo zelo e alla durezza con cui inizia un serratissimo interrogatorio sulle ultime 24 ore di Onoff, che risponde in modo impreciso e reticente, manifestando smemoratezza, inquietudine, fino a scatenare una nuova colluttazione con gli agenti di servizio. Tenta la fuga durante un black-out, approfittando del buio, ma fuggendo mette il piede in una tagliola e viene di nuovo catturato. Calmatosi, è di nuovo messo alle strette dal Commissario che dimostra di sapere molte cose sulla sua vita privata, fino a quando non gli presenta un gigantesco sacco pieno di fotografie prelevate da casa sua.

Incapace di fornire un alibi che possa scagionarlo dall'omicidio di quella notte, Onoff confessa prima di avere inventato la propria biografia, poi che il suo vero nome è Biagio Febbraio (nome datogli perché è stato trovato appena nato, nel giorno di San Biagio, il 3 febbraio) e che deve il suo pseudonimo Onoff ed il primo libro di successo ad un enigmatico barbone, suo maestro ed amico. Rievoca poi la burrascosa giornata precedente, nella quale ha avuto una brutta lite con Paola, sua segretaria ed amante, e in seguito si è tagliato la barba. Rivela inoltre di essere in piena crisi artistica che gli impedisce di scrivere nuovi libri, arrivando a desiderare di essere dimenticato da tutti. Confessa dunque la verità, che il commissario sembrava avere già compreso o addirittura conoscere dall'inizio: l'uomo ucciso è egli stesso, suicida. Onoff ora comprende perché non funzionava la linea telefonica con la quale voleva avvisare Paola, e perché le penne con cui aveva provato a scrivere non avevano inchiostro: quel posto non è del mondo terreno.

Alle prime luci dell'alba e senza opporre più resistenza, Onoff viene portato via dalla caserma a bordo di una camionetta. Si accomiata cordialmente con il Commissario, che gli confida di avere iniziato a leggere il manoscritto del suo ultimo racconto inedito, trovato a casa sua (secondo la logica terrena, forse a lui già noto secondo la logica ultraterrena), un romanzo che ancora una volta gli permette di lodare il suo genio letterario.

ProduzioneModifica

RipreseModifica

Il film è stato girato nel borgo abruzzese di Santo Stefano di Sessanio presso il bosco di Campo Imperatore al confine con Rocca Calascio, e tra le campagne di Motta de' Conti in provincia di Vercelli.

Colonna sonoraModifica

La canzone Ricordare, che viene proposta sia all'interno del film nella scena centrale, sia alla fine del film con i titoli di coda, è stata composta da Ennio Morricone e dal figlio Andrea Morricone con testo scritto da Giuseppe Tornatore ed è stata cantata in italiano dallo stesso Depardieu.

RiconoscimentiModifica

CuriositàModifica

  • Questo è il primo e unico film in cui Gérard Depardieu viene doppiato da Corrado Pani e il primo e unico film in cui Roman Polański viene doppiato da Leo Gullotta
  • Nonostante la vittoria del David di Donatello per la migliore scenografia, quasi il 95,5% dell'ambientazione del film è stata girata all'interno del centro di polizia. In realtà, il commissariato è stato totalmente costruito a Cinecittà, su palafitte alte tre metri per riuscire a vedere dalla finestra, in lontananza, una vallata e dei monti.
  • Glauco Mauri ne realizzò una versione teatrale, in cui egli stesso interpreta il commissario, mentre il ruolo di Onoff è affidato a Roberto Sturno. Lo spettacolo è andato in scena durante la stagione 2014-2015.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Official Selection 1994, festival-cannes.fr. URL consultato il 30 giugno 2011.
  2. ^ a b Enrico Lancia, Ciak d'oro, su books.google.it. URL consultato il 12/04/20.

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