Unatù Endisciau

militare etiope

Unatù Endisciau (Teruboccò Delontà, 1917Debre Tabor, ottobre 1941) è stato un militare etiope decorato con la medaglia d'oro al valor militare alla memoria, una delle due sole conferite a soldati indigeni dei reparti coloniali italiani.

Unatù Endisciau
NascitaTeruboccò Delontà, 1917
MorteDebre Tabor, ottobre 1941
Cause della mortemorto in seguito alle ferite riportate in combattimento
Dati militari
Paese servitoBandiera dell'Italia Italia
Forza armataRegio Esercito
ArmaCarabinieri
CorpoZaptié
UnitàLXXIX battaglione coloniale
GradoMuntaz
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneCampagna dell'Africa Orientale Italiana
BattaglieBattaglia di Culqualber
Decorazioni
[1].
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Biografia

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Durante la battaglia di Culqualber, episodio della campagna dell'Africa Orientale Italiana, dopo la caduta del ridotto di Debre Tabor non volle arrendersi al nemico e decise di portare in salvo il gagliardetto del suo reparto nelle proprie retrovie.

In una lettera il federale di Gondar esaltava lo spirito di sacrificio dei fedelissimi soldati coloniali che resistevano in Africa Orientale Italiana, da quelli che a Matemmà avevano fermato con i loro petti i carri armati, a quelli delle bande di confine che avevano catturato un comandante inglese, agli eroi del presidio di Uolchefit che erano andati a Gondar per continuare la lotta, accennando specialmente nella lettera ad un graduato Amhara, Unatù Endisciau, muntaz del LXXIX battaglione coloniale, che, dopo essersi rifiutato di arrendersi, raggiungeva con pochi ascari animosi le retrostanti linee italiane di difesa per portare in salvo il gagliardetto del proprio battaglione, riuscendo, sebbene gravemente ferito, a consegnarlo in mani italiane e spirando poco dopo.

Onorificenze

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«Fedelissimo e valoroso graduato amara, dopo essersi rifiutato fieramente di arrendersi al nemico, in seguito alla capitolazione del ridotto avanzato di Debra Tabor, per esaurimento viveri, con pochi ascari animosi si assumeva l’incarico di raggiungere le retrostanti nostre linee di difesa di Cuiquaber (Km. 106) per portare in salvo il gagliardetto del proprio reparto. Superate le difficoltà e i pericoli dell’insidia ribelle, fatto successivamente prigioniero da un capo dissidente, riusciva a sfuggire alla cattura, portandosi in prossimità delle nostre posizioni. Gravemente ferito in conseguenza dello scoppio di un ordigno esplosivo, mentre attraversava una nostra zona minata, invocava l’intervento dei compagni per avere l’onore di consegnare in mani italiane la gloriosa insegna del battaglione. Trasportato all’infermeria, in condizioni gravissime, si dichiarava contento di morire entro le nostre linee. Con fierissime parole esortava i compagni a non desistere dalla lotta, esprimendo il proprio convincimento nella immancabile vittoria degli italiani, data la superiorità di valore in confronto dell’avversario. Fulgido esempio di fedeltà, fierezza, illuminato spirito di sacrificio,profondo e nobile sentimento del dovere.»
— Debre Tabor - Sella Culquaber ottobre 1941.

Voci correlate

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