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La bandiera internazionale buddhista

L'Unione buddhista italiana, UBI, è una associazione buddhista italiana formata da centri e associazioni buddhiste che operano nel territorio italiano.

Scopi dell'associazione sono:

  • riunire i vari gruppi buddhisti, senza alcuna ingerenza dottrinale o senza prediligere alcuna tradizione rispetto alle altre, siano esse Theravāda, Mahāyāna o Vajrayāna;
  • diffondere il Dharma buddhista;
  • sviluppare il dialogo tra i vari centri;
  • favorire il dialogo interreligioso e con altre istituzioni italiane e rappresentare il buddhismo italiano nell'Unione buddhista europea[1].

L'UBI è apolitica e senza fini di lucro. Ciascun centro ha diritto a un rappresentante nell'assemblea, che elegge un consiglio direttivo di sette membri. Questo elegge un presidente e due vicepresidenti. Non sono previste cariche riservate per il Saṅgha. Simbolo dell'UBI è il Dharmacakra. Quasi tutte le scuole buddhiste in Italia aderiscono alla UBI, con le eccezioni principali della Soka Gakkai e del gruppo zen vietnamita Essere Pace. L'UBI aderisce all'Unione Buddhista Europea.

Indice

StoriaModifica

 
Monaci di diverse tradizioni al Vesak organizzato dal UBI nel 2006

L'UBI fu fondata a Milano il 17 aprile 1985 da nove centri buddhisti di varie tradizioni. Nel 1986 i centri associati erano saliti a 18[2], nel 2007 erano 39 e 48 nel 2018, alcuni dei quali con più sedi in Italia[3]. Nel 1987 l'UBI fu riconosciuta dalla European Buddhist Union, analoga associazione di respiro europeo. Nel gennaio 1991 l'UBI fu riconosciuto dallo Stato come "ente religioso con personalità giuridica".

Il 21 ottobre 1999 fu siglata l'intesa tra l'UBI e la Repubblica Italiana, nella persona di Franco Bassanini, allora vicepresidente del consiglio dei ministri[4]. Tra i contenuti era garantita ai cittadini italiani buddhisti "l'assegnazione al servizio civile, in quanto contrari all'uso delle armi; l'assistenza spirituale negli ospedali e negli istituti penitenziari; il diritto di non avvalersi di insegnamenti religiosi e di istituire proprie scuole". Mentre all'UBI veniva riconosciuta "la partecipazione alla ripartizione della quota dell'8 per mille dell'Irpef e la deducibilità delle offerte"[4].

Dopo l'approvazione da parte del consiglio dei ministri il testo avrebbe dovuto essere votato in Parlamento per l'approvazione finale. Ma non fu mai presentato dal governo per l'approvazione. Il 20 marzo 2000 una nuova intesa fu firmata tra l'UBI e il presidente del Consiglio Massimo D'Alema. Anche in questo caso il governo successivamente non presentò l'intesa in Parlamento. Analogo destino ebbe l'intesa firmata il 4 aprile 2007 con il presidente del Consiglio Romano Prodi[5], sebbene questa fosse stata preventivamente approvata dal Consiglio dei ministri[6].

Il 13 marzo 2008 l'UBI fu tra i fondatori della Coalizione per le intese religiose, assieme all'arcidiocesi ortodossa d’Italia ed esarcato per l’Europa meridionale, la Chiesa apostolica in Italia, la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni e l'Unione induista italiana, con l'appoggio della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, dall'Unione italiana Chiese cristiane avventiste del settimo giorno e dalla Chiesa evangelica valdese. Scopo della Coalizione è sollevare il caso delle intese non ratificate dallo Stato Italiano[7]. Nel maggio 2011 l'intesa risultò bloccata da un anno presso la Commissione affari costituzionali del Senato[8]. Le cause del blocco furono dovute a numerosi emendamenti presentati dalla Lega Nord al fine di sottoporre gli enti buddhisti al controllo parlamentare[9].

Nel giugno 2012 in occasione della visita in Italia del XIV Dalai Lama, accompagnata da polemiche da parte della Lega Nord,[10] l'UBI emise un comunicato stampa del 26 giugno[11] in cui si rammaricava dell'"uso" politico di questa visita da parte della politica italiana "che si è dimenticata molte volte [...] dei fedeli buddhisti presenti nel nostro paese"[11]. Il 12 settembre 2012 la Commissione affari costituzionali del Senato approvò all'unanimità l'intesa[12] che dal 2 ottobre 2012 fu al vaglio, in sede referente, della Commissione Affari Costituzionali della Camera, relatore Roberto Zaccaria.[13] In tale sede i rappresentanti della Lega, pur ritirando gli emendamenti presentati, si riservarono di ripresentarli al momento della discussione alla Camera[14]. L'intesa tra lo Stato italiano e l'Unione buddhista italiana è stata ratificata l'11 dicembre 2012[15][16]. Il relatore Roberto Zaccaria nell'occasione ebbe modo di dichiarare: «Questo voto riveste un'importanza storica. Si tratta [con l'intesa con l'induismo] delle prime due intese con confessioni non cristiane nel nostro paese in attuazione dell'art.8 della Costituzione»[17]

Intesa tra la Repubblica Italiana e l'Unione BuddhistaModifica

Il giorno 11 dicembre 2012, la Prima Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati ha approvato l'INTESA stipulata dal governo con l'Unione Buddhista Italiana. Con questo atto si è concluso il lungo iter per il riconoscimento istituzionale del buddhismo in Italia. Il 17 gennaio 2013 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge sull'Intesa con l'Unione Buddhista Italiana che rende effettiva la sua applicazione.[18]

Dal 2014 nella dichiarazione dei redditi è consentito devolvere l'Otto per mille del gettito IRPEF all'Unione Buddhista Italiana.

Attività annualiModifica

L'UBI organizza ogni anno, in una diversa città italiana, le celebrazioni del vesak, con cerimonie religiose e conferenze, oltre che la manifestazione pubblica Passi in pace, volta alla promozione della pace[19].

La Fondazione MaitreyaModifica

Emanazione dell'UBI, ma autonomo e rivolto alle attività culturali, è l'istituto culturale Fondazione Maitreya, fondato il 3 giugno 1987 e riconosciuto civilmente il 29 marzo 1991 con decreto del Ministero dei Beni Culturali[20]. La Fondazione Maitreya persegue le stesse finalità non settarie dell'UBI attraverso convegni, incontri e la pubblicazione di riviste. La prima rivista di cui curò le edizioni fu Paramita. Quaderni di buddhismo, 1982-1998, seguita da Dharma. Trimestrale di buddhismo per la pratica e per il dialogo, 1999-, tuttora pubblicata.

Attività patrocinateModifica

L'UBI dà il suo patrocinio ad alcune attività umanitarie collegate ai centri aderenti, ad esempio Yeshe Norbu Appello per il Tibet onlus che gestisce attività umanitarie a favore dei rifugiati tibetani in India e in Nepal.

NoteModifica

  1. ^ Statuto dell'UBI. Archiviato il 25 settembre 2011 in Internet Archive. ultima consultazione 18/05/2011
  2. ^ Dati del CESNUR ultima consultazione 18/05/2011
  3. ^ Dati del sito dell'UBI[collegamento interrotto] ultima consultazione 18/05/2011
  4. ^ a b articoli di stampa riportati dal CESNUR ultima consultazione 18/05/2011
  5. ^ Dal sito del CESNUR ultima consultazione 18/05/2011
  6. ^ Il Consiglio ha positivamente esaminato otto schemi di intese con confessioni religiose a norma dell'articolo 8 della Costituzione[collegamento interrotto] ultima consultazione 18/05/2011
  7. ^ Sito della Coalizione per le intese religiose Archiviato il 22 luglio 2011 in Internet Archive. ultima consultazione 18/05/2011
  8. ^ Senato. Zanda (Pd): “Bloccate sei intese con confessioni religiose” ultima consultazione 18/05/2011
  9. ^ "Buddhisti d'Italia, intervista a Maria Angela Falà" di Stefania Sarallo in: Un cantiere senza progetto, l'Italia delle religioni, Rapporto 2012 a cura di Paolo Naso e Brunetto Salvarani, Bologna, EMI, 2012, p. 96
  10. ^ La proposta della Lega: Cittadinanza onoraria al Dalai Lama - La Nazione - Prato ultima consultazione 19/09/2012
  11. ^ a b Unione Buddhista Italiana - UBI Archiviato il 5 settembre 2012 in Internet Archive. ultima consultazione 19/09/2012
  12. ^ Intese con induisti e buddhisti - Confronti - Comunità - l'Unità Archiviato il 21 settembre 2012 in Internet Archive. ultima consultazione 19/09/2012
  13. ^ Atto numero 5458 ultima consultazione 12/10/2012
  14. ^ Seduta del 4 ottobre 2012 ultima consultazione 12/10/2012
  15. ^ Articolo su Rinascita Archiviato il 4 ottobre 2013 in Internet Archive.
  16. ^ Articolo su Il Giornale
  17. ^ . Articolo su Lettera43
  18. ^ Intesa |
  19. ^ Sito dell'organizzazione del Vesak dell'UBI ultima consultazione 18/05/2011
  20. ^ La Fondazione Maitreya Archiviato il 1º luglio 2011 in Internet Archive. ultima consultazione 18/05/2011

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica