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Uomini come noi
AutoreTeresio Bosco
1ª ed. originale1968
Generebiografia
Lingua originaleitaliano

Uomini come noi (1968) è un libro di Teresio Bosco che tratta in 12 capitoli altrettante brevi biografie di alcuni celebri personaggi del Novecento. Tra essi ci sono benemeriti dell'umanità, che si siano distinti nella lotta per i diritti umani e civili (come Martin Luther King) o in situazioni di grave emergenza umanitaria (come Gianfranco Trevisan); vi sono anche coloro che hanno dato un particolare contributo alla scienza (Von Braun), alla medicina (Barnard), alla politica (Robert Kennedy).

Indice

CapitoliModifica

Martin L. King il redentore dalla faccia neraModifica

Il 1º dicembre del 1955, a Montgomery (Alabama), Rosa Parks si rifiutò di obbedire all'ordine del conducente dell'autobus di lasciare il posto a sedere per fare spazio ai bianchi; per questo fu arrestata e incarcerata. Da quella notte nacque il movimento per i diritti civili dei neri americani, guidato dall'allora sconosciuto pastore protestante Martin Luther King, che instrada il movimento verso la strada della non/violenza. Si ripercorrono così le tappe dell'ascesa del movimento (assieme alla biografia giovanile di King): il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, il nascere di numerose altre proteste in molte parti del paese, i sit-in, il processo allo stesso King, le marce per i diritti e le prime violenze tra la comunità bianca e quella afro-americana. La narrazione prosegue con l'emergere del brutale Ku Klux Klan e la presa di posizione di John F. Kennedy, di lì a poco eletto Presidente degli Stati Uniti anche grazie ai molti voti della comunità afroamericana. In conclusione del capitolo si traccia l'ulteriore inasprirsi della lotta per i diritti civili, con l'emergere tra i neri di posizioni sempre più contrastanti da quelle di King, come quella di Malcolm X, di Carmichael e del "Black Panther Party". Il 4 aprile 1968, a Memphis, Martin Luther King è ucciso da un colpo di fucile.

Christian Barnard l'acrobata del bisturiModifica

Il capitolo parte dall'infanzia di Christiaan Neethling Barnard, cresciuto nella comunità bianca sudafricana, fin da piccolo mostra rispetto per i più deboli, compresi i neri che l'apartheid sudafricano costringeva a vivere in condizioni terribili. Intrapresa la strada per diventare chirurgo, Barnard prosegue l'attività di studio e tirocinio, ed è proprio in un ospedale che incontra la futura moglie Aletta, che gli darà due bambini. Barnard in Sudafrica cura indifferentemente bianchi ricchi e neri poveri, finché finalmente non vince una borsa di studio per andare a studiare in America, dal celebre professor Owen H.Wangsteen. Barnard, tornato a Città del Capo, nell'ospedale Groote Schuur, è uno dei più promettenti cardiochirurghi a livello mondiale, e in cuore suo coltiva un sogno: il primo trapianto di cuore. Il 3 dicembre 1967 il cuore di Denise Derwall viene trapiantato in quello di Louis Washkansky, è la prima volta che questa operazione viene effettuata. La notizia fa il giro del mondo, e in breve tempo Barnard diventa l'uomo del momento (il successivo viaggio in America sarà un trionfo mediatico). Purtroppo il 21 dicembre il corpo di Washkansky rigetta il cuore, e l'uomo muore. Il 1º gennaio 1968 Barnard ripete l'operazione: il cuore di Clive Haupt viene innestato in Philip Blaiberg. Dopo quest'ultimo intervento Barnard si reca in Europa, dove incontra tra gli altri Walter Bonatti e papa Paolo VI.

Paul Gauthier il profeta con la cazzuolaModifica

Paul Gauthier è un "prete operaio" francese che lavora nell'unico cantiere di lavoro presente a Nazareth: ha abbandonato la sua agiata vita in Francia per trasferirsi in Israele, mettendosi al servizio delle migliaia di profughi di Nazaret fuggiti in seguito al primo conflitto arabo-israeliano del 1948. Gauthier vive in una baracca, sgobba tutto il giorno come i suoi compagni di lavoro per una misera paga, e quando può da una mano alla popolazione. Quando scoppia il secondo conflitto tra arabi ed ebrei il cantiere di Iosef, dove lavorava Gauthier, chiude; il prete cerca in qualche modo di rendersi utile in mezzo ai profughi, alla miseria e alla distruzione causata dai bombardamenti sui villaggi.

La vergogna per la miseria a cui è costretto ad assistere gli fa venire un'idea: fonda la "Cooperativa operaia edilizia", con il compito di costruire, con l'aiuto dei più volenterosi tra i poveri, degli alloggi per tutte le famiglie senza un tetto. Quando la voce dell'iniziativa si sparge arrivano dall'Europa molti volontari e volontarie, i "Compagni del Falegname": l'opera di Gauthier, pur tra mille difficoltà, va avanti. Gauthier però non si limita a questo: assieme al vescovo di Nazaret va a Roma, e di fronte ai vescovi riuniti denuncia il fatto che due terzi della popolazione mondiale non ha abbastanza da mangiare, e che la Chiesa non può tollerare questo scandalo.

Quando la Guerra dei sei giorni si abbatte sul paese molte delle case costruite dalla Cooperativa vengono distrutte: Gauthier vede morire davanti agli occhi i bambini, dilaniati dalle bombe o uccisi dalla fame. Quando il conflitto termine da ogni parte c'è miseria, povertà e morte: Gauthier e i suoi compagni ricominciano la loro opera, costruendo nuove case.

Walter Munz: affonderà la piroga di Schweitzer?Modifica

Walter Munz è un giovane medico svizzero che ha raccolto la pesante ereidtà di Albert Schweitzer, scomparso il 4 settembre 1965, nel portare avanti il suo "ospedale" a Lambaréné, in Gabon. Munz fin da piccolo era rimasto affascinato dalla figura di Schweitzer, medico alsaziano che aveva deciso, dal 1913, di dedicare la propria vita ai suoi "fratelli" più miserabili, i lebbrosi delle foreste del Gabon. Così Munz, che in Europa aveva tutto, una casa, una famiglia ricca ed una fidanzata bellissima, decide di mettere a frutto la sua missione di medico, partendo per il Gabon (1962) e divenendo il braccio destro di Schweitzer. Ma da quando il vecchio benefattore se n'è andato, la situazione a Lambaréné è peggiorata: da una parte i malati si moltiplicano, dall'altra i medici volontari che dai ricchi stati dell'Occidente decidono di dedicare un poco della loro vita agli ultimi fra gli ultimi sono sempre meno.

La grande rabbia di Raoul FollereauModifica

Il primo incontro di Raoul Follereau con la terribile realtà della lebbra avviene durante un safari in Africa: il giovane giornalista francese rimane sconvolto dalla situazione in cui vivevano quei "sepolti vivi", abbandonati a loro stessi ed esclusi dalla società. Tornato in Europa con l'intenzione di mobilitare l'opinione pubblica su questo tema, è costretto a rivedere i suoi piani a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Follereau si rifugia in un convento di suore, nei pressi di Lione: qui il suo destino di incrocia di nuovo con i lebbrosi. Una suora del convento, appena tornata dalla Costa d'Avorio, si sfoga con il giovane per la terribile situazione in cui versavano quelle centinaia di migliaia di persone, mentre in Europa le grandi potenze sprecavano miliardi per farsi la guerra. Convinto dalle parole della religiosa Raoul, nonostante la guerra ancora in corso, comincia a girare la Francia con una serie di conferenze per raccogliere fondi da destinare alla costruzione di ospedali e quant'altro per migliorare la situazione dei lebbrosi.

Un primo giro del mondo di Follereau, in tre anni, lo porta a conoscenza delle terribili condizioni dei lebbrosi in ogni paese. Ricomincia così a darsi da fare per raccogliere soldi per aiutare i lebbrosi di tutto il mondo, appellandosi alla gente semplice e, inascoltato, ai grandi leader delle nazioni industrializzate.

De Backey il tornado del TexasModifica

Micheal DeBakey è un cardiochirurgo statunitense che lavora a ritmo frenetico al Methodist Hospital di Houston: opera quotidianamente una decina di casi, e la sua giornata la passa in gran parte in ospedale. DeBakey è un grande esperto di aneurismi, e nello studiare tecniche per curarli è diventato uno dei pionieri dell'utilizzo di innesti al dacron. Riesce inoltre a ottenere diversi fondi da destinare alla ricerca sulle malattie cardiovascolari. Pur essendo uno dei più grandi chirurghi al mondo, DeBakey continua a studiare nuovi modi per affrontare le malattie del cuore: è tra i primi a concepire l'idea di un "cuore artificiale", che possa sostituire quello vero.

Beran il cardinale n. 35844Modifica

Cecoslovacchia, durante l'occupazione nazista di Praga Monsignor Josef Beran decide, contro il parere delle autorità tedesche, di celebrare una messa per gli ufficiali cechi che erano stati imprigionati per non aver giurato fedeltà a Hitler. La Gestapo la arresta in quanto la messa era stata celebrata in lingua ceca, che era stata proibita nelle cerimonie pubbliche. Tre mesi dopo l'arresto Beran viene internato a Dachau, è il 4 giugno del 1942, al cinquantaseienne sacerdote viene assegnato il numero 35844. Nel campo di concentramento Beran riesce, oltre a sopravvivere alle condizioni inumane a cui erano sottoposti i deportati, a dare una mano, quando possibile, coloro che si trovavano nelle peggiori condizioni.

Dopo la fine del conflitto mondiale e la liberazione di Dachau Beran torna nella disastrata Praga: nel 1946 viene nominato arcivescovo della città da Pio XII. Quando però il nuovo regime comunista prende il potere in Cecoslovacchia inizia subito a limitare le libertà della Chiesa cattolica, a cominciare da quella di stampa. Di fronte all'ennesimo sopruso, la cancellazione dell'Azione Cattolica e la creazione di una nuova associazione dallo stesso nome ma asservita al governo, Beran e i vescovi cechi decidono di passare all'azione. Si cerca così di diffondere una circolare nel paese per portare a conoscenza della popolazione ciò che stava subendo la Chiesa. I piani di Beran vengono però scoperti, e l'arcivescovo arrestato.

Dal 1949 al 1963 Beran vive agli arresti domiciliari o in prigione, nel silenzio, finché il Vaticano, dopo lunghe contrattazioni, riesce a ottenerne la libertà (4 ottobre 1963). Il monsignore poco dopo parte per Roma, dove Paolo VI lo crea cardinale.

Gianfranco Trevisan: l'ombra nera della digaModifica

È il 9 ottobre del 1963. Gianfranco Trevisan, medico del piccolo paese di Longarone (in provincia di Belluno) sta tranquillamente assistendo assieme alla moglie alla partita di ritorno del turno preliminare della Coppa Campioni: Glasgow Rangers - Real Madrid. Alle ore 22.39 circa, poco dopo la fine del primo tempo, un rombo avvolge la valle del Vajont e Longarone. Qualche momento prima dalla costa del Monte Toc si è staccata una enorme frana, che arrivata a valle precipita sul bacino artificiale creato dalla diga. Una delle tre onde così generatasi scavalca il ciglio della diga e precipita nella stretta valle sottostante. Durante quella terribile notte Trevisan, assieme ad altri suoi concittadini, si rende utile per salvare più vite possibili, distinguendosi in quello che poi sarà noto come il Disastro del Vajont, che causò la morte di circa 1500 persone, e la distruzione quasi completa del paese.

I militari e gli alpini giungono sul luogo del disastro i giorni successivi, per portare soccorso e recuperare i morti: tocca al dottor Trevisan identificare e compilare i certificati di morte di molte delle vittime. I mesi successivi al disastro sono resi ancora più tristi dal ritorno dei tanti emigrati da Longarone e dalle zone circostanti che non trovano più le loro famiglie. Trevisan si adopera per sostenere e incoraggiare la gente del paese a mantenere la serenità e cercare di continuare a vivere. Trevisan, mentre molti se ne volevano andare da quella valle maledetta, compra un pezzetto di terra e vi ricostruisce la casa. Questo mentre assiste quasi impotente allo spreco di tempo e denaro da parte dello Stato, che butta via le generose offerte degli italiani, scossi da quella immane tragedia.

Il 4 novembre 1966, in seguito a un'eccezionale ondata di maltempo, l'Arno esonda, causando la terribile e disastrosa alluvione di Firenze. Quella stessa alluvione causa forti danni anche nella zona del Piave, e nella piana morta di Longarone. Trevisan si adopera per dare una mano anche in questa occasione poi, dovendo andare da un malato, monta sulla sua 500, assieme al giovane Angelo De Valerio (che cercava il fratello) e si dirige a Fortogna, dal paziente. I due non sanno però che una frana ha abbattuto il ponte sul torrente Maè: vengono inghiottiti dalla corrente del fiume e i loro corpi ritrovati solo i giorni successivi. Al funerale di Gianfranco Trevisan partecipano commossi tutti i superstiti di Longarone, dando l'ultimo abbraccio al loro grande amico.

L'Abbé Pierre: un giubbone e mille straccioniModifica

Bastiano è un ex galeotto che ha deciso di suicidarsi: la sua vita viene salvata dall'Abbé Pierre, che gli offre una nuova vita, una casa, del cibo e la possibilità di lavorare, aiutando gli altri. Bastiano sarà ospitato nella grande casa che il prete-deputato si era ristrutturato da sé, e che costituirà la base di partenze per il movimento di Emmaus.

Fin da piccolo Henri, il vero nome dell'abate francese, ha sempre avuto a cuore i poveri e i senzatetto, che con il padre andava a radere la domenica, quando era ancora dodicenne. Qualche anno dopo si fa prete, entrando in clausura ma uscendone presto per motivi di salute. Durante la guerra salva dalle retate della polizia filotedesca ebrei e perseguitati politici, aiutando la loro fuga in Svizzera o in altri paesi dove erano al sicuro, falsificando documenti e facendoli da guida alpina tra i valichi ai confini francesi. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, come altri partigiani, decide di entrare in politica: anche qui la sua esperienza sarà breve, perché decide di tornare ad occuparsi dei poveri. Poco tempo dopo fonda la comunità di Emmaus, dove insieme a gruppi di volontari, sia giovani sia ex diseredati se senza tetto, costruisce degli alloggi per i poveri che vivono per la strada.

Il terribile inverno del 1954 miete moltissimi vittime tra gli sfrattati e i barboni per le strade di Parigi: l'Abbé rivolge allora un appello radiofonico alla nazione per donare beni di prima necessità per far fronte a quell'emergenza, troppo grande per i limitati mezzi dei "compagni di Emmaus". La partecipazione popolare è enorme: l'"insurrezione della bontà" va ogni più rosea aspettativa: Emmaus e l'Abbé escono da quell'inverno con un grande risultato umanitario ed una altrettanto grande risonanza sull'opinione pubblica francese e mondiale. Mentre sorgono comunità di Emmaus un po' dovunque, l'Abbè continua la sua opera di carità e soccorso: gira anche il mondo con delle conferenze per diffondere il suo messaggio.

La splendida vendetta di Albert B. SabinModifica

Albert Bruce Sabin emigrò dalla Russia in America quando aveva appena quindici anni: qui iniziò a studiare odontoiatria, ma poi, appassionatosi alla microbiologia, decise di studiare medicina. Ottenuta la laurea cominciò a svolgere il suo lavoro di ricerca a Cincinnati, e ben presto i suoi studi si concentrarono sulla poliomielite, una terribile malattia che colpiva ogni anno moltissimi bambini.

Nel 1939 scopre che il virus della polio si sviluppa nell'intestino, e non attraverso le vie respiratorie come creduto fino ad allora. Dopo la guerra, durante la quale perse le due nipotine Amy e Deborah (uccise dalle SS nella sua città natale, Białystok) Sabin tornò alle sue ricerche. Finalmente nel 1953, dopo anni di difficili studi condotti in un laboratorio attrezzatissimo sempre a Cincinnati, riuscì a creare un vaccino contro la poliomielite. Dopo che i primi esperimenti sugli uomini dettero ottimi risultati, il "vaccino Sabin" era pronto alla diffusione su scala mondiale. Scoppiò invece l'urto contro il "vaccino Salk", diffusosi in quegli anni, basato su un principio diverso da quello di Sabin, meno affidabile in certi casi e di più complicata somministrazione. Gli Stati Uniti d'America, dopo qualche incertezza, decisero però di continuare ad adottare il farmaco di Salk.

Molte nazioni dell'Est (Russia, Cecoslovacchia, Jugoslavia...), decidono però di consentire a Sabin di sperimentare il suo vaccino sulla loro popolazione: le vaccinazioni di massa in queste zone danno eccellenti risultati. Con il passare del tempo il vaccino Sabin si impone, e con la zolletta di zucchero inzuppata in esso vengono vaccinati centinaia di milioni di persone. Sabin rinunciò a brevettare il vaccino (e ai grandissimi guadagni che ne sarebbero conseguiti) in modo che fosse fruibile (essendo a prezzo minore) al maggior numeri di bambini possibile.

Negli anni successivi Sabin si dedicò allo studio di altre gravi patologie, come il cancro.

Von Braun ha la Luna in tasca?Modifica

A soli 13 anni Wernher von Braun effette per le strade di Berlino il suo primo esperimento "missilistico" con un'automobilina giocattolo a razzo: sei anni prima un telescopio regalatogli per la Comunione gli aveva fatto nascere la passione per i viaggi nello spazio, mentre un libro di Oberth l'idea di un razzo che viaggiasse tra le stelle.

Divenuto assistente di Oberth, Von Braun e alcuni suoi amici avevano continuato a compiere esperimenti con piccoli missili anche dopo che il loro scienziato-protettore aveva licenziato i suoi assistenti. Un giorno gli esperimenti dei ragazzi catturano l'interesse di alcuni militari dell'esercito nazista, che decisero di aiutare Von Braun per i suoi studi, intravedendo un possibile utilizzo militare dei razzi.

Qualche anno dopo il capitano Dornberger, tra i responsabili degli studi di Von Braun e altri scienziati, e sotto consiglio della madre di von Braun, trasferisce il team da Kummersdorf a Peenemünde. I risultati proseguono alterni finché il 3 ottobre 1942 il lancio della prima V2 viene coronato da un completo successo: il missile A-4 divenne il primo oggetto costruito dall'uomo a superare la velocità del suono. Hitler in persona si interessa all'arma, decidendo di utilizzarla durante il conflitto mondiale in corso: a guerra finita la Germania è battuta, e Von Braun si consegna assieme ad altri scienziati all'esercito americano.

Negli USA Von Braun diventa uno dei pionieri della corsa allo spazio degli Stati Uniti: il sogno di raggiungere la Luna ha comunque i suoi alti e bassi, come l'incidente dell'Apollo 1, che costò la vita a 3 astronauti.

Bob Kennedy: colpito il cervello dell'AmericaModifica

Il 4 giugno 1968, mentre la California è al voto per le primarie del Partito Democratico, Bob Kennedy è in spiaggia con il figlio David, che salva dalla corrente dopo che si era allontanato troppo dalla riva. Quella notte, mentre festeggia la vittoria elettorale coi suoi sostenitori in un hotel, viene colpito a morte dai colpi di pistola da uno studente arabo: la corsa in ospedale e il lungo intervento chirurgico sono inutili, e il senatore muore dopo una lunga agonia all'alba del 6 giugno.

Tempo addietro la famiglia Kennedy aveva vissuto un altro dramma, con l'assassinio a Dallas dell'allora Presidente degli Stati Uniti d'America John Fitzgerald, che aveva nominato il fratello Robert, per tutti "Bob", ministro della Giustizia. I rampolli Kennedy, cresciuti sotto l'aura del padre e l'affetto della madre, avevano cominciato fin da piccoli ad interessarsi alla politica: Bob in particolare, dopo l'avvocatura aveva organizzato la campagna presidenziale di JFK e poi era entrato nel suo staff. Nonostante le difficoltà incontrate coi mille problemi come Ministro, Bob, sostenuto dalla moglie Ethel, che gli ha dato 10 figli, era sempre sulla corda: l'assassinio del fratello è però un colpo durissimo. Dopo la morte del fratello lascia il governo e diventa senatore: durante quegli anni la sua popolarità cresce notevolmente, grazie anche alle sue posizioni a favore del movimento per i diritti civili dei neri, contro la guerra del Vietnam e la povertà mondiale. In aperta contrapposizione con la politica del presidente uscente Johnson, sempre del Partito Democratico, in particolare per le posizioni sul Vietnam si candida così alla nomination democratica per la Casa Bianca.

Il controverso inserimento di Von BraunModifica

Dei 12 personaggi trattati nel libro si discosta dalle caratteristiche di "benefattore dell'umanità" o quantomeno pioniere per lo sviluppo e il miglioramento della condizione umana solamente Wernher von Braun, una delle figure principali nello sviluppo della missilistica in Germania (sotto il regime hitleriano) e negli Stati Uniti (durante i primi anni della Guerra Fredda). Inoltre Von Braun aveva attinto a manodopera servile (ovvero ebrei, zingari e prigionieri di guerra slavi e italiani)per costruire le V1 e soprattutto le V2, e si era anche occupato della gestione di questa manodopera, consigliando alle SS di "rimuovere" coloro che non erano più produttivi, o recalcitanti alla massacrante disciplina di lavoro. Per puri motivi di opportunità politica non fu inserito nelle liste di criminali di guerra, ma non poté mai recarsi in URSS, o in paesi del blocco orientale (in particolar modo la Polonia) perché ricercato come genocida.[senza fonte]