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Castello di RoccacolonnaltaModifica

43,0672795, 13,2597712

Castello di Roccacolonnalta
Ubicazione
Stato  Stato Pontificio
Stato attuale  Italia
Regione  Marche
CittàSan Ginesio
Informazioni generali
TipoFortezza medievale, castello medievale
StileMaestranze locali marchigiane
CostruzioneXIII secolo-XV secolo
CostruttoreBrunforte
MaterialePietra arenaria
Primo proprietarioBrunforte
Condizione attualeRudere
VisitabileNo
Informazioni militari
UtilizzatoreBrunforte, Comune di San Gineiso
Fonti citate nel testo della voce
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Il castello di Roccacolonnalta, o castello di Rocca Colonnalta, è un castello medievale nella frazione Roccacolonnalta a San Ginesio.

StoriaModifica

Il castello di Roccacolonnalta venne costruito a partire dal XIII secolo, quando la famiglia dei Brunforte ottenne il controllo di molti territori italiani, distribuiti anche nei Comuni di Sarnano e San Ginesio. Nella seconda metà del XIII secolo il potere dei Brunforte iniziò a vacillare e nel 1265 il castello venne attaccato da San Ginesio, che rivendica a il territorio.[1] L'attacco non fu casuale, infatti la nobile famiglia stava affrontato numerose problematiche proprio a Sarnano, iniziate nel 1264 con Papa Urbano IV, che inviò nella Marca il Cardinale Simone Paltanieri ad intimare Rinaldo Brunforte di presentarsi a Roma per subire la scomunica e la perdita dei territori come sanzione per aver avallato la causa imperiale di Federico II. Rinaldo non si presentò e il 1º giugno 1265 il Cardinale svincolò gli abitanti di Sarnano dalla soggezione ai signori di Brunforte.[2]

Fu proprio per la mancata presenza a Roma di Rinaldo che San Ginesio decise di attaccare, appoggiati anche dall'intervento del Pantanieri. Lo stato belligerante durò fino al 1272, quando venne riconfermato il dominio dei Brunforte, ma solo nel 1330 San Ginesio ottenne il pieno controllo del castello, venduto da Ottaviano Brunforte.[3]

Bandiera gialla (marchio)Modifica

La bandiera gialla è un riconoscimento di qualità turistico conferito dall'Associazione Campeggiatori Turistici d'Italia (ACT Italia) ai piccoli comuni dell'entroterra e della costa italiano che si distinguono per offrire e investire nel turismo in movimento, che avviene coi camper.[4] L'idea nata nel 2013 è promossa su scala nazionale, individuando piccole località d'eccellenza in ogni regione. Le località, a dicembre 2021, comprende 92 borghi.[5]

Elenco delle località premiate con la bandiera gialla[6]Modifica

Basilicata (1)Modifica

Calabria (4)Modifica

Campania (1)Modifica

Emilia-Romagna (6)Modifica

Friuli-Venezia Giulia (5)Modifica

Lazio (2)Modifica

Liguria (2)Modifica

Lombardia (11)Modifica

Marche (15)Modifica

Molise (4)Modifica

Piemonte (13)Modifica

Sardegna (3)Modifica

Sicilia (1)Modifica

De iure belliModifica

Il diritto della guerra
Titolo originaleDe iure belli
AutoreAlberico Gentili
1ª ed. originale1598
Generesaggistica
Lingua originalelatino

Il De iure belli (Il diritto della guerra) è un'opera di Alberico Gentili, giurista italiano considerato uno dei "padri fondatori del diritto internazionale",[7] composta nel 1598. L'opera è alla base del De iure belli ac pacis di Ugo Grozio.[8]

Quest'opera, divisa in tre libri,[9] ricopre ruolo fondamentale nello sviluppo del diritto moderno e nella genesi della disciplina. Può essere considerata un'opera "classica" del rinascimento italiano.[10]

ContenutoModifica

Il contenuto dell'opera mostra le posizioni e i pensieri del Gentili sulla guerra, sulla tolleranza religiosa, sulla giustizia, diversità culturale e sulla pace:

  • nel primo libro esamina la guerra e le sue cause (divine e naturali), concludendo che una guerra deve nascere per una causa onesta,
  • nel secondo libro tratta della giustizia della guerra, dei protagonisti (truppe, strategie, ostaggi, ecc.) e del rispetto verso le donne, i fanciulli e i cadaveri,
  • nel terzo libro dimostra il fine della guerra, ovvero la pace, trattando delle regole da seguire.

Riguardo i contenuti espressi da Alberico, Angelo Vardarnini scrive:[11]

«Questo il concetto nobilissimo per cui il nome di Alberico va associato ai nostri tempi e vivrà immortale. [...] Egli ammaestrato dalle discordie e dai gravissimi danni di molte e diverse guerre, dai Mali che esse arrecano all'umanità, dal ritardo e dagli ostacoli che ne provengono alla civiltà ed al progresso dell'umana famiglia, invocava, [...] la pace perpetua ed universale.»

Eremo di San LiberatoModifica

Eremo di San Liberato
Stato  Italia
RegioneMarche
LocalitàSan Liberato (San Ginesio)
ReligioneCattolica di rito romano
TitolareLiberato da Loro
DiocesiArcidiocesi di Camerino-San Severino Marche
Stile architettonicoRomanico
Inizio costruzioneXII secolo
CompletamentoXIII secolo

L'eremo di San Liberato, conosciuto anche come santuario di San Liberato o convento di San Liberato, è un antico monastero costruito sui Monti Sibillini e nell'omonimo parco nel territorio comunale di San Ginesio, in Provincia di Macerata, nelle Marche. Nel complesso architettonico riposano le spoglie del frate francescano Liberato da Loro.

Geografia fisicaModifica

L'eremo di San Liberato sorge sul Monte Ragnolo, a circa 1 300 m s.l.m. nell'attuale frazione San Liberato di San Ginesio, a confine con Sarnano. Si trova immerso nel Parco nazionale dei Monti Sibillini e dista 11,96 km circa dal Comune di San Ginesio.

La sua flora è prettamente conquistata da faggi, alcuni con la cecidomia del faggio, e querce, mentre la fauna è la stessa che si può avvistare in tutto il parco. Salendo di poco il monte si raggiunge una piccola area pianeggiante conosciuta come "Prati di San Liberato", un luogo per picnic e scampagnate.[12] Vista la sua altezza, è possibile godere di un panorama che spazia fino al Mare Adriatico.

StoriaModifica

La struttura originale venne fondata nel 1274 dalla famiglia nobile sarnanese Brunforte, famiglia ghibellina giunta nella penisola a seguito dei Carolingi,[13][14] anche se già nel luogo sorgeva l'eremo di Santa Maria, del 1230, che ospitava alcuni frati. I resti della vecchia struttura sono ancora visibili sotto il loggiato. Nel XIV secolo, precisamente nel 1330, il Comune di San Ginesio comprò il bene dai Brunforte. Negli intorni dell'eterno, più precisamente nella frazione Rocca Colonnalta la famiglia possedeva altri beni, tra cui l'omonimo castello. Due anni dopo la morte di Liberato da Loro, frate francescano che a 18 anni circa si trasferì nelle vicine grotte di Soffiano di Sarnano, le sue spoglie e quelle di due suoi confratelli vennero trasferite nell'eremo di Santa Maria,[15] che venne però abbattuto nel 1421. La demolizione della chiesa lascio spazio ad una nuova struttura, un convento che, insieme alle restanti strutture, prese l'attuale nome.[16]

Nel 1697 la fama di San Liberato aumentò, quando una sua immagine dipinta nel 1498 dal ginesino Stefano Folchetti venne vista sudare. Questo miracolo non su l'unico, infatti nel 1703, a seguito di un controllo delle condizioni delle spoglie, il dipinto sudò nuovamente. Con l'avvento dell'unità d'Italia e la nascita del Regno, il bene non fu toccato dell'espropriazione dei beni ecclesiastici che il neo stato attuò. Nonostante nel 1901 e nel 1923 il convento rimase chiuso per carenza di religiosi, la popolazione restò devota alla figura di Liberato.[14]

Nel corso del XX secolo il complesso strutturale venne restaurato, perdendo così alcuni elementi storici. Oggi al suo interno vi risiedono i frati Minori della Provincia Lauretana.[12]

Seconda guerra mondiale[17][18]Modifica

L'eremo ha assunto un ruolo fondamentale anche durante la seconda guerra mondiale: il 16 marzo 1944, dopo che il gruppo partigiano 201 su decisione del Comando di Vestignano e del Comitato Liberazione Nazionale di Macerata fu sciolto, alcuni partigiani trovarono alloggio proprio nel convento, diretto dall'allora Padre Sigismondo Damiani. Nessuno dei confratelli francescani vedeva il loro arrivo come benevolo, perché c'era il rischio che la loro presenza sarebbe stata un problema per la loro sicurezza, causando un compromesso agli occhi dei nazifascisti.

La voce che alcuni rifugiati si nascondevano nel convento raggiunse i nazisti tramite una spia ed ex soldato fascista di nome Francesco Sargolini. Partiti da Camerino l'unità II° Brandenburg 3 stava compiendo un'operazione di rastrellamento anti-partigiana e giunti nella frazione minacciarono di morte Padre Damiani per aver ospitato i partigiani e per aver trovato una doppietta. Il frate, in sua difesa, disse che gli serviva per difendersi dai lupi che infestavano il bosco, convincendo i nazisti. Il 23 marzo si presentò al convento Francesco Sargolini, che si confrontò con Damiani, ma venne catturato dal gruppo partigiano di Piobbico e giustiziato. Il 9 maggio Padre Sigismondo e suo nipote Quinto furono anch'essi giustiziati dal gruppo. Tutta la storia è raccontata nel libro scritto da Padre Giacinto Pagnani, frate che durante questi eventi si trovava proprio nel convento.

Nel dopoguerra, nei processi penali che ne seguirono, video come imputati le SS e il gruppo di Piobbico. Quest'ultimi furono assolti per insufficienza di prove, ma in sede di Appello l’11 marzo 1954 la causa fu riaperta e le nuove testimonianze diedero conferma di colpevolezza. Dalle testimonianze rilasciate da vari partigiani, tutti i sospetti su padre Damiani parvero infondati, piuttosto venne sottolineata la sua collaborazioni alla Resistenza italiana.

Giovanni CarnevaleModifica

Giovanni Carnevale (Capracotta, 4 agosto 1924Macerata, 11 aprile 2021) è stato un sacerdote, scrittore e storico italiano. Le sue ricerche girano intorno all'età carolingia e a Carlo Magno.

StoriaModifica

Giovanni Carnevale nasce il 4 aprile 1924 a Capracotta, in provincia di Isernia. Sesto figlio della sua famiglia, restò nel suo paese natale fino alla fine delle scuole elementari, quando si trasferì in Umbria per frequentare il ginnasio ad Amelia, per poi concluderli nel Lazio, per la precisione a Frascati. A Lanuvio frequentò il liceo classico solamente per due anni, per poi interrompere gli studi a causa dell'entrata in guerra dell'Italia e il bombardamento degli alleati di Roma. Durante questo periodo continuò i suoi studi da autodidatta e ottenuto il diploma a Terni, si iscrisse a La Sapienza di Roma per studiare giurisprudenza.[19]

Il suo percorso da sacerdote iniziò nel 1947, quando si recò in Piemonte nella Casa Salesiana di Bagnolo. Vi restò fino al completamento degli studi nel 1951 e fu ordinato sacerdote ad Abano Terme il 29 giugno dello stesso anno. Da sacerdote ottenne una laurea in lettere e una laurea in archeologia cristiana, seguite con abilitazioni in lettere e storia dell’arte.[19]

Divenuto insegnante, insegnò allo scientifico di Faenza, poi nei licei salesiani di Macerata: classico, linguistico e scientifico. Insegnò fino alla pensione. Durante questo periodo si iscrisse alla Bocconi di Milano, insegnò tedesco e conseguì una laurea in francese e tedesco all'università di Macerata, senza mai ritirare la laurea. Nel 1994 cessò di insegnare anche se a volte venne chiamato a supplenze.[20]

Gli studi sull'età carolingia iniziarono dopo la sua carriera scolastica, sotto influenza delle strutture marchigiane. Infatti, si concentrò principalmente sulla chiesa di San Claudio al Chienti a Corridonia, ipotizzando che la sua datazione (XI secolo) fosse errata. La svolta arrivò quando scoprì un edificio simile all'abbazia esisteva in Francia, precisamente a Germigny-des-Prés, nei pressi di Orleans. Mise in dubbio che il duomo di Aachen, in Germania, fosse la Cappella Palatina Carolingia e consultò direttamente le fonti, costatando vi fosse un'interpretazione storia errata. Da questi studi scrisse numerosi libri, dal 1993 al 2016, sulla storia carolingia, riscrivendola completamente. Secondo i suoi studi, Carlo Martello, Pipino il Breve e Bertrada di Laon sono seppelliti a San Ginesio, sotto la collegiata di Santa Maria Assunta, mentre Carlo Magno alla chiesa di San Claudio del Chienti.

Costretto alla sedia a rotelle, nel 2016 ottenne la cittadinanza onoraria a Corridonia. Morì a Macerata l'11 aprile 2021. La sua salma riposa a San Claudio.

OpereModifica

  • San Claudio al Chienti ovvero Aquisgrana, 1993
  • L’enigma di Aquisgrana in Val di Chienti, 1994
  • Aquisgrana trafugata, 1996
  • La scoperta di Aquisgrana in Val di Chienti, 1999
  • San Marone e l'alto medioevo in Val di Chienti, 2002
  • La Val di Chienti e l'alto medioevo carolingio, 2003
  • L’Europa di Carlo Magno nacque in Val di Chienti, 2008
  • Il Rinvenimento delle sepolture di Pipino il Breve e di sua moglie Berta nella Collegiata di San Ginesio, 2010
  • La scola palatina e la rinascenza carolingia in Val di Chienti, 2012
  • Il ritrovamento della tomba e del corpo di Carlo Magno a San Claudio, 2013
  • Vita di Carlo Magno imperatore nella Francia Picena, 2014
  • Il piceno da Carlo Magno a Enrico I, 2016

OnorificenzeModifica

Chiesa di San Gregorio Magno (San Ginesio)Modifica

La chiesa di San Gregorio Magno venne costruita alla fine del XIII secolo in stile romanico su un territorio concesso dal Comune di San Ginesio. La sua costruzione iniziò ufficialmente il 4 giugno 1296 e venne conclusa intorno alla metà del XIV secolo. Nel medioevo il bene fu proprietà dell'Ordine dei Benedettini di Piobbico-Sarnano.[21] Prima del XX secolo la chiesa venne più volte restaurata a seguito delle sue condizioni, a volte degradate da eventi naturali. Il primo restauro venne effettuato alla fine del XVI secolo, precisamente nel 1599, il secondo nel 1612 e il terzo nel 1898. Nel secolo successivo al XVIII la struttura subì delle modifiche, infatti nel 1905 alcune parti vennero demolite e ricostruite: esempio ne è la facciata che venne ricostruita in stile neogotico. A seguito del terremoto di Umbria e Marche, il 26 settembre 1997 la chiesa ha subito leggeri danni, che non vennero sistemati visto che i lavori di restauro non furono finanziati.[22][23]

Sarnano#Chiesa di Sant'AgostinoModifica

La prima testimonianza della costruzione dell'edificio risale al 1296, quando nella zona sorgeva un convento detto San Michele in Poggio. Anche nel 1340 i documenti confermano la presenza di una struttura dedicata a San Michele, come redatto da un notaio sarnanese Michele Condey. Nel XV secolo, precisamente intorno al 1424-1425, gli agostiniani si stanziarono nel comune, ricevendo la gestione da Martino V della struttura il 12 novembre 1424 e iniziando la costruzione del loro convento, che oggi si presenta sotto forma di rudere limitrofe alla chiesa. Con la soppressione degli ordini, il convento fu chiuso nel 1861 e al suo interno venne posto l'ospedale civile comunale.[24] La chiesa ha subito tre interventi principali, uno nel XVIII secolo con il rifacimento degli interni, uno nel 1930 con il rifacimento della facciata e uno nel corso del XXI secolo, con il restauro dei colori originali.[25][26]

Teatro comunale della VittoriaModifica

Teatro comunale della Vittoria
Ubicazione
Stato  Italia
LocalitàSarnano
IndirizzoPiazza Alta
Realizzazione
IngegnereLuigi Fedeli
ProprietarioComune di Sarnano

Il Teatro comunale della Vittoria, conosciuto anche come Teatro della Vittoria è l'unico teatro di Sarnano, paese della provincia di Macerata.

StoriaModifica

Nel 1766 si propone di tenere nella sala grande del consiglio del Palazzo del Popolo (sede delle documentazioni del Comune) delle rappresentazioni teatrali,[27] questo portò alla decisione, nel 1829, di costruire un Condominio Teatrale di trentasei membri, intenzionati a costruire una “sala pubblica per gli spettacoli”. Il progetto venne dato all'ingegnere sarnanese Luigi Fedeli, che diede avvio ai lavori nel 1831. Una volta redatto il regolamento, nel 1896, la cittadinanza decise di appoggiare la sua amministrazione e iniziò a promuovete l’allestimento degli spettacoli, partecipando attivamente.[28][29]

Nel 1935, durante il ventennio fascista, venne avviato il suo restauro e l’ingegnere Alfredo Arrà fu l'incaricato. I lavori non furono positivi, come scritto in una pubblicazione del 1936: molte pitture originarie vennero infatti coperte da semplice stucco, per poi essere ridipinte con dei semplici paesaggi. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale e l'imminente occupazione tedesca dell'Italia dopo l'armistizio del 1943, oggetti, arredamento e macchinari vennero utilizzati come materiale per riscaldarsi dal freddo. Durante questo periodo il teatro restò chiuso.[28][29]

Nel 1947 si decise di promuovere un restauro e il teatro tornò in funzione. Il primo spettacolo fu "L’Antenato" di Carlo Veneziani. Da quel momento il teatro riprese la sua attività teatrale con diverse produzioni fino agli anni 1950 quando, nuovamente in decadenza, fu utilizzato per semplici festività locali per poi essere chiuso definitivamente. Enrico Ricciardi, poeta sarnanese, fu uno dei frequentatori del teatro.[28][29]

L’ultimo importante restauro venne eseguito negli anni 1990. Questo restauro, approssimativo, non ha sistemato completamente le condizioni decadenti del teatro.[27] A causa del terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017, il teatro risulta inagibile.[30][31]

Teatro comunale Giacomo LeopardiModifica

Teatro Comunale Giacomo Leopardi
Ubicazione
Stato  Italia
LocalitàSan Ginesio
IndirizzoPiazza Alberico Gentili
Realizzazione
IngegnereDionisio Frapiccini
ProprietarioComune di San Ginesio

Il Teatro Comunale Giacomo Leopardi è l'unico teatro di San Ginesio. Intitolato al poeta marchigiano Giacomo Leopardi a sua costruzione si trova all'interno dell'ex palazzo Defensoriale del Comune.

StoriaModifica

Il teatro venne costruito nel XIX secolo, più precisamente dal 1874 al 1875, dopo che il 21 settembre 1873 venne deliberata dall'amministrazione comunale la sua costruzione. Ubicato nel luogo dell'ex palazzo defensoriale del Comune demolito nel 1860, luogo amministrativo del paese fino all'avvento dell'Unita d'Italia e l'espropriazione dei beni ecclesiastici, venne progettato come dall'ingegnere Dionisio Frapiccini, su progetto di Girolamo Filippucci, come sostituto di un teatro ligneo che venne demolito nel 1855. Il via ai lavori venne dato dopo la seduta Ampliato e risistemato negli anni 1960, nel 1992 inizia il suo restauro dopo un periodo di decadenza, lavori conclusi nel 2002. Durante il restauro, precisamente il 26 settembre 1997, a seguito del terremoto che colpì Marche e Umbria, subì leggeri danni. Il teatro è intitolato al poeta recanatese Giacomo Leopardi.[32][33]

StileModifica

L'esterno presenta uno stile ottocentesco e il suo interno è decorato dalle opere del pittore Pietro Giovannetti di Santa Vittoria in Matenano, mentre il palcoscenico è opera di Enrico Andreani di Ancona.[32][33]

Medoro SaviniModifica

Medoro Savini

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XIII

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XIV

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XV

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XVI

Dati generali
Partito politico Sinistra storica
Professione Giornalista

Medoro Savini (Piacenza, 30 novembre 1835Roma, 21 febbraio 1888) è stato un giornalista, politico e pubblicista italiano.[34]

BiografiaModifica

Medoro Savini nasce il 30 novembre 1835 a Piacenza. Nel 1852, all'età di sedici anni, verre arrestato per le sue idee liberali espresse durante il funerale di un suo insegnante e condannato a lavori forzati che avrebbe dovuto compiere fino al 1864, quando la pena gli venne commutata nell'incorporazione per otto anni al plotone disciplinare dei reggimenti misti del ducato parmense. Fuggito riparò nel Piemonte del Regno di Sardegna, precisamente a Torino, dove studiò legge e si dedicò al gionalismo, fondando il periodico l'Avanguardia, che venne chiamato poi Libertà. Nel 1856, all'età di venti anni, confinato a Oneglia, raggiunse Giuseppe Mazzini a Londra, che lo incaricò, nel 1858, di una missione da compiere in Svizzera e in Piemonte. Giunto nuovamente in Italia per l'incarico affidatogli da Mazzini, venne arrestato dal governo piemontese a Torino l'1 gennaio 1859 e costretto ad abbandonare la penisola. Obbligato dal governo, si imbarcò a Genova e si recò negli Stati Uniti dove combatté a fianco dei nordisti nella guerra di Secessione.[35]

Tornato in Italia nel 1862, stanziò a Parigi dal 1864 al 1865 e a Londra nel 1866, per poi ritornare nella penisola vista la dichiarazione di guerra contro l'impero austro-ungarico e insieme insieme a Giuseppe Garibaldi nelle campagne del 1866 e del 1867 in Trentino. Durante la sua carriera militare partecipò alla campagna dell'Agro Romano come capitano di stato maggiore. Finita la guerra divenne deputato della sinistra storica dal 1876, occupandosi specialmente di politica estera, e stanziò a Firenze tornando al giornalismo e iniziando la sua carriera di scrittore di romanzi. Morì a Roma il 21 febbraio 1888.[35]

OpereModifica

BibliografiaModifica

  • G. Lunghini, Commemorazione di Medoro Savini, Macerata, 1888.

Trofeo Lodovico ScarfiottiModifica

Il Trofeo Lodovico Scarfiotti o Sarnano-Sassotetto è una cronoscalata automobilistica, che si svolge sulla strada provinciale 120 che collega Sarnano a Bolognola. Organizzata dall'ACI di Macerata, è valida per il campionato Italiano Velocità Montagna, per il campionato Italiano Velocità Salita Auto storiche e per la challenge Salita Piloti Autostoriche. Il nome della coppa è dedicato al pilota torinese Ludovico Scarfiotti, morto l'8 giugno 1968 a causa di un incidente durante una cronoscalata a Rossfeld.[36]

StoriaModifica

Il Trofeo Lodovico Scarfiotti nasce il 20 luglio 1969, l'anno dopo la morte del pilota Ludovico Scarfiotti, per ricordarlo dopo la sua morte avvenuta nel 1968. La gara è una cronoscalata, la stessa tipologia di competizione con cui Scarfiotti perse la vita. Attiva fino alla 17esima edizione, dal 1992 la gara non venne più disputata a causa della mancata organizzazione e di alcune problematiche economiche: già nel 1990 e nel 1991 la gara venne organizzata dall'Organizzazione Airone Racing.[37] Dopo una pausa che va dal 1992 al 2007, la gara ritorna operativa da 2008 grazie al contributo dell'allora Presidente dell’ ACI di Macerata Giovanni Battistelli e dell'allora sindaco di Sarnano Federico Marconi.[38] Mauro Nesti, 9 volte campione della cronoscalata, in un'intervista del 2008 di TVRS, definì il percorso come il più bello dell'Europa.[39]

A causa della pandemia di COVID-19 in Italia, l'edizione del 2020 prevista dal 1 al 3 maggio, è stata annullata nonostante si sia provato a curare un protocollo di sicurezza.[40] Sia il sindaco Luca Gentili che il presidente dell'ACI Macerata Enrico Ruffini, nonostante il loro dispiacere, hanno confermato l'importanza di una corsa sicura nel 2021.[40] La conferma della 30esima edizione del 2021 arriva nel dicembre del 2020:[41] originariamente la gara doveva svolgersi dal 30 aprile al 2 maggio,[42] ma a causa della situazione sanitaria incerta legata al SARS-CoV-2, si è svolta dal 21 al 23 maggio.[43] Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche, in visita alla gara, ha affermato che l'evento è importante per una ripresa sia dal terremoto del 2016 e del 2017, che dalla pandemia.[44]

Albo d'oro[37]Modifica

Trofeo Lodovico ScarfiottiModifica

Anno Vincitore Auto Tempo Nuovo record Lunghezza pista (in km) Note
1969   Domenico Scola Abarth 6 min 55 s   12,4
1970 "G.B." Abarth 2000 7 min 06 s 12,4
1971   Klaus Reisch Alfa Romeo 33 6 min 31 s   12,4
1972   Domenico Scola Chevron 2000 6 min 27 s   12,4
1973   Mauro Nesti March 2000 6 min 12 s   12,4
1974 Gara non disputata
1975   Mauro Nesti Lola Cebora 6 min 10 sec   12,4
1976 Gara non disputata
1977   Mauro Nesti Lola Cebora 6 min 54 s 12,4
1978   Mauro Nesti Lola Cebora 6 min 02 s   12,4
1979   Jean-Louis Bos Lola Cebora 5 min 54 s   12,4
1980   Mario Casciaro Lola BMW 5 min 59 s 12,4
1981   Rolf Göring BMW M1 6 min 29 s 12,4
1982   Mauro Nesti Osella PA/9 6 min 34 s 12,4
1983   Mauro Nesti Osella Cebora 5 min 46 s   12,4
1984   Mauro Nesti Osella PA/10 5 min 51 s 12,4
1985   Ezio Baribbi 6 min 13 s 12,4
1986 Gara annullata
1987 Gara non dispitata
1988 Gara non dispitata
1989 Gara non dispitata
1990   Mauro Nesti Osella PA/9 5 min 50 s 11,8
1991   Mauro Nesti Osella PA/9 5 min 58 s 11,8
1992 Gara non disputata
1993 Gara non disputata
1994 Gara non disputata
1995 Gara non disputata
1996 Gara non disputata
1997 Gara non disputata
1998 Gara non disputata
1999 Gara non disputata
2000 Gara non disputata
2001 Gara non disputata
2002 Gara non disputata
2003 Gara non disputata
2004 Gara non disputata
2005 Gara non disputata
2006 Gara non disputata
2007 Gara non disputata
2008   Fabrizio Peroni Lucchini SN97-Honda 5 min 33 s   5,57
2009   Filippo Marozzi Osella PA21-Honda 8 min 38 s 8,877
2010   Tiziano Ferrais Ferrais CH2-Alfa Romeo 8 min 27 s 8,877
2011   Franco Cinelli Lola T99/50-Zytek 8 min 32 s 8,877
2012   Franco Cinelli Lola T99/50-Zytek 8 min 15 s 8,877
2013   Domenico Scola JR Osella PA21S-Honda 8 min 06 s 8,877
2014   Simone Faggioli Norma M20FC-Wytek 7 min 37 s 8,877
2015   Simone Faggioli Norma M20FC-Zytek 7 min 29 s 8,877
2016   Simone Faggioli Norma M20FC-Zytek 4 min 06 s   8,877
2017   Simone Faggioli Norma M20FC-Zytek 3 min 42 s   8,877
2018   Christian Merli Osella Fa30-Zytek LRM 3 min 44 s 8,877
2019   Michele Fattorini Osella Fa30-Zytek 3 min 52 s 8,877
2020 Gara annulata a causa della
pandemia di COVID-19

Guglielmo CiarlantiniModifica

Giglielmo Ciarlantini (San Ginesio, 21 novembre 1881San Ginesio, 1959) è stato un pittore, insegnante e architetto italiano.

BiografiaModifica

Guglielmo Ciarlantini nacque a San Ginesio il 21 novembre 1881 da Elimeno e Domenica Ricci. Scoperto e indirizzato nel 1905 alla pittura da Fra Paolo Mussini presso l'Accademia di belle arti di Roma,[45] frequentò lezioni di storia dell'arte di Giulio Ferrari presso il Museo Artistico di Roma. Per due anni frequentò l'Académie de France à Rome. Durante la sua vita insegnò in varie scuole, tra cui la scuola professionale maschile di tirocinio di Macerata e a San Ginesio. Nel 1939 fu nominato commissario degli esami di Stato ad Ascoli Piceno e partecipò ad una commissione artistica che portò a nuova decorazione il Liceo Rossini di Pesaro, anche se principalmente lavorò nel maceratese, a Pesaro, a San Severino Marche, a Roma e a Torino. Il 17 dicembre 1951 fu insignito del titolo di Accademico Ordinario all'Accademia dei Catenati di Macerata e venne nominato ispettore onorario alle antichità, ai monumenti e alle pinacoteche.[46][47]

Opere[47]Modifica

ArchitetturaModifica

  • Ingresso del campo sportivo, San Ginesio (demolito);
  • Sala dell'Impero, Palazzo comunale, Corridonia, 1936;[48]
  • Parco della Rimembranza, San Ginesio, 1927.

PitturaModifica

Guglielmo Ciarlantini si occupò principalmente di iconografie religiose, di ritratti e di decorazioni: lavoro a San Ginesio, Loro piceno, Macerata, Gualdo, San Severino Marche, Casal Monferrato, Tolentino, Fano Pesaro, Belforte del Chienti, Francavilla d'Ete, Corridonia e Torino.

SculturaModifica

  • Campana dell'Impero, Torre civica, San Ginesio;
  • Tomba di Tullio Taccari, Chiesa di Santa Maria della Consolazione, San Ginesio, 1926.

Ruggero GiacominiModifica

Ruggero Giacomini (Sarnano, 1 maggio 1945) è uno storico italiano. Studioso di Antonio Gramsci e della campagna d'Italia, è segretario del Partito Comunista Italiano delle Marche.[49]

BiografiaModifica

Ruggero Giacomini nasce a Sarnano, in provincia di Macerata l'1° maggio 1945. Studiò ad Urbino, dove iniziò la sua carriera intellettuale e politica, avvicinandosi al movimento studentesco dell’università. Di questo periodo è la sua amicizia con Domenico Losurdo.[50] Prima dello scioglimento ha partecipato al Comitato Federale di Ancona del PCI, è stato il Segretario provinciale di Rifondazione Comunista, membro del Comitato regionale del PdCI e dal 24 novembre 2020 Segretario del nuovo PCI delle Marche.[49][51] Allievo di Enzo Santarelli, è attualmente presidente del Centro culturale marchigiano “La Città futura”.[50][52]

OpereModifica

  • Bella ciao. La storia definitiva della canzone partigiana che dalle Marche ha conquistato il mondo, Roma, Castelvecchi, 2021, ISBN 8832902621.
  • Va da Valona! La rivolta dei bersaglieri e le «giornate rosse», Castelvecchi, 2020, ISBN 8832829797.
  • Storia della Resistenza nelle Marche (1943-1944), Affinità Elettive Edizioni, 2020, ISBN 8873264603.
  • Scritti sul partito, MarxVentuno, 2020, ISBN 8894472132.
  • Il processo Stalin, Roma, Castelvecchi, 2019, ISBN 8832825961.
  • Antonio Gramsci. Nell'ottantesimo della morte, Affinità Elettive Editore, 2017, ISBN 887326347X.
  • La lotta per la libertà e il dovere della memoria. Zeno Rocchi e il Novecento a Sarnano, Affinità Elettive Editore, 2017, ISBN 8873263380.
  • Gramsci e il giudice, Castelvecchi, 2017, ISBN 8832821702.
  • Il giudice e il prigioniero. Il carcere di Antonio Gramsci, Castelvecchi, 2014, ISBN 8868262185.
  • A. Rossi (a cura di), Una donna sul monte. La partigiana Maria Rossini di Cabernardi e il mistero dei militi scomparsi nella strage del S. Angelo di Arcevia, Affinità Elettive Editore, 2012, ISBN 8873261906.
  • Gramsci detenuto, il PCI e la Russia sovietica. Distorsioni e falsi del revisionismo storico, La Città del Sole, 2006, ISBN 8882922154.
  • Castelvecchio e Pianelle tra le due Tenne. Vicende storiche, sovranità e conflitti... tra Sarnano, Amandola e San Ginesio, L'Orecchio di Van Gogh, 2006, ISBN 8887487448.
  • Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-44, Affinità Elettive Editore, 2005, ISBN 8873260519.
  • Antimilitarismo e pacifismo nel primo Novecento. Ezio Bartalini e «La Pace» (1903-1915), Franco Angeli, 1991, ISBN 8820466481.

Antimilitarismo e pacifismo nel primo Novecento. Ezio Bartalini e «La Pace» (1903-1915)

  • Ancona durante il fascismo, Il Lavoro Editoriale, 1995, ISBN 8876632271.

Sindrome da vibrazione fantasmaModifica

 
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

La sindrome della vibrazione fantasma o sindrome dello squillo fantasma, chiamata anche ringxiety, fauxcellarm o phonetom[53] è la percezione che si verifica quando ci sembra che il telefono cellulare stia vibrando o squillando quando non lo è. Secondo il dottor Michael Rothberg, il termine non è una sindrome, ma è meglio caratterizzato come un'allucinazione tattile poiché il cervello percepisce una sensazione che non è effettivamente presente.[54] Diversi altri articoli sono stati pubblicati negli anni 2010, inclusi NPR,[55] Bustle,[56] CBS News,[57] Psychology Today[58] e WebMD, che ha pubblicato un articolo utilizzando Rothberg come fonte.[59]

Tali persone manifestano stati d'ansia dovuti a squilli, vibrazioni o notifiche che in realtà non esistono.[60] Questa particolare condizione è influenzata dal fatto che gli esseri umani sono particolarmente sensibili ai toni uditivi tra 1.000 e 6.000 hertz e le suonerie di base dei telefoni spesso rientrano in questo intervallo.[53] Infatti, le vibrazioni fantasma si sviluppano possedendo un cellulare con audio acceso o vibrazione.[61] La ricercatrice e accademica Michelle Drouin ha scoperto che quasi 9 di 10 studenti universitari del suo college sono soggetti alla sindrome.[58][62]

StoriaModifica

Nel fumetto Dilbert, Scott Adams è stato il primo a fare riferimento a tale sensazione nel 1996, chiamandola come "sindrome del cercapersone fantasma".[63] Il primo uso pubblicato del termine sindrome da vibrazione fantasma risale al 2003 in un articolo intitolato con l'omonimo nome, pubblicato sul New Pittsburgh Courier, scritto sotto lo pseudonimo del giornalista Robert D. Jones.[64] Tuttavia, si discute se le prime annotazioni sugli inizi della SVF provenissero da Michael J. Lewis di Melbourne, Australia. Nella conclusione dell'articolo, Jones ha affermato che il fenomeno è in crescita, teoria appoggiata anche dallo psicologo David Laramie. Secondo lo psicologo il fenomeno è in forte aumento specialmente tra i millennials.[65]

Il primo studio del fenomeno è stato condotto nel 2007 da un ricercatore che ha coniato il termine ringxiety per descriverlo,[61] mentre nel 2012 venne scelto dal Macquarie Dictionary il termine "sindrome da vibrazione fantasma".[66][67]

CauseModifica

La causa delle vibrazioni fantasma è ignora. La ricerca preliminare suggerisce la sua manifestazione a causa di un coinvolgimento eccessivo con il proprio telefono cellulare. Le vibrazioni iniziano in genere a verificarsi dopo un mese o un anno, con il possesso di un telefono. È stato suggerito che, quando si anticipa una telefonata, la corteccia cerebrale può interpretare erroneamente altri input sensoriali (come contrazioni muscolari, pressione dai vestiti o musica) come una vibrazione.[61] Secondo Daniel Kruger dell'università del Michigan, la sindrome nasce dall'ansia da separazione,[68] infatti la sua manifestazione può essere intesa come un problema che influisce gli attributi psicologici umani.[69] Fattori come esperienze, aspettative e stati psicologici influenzano la soglia per il rilevamento del segnale. Alcune esperienze possono essere un tipo di pareidolia e possono quindi essere esaminate come un fenomeno psicologico influenzato dalla personalità, dalla condizione condizione dell'essere e dal contesto.[69]

SintomiModifica

Sintomi come ansia, allucinazioni, desiderio di essere conosciuti e contattati, sintomi depressivi, deficit di attenzione, ipervigilanza e disturbi dell’umore sono alla base della sindrome.[68][70]

EpidemiologiaModifica

In gran parte degli studi, moltissimi possessori di cellulari riferisce di aver riscontrato, in forma occasionale, la sindrome, con tassi riportati che vanno dal 29,6% all'89%. Una volta ogni due settimane è una frequenza tipica per le sensazioni e alcuni individui possono essere seriamente infastiditi dalle sensazioni.[61]

GestioneModifica

Sono state fatte poche ricerche sul trattamento delle vibrazioni fantasma. Trasportare il telefono in vari modi risolve il problema per alcune persone.[61] Altri metodi includono la disattivazione della vibrazione, la modifica della suoneria o del tono di vibrazione o l'utilizzo di un dispositivo diverso.[54]

NUOVO Carlo MacchiniModifica

Carlo Macchini
Nazionalità   Italia
Ginnastica artistica  
Specialità Anelli, volteggio
Società   Fermo 85
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Carlo Macchini (Ancona, 5 maggio 1996) è un ginnasta italiano.

CarrieraModifica

All'età di quattro anni e avvicinato al mondo dello sport dai genitori, precisamente nel settembre del 2000, entra nell’A.S.D. Fermo 85 come ginnasta,[71] allenato dal tecnico Luigi Peroli, diventando nel 2006 campione regionale.[72][73] Nel 2010 Carlo entra a far parte della nazionale. Dopo aver sfidato squadre tedesche,[74] russe e spagnole, a luglio del 2013 partecipa al Festival olimpico della gioventù europea (EYOF 2013) ad Utrecht, vincendo la medaglia di bronzo nel concorso a squadre e la medaglia d’oro alla sbarra, con apprezzamenti dell'amministrazione comunale di Fermo.[75] Nel 2015 la sua squadra, la Ginnastica Pro Carate è Campione d’Italia di ginnastica artistica maschile.[76]

Nel mese di novembre 2016 ha partecipato alla "Abierto Mexicano", prima gara internazionale da senior a Città del Messico.[77] Il 18 marzo 2017 viene convocato nella nazionale per disputare a Linz, Austria, l’incontro internazionale “8th TGW Austrian Team Open” ottenendo il primo posto a squadre ed il secondo nel concorso generale,[78] mentre dal 19 al 23 aprile ha partecipato con la nazionale italiana ai VII Campionati europei a Cluj-Napoca, in Romania.[79][80] Dal 12 al 14 maggio Carlo gareggia con la nazionale alla World Challenge Cup a Capodistria, in Slovenia, ottenendo il quarto posto alla sbarra,[81][82] dal 7 al 9 settembre si trova a Szombathely, in Ungheria,[83] ottenendo la finale alla sbarra in coppa del mondo col secondo punteggio[84] e il 18 Novembre si trova a Mortara, in vista del Trofeo Massucchi,[85] piazzandosi sul secondo gradino del podio.[86]

Nel weekend del 10 e 11 Marzo 2018 nella Coppa dei Campioni, arriva Secondo nel concorso generale e prende la medaglia d'oro a cavallo con maniglie e d'argento a sbarra[87] e dal 13 al 19 marzo si trova a Baku, Azerbaigian, per la Coppa del Mondo dove centra la finale a parallele e si piazza settimo.[88][89] Dal 31 maggio al 3 giugno, gareggia nella Coppa del Mondo a Capodistria,[90] entrando in finale alle parallele. Dal 25 al 3 novembre Carlo è convocato nella squadra Nazionale ai campionati del mondo di Doha, Qatar,[91][92] ottenendo un ottimo 14esimo posto a squadre e qualifica per i prossimi campionati del mondo di Stoccarda 2019. Dal 22 al 25 Novembre 2018 partecipa alla Coppa del Mondo a Cottbus, in Germania,[93] qualificandosi alla finale a sbarra col sesto punteggio.[94] In finale arriva ottavo.[95]

Il 2 e il 3 marzo 2019, partecipa alla Coppa dei Campioni e si piazza terzo nel concorso generale, primo a cavallo e terzo alle parallele[96] e dal 13 al 17 marzo si trova a Baku per la Coppa del Mondo.[97] Nello stesso mese partecipa alla coppa del Mondo a Doha, arrivando quarto alla Sbarra.[98][99] Dal 10 al 14 aprile disputa l'ottavo campionato d'Europa individuale a Stettino, in Polonia,[100] arrivando ai piedi del Podio alla sbarra.[101][102] Il primo giugno, in vista del Torneo Internazionale di Ginnastica artistica maschile “Memorial Erminio Visconti”, Carlo è uno dei membri a rappresentare la nazionale italiana a Seveso, in una gara amichevole contro la Turchia.[103] Nel weekend del 15 e 16 giugno partecipa alla Coppa Campioni a Fermo, dove vince il concorso generale e conquista la medaglia di argento al cavallo, d'oro a parallele e a sbarra.[104] Dal 24 al 30 giugno 2019 partecipa ai Giochi Europei di Minsk, in Biolorussia,[105][106] conquistando la finale alla sbarra chiudendo al sesto posto.[107][108] Il weekend del 14 e 15 settembre partecipa ai campionati italiani assoluti a Meda.[109]

Dal 15 luglio 2020 entra a far parte del gruppo sportivo delle Fiamme Oro della Polizia di Stato[110][111][112] e diventa Campione Italiano alla sbarra.[113] La comunicazione della proclamazione di Carlo è arrivata dal suo manager Alex Marè.[114][115]

Legion (Mass Effect)Modifica

Geth Platform 2A93
UniversoMass Effect
Lingua orig.Inglese
EpitetoLegion
AutoreBioWare
EditoreElectronic Arts
1ª app. inMass Effect 2
Ultima app. inMass Effect 3
Voce orig.D. C. Douglas
Voce italianaMaurizio Desinan
SpecieGeth
SessoAsessuato
Luogo di nascitaRannoch
Data di nascitaIgnota
ProfessioneIncursore
AffiliazionePrecedentemente Geth

La piattaforma geth 2A93, conosciuta come Legion, è un personaggio immaginario presente nella serie di videogiochi Mass Effect, sviluppata da BioWare e pubblicata da Electronic Arts.

CaratteristicheModifica

(EN)

«We wanted to make something that was a little different. We like the idea of the Geth intelligence being one that forms by consensus, and that the Geth get more intelligent as they are greater in number. That was just more interesting to us than, "Here is all but a human brain that happens to be in a robot." We wanted to explore something that just a little different from standard organic intelligence.»

(IT)

«Volevamo creare qualcosa che fosse un po' diverso. Ci piace l'idea che l'intelligenza geth sia quella che si forma per consenso e che i geth diventino più intelligenti in quanto sono in numero maggiore. Questo è stato solo più interessante per noi di "Qui c'è tutto tranne un cervello umano che sembra essere in un robot". Volevamo esplorare qualcosa che fosse leggermente diverso dall'intelligenza organica standard.»

(Patrick Weekes, Ten Things Video Games Can Teach Us: (about life, philosophy and everything))

I geth sono la specie più ricorrente come antagonista nella serie di Mass Effect, variando in dimensioni e potenza.[116] Originariamente Legion non doveva diventare un membro della squadra, anche se la risposta generale dei fan è stata positiva, quindi il loro ruolo è stato ampliato per il resto della trilogia originale.[53] Ciò ha avuto l'effetto collaterale di ridurre l'attenzione su altre trame minori, inclusa quella dei rachni insettoidi.[117]

L'approccio iniziale del team di progettazione al concetto di Legion è stato quello di distinguerlo dalle sembianze degli altri geth.[54] Schizzi di Legion con varie forme della testa o due o più fotorecettori luminosi al posto di una singola testa sono stati presentati in The Art of the Mass Effect Universe, anche se alla fine non sono stati scelti visto il cambio di idea dei creatori e degli sviluppatori. Il progetto finale incorpora alcuni pezzi dell'armatura di Shepard del primo Mass Effect, che Legion ha scelto per coprire dei danni ricevuti durante una battaglia nel suo petto.[54]

Il personaggio è stato visto per la prima volta nel trailer inaugurale di Mass Effect 2 pubblicato nel 2009. In un video caricato da Game Informer nell'aprile 2011, il responsabile audio di Mass Effect 3 Rob Blake ha spiegato il processo "arduo" di trasformazione del dialogo parlato dell'attore D. C. Douglas di Legion nella voce desiderata per il personaggio: il suo obiettivo era quello di mantenere gli effetti sonori granulari e "scattanti" tipici della specie senza compromettere l'intonazione della performance dell'attore.[118]

PersonaggioModifica

(EN)

«Legion has an ideology all his own and, for me, he’s the best-developed character in the story, which is a quirky paradox seeing that, as a machine, he’s meant to have no character. But he does somehow, right? Why did he choose to attach Shepard’s armor to his frame?»

(IT)

«Legion ha un'ideologia tutta sua e, per me, è il personaggio meglio sviluppato della storia, il che è un bizzarro paradosso visto che, come macchina, non ha carattere. Ma in qualche modo lo fa, giusto? Perché ha scelto di attaccare l'armatura di Shepard al suo telaio?»

(Nick Clifford, Assistente responsabile del prodotto)

Legion è il primo geth senziente e capace di parlare che incontriamo nella serie: La piattaforma di Legion, che è undici volte più potente delle piattaforme mobili geth standard, è pensata per contenere un numero di host di "intelligenze geth fondamentali" in una singola unità mobile ed è quindi in grado di gestire "l'equivalente della modalità offline". Secondo Feketekuty, Legion potrebbe ricollegarsi agli altri gruppi geth a suo piacimento, sebbene l'intelligence della Gestalt alla fine sia un "collettivo anonimo che va in giro per conto suo". Nonostante Legion sia simile agli altri della sua specie, è capace di pensare indipendente e dimostrare attaccamento emotivo, sviluppando un fascino unico per il personaggio del giocatore. All'interno della serie, il nome "Legion" è dato da IDA in Mass Effect 2.

All'attivazione, Legion comprende di essere formato dalla coscienza Gestalt di 1 183 intelligenze artificiali in rete conosciute come geth, di abitare in un corpo robotico progettato per operare al di fuori dello spazio geth e di interagire diplomaticamente con altre forme di vita organiche. La base filosofica su cui si basa IDA è il Vangelo secondo Marco 5: 9, in particolare l'episodio dell'esorcismo del demoniaco Gerasene, che allude alla moltitudine di programmi run-time geth ospitati all'interno di Legion e all'emergere di una swarm intelligence che consiste in questi programmi interagendo localmente tra loro e con il loro ambiente. Legion è spesso rappresentato nelle scene di Mass Effect 2 e Mass Effect 3 con un fucile di precisione.

Impatto culturaleModifica

Legion e i geth continuano a essere citati altove nonostante la conclusione della trilogia. All'inizio del 2018, alcuni media hanno evidenziato le somiglianze tra la rivisitazione della serie del 1965 Lost in Space e la serie di Mass Effect, sottolineando la somiglianza del personaggio Robot con i geth di Mass Effect.[119][120][121] Nel febbraio 2019, Comicbook.com ha notato che un gran numero di giocatori di Apex Legends hanno richiesto una skin di Legion per il personaggio Pathfinder.[122]

La citazione di Legion, "Questa unità ha un'anima?" (in inglese Does this unit have a soul?) è stata selezionata da Gamesradar come una delle migliori citazioni di tutti i tempi.[123] La citazione è ripresa anche dalla Universal Life Church nel loro blog[124] e dal dispositivo Echo di Amazon.[125] BioWare, riconoscendo il riferimento di Amazon Echo, ha risposto con un riferimento alla cultura pop.[126]

Varie fonti hanno fatto riferimento a Legion e ai geth nelle loro discussioni sull'intelligenza artificiale nella narrativa. Nel saggio "We Are Legion: Artificial Intelligence in BioWare's Mass Effect", Thomas Faller ha paragonato la capacità di Legion e dei geth di diventare autocoscienti al cogito ergo sum della filosofia cartesiana. Faller sottolinea che l'universo di Mass Effect non limita il giocatore come le tre leggi della robotica di Asimov, ma ci dà la possibilità di vivere questi problemi in maniera più coinvolgente.[127] Gli autori di Ten Things Video Games Can Teach Us: (about life, philosophy and everything), hanno discusso della natura di Legion e dei geth, in particolare il modo in cui si manifesta la loro intelligenza, adattabile all'idea filosofica del funzionalismo di Hilary Putnam.[53] ITBusiness.ca ha affermato che "qualsiasi creazione rivoluzionaria sarà accompagnata da conseguenze sia buone che cattive, e ciò che sarà è spesso al di fuori del controllo dei suoi creatori" riconoscendo alla serie di aver evidenziato persuasivamente che ogni intelligenza artificiale autocosciente è migliore di qualsiasi altra IA.[128]

MerchandiseModifica

Come altri personaggi del franchise, Legion è stato oggetto di vari merchandising, che include un action figure[129] e una stampa su tela di un oggetto da collezione, parodia del poster "Hope" di Barack Obama.[130]

RicezioneModifica

(EN)

«While Legion doesn’t really have a sense of humor, per-se, he is often funny in that way robots have of flatly presenting data, such as the likelihood of someone being punched in the face by the volatile Jack. I found Legion much more appealing as a companion than a particular Quarian I won’t name, and I was sadder to see him go than just about anyone else in the series. Cool robot.»

(IT)

«Sebbene Legion non abbia davvero il senso dell'umorismo, di per sé, è spesso divertente uguale al modo che i robot hanno di presentare dati in modo piatto, come la probabilità che qualcuno venga preso a pugni in faccia dalla volatile Jack. Ho trovato Legion molto più attraente come compagno di un particolare Quarian che non nomino, ed ero più triste di vederlo andare via di chiunque altro nella serie. Fantastico robot.»

(Nick Clifford, Assistente responsabile del prodotto)

L'accoglienza critica di Legion è stata generalmente positiva. Steven Hopper di IGN ha elencato il suo carattere come il quinto migliore di Mass Effect 2, in attesa di vedere come si sarebbe sviluppata in Mass Effect 3.[131] Jordan Baughman di GamesRadar+ ha citato Legion come un "Kickass Robot" sulla scia di HK-47 di Star Wars: Knights of the Old Republic e di Shale di Dragon Age.[132] Legion è classificato come il settimo miglior compagno di Mass Effect da PC Gamer ; il membro dello staff Chris Livingstone lo ha definito come "interessante" nonostante lo considerasse un cliché fantascientifico.[133] Green Man Gaming ha incluso Legion nella loro top 5 dei migliori personaggi del franchise di Mass Effect.[134]

Legion è uno dei personaggi più popolari e riconoscibili. Game Informer lo ha inserito nella sua classifica delle intelligenze artificiali migliori degli anni 2000.[135] GamesRadar lo ha considerato uno dei migliori personaggi del 2010, elogiando la sua "consegna clinica decisamente meccanica" e il dialogo intrigante.[136] Casey Lynch di IGN, credeva che Legion avesse uno dei migliori "primi incontri" di gioco con un personaggio, accentuato dal suo tema musicale.[137] Un sondaggio pubblicato da IGN nel dicembre 2014 ha posto Legion come 18esimo.

Zaeed MassaniModifica

Zaeed Massani
SagaMass Effect
Lingua orig.Inglese
AutoreBioWare
EditoreElectronic Arts
1ª app. inMass Effect 2
Ultima app. inMass Effect 3
Voce orig.Robin Sachs
Voce italianaMarco Pagani
SpecieUmano
SessoMaschio
EtniaCaucasica
ProfessioneMercenario
AffiliazionePrecedentemente Sole Blu

Zaeed Massani è un personaggio immaginario presente nella serie di videogiochi Mass Effect, sviluppata da BioWare e pubblicata da Electronic Arts. Disponibile con il DLC Zaeed - Il Prezzo della Vendetta (in inglese Zaeed - The Price of Revenge) per Mass Effect 2 e presente in Mass Effect 3, sia nel gioco base che nel DLC La Cittadella (in inglese Citadel), Zaeed è un membro della squadra facente capo al comandante John Shepard.

StoriaModifica

Mass Effect: FoundationModifica

Fondatore dei Sole Blu, insieme al suo partner Vido Santiago, Zaeed gestiva il traffico di armi, le estorsioni, gli incendi dolosi, e i cacciatori di taglie, fino a quando Vido gli sparò a bruciapelo in volto, a seguito di una discussione riguardo il traffico di schiavi dei batarian dove Zaeed dissentì. Sopravvissuto al colpo e tagliato fuori dall'organizzazione criminale, cercò di affogarsi nell'alcool mentre si riprendeva, definendola "una buona soluzione."

Sentendo dalle persone delle denigrazioni rivolte a lui, decise di riprendere a lavorare come privato per riscattarsi, sapendo però che l'unico modo era quello di riuscire in qualcosa di grande. Riuscì a farsi assumere dall'Ombra che lo incaricò di distruggere la fregata turian Verrikan. Zaeed accettò il lavoro, desideroso di incassare la taglia.

Reclutò tre freelancer, il salarian Kendo Holin, l'asari Tristana, e l'ex membro dei Sole Blu Jace Reyn, ed elaborò un piano: la squadra non avrebbe abbattuto la Verrikan dall'esterno, ma avrebbero usato la furtività e la semplicità per distruggerla dall'interno. Ripiegati in un deposito di rifornimento su Trebia, con dei propulsori la squadra eseguì un salto spaziale dal deposito alla fregata, atterrando sul bersaglio.

Zaeed aveva un infiltrato turian di nome Polonis che avrebbe dovuto aprire loro il portellone e farli entrare furtivamente nella fregata, ma il capo della sicurezza della Verrikan, Garkko, catturò Polonis. La squadra fu respinta alla porta esterna del portellone, dove Kendo Holin trovò la morte.

Senza più l'elemento sorpresa, Zaeed decise di continuare la missione, trovarono un altro modo per salire sulla fregata e si divisero: Zaeed mandò Tristana e Jace a fare da diversivo mentre si diresse verso il ponte, incrociando Garkko: Zaeed lo prese in ostaggio, uccise i soldati turian incontrati, raggiunse la porta del ponte relativamente incolume mentre il segnale di "abbandonare la nave" risuonava per tutta la Verrikan. Minacciando e tenendo Garkko a portata di tiro, lo costrinse a violare i protocolli di sicurezza del ponte. Quando la porta si aprì, i due incontrarono almeno una dozzina di soldati, fino all'arrivo di Tristan, che ussice Garkko e massacrò l'equipaggio.

Anziché baciare Tristana, precedentemente sua fidanzata, Zaeed le chiese di Jace, venendo a conoscenza della sua morte. Con il lavoro quasi ultimato Zaeed impostò i comandi della fregata in direzione del pianeta Impera, contando sul fatto che la guarnigione turian lì stanziata l'avrebbe abbattuta prima che ciò che accadesse, ma Tristana lo colpì improvvisamente con i suoi poteri biotici, rivelandogli di essere una tirapiedi di Vido.

Zaeed scherzò sul fatto di avere un gusto terribile in fatto di donne, ma di essere molto fortunato. La forza di gravità di Impera agì sulla nave in caduta: ciò permise a Zaeed di liberarsi da Tristan e a pugnalarla mentre le forze militari turian stavano abbattendo la fregata. Improvvisamente un buco nello scafo si aprì: Zaeed sfruttò l'opportunità per calciare Tristana fuori dalla nave.

Si issò a bordo della nave, localizzò una capsula di salvataggio, ci si infilò dentro e fece partire la capsula: vide la Verrikan esplodere, definendola soddisfacente.

Mass Effect 2Modifica

DLC Zaeed - Il Prezzo della VendettaModifica

L'Uomo Misterioso, il leader di Cerberus, ha chiesto al Comandante Shepard di arrivare su Omega per reclutare il mercenario Zaeed Massani, con il quale ha stretto un accordo. Giunto su Omega, Zaeed si sta occupando della sua ultima preda, un batarian. Dopo un breve dialogo Shepard gli proporrà di salire sulla Normandy per discutere ulteriormente della missione. Alla fine della conversazione, il prigioniero tenta di scappare, a quel punto Zaeed gli spara alla gamba.

Dopo essere stato reclutato e aver portato vari oggetti con sé, tra cui un modellino di una fregata turian, un fucile M-8 Avenger malconcio e un casco del Branco Sanguinario (tutti ricordi di battaglia), Zaeed informerà Shepard di avere un lavoro non concluso e gli chiederà di raggiungere Zorya in modo tale che lo possa completare: il bersaglio della missione è il suo ex socio Vido Santiago, informazioni che verranno rivelate a Shepard una volta arrivati nel pianeta.

Zaeed racconterà di essere uno dei fondatori dei Sole Blu insieme a Vido, che alla fine lo tradì e gli sparò in testa dopo un disaccordo sul permettere o no ai batarian di unirsi ai Sole Blue; Vido li definiva manodopera più economica, mentre Zaeed li definiva semplicemente dei "dannati terroristi". Dopo aver trovato Vido nella sua base, la raffineria della Eldfell-Ashland, Zaeed dà intenzionalmente fuoco a un serbatoio di gas, che si diffonde poi a tutta la struttura, mettendo a rischio la vita di innocenti operai. Shepard potrà quindi scegliere se spegnere l'incendio salvando gli innocenti o inseguire Vido. La scelta influenzerà anche la vita di Vido: se Shepard spegnerà il fuoco, Vido riuscirà a fuggire con una cannoniere, Zaeed diventerà furioso e Shepard potrà scegliere se liberarlo o ucciderlo, una volta che si troverà intrappolato sotto delle macerie, mentre l'altra scelta farà sì che Zaeed sparerà a Vido alla gamba, poi lo ucciderà gettando una clip termica nella pozza di carburante in cui si trova Vido, bruciandolo vivo.

Dopo aver completato la missione, Zaeed mostrerà i suoi tratti distintivi in modo evidente. Il suo collo mostrerà un tatuaggio con il simbolo dei Sole Blu, un ricordo di quand'era il leader dei Sole Blu. Il suo occhio destro e la sua area facciale circostante sembrano essere stati innestati chirurgicamente sulla sua faccia; sembra che lo sparo a bruciapelo che ha subito abbia fatto saltare via parte della sua faccia e abbia dovuto farla ricostruire.

Mass Effect 3Modifica

Zaeed ritorna per combattere i Razziatori, a patto che sia sopravvissuto alla missione finale contro i Collettori in Mass Effect 2. Dopo il tentato colpo di stato di Cerberus alla Cittadella, l'SSC scopre un indizio sull'ambasciatore volus, Din Korlack: fino agli eventi della Cittadella l'ambasciatore era un'informatore dell'organizzazione. Dopo ulteriori indagini condotte da Shepard, si scopre che Din è stato rapito da dei mercenari guidati da Zaeed. Shepard riuscirà a dare via radio informazioni a Korlack facendo capire a Zaeed di essere stato ingannato. Zaeed ucciderà gli altri mercenari e salverà Korlack, che darà informazioni su un imminente attacco di Cerberus a una colonia turian, concedendo il supporto della flotta da bombardamento volus. Se Shepard non è riuscito ad assicurarsi la lealtà di Zaeed durante la lotta contro i Collettori, morirà salvando Korlack e non apparirà sul memoriale sul ponte equipaggio della Normandy.

Zaeed si troverà a moli dei rifugiati della Cittadella dopo l'incidente con Korlack, per concedere il suo supporto. Se Shepard parlerà con Zaeed, lui gli rivelerà di come Darner Vosque, leader dei Sole Blu sulla Cittadella, gli abbia mandato a monte una missione quando era ancora nel gruppo, causando la morte di metà della sua squadra. Quando gli si chiede dei mercenari con cui ha lavorato, Zaeed rivelerà di averli incontrati su Omega, essendosi arruolato con loro dopo aver sentito che avrebbero preso di mira Cerberus.

Così come molti soldati freelancer Zaeed immagazzina materiali da guerra e provviste necessarie per sopravvivere sul campo. In particolare, compra anche parti per fucili di una variante scontata della serie Avenger, informazione che possiamo vedere nei terminali dell'Ombra, una volta che l'Ombra sarà Liara, probabilmente per riparare il suo amato fucile "Jessie" per la battaglia.

Prima della battaglia finale, il Comandante può parlare con lui a Londra. Se Shepard parlerà con lui, gli chiederà della sua salute, ma Zaeed cambierà discorso, augurando al Comandante di aver fatto un buon discorso esortativo alle truppe. Inoltre dirà che non sembra di combattere una vera battaglia di terra vista la grandezza dei Razziatori. Chiuderà la chiamata con Shepard con un accento sulla sua personalità viziosa: "Ammazziamo quei bastardi." Se Shepard sceglie di distruggere i Razziatori, Zaeed viene brevemente mostrato disteso su una sdraio su una spiaggia tropicale con il suo amato fucile, Jessie, al suo fianco.

DLC CittadellaModifica

La presenza di Zaeed agli eventi successivi al fallimento del clone di Shepard dipenderanno dal fatto che sia sopravvissuto al tentato rapimento dell'ambasciatore volus nel 2186. Potrà anche aiutare Shepard nell'Armax Arsenal Arena acquistando la licenza per averlo come compagno di squadra.

Zaeed si trova al Castle Arcade un casinò della Cittadella, davanti al gioco dell'artiglio mentre prova a vincere un premio dopo che un ragazzino in lacrime gli chiese di provare. Shepard lo troverà da solo alla macchina. Se gli si parla, Zaeed chiederà dei crediti a Shepard (che potrà accettare o rifiutare) e proverà qualche altra volta mentre scarica la sua rabbia contro il creatore del gioco. Alla fine, riuscirà a vincere una bambola volus, che darà poi a un'asari vicina.

Zaeed è uno degli inviti opzionali per la grande festa di Shepard. Nella prima fase della festa, Zaeed si troverà sulla balconata se entrambi i compagni krogan di Shepard sono presenti, e presso il camino in caso contrario. Nella seconda fase della festa, Zaeed si troverà sempre sulla balconata se erà lì prima, ma stavolta insieme a Garrus, se il turian è nei paraggi. Inizieranno a discutere di potenziali trappole da piazzare in casa di Shepard nel caso a un altro clone venisse l'idea brillante di fare irruzione. Tuttavia, se la festa è movimentata e Samara è nei paraggi, Zaeed si unirà a lei nel lato più lontano della cucina, esaminando il quadro sul muro mentre cerca di flirtare con lei, parlando del dipinto e in tono poetico del suo fucile Jessie, facendo erroneamente pensare a Samara alla relazione fra un mercenario e una donna, finché Zaeed non chiarisce l'equivoco. Nonostante l'eloquenza occasionale, Zaeed gestirà il suo flirt in modo aggressivo e sopporterà a malapena il colpo quando Samara deciderà che il silenzio si addice meglio a loro due.

Alla terza fase della festa, Zaeed proseguirà con il suo piano per piazzare trappole nell'appartamento di Shepard, restando anche in contatto radio con Garrus per le idee. Lo si può trovare vicino alla vasca da bagno di Shepard: se il Comandante gli chiede cosa sta succedendo, Zaeed gli spiegherà che sta impostando un "Armageddon" nella vasca che innescherà un conto alla rovescia quando sarà attivata; trenta secondi dopo, la piscina si scalderà finché la temperatura non sarà come quella della "superficie del sole". Shepard gli chiederà se potrà usarla; Zaeed risponderà che la trappola riconosce il DNA dello Spettro. Shepard, facendogli notare che il DNA del clone sarebbe identico al suo, Zaeed lascerà perdere la trappola annunciando di avere delle idee per la macchina del caffè al piano di sotto. Se la terza fase è movimentata, Zaeed sarà al bar a rilassarsi sul divano o fare pratica di tiro a segno con le bottiglie. Mentre gli altri ospiti ballano, negherà le sue capacità di ballo, dicendo di sapersi muovere come un Varren zoppo. Sarà deluso anche dalla musica che i "giovani" di oggi ascoltano, ricordandogli invece le cicatrici di una ragazza che cantava a un pub su Omega.

Indipendentemente da come finisce la festa, Zaeed si unirà alla foto di gruppo quando arriverà il momento, mettendosi in posa vicino a James Vega in fondo al gruppo. La mattina dopo, Zaeed sarà sdraiato sul divano al pianterreno. Si scuserà per il suo modo di russare, dicendo di aver avuto quel problema dalla frattura del naso. Dirà anche che il bacon è finito, tenendo da parte tre strisce per Shepard come ricompensa per tutte quelle volte che il Comandante gli ha salvato la vita.


In Mass Effect 3 inizia a lavorare per conto di chi voglia danneggiare le operazioni di Cerberus. Shepard lo incontra mentre cerca di proteggere l'ambasciatore Volus Din Korlack. Se il comandante ha ottenuto la sua lealtà nel precedente capitolo della serie, egli sopravvive e lo si potrà incontrare al campo profughi della Cittadella, disponibile per qualche chiacchierata. In caso contrario, morirà cercando di salvare l'ambasciatore.

RecensioneModifica

La rivista PC Gamer, stilando una classifica dei compagni di squadra disponibili nella triologia di Mass Effect, ha inserito Zaeed al 18esimo posto,[138] mentre TheWrap lo posiziona al 20esimo posto in base ad una classifica generale di tutti i compagni della saga.[139] In una classifica dei 10 personaggi più forti della triologia, il sito TheGamer lo posiziona al nono posto.[140]

Randall EznoModifica

Randall Ezno
SagaMass Effect
Nome orig.Randall Ezno
Lingua orig.Inglese
AutoreIronMonkey Studios
EditoreElectronic Arts
1ª app. inMass Effect: Infiltrator
Ultima app. inMass Effect: Infiltrator
Voce orig.Jay Anthony Franke[141]
SpecieUmana
SessoMaschio
EtniaCaucasica
Luogo di nascitaIgnoto
Data di nascitaIgnota
ProfessioneVeterano di guerra
AffiliazioneCerberus

Randall Ezno è un personaggio immaginario presente nella serie di videogiochi Mass Effect ed è il protagonista delle vicende di Mass Effect: Infiltrator.

StoriaModifica

Randall Ezno è un veterano di guerra, di cui la serie di Mass Effect non ci fornisce molti dettagli, agente di Cerberus. Il suo lavoro consiste nel catturare gli alieni per studiarli: nel 2186, durante la Guerra dei Razziatori,[142] si trova a dare la caccia ad un Turian. Grazie a Inali Renata riceve numerosi aggiornamenti alle sue capacità biotiche e tecnologiche tramite l'uso di impianti neuronali, più di qualsiasi altro soggetto umano di prova sulla sua stazione spaziale Barn. Inviato su un pianeta gigante ghiacciato alla caccia del Turian, scopre durante la missione i suoi nuovi impianti, anche se non è al corrente del fatto che gli impianti avrebbero dovuto indottrinarlo.

Giunto sul luogo della missione, dopo aver combattuto contro i Geth ed essere riuscito a catturare il ricercato, si reca alla stazione spaziale Barn limitrofe al pianeta LV426, dove vengono effettuati degli esperimenti sugli umani, sugli alieni e sulla tecnologia dei Razziatori al fine di migliorare le prestazioni delle armi e dei poteri biotici. Mentre va a visitare la sua istruttrice Inali nel suo ufficio, dei soldati Turian cominciano ad attaccare la struttura: durante l'attacco, cercherà di contattarla.

Un hacker volus nascosto nella stazione comincia comunicare con lui e lo guida verso Inali: Randall una volta raggiunta l'infermeria dove la sua istruttrice stava subendo l'esperimento, si oppone al brutale trattamento, dichiara guerra e vendetta al Direttore, il responsabile della stazione, e inizia a combattere contro i suoi stessi commilitoni.

Seguendo i consigli del volus, comincia a spostarsi velocemente attraverso la base. Il volus assicura a Randall che se riesce a raggiungere il ripetitore della struttura, verranno tutti (inclusa Inali) salvati dall'Alleanza dei Sistemi. Affrontando vari soldati, mech di sicurezza e alieni modificati, riesce a raggiungere il ripetitore, contattare l'Alleanza e prendere una navetta dall'hangar per raggiungere LV426. Una volta sul pianeta, Randall combatterà contro Inali. Il loro scontro si conclude con la vittoria di Randall. Tramite le scelte di moralità scelte dal giocatore Inali resterà viva o morirà.[143] Finito il combattimento giura di vendicarsi del Direttore, lascia il pianeta per onorare la sua promessa, e fornisce preziose informazioni sulle operazioni di Cerberus all'Alleanza dei Sistemi.

Denis Jur'evič LogunovModifica

Denis Jur'evič Logunov (in russo: Денис Юрьевич Логунов?, traslitterato: Denis Yurievich Logunov; Frunze, 13 ottobre 1978) è uno scienziato e microbiologo russo di origini kirghise.

Specialista in microbiologia medica, è vicedirettore per la ricerca del Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica N. F. Gamaleja, capo del laboratorio di microbiologia cellulare NITSEM, dottore in scienze biologiche dal 2011 e membro corrispondente dell'Accademia russa delle scienze dal 2016.

BiografiaModifica

Denis Jur'evič Logunov nasce il 13 ottobre 1978 a Frunze, ora Biškek, nella RSS Kirghisa. Nel 2000 si è laureato presso la facoltà di biotecnologia della Kursk State Medical University, nel dipartimento di Ingegneria Biomedica[144] e nel 2002, presso l'Istituto di ricerca russo di biotecnologie agricole, diventa un candidato di scienze biologiche dopo aver difeso la sua tesi di dottorato sul tema "Costruzione di adenovirus aviari ricombinanti CELO per l'espressione dell'informazione genetica nei mammiferi e negli uccelli". Dal 2003 ha lavorato presso l'Istituto di ricerca di virologia D. I. Ivanovsky.[145]

Nel 2011, presso il Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica N. F. Gamaleja ha difeso la sua tesi di dottorato sul tema "Modulazione dell'attività dei regolatori trascrizionali p53 e NF-kB in condizioni di infezione da micoplasma come fattore che contribuisce alla trasformazione delle cellule eucariotiche e alla progressione del tumore", diventando dottore in scienze biologiche. Con decreto del Presidente della Federazione Russa del 13 giugno 2019 n. 274 (Premi statali della Federazione Russa, in russo: О награждении государственными наградами Российской Федерации?) riceve la medaglia dell'Ordine al merito per la Patria per un grande contributo allo sviluppo dell'assistenza sanitaria e della scienza medica.

Autore di oltre 140 articoli scientifici, tra cui 1 monografia, 1 capitolo in un libro, 82 articoli su riviste peer-reviewed, 21 brevetti, 6 linee guida e raccomandazioni, guida lo sviluppo di piattaforme vettoriali per la creazione di vaccini virali ricombinanti e farmaci per terapia genica. 4 tesi di dottorato sono state difese sotto la sua supervisione e tuttora è il capo del gruppo per lo sviluppo dello Sputnik V, un vaccino contro la COVID-19.

OnorificenzeModifica

  Ordine al merito per la patria di 2ª classe
— 12 giugno 2019

SARS-CoV-2#Variante brasiliana/giapponese (B.1.1.248)Modifica

Stato Casi confermati Casi sospetti Data conferma Note
  Brasile 13 0 14 gennaio 2021 [146][147]
  Corea del Sud 1 0 18 gennaio 2021 [148]
  Danimarca 1 0 18 gennaio 2021 [149][150]
  Germania 1 0 22 gennaio 2021 [151]
  Giappone 4 0 6 gennaio 2021 [152][153]
  Regno Unito 9 0 23 gennaio 2021 [154][155]
  Italia 1 0 25 gennaio 2021 [156]
  Perù 0 1 20 gennaio 2021 [157][158]
  Stati Uniti 1 0 25 gennaio 2021 [159][160]
Mondo 32 Totale: 32 Totale: 1 6 gennaio 2021 Prima scoperta 6 gennaio 2021 Totale: 8 Stati

Proteste al Campidoglio degli Stati Uniti d'AmericaModifica

Migliaia di partecipanti si sono riuniti a Freedom Plaza martedì 5 gennaio 2021, prima delle proteste previste per la settimana.[161] Martedì sera e fino a mercoledì mattina, almeno dieci persone sono state arrestate, con l'accusa di possesso di armi.[162]

La "Save America March" in Washington D.C.Modifica

La "Save America March" ("Marcia per salvare l'America") è una delle manifestazioni a favore di Donald Trump organizzata il 5 gennaio 2021 presso Washington D.C. dove hanno partecipato migliaia di persone.[163] In questa giornata era prevista la conferma del collegio elettorale per Joe Biden dal Congresso. La mattina del 6 gennaio, i manifestanti circondarono il Monumento a Washington per radunarsi e diverse persone hanno tenuto discorsi sull'Ellisse, tra cui il consigliere e avvocato di Trump Rudy Giuliani. Lex sindaco di New York si rivolse alla folla, ripetendo teorie cospirative secondo cui le macchine per il voto utilizzate nelle elezioni erano "storte" e chiedendo un "processo per combattere".[164] Anche il deputato Mo Brooks e Madison Cawthorn intervennero alla manifestazione.[165][166]

Trump ha tenuto un discorso da dietro una barriera di vetro, dichiarando di non concedere mai la vittoria a Biden, criticando i media e chiedendo a Mike Pence di ribaltare i risultati elettorali, cosa che non rientra nel potere costituzionale del vicepresidente.[167][168]

Trump ha esortato i suoi sostenitori a marciare in Campidoglio, dove si riunisce il Congresso:

(EN)

«You'll never take back our country with weakness. You have to show strength and you have to be strong. We have come to demand that Congress do the right thing and only count the electors who have been lawfully slated. I know that everyone here will soon be marching over to the Capitol building to peacefully and patriotically make your voices heard today. [...] Fight. We fight like hell. And if you don't fight like hell, you're not going to have a country anymore. [...] the kind of pride and boldness that they need to take back our country.»

(IT)

«Non ti torti mai il nostro paese con debolezza. Devi mostrare forza e devi essere forte. Siamo arrivati a chiedere che il Congresso faccia la cosa giusta e conti solo gli elettori che sono stati legalmente programmati. So che tutti qui presto marceranno verso il Campidoglio per far sentire oggi pacificamente e patriotticamente le vostre voci. [...] Combattiamo. Combattiamo da morire. E se non combatti come l'inferno, non avrai più un paese. [...] andranno in Campidoglio e cercheremo di dare ai repubblicani il tipo di orgoglio e audacia di cui hanno bisogno per riprendo il nostro Paese.»

(Donald Trump[169][170])

Durante la manifestazione sono intervenuti anche i figli Donald Trump Jr. ed Eric Trump, attaccando verbalmente i membri del Congresso e i senatori repubblicani che non sostenevano lo sforzo di sfidare il voto del Collegio Elettorale, promettendo di fare campagna contro di loro nelle prossime elezioni primarie.[171]

Inizio della rivoltaModifica

Verso le 13:00 ora locale, centinaia di partecipanti alla "Save American March", incoraggiati dal discorso di Trump, hanno lasciato l'evento per avanzare verso l'edificio del Campidoglio.[54] Alcuni dei manifestanti sono arrivati in risposta ad alcuni post di social media di estrema destra pro-Trump, tra cui Gab e Parler, che contenevano richieste azioni violente nei confronti del Congresso. Gruppi come QAnon, l'esercito di Groyper, Proud Boys hanno partecipato alla rivolta.[58][61]

La folla è diventata violenta subito dopo le 14:00[68] e verso le 14:15, orario d'arrivo di altri manifestanti, le barricate attorno al perimetro dei terreni, presidiate dalla polizia, furono violate. La sicurezza del Campidoglio consigliò ai membri del Congresso di mettersi al riparo.[69][172] Quando i rivoltosi iniziarono ad assaltare la struttura governativa e altri edifici adiacenti, alcuni furono evacuati, ma i rivoltosi oltrepassarono i controlli di sicurezza entrando nel Campidoglio, inclusa la National Statuary Hall.[173][174] Al momento dell'interruzione, la sessione congiunta del Congresso aveva appena votato per accettare i voti elettorali dall'Alabama (9) e dall'Alaska (3). La sessione congiunta si è quindi divisa in modo che ciascuna camera potesse discutere separatamente e quindi votare un'obiezione all'accettazione dei risultati certificati della lista degli elettori dell'Arizona sollevata dal rappresentante Paul Gosar e firmata dal senatore Ted Cruz del Texas.[175][176]

Dopo aver violato il perimetro di sicurezza,[177] la maggior parte dei rivoltosi è semplicemente entrata a piedi nel Campidoglio; altri hanno usato funi e scale improvvisate, rotto le finestre per entrare e spruzzato agenti chimici sugli agenti.[68] Alcuni dei rivoltosi erano in possesso di bandiere confederate,[178] emblemi nazisti,[179] e indossavano indumenti antisommossa come elmetti e giubbotti e tenute militari.[68] Fuori dall'edificio la folla si è scagliata contra la polizia, forando le ruote di un veicolo e lasciando un biglietto con scritto "PELOSI IS SATAN" sul parabrezza.[68]

Successivamente gli edifici sono stati bloccati, senza permettere l'ingresso o l'uscita delle persone. Chi era all'interno dell'edificio prima dell'irruzione della folla ha avuto l'obbligo di trasferirsi negli uffici e chiudere a chiave porte e finestre; a coloro che erano fuori fu consigliato di "cercare riparo".[180] Intorno alle 14:15, un ufficiale di polizia armato è entrato nella camera del Senato durante la discussione per il collegio elettorale riguardo l'Arizona e si è posizionato di fronte all'ingresso posteriore. Qualche istante dopo, il vicepresidente Mike Pence è stato scortato fuori dai servizi segreti, e dall'esterno si sono sentiti dei colpi mentre le persone tentavano di aprire le porte. La senatrice Kyrsten Sinema terminò la sua difesa prima che il Senato venisse ritirato alle 14:20 ela camera chiusa.[181] Alle 14:24 Donald Trump ha twittato che il vicepresidente Pence "non ha avuto il coraggio di fare quello che avrebbe dovuto essere fatto". Il messaggio ha scatenato l'invio di dozzine di messaggi dai sostenitori di estrema destra dove chiedevano che il vicepresidente venisse cacciato. All'interno del Campidoglio la folla chiedeva dov'era Pence.[182] Alle 14:30, la camera del Senato è stata evacuata.[181] Dopo l'evacuazione la folla ha preso brevemente il controllo della camera, con alcuni in posa con i pugni alzati.[68]

 
Le scatole elettorali contenenti i voti certificati

Ai membri del Congresso all'interno della Camera è stato detto di indossare maschere antigas dopo che le forze dell'ordine hanno iniziato a usare gas lacrimogeni contro la folla.[183] Il personale ha messo in sicurezza le scatole contenenti i certificati di voto elettorale sigillati per evitare che fossero danneggiati.[58][61][54] ABC News ha riferito che alcuni colpi sono stati sparati all'interno del Campidoglio, confermando così la presenza di armi da fuoco all'interno della struttura.[183][68]

I danni causatiModifica

I rivoltosi hanno causato ingenti danni.[184] Le loro foto sui social hanno mostrato attività criminali come furto e vandalismo.[69] Molteplici manifestanti si sono anche documentati mentre occupavano la struttura[172][173][174] e alcuni hanno preso d'assalto gli uffici del presidente della Camera Nancy Pelosi, capovolgendo tavoli e strappando delle foto dai muri,[175][176] e l'ufficio del parlamentare del Senato, sacheggiandolo.[184] Gli agenti di polizia hanno riferirono che l'edificio era stato "distrutto":[177] le finestre di vetro sono state distrutte in tutto l'edificio, lasciando il pavimento disseminato di vetri e detriti.[184] Le apparecchiature di registrazione e di trasmissione dell'Associated Press, presenti fuori dal Campidoglio per documentare l'accaduto, sono state distrutte dopo aver cacciato via i giornalisti.[185]

Almeno sei legislatori statali repubblicani, tra cui il delegato della Virginia Occidentale Derrick Evans, il rappresentante del Tennessee Terri Lynn Weaver, il senatore dello stato della Virginia Amanda Chase, il rappresentante dello stato del Missouri Justin Hill, il senatore dello stato della Pennsylvania Doug Mastriano e il rappresentante dello stato del Michigan Matt Maddock, erano presenti durante l'insurrezione e le attività criminali. Il rappresentante Weaver ha affermato di essere stato presente durante le azioni e il delegato Evans si è filmato mentre entrava nel Campidoglio insieme ai rivoltosi. A tutti è stata negata la partecipazione ad atti di violenza, ma successivamente ad Evans è stato accusato dalle autorità federali di entrare in un'area riservata.[186]

La risposta della sicurezzaModifica

Il personale di sicurezza ha estratto le armi all'interno della camera della Camera dei Rappresentanti[187] e le ha indirizzate verso le porte della camera, che erano barricate con mobili.[188] Uno scontro armato ha avuto luogo alle porte della Camera. Una donna che faceva parte dei manifestanti è stata colpita dalle forze dell'ordine all'interno del Campidoglio, per poi in seguito morire a causa delle ferite riportate.[189] Le forze di sicurezza hanno riferito che sono stati rinvenuti un ordigno esplosivo improvvisato sul terreno del Campidoglio, e altri due nelle vicinanze in un edificio contenente gli uffici del Comitato Nazionale Repubblicano e presso la sede del Comitato Nazionale Democratico.[190][178][179]

Nel pomeriggio, Trump ha esortato i suoi sostenitori su Twitter a "tornare a casa in pace" mentre diceva ai suoi supporter che li "amava" e ribadiva le accuse di frode elettorale ai suoi danni.[191] Quella sera, Twitter ha posto un blocco di dodici ore sull'account di Trump e ha rimosso tre dei suoi tweet per violazioni delle policy del sito.[192][180][53] In seguito anche Facebook ha bloccato il suo account.[193][53]

Alcune fonti hanno etichettato l'assalto e l'occupazione del Campidoglio statunitense come un tentativo di colpo di Stato.[181][194][182][195] Un episodio di tale portata e gravità a riguardo del Campidoglio avvenne quando fu appiccato un incendio nel 1814 alla città di Washigton e al Campidoglio da parte degli inglesi durante la guerra del 1812.[196]

Ordigni esplosivi e incendiari improvvisatiModifica

 
Foto della telecamera di sicurezza del sospetto dietro il tentato attentato

Sono stati trovati ordigni esplosivi improvvisati in diverse località. Un dispositivo sospettato di essere un tubo bomba è stato scoperto adiacente a un edificio contenente gli uffici del Comitato nazionale repubblicano (RNC). Una ricerca effettuatanell'area della prima bomba ha permesso di ritrovare, sotto un cespuglio presso la sede del Comitato Nazionale Democratico (DNC), un altro tubo bomba.[197] Si credeva che i dispositivi fossero stati piantati prima delle rivolte.[198] Le due bombe sono state fatte esplodere in modo sicuro dagli artificieri e la polizia ha successivamente affermato che erano potenzialmente "pericolosi" e avrebbero potuto causare "gravi danni".[197] L'FBI ha distribuito una foto della persona che, secondo loro, ha piantato i dispositivi e ha emesso una ricompensa fino a $ 50.000 per delle informazioni.[199] Un'altra sospetta bomba a tubo è stata trovata sul terreno del complesso del Campidoglio.[200]

Nelle vicinanze delle sedi dei comitati è stato trovato anche un veicolo contenente un fucile semiautomatico e una borsa termica piena di undici bottiglie molotov.[201][202] Lonnie Coffman, che aveva portato il fucile e le molotov, è stato arrestato[203] ed è stato scoperto in possesso di tre pistole.[204]

La risposta delle forze dell'ordineModifica

Intorno alle 14:31 del pomeriggio il sindaco di Washington Muriel Bowser ha ordinato il coprifuoco alle 18:00.[205] Il governatore della Virginia Ralph Northam ha emesso un coprifuoco per la vicina cittadina di Alexandria e per la contea di Arlington nella Virginia del Nord.[206][207]

Northam ha inviato membri della Virginia National Guard e 200 Virginia State Troopers per supportare le forze dell'ordine di Washington.[208] Il governatore del Maryland Larry Hogan ha anche annunciato che avrebbe inviato la Polizia del suo stato e la Guardia Nazionale.[209][210] Le richieste di Hogan e del sindaco Bowser di autorizzare il dispiegamento delle truppe della Guardia Nazionale al Campidoglio sono state inizialmente negate in più casi:[211] i funzionari del Pentagono hanno limitato il dispiegamento delle truppe, le munizioni e l'equipaggiamento antisommossa. Le truppe sono state inoltre istruite a impegnarsi con i manifestanti solo in situazioni di autodifesa, senza poter condividere attrezzature con la polizia locale o utilizzare attrezzature di sorveglianza senza la conferma del Segretario alla Difesa ad interim Christopher Miller. [212] [213] Il segretario dell'esercito Ryan McCarthy e Miller hanno deciso di schierare 1.100 forze della Guardia Nazionale di Washington per reprimere la violenza.[214] Intorno alle 15:45 il primo ministro Miller ha parlato con il vicepresidente Pence, Pelosi, McConnell e Schumer per aggiungere alle forze dell'ordine presenti sul luogo dei rinforzi.[215][216] L'ordine di inviare la Guardia Nazionale, a cui Trump inizialmente si è opposto, è stato approvato dal vicepresidente Pence.[217][218] Questo aggirare la catena di comando non è stato spiegato.[219]

Ci sono volute più di tre ore per riprendere il controllo del Campidoglio, usando equipaggiamento antisommossa, scudi e manganelli.[220] I servizi di sicurezza del Campidoglio sono stati assistiti dalla polizia metropolitana.[220] Granate fumogene sono state schierate sul lato del Senato dalla polizia per allontanare i rivoltosi. [221] Il capo della polizia del Campidoglio, Steven Sund, ha detto che la lenta risposta dei suoi ufficiali ai disordini è dovuta al fatto che sono preoccupati per gli ordigni esplosivi improvvisati.[222] Gli agenti dell'FBI e del Dipartimento per la sicurezza interna che indossavano indumenti antisommossa sono entrati nell'edificio degli uffici del Senato di Dirksen intorno alle 16:30.[223]

Il governatore del New Jersey Phil Murphy ha annunciato alle 16:57 che elementi della Polizia di Stato del New Jersey venivano dispiegati nel Distretto di Columbia su richiesta dei funzionari e che la Guardia Nazionale del New Jersey era preparata per il dispiegamento.[224] Poco prima delle 17:00 i leader del Congresso sarebbero stati evacuati dal complesso del Campidoglio a Fort McNair, una vicina base dell'esercito.[225] Verso le 17:40 è stato annunciato che il Campidoglio era stato messo in sicurezza.[226]

 
In serata polizia antisommossa e manifestanti fuori dal Campidoglio

Mentre la polizia continuava a cercare di allontanare i rivoltosi, le proteste sono continuate e alcuni si sono spostati fuori dall'area di Capitol Hill. Infatti i rivoltosi si sono dispiegati lungo le strade e sono stati segnalati alcuni attacchi verbali e fisici ai giornalisti, con aggressori che denigrano i media in quanto forniscono "notizie false".[227] Entro le 18:08 la polizia aveva arrestato almeno tredici persone e sequestrato cinque armi da fuoco.[228] Sebbene il sindaco Bowser avesse ordinato il coprifuoco, i rivoltosi lo hanno ignorato e centinaia di manifestanti pro-Trump sono rimasti nell'area di Capitol Hill.[229]

2.700 truppe della Guardia Nazionale di Washington e 650 truppe della Virginia National Guard sarebbero state inviate in città durante la notte.[230] Il governatore di New York Andrew Cuomo ha inviato un migliaio di membri della Guardia Nazionale di New York, oltre alle risorse promesse da altri stati.[231] Durante la notte il sindaco Bowser ha emesso un'ordinanza che proroga di 15 giorni lo stato di emergenza pubblica a Washington, scrivendo nell'ordinanza che si aspettava che alcune persone "continuassero le loro violente proteste fino all'insediamento di Joe Biden".[232][233] Il 7 gennaio il Segretario dell'Esercito Ryan D. McCarthy annunciò che sarebbe stata costruita una recinzione intorno al Campidoglio e che sarebbe rimasta in posizione per almeno 30 giorni: la costruzione della recinzione è iniziata lo stesso giorno. Il segretario ha anche affermato che le truppe della Guardia Nazionale del New Jersey sarebbero state mobilitate, così come le truppe della Guardia Nazionale del Delaware, di New York e della Pennsylvania.[234]

Completamento del conteggio dei voti elettoraliModifica

Il Congresso si è riunito nuovamente dopo che il Campidoglio è stato sgombrato dai rivoltosi, con il Senato che riprese a discutere sui voti dell'Arizona. Alle 21:58 il Senato ha respinto l'obiezione 93-6, con solo sei repubblicani che hanno votato a favore: Ted Cruz, Josh Hawley, Cindy Hyde-Smith, John Neely Kennedy, Roger Marshall e Tommy Tuberville.[235] Alle 23:08 anche la Camera dei Rappresentanti ha respinto la mozione con un margine di 303 favorevoli contro 121. Tutti i "sì" provenivano dai repubblicani mentre i "contrari" provenivano da 83 repubblicani e 220 democratici.[236]

Un'altra obiezione è stata sollevata da Josh Hawley e dal rappresentante repubblicano Scott Perry della Pennsylvania, innescando un'altra divisione di due ore nella sessione congiunta per discutere dell'obiezione.[237] Alle 00:30 del 7 gennaio, il Senato ha respinto anche questa obiezione con un voto di 92 favorevoli e 7 contrari: stavolta Cynthia Lummis e Rick Scott hanno votato a favore, mentre John Kennedy ha votato contro.[238] Alle 3:08 la Camera dei Rappresentanti ha analogamente respinto la mozione di sostenere l'obiezione con un margine di 282-138. Ancora una volta, tutti i voti a favore erano repubblicani, mentre questa volta solo 64 repubblicani e 218 democratici hanno votato contro.[239]

Alle 3:41 è stato approvato il risultato del voto del Collegio Elettorale, i 306 voti di Biden contro i 232 di Trump: Mike Pence ha dichiarato che Biden e Harris sarebbero entrati in carica il 20 gennaio.[240][241][242][243]

Il discorso di Donald Trump, pubblicato sui social dopo la provocazione tv di Joe Biden.

Azioni durante la rivoltaModifica

(EN)

«I know your pain. I know you're hurt. We had an election that was stolen from us. It was a landslide election, and everyone knows it, especially the otherside, but you have to go home now. We have to have peace. We have to have law and order. We have to respect our great people in law and order. We don't want anybody hurt. It's a very tough periodo of time. Tthere's neber been a time like this where such a thing happened, where they could take it away from all of us. For me, drom you, from our country. This was a fraudulent election, but we can't play into the hands of these people. We have to have peace. So go home. We love you. You're very special. You've seen what happens. You see the way others are treated that are so bad and so evil. I know how you feel. But go home, and go home in peace.»

(IT)

«So della vostra sofferenza. So che siete feriti. Vi è stata un'elezione che ci è stata rubata. Abbiamo avuto una vittoria schiacciante e tutti lo sanno, soprattutto l'altro schieramento, ma ora dovete andare a casa. Dobbiamo avere pace. Dobbiamo avere legge e ordine. Dobbiamo rispettare il nostro grande popolo in legge e ordine. Non vogliamo che qualcuno si faccia male. Questo è un periodo molto duro. Non c'è mai stato un periodo in cui sia accaduta una cosa del genere, in cui hanno potuto togliere la vittoria a noi tutti. A me, a noi e al nostro paese. Questa è un'elezione truccata, ma non possiamo fare il gioco di queste persone. Dobbiamo avere pace, dunque andate a casa. Noi vi vogliamo bene. Siete davvero speciali. Avete visto cosa succede. Voi vedete come vengono trattati gli altri, così cattivi e malvagi, so come vi sentite. Ma andate a casa, e andateci in pace.»

(Discorso di Donald Trump)

Trump, che aveva trascorso le settimane precedenti a promuovere il raduno,[244] fu "inizialmente soddisfatto" quando i suoi sostenitori fecero breccia nel Campidoglio.[245] Il senatore repubblicano Ben Sasse ha detto che alti funzionari della Casa Bianca gli hanno riferito della "felicità" di Trump nel sentire che i rivoltosi stavano entrando nel Campidoglio.[246] Poco dopo le 14:00, mentre la rivolta era in corso e dopo che i senatori erano stati evacuati dall'aula del Senato, Trump ha chiamato i senatori repubblicani (prima Mike Lee dello Stato dello Utah, poi Tommy Tuberville dell'Alabama), chiedendo loro di fare ulteriori obiezioni al conteggio.[247]

Alle 14:47, ora dello scontro tra rivoltosi e polizia, Trump ha twittato: "Per favore, sostieni la nostra polizia del Campidoglio e le forze dell'ordine. Sono davvero dalla parte del nostro Paese. Stai tranquillo!".[248] Verso le 15:10 il Primo ministro stava facendo pressione su Trump perché condannasse i sostenitori coinvolti nelle rivolte; l'ex direttore delle comunicazioni di Trump, Alyssa Farah, lo ha invitato a "Condannare questo ora" e ha scritto "sei l'unico che ascolteranno".[248] Alle 15:25 Trump ha twittato "Chiedo a tutte le persone presenti al Campidoglio degli Stati Uniti di rimanere pacifici. Nessuna violenza! Ricorda, NOI siamo il Partito della Legge e dell'Ordine - rispetta la Legge e i nostri grandi uomini e donne in blu" senza però invitare la folla a cessare l'assalto.[248] Alle 15:40 un certo numero di repubblicani del Congresso ha invitato Trump a condannare più specificamente la violenza e invitare i suoi sostenitori a porre fine all'occupazione: il leader della minoranza della Camera Kevin McCarthy ha detto di aver parlato telefonicamente con Trump per chiedergli di di calmare le persone; Il senatore Marco Rubio ha pubblicato un tweet dicendo a Trump che "è fondamentale che tu aiuti a ristabilire l'ordine inviando risorse per assistere la polizia e chiedere a coloro che lo fanno di dimettersi".Altri politici hanno chiesto a Trump di calare la situazione, come il rappresentante Mike Gallagher, che in un videomessaggio, ha inviato Trump ad annullare la rivolta.[248] A differenza di Trump, Mike Pence ha chiesto immediatamente che l'occupazione del Campidoglio cessasse immediatamente.[248]

Entro le 15:50 Il primo ministro e la portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany hanno detto che la Guardia Nazionale e "altri servizi di protezione federali" erano stati schierati per cessare la rivolta.[249] Alle 16:22 Trump pubblica un video messaggio sui social, successivamente rimosso da Twitter, Facebook e YouTube. Nel video Trump ha espresso un elogio ai suoi sostenitori e ha ripetuto l'idea della frode elettorale nei suoi confronti, dicendo: "Questa è stata un'elezione fraudolenta, ma non possiamo giocare nelle mani di queste persone. Dobbiamo avere pace. Quindi vai a casa. Ti vogliamo bene. Sei molto speciale. Hai visto cosa succede. Vedi il modo in cui vengono trattati gli altri che sono così cattivi e così cattivi. So come ti senti. Ma vai a casa e torna a casa in pace.".[249][250]

Alle 18:25 Trump ha nuovamente twittato, scrivendo: "Queste sono le cose e gli eventi che accadono quando una sacra vittoria elettorale schiacciante viene spogliata così senza cerimonie e brutalmente dai grandi patrioti che sono stati trattati male e ingiustamente per così tanto tempo", invitando nuovamente le persone a tornare a casa: "Vai a casa con amore e in pace. Ricorda questo giorno per sempre!"[251][252][253][254]

Alle 19 l'avvocato di Trump ed ex sindaco di New York Rudy Giuliani ha fatto una seconda chiamata al numero di Mike Lee e ha lasciato un messaggio vocale destinato a Tommy Tuberville esortandolo a fare più obiezioni alle votazioni elettorali come parte di un tentativo "per cercare solo di rallentare" la ripresa della discussione riguardo i voti dell'Arizona. Giuliani ha detto: "So che si riuniranno alle 8 di stasera, ma l'unica strategia che possiamo seguire è opporci a numerosi stati e sollevare problemi in modo da entrare nel domani, idealmente fino alla fine di domani."[255]

Azioni successiveModifica

Poco dopo che il Congresso riprese le sue attività e che certificasse la vittoria e la conferma di Joe Biden come 46esimo presidente, Dan Scavino, il portavoce di Trump, ha rilasciato una dichiarazione dello stesso Trump: "Anche se sono totalmente in disaccordo con l'esito delle elezioni, e i fatti mi confermano, tuttavia ci sarà una transizione ordinata il 20 gennaio. Ho sempre detto che avremmo continuato la nostra lotta per garantire che venissero conteggiati solo i voti legali. Anche se questo rappresenta la fine del più grande primo mandato nella storia presidenziale, è solo l'inizio della nostra lotta per rendere l'America di nuovo grande!"[256]

Il 7 gennaio in una dichiarazione video Trump ha condannato le violenze affermando che verrà inaugurata una nuova amministrazione, che è stata ampiamente vista come una concessione, e che il suo "obiettivo ora si rivolge a garantire una transizione del potere regolare, ordinata e senza soluzione di continuità", riferendosi al governo Biden.[257][258] Kayleigh McEnany ha tentato di prendere le distanze dall'amministrazione e dal comportamento dei rivoltosi in una dichiarazione televisiva all'inizio della giornata.[259]

Vice Presidente Mike PenceModifica

Mike Pence in un tweet pubblicato alle 15:35 del 6 gennaio, ha condannato la rivolta, sottolineando che i trasgressori saranno puniti.[260] Dopo la rispesa dell'attività del Senato, Pence disse che nonostante la giornata buia, i rivoltosi non sono riusciti a vincere, perché la violenza non vince mai.[260][261] Alcuni aiutanti vicini a Pence hanno ipotizzato che il vicepresidente fosse stato tradito da Trump, Rudy Giuliani e il capo dello staff di Trump Mark Meadows, facendo passare Pence come un "capro espiatorio" visto che Trump non voleva ammetter la sconfitta elettorale.[262]

Joe Biden e Kamala HarrisModifica

Il 6 gennaio alle 16:06 il presidente eletto Joe Biden si è rivolto alla nazione in diretta tv dal Wilmington, nel Delaware, definendo gli eventi un'insurrezione e una sedizione limite, e ha affermato che la democrazia americana ha subito un attacco mai visto prima.[263][264] Parlando alla nazione 20 minuti circa prima di Trump, Biden lo ha invitato ad andare in onda sulla televisione nazionale e chiedere la fine delle proteste.[265][266] Pochi minuti dopo, il vicepresidente eletto Kamala Harris ha ribadito su Twitter i commenti di Biden. Il giorno seguente Biden ha detto che l'attacco costituisce un'azione di terrorismo interno.[267]

Vodafone Smart N9Modifica

Vodafone Smart N9
ProduttoreVodafone
Comunicazione
RetiHSDPA 3.6Mbps 900/2100, EDGE/GPRS 850/900/1800/1900
ConnettivitàWiFi 802.11 (b/g), Bluetooth v 4.2
Software
Sistema operativoAndroid 2.2.2 Froyo
MultimediaAudio MP3
Fotocamere
Posteriore2.0 MP fuoco fisso, scatto singolo, scatti continui, panorama, smile detection
Video QVGA 15fps
Codec: MPEG4, H.263, H.264
Formato: 3gp(mp4)
Hardware
SoC528MHz - Qualcomm (MSM7225), ARMv6
Archiviazione2 GB RAM, Interna 16 GB, microSD
InputAccelerometro
A-GPS
Magnetometro
Sensore di prossimità
pulsanti
Display
Tipo2.8” 240x320 TFT touch screen
262k colori
Touchscreencapacitivo
Altro
Dimensioni103.8 x 56.8 x 12.6 mm


NoteModifica

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