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Zao a tutti.Modifica

Mi accingo a diventare wikipedista entrando nel team di controllo della voce Elio e le storie tese. Spero di non combinare troppi casini. :)

La mia sandbox, dove potete vedere i miei lavori in corso: [[1]]

Biografia breveModifica

Daniele Tamburini, detto Lele, detto lelevez, nasce a Venezia l'8 ottobre 1980, da Roberto e Giovanna Penzo. Frequenta le scuole dell'obbligo con risultati altalenanti, alternando ottime impressioni a scarsi risultati. Si iscriverà ad un istituto tecnico commerciale, indirizzo programmatori, attirato dal corso di informatica. Si ritirerà a metà del quarto anno per problemi di salute.

A 16 anni diventa scout dell'AGESCI, gruppo Venezia 2° "Luigi Morello" [2], frequentando le attività fino alla fine del 2004. Partecipa a diversi eventi, tra i quali spiccano due interventi con la pattuglia EPC (Emergenze e Protezione Civile) in Molise e in Lombardia, il Campo Nazionale E/G del 2003 e diversi stage per R/S e capi. Svolge il servizio di leva obbligatorio come obiettore di coscienza presso il Comune di Venezia, ufficio per il Giubileo 2000. Viene assegnato al Gran Priorato di Lombardia e Venezia del Sovrano Militare Ordine di Malta, svolgendo compiti di segreteria e di primo soccorso durante le celebrazioni.

A 19 anni lavora in una vetreria di Murano come commesso/factotum, dal 2001 al 2004 lavora in un supermercato veneziano come addetto alle operazioni ausiliare alla vendita. Dalla primavera 2005 aiuta lo zio nel laboratorio [3], con mansioni di commesso e tecnico al computer.

Suona la chitarra, sia elettrica che folk, la tastiera e l'armonica a bocca, con risultati modesti ma comunque soddisfacenti. Ascolta molta musica, di tutti i generi, soprattutto rock e musica folk, in particolare quella celtica. I suoi gruppi e cantanti preferiti sono gli Elio e le Storie Tese, gli U2 e Ligabue.

Apprezza i giochi di ruolo con forte impronta interpretativa, diventando membro di community online come Star Trek: Genesis [4] e Faerûn Online [5]

Giochi di ruolo: backgroundModifica

Patrick Sèan "Paddy" Connolly (Star Trek: Genesis)Modifica

Patrick Connolly nasce a Dublino, Terra, l'8/10/2353 da Sèan Patrick Connolly, ufficiale di stanza a San Francisco e da Shannon O'Grady, cantante di discreta fama in un complesso di musica tradizionale celtica.
Primo di tre fratelli (e unico maschio, Laura e Sinèad i nomi delle sorelle), sin da piccolo coltiva le due grandi passioni dei genitori: la musica e lo spazio, la prima, ascoltata sin da quando era in grembo della madre e mai lasciata in disparte e la seconda grazie alle 'gite' col papà presso la flotta stellare a San Francisco. A dire il vero il Comandante Connolly non ha mai fatto pressioni per un'eventuale entrata nella Flotta, quindi si limitava ad assecondare al piccolo Patrick le sue richieste da bambino affascinato dallo spazio.
Affianca gli studi regolari con quelli di violino, pianoforte e chitarra, diplomandosi nei primi due strumenti al Conservatorio di Dublino.
Entra in accademia e consegue il brevetto di volo spaziale, ottenuto col punteggio più alto del suo corso. Purtroppo è l'unica nota positiva nel suo curriculum accademico, perché poco dopo viene espulso per esser stato coinvolto in una rissa. Se la cava comunque piuttosto bene, visto che è stato lui stesso a iniziare la rissa, a causa di una compagna di corso; verrà misteriosamente coperto da ciò, venendogli solamente "consigliato" di ritirarsi dall'Accademia permettendogli così di potersi imbarcare in futuro come sottuficiale.
Tornato a casa passa un paio d'anni a lavorare nei pub di Dublino come barista e come musicista, finché non decide di ritentare di prendere la via delle stelle, incoraggiato dalla sorella più piccola, Sinèad. Raggiunge quindi i cantieri di Utopia Planitia di Marte per raggiungere la nave stellare Genesis, varata da pochi giorni, sapendoche a bordo cercavano nuovi aspiranti piloti per il nuovo caccia Valkyrie. Purtroppo il sogno si interrompe bruscamente, quando riceve una comunicazione subspaziale da casa, informandolo della scomparsa prematura dell'amata sorella Sinèad. Dopo i funerali torna a bordo della Genesis ma dopo qualche settimana decide di congendarsi dalla Flotta Stellare per rimanere accanto alla famiglia, fino a quando, in data 56301.04, decide di riprendere il servizio attivo a bordo della sua "seconda casa". Dopo qualche tempo però richiede di essere trasferito a terra perché non riusciva più a concentrarsi nel lavoro, con la mansione di responsabile controllo volo dei cantieri di Beta Antares. Promosso tenente j.g. per l'ottimo lavoro svolto, gli viene proposta la mansione di timoniere collaudatore delle navi di classe Prometheus, vascelli che conosce piuttosto bene. Dopo la promozione a tenente chiede un congedo dalla flotta stellare, lavorando come barista prima nel pub di famiglia, poi nel bar dell'accademia, visto che non riesce a dimenticare le emozioni provate servendo la Flotta.

Profilo psicofisicoModifica

Paddy è un bel ragazzo di 180cm per 70kg di peso. Ha un fisico asciutto e atletico, forgiato dal rugby, sport dove giocava come ala in una squadra di dilettanti di Dublino. Porta controvoglia i capelli tagliati corti dopo un rimprovero di un alto ufficiale quando ha ripreso servizio nella Flotta.
Caratterialmente sembra una persona sostanzialmente serena, cordiale con tutti e allegra con gli amici, in realtà è molto emotivo e timido e riesce solo a tratti ad "uscire dal guscio". Ha avuto rapporti problematici con i betazoidi, avendo vissuto sempre con la paura che qualcuno gli "entri" nei propri pensieri; l'incontro con alcuni individui di Betazed e con sangue betazoide sta pian piano migliorando questa sua piccola "paura". Inoltre da quando ha perso sua sorella Sineàd tende a rattristarsi e ad isolarsi dal resto del mondo, rifugiandosi nel proprio alloggio suonando il suo vecchio violino o andando in sala ologrammi simulando le proprie terre o i cieli britannici della seconda guerra mondiale terrestre.
Ama profondamente la propria terra d'origine e le sue antichissime tradizioni, ma non si può definire "nazionalista".
Evita volentieri i formalismi, anche in servizio quando possibile, e va poco d'accordo con chi è troppo "sofisticato" o eccessivamente ligio alla forma. E' una persona generosa, imparziale, cortese e sincera con chiunque, dall'ultimo dei marinai al primo degli ammiragli. Questo lo porta a dire sempre quello che pensa, facendolo però entrare in contrasto con chi non apprezza questa virtù.
In servizio, nonostante sia a volte avezzo alla forma, è un ufficiale disciplinato ed educato, sempre concentrato su quello che gli è stato ordinato di eseguire e dando sempre del proprio meglio. Spesso quando è in procinto di compiere qualcosa di importante tende a distrarsi su quello che succede attorno a lui, ma in azione, soprattutto seduto sul proprio valkyrie, è impeccabile.


P'Sarrrhan "Sarry" di Cait (Star Trek: Genesis)Modifica

Caratteristiche FisicheModifica

Altezza: cm 185
Peso: kg 80
Pelo: dorato, con striature scure e criniera dorata.
Occhi: giallo-verdi
Orecchie: leggermente tondeggianti

Caratteristiche PsichicheModifica

P'Sarrrhan è una persona pacifica, dalle movenze eleganti, dallo sguardo intenso e dal sorriso facile. La voce è caratterizzata da un suono profondo e caldo e dal tipico accento caitiano, con suoni morbidi, la S sibilante e la R prolungata, simile alle fusa dei felini terrestri.
In servizio è sostanzialmente ligio al dovere, anche se esegue con riluttanza ordini che possano nuocere a qualcuno. Fuori servizio rimane una persona tranquilla, a tratti riservata, con un buon senso dell'umorismo, soprattutto quando si tratta di interloquire con quegli umani incuriositi di avere di fronte uno dei loro animali domestici tipici dalle fattezze antropomorfe, giocando qualche volta a "imitare" i gatti domestici terrestri, dimostrando una buona autoironia.
Ama aiutare gli altri per quanto gli è possibile, dando sempre una mano a chi sta accanto. Non concepisce (come il resto dei caitiani) atteggiamenti razzisti/xenofobi e l'uso della violenza, soprattutto se inutile e fine a sé stessa.

BiografiaModifica

Nasce su Cait, in un piccolo agglomerato residenziale alle porte della capitale, nel 2351. Il prefisso del nome, assegnato il giorno del suo primo compleanno, significa comprensivo ed empatico. La madre, P'grrronah è medico presso un importante centro medico nel Larrrtor mentre il padre, M'hakrrrhay, ha da poco lasciato la stessa attività della compagna dopo essere stato eletto senatore al K´Tarrela. Ha un fratello e una sorella gemelli, R'rrhaan e S'Karrrohn, il primo medico in un piccolo centro abitato su Cait, la seconda linguista presso un centro studi federale sulla Terra. Finiti gli studi basilari si iscriverà alla prestigiosa facoltà di Medicina dell'università della capitale di Cait, dove si laureerà in medicina d'urgenza. Durante gli studi P'Sarrrhan decide, con entusiasmo, di mettere a disposizione quello che stava imparando, entrando nell'Accademia della Flotta stellare col sogno di diventare ufficiale medico e di servire la Federazione su una nave ospedale. Lì prese il soprannome Sarry, più facile da pronunciare dalle altre razze rispetto al proprio nome di battesimo.
Tra il secondo e il terzo anno, sotto consiglio del tenente Fitasjy, insegnante di storia della FUP e della Flotta Stellare, P'Sarrrhan prende una decisione che spiazza molti suoi conoscenti, genitori e fratelli compresi: si iscrive al corso di ufficiale COM/NAV, non senza perplessità ma certo che il suo insegnante preferito avesse visto correttamente il futuro del giovane caitiano.
Durante il quarto e ultimo anno scampa miracolosamente alla morte, evitando per caso l'attacco Breen. Perderà però molti compagni di corso e il suo mentore, il tenente Fitasjy.
Si diploma con risultati egregi, nonostante lo shock delle perdite e l'impotenza durante gli eventi nefasti successi poco tempo prima.
Qualche tempo dopo essere uscito dall'Accademia passerà qualche tempo sulla Terra in congedo provvisorio per assistere alla sorella ferita gravemente durante l'attacco Breen lavorando nel contempo per la Trans Francisco. Esaurito il congedo, P'Sarrrhan viene assegnato alla nave ospedale U.S.S. Pasteur NCC-58928 con il ruolo di terzo ufficiale timoniere, rimanendo così in un ambiente a lui congegnale servendo, anche se indirettamente, i propri ideali di aiuto ai malati.
Dopo circa un anno di attività sulla Pasteur viene trasferito sulla U.S.S. Rosenberg NCC-59716 come secondo ufficiale timoniere, mettendo a disposizione del comandante T'Len e del suo equipaggio l'esperienza accumulata sulla nave ospedale, la sua gentilezza nei modi mista alla sua calma quasi sfacciata. Promosso a tenente j.g, affianca l'attività di timoniere a quella di ufficiale di collegamento con il Corpo Diplmatico Federale.

Altri datiModifica

L'alloggio di P'Sarrrhan è piuttosto semplice, dovuto al fatto che si è stabilito da poco sulla Rosenberg. Ha in bella mostra un olomodello della sua precedente assegnazione, la U.S.S. Pasteur. A portata di mano, di solito a fianco del modellino, c'è la propria lima sonica che usa per la "manutenzione" dei propri artigli. Possiede qualche chip isolineare contenenti qualche testo medico originari degli studi all'università, un saggio di archeologia caitiana e alcuni album di musica terrestre.
Durante il tempo libero si veste con la tradizionale ampia tunica caitiana, di solito di colori sobri. Indossa malvolentieri le scarpe, potendo aprofittare dei cuscinetti sotto le piante dei piedi. Il collo è cinto di un collare di cuoio di vitello terrestre decorato con motivi originari lakota, regalatogli dalla sorella e fatto fare su misura da un artigiano originario di Dorvan V.
Apprezza molto, oltre alle pietanze tradizionali caitiane, la carne bovina terrestre, ma ama più di altra cosa il latte vaccino al miele d'api terrestri.


Dimble Roondarson Dreamcatcher Sapphireyes Vastfolk (Faerûn Online)Modifica

Era ormai il tramonto, e le verdi colline del Vast si stavano oscurando come ogni sera. Un vecchio gnomo, dalla pelle rugosa ma ancora di bell'aspetto, dal passo lento ma mai stanco, dallo sguardo fermo ma non distratto si apprestava ad entrare in un villaggio, celato agli occhi di chiunque tranne quelli di uno gnomo, infatti, dopo pochi istanti, gli appare davanti un altro gnomo di mezz’età vestito di cuoio, dall'espressione sorridente e compiaciuto nel veder arrivare uno straniero nel paese tra le colline. "Salute! Dovresti essere Dimble Vastfolk Dreamcatcher, giusto?" chiese in tono amichevole. "Io sono Gerbiofroodle Lawkeeper, sceriffo di High Haspur... Benvenuto, ti aspettavamo!" disse poi porgendo la mano. "Disperavo che il mio messaggio arrivasse in tempo, ma a quanto pare sono stato smentito, per fortuna!" replicò il vecchio gnomo, stringendo la mano dello sceriffo di High Haspur. Gerbiofroodle fece un bel balzo all’indietro dallo spavento quando una leggera scossa elettrica percorse il suo braccio destro dopo esser entrato in contatto con la mano di Dimble e, dopo aver fatto una bella risata, lo accompagnò presso la sala. "Grazie per avermi accolto qui, a High Haspur, il villaggio d’origine della mia famiglia. E' proprio come me l’ha descritto mio padre -che corra spensierato sulle Colline Dorate- e da quanto mi ha detto sembra sia cambiato poco o nulla..." Il vecchio gnomo sorride guardandosi attorno, al centro della piccola piazza del villaggio gnomesco del Vast, per poi sedersi al centro di essa accordando il proprio vecchio liuto. Davanti a se una decina di gnomi, per lo più ragazzini curiosi, ma anche qualche vecchio che, sentendo che sarebbe arrivato dopo anni uno gnomo di High Haspur emigrato a Lantan, voleva sentire qualche informazione di qualche suo amico o parente dei quali non sentiva parlare da anni. Una bambina dai capelli corti, avrà avuto al massimo una quindicina d’anni, alzò la manina facendosi notare. Dimble le sorrise e face cenno di avvicinarsi e parlare la quale, emozionata, si portò presso di lui. "Signor Dimble Roondarson Dreamcatcher Sappireeyes Vastfolk... puoi raccontarmi come sei diventato così bravo e famoso?" disse la piccola gnometta arrossendo. Dimble aggrottò la fronte, perplesso: nessuno gli aveva mai chiesto da dove aveva cominciato, quali erano le sue origini e qual era il segreto della sua bravura. Com’era solito fare di fronte alle novità scrollò le spalle e sorrise, con un rapido gesto della mano illuminò la piazza con dei giochi di luci che sembravano danzare nella notte e si sedette sui gradini della fontana ubicata nel centro. "Sono nato a Sambar, nella favolosa isola di Lantan" disse cominciando a suonare col proprio liuto una strana melodia lantanese "isola dove i miei genitori si trasferirono qualche secolo fa assieme ad altri gnomi di High Haspur fondando il clan Vastfolk. Volevano trovare nuovi stimoli per creare nuove invenzioni, non avrebbero potuto scegliere miglior posto... Mantenerono però le secolari tradizioni di questo villaggio, rimanendo quindi capaci alchimisti e illusionisti alcuni e abili artisti e prestidigitatori altri, oltre che a loro volta ottimi inventori e studiosi. "Tutto cominciò una mattina di primavera, avrò avuto neanche quarant'anni, lavoravo come tutti i giorni come apprendista nel laboratorio di sistemi antifurto e deterrenti contro le intrusioni di famiglia, per lo più stavo lì ad osservare gli abili gesti dei miei genitori all'opera nel realizzare chissà quale magnifico marchingegno di difesa stavano costruendo, mio padre diceva sempre che due occhi attenti e una mente sveglia erano i miei migliori insegnanti, se poi accompagnati da una sana sperimentazione ancora meglio, difatti ogni tanto mi dilettavo a costruire parti di balestre automatiche che sarebbero servite per le trappole che la mia famiglia costruiva ormai da anni conseguendo un buon successo persino a Lantan. Spesso però compivo qualche commissione in giro per la città per conto dei miei, così riuscivo ad assistere a quello che realmente amavo di più nella vita..." I profondi occhi azzurri di Dimble, che tanto hanno fatto innamorare gnome (e non solo) in tutto il Nord, fissavano un punto imprecisato nel cielo ormai illuminato solamente dalla fioca luce di Selûne. Attorno a lui la gente era cresciuta di numero, qualcuno cominciò a sedersi per terra ad ascoltare il bardo, smise per un attimo di suonare e, con un rapido gesto dell'indice alzato e un motivetto canticchiato, illuminò la piazza con una forte luce bianca. Riprese quindi a suonare, stavolta un motivo più normale, per quanto possa essere normale qualsiasi cosa esca dalla mente di uno gnomo... "Quel giorno, dicevo, come quasi tutti i giorni, mi accingevo a lasciare la bottega di famiglia per andare in giro per Sambar a compiere qualche commissione, e come quasi tutti i giorni, dovevo scegliere in quale taverna mi sarei intrufolato, taverne ancora deserte poiché di mattino in un luogo come Lantan è difficile vedere gente in taverna a perdere tempo prezioso, utile magari per rivedere la nuova creazione di uno dei tanti inventori dell'isola. "Dopo aver compiuto la commissione ordinatami individuai una taverna dove sapevo che si sarebbe eseguito come ogni sera un concerto dei più bravi musicisti che capitavano sull'isola, una volta all'interno dell'edificio, però, non potei non notare l'insolita confusione: la taverna era piena zeppa di gente che lavorava alacremente! Al momento rimasi sorpreso da questo fatto, poi però mi ricordai che quel giorno si ricordava il ritrovamento dell'avatar di Gond sul litorale Lantanese, era, insomma, un giorno di festa. E come festeggiare il dio delle invenzioni se non costruendo qualcosa, magari accompagnando il lavoro con un buon boccale di idromele o di succo di rape?" Gli abitanti di High Haspur intanto aumentavano attorno a Dimble, interessati più che mai a ciò che stava per raccontare, storia accompagnata da una splendida melodia eseguita dalle abili mani dello gnomo e da spettacolari effetti luminosi che uscivano a tempo di musica dalla cassa armonica del vecchio liuto del bardo. "La mia attenzione però fu subito catalizzata, dopo la comprensibile perplessità iniziale, dal quartetto di musicisti che suonavano nel fondo della sala, formato da due umani maschi, una femmina e un mezz'elfo, quest'ultimo particolarmente abile col liuto, così abile che m’innamorai subito di quello strumento musicale." Sorrise Dimble, pensando a quella melodia che usciva più che dagli strumenti, dal cuore di quei musicisti cosi abili da riuscire, come dicevano i vecchi, a render coraggioso il cuore più pavido. "E più suonavano quella straordinaria melodia" disse lo gnomo fondendo il brano precedente con quello che sentì quella volta a Sambar "più rimanevo imbambolato ad ascoltarli, in preda a qualsiasi azione esterna che tanto non avrei potuto reagire. Il mezz'elfo, forse accortosi della mia catalessi, perché dubito che un musicista del suo calibro potesse sbagliare, steccò una nota. Fu come se mi fossi svegliato da un incantesimo: scossi la testa e strabuzzai gli occhi cercando di realizzare cosa mi fosse successo. Mi guardai dapprima attorno, poi osservai di nuovo il quartetto, notando il mezz'elfo che mi guardava tra il divertito e il compassionevole. Risi di rimando, capendo quello che era successo, e quando smisero di suonare mi avvicinai a loro: fu lì che si decise il mio destino." Dimble smise di suonare. La folla, perché di quella si trattava, visto che oramai tutto il villaggio del Vast si era riversato in piazza per ascoltare la storia dello gnomo, pendeva dalle sue labbra, in fervida attesa che la storia continuasse. "Mentre mi dirigevo a congratularmi con i quattro musicisti e a tempestarli di domande il mio istinto mi fece girare la testa verso un avventore della taverna, un umano di mezz'età con una pancia grande come dieci cornamuse messe assieme." continuò il piccolo bardo, accennando un sorriso "Quando vidi che il grosso umano si stava per chinare verso il pavimento a raccogliere qualcosa presi da un tavolo un boccale di birra gelata e lo versai direttamente in un piccolo spazio che si era formato tra i suoi calzoni e quell'enorme sederone..." I bambini risero, gli adulti un po' meno, perché capirono cosa successe dopo. "Dapprima scoppiai a ridere dopo l'esilarante reazione dell'umano, ma poi, vista non tanto la sua reazione ma quella delle sue guardie personali scappai via più veloce che potevo fuori da quella locanda, senza poter quindi conoscere quel fantastico quartetto." disse Dimble prima di bere un sorso di succo di carote e rape. Come previsto i bambini smisero di ridere e si fecero ancora più attenti nel seguire la storia, come se non sapessero che fine avrebbe fatto Dimble, altrettanto prevedibile fu la reazione degli adulti, che si lamentavano e schernivano la mancanza di senso dell'umorismo degli umani. Dimble si schiarì la voce e riprese il racconto. "La cosa più logica che mi venne in mente è stata quella di rifugiarmi a casa." disse il vecchio bardo posando la borraccia per terra. Ricominciò quindi a suonare il proprio liuto, stavolta una ritmata melodia incalzante che lo aiutava a creare la giusta tensione. "Giunto infine nel laboratorio, dove avrei dovuto spiegare quello che era successo ai miei genitori, trovai solamente un bigliettino con su scritto Siamo fuori per lavoro, torniamo per il tramonto. Papà. Mi guardai attorno come per costatare che non ci fosse nessuno, guardai fuori dalla finestra nascosto dalla tenda per controllare dove fossero gli inseguitori e, accertato che non fossero nei paraggi, tirai un sospiro di sollievo. "Passò un anno da quella vicenda, nel frattempo convinsi i miei genitori, senza troppa fatica a dire il vero, ad un corso di musica. Lì imparai non solo a suonare con le mani, ma anche con la testa e soprattutto con il cuore." Pronunciando queste parole Dimble eseguì uno strano brano, dapprima molto semplice, poi sempre più articolato, come se fosse un esercizio. Man mano che suonava comparivano dalla cassa armonica del liuto alcune piccole luci danzanti, come all'inizio del racconto, prima una singola luce bianca che girava attorno al bardo, poi, col crescere della musica, le luci crescevano in numero, una diversa dall'altra, e effettuavano evoluzioni in aria sempre più belle e complicate. "Lì scoprii, o almeno lo credetti, quale sarebbe stata la strada che avrei compiuto da quel momento in poi: sarei diventato un Membro Ufficiale della Rinomata Filarmonica di Sambar. Infatti di lì a poco, proprio il giorno in cui dovevo dare l'esame finale per l'ammissione, andai quasi a sbattere conto il grassone, che poi scoprii che si trattava di un nobile del Calimshan, il quale appena mi vide scagliò contro di me il suo manipolo di guardie private." La musica, nel raccontare la fuga dalla sala concerti al laboratorio di famiglia, dava la sensazione all'attento pubblico di quanto avesse corso lungo quella strada il piccolo gnomo. "Giunsi a casa, deserta come spesso succedeva a quell'ora del pomeriggio, e andai subito nel laboratorio per trovare un posto dove nascondermi, invano. Le guardie stavano infatti bussando alla porta di casa in modo decisamente energico, così energico che la abbatterono: inutile dire cosa si ritrovarono addosso, una salva di bombe appiccicose immobilizzò quelli che l'antifurto installato riconobbe come intrusi. Tirai un sospiro di sollievo e scoppiai a ridere nel vedere quei quattro energumeni invischiati in quella poltiglia -prodotto opera di mia madre- quindi mi girai per uscire dal laboratorio ed andare ad informare le guardie cittadine di quell'intrusione." Sospirò profondamente Dimble, smise quasi di suonare, poi riprese. "Noncurante di ciò che mi stava attorno per la gioia di averla scampata e per la scena esilarante appena assisita urtai il grande macchinario misterioso progettato dal mio papà che giaceva sul tavolo da lavoro pronto per essere ultimato. Provai con un balzo a salvarlo dalla caduta ma ruzzolai per terra, e la pesante invenzione con me, che per poco non mi prendeva in pieno. "Ero disperato, il più importante lavoro che la mia famiglia avesse mai costruito distrutto in pochi istanti da un gesto maldestro, e come se non bastasse una delle guardie riuscì a liberarsi dalla trappola. Non potevo far altro che uscire dalla finestra e scappare finché potevo." "Non capivo bene dove stavo correndo, la mente era annebbiata da ciò che avevo combinato e dalla paura di essere malmenato da quell'umano grande quanto un ogre, così mi ritrovai senza accorgemene al porto. Mi nascosi in una grande cassa piena di manufatti lantanesi, mi rinchiusi dentro ad essa e mi distesi a terra, sfinito." Sorrise. "Così sfinito che mi risvegliai in alto mare, su una nave in rotta verso Calimport... di proprietà del nobile umano che mi dava la caccia da un anno!” La gente seduta di fronte a Dimble rise, soprattutto gli adulti, al fantastico scherzo che il destino stava facendo al bardo, i bambini erano invece così catturati dal racconto che sembravano sotto l'influsso di qualche incantesimo di pietrificazione. "Non potendo passare tutto il viaggio all'interno della cassa mi arrangiai a intrufolarmi ogni tanto in cambusa a prendere in prestito del cibo e dell'acqua per sfamarmi, ma la maggior parte del tempo la passai mio malgrado dentro quella scatola di legno, in compagnia di quelle macchine. "Quando attraccammo al porto la prima cosa che feci fu di scappar via da lì, non curandomi particolarmente dell'eventuale reazione dell'equipaggio della nave di fronte ad un clandestino, ma per fortuna era notte e così riuscii a sbarcare facilmente dalla grande imbarcazione. Corsi a perdifiato verso un punto imprecisato della città voltandomi indietro ogni attimo per vedere se ero inseguito da qualcuno, e proprio quando avevo la testa girata all'indietro andai a sbattere contro..." "Le guardie dell'umano?" chiesero istintivamente i bambini. "Oh, no no!" rispose con un sorriso Dimble "Era una persona incappucciata, che portava un calesse trainato da un cavallo. Lo guardai perplesso, sembrava che mi conoscesse vista la reazione che ha avuto durante il mio impatto contro la sua gamba, infatti mi disse 'Salta su Dimble' indicandomi la carrozza. Dapprima rifiutai l'invito, sebbene fossi insospettito dal fatto che sapeva il mio nome!, ma poi istintivamente scrollai le spalle e saltai a bordo della carrozza, dove mi addormentai profondamente almeno come quando mi nascosi nel veliero. "Mi risvegliai il mattino seguente per colpa di (o grazie a) una buca che fece sussultare il carro. Feci sbucare la testa fuori dalla tenda che separava l'interno della carrozza dal posto di guida e, con mia sorpresa, riconobbi il mezz'elfo che un anno prima potei ammirare nella taverna di Sambar durante la festa dedicata a Gond. Voltò il capo verso di me e mi disse 'Ben svegliato Dimble! Tymora ci ha fatto reincontrare a quanto pare!'. Sorrisi, poi chiesi subito come faceva a sapere il mio nome. Neanche a dirlo, mi rispose che ogni bardo aveva i suoi segreti!" disse lo gnomo distogliendo lo sguardo dal pubblico. "Viaggiai con lui per molti giorni, a volte percorrevamo molte miglia prima di fermarci, altre restavamo fermi anche qualche giorno nelle città che incontravamo, ma mai più di tre, altre ancora non restavamo fermi più di qualche istante che subito partivamo di gran carriera. Anche stavolta, quando chiesi spiegazioni, mi disse solamente che, per ora, avrei dovuto solamente tenerlo a mente che, se tutto andava come previsto, tutto questo mi sarebbe servito. Scoprii inoltre, quasi senza accorgermene, di poter controllare alcuni poteri mai visti prima scaturire dalle mie mani e dalla mia voce; non erano solamente i soliti trucchi di prestidigitazione che facciamo tutti sin da piccoli, ma veri e propri incantesimi, molto semplici a dire il vero, come dar la scossa agli altri o qualche altro scherzetto." Dicendo questo dalle punte delle sue dita partì una piccola scarica elettrica che colpì lo sceriffo Gerbiofroodle sul fondoschiena, suscitando l’ilarità della gente lì presente, tutore della legge compreso. "Il mio mentore inoltre mi suggerì di cominciare a raccogliere in giro più canzoni e poemi che potevo, magari di avvenimenti leggendari o epici, e di impararli per bene che, manco a dirlo, mi potrebbero esser utili in futuro." Il viso rugoso di Dimble si fece più serio di prima nel momento in cui con un movimento del capo abbassò l’intensità della luce attorno a sé e cambiò genere musicale, esibendosi in un brano in crescendo incalzante e drammatico. Ormai la soglia di attenzione della gente lì riunita aveva raggiunto l’apice, nessuno riusciva a distogliere l’attenzione, neanche volendolo, dal vecchio bardo e dal suo straordinario racconto. "Arrivò il giorno in cui però ci separammo. Eravamo lungo la strada che da Baldur’s Gate arrivava a Waterdeep, per la precisione stavamo a poche miglia da Daggerford. Non capii al momento il perché, ma tutto d’un tratto fermò la carrozza e mi disse di prendere la mia roba per andare il più veloce che potevo verso nord; manco a dirlo non mi rispose quando gli chiesi il perché di tutto ciò, mi disse solamente che era giunto il momento di separarci e che quello che sarebbe successo di lì a pochi istanti non sarebbe stato per nulla divertente, come avrei detto io. "Ovviamente non volevo andarmene, avevo ancora tanto da imparare dal mio amico e maestro” continuò lo gnomo “quando però lo vidi caricare un quadrello sulla sua vecchia e malridotta balestra capii che forse stava succedendo qualcosa di grosso, troppo grosso per me a quell’epoca, grosso almeno come un ogre… inspiegabilmente, però, la diede a me. ‘Usala solo in caso di effettivo bisogno: non farà molto male ma se non altro per lo spavento guadagnerai qualche attimo’ mi disse mentre scendevo dalla carro. Lo ringraziai promettendolo di sistemarla a dovere, e mentre lo salutavo la sorpresa più gradita: il mezz’elfo dai mille segreti con un agile balzo scese dal carro e mi consegnò il suo splendido liuto, dicendomi se glielo tenevo per un po’ visto che non gli sarebbe più servito per troppo tempo e che uno strumento musicale soffre se non viene suonato. Non sapevo cosa dirgli, ero troppo felice di questi regali e tanto triste per doverlo lasciare per chissà quanto tempo, forse per sempre, ero persino più triste di quando ho lasciato Sambar, la mia famiglia, la dolce Nathee Rivenstone..." Sorrise subito dopo aver pronunciato il nome di Nathee. Era la figlia del principale concorrente del padre di Dimble, anch’egli quindi costruttore e progettista di sistemi antifurto. C’era molta competizione tra i due gnomi, a volte s’è sfiorata la rissa su assurde questioni (non di certo per degli gnomi) di progettazione, rissa ovviamente evitata come da tradizione con una sfida: chi avesse costruito la trappola migliore avrebbe vinto. Neanche a dirlo la sfida finiva sempre in parità, con relativa gara di barzellette finale e bevuta di idromele e succo di rape in taverna. Nathee e Dimble, coetanei e amici da sempre, erano sempre divertiti dalle sfide dei loro genitori, tanto che anche tra di loro le sfide all’ultima invenzione si sprecavano… con la vittoria scontata di Nathee, visto che Dimble era sempre stato più abile con la musica che con le invenzioni. Nonostante ciò la gnometta dai profondi occhi color del mare, dalle mani veloci e dalla capacità di sparire sempre nei momenti più inopportuni era invidiosa, o forse ammirata, da una piccola ma ingegnosa creazione dell’amico: un piccolo bastoncino di legno, cavo, con un’estremità chiusa da una punta simile a un cono che terminava con una microscopica sfera e l’altra chiusa da un tappo, per non far fuoriuscire l’inchiostro contenuto nel legnetto. Prima di innamorarsi di lui si può dire che Nathee era proprio persa per quella penna autointingente, come la chiamava Dimble. Già, Nathee era innamorata di Dimble, senza ricambiare però, forse perché vedeva in lei solo una buona amica, forse perché era troppo concentrato negli studi della musica. Fatto sta che non finì bene, almeno all’inizio: quando scappò per la seconda e ultima volta dagli scagnozzi del nobile di Calimport vide una lettera sulla soglia di casa, indirizzata a lui, dove lei dichiarava tutto il suo amore per lo gnomo e dove si chiedeva perché non riusciva a capire quanto era innamorata di lui. Purtroppo la lesse troppo tardi, quando era già in viaggio con l’amico mezz’elfo. Da quel giorno promise a sé stesso che sarebbe tornato, magari di nascosto, a Lantan per chiederle scusa per dirle quanto era cieco e stupido per non capirlo e per non accorgersi che anche lui, forse, si era così affezionato a lei che non si era accorto di amarla. Successe un’altra volta, come con la lettera d’amore di Nathee, di ritrovarsi in tasca qualcosa di estraneo. Era ormai giunto a Waterdeep, stanco e deluso dal comportamento della milizia di Daggerford, avvertita da Dimble della presenza di alcuni briganti, o almeno così a lui sembrava visto che, dopo essersi dileguato in fretta dalla strada per scappare indisturbato verso nord, dalle sue spalle sentiva rumori di combattimento. Il capitano della milizia non voleva perdere altri uomini su quella via commerciale, così liquidò il povero gnomo con un ‘Lo farò quando sarò così inetto da mandare al macello i miei soldati, mi dispiace mastro gnomo. Pregherò Tymora che il tuo amico si salvi. Ho già avvertito alcuni avventurieri che diano una controllata e una ripulita alla via, comunque. Magari lo troveranno…’ Sentito questo salutò il capitano e chiese un passaggio alla prima carovana che partiva verso nord. Fu durante il viaggio che, infilando una mano in tasca, si accorse di avere qualcosa che non doveva esserci: era una specie di palla di carta che stava per buttar via se non fosse stata più pesante del dovuto. La disfò e, infatti, ci trovò qualcosa di pesante, di metallico. D’argento. Era una spilla d’argento, rotonda, raffigurante un’arpa e uno spicchio di luna. Si lisciò il lungo pizzetto, come faceva sempre quand’era perplesso sul da farsi o semplicemente incuriosito di qualcosa, poi lesse quello che c’era scritto sulla carta che faceva da involucro alla spilla d’argento.

'Carissimo amico mio. Se stai leggendo questa lettera vuol dire che siamo stati separati da eventi che un giorno, forse, verranno cantati da bardi come te nelle piazze di tutto il Faerûn. Per ora tutto quello che puoi fare è vivere normalmente, per quanto possa farlo un bardo, poi, quando ti sentirai abbastanza forte da correre qualche rischio ma non prima, ti chiedo di cominciare una ricerca sul significato di questa spilla. Nel frattempo non parlarne a nessuno né devi mostrarla in giro. Mi è dispiaciuto molto dirtelo lungo questi giorni e mi dispiace dirtelo anche ora, per l’ultima volta: capirai il perché tutti questi segreti, e quando succederà mi ringrazierai. Ti prego inoltre di non nominare mai il mio nome, metterei in pericolo non solo me stesso ma anche altre persone, compreso te. Che Tymora e il tuo Garl Glittergold ti proteggano amico mio.'

"Scappai più veloce che potevo, nascondendomi nei boschi e infiltrandomi nelle carovane, finché arrivai a Waterdeep” continuò Dimble davanti alla platea “dove arrivai allo stremo delle forze. Mi diressi senza pensare ad altro alla più vicina locanda dove spesi i miei ultimi risparmi per dormire e rifocillarmi a dovere." Le luci danzanti tornarono all’interno del liuto, che Dimble smise di suonare subito dopo aver finito la frase. Nessuno si accorse che ormai il sole stava per sorgere. "E poi? Come hai fatto a vivere senza più nulla? Hai ritrovato il tuo maestro? E Nathee, l’hai più rivista?" disse noncurante dell’ora e della stanchezza la gnometta che chiese diverse ore prima al vecchio bardo di raccontare la sua storia. Rispose Dimble, riprendendo a suonare: "Beh, questa è un’altra storia..."